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giovedì 27 marzo 2014

Il conto dell'ultima cena - Andrea G. Pinketts (1998)

"<<Hai letto il giornale oggi?>>
<<Lazzaro, lo sai che non leggo i quotidiani. Le notizie aspetto che finiscano sull'enciclopedia prima di prenderle sul serio.>>"
Lazzaro Santandrea e Pogo il Dritto

TRAMA
Traguardati i trentatrè anni, Lazzaro Santandrea inizia a convincersi che per lui si stia avvicinando la fine, se non altro perchè: "tutti i giusti, da Gesù Cristo a John Belushi", sono morti a quell'età.
E per poco la sua allucinata profezia non si avvera sul serio quando, dopo aver partecipato in qualità di padrino al battesimo del piccolo Riccardo, figlio dell'inseparabile Pogo, si addormenta ubriaco su una panchina in un parco. Scambiato per un barbone, viene quindi aggredito a calci e pugni da un gruppo di ragazzi annoiati della Milano-bene, gli stessi che qualche tempo prima hanno quasi ridotto in fin di vita un altro senzatetto.
Ma Lazzaro si difende, risponde per le rime e riesce a mettere in fuga i teppisti senonchè, prima di perdere i sensi, avviene l'imponderabile: Lazzaro ha una visione. Ma, essendo Lazzaro una persona del tutto fuori dall'ordinario, è inevitabile che non abbia una visione qualsiasi, bensì LA VISIONE per eccellenza, ossia la Madonna.
Prende così il via il consueto carosello di eventi in pieno stile pinkettsiano che porterà Lazzaro e la sua corte dei miracoli (termine mai così appropriato) comprendente Pogo, Carne, Vito Carta, Gippo ed altri folli discepoli di Santandrea, a confrontarsi di volta in volta con una setta di fanatici religiosi, un pericoloso energumeno a piede libero, un serial killer che uccide le proprie vittime a morsi, presunti miracoli ed apparizioni Mariane.
Tutto questo, come sempre, scandito da un ritmo forsennato e dal tipico umorismo "Made in Pinketts".

RECENSIONE
Ancora una volta Andrea G. Pinketts ci coinvolge in avventure pazzesche, al limite del paradossale e, grazie al suo particolarissimo e caratteristico stile, si conferma a mio giudizio come uno dei migliori scrittori in circolazione. 
Saranno forse esagerazioni, ma al momento mi vengono in mente solo un paio di nomi, tra gli autori presenti nel panorama attuale, che siano in grado di mischiare i generi e cambiare continuamente le carte in tavola come fa il nostro. Pinketts infatti, utilizzando pochissime parole, riesce a stravolgere completamente una frase, una conversazione, un'atmosfera. Si passa continuamente da citazioni colte a battutacce da birreria, dalla paura alle risate, insomma leggere Il conto dell'ultima cena assomiglia moltissimo ad una corsa a rotta di collo sulle montagne russe.
Libro che esprime una decisa condanna nei confronti di un certo modo di spettacolarizzare il dolore che, proprio in quegli anni (la storia è ambientata nei primi anni novanta) stava iniziando a muovere i primi passi, si può anche dire che Il conto dell'ultima cena rappresenti uno specchio piuttosto fedele  della realtà che ci circonda. Forse uno specchio un po' deformante, ma a pensarci bene nemmeno più di tanto.
Torrenziale e travolgente come suo solito, Pinketts con questo suo quarto romanzo alza decisamente l'asticella, pur mantenendo immutati alcuni elementi che hanno fatto la sua fortuna.
A voler trovare per forza un difetto a questo libro, si potrebbe probabilmente affermare che è leggermente prolisso e che la vicenda poteva esser chiusa anche con una cinquantina di pagine in meno, ma sarebbe davvero voler cercare il classico pelo nell'uovo. E Lazzaro, si sa, ama tutt'un altro tipo di pelo.
Mica male come chiusura, eh? Come vedete, mi sto "pinkettsizzando" anch'io.

BF

Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Il conto dell'ultima cena
ed. Mondadori
490 pag.






giovedì 19 dicembre 2013

Il senso della frase - Andrea G. Pinketts (1995)

"Pogo era antico. Forse c'era sempre stato. E poteva essere pericoloso come una creatura abissale di Lovecraft. Il cliente di Pogo che gli chiedeva: <<Mi potrebbe portare a Premadio? É una frazione di...>> si sentiva immediatamente rispondere:
<<Del comune di Valdidentro. Dove c'è la centrale idroelettrica che ha, se non sbaglio, una potenza di 144 megawatt.>>
<<É sorprendente. Come fa a saperlo?>>
<<Saranno cazzacci miei. Babbo di minchia.>>
Lazzaro Santandrea



TRAMA
Lazzaro Santandrea si appresta a festeggiare il suo trentesimo "non compleanno" con gli amici di sempre: l'impareggiabile taxista Pogo, il corpulento e logorroico Carne e un Antonello Caroli afflitto da un particolare tipo di depressione che si ripresenta periodicamente e che egli chiama "La piaga d'autunno".
Accade così che, durante una bevuta scacciacrisi al "White Bear", bar frequentato da modelle e ritrovo abituale dei Nostri, tra i numerosi aneddoti del passato che vengono rievocati rispunta fuori il nome di Nicky. Ragazza non bella ma dalla incredibile sfacciataggine, era conosciuta da tutti gli avventori del "White Bear" per essere una bugiarda patologica. 
Nella Milano degli anni ottanta fatta di party, sfilate e bellissime modelle straniere, di Nicky si sono perse le tracce da molto tempo ormai, senonchè un giorno appare al "White Bear" una ragazzina che si fa subito notare per raccontare le stesse identiche e peculiari balle che raccontava Nicky.
Il nostro eroe a questo punto, non resistendo al richiamo della propria curiosità, come un novello cavaliere parte alla ricerca della verità, naturalmente accompagnato dai propri scudieri Caroli, Carne e Pogo.
Armato solamente di quello che considera il suo più grande potere, Il senso della frase, si lancia senza paura all'inseguimento della ragazzina "ladra di bugie", di Nicky e del proprio passato; incontrando nel tragitto ogni sorta di degenerati e di pazzi, rischiando più volte la pelle, fino a giungere alla rivelazione finale.

RECENSIONE
Crudele, vizioso, malinconico e, nonostante tutto ciò, spassosissimo: Il senso della frase è semplicemente, il miglior libro di Pinketts.
Romanzo che, in poco più di duecento pagine, riesce a cambiare spesso pelle e a passare con disinvoltura attraverso almeno quattro o cinque generi letterari diversi, Il senso della frase (vincitore del Premio Scerbanenco) rappresenta, almeno secondo me, l'apice della produzione letteraria del funambolico scrittore milanese.
Il suo caratteristico modo di raccontare le vicende del proprio alter ego Lazzaro Santandrea è ormai un suo autentico marchio di fabbrica grazie al consueto stile ricco di citazioni, rimandi e giochi di parole che Pinketts sa rendere alla perfezione e che comunque non sono assolutamente buttati lì a caso e si incastrano a meraviglia nella storia.
Ma ancora più che nei precedenti lavori qui si nota la splendida caratterizzazione dei personaggi, a partire da una delle più irriverenti, ed al tempo stesso tenere figure che io ricordi, ovvero la fantastica nonna del protagonista, al quale è davvero impossibile resistere. 
Il senso della frase, ci spiega Pinketts, è l'abilità innata di riuscire sempre a dire la cosa giusta (non necessariamente la verità) nel momento giusto, riuscendo così a cavarsi dai peggiori pasticci. E questo è un "superpotere" che indubbiamente accomuna Pinketts a Lazzaro.
I detrattori spesso rinfacciano a Pinketts il suo eccessivo narcisismo, il suo modo di fare un po' vanitoso di chi sa di essere bravo e non fa nulla per nasconderlo.
Può anche darsi che sia così, ma una cosa è certa: tra un pallone gonfiato autentico ed un falso modesto, io preferirò sempre il primo. Se poi sa scrivere bene come Pinketts, ancora di più.

BF


Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Il senso della frase
ed. Universale Economica Feltrinelli
245 pag.






martedì 19 novembre 2013

Il vizio dell'agnello - Andrea G. Pinketts (1994)

"È il vizio dell'agnello. Ha in mente il proverbio 'Il lupo perde il pelo ma non il vizio'? Ecco, è il contrario. Mi spiego: in genere è facile accostare ai lupi vizi e cattiverie, ma forse è solo fame. Invece il vizio dell'agnello è più subdolo perchè nascosto, inimmaginabile per la mansuetudine dell'animale, per l'innocenza del bambino colpevole. Ecco, la cattiveria dei bambini è il vizio dell'agnello."
Dottor Totem, specialista in tabù


TRAMA
Lazzaro Santandrea, non avendo ancora deciso cosa fare "da grande", ammazza il tempo giocando a fare lo psicologo sotto lo pseudonimo di Dottor Totem e ricevendo i pazienti in uno studio ricavato nell'appartamento milanese della nonna.
Qui si presenta un giorno una coppia di coniugi novantenni che chiedono un aiuto all'esimio Dottor Totem specialista in tabù. La loro figlia Branka infatti, insignita un tempo del prestigioso premio "Angiolotta di bontà" come bambina più buona dell'anno, ora sta cominciando a comportarsi in modo preoccupante. E' maleducata, fa dispetti alle altre bambine, insulta i genitori e di recente ha iniziato anche ad avvelenare i piccioni in Piazza del Duomo. Lazzaro decide dunque di incontrare Branka e quello che gli si presenta davanti è uno spettacolo che va oltre il grottesco: Branka ha circa sessant'anni, ma si veste e si atteggia come una bambina delle elementari ed effettivamente, come si scoprirà in seguito, il premio di bontà vinto come bambina modello risale al lontano 1939!
Parlando con lei Lazzaro scopre che ora Branka sta cominciando a stancarsi di avvelenare i piccioni e sta pensando seriamente di passare agli esseri umani, diventando a tutti gli effetti una serial killer. Branka va quindi assolutamente fermata prima che accada l'irreparabile. Ma non sarà affatto facile e con il prezioso aiuto di Duilio Pogliaghi, alias Pogo il Dritto, taxista dalle geniali intuizioni il cui motto è: "Non diciamo cazzate" ed Antonello Caroli, attore fallito e perennemente depresso, Lazzaro si dedicherà a questo caso inquietante con la consueta dose di incoscienza e di sprezzo del pericolo.

RECENSIONE
Scritto con il solito stile di Pinketts funambolico e divertentissimo, Il vizio dell'agnello rappresenta la seconda fatica letteraria dell'estroso autore milanese, ed è un altro libro grandioso.
Sullo sfondo di una Milano visionaria della fine degli anni ottanta, si svolge questa storia che assume ben presto i contorni dell'assurdo più che del giallo. Personaggi splendidi, vicende surreali e una trama scarna ed essenziale contribuiscono a rendere davvero irresistibile questo romanzo. E poi c'è la nota abilità di Pinketts nel trastullarsi con la lingua italiana, con le sue parole ed i suoi modi di dire, buttati in una centrifuga impazzita e rimescolati a seconda delle proprie necessità.
Un libro che forse è un po' riduttivo definire noir, per quanto in effetti siano presenti alcuni elementi tipici di questo genere, ma che tende soprattutto a raccontare le mirabolanti scorribande di Lazzaro e della sua improbabile ciurma in una città che, in quegli anni, è stata veramente per un po' al centro del mondo, prima di una rovinosa caduta.
Probabilmente un gradino sotto all'esaltante Lazzaro, vieni fuori, trovo che Il vizio dell'agnello sia in ogni caso un buonissimo romanzo estremamente coinvolgente e senza dubbio consigliatissimo. Assolutamente da leggere, anzi, da divorare.

BF

Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Il vizio dell'agnello
ed. Universale Economica Feltrinelli
235 pag.


 





lunedì 14 ottobre 2013

Lazzaro, vieni fuori - Andrea G. Pinketts (1992)

"Il freddo salubre combatteva per prevalere sul mio organismo tenacemente difeso da quattro grappe. Non riuscivo a capire se io stessi sfilando per Bellamonte, o se Bellamonte stesse sfilando per me. Anche la panetteria, arroccata in una casa colonica ristrutturata, era chiusa. Me ne dispiacque. Avrei voluto riassaggiare i krapfen miracolosi, per verificare se fossero sempre gli stessi di dieci anni prima. La legge del ricordo è sentimentale: un krapfen di dieci anni prima ha fragranze inimmaginabili, mentre un krapfen del giorno prima ha la crema andata a male."
Lazzaro Santandrea

TRAMA
Lazzaro Santandrea è un trentenne che è arrivato a quel momento della vita in cui deve decidere cosa intende fare da grande.
Ha svolto i più svariati mestieri senza riuscire a trovare quello che facesse davvero per lui ed ora, in preda ad una piccola crisi esistenziale, parte da Milano alla volta del paesino di Bellamonte in provincia di Trento, il luogo dove da ragazzo era solito passare le estati.
Appena arrivato, fa subito la conoscenza con pittoreschi personaggi del posto ed apprende che, proprio a Bellamonte, qualche mese prima si è consumato un delitto terribile ed ancora insoluto ai danni di un bambino di soli cinque anni.
Spinto da un'incontenibile inclinazione per il mistero e ad una straordinaria capacità nel mettersi nei guai, il nostro (anti) eroe cercherà di fare luce su questo barbaro crimine trasformandosi in un "detective per forza", destreggiandosi tra nani illusionisti, giganti e graziose bellezze locali, sullo sfondo delle montagne trentine, un oasi di pace e di paesaggi da sogno. 
Almeno in apparenza...

RECENSIONE
Esordio folgorante dell'istrionico Andrea G. Pinketts, nonchè del suo amato alter ego Lazzaro Santandrea. Questo è, ve lo dico subito così ci togliamo il pensiero, un libro meraviglioso.
Lo lessi tanti anni fa (una quindicina per l'esattezza) e rimasi letteralmente sbalordito dallo stile brillante e travolgente di Pinketts, in più ero piacevolmente sorpreso del fatto che in Italia potesse esserci uno scrittore del genere.
Lazzaro, vieni fuori non è un romanzo noir come gli altri, questo è qualcosa di completamente diverso. Pinketts possiede un talento innato per la scrittura, ama i giochi di parole, ribalta i luoghi comuni, rimodella a suo piacimento le frasi fatte, capovolge i proverbi e sa anche estrarre dal suo cilindro dei personaggi davvero indimenticabili. E poi c'è la storia, già... la storia. 
La trama non è che sia particolarmente complessa, anzi si sviluppa in modo piuttosto semplice, eppure non dà assolutamente l'impressione di essere qualcosa di già letto, forse anche perchè il lettore è talmente rapito da questo tsunami narrativo che quasi non ci fa nemmeno caso, ciononostante riesce a stupire con un finale del tutto inaspettato.
É un modo di scrivere che probabilmente non piacerà a tutti, in quanto a volte (volutamente?) eccessivo, ma che di sicuro non lascia indifferenti. Pinketts è come un pinta di stout, corposa e carica di gusto, ma che a qualcuno potrebbe risultare troppo strong. Insomma, roba per chi ama i sapori forti, mi verrebbe da dire.

 BF

Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Lazzaro, vieni fuori
ed. Universale Economica Feltrinelli
170 pag.