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martedì 22 luglio 2014

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury (1953)

"<<Mildred, che cosa ne diresti, se... insomma, se, diciamo, io abbandonassi il mio lavoro per qualche tempo?>>
<<Vuoi rinunciare a ogni cosa? dopo tutti questi anni di lavoro, saresti disposto a rinunciare a ogni cosa, solo perché, una notte, una donna e i suoi libri...>>
<<Avresti dovuto vederla, Millie! [...] Tu non c'eri, stanotte, non l'hai veduta [...] Ci dev'essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!>>"
Guy e Mildred Montag

TRAMA
Guy Montag è un vigile del fuoco, come suo padre e suo nonno prima di lui, e adora il suo lavoro, considerato nella società uno dei più importanti. Nulla di strano, se non fosse, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, che i vigili del fuoco non si occupano di spegnere incendi, ma al contrario di appiccarli, tanto da essere indicati anche come incendiari. Come può essere che la società ammiri queste figure, che le ritenga indispensabili per la pubblica sicurezza? Semplice: i libri sono proibiti, poiché creerebbero degli intellettuali, che si reputerebbero superiori alle altre persone. E questo è contro la democrazia e l'uguaglianza, perciò, onde evitare che strane idee si insinuino nella testa della gente, i vigili del fuoco hanno il compito di bruciare tutti i volumi trovati, ed imprigionare i loro possessori (il numero sui loro caschi, "451", indica la temperatura in gradi Fahrenheit alla quale brucia la carta).
Da dieci anni ormai Montag svolge con orgoglio il suo compito, quando una sera, tornando a casa, incontra una nuova vicina, Clarisse, una ragazza un po' strana, che parlandogli intacca la sua scorza di sicurezza e gli fa sorgere qualche dubbio sulla bontà del suo operato. Un'altra notte poi gli capita un incendio come mai prima nella sua carriera: una donna, piuttosto che separarsi dalla sua biblioteca, decide di bruciare viva insieme ad essa.
Questo avvenimento lo turba non poco, e decide di compiere un atto pericolossissimo: vuole provare a leggere un libro per capire cos'è e, soprattutto, se davvero è questa cosa malvagia che tutti credono.

RECENSIONE
Se dovessi immaginarmi l'inferno, probabilmente il mondo descritto da Bradbury nel 1953 sarebbe il peggiore tra tutti gli scenari che potrebbero attendermi. Successivo di pochi anni rispetto all'opera di Orwell, Fahrenheit 451 spesso viene paragonato, a ragione, a 1984. Le analogie tra i due romanzi sono evidenti: entrambi propongono dei futuri in cui l'uomo viene illuso di essere libero, e che gli opprimenti metodi di repressione esistono solamente per proteggere la sua libertà ed il suo benessere.
Ma mentre nel primo i libri erano indispensabili al fine di diffondere la conoscenza, per quanto costantemente modificata per aggiornarla alle esigenze del governo, nel secondo il controllo che si ha sulla popolazione parte dalla fonte, impedendole di conoscere. Come dice Beatty, il capo di Montag, "Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fà sparire chiodi e legname."
Se si pensa alla realtà di molti paesi dei giorni nostri, è palese quanto Bradbury sia stato lungimirante nel prevedere il potere della censura: la differenza è che, come è ovvio, essa non si limita ai libri ed alla televisione, come nel romanzo, ma anche al web e a tutto il suo contenuto. Purtroppo però, come spesso accade, c'è chi è riuscito a speculare su quest'opera indiscutibilmente fondamentale della letteratura mondiale, così come è avvenuto per il libro di Orwell: se quest'ultimo senz'ombra di dubbio si dev'essere rivoltato nella tomba nel vedere un reality show in cui la gente smaniava per farsi riprendere 24 ore su 24, Bradbury, che al contrario era ancora in vita, più volte chiese al regista canadese Michael Moore le sue scuse per aver utilizzato un chiaro riferimento alla sua opera per il documentario Fahrenheit: 9/11 senza mai aver chiesto il permesso, nonché la modifica del titolo del film, senza successo. Tralasciando il contenuto del documentario, dal momento che ognuno è libero di esprimere la propria opinione con i mezzi di cui dispone, trovo però l'atteggiamento del regista alquanto poco professionale ed irrispettoso verso chi davvero grazie alle proprie fatiche intellettuali è stato in grado di creare un'opera che trovo dovrebbe essere presente in qualsiasi libreria (intesa come scaffale, non come negozio di libri).
Tornando al romanzo, oltre ad essere importante per il suo significato è anche, fortunatamente, scritto in maniera avvincente, come lo era 1984, e proietta il lettore in questo mondo del futuro post-1960 (so che detta così fa un po' ridere, ma va sempre contestualizzato) in cui apparentemente l'uomo può vivere magnificamente, grazie anche alle tecnologie che gli semplificano la vita, se non fosse che in realtà è privo della conoscenza, della consapevolezza e del libero arbitrio che esse potrebbero dargli.
Un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, soprattutto i cosiddetti "topi da biblioteca".


BW

Nella nostra libreria:
Ray Bradbury
Fahrenheit 451 (Fahrehneit 451)
ed. Oscar Mondadori
180 pag.
traduzione di Giorgio Monicelli

lunedì 16 giugno 2014

Il pianeta dei superstiti - Damon Knight (1961)

"Laggiù [...] gli uomini vivono come animali. Chicago, dove io vivevo, non è altro che una giungla di pietra, con pochi scimmioni mezzo nudi che  ci girano intorno. Se la sporcizia e le malattie non vi distruggono prima, qualche brigante vi spaccherà la testa o andrete a sbattere contro un lupo o un orso. Se non vi succede nessuna di queste cose, potete aspettarvi di vivere fino all'eccezionale età di quarant'anni, e poi sarete lieto di morire."
Flynn

TRAMA
Il pianeta Terra, in preda a epidemie e carestie, è stato abbandonato da anni da gran parte della popolazione, che si è insediata in vari pianeti della Galassia dove vive in quartieri-ghetto, senza bene integrarsi con le varie razze aliene indigene dei pianeti stessi.
Ma, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è l'aspetto a costituire la differenza maggiore tra gli umani e gli extraterrestri: questi ultimi infatti sono privi di quel germe canceroso che è il male. Non concepiscono i disordini dei profughi, e nemmeno eventuali gesti più estremi.
Quando però Rack, piccolo criminale del Ghetto del pianeta Palu, decide che è giunto il momento che gli uomini tornino ad essere gli esseri supremi ed incontrastati, non tutti condividono le sue aspirazioni, né i suoi metodi. Non resta che scoprire chi avrà la meglio, in questa lotta interplanetaria tra il Bene e il Male.

RECENSIONE
Nel pieno della Guerra Fredda che tanto terrorizzava il mondo intero, moltissimi scrittori di fantascienza si sono sbizzarriti nel trasportare nello spazio i loro timori e le loro speranze terrene; ma ciò che forse contraddistingue il romanzo Il pianeta dei superstiti è il fatto che, al contrario di quanto accadeva normalmente, gli unici "cattivi" sono proprio gli uomini. Sono infatti gli esseri umani, e non gli alieni, a voler invadere e sterminare la Galassia, e verrebbe da pensare (almeno io, nel mio piccolo, l'ho interpretata così) che Knight volesse con questo invitare a riflettere sul concetto "America buona, Unione Sovietica cattiva" che era praticamente un dogma in quel periodo nel suo paese (e non solo). O forse aveva una visione ancora più pessimista del futuro: tutti gli uomini sono malvagi, quindi per il futuro della Terra non vi è alcuna speranza.
Uno dei personaggi principali del romanzo, Laszlo Cudyk, è uno scrittore (come Knight), e ad un certo punto racconta che, in passato, aveva cominciato a scrivere un romanzo che avrebbe dovuto terminare in questo modo: "La sola via d'uscita per l'umanità...". Cudyk si era interrotto, perché si era reso conto che per l'umanità non esisteva alcuna via d'uscita.
Un vero classico della fantascienza insomma, che si può trovare un filo noioso e lento all'inizio, ma che, una volta ingranato, si rivela piacevole alla lettura ed abbastanza intrigante. Il suo punto debole maggiore sono forse i personaggi, che almeno io non ho trovato molto ben caratterizzati. Non vi è un vero e proprio protagonista, ed alcuni nomi sono piuttosto complicati da ricordare. Va comunque ricordato che si tratta di un romanzo scritto nel 1961, quando lo stile di scrittura non era così frenetico e pieno di azione come quelli a cui siamo abituati oggi.

BW

Nella nostra libreria:
Damon Knight
Il pianeta dei superstiti (The Sun Saboteurs)
ed. Mondadori Urania
102 pag.
traduzione di Lella Cucchi


sabato 7 giugno 2014

Vulcano 3 - Philip K. Dick (1960)

"Un solo uomo è nella condizione di interagire con il computer, e pertanto quell'unico uomo può tagliarci fuori tutti, dal primo all'ultimo; quell'unico uomo può cancellare il mondo intero agli occhi di Vulcano 3. Come un alto prelato che si frapponga fra Dio e l'umanità."
William Barris

TRAMA
Alla fine del XX secolo il mondo intero è stato sconvolto da un apocalittico conflitto nucleare e che ha portato, nel 1993, alla stipulazione delle "Leggi di Lisbona" che prevedono che d'ora in avanti non esistano più singole nazioni, ma un'unico grande stato globale chiamato l'Unità. In questa nuova gigantesca confederazione, che ha il suo centro politico a Ginevra, non è più l'uomo, considerato inaffidabile ed erroneo a prendere le decisioni, bensì un mastodontico computer di nome Vulcano 3, assolutamente imparziale ed incontestabile. 
Un solo uomo, Jason Dill, il capo supremo del Palazzo dell'Unità, è autorizzato ad accedere ai pannelli del megaprocessore al fine di immettere dati e formulare quesiti di natura politica, sociale ed economica per i quali Vulcano 3 elabora soluzioni considerate impeccabili.
Ma c'è una setta sovversiva di ispirazione religiosa ed antitecnologica, i "Guaritori", al quale tutto ciò non va bene, che, capeggiata dal misterioso leader noto come Padre Fields, non perde occasione per organizzare azioni di ribellione e di protesta, anche violenta, con lo scopo di detronizzare il computer e ripristinare il governo del mondo in mano agli esseri umani.
Infine, a metà tra queste due fazioni, abbiamo il direttore del Nordamerica William Barris il quale, pur essendo un uomo dello stato, in seguito ad alcune morti di suoi fidati collaboratori avvenute in circostanze poco chiare, inizia a nutrire più di un dubbio sull'effettiva efficienza di questo sistema di governo.

RECENSIONE
Considerato spesso un lavoro "minore" di Dick, Vulcano 3 ha però il grandissimo merito di essere un'opera piuttosto coraggiosa ed atipica, indubbiamente avanti rispetto ai tempi in cui venne concepito. Infatti, mentre la storia uscì in versione completa solamente nel 1960, va detto che già quattro anni prima la rivista "Future" ne pubblicò una stesura più basilare e primitiva.
E se, come molti hanno fatto giustamente notare, il romanzo in questione presenta diversi punti deboli, soprattutto in alcune soluzioni stilistiche a volte un po' ingenue e in un finale decisamente troppo caotico e convulso, d'altro canto non si può non riconoscere che Vulcano 3 offre una marea di spunti che verranno ampiamente utilizzati, anche dallo stesso Dick, in opere successive che vengono ricordate ancora oggi come capolavori.
Oltre infatti alla sensazione costante di paranoia che attraversa tutta la storia, si possono qui ritrovare elementi "tipici" della filosofia dickiana come ad esempio uno stato totalitario che punisce chi cerca di pensare fuori dagli schemi, con la propria testa, e non si accontenta di fare solo ciò che gli viene imposto. Sono piuttosto evidenti anche alcune analogie con la ben più famosa e celebrata opera d'esordio di Dick, quel Lotteria dello spazio che, pur risultando un lavoro più riuscito, probabilmente è anche per certi versi più "classico".
E poi, come non citare il folgorante lampo di genio (e qui si vede il talento) in base al quale, mentre la società che fa da scenario agli eventi è fortemente disumanizzata, le macchine, questi super-computers, di contro assumono sempre più frequentemente atteggiamenti e caratteristiche tipicamente umane come l'avidità, l'aggressività e l'istinto di sopravvivenza. E così la mente corre subito al comportamento inspiegabile dell'infallibile e perfettissimo HAL 9000 di quella pietra miliare della fantascienza di tutti i tempi che risponde al nome di 2001: Odissea nello spazio.
Insomma, forse Vulcano 3 non sarà il libro migliore di Dick, e su questo convengo anch'io, però trovo che non sia nemmeno così insignificante e trascurabile come a volte lo si è fatto passare.
  
 BF

Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Vulcano 3 (Vulcan's Hammer)
ed. Fanucci Editore
196 pag.
traduzione di Tommaso Pincio

 

mercoledì 9 aprile 2014

Battle Royale - Koushun Takami (1999)

"Lasciate che vi spieghi la situazione. La ragione per cui voi tutti oggi siete qui è [...] per ammazzarvi a vicenda"
Kinpatsu Sakamochi

TRAMA
Nello stato totalitario della Repubblica della Grande Asia dell'Est, la classe terza B della scuola media dell'istituto Shiroiwa, quarantadue tra ragazzi e ragazze più il prof. Masao Hayashida, si trova su un autobus, destinazione: la gita di classe sull'isola di Kyusyu. O almeno così tutti credono, finché non accade qualcosa di strano: pian piano tutti sull'autobus si addormentano. Al risveglio, un'amara sorpresa. I ventuno ragazzi e le ventuno ragazze fanno parte di una delle cinquanta classi di terza media che ogni anno vengono estratte per partecipare alla Battle Royale, un'"Esperimento di Battaglia" che impone ad ognuno degli alunni delle classi selezionate di sterminarsi a vicenda, finché non rimangono solamente cinquanta sopravvissuti, uno per ogni classe.
Come se non bastasse, la terza B fa un'altra macabra scoperta: il prof. Hayashida, che aveva provato ad opporsi, è stato ucciso senza alcuno scrupolo. Due ragazzi provano allora a protestare: immediatamente vengono messi a tacere dai soldati. Per sempre.
40 studenti rimasti.

RECENSIONE
Sì, lo so, ho probabilmente scoperto l'acqua calda. Sì, lo sapevo già che la saga degli Hunger Games da qualche parte doveva aver preso ispirazione. Ma non credevo che potesse esistere un romanzo così tanto simile come idea di base da rasentare il plagio (ciò non toglie che si tratti di una bellissima trilogia, sia ben chiaro!).
In realtà ci sono svariate differenze tra questo romanzo e i tre della Collins, a partire dai protagonisti: se nella saga infatti abbiamo Katniss Everdeen che è protagonista e narratrice stessa della storia, in Battle Royale ogni capitolo può variare il o i ragazzi su cui è incentrato, e molti studenti acquistano con l'evolversi del racconto uguale importanza tra loro.
Se da una parte ricorda appunto la trilogia dell'autrice americana, dall'altra questo romanzo non può non far pensare ad un altro grande classico incentrato su una società di ragazzi di cui abbiamo già parlato: Il Signore delle Mosche. Ragazzini su un'isola, sopravvivenza, formazione di gruppi, strategia... sono tutte parole chiave che accomunano i due libri, pur avendo allo stesso tempo profonde differenze di fondo, a partire dalla trama.
Però adesso basta paragonare Battle Royale ad altre opere letterarie, altrimenti rischierei solamente di sminuirlo. Credo che sia infatti uno dei romanzi più belli ed avvincenti che abbia letto ultimamente, le sue quasi settecento pagine mi sono sembrate appena settanta, e la cosa che più di tutte mi è dispiaciuta è l'aver scoperto che purtroppo, almeno ad oggi, l'autore non ha scritto altri libri. Il suo stile è pazzesco (scusate, ma non mi viene una definizione migliore). Pazzesco per quanto è pulita e lineare la struttura narrativa, come un affilato rasoio. Pazzesco per la freddezza con cui vengono descritte scene splatter degne di Lucio Fulci o Sam Raimi. Pazzesco per la veridicità, per quanto surreale, delle scene, dei meccanismi sociali e psicologici. Pazzesco infine per la sua capacità di far immergere il lettore nella storia, come se davvero fosse lì presente, insieme alla terza B. Ad un certo punto sull'isola dove si trovano comincia a piovere, una pioggerellina sottile che sembra quasi nebbia. Ebbene, vi assicuro che mi sembrava si sentire lo scroscio dell'acqua, il tamburellare delle gocce sulle foglie degli alberi, la pioggia nebulizzata sul viso.
Una cosa invece che non sono riuscita a focalizzare bene (ma è decisamente un limite mio, e non una colpa di Takami) sono i ragazzi, nel senso che, pur essendo descritti in maniera piuttosto precisa, non riuscivo ad immaginarmi i loro volti, le loro diverse corporature. Unica eccezione: una ragazza di nome Mitsuko Souma (femmina numero 11). Avete presente Kill Bill, il film in due volumi di Quentin Tarantino? Sì? Vi ricordate di Gogo Yubari, la guardia del corpo personale di O-Ren Ishii? Ecco, io me la immaginavo esattamente uguale. Il bello è che poi ho scoperto che l'attrice che interpretava Gogo ha recitato anche nel film Battle Royale, tratto proprio da questo romanzo, ma interpretando un'altra ragazza! Che beffa...
Voglio concludere commentando un elemento narrativo che si è rivelato un'arma a doppio taglio. Come avete potuto vedere da come ho concluso la trama, al termine di ogni capitolo viene indicato il numero di studenti rimasti. Anche in questo caso la mia immersione nella lettura era talmente profonda da sentire quasi un gong, o un rintocco, nel momento in cui leggevo quest'ultima riga. Ma purtroppo, per quanto fosse d'effetto, diverse volte, mentre giravo la pagina, mi cadeva l'occhio proprio su quel numero: un clamoroso caso di auto-spoiler.
Scusate se mi sono dilungata così tanto, ma ci tenevo moltissimo a spiegare almeno una piccola parte dei motivi per cui ritengo che Battle Royale sia un romanzo assolutamente da non perdere; spero che almeno uno di essi vi abbia incuriositi sufficientemente da spingervi a leggerlo. Sono sicura che non ve ne pentirete.


BW

Nella nostra libreria:
Koushun Takami
Battle Royale (バトル・ロワイアル - Batoru Rowaiaru)
ed. Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
663 pag.
traduzione di Tito Faraci

mercoledì 4 dicembre 2013

Il canto della rivolta - Suzanne Collins (2010)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Trilogia  degli Hunger Games. Se non avete letto il precedente, intitolato La ragazza di fuoco, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"Non essere sciocca, Katniss. Pensa con la tua testa. Ti hanno trasformata in un'arma che potrebbe contribuire in modo decisivo alla distruzione dell'umanità. Se hai una vera influenza, usala per mettere un freno a tutto questo. Usala per fermare la guerra prima che sia troppo tardi. Chieditelo: ti fidi davvero delle persone con cui collabori? Sai davvero cosa sta succedendo? e se non è così... scoprilo."
Peeta Mellark


TRAMA
Katniss è stata salvata dalla Terza Edizione della Memoria degli Hunger Games: un'organizzazione ribelle composta da abitanti di Capital City, dai vincitori delle passate edizioni dei Giochi e dal distretto 13 l'ha infatti letteralmente strappata dall'Arena, insieme alla maggior parte degli altri concorrenti sopravvissuti.
Ma purtroppo non tutti riescono a farsi issare sull'hovercraft di salvataggio. Tra di essi c'è anche Peeta, proprio colui che Katniss aveva giurato di proteggere e difendere a tutti i costi, sacrificando anche la sua stessa vita per riuscirvi. E ora lui è nelle mani del Presidente Snow, che sicuramente non si farebbe scrupolo di compiere atti atroci pur di colpirla.
Come se non bastasse, a bordo dell'hovercraft la ragazza viene informata da Gale che il distretto 12, da dove provengono, non esiste più. Dopo il bombardamento ordinato a seguito della fuga dei concorrenti, non restanto più ormai che le macerie fumanti di quella che era la casa di centinaia di persone. Alcune di esse sono riuscite a fuggire e salvarsi, ma molte sono rimaste sepolte sotto i detriti, oppure uccise nella fuga.
Ma arrivata al distretto 13 Katniss non può fare a meno di sentirsi usata, il che la rende furiosa e frustrata. Gli abitanti di questo posto infatti hanno vissuto per anni nascosti, senza rischiare la vita dei propri figli nelle Arene dei Giochi, anche se proprio da loro era partita la ribellione che aveva scatenato i Giorni Bui. Inoltre la Coin, il Presidente del distretto, vuole che Katniss interpreti la parte della Ghiandaia Imitatrice per fomentare i moti di ribellione, ma è palese che in lei veda solamente uno strumento per raggiungere il proprio scopo.
Insomma, c'è una guerra da combattere, ma non è così chiaro chi sia il vero nemico.

RECENSIONE
Lo ammetto subito: il terzo capitolo degli Hunger Games mi è piaciuto meno degli altri due. Ma non si può fargliene una colpa, in fondo gli altri erano talmente belli che difficilmente la Collins avrebbe potuto fare di meglio.
Ciononostante Il canto della rivolta è un bel libro, in un certo senso più maturo dei precedenti. Sicuramente fa riflettere di più, e potrebbe essere (vi prego di prendere con le pinze ciò che dico) addirittura raffrontato ad avvenimenti molto attuali. Lungi da me voler fare di un romanzo, peraltro uno considerato un libro per ragazzi, uno strumento politico. Sono la prima a non sopportare chi vede la politica in ogni cosa, dalle canzoni agli spot pubblicitari.
Ma è innegabile che questo libro in particolare abbia effettivamente una vena politica molto marcata, per quanto affatto fastidiosa.
Parlando della struttura vera e propria del romanzo, come i suoi predecessori è diviso in tre parti. Ma stavolta le fasi sono meno scandite e differenziate, e l'azione, per quanto sia più presente alla fine, non è così concentrata come negli altri libri, ma meglio distribuita per tutta la durata della storia.
I personaggi sono cresciuti; in fondo dal giorno della mietitura che diede inizio a tutto sono passati due anni, i bambini si sono fatti ragazzi e i ragazzi adulti. E così Primerose, Katniss, Peeta e Gale, pur mantenendo la caratteristiche che li contraddistinguono, sono molto maturati, forse anche troppo in fretta a causa dell'esperienza che li ha temprati. È una cosa che personalmente apprezzo molto, il fatto che i personaggi tengano il passo con lo scorrere del tempo.
In conclusione, se vi siete innamorati dei primi due libri della trilogia che ha reso famosa Suzanne Collins in Italia non potrete fare a meno di leggere la conclusione della storia. Vedrete che la scrittrice vi stupirà, compiendo scelte affatto scontate e prevedibili, e mantenendo sempre il suo caratteristico stile, molto avvincente ed appassionante.

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
Il canto della rivolta (Mockinjay)
ed. Oscar Mondadori
422 pag.
traduzione di Simona Brogli

 

martedì 12 novembre 2013

1984 - George Orwell (1949)

"Chi controlla il passato, controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato."
Slogan del Partito

TRAMA
Siamo (forse) nel 1984, anno più anno meno, in Oceania, uno dei tre maxi-continenti in eterna guerra tra loro, insieme all'Eurasia ed all'Estasia. Nella fattispecie, l'Oceania non comprende solo quella che in passato era chiamata Australia e la sua vicina Nuova Zelanda; oltre ad esse, ne fanno parte anche l'intero Continente Americano, l'Africa centro-meridionale e la vecchia Gran Bretagna. Di tutto ciò però l'unica cosa rimasta invariata a memoria d'uomo è Londra, la capitale, che forse si chiamava così anche prima dell'inizio della guerra.
Questo è ciò che sa Winston Smith, protagonista del romanzo. I suoi dubbi, le sue insicurezze sono dovuti alla regola imposta dal Socing, il Partito che governa l'Oceania, di modificare il passato adattandolo al presente al fine di controllare il futuro. Proprio in questo consiste il lavoro dello stesso Winston: si occupa infatti di prendere dei vecchi articoli del Times e riscriverli in base ai nuovi avvenimenti, in modo da non smentire mai, per alcun motivo, quanto affermato dal Grande Fratello, leader indiscusso del governo.
La vita dei membri del Partito non è affatto semplice, in quanto vivono perennemente controllati e spiati, anche nell'intimità della propria abitazione, nel continuo terrore che qualcuno, persino il proprio coniuge o, più probabile, i propri figli, possa denunciarli alla Psicopolizia, con la conseguenza di essere vaporizzati.
Ma nonostante la sua posizione di impiegato all'interno del Miniver (come si chiama il Ministero della Verità in neolingua, l'idioma che da anni viene studiato e creato nel tentativo di ridurre ai minimi termini la lingua parlata e scritta), a Winston tutto questo controllo della vita e delle coscienze non va proprio giù. E così commette uno dei reati più gravi, lo psicoreato, acquistando un vecchio quaderno e tenendo un diario sul quale annota pensieri, la maggior parte dei quali contro il Grande Fratello ed il Partito.
Scopre però di non essere solo: a dispetto di tutti i divieti, si innamora di Julia, una ragazza che lavora con lui al Miniver, di cui diventa amante e con la quale condivide gli ideali di libertà e il sentimento di ribellione.
Ma riusciranno, soli o quasi, a sfuggire all'occhio perennemente vigile del Grande Fratello?

RECENSIONE
Nominato in un articolo del Corriere della Sera come "il libro più citato e mai letto" tra i classici della letteratura, 1984 è una di quelle opere che io considero capolavori, sia per come sono stati scritti, sia perchè hanno anticipato di molti anni avvenimenti che si sono realmente manifestati.
Se qualcuno ha mai avuto l'occasione di conoscere delle persone vissute nell'ex DDR durante il periodo della Guerra Fredda, o semplicemente è appassionato di storia contemporanea, probabilmente saprà che davvero la vita all'epoca era costantemente sotto sorveglianza strettissima, sovente per mano di amici o parenti stretti, come nel romanzo di Orwell. Io ho avuto la fortuna di vivere per un anno proprio a pochi chilometri dalla Berlino divisa in due, e di incontrare persone che hanno avuto invece la sfortuna di vivere nella Germania Est quando ancora il Muro non era stato abbattuto, e che mi hanno raccontato come era vivere con la certezza di essere sempre spiati e controllati.
Uno dei meriti che da linguista non posso fare a meno di riconoscere allo scrittore britannico è l'invenzione di una vera e propria lingua: la neolingua. O meglio, non si è limitato ad inventarla. La neolingua è in realtà la devoluzione, la distruzione del linguaggio stesso, che ha come scopo finale l'annichilimento totale della capacità di pensiero. Ad esempio, "se c'è una parola come buono, a che serve una parola come cattivo? La parola sbuono servirà altrettanto bene, se non meglio". Interi reparti del Miniver si occupano esclusivamente della stesura del dizionario della neolingua, oppure della riscrittura di opere classiche come quelle di Shakespeare in tale linguaggio.
Navigando in rete mi è capitato di leggere critiche negative nei confronti di questo libro. Ciò che mi ha infastidito non è stato il fatto che a qualcuno non piaccia quello che io reputo un romanzo magnifico, ma le motivazioni piuttosto futili e superficiali. Gli appunti più ricorrenti nei confronti nella storia erano quelli che "è triste e pessimistica", o ancora peggio (da parte di chi addirittura per sua stessa ammissione non ha mai letto il libro) che "non gli piaceva la cover". Mi viene da pensare che ci sia gente che compra il libro pensando che parli di qualche personaggio del Grande Fratello televisivo.
D'altronde 1984 è stato definito il romanzo distopico per eccellenza. E siccome distopia è il contrario di utopia non può che avere atmosfere cupe e un senso di sconforto e oppressione molto marcati che accompagna il lettore per tutta la durata della storia. E come d'altro canto Orwell aveva già anticipato nel suo romanzo precedente, non riponeva grandi speranze in un possibile futuro governato da un regime totalitario e forse proprio per questo ha scritto un libro in cui si ripete di continuo che "la pace è guerra", "la libertà è schiavitù" e "l'ignoranza è forza".

BW


Nella nostra libreria:
George Orwell
1984 (Nineteen Eighty-Four)
ed. Oscar Mondadori
326 pag.
traduzione di Gabriele Baldini

 

mercoledì 6 novembre 2013

La ragazza di fuoco - Suzanne Collins (2009)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Trilogia  degli Hunger Games. Se non avete letto il precedente, intitolato Hunger Games, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"I miei consiglieri erano preoccupati che potesse creare difficoltà, ma lei non ha intenzione di creare difficoltà, vero?"
Il presidente Snow

TRAMA
Sono passati quasi sei mesi dai settantaquattresimi Hunger Games, vinti per la prima volta da due Tributi provenienti dallo stesso distretto. A salvare Katniss Everdeen e Peeta Mellark è stato un gesto disperato compiuto alla fine dei Giochi: quando erano rimasti solo loro due nell'arena e sembrava che tutto fosse finito, un annuncio degli strateghi li aveva informati che, contrariamente a quanto avevano annunciato in precedenza, solo uno di loro avrebbe potuto vincere. Ma non potendo scegliere chi dei due avrebbe dovuto uccidere l'altro e sopravvivere, soprattutto in nome della storia d'amore simulata che fin dall'inizio dello show li aveva legati, avevano deciso di suicidarsi entrambi mangiando bacche velenose. Se questo fosse accaduto, gli Hunger Games non avrebbero avuto, per la prima volta nella storia, alcun vincitore, creando sicuramente tumulti in tutti e dodici i distretti che circondano Capitol City.
E così all'ultimo secondo erano stati graziati entrambi.
Katniss sa benissimo però che questa loro vittoria li ha messi in grave pericolo, insieme alle loro famiglie, e che la cosa migliore da fare sia continuare a fingere che quel gesto sconsiderato sia stato causato dal loro folle amore l'uno per l'altra, e non da un gesto di ribellione. Così, da allora, i due hanno sempre continuato a recitare la parte dei piccioncini, almeno per il pubblico.
Ma ora che le luci dei riflettori su di loro si sono un po' abbassate, nulla può comunque tornare come prima. Gale, il migliore amico di Katniss, suo compagno di caccia e ragazzo di cui è realmente innamorata, ha cominciato a lavorare nel Giacimento, e i due si vedono ormai solamente la domenica. I rapporti con Peeta, ovviamente quando non c'è nessuno che li può vedere, sono freddi e distaccati. E anche le lunghe battute di caccia di frodo di Katniss ormai non sono più dettate dalla necessità di mantenere la propria famiglia, grazie al cibo che spetta loro di diritto dopo la sua vittoria, ma a quella delle numerose altre famiglie del distretto 12, che non sono così fortunate.
Tutto sembra comunque svolgersi in tranquillità, quando un giorno, poco prima dell'inizio del Tour della Vittoria che si tiene ogni anno a metà tra un'edizione dei Giochi e la successiva, inaspettatamente il presidente Snow fa visita a Katniss. Egli è lo spietato presidente di Panem, e senza troppi giri di parole fa sapere alla ragazza di essere perfettamente a conoscienza del fatto che lei non sia affatto innamorata di Peeta, bensì di Gale.
Ma questa sua rivelazione non è la più grave che ha in serbo. Con il suo gesto Katniss, quando ha minacciato di uccidersi insieme a Peeta mangiando le bacche, ha messo in discussione l'autorità assoluta di Capitol City, scatenando in alcuni distretti malcontento e piccoli tumulti, che in breve tempo se non soffocati rischiano di trasformarsi in una vera e propria ribellione, una rivoluzione come quella avvenuta settantacinque anni prima, da cui la capitale ha ideato gli Hunger Games.
Katniss è disposta a tutto per sedare questi moti di rivolta che ha scatenato involontariamente, non certo per aiutare Capitol City, ma per salvare sua madre, la sorellina Prim e Gale; è disposta persino ad accettare di sposare Peeta, condannando entrambi ad proseguire per tutta la vita la pantomima dei fidanzatini. La capitale è in delirio per i preparativi di questo avvenimento, e i due ragazzi, ormai rassegnati, sembrano essere riusciti a sfuggire al grave pericolo che stavano correndo.
Ma i settantacinquesimi Hunger Games sono la terza Edizione della Memoria, una sorta di crudele Giubileo che avviene ogni venticinque anni. Nella prima Edizione della Memoria, "affinché i ribelli ricordassero che i loro figli morivano perché loro avevano dato inizio alle violenze, a ogni distretto fu imposto di svolgere un'elezione e votare per i tributi che l'avrebbero rappresentato". Nella seconda, "a ricordo del fatto che morirono due ribelli per ogni abitante di Capitol City, a ciascun distretto fu richiesto di mandare il doppio dei tributi".
Cosa serberà a Panem la terza Edizione della Memoria?

RECENSIONE
La recensione di Hunger Games cominciava così: "Bello, bello, bello." Ma se il primo libro della trilogia era bello, il secondo è stupendo. La trama è meno scontata e "scopiazzata", ci sono colpi di scena continuamente, e l'unico motivo per cui vorrete chiudere il libro e metterlo da parte sarà perché vi sarete immedesimati nei personaggi talmente tanto da soffrire con loro. Proverete un'empatia tale da mozzarvi il fiato, quasi sentirete dolore fisico. Non vi nascondo che a me sono venuti gli occhi lucidi più volte.
La Collins ha superato se stessa con questo seguito, e non vedo l'ora, alla fine di questo mese, che esca il film al cinema. Il primo, grazie alla sceneggiatura scritta dalla stessa autrice, è risultato molto fedele al romanzo, per cui sono proprio curiosa di vedere come avranno reso le ambientazioni e le scene, frutto di una fantasia pazzesca, degna del miglior Stephen King.
Credetemi, non vedrete l'ora, anche grazie al finale mozzafiato, di poter cominciare il terzo libro, Il canto della rivolta. Ma se prima volete leggere la mia recensione, dovrete aspettare l'appuntamento tra quattro settimane. Nel frattempo, buona lettura!

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
La ragazza di fuoco (Catching fire)
ed. Oscar Mondadori
377 pag.
traduzione di Simona Brogli e Fabio Paracchini



lunedì 4 novembre 2013

Arancia meccanica - Anthony Burgess (1962)

"- È un libro, - dissi. - Lei sta scrivendo un libro -. Feci la ciangotta molto grave. - Ho sempre avuto la più grande ammirazione per quelli che riescono a scrivere i libri -. Poi guardai il primo foglio e lì c'era il titolo: ARANCIA MECCANICA, e io dissi: - Un titolo ben stronzo. Chi ha mai sentito di arance meccaniche? -"
Alex

TRAMA
Alex è un ragazzo quindicenne che vive nell'Inghilterra di un futuro non meglio precisato, dove i giovani parlano uno slang anglo-russo chiamato Nadsat e soprattutto sono dominati dall'ultraviolenza. Il Nostro Affezionatissimo è tutto fuorchè un ragazzo stupido: scaltro e sveglio, forse più istruito della media dei suoi coetanei, è un grande appassionato di musica classica in generale, ma soprattutto del grande Ludwig Van (Beethoven). Ciò nonostante, lo stesso Alex è a capo di una banda composta, oltre che da lui, dai suoi tre soma (o drughi): Pete, Georgie e Bamba. I quattro girano per la città alla ricerca di qualcuno da malmenare o con cui scontrarsi, come la banda di Billyboy, aumentando sempre di più l'entità della loro violenza.
Una notte i quattro malcichi raggiungono un cottage isolato, riescono a farsi aprire con un espediente e, dopo aver picchiato e immobilizzato il padrone di casa, uno scrittore, ne stuprano la moglie.
Dopo questo episodio, però, Georgie cerca di scalzare Alex dalla posizione di leader, e così il Nostro Umile si vede costretto ad impartire al potenziale avversario una severa lezione, destinata in realtà a tutti e tre i soma.
Qualche sera dopo, la banda irrompe a casa di una vecchia, ma stavolta la situazione scappa di mano al ragazzo, e l'anziana rimane in fin di vita; ma quando lui fa per fuggire dall'abitazione, viene tramortito da Bamba. Al suo risveglio si trova circondato dai poliziotti, ma quando prova ad incolpare i tre malcichi si rende improvvisamente di essere finito in una trappola tesagli dai suoi ex soma; i tre infatti si sono creati un'alibi di ferro corrompendo delle babusche, delle anziane alcolizzate che in cambio di un goccetto testimoniano di aver trascorso tutta la serata insieme a loro al pub.
Nel frattempo la situazione di Alex si complica: la vecchia è morta, ed il ragazzo viene condannato a 14 anni di reclusione. Ma la prigione va stretta ad uno come lui, e così, quando gli si presenta un'occasione per tentare di abbreviare la propria detenzione, non ha un attimo di esitazione.
L'occasione è una nuova terapia sperimentale chiamata Cura Ludovico, che mira ad eliminare completamente ogni impulso violento in chi si sottopone ad essa.
Ma sarà davvero la salvezza e la fine dell'ultraviolenza per il giovane Alex?

RECENSIONE
Partiamo dal titolo: Arancia meccanica. Che cosa significa, a parte essere il nome del libro che lo scrittore F. Alexander sta scrivendo quando lui e sua moglie vengono aggrediti dai drughi?
Ci sono varie teorie a tal proposito, ma quella sicuramente più veritiera è quella dello stesso Burgess, che sosteneva che fosse un'espressione cockney sentita da un vecchio in un pub ("sono sballato come un'arancia meccanica"). Per il significato più completo dell'espressione stessa vi rimando alla postfazione a cura dell'autore, presente nell'edizione, o in alternativa su wikipedia. 
In generale l'arancia meccanica sta ad indicare un comportamento freddo ed impulsivo, meccanico per l'appunto, proprio dell'uomo, che lo spinge a compiere azioni di una brutalità animalesca contro i suoi simili. Lo stesso autore fu vittima di questa violenza: così come la moglie dello scrittore F. Alexander della storia, anche la compagna  di Burgess fu violentata da un gruppo di soldati americani a Giava, dove egli risiedeva all'epoca.
Forse anche a causa di questa esperienza traumatica tutto il libro è permeato da un'incessante sensazione di rassegnato pessimismo verso il futuro. I giovani sono in preda all'ultraviolenza, ma la cura a questo comportamento li rende ancora peggiori: durante la sua permanenza in prigione, Alex non si pente di ciò che ha fatto, probabilmente anche perchè le sue azioni non sono compiute con rabbia, frustrazione o cattiveria, ma in "buona fede", come un'attività ricreativa qualsiasi; non solo, ma addirittura contrae nuovi vizi, come la ruffianeria, l'ipocrisia e la falsità. Ma i giovani non sono gli unici bersagli di questo pessimismo, tipico di numerosi romanzi di fantascienza scritti in quegli anni: la stessa società, intesa sia come aggregazione di persone sia come organizzazione è descritta come opprimente e repressiva. Ma le forze d'opposizione, rappresentate dallo scrittore F. Alexander e dai suoi amici intellettuali, non sono certo migliori.
E così, con lo scorrere delle pagine, Alex si trasforma agli occhi del lettore da carnefice spietato a vittima impotente della violenza altrui, nonchè a strumento da parte delle varie fazioni politiche per recare danno ai relativi avversari, senza avere la minima possibilità di libero arbitrio in tutto ciò.
Un ultimo accenno va fatto al capitolo conclusivo del romanzo, presente solo in alcune edizioni. C'è un alone di mistero che aleggia su questo capitolo, ma la teoria più veromisile è quella che sostiene che inizialmente Burgess non avesse previsto di concludere in questo modo il suo libro. Stanley Kubrick, regista dell'omonimo film del 1971, dichiarò di aver letto questo finale "solo dopo aver lavorato per molti mesi alla sceneggiatura". Con ogni probabilità, l'autore fu costretto dall'editore ad inserire questa conclusione supplementare per garantirsi la pubblicazione in alcuni paesi ed evitare il rischio della censura. Fatto sta che a parere di tutti (anche dello stesso Kubrick) l'ultimo capitolo sembra scritto da un'altra persona, non sembra avere nulla a che fare con il resto del romanzo; non voglio svelarvi il motivo (lo spoiler è sempre in agguato!), ma concordo in pieno con il regista newyorkese.
Un libro per chi ha amato il film, un libro per chi non l'ha mai visto, che ha molto da insegnare all'uomo dei giorni nostri e su cui invito tutti a riflettere, ragazzi ed adulti.

BW

Nella nostra libreria:
Anthony Burgess
Arancia meccanica (A clockwork orange)
ed. Einaudi
235 pag.
traduzione di Floriana Bossi


mercoledì 9 ottobre 2013

Hunger Games - Suzanne Collins (2008)

"Felici Hunger Games! E possa la buona sorte essere sempre a vostro favore!"
Effie Trinket

TRAMA
Sono passati ormai settantaquattro anni da quando Capitol City, la capitale di Panem, la nazione sorta dalle ceneri del Nord America, ha sedato la rivolta dei tredici distretti che compongono il paese. Da allora ogni anno i dodici distretti rimasti (il distretto 13 è stato completamente annientato) devono inviare ciascuno un ragazzo ed una ragazza tra i 12 ed i 18 anni a partecipare agli Hunger Games.
Ed è proprio il giorno della Mietitura per i settantaquattresimi Hunger Games, ovvero il sorteggio dei due nomi, che comincia la storia. A raccontarla è Katniss Everdeen, la protagonista, una ragazza di 16 anni che vive nella parte povera del distretto più povero di tutti, il 12.
Katniss è in pensiero all'idea di poter essere sorteggiata, così come potrebbero essere estratti anche Gale, il suo migliore amico nonché compagno di caccia, e la sorellina Primerose. E, nonostante ci fosse solo una minima possibilità che accadesse, è proprio il nome Prim il primo ad essere estratto. Senza pensarci, per salvare la sorella, Katniss si offre volontaria al suo posto. Sì, perché gli Hunger Games sono il crudele reality show ideato da Capitol City per ricordare ai distretti la sua supremazia e la sua vittoria su di loro. Dei ventiquattro Tributi che vengono mandati nell'arena, il campo di gioco, solamente uno infatti sopravviverà, dopo aver ucciso tutti gli altri.
Katniss parte quindi verso la capitale insieme a Peeta, il Tributo maschio sorteggiato insieme a lei per il distretto 12. Lì i due vengono addestrati, tra gli altri, dall'alcolizzato Haymitch, l'unico vincitore del distretto 12 ancora in vita, e vestiti dallo stilista/mentore Cinna. L'apparenza, infatti, negli Hunger Games è importante quasi quanto la preparazione atletica, poichè i Tributi più carismatici otterranno più aiuti dagli sponsor.
Ma se già il fatto di trovarsi ad un passo dalla morte non rende di certo facile la vita della ragazza, a complicare ulteriormente le cose ci si mette anche una confessione fatta da Peeta durante l'intervista ai Tributi la sera prima dell'inizio dei Giochi: da sempre infatti egli è innamorato di lei.
Katniss affronta quindi una partita con la morte, ma soprattutto con la propria coscienza.

RECENSIONE
Bello, bello, bello. Ho cominciato a leggere Hunger Games spinta da curiosità dopo aver visto l'omonimo film, che effettivamente avevo trovato carino, cosa che di solito non faccio mai. In genere infatti scelgo di leggere il libro prima di vedere il film tratto da esso, in modo da non farmi influenzare nell'immaginarmi i personaggi, le scene e le ambientazioni.
Avevo quindi paura che il romanzo potesse piacermi meno della sua versione cinematografica; ma per fortuna, al contrario il primo libro dell'omonima trilogia si è rivelato talmente appassionante da non poter staccare gli occhi dalle sue pagine.
Nella storia, è vero, si riconoscono molti elementi poco originali: i Tributi ricordano molto i fanciulli e le fanciulle che Atene doveva inviare a Creta affinchè fossero divorati dal Minotauro; gli stessi Tributi che combattono l'uno contro l'altro nell'arena richiamano alla mente i giochi gladiatori dell'Antica Roma; il reality show somiglia molto al suo predecessore letterario The Running Man di Richard Bachman.
Ma non posso fare a meno di pensare che esse siano citazioni e non volgari plagi. In ogni caso la bontà del romanzo non fa assolutamente pesare questi richiami, anche perchè i personaggi sono caratterizzati talmente bene da spingerci ad immedesimarci in essi.
Cosa aspettate, siete ancora qui? Su, correte a leggere Hunger Games! Vedrete che vorrete procurarvi il suo seguito, La ragazza di fuoco, prima ancora di averlo finito.

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
Hunger Games (The Hunger Games)
ed. Oscar Mondadori
371 pag.
traduzione di Fabio Paracchini e Simona Brogli

  

giovedì 19 settembre 2013

La svastica sul sole - Philip K. Dick (1962)

"Nessuna strategia al mondo avrebbe potuto sconfiggere Erwin Rommel."
Mr. Wyndham-Matson

TRAMA
Siamo in America, negli anni sessanta. Sono passati diversi anni dalla fine della seconda guerra mondiale ed il mondo è diviso tra le due superpotenze vincitrici che influenzano più o meno apertamente la vita politica di tutti gli altri stati. 
La differenza, è che stavolta ad aver vinto sono state le forze dell'Asse, ed il Terzo Reich fa la parte del leone ovunque e subito dopo viene il Giappone, mentre all'Italia spettano solo le briciole o poco più.
Gli U.S.A., di conseguenza, nella zona orientale sono dominati dalla Germania, la quale, in pieno stile dittatoriale, sorveglia le vite dei cittadini e nega qualsiasi diritto possa ostacolare lo Stato, mentre la costa ovest è sotto l'influsso dell'Impero Nipponico, a prima vista meno truce, visto che dispone di metodi più discreti ma altrettanto efficaci per controllare il popolo.
Nel mezzo del Paese vi sono inoltre gli Stati delle Montagne Rocciose, una specie di terra di nessuno che vengono poco considerati e che fanno da vera e propria nazione-cuscinetto.
In questo scenario si intrecciano le vicende di diversi personaggi tra i quali Robert Childan, proprietario di un negozio di San Francisco specializzato in reperti storici dell'America pre-bellica (in realtà clamorosi falsi) dove le più alte sfere della classe dirigente giapponese, appassionatissima di queste cianfrusaglie, si reca regolarmente a fare acquisti.
Frank Frink, che si chiamerebbe Fink ma che ha cambiato il cognome per sfuggire alle persecuzioni naziste, è invece un orefice di origine ebrea che lavora alla Wyndham-Matson, la principale azienda produttrice delle suddette cianfrusaglie. La sua ex-moglie, Juliana, si guadagna da vivere come insegnante di arti marziali in un paesino del Colorado e ha una relazione con Joe, un camionista italiano che in realtà è un killer ingaggiato dal Reich per una missione top secret.
Sotto mentite spoglie si presenta anche Baynes, una pericolosa spia ricercata dai tedeschi perchè in possesso di documenti riservatissimi e che finge di essere un uomo d'affari svedese che successivamente farà la conoscenza di Nabosuke Tagomi, un autorevole funzionario nipponico che verrà coinvolto da Baynes in un complotto ai danni dell'Impero Giapponese.
Infine tra i protagonisti del romanzo bisogna annoverare a tutti gli effetti anche due libri e cioè l'I Ching, antichissimo testo divinatorio cinese che viene consultato a più riprese dai personaggi, e La cavalletta non si alzerà più, che ipotizza una sconfitta delle potenze dell'Asse al termine del secondo conflitto mondiale e il cui autore, tale Hawthorne Abendsen, viene costantemente braccato dai nazisti e pertanto si vede costretto a rifugiarsi in una sorta di fortezza situata in un luogo sperduto sulle Montagne Rocciose (da qui il titolo originale The man in the high castle).

RECENSIONE
Quando La svastica sul sole  viene pubblicato è il 1962, quindi in piena Guerra Fredda, e la cosa che colpisce subito sono le similitudini (certamente volute) tra la Germania, prima potenza mondiale in questo "universo parallelo", e gli Stati Uniti di allora. Infatti Dick descrive il governo tedesco molto impegnato nelle missioni per la conquista dello spazio e con l'ambizioso obiettivo di arrivare in futuro addirittura su Marte. La Germania è tecnologicamente ed economicamente una spanna sopra tutti, basti pensare che per spostarsi dall'Europa all'America i più abbienti sono soliti viaggiare su sofisticatissimi razzi della Lufthansa. 
Per contro, il modo di agire nei confronti degli oppositori e di censurare qualunque cosa possa minacciare il Reich, ricorda molto la vecchia Unione Sovietica.
Il sistema di controllo usato dal Giappone invece, è più subdolo e meno appariscente, e non si può non associarlo alla politica estera americana del dopoguerra, specialmente durante la cosiddetta Cold War.  
La svastica sul sole, romanzo vincitore del Premio Hugo 1963, rappresenta probabilmente l'ucronia più conosciuta, sicuramente un capolavoro nel suo genere.
Dick nella sua genialità descrive un mondo "capovolto" che obbliga il lettore a porsi tante domande a cui non si può dare risposta, ma che portano ad una moltitudine di riflessioni.
Un libro difficile, inutile negarlo, e non adatto a chi ha un atteggiamento passivo nei confronti di un romanzo, ma che stimola anche a pensare. 
Di questi tempi, non è poco.
BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
La svastica sul sole (The man in the high castle)
ed. Fanucci Editore
292 pag.
traduzione di Maurizio Nati









mercoledì 18 settembre 2013

La lunga marcia - Richard Bachman (1979)

"Sei ancora in tempo a cambiare idea..."
Mrs. Garraty

TRAMA
Ray Garraty è un ragazzo di 16 anni, orfano di padre, che fa la stessa vita di tantissimi altri ragazzini della sua età. E come tanti altri ragazzini della sua età si è iscritto volontario alla "Lunga marcia", ma a differenza di tanti altri lui è uno dei 100 sorteggiati per gareggiare. La lunga marcia è l'evento dell'anno, la lotteria a cui tanti ambiscono a partecipare perché il premio per il vincitore è poter ricevere tutto ciò che si desidera per il resto della propria vita. Ma è anche l'evento nel quale non esiste un secondo classificato.
La lunga marcia infatti ha solo tre regole:
1 - Bisogna camminare ad almeno 6 chilometri l'ora; se si scende sotto i 6 chilometri l'ora, si prende un'ammonizione.
2 - Si recupera un'ammonizione se per un'ora non se ne prende un'altra; si può arrivare ad un massimo di tre ammonizioni contemporaneamente; alla quarta ammonizione si viene congedati.
3 - Vince chi rimane per ultimo senza essere congedato.
Peccato che il congedo non sia una semplice stretta di mano, ma un'esecuzione da parte dei militari del Maggiore, il leader-dittatore organizzatore della lunga marcia.  

RECENSIONE
Quando ho letto per la prima volta questo romanzo sapevo ovviamente chi era Richard Bachman, anche se non avevo mai letto nulla firmato da lui prima, ma soprattutto non sapevo di cosa parlasse il libro se non a grandi linee. Ma la magia è scattata subito, mi sono immersa nella lettura e per 279 pagine sono stata Garraty, ho vissuto le sue paure, le sue debolezze, i suoi dolori. L'angoscia di rallentare, di essere ammonito, di essere congedato corre a braccetto con un distacco quasi indifferente dalla realtà che ci circonda, tanto che verrebbe da gridare ai ragazzi: "Fermi! Cosa state facendo? Perché correte con tanta smania incontro alla morte?"
Bachman é riuscito a creare un reality show ante litteram, ancora prima del suo stesso Running man, ma se non si fa caso all'anno di pubblicazione si potrebbe pensare che al contrario si sia ispirato ad essi, anche perché le atmosfere che è riuscito a ricreare sono identiche: lo stesso pubblico esaltato, indifferente alla tragedia che si sta compiendo davanti ai suoi occhi, anzi, bramoso di riuscire a cogliere quell'attimo preciso in cui un ragazzino smetterà di vivere.
C'è chi dice che la lunga marcia sia una metafora della vita stessa, il percorso che conduce al destino che ci accomuna tutti. Non lo so, non ho pretese di andare a cercare significati nascosti nei libri. O un libro mi piace, oppure no. E La lunga marcia mi è piaciuto.


BW

Nella nostra libreria:
Richard Bachman
La lunga marcia (The long walk)
ed. Sperling Paperback
279 pag.
traduzione di Beata Della Frattina