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lunedì 26 maggio 2014

Il sole bacia i belli - Charles Bukowski (2012)

"Per l'intervistatore, Charles Bukowski è come lo yeti per l'esploratore himalayano. È difficile trovarlo e quando lo si trova la vita diventa estremamente pericolosa."
Arnold Kaye sul "Literary Times", marzo 1963

RECENSIONE
Il 9 marzo 1994 moriva a San Pedro, stroncato da una leucemia fulminante, Henry Charles Bukowski.
Nel ventennale della morte, la Feltrinelli pubblica questo assortimento di interviste, articoli, chiacchierate più o meno informali e tanto altro che, per gli amanti del vecchio Hank, costituisce un regalo graditissimo.
Eh già, perchè tra le oltre trecento pagine di Il sole bacia i belli abbiamo la possibilità di ammirare un Bukowski veramente a tutto tondo, attraverso le numerosissime interviste che rilasciò ai più disparati (e disperati) giornali e riviste underground americane, a partire dal primissimo colloquio con un giornalista di un foglio letterario di Chicago nel 1963, fino all'ultima intervista rilasciata pochi mesi prima di morire.
Nel mezzo, un riassunto di trent'anni di storia americana visti attraverso gli occhi di colui che, forse più di tutti, ha contribuito a rivitalizzare il mondo della letteratura, divenendo uno dei più grandi personaggi di culto della poesia e della narrativa del XX secolo. 
Ed allora ecco Buk che discorre e dice la sua (come sempre senza peli sulla lingua) nell'ordine su: la Baia dei Porci, l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, i movimenti per i diritti civili, le Black Panthers, la guerra del Vietnam, il movimento hippy, l'assassinio di Martin Luther King, l'era psichedelica, la rivoluzione sessuale, le femministe, San Francisco, Los Angeles, New York, il punk, la cultura gay, Ronald Reagan, l'AIDS, gli yuppies, i computer, Twin Peaks, la moda del sushi e tanto altro ancora. Il tutto analizzato e spesso osservato con un disincanto, un realismo e una genuinità davvero senza pari. E, ovviamente, con il suo eccezionale, maleducato, perverso senso dell'umorismo davanti al quale si fa una fatica del diavolo a trattenersi dallo scoppiare a ridere sguaiatamente.
E poi si riflette, più di una volta si arriva a pensare, forse un po' banalmente, a quanto fosse "avanti" quest'uomo, ma si rischierebbe quasi di esagerare, di farne un monumento eccessivo, cosa che sicuramente lui detesterebbe.
Ed allora diremo solamente che Charles Bukowski, nato ad Andernach, Germania, il 16 agosto 1920, era probabilmente solo une persona che aveva una grande capacità: quella di riuscire a capire benissimo gli esseri umani e saperli valutare (che non significa giudicare!) nel brevissimo tempo di un botta e risposta e, ispirato da tutto ciò, era in grado di trasporre su carta le proprie esperienze, facendolo maledettamente bene.
E se a qualcuno sembra poco, non so proprio che farci.

P.S. Naturalmente va da sè che, se siete fan dello zio Buk, dovete assolutamente procurarvi questa gemma.

BF

Nella nostra libreria:
Charles Bukowski
Il sole bacia i belli. Interviste, incontri, insulti (Sunlight Here I Am. Interviews & Encounters 1963-1993)
ed. Feltrinelli
327 pag.
a cura di David Stephen Calonne
traduzione di Simona Viciani



martedì 25 marzo 2014

Musica per organi caldi - Charles Bukowski (1983)

"Le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno"
Henry Charles Bukowski 


RECENSIONE
Bukowski, ancora lui. Il pazzo, l'ubriacone, il piantagrane. Ma anche il profondo, il viscerale, il sensibile. Sempre lui, sempre quello stupefacente folle genialoide di Bukowski. 
Che dire ormai di lui che non sia già stato detto, anche meglio, da tanti altri?
Poco, se non che questo Musica per organi caldi, uscito nel lontano 1983, è un'ulteriore ed energica conferma che lo scrittore di San Pedro, in quanto a comprensione ed analisi dell'animo umano, non è proprio secondo a nessuno. 
Trentasei racconti che pongono al centro dell'attenzione quelli che normalmente non vengono mai considerati da nessuno, gli ultimi, i poveri di denaro ma anche di valori, tutti quelli che la vita ha spesso preso ha sberle, ma che in molti casi se le sono anche andate a cercare per bene, le sberle.
E il vecchio zio Buk ci fa un po' da Caronte in questi piccoli inferni quotidiani, a partire da Meno fragile della locusta, racconto che apre la raccolta, fino a Imbrogliare Marie, quello conclusivo. 
Nel mezzo tutto un campionario di storie irresistibilmente surreali e grottesche che, se da un lato divertono fino a far ridere sguaiatamente, dall'altro lasciano un senso di cupo disagio e di marcato ribrezzo nei confronti della razza umana tutta. 
Ma Bukowski, lo sappiamo ormai, è così: prendere o lasciare. Ed allora tuffiamoci in avventure paradossali, repellenti, tragicomiche, illogiche, e chi più ne ha più ne metta. 
Tra tutte a mio giudizio sicuramente meritano un plauso particolare: Declino e caduta, Una mattina del cazzo, L'uomo che amava gli ascensori, 400 chili, Una birra al bar dell'angolo, Come farsi pubblicare, Fatto finito chiuso. Standing ovation del tutto personale poi per Dolore di scarto, per il modo meraviglioso e tutto da ridere col quale viene fatto letteralmente a pezzi il prototipo del poeta pretenzioso ed intellettualoide il quale, avendo in realtà ben poco da dire, si nasconde dietro ai paroloni ed a metafore astratte del tutto incomprensibili.
Un viaggio che ci conduce in una sorta di mondo nascosto, all'interno del quale si muovono assassini, prostitute, alcolizzati, feticisti, psicopatici e maniaci di ogni tipo. Un mondo che potrà anche schifare o scandalizzare il lettore meno avvezzo a rapportarsi con certe tematiche, ma che Bukowski conosce assai bene e che, indubbiamente, sa raccontare in maniera magistrale.
Un libro che consiglio senza indugio a tutti coloro che già hanno apprezzato altre opere dello scrittore americano ma non solo, infatti mi permetto di suggerire la lettura di Musica per organi caldi anche a chi ritiene di essere una persona curiosa, che non si lascia impressionare tanto facilmente e che non ha paura di mettersi in gioco.
Sono convinto che anche Bukowski sarebbe felicissimo, di avere lettori così.

BF

Nella nostra libreria: 
Charles Bukowski
Musica per organi caldi (Hot Water Music)
ed. Universale Economica Feltrinelli
191 pag.
traduzione di Maria Giulia Castagnone





sabato 1 febbraio 2014

Storie di ordinaria follia - Charles Bukowski (1972)

"Il mondo è pieno di stronzi letterari imbalsamati, che non fanno altro che parlare di quella volta che incontrarono Ezra Pound a Spoleto, Edmund Wilson a Boston, Dalì in mutande o Lowell in giardino. Avvolti in accappatoi, a sparar coglionerie. E ora tocca sorbirteli a te."
Henry Charles Bukowski, da 'Pazzia notturna per le strade'
 
RECENSIONE
Bisogna esser coraggiosi per leggere Bukowski, bisogna essere capaci di mettersi in discussione. 
Ci vuole una buona dose di disincanto, perchè Bukowski è capace in una sola pagina di minare tutte le piccole sicurezze che uno si è creato nel corso degli anni. Lui per primo, Bukowski, di certezze non ne ha più, sempre ammesso che le abbia avute, e lo dice senza problemi.
Occorre anche una certa ironia (ed autoironia), o altrimenti una persona che è abituata a prendere tutto troppo sul serio è altamente improbabile che riesca ad arrivare in fondo a questa incredibile, grottesca, geniale antologia di racconti. Si tratta infatti di una delle cose più disperate ed, al tempo stesso, divertenti che si possano leggere.
Quarantadue racconti semplicementi pazzeschi, quarantadue autentiche Storie di ordinaria follia; credo che anche pensandoci per dieci anni di fila non si sarebbe potuto trovare un titolo più azzeccato ed esplicativo di questo.
La vita in un casino del Texas, Sei pollici, La macchina da fottere, Nascita, vita e morte di un giornale underground, Fica a stufo, Un matrimonio di rito Zen, In galera col nemico pubblico N.1, Altra storia di cavalli, Una calibro 9 per pagare l'affitto, Il mio soggiorno al villino del poeta: sono solo alcuni degli episodi migliori di questa raccolta, ma vi garantisco che non sono certo gli unici.
Racconti che parlano di cavalli, alcool, sconfitte, miseria e sesso, tanto sesso. Le solite cose, insomma. Tutto quanto in modo estremamente semplice, diretto e senza alcun tipo di filtro.
Forse adorerete queste storie, o forse ne rimarrete profondamente disgustati, ma una cosa è certa: nessuno scrittore sa suscitare tanta ammirazione o repulsione come fa lui. É praticamente impossibile rimanere neutrali davanti a Bukowski. Sei di fatto obbligato a schierarti. Magari sarà anche un luogo comune trito e ritrito e ampiamente utilizzato per migliaia di autori, ma in questo caso, vi assicuro, è davvero così.
Recensione questa, sulla quale c'è poco da dire, e quel poco che ho detto rischia di essere superfluo... pertanto il migliore consiglio che io possa dare a chi non ha mai letto questo libro è di farlo al più presto: o vi si aprirà un mondo o vi terrete per sempre alla larga da letture di questo genere. Mal che vada, in qualunque modo la pensiate alla fine ne sarà valsa la pena.

BF


Nella nostra libreria:
Charles Bukowski
Storie di ordinaria follia. Erezioni Eiaculazioni Esibizioni (Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness)
ed. Universale Economica Feltrinelli
340 pag.
traduzione di Pier Francesco Paolini






 





martedì 24 dicembre 2013

Taccuino di un vecchio sporcaccione - Charles Bukowski (1969)

"faceva caldo lì dentro. mi avvicinai al piano e suonai il piano. non sapevo suonare il piano. pestavo i tasti e basta. qualcuno ballava sul letto. poi guardai sotto il piano e vidi che una ragazza c'era stesa sotto con il vestito sollevato fino ai fianchi. suonai con una mano sola, allungai l'altra e rapinai un'emozione."
Henry Charles Bukowski


RECENSIONE
Non c'è nulla di meglio di un bel libro di Charles Bukowski per calarsi alla perfezione nell'atmosfera natalizia! Così, sempre che riusciate a sopravvivere alle mega abbuffate che prenderanno il via tra poche ore, vi propongo questa autentica meraviglia dalla sterminata produzione del formidabile ragazzaccio della letteratura americana.
Taccuino di un vecchio sporcaccione è in realtà la raccolta di una serie di racconti che Bukowski scrisse tra il 1967 e il 1969 sulle pagine di una rivista underground che si chiamava "Open City" e che viene citata anche nel successivo Storie di ordinaria follia con il nome di "Open Pussy" (non ve lo dovrò mica spiegare io cosa vuol dire, vero???), come la vera e propria palestra letteraria dove egli si fece le ossa.
La storia (vera) praticamente è questa: il direttore della rivista John Bryan fondò "Open City" dopo essere stato licenziato da un altro giornale più tradizionalista, in quanto aveva protestato per via di uno special natalizio dove erano stati cancellati gli organi sessuali in un disegno che raffigurava Gesù Bambino. Quindi come vedete, un collegamento col Natale c'è...
Bryan pensò così di farsi il suo giornale, chiamando il vecchio amico Bukowski a tenere una rubrica intitolata appunto Taccuino di un vecchio sporcaccione dove il Nostro aveva la totale libertà di scrivere, nè più nè meno, tutto quello che gli passava per la testa.
Il successo neanche a dirlo fu clamoroso, soprattutto se consideriamo il fatto che si trattava di un giornale dall'impronta dilettantistica che non aveva una vera e propria distribuzione, il tutto in una città come Los Angeles dove all'epoca pubblicazioni di questo tipo spuntavano come funghi.
Bukowski in particolare divenne l'idolo dei lettori, i quali adoravano il suo stile asciutto e sboccato e le sue storie allucinate e divertentissime. E così dopo una vita passata come dipendente delle poste, a quasi cinquant'anni, venne travolto da una popolarità del tutto inaspettata e la sua casa divenne meta di veri pellegrinaggi da parte dei suoi fan che andavano a trovarlo per farsi una bevuta insieme a lui e discutere degli argomenti più disparati, e dalle numerose ammiratrici che non mancavano di fargli arrivare infuocate dichiarazioni d'amore.
Inutile cercare un fil rouge in questo libro, si tratta infatti di una serie di racconti brevi totalmente slegati tra di loro ma che rappresentano delle autentiche gemme. Le storie non hanno titolo, lo stile è scarno, la punteggiatura incerta, l'esposizione è frenetica ed a volte confusa, ma se amate lo scrittore di San Pedro sappiate che non potete assolutamente esimervi dal leggere questa stupenda e spumeggiante raccolta.
Inutile dire che questo è un autore che o si odia oppure si ama alla follia, pertanto se lo conoscete potete ben immaginare cosa vi attende...
Non mi resta dunque che chiudere con una citazione dello stesso Bukowski nella prefazione a questo volume, dove dice la sua su tutta la faccenda di "Open City".

"È tutto strano, molto strano. Pensate solo che se non avessero cancellato il pisellino e le palline a Gesù Bambino, ora non leggereste queste pagine. Così, allegria."

Natale con lo zio Buk dunque, evviva evviva!
E naturalmente, siccome IO sono un bravo ragazzo, faccio i miei migliori auguri a tutti.
Buon Natale!

BF


Nella nostra libreria:
Charles Bukowski 
Taccuino di un vecchio sporcaccione (Notes of a Dirty Old Man) 
ed. Guanda Editore
142 pag.
traduzione di Carlo A. Corsi









domenica 20 ottobre 2013

Post Office - Charles Bukowski (1971)

"Dopo averci fatto giurare, il tizio ci disse: <<Bene, ora avete un buon lavoro. Comportatevi bene e avrete un lavoro sicuro per tutta la vita>>. Sicuro? La sicurezza si poteva averla anche in galera. Tre metri quadrati tutti per voi senza affitto da pagare, senza conti della luce e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza tassa di circolazione. Senza multe. Senza fermi per guida in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti."
Henry Chinaski

TRAMA
Passare le notti con l'amata Betty a fare sesso ed ubriacarsi pesantemente, ed alle cinque di mattina presentarsi in qualche modo in ufficio per prepararsi a consegnare la posta nei più squallidi sobborghi di Los Angeles, sotto il sole battente o violenti diluvi.
Henry "Hank" Chinaski vive così, è un postino decisamente fuori dall'ordinario che non va d'accordo con i rigidi (ed a volte assurdi) regolamenti dell'ufficio postale e nemmeno con i suoi sadici superiori che non perdono occasione per dimostrargli la propria ostilità, sbattendolo a fare il percorso di consegna più duro o con richieste di straordinari assolutamente immotivate.
Hank però è deciso a resistere, anche perchè intende passare da semplice supplente a postino fisso, in modo da ottenere così molti più diritti e vantaggi. Cosa che avviene, ma la situazione non sembra migliorare affatto e per Chinaski continuano le vicissitudini, tra bevute colossali, storie sentimentali che nascono e muoiono, casalinghe che non gli danno pace, colleghi insopportabili e cani famelici che attentano alla sua incolumità.

RECENSIONE
O bianco o nero. O dentro o fuori. Dopo aver letto poche pagine di questo romanzo semi-autobiografico dove il protagonista, Hank Chinaski, altro non è che l'alter ego di Bukowski, avrete già ben chiaro se lo stile dello scrittore tedesco naturalizzato americano farà al caso vostro o no.
Per questo io ho sempre reputato Post Office il libro ideale per fare la conoscenza con quello che è stato definito "il cattivo ragazzo della letteratura americana". Bukowski è così: può piacere oppure no, ma non si può certo sostenere che non sia onesto. Non ti nasconde nulla, quello che vuole dire lo dice e lo fa come vuole, in modo netto ed inequivocabile e se qualcuno non gradisce pazienza.
Il linguaggio è diretto, senza fronzoli e spesso sboccato, lo stile è estremo ed arrabbiato, ma anche brillante e pieno di vitalità. Volendo semplificare le cose si potrebbe dire che la filosofia di vita di Chinaski si può riassumere nella sua grande passione per le donne, per le corse dei cavalli e per le sbronze. Vero, ma non solo. Hank infatti, come Bukowski, non chiede commiserazione, sa bene a cosa va incontro comportandosi in un certo modo, ma non gliene importa nulla, e accetta ogni volta tutte le conseguenze del caso. A volte persino lui si chiede il perchè di questa sua tendenza all'autodistruzione, non riuscendo mai a trovare una risposta sensata. Quante volte infatti nel corso delle sue avventure lo si sente spesso esclamare: "Cristo, devo essere matto!", ma il tutto con il tono di chi ha capito le regole del gioco e, sapendo di non poter fare più tanto, cerca di sopravvivere il meglio possibile. Ed in alcuni frangenti nelle sue opere fa capolino una sensibilità che colpisce, forse perchè del tutto inaspettata.
In Post Office viene riassunta l'esperienza che l'autore ha vissuto realmente come dipendente delle poste per diversi anni, prima di intraprendere la carriera letteraria, pertanto moltissimi dei meravigliosi aneddoti del romanzo sono stati vissuti in prima persona e trasposti su carta con un'energia ed una forza veramente uniche.
Un libro che rientra tra i miei personali "Grandi Classici" e che consiglio caldamente, aldilà che si condivida o meno la visione cinica e misantropica nei confronti della società e del mondo che ne emerge dalla lettura.

BF



Nella nostra libreria:
Charles Bukowski
Post Office (Post Office)
ed. TEA
155 pag.
traduzione di Marisa Caramella


 

lunedì 16 settembre 2013

Pulp. Una storia del XX secolo - Charles Bukowski (1994)

"Dopo un minuto e 45 secondi mi alzai e allora il tipo si alzò anche lui e si avvicinò al mio tavolo. Controllai la fondina. C'era. Nascosta. La migliore erezione che possa avere un uomo."
Nick Belane

TRAMA
Los Angeles. Anni '90. Nick Belane è un investigatore privato decisamente male in arnese: non più giovanissimo, squattrinato, sovrappeso, amante dei bar e degli ippodromi nei quali puntualmente sperpera i pochi dollari che guadagna.
Ciononostante si considera "il più dritto di L.A.", e per una volta la fortuna sembra bussare alla sua porta quando viene ingaggiato da una certa Signora Morte che, dietro cospicuo compenso, lo incarica di ritrovare Céline, il noto scrittore francese che tutti credono morto.
Quando poi in breve tempo nel suo studio si presenta una serie di personaggi incredibili che gli affidano le indagini più assurde la storia si riempie di situazioni al limite del surreale che lasciano spazio a vicende allucinanti, dialoghi esilaranti, mariti cornuti, litigi con baristi, sexy aliene ed altro ancora, fino al catastrofico finale.

RECENSIONE
Nella sua ultima opera (pubblicata postuma) Charles Bukowski si sbizzarrisce sui temi che ama di più: le donne, l'alcool, la sua peculiare filosofia di vita da frequentatore dei bassifondi.
Un personalissimo omaggio al cinema noir da parte di uno scrittore che da sempre è sfuggito ad ogni tipo di definizione. Una sorta di Pulp Fiction dei derelitti in cui esce alla grande tutto il genio narrativo del vecchio Buk.
Un libro che ho sempre consigliato a chiunque.

BF

Nella nostra libreria:
Charles Bukowski
Pulp. Una storia del XX secolo (Pulp)
ed. UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI
182 pag.
traduzione di Luigi Schenoni