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domenica 20 luglio 2014

Lasciami entrare - John Ajvide Lindqvist (2004)

"<<Io... non uccido le persone.>>
<<No. Ma vorresti farlo. Se potessi. E lo faresti sicuramente in caso di necessità.>>
<<Perché li odio. C'è una bella...>>
<<Differenza? È questo che vuoi dire?>>
<<Sì...>>
<<Se potessi cavartela. Se succedesse e basta. Se tu potessi augurare a qualcuno di morire e quello morisse. Lo faresti allora?>>
<<Sì.>>
<<Sì. E lo faresti soltanto per il tuo piacere. Per vendetta. Io lo faccio perché devo. Non esiste un altro modo.>>
<<Ma è perché loro mi fanno male, mi prendono in giro, perché io voglio...>>
<<Perché tu vuoi vivere. Proprio come me.>>"
Oskar e Eli

TRAMA
Svezia, 1981. Oskar è un ragazzino timido, introverso ed un po' soffocato dall'eccessivo amore materno. Vive a Blackeberg, un sobborgo nella periferia di Stoccolma, ed è perennemente vittima di alcuni bulli a cui sogna segretamente di farla pagare.
Un giorno, mentre si trova in cortile, incontra Eli, una strana ragazzina circa della sua età che si è appena trasferita nell'appartamento accanto a quello dove vive il ragazzo insieme ad un signore, probabilmente il padre.
Oskar vorrebbe approfondire la conoscenza della nuova amica, ma tra i bulli che lo maltrattano in maniera sempre più violenta, un misterioso assassino che ha barbaramente ucciso un bambino nella foresta e lo sbarco di un sottomarino sovietico l'apprensione della madre è cresciuta in maniera esponenziale, e i suoi incontri con Eli diventano sempre più segreti.
Ma Eli sembra nascondere dei segreti: perché, prima di entrare, chiede sempre il permesso esplicito? E l'uomo che vive con lei è davvero suo padre? E soprattutto, come mai non esce mai di giorno?

RECENSIONE
Di Lasciami entrare avevo visto la versione cinematografica alcuni anni fa, e mi ricordavo che mi era piaciuto. Così, come a volte accade, dopo molto tempo mi sono messa all'improvviso a pensare che sarebbe stato bello leggere il romanzo da cui era stato tratto il film.
Devo dire che sinceramente non capisco la scelta editoriale di inserire questo meraviglioso libro horror all'interno della collana "i gialli". Al di là di questa piccolezza però, sono stracontenta della mia scelta.
Pur discostandosi infatti dalla classica storia sui vampiri, quelli di Lasciami entrare rispecchiano fedelmente l'immaginario classico di questa categoria di mostri letterari, tanto che il titolo, che nell'originale cita una canzone dell'ex cantante degli Smiths, Morrissey, fa riferimento alla credenza che essi debbano essere invitati ad entrare per poterlo fare (un po' come i lupi mannari che in Sicilia si dice siano incapaci di salire i gradini). Ma i mostri di cui parla questo libro, ed anche in questo sta la sua grandezza, non sono solo quelli con i canini: lo spettro della solitudine, l'alcolismo, il bullismo, la pedofilia, le droghe... Sono tutti argomenti trattati magnificamente, perché mai in maniera esplicita, in questo libro. Ma l'opera prima di Lindqvist parla anche di amicizia, di amore (attenzione, non quello sdolcinato e stucchevole stile Il diario del vampiro, ma quello tra due amici, tra figli e genitori, oltre che quello tra innamorati), di crescita di un bambino che, nonostante le avversità, riesce a sconfiggere i suoi demoni e le sue paure e ad avvicinarsi all'età adulta.
Un romanzo che consiglio caldamente agli appassionati del genere, che sicuramente non rimarranno delusi dalla penna dello scrittore di Blakeberg. Da parte mia, di certo non mi fermerò a questo suo primo romanzo.

BW

Nella nostra libreria:
John Ajvide Lindqvist
Lasciami entrare (Låt den rätte komma in)
ed. Marsilio
461 pag.
traduzione di Giorgio Puleo

  

mercoledì 16 luglio 2014

Altamente esplosivo - Joe R. Lansdale (2010)

"La testa di Leroy fu percorsa da una serie di idee, alcune delle quali implicavano un filo teso a mezza altezza e che si concludevano tutte con qualche tipo di trionfo per lui e con Draighton steso supino, intento a rialzarsi come uno scarafaggio rovesciato"
Joe R. Lansdale, da 'Re delle Ombre'

RECENSIONE
Uno scrittore prolifico come il buon vecchio Joe R. non può ovviamente limitarsi a scrivere romanzi, ma per forza di cose produce anche racconti brevi, dai quali magari successivamente sviluppa storie più lunghe e strutturate.
Tra l'enorme quantità di short novels dell'autore di Nacogdoches, Fanucci ha selezionato 10 racconti inediti e da essi ha pubblicato la raccolta che vi proponiamo oggi, intitolata Altamente esplosivo.
10 storie diverse tra loro, che permettono al lettore ghiotto di lansdaliate di gustarsi scenari alla 1984, western classici ma anche dalle spiccate tonalità dark, personaggi horror con uno spiccato senso dell'umorismo e così via, soddisfacendo tutti i gusti.
Lansdale non delude, e come sempre si dimostra uno scrittore estremamente eclettico con il talento naturale di spaziare da un genere all'altro senza alcuna fatica. Forse Altamente esplosivo non sarà il suo libro migliore o il più rappresentativo, ma sicuramente chi già conosce ed apprezza l'autore del Texas orientale rimarrà soddisfatto da queste dieci piccole chicche che, come afferma lo stesso Lansdale nella prefazione, sono state scelte da lui personalmente tra le sue preferite o tra quelle più amate dal pubblico americano.
Un'occasione da non farsi scappare per amare ancora di più questo narratore poliedrico ed avere una visione a 360 gradi del suo indiscutibile talento creativo.

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Altamente esplosivo. 10 racconti inediti (Drive-in Date; Surveillance; Dirt Devils; The Long Dead Day; The Gentleman's Hotel; Big Man: A Fable; King of Shadows; White Mule-Spotted Pig; It Washed Up; Hide and Horns)
ed. Fanucci Editore
234 pag.
traduzione di Luca Conti


   

sabato 21 giugno 2014

Il caso di Charles Dexter Ward - H.P. Lovecraft (1941)

"Tuttavia il punto cruciale, e quello che secondo il dottor Willett costituì la vera origine della tragedia di Ward, fu il materiale scoperto nell'agosto 1919 dietro il pannello di legno della casa in rovina a Olney Court. Fu quello, senza dubbio, a spalancare la porta sulle nere visioni che dovevano gettare il disgraziato in un abisso senza fondo."
Howard Phillips Lovecraft

TRAMA
La vicenda si apre con la notizia che il signor Charles Dexter Ward, ricoverato presso una nota clinica psichiatrica di Providence, è riuscito a fuggire lanciandosi da una finestra posta ad un'altezza proibitiva e lasciandosi alla spalle solamente un po' di una misteriosa polvere grigia.
La famiglia del giovane che, nonostante l'aspetto raggrinzito e trascurato che lo contraddistingue da qualche tempo, ha solamente ventisei anni, incarica il medico di famiglia, dr. Marinus Bicknell Willett, di occuparsi del caso. Questi arriva quindi a scoprire che il giovane Ward, membro di una famiglia ricca e rispettabilissima, si era recentemente interessato alla storia della sua famiglia e si era appassionato in particolare alla figura di Joseph Curwen, un suo lontano antenato alchimista che godeva di pessima fama essendo stato  accusato, tra le altre cose, di dedicarsi alla stregoneria.
Pare anche che Curwen avesse trovato il modo di comunicare con strane entità demoniache e che cercasse continuamente una via alla resurrezione. Ward sempre più spesso, pertanto, era solito rinchiudersi nel suo laboratorio per studiare enigmatici scritti e per condurre strani esperimenti, a volte per giorni interi. Ed i famigliari, ormai preoccupati per la salute fisica e mentale del ragazzo, affermano convinti che Ward ricevesse delle visite all'interno del proprio studio, sebbene non avessero mai visto entrare nessuno.
Qual'è dunque il mistero di Charles Dexter Ward? Che cosa lo ha condotto piano piano sulla soglia della follia?

RECENSIONE
Realizzato nel 1927 ma pubblicato solamente quattro anni dopo la morte del suo autore, Il caso di Charles Dexter Ward rappresenta a mio modo di vedere uno dei lavori migliori di Lovecraft, nonchè uno dei piu grandi capolavori di ogni epoca per quanto riguarda la letteratura horror.
Si ritrovano qui riunite infatti tutte le colonne portanti dello stile e del vastissimo immaginario lovecraftiano come, ad esempio, le spaventose divinità ancestrali provenienti da altri universi oppure certe abitazioni "infestate" sparse in tutto il New England, che il genio di Providence aveva saputo trasformare da regione tranquilla prediletta dagli americani per trascorrervi rilassanti periodi di villeggiatura, ad un luogo infernale al centro di fenomeni inspiegabili ed assolutamente terrificanti.
Racconto piuttosto complesso ma comunque ben strutturato, con un prologo azzeccatissimo che contribuisce a calare immediatamente il lettore nell'atmosfera di cupa angoscia ed inquietudine che si respirerà poi in ogni sua riga, Il caso di Charles Dexter Ward tratta principalmente di magia nera e lo fa, come al solito, "alla Lovecraft".
L'autore infatti, oltre al suo consueto metodo narrativo (mutato da Poe) secondo il quale spesso le cose e gli eventi non vengono descritti nella loro interezza, lasciando il compito a chi legge di immaginare l'orrore, introduce anche un tema da sempre caro al romanzo gotico; ovvero il principio secondo il quale quando, per qualsiasi ragione, le leggi della natura vengono stravolte dagli esseri umani, le conseguenze sono quasi sempre catastrofiche.
Scritto al termine della traumatica esperienza newyorkese, durante la quale aveva vissuto per due anni insieme alla moglie Sonia, Il caso di Charles Dexter Ward costituisce anche un sincero ed affettuoso omaggio di Lovecraft nei confronti di Providence. Infatti egli si era sempre sentito profondamente a disagio a New York, provando un forte senso di oppressione verso la metropoli, e, funestato da problemi economici e da un matrimonio ormai giunto al capolinea, decise di tornare nell'amata città natale.
La quiete dei boschi del Rhode Island, le ville vittoriane che fecero da scenario a moltissime sue storie (come ad esempio Halsey House, alla quale si ispirò proprio per descrivere l'edificio in cui si consuma la tragedia del povero Ward), e il fatto di trovarsi finalmente in un luogo che Lovecraft considerasse in tutto e per tutto "casa sua", lo portarono a creare un'opera davvero eccezionale.
Un racconto che mischia dunque fantastico, horror, stregoneria e che comprende addirittura anche un pizzico di storia del New England (si dice infatti che Lovecraft fosse entrato in possesso di alcuni documenti riguardanti il celebre Processo alle streghe di Salem del 1692), e che sarà capace ancora una volta di gettarvi in un vero abisso di delirio e terrore. Il tutto, come sempre, orchestrato alla grande dalla sapiente mano di H.P. Lovecraft.

BF

Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1927-1930"
Il caso di Charles Dexter Ward (The Case of Charles Dexter Ward)
ed. Oscar Mondadori
131 di 557 pag.
traduzione di Giuseppe Lippi


sabato 31 maggio 2014

Notizie dalle tenebre - Joe R. Lansdale (2014)

"<<Mr Fine, è un piacere vederla>> [...]
<<Chiamami Stubble, o Stubbs. Non che tu mi sia particolarmente simpatico, ma Mr Fine mi fa sentire vecchio, e la cosa non mi garba. E poi, ogni tanto capita di vederci. Perciò possiamo dire di conoscerci.>>
<<Molto bene, Stubbs...>>
<<Un momento, [...] lasciamo perdere. Chiamami Mr Fine. Suona meglio, venendo dalla tua bocca.>>"
Lo sceriffo e nonno (da "Il vecchio sulla sedia a rotelle")

RECENSIONE
Notizie dalle tenebre, come a volte accade, è un libro che in America, paese natale di Lansdale, non esiste. Esso è infatti una raccolta di alcuni dei racconti che lo scrittore texano scrisse in età giovanile, prima di diventare l'autore acclamato che oggi conosciamo. Come spiega egli stesso nell'introduzione al libro le storie sono state scelte insieme all'editor italiano, e a malincuore, per motivi di spazio, ne ha dovute lasciar fuori molte altre; ma state tranquilli! Non si esclude che in futuro venga pubblicata anche una seconda raccolta.
I sedici episodi selezionati sono quasi tutti inediti in Italia, tranne uno, che forse qualcuno di voi (e mi piace pensare che sia anche, almeno in piccola parte, merito mio) può aver letto: si tratta di Bubba Ho-Tep, di cui vi ho parlato qualche mese fa.
Gli altri racconti toccano i temi ed i generi più svariati, in pieno stile Lansdale: si va dagli omaggi a due immensi scrittori americani, H.P. Lovecraft e Mark Twain, per passare a storie che parrebbero quasi uscite dalla penna di Stephen King. Ma anche strampalate vicende con protagonisti alquanto bizzarri, come l'orso dal carattere decisamente poco gustoso di Mr Orso, o il tanto acuto quanto scorbutico nonnino de Il vecchio sulla sedia a rotelle.
Vi piace l'horror? Oppure preferite le buone, vecchie storie di avventura (e scazzottate) in stile "Hap e Leonard"? O meglio ancora forse il western? Qualunque sia stata la vostra risposta, la scelta è sempre la stessa: Notizie dalle tenebre, fidati di me, vi piacerà!
Voglio però segnalare una svista, nel racconto La caccia: prima e dopo, in cui il protagonista, per andare a caccia con la moglie, affida i figli ai propri genitori; ma alcune pagine dopo spiega che i medesimi sono morti svariati anni prima! Questo lapsus, comunque, non va ad inficiare in alcun modo la bontà della storia.
Detto ciò, non vi resta che tuffarvi a capofitto nella lettura di questo meraviglioso libro, sperando che Lansdale mantenga la promessa e non ci faccia attendere troppo a lungo per la seconda puntata di questo graditissimo "Best of".

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Notizie dalle tenebre (tratti da "Bleeding Shadows", "The Best of Joe Lansdale", "High Cotton" e "Trapped in the Saturday Matinée")
ed. Einaudi Stile Libero Big
468 pag.
traduzione di Luca Briasco

    

mercoledì 28 maggio 2014

L'ultimo cavaliere - Stephen King (1982)

"<<Credi in una vita dopo la morte?>>
<<Penso che sia questa.>>"
Roland e Brown

TRAMA
In un futuro imprecisato, il mondo è "andato avanti", sconvolto cioè da una non meglio definita catastrofe e regredito ad un'epoca simile a quella del Far West. Qui è ambientata la storia di Roland di Gilead, abile pistolero ed unico membro rimasto in vita di un antica confraternita, il quale è lanciato all'inseguimento di un misterioso individuo chiamato "l'uomo in nero".
Questo enigmatico figuro pare che sia un potentissimo stregone in grado, tra le altre cose, di resuscitare i morti, ma per Roland è di vitale importanza raggiungerlo in quanto solo lui può condurlo ad un luogo arcano e leggendario noto come Torre Nera.
E così, il pistolero si reca prima in un villaggio dove l'uomo in nero ha soggiornato tempo prima e dove ha lasciato un demone nel tentativo di farlo desistere dall'impresa, poi si mette sulle sue tracce attraverso uno sterminato deserto popolato da mutanti ed altre entità malvage. Qui, in una vecchia stazione di posta abbandonata, incontrerà un ragazzino di nome Jake che deciderà di seguire Roland fin sulle montagne che sorgono al termine di questa landa desolata, in una disperata caccia all'uomo (in nero).

RECENSIONE
Primo capitolo della serie della Torre Nera, L'ultimo cavaliere venne scritto da Stephen King quand'era ancora studente universitario, e si vede. Eccome se si vede.
Se da un lato infatti non posso non esaltarmi davanti ad un'ambientazione meravigliosa, in un perfetto stile spaghetti-western che, per quanto mi riguarda, risulta molto più intrigante di foreste nordiche popolate da elfi, draghi, troll ed altri elementi classici del fantasy, dall'altro devo ammettere che questo primo volume non mi ha affatto entusiasmato, anzi.
La trama appare confusa, disordinata e difficile da seguire, il ritmo troppo lento, e poi il linguaggio usato da King è qualcosa di esageratamente barocco ed ampolloso, tanto da far perdere spesso il filo del discorso. 
Qualche esempio? Ecco qua: "Una delle donne lo seguì con gli occhi strabuzzati ed il soggolo svolazzante". Io sono ignorante, e su questo non c'è dubbio, però mi spiegate che significa? Oppure c'è qualcuno che riesce a farmi capire com'è fatto un "sole filisteo"? E poi sostantivi ed attributi come cengia, natece, fitolacca, bruschino, cachinno... Una sequela di termini ed aggettivi astrusi e desueti che il povero traduttore (al quale va tutta la mia solidarietà) è stato costretto ad utilizzare per rendere come meglio poteva il lessico di un King che, seppur a tratti lascia intravedere lampi del genio narrativo che diverrà, qui appare uno scrittore ancora decisamente acerbo.
Dispiace molto, perchè L'ultimo cavaliere offre diversi spunti interessanti e, complice anche una struttura composta da numerosi flashback, riesce anche a solleticare la curiosità del lettore, peccato però che poi il giovane Stephen tenda a perdersi un po' troppo creando un effetto di piattezza e di monotonia generale che non facilita il compito a chi legge.
Eh va beh, non drammatizziamo, può capitare a tutti qualche piccolo passo falso, specialmente quando si è agli esordi, vedremo in seguito come si svilupperà questa saga. Spero solamente, e passatemi la battuta, che stavolta il buon giorno NON si veda dal mattino.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
L'ultimo cavaliere (The Gunslinger)
ed. Sperling Paperback
224 pag.
traduzione di Tullio Dobner


 

domenica 18 maggio 2014

Frankenstein - Mary Shelley (1818)

"Lo avevo desiderato con un ardore di gran lunga superiore al normale; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno era svanita, e un orrore e un disgusto soffocanti mi opprimevano il cuore."
Victor Frankenstein

TRAMA
In una serie di lettere scritte alla sorella Margareth, l'esploratore Robert Walton narra i progressi della propria spedizione, che dovrà condurlo al Polo Nord, per poi circumnavigare il globo. 
Una volta giunta nel Circolo Polare Artico però, la nave si incaglia in mezzo ai ghiacci. Durante la sosta forzata i membri dell'equipaggio avvistano una creatura dalle fattezze mostruose aggirarsi sulla banchisa, per poi scomparire in lontananza.
Qualche giorno dopo un uomo su di una slitta si avvicina all'imbarcazione in stato di evidente shock. Costui, che si presenta come il dottor Victor Frankenstein di Ginevra, viene fatto salire a bordo ed inizia a raccontare la sua storia.
Una storia a dir poco pazzesca.

RECENSIONE
Credo che l'episodio che sta alla base della genesi di Frankenstein sia ormai famosissimo, ma in ogni caso, per chi non ne fosse al corrente faccio un breve riassunto.
Giugno 1816, Lord Byron invita l'amico medico John William Polidori, i futuri coniugi Percy e Mary Shelley e la sorellastra di quest'ultima Claire, all'epoca amante di Byron, a trascorrere una vacanza nella sua villa sul lago di Ginevra. Ma il tempo è inclemente in quello che verrà poi ricordato come L'anno senza estate e così, costretto a rimanere in casa, per sfuggire alla noia il gruppetto si diletta nella lettura di racconti di fantasmi, finchè una sera Lord Byron non propone agli amici di provare a comporre, ognuno di essi, una storia del brivido. Alla fine vennero scritti brevi racconti che rimasero nulla più di un passatempo, tranne in due casi: John William Polidori infatti, con il racconto Il vampiro, creò di fatto la figura "classica" di questo mostro facendone un nobile dalla personalità magnetica ed attratto dal sangue delle fanciulle, mentre la giovane Mary ideò una storia che poi, adeguatamente sviluppata, divenne nota come Frankenstein.
Pubblicato inizialmente in forma anonima, venne subito stroncato dalla critica che però, in seguito ad una positiva recensione di sir Walter Scott, aggiustò la mira. Successivamente poi, quando si scoprì che l'autore era una donna (per giunta di soli ventuno anni), gli stessi critici si lasciarono andare a pareri entusiastici, con perle del tipo: "Per un uomo era eccellente ma per una donna è straordinario!". E con questo stendiamo un velo pietoso sui critici di ogni genere ed epoca.
Frankenstein nel titolo originale viene definito un moderno Prometeo, cioè colui che venne condannato dagli Dei per aver donato il fuoco agli uomini. L'accostamento consiste nel fatto che il dottor Frankenstein, con i suoi esperimenti, cerca di sconfiggere la morte ricreando il fuoco vitale nelle salme che trafuga nei cimiteri.
Il racconto, a mio modesto parere, non è un capolavoro essendo eccessivamente lento e dispersivo, tuttavia è innegabile che rappresenti un classico imprescindibile per chiunque sia appassionato di letteratura fantastica o dell'orrore. Tantissime sono le tematiche affrontate in questo romanzo, alcune delle quali, sono ancora oggi attualissime e supersfruttate. Basti citare il concetto che costituisce forse il nocciolo del racconto ovvero la paura del "diverso", il pensiero cioè che porta a diffidare di chiunque non sia uguale a noi, in particolar modo nell'aspetto; ma anche l'idea (davvero rivoluzionaria per quei tempi) che "mostro" non significhi necessariamente "cattivo" e che anche una creatura veramente spaventosa come quella realizzata dal dottor Frankenstein possa in realtà provare e manifestare sentimenti, anche nobili.
Al giorno d'oggi tutte queste cose possono suonare forse banali, ma l'autrice britannica fu una delle prime in assoluto a porsi quelle domande, e probabilmente la prima a scrivere una delle più potenti e conosciute allegorie su questo tema.
Ripeto in conclusione: pur non avendomi entusiasmato, sono comunque felice di aver letto Frankenstein in quanto mi sento finalmente di aver colmato una grossa lacuna che chiunque si ritenga amante dell'horror non può assolutamente permettersi di avere. 

BF

Nella nostra libreria:
Mary Shelley
Frankenstein (Frankenstein, or The Modern Prometheus)
ed. Oscar Mondadori
272 pag.
traduzione di Simona Fefè






venerdì 9 maggio 2014

Intervista col vampiro - Anne Rice (1976)

"Quanto nastro hai con te? [...] Ce n'è abbastanza per la storia di una vita?"
Louis al ragazzo

TRAMA
In un'intervista, Louis racconta ad un ragazzo la sua vita, resa particolarmente interessante dal fatto che egli è un vampiro.
Nella New Orleans della fine del XVIII secolo il venticinquenne Louis venne reso vampiro da Lestat, il quale apparentemente vuole solo impossessarsi della piantagione del ragazzo, garantendosi i benefici derivanti dalle sue ricchezze ed offrendo al vecchio padre, cieco ed umano (nel senso che, al contrario del figlio, non è un vampiro) una sistemazione dignitosa.
I due vissero così per anni, ed a Louis pesava molto la sua posizione subordinata e dipendente da Lestat: egli, sofferente per la sua condizione disumana, avrebbe voluto lasciarlo, allontanarsi dalla sua influenza malvagia, ma temeva di non essere in grado di "sopravvivere" senza i dettami del maestro.
Quando finalmente divenne determinato a prendere la propria strada, Lestat, terrorizzato dall'eventualità di rimanere solo, lo costrinse a compiere un atto per legarlo per sempre a sé: gli fece trasformare in vampira Claudia, un'orfanella di cinque anni. Claudia diventò così la "figlia" di Louis e Lestat, ed il duo che da anni infestava la Louisiana divenne un trio.
Col passare dei decenni però Claudia, pur rimanendo d'aspetto una bimba, crebbe interiormente, modificando le sue percezioni ed il suo rapporto con i due "padri"...

RECENSIONE
Pur non potendo affermare di aver amato questo libro, bisogna senza dubbio riconoscere che per certi aspetti Intervista col vampiro è, se non geniale, quantomeno molto innovativo e ben scritto.
Anne Rice è riuscita a rivisitare la figura del vampiro senza stravolgerlo completamente: per quanto non sia più l'essere demoniaco senza cuore che "vive" solamente per la brama di sangue del passato, il vampiro di questo romanzo ne conserva comunque i tratti fondamentali. Sì, è vero, Louis è tormentato dal suo essere vampiro, dalla sua necessità di bere sangue, e vuole ben distinguersi dagli strigoi, i vampiri mitteleuropei che incontrerà, vere e proprie bestie senza volontà che non esiterebbero ad assalire lui stesso, ma ciò non toglie che egli sia comunque un vampiro, con ciò che comporta. Il suo domandarsi se egli sia un figlio di Satana, o di Dio, è un tormento molto umano, molto simile alle domande esistenziali che da sempre affliggono l'uomo. Pure non sono tutti come lui: il suo maestro, Lestat, è al contrario senza scrupoli, crudele, persino col proprio padre, seppure lo ami a suo modo e sia incapace di fargli del male fisico, e si avvicina quindi molto di più ad un ideale Dracula (pur essendo a mio avviso molto più noioso e molto meno intelligente del vampiro per antonomasia).
Molto bella è anche l'ambientazione scelta, almeno per la prima parte del libro, dall'autrice: l'antica New Orleans, con le sue paludi, la sua società composta dai proprietari terrieri bianchi, con le loro tradizioni ancora fortemente europee (lo stesso Louis si considera francese ancor prima che americano), e dagli schiavi neri, al contrario ancora profondamente africani (non afroamericani), e che quindi hanno una forte influenza voodoo. Proprio gli schiavi, grazie a questa conoscenza dell'esoterismo, sono i primi e quasi gli unici a vedere i vampiri per ciò che effettivamente sono e ad esserne terrorizzati.
Affascinante, per quanto molto più breve, anche la parentesi mitteleuropea, sebbene ricordi talmente tanto il Nosferatu di Murnau da puzzare un po' di plagio...
Banalotta infine quella che credo invece dovesse essere nelle intenzioni della Rice il top di gamma delle scenografie del romanzo: Parigi. Non escludo tuttavia di averla trovata noiosa a causa dei suoi personaggi, inflazionati in quanto simili a quelli che ci vengono proposti dal cinema e dalla letteratura degli ultimi decenni; in tal caso non posso proprio farne una colpa all'autrice, dal momento in cui sono questi ultimi ad aver preso spunto da lei, e non il contrario.
Insomma, come ho detto Intervista col vampiro è un libro affascinante in quanto precursore di un nuovo concetto di vampiro, credo tuttavia che sia sopravvalutato e non ritengo che sia il capolavoro assoluto della letteratura horror.

BW

Nella nostra libreria:
Anne Rice
Intervista col vampiro (Interview with the Vampire)
ed. TEA
361 pag.
traduzione di Margherita Bignardi

venerdì 2 maggio 2014

Incubo a seimila metri - Richard Matheson (2002)

"Era il bambolotto più brutto che avesse mai visto. Di legno lavorato, lungo una ventina di centimetri, aveva un corpo scheletrico e una testa spropositata. La sua espressione era cattiva in modo maniacale, i denti aguzzi erano completamente a nudo, gli occhi maligni sporgevano dalle orbite. Nella mano destra stringeva una spada più lunga di lui. Un'elegante catena d'oro gli cingeva il corpo dalle spalle alle ginocchia..."
Richard Matheson (da "La preda")

RECENSIONE
Avevo circa dodici anni quando mio fratello maggiore rientrò dalla videoteca con una cassetta VHS destinata a sconvolgermi profondamente.
Si trattava di un film ad episodi intitolato Ai confini della realtà ed era composto da quattro remake di alcuni dei più celebri capitoli della famosa serie tv americana, con quattro grandissimi registi (Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg e George Miller) impegnati a dirigerne uno a testa. Da ragazzino patito di fantascienza ed horror ero felicissimo della scelta fatta da mio fratello, e quella sera stessa guardammo il film in questione.
Bene. Ancora ricordo la terribile notte insonne che trascorsi, soprattutto a causa dell'ultimo episodio, quello denominato "Terrore ad alta quota", nel quale un passeggero di un volo di linea notturno, guardando fuori dal finestrino, si accorge che c'è una strana creatura antropomorfa appollaiata sull'ala dell'aereo che, incurante del temporale che sta infuriando, inizia a danneggiare uno dei motori.
Ok, io ancora non lo potevo sapere, ma quell'episodio era preso da un celebre racconto di Richard Matheson intitolato Incubo a seimila metri, dal quale in seguito poi lo stesso Matheson realizzò la sceneggiatura dell'episodio della serie tv originale, risalente al 1963.
Questo è solo il più famoso dei diciassette gioielli riuniti in questa antologia dello scrittore statunitense che uno come Stephen King ha sempre affermato essere il proprio maestro, ma vi assicuro che anche gli altri sedici non sono assolutamente da meno, anzi. Diciassette storie affilate come la lama di un rasoio, che si leggono tutte in un fiato e che il fiato spesso lo mozzano, con atmosfere opprimenti ed angoscianti e con storie da far davvero rabbrividire.
Fantasyhorror, thrillernoir: molti sono i generi che trovano spazio in queste cronache in cui spesso è la paranoia a farla da padrone, come in La casa impazzita o La legione dei cospiratori, oppure ci si perde in autentici labirinti di follia come invece accade in Il vestito di seta bianca, Figlio di sangue, Paglia umida e La danza dei morti.
E poi, se appartenete a quella categoria di persone che adorano sentire i brividi di paura correre impazziti lungo la colonna vertebrale, devo comunicarvi che facilmente qui troverete pane per i vostri denti. Infatti ho tenuto per ultimi i migliori racconti del lotto, che per me sono nell'ordine: Una chiamata da lontano, nel quale un'anziana invalida viene tormentata da misteriose telefonate nel cuore della notte. Poi c'è Eliminazione lenta, che assume i contorni e le atmosfere di un racconto "pirandelliano" ambientato ai giorni nostri, e soprattutto La preda, forse il più inquietante in assoluto, che consiglio vivamente a tutti coloro (come BookWorm ad esempio) subiscano il fascino dei pupazzi, ed in generale dei giocattoli, "diabolici".
Personalmente ritengo Matheson uno degli scrittori che più hanno saputo reinventare la narrativa fantastica e dell'orrore partendo da elementi classici propri di autori leggendari (Lovecraft, Poe), per poi riuscire a rielaborarli in un modo del tutto nuovo.
Narratore dotatissimo ed anche estremo, per certi versi, Richard Matheson appartiene in ogni caso alla mia esclusiva cerchia di "mostri sacri" e, nonostante nella sua vastissima produzione siano anche presenti cose che non mi facciano impazzire, è innegabile che quando lo sceneggiatore originario di Brooklyn è in forma sul serio, non ce n'è per nessuno.
E penso che Incubo a seimila metri sia lì a dimostrarlo.

BF

Nella nostra libreria:
Richard Matheson
Incubo a seimila metri (Nightmare at 20,000 feet)
ed. Fanucci Editore
270 pag.
traduzione di Maurizio Nati



mercoledì 23 aprile 2014

Colui che sussurrava nelle tenebre - H.P. Lovecraft (1930)

"Affermare che le conclusioni cui sono giunto siano il frutto di un puro e semplice disturbo psichico, e che, come la goccia che fa traboccare il vaso, sia stato questo a farmi abbandonare a precipizio la solitaria fattoria di Akeley, a fuggire nel cuore della notte in una vecchia automobile e ad attraversare le nere colline del Vermont, significherebbe ignorare i dati tangibili dell'esperienza."
Albert Wilmarth


TRAMA
Il professor Albert Wilmarth, insegnante di letteratura inglese presso la Miskatonic University, è anche un appassionato studioso del folklore del New England. In seguito ad alcuni suoi articoli sul giornale locale, che tendono a mettere in ridicolo voci di apparizioni di "strani esseri" nei boschi del Vermont, egli viene contattato dallo studioso Henry Akeley, che afferma di aver avuto un contatto ravvicinato con entità aliene sulle colline del Vermont.
Incuriosito, Wilmarth intrattiene una fitta corrispondenza con Akeley il quale, in una serie di lettere sempre più inquietanti e drammatiche, sostiene che di giorno le creature lo sorvegliano costantemente per mezzo di spie umane, mentre di notte lo costringono a rifugiarsi dentro la sua abitazione, in un luogo isolato tra le foreste. Poi di colpo, Akeley non fa più avere sue notizie fino al giorno in cui Wilmarth, dopo un lungo silenzio, non riceve un'altra lettera dallo studioso, il quale appare notevolmente più calmo e sollevato e che lo invita addirittura a soggiornare nella sua fattoria per fargli conoscere le strane entità aliene, in quanto ha scoperto che in realtà sono assolutamente amichevoli ed animate dalle migliori intenzioni.
Il professor Wilmarth così, decide di partire per il Vermont.

RECENSIONE
Romanzo breve considerato uno dei capolavori assoluti di Lovecraft, Colui che sussurrava nelle tenebre è un'esasperante discesa in un cupo incubo, in una sorta di lucida follia.
Vicenda che anticipa alcuni che saranno i futuri temi che verranno sviluppati in seguito dall'autore del Rhode Island, questo racconto narrato in prima persona dal professor Wilmarth, segue uno schema già colladauto a suo tempo anche da Poe (che Lovecraft letteralmente idolatrava) e cioè quello di inserire nella trama piccoli tasselli di angoscia, poco per volta, in modo di permettere alla paura di farsi gradualmente largo nel lettore, fino ad un'esplosione di cieco terrore.
Un'altra cosa sorprendente di questo racconto, è l'incredibile precisione con la quale vengono descritti alcuni elementi cari all'ufologia mondiale come i presunti "rapimenti alieni", in quanto Lovecraft scrisse queste cose attorno al 1930 e, che voi ci crediate oppure no, di abductions si iniziò a parlare solo negli anni sessanta col famoso caso dei coniugi Hill.
L'ambientazione scelta dal nostro poi, fa il resto. La sua prosa ricca di dettagli e di sfumature, riesce a rendere molto bene lo scenario delle spettrali colline del Vermont al calar delle tenebre, mentre dalla fitta boscaglia sembrano provenire dei lontani mormorii... o forse no... forse è solo suggestione...
Insomma, un grandissimo racconto nel quale l'horror si mischia con la fantascienza e che vi regalerà un colpo di scena finale del tutto pazzesco.
Da leggere assolutamente, possibilmente di notte in un luogo isolato.

BF


Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1927-1930"
Colui che sussurrava nelle tenebre (The Whisperer in Darkness)
ed. Oscar Mondadori
57 di 557 pag.
traduzione di Gianna Lonza



sabato 8 marzo 2014

A volte ritornano - Stephen King (1978)

"QUITTERS, INC.
Smettetela di andare in fumo!
237, 46ª Strada Est
Si riceve per appuntamento"
Biglietto da visita della Quitters, Inc.


RECENSIONE
Pubblicato per la prima volta nel 1978, A volte ritornano è la prima raccolta di racconti firmata da Stephen King. In essa sono riunite diverse storie, alcune uscite precedentemente su diverse riviste, altre totalmente inedite.
I temi toccati dai venti episodi sono molto diversi tra loro, e non per tutti il "Re del Brivido" ha fatto ricorso al soprannaturale, come ama spesso fare; perchè in realtà l'orrore e la paura possono celarsi dietro la vita di tutti i giorni, e basta una scelta sbagliata o addirittura una sfortunata casualità per ritrovarsi in un incubo.
Numerose sono state le versioni cinematografiche o televisive tratte proprio da alcuni di questi racconti, e già questo è indicativo dell'alta qualità di quest'opera; anche se a mio parere le migliori storie sono rimaste sulla carta, e trovo che sia un vero peccato, visto che per alcune sarebbe bastato un budget non esagerato.
Ad esempio Quitters, Inc., la mia preferita in assoluto, e totalmente basata sulla psicologia, e davvero con due lire ne avrebbero potuto fare un buon film. Ma lo stesso discorso varrebbe anche per Secondo turno di notte, Il cornicione, Primavera da fragole.
In generale comunque quasi tutti i capitoli sono di grande impatto e tengono il lettore col fiato sospeso, avvolgendolo di un senso d'angoscia sempre crescente come un sudario. L'unico che a mio avviso sembra un po' "rallentato" rispetto agli altri è proprio quello d'apertura, Jerusalem's Lot, anche se credo che sia stata una cosa voluta da parte di King che ha deciso di scriverlo in stile lovecraftiano.
In ogni caso, che apprezziate o meno lo stile del "Solitario di Providence", scommetto che amerete quello dello scrittore del Maine, e come è successo a me vi capiterà di rileggere più di una volta questa raccolta di alcune delle sue opere giovanili. In fondo, è difficile resistere all'invito che fa lo stesso King nella prefazione: "Parliamo, voi e io. Parliamo della paura".

BW

Nella nostra libreria:
Stephen King
A volte ritornano (Night Shift)
ed. Bompiani
381 pag.
traduzione di Hilia Brinis

  

lunedì 3 marzo 2014

Nero. - Tiziano Sclavi (1991)

"Nella notte... fredda e scura...
chi ha paura? chi ha paura?
Ha paura... l'assassino 
d'incontare il suo... destino"
Federico Zardo?


RECENSIONE
Tiziano Sclavi è universalmente conosciuto presso il grande pubblico principalmente per essere il padre di Dylan Dog, vale a dire uno dei fumetti italiani più venduti di tutti i tempi e che con le sue atmosfere tipicamente horror (ma non solo) continua a vantare tuttora un vastissimo seguito di appassionati.
All'epoca in cui da giovane lettore del fumetto in questione comprai questo libro non erano invece in molti a sapere che Sclavi era anche un talentuoso scrittore di romanzi.
Scritto inizialmente nel lontano 1984, "Nero." doveva essere nell'idea originaria dell'autore, una semplice sceneggiatura per un fumetto che però non vide mai la luce. E difatti, questo è essenzialmente: uno script che, con uno stile che unisce thriller e noir, descrive un macabro girotondo nel quale una male assortita coppia di amanti, insicuro e nevrotico lui, apparentemente svanita (in realtà cinica e decisa) lei, si danno da fare per cercare di seppellire una valigia contenente un cadavere che, incredibilmente, continua a sparire.
Nella storia, che si svolge in una Milano particolarmente tetra e dark, ad un certo punto entrano, tra gli altri, anche un sordido investigatore privato che ricatta l'uomo (che forse si chiama Zardo) e persino un boss della malavita.
Direi che la caratteristica peculiare del romanzo, oltrechè un tema da sempre caro a Sclavi, è il continuo ribaltamento di ruoli e personaggi che arriva volutamente a confondere il lettore e a fargli perdere ogni tipo di punto di riferimento riguardo a chi possa essere il vero protagonista del racconto.
Ricordo che acquistai il libro molto incuriosito dalla grande campagna promozionale che venne fatta all'epoca su Dylan Dog e su altri albi della Bonelli, ma che lo comprai praticamente a scatola chiusa, non sapendo bene cosa aspettarmi. Invece Nero. mi piacque, e molto, soprattutto perchè mi dava la possibilità di ritrovare lo Sclavi che amavo di più: quello più legato allo splatter, alla paura che si serve anche di elementi appartenenti al mondo dell'infanzia (non a caso l'autore lombardo ha realizzato nella sua lunga carriera, anche diversi racconti per bambini), al grottesco, ed il tutto condito dalla sua tipica vena ironico-surreale. Scritto con una tecnica a dir poco scarna ed essenziale, rappresenta perfettamente per me il sunto di tutto ciò che deve essere un buon giallo: ovvero tensione, coinvolgimento e la presenza costante di un forte senso di angoscia.
Forse l'unica cosa che non mi ha mai convinto e che mi ha sempre lasciato un po' deluso, sono le ultime pagine. Non tanto per il finale che, in effetti non è un vero finale, ma per alcune situazioni un po' avulse dal contesto che non aggiungono nulla alla trama, anzi la complicano ulteriormente.
E Nero. è già di suo abbastanza complesso e contorto.
In appendice poi, una piccola chicca. Un breve racconto intitolato Film, che il fumettista scrisse giovanissimo facendogli anche vincere il Premio Scanno, e che rappresenta un interessante tentativo, forse non completamente riuscito, di fondere l'horror con il surreale e strutturato secondo una rapida sequenza di immagini, proprio come una serie di istantanee. Già allora, però, era possibile notare la presenza di alcuni elementi, come la ripetività sistematica di certi eventi o il suo peculiare umorismo black, che in futuro contribuiranno a fare le fortune di Dylan Dog.
Sebbene non sia il più accessibile e facile dei racconti, io comunque direi a tutti di provare a fare un tentativo con questo breve romanzo soprattutto a tutti coloro (e credo siano rimasti veramente pochi) non abbiano mai avuto occasione di sfogliare gli albi del celebre "Indagatore dell'incubo", anche perchè sono piuttosto convinto del fatto che i suoi fan più sfegatati già lo custodiscano gelosamente nelle proprie librerie.

BF


Nella nostra libreria:
Tiziano Sclavi
Nero.
ed. Camunia
140 pag. (Nero.) + 78 pag. (Film)






 

mercoledì 19 febbraio 2014

Herbert West, rianimatore - Howard Phillips Lovecraft (1922)

"Per diciassette anni, dopo quella notte, West si sarebbe guardato furtivamente alle spalle e sarebbe stato ossessionato da passi immaginari che risuonavano dietro di lui."
Howard Phillips Lovecraft, da 'Dalle tenebre'


RECENSIONE
Nel 1922 la neonata rivista amatoriale Home Brew commissiona ad H.P. Lovecraft un piccolo serial horror, sei episodi indipendenti ma imperniati sullo stesso protagonista.
É la prima volta che Lovecraft viene pagato per un suo scritto, circa cinque dollari a puntata, ed in lui prende forma fin da subito un sentimento a dir poco contradditorio. Se da una parte infatti, egli è estremamente felice in quanto inizia quasi a sentirsi uno scrittore "professionista", dall'altro insiste ad affermare convinto che è pressochè impossibile creare un'opera su ordinazione.
Su queste basi decisamente schizoidi nasce quindi la storia di Herbert West, timido e riservato studente di medicina, che riesce ad inventare uno speciale siero in grado di riportare in vita i defunti.
L'unica incognita è rappresentata dal fatto che gli esperimenti sono stati condotti esclusivamente su cavie non umane come ad esempio il gatto della fidanzata dell'aiutante di Herbert, o altri piccoli animali come i porcellini d'India.
Ben presto però Herbert West passerà a testare la propria sensazionale scoperta anche su cadaveri di esseri umani e qui, come si può ben immaginare, inizieranno i problemi...
Malgrado Lovecraft lo considerasse una sorta di  "hack work", ossia una cosa che si fa solo per soldi, Herbert West, rianimatore è un considerevole esempio della grande abilità dell'autore di Providence di creare personaggi totalmente sconcertanti, come avviene in questo caso con il protagonista.
Quella di Lovecraft è inoltre un'opera totalmente di rottura ed in un certo senso anche innovativa sul tema degli zombi, in quanto all'epoca tutte le storie incentrate su quest'argomento si basavano sulle credenze e sui rituali tipici del voodoo, mentre qui i morti vengono fatti risorgere attraverso un processo chimico.
Scritto nel peculiare stile morboso ed ossessivo che hanno reso celebre il suo autore, Herbert West, rianimatore è un percorso allucinante di un uomo che, non rassegnandosi alla morte, cerca in ogni modo di superare le barriere imposte dalla natura. Vecchio clichè della letteratura di genere fin dai tempi di Mary Shelley questo, per carità, ma quello che sorprende in questi sei episodi è il modo del tutto straordinario in cui esso viene rielaborato. Quando poi, nella narrazione degli eventi, si giunge al punto in cui il protagonista decide di iniziare a sperimentare il siero su corpi umani ancora freschi, le vicende si fanno oltremodo spaventose ed agghiaccianti e si arriva a toccare con mano il vero terrore.
Le sei puntate, tutte quante pubblicate nel 1922, sono caratterizzate da una progressiva discesa negli abissi dell'orrore e della follia e nel corso degli anni sono anche state fatte oggetto di vari adattamenti, dai film fino ai fumetti. Tutto ciò non fa altro che testimoniare la grande influenza culturale che questo racconto, nato quasi per scherzo ed inizialmente snobbato, ha avuto su tantissime altre forme d'arte.
I sei episodi, in origine dati alle stampe separatamente, sono nell'ordine:

I.   Dalle tenebre (From the Dark)
II.  Il demone della pestilenza (The Plague Demon)
III. Sei spari al chiaro di luna (Six Shots by Moonlight)
IV.  L'urlo del morto (The Scream of the Dead)
V.   L'orrore dalle ombre (The Horror from the Shadows)
VI.  Legioni della tomba (The Tomb-Legions)

BF


Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1897-1922"
Herbert West, rianimatore (Herbert West, Reanimator)
ed. Oscar Mondadori
30 di 355 pag.
traduzione di Giuseppe Lippi 







sabato 25 gennaio 2014

Pet sematary - Stephen King (1983)

"Cara, è soltanto un cimitero di animali."
Louis Creed

TRAMA
In una bella giornata di fine estate la famiglia Creed, composta da Louis, sua moglie Rachel, i figli Ellie e Gage e dal gatto Church, si trasferisce da Chicago nella piccola cittadina di Ludlow nel Maine, in quanto Louis ha appena ottenuto il posto di responsabile del servizio medico presso la locale Università.
I Creed fanno da subito amicizia con una coppia di anziani vicini, Jud e Norma Crandall, i quali stravedono letteralmente per i due bambini mentre Louis, che è rimasto orfano di padre in tenerissima età, si affeziona tantissimo a Jud iniziando a vedere in lui una sorta di nuova figura paterna.
I problemi iniziano il giorno in cui Jud decide di portare la famiglia a fare una passeggiata nei boschi dietro casa. Il sentiero infatti conduce ad una radura nella quale sorge un piccolo cimitero dove i bambini del paese sono soliti seppellire da sempre i loro animaletti da compagnia e questa cosa non fa piacere a Rachel, che in seguito litiga aspramente per questo motivo col marito, dal momento che teme che la piccola Ellie possa essere rimasta in qualche modo impressionata. Va detto che Rachel non si è mai completamente ripresa dal trauma della morte della sorella Zelda, avvenuta diversi anni prima a causa di una meningite spinale.
Proprio quando tutto sembra essersi risolto, si verifica un altro evento sconvolgente del quale è vittima questa volta Louis. Victor Pascow, uno studente dell'Università, rimane coinvolto in un incidente stradale e poco prima di morire rivolge al giovane medico, pur non conoscendolo, le sue ultime parole. La notte seguente Louis ha un incubo vividissimo, nel quale lo stesso Victor gli mostra il noto "cimitero degli animali" e gli intima di non avvicinarsi ad esso per nessuna ragione.
Egli a questo punto si sveglia molto scosso, per poi calmarsi una volta resosi conto che si è trattato solo di un sogno, probabilmente causato dalla brutta esperienza vissuta il giorno prima.
Tutto a posto, se non fosse che poco dopo si accorge di avere i piedi sporchi di terriccio e di aghi di pino...

RECENSIONE
Prima di iniziare, permettetemi di dare un piccolo consiglio a chi non ha ancora letto quello che io considero uno dei migliori romanzi di Stephen King: occhio, perchè Pet sematary ci va giù davvero pesante. E fa realmente paura, come solo pochi altri libri sono in grado di fare.
Pet sematary infatti suscita forti sensazioni in grado di sconvolgere anche il lettore più scafato. Se pensate che io stia esagerando vi dico solo una cosa: premesso che penso di essere una persona emotivamente nella media (per intenderci non sono certo un "cuore di pietra" ma nemmeno uno facilmente impressionabile), l'unica volta che mi capitò di leggere questo libro, oltre a vivere momenti di grande paura ed inquietudine, mi ritrovai spesso con gli occhi pieni di lacrime in preda ad una tristezza intensa. Dopodichè lo riposi nello scaffale, e non lo toccai mai più. Anzi, qualche anno dopo lo regalai ad un mio amico dell'epoca. Successivamente lo ricomprai, ma solo per farlo leggere a BookWorm, io non ho ancora avuto il coraggio di riaffrontarlo un'altra volta.
Capisco che il tutto possa apparire un po' eccessivo, ma il grande potere destabilizzante di questo romanzo, oltre forse al fatto che lo lessi in un periodo particolarmente brutto della mia vita, ha contribuito a far sì che divenisse una specie di spauracchio.
Ciò non toglie che, a quanto pare, non sono proprio l'unico a pensarla così dal momento che quanti hanno avuto a che fare con Pet sematary affermano quasi tutti di aver avvertito le stesse violente emozioni.
Stephen King, solito grandissimo narratore, si cimenta qui in alcuni dei suoi temi prediletti come ad esempio la famiglia felice che poco a poco si ritrova con l'esistenza sconvolta, i traumi sepolti nel passato che tendono a riaffiorare, il suo strano rapporto di amore-odio con le macchine, gli incidenti stradali, il folklore e le leggende dei Nativi Americani.
Oscuro e devastante, Pet sematary è a tutti gli effetti un libro che, seppur rappresenti una delle migliori prove dello scrittore del Maine, risulta tra i suoi lavori più sottovalutati e, certamente, meno conosciuti. In Italia poi, credo che abbia riscosso addirittura più notorietà il film che ne è stato tratto (senza infamia e senza lode), intitolato Cimitero vivente, forse anche per merito della notevole colonna sonora realizzata dai Ramones, il gruppo preferito di King.
Una storia cupa e piena di spettri sulla quale aleggia costantemente la domanda: una volta perduta la felicità, cosa saresti disposto a fare pur di riottenerla?

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
Pet sematary (Pet Sematary)
ed. Sperling Paperback
417 pag.
traduzione di Hilia Brinis








domenica 29 dicembre 2013

Le montagne della follia - Howard Phillips Lovecraft (1936)

"Sono costretto a parlare perchè gli uomini di scienza hanno deciso di ignorare i miei avvertimenti senza approfondirne le ragioni."
Howard Phillips Lovecraft

TRAMA
Settembre 1930. Alcuni scienziati della Miskatonic University organizzano una spedizione di carattere prettamente geologico in Antartide allo scopo di studiarne il suolo e analizzare alcuni campioni di rocce.
Una volta giunti sul posto però, fanno una scoperta davvero straordinaria: all'interno di una grotta rinvengono diversi esemplari di creature dalle fattezze mostruose, congelati da milioni di anni e perfettamente conservati sotto uno spesso strato di ghiaccio.
Uno di questi esseri terrificanti, che vengono battezzati "Antichi", viene analizzato dalla troupe la quale ipotizza che possa trattarsi di una creatura anfibia, ma a colpire i membri della squadra è il comportamento inquietante dei cani che li accompagnano. Essi infatti seguitano ad abbaiare e ringhiare senza sosta all'indirizzo di questi esseri, tanto che gli esploratori si vedono costretti a costruire per gli animali uno speciale recinto piuttosto distante dal campo base.
Ma sebbene la scoperta fatta sia già di per sè eccezionale, due membri decidono di recarsi in avanscoperta con un piccolo aereo verso il cuore della banchisa e dall'alto hanno così modo di osservare quelli che sembrano essere dei resti di una città che si suppone essere stata abitata tantissimo tempo prima proprio dagli Antichi.
A questo punto i due preferiscono ritornare indietro per avvertire i colleghi ma quando arrivano al campo base si imbattono in uno spettacolo orribile in quanto trovano l'accampamento completamente distrutto da una bufera di neve, i loro compagni morti e così anche i cani. 
E le brutte sorprese non finiscono qui. Anzi, sono appena cominciate.

RECENSIONE
Scritto originariamente nel 1931 e pubblicato dopo aver ricevuto numerosi rifiuti solamente cinque anni dopo,  Le montagne della follia si puo' considerare l'unico, vero romanzo mai dato alle stampe da Lovecraft, che fu così amareggiato dall'indifferenza che gli editori mostravano al suo lavoro, da arrivare persino a pensare di smettere di scrivere.
Nato come una specie di omaggio dichiarato a Poe ed al suo Le avventure di Gordon Pym, questo racconto scaraventa il lettore in un incubo dominato da esseri terrificanti e da paure ancestrali. L'ambientazione particolare del Polo Sud poi, rende il tutto tremendamente gelido e lugubre e, se pensiamo ai protagonisti della storia, diventa difficile non provare sensazioni di puro terrore una volta che realizzano quello che sta capitando in quello sperduto deserto di ghiaccio.
Narrato in prima persona, questo romanzo è considerato una delle opere migliori dell'autore di Providence che, in questo caso, grazie alla sua bravura ed a descrizioni spietate e dettagliatissime riesce a rendere bene come mai era stato fatto in precedenza il concetto di "panico".
Autentico capostipite di quello che verrà in seguito definito "horror antartico" e che produrrà film di culto come La cosa da un altro mondo e molti altri, Le montagne della follia contiene diversi elementi dell'angosciante universo lovecraftiano, uno fra tutti il famigerato Necronomicon che, per i fan di Lovecraft ha raggiunto ormai lo status di manufatto mitologico.
Un'avventura tra lande ghiacciate che genera un forte senso di disagio e di inquietudine fin dalle prime righe e che si trasforma un po' alla volta in paura allo stato puro, e dove si viene proiettati in un mondo fantastico e visionario nel quale l'orrore regna incontrastato.

BF


Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1931-1936"
Le montagne della follia (At the Mountains of Madness)
ed. Oscar Mondadori
109 di 735 pag.
traduzione di Giuseppe Lippi