BW&BF

Visualizzazione post con etichetta filosofia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta filosofia. Mostra tutti i post

venerdì 1 agosto 2014

Sunset Limited - Cormac McCarthy (2006)

"NERO: Mi sa che tu non vuoi essere felice.
BIANCO: Felice?
NERO: Sì. Felice è una brutta parola?
BIANCO: Dio santo
NERO: Che c'è? Ho toccato un tasto dolente? Cos'hai contro la felicità?
BIANCO: È contraria alla condizione umana."
Cormac McCarthy

TRAMA
L'intera storia è ambientata in uno squallido monolocale di New York. Due uomini, dei quali non conosciamo i nomi ma che vengono chiamati "Bianco" e "Nero" per il colore della pelle, sono seduti ad un tavolo e parlano.
Dalla conversazione si intuisce che Nero, un operaio ex galeotto ed ex alcolista, ha appena salvato la vita a Bianco, che aveva intenzione di uccidersi buttandosi sotto ad un treno.
Nero, profondamente religioso, cerca di dissuadere Bianco, un uomo di grande cultura ma estremamente cinico ed infelice, a ritentare l'insano gesto. 
Ne scaturisce pertanto un lungo botta e risposta su temi quali l'infelicità, il diritto al suicidio e l'esistenza di Dio.

RECENSIONE
Nato originariamente come testo teatrale rappresentato per la prima volta a Chicago nel maggio 2006, quest'opera di McCarthy ebbe un buonissimo riscontro di pubblico e di critica e venne replicata svariate volte in molte città. Nel novembre 2010 andò in scena anche a Bologna, all'Arena del Sole, mentre è del 2011 la trasposizione cinematografica curata da Tommy Lee Jones, con lo stesso Tommy Lee Jones che interpreta la parte del "Bianco" e il grandissimo Samuel L. Jackson nel ruolo del "Nero".
La lettura non è delle più semplici, proprio perchè pone il lettore di fronte a domande scomode ed inquietanti, pertanto Sunset Limited è, come molti altri lavori di McCarthy, un qualcosa da affrontare solo quando si è nella giusta predisposizione d'animo.
C'è molta filosofia in Sunset Limited, ma è un tipo di filosofia "bassa", che viene dalla strada e che tutti riescono a comprendere anche senza essere costretti a consultare i volumi dei grandi pensatori. 
E poi c'è molta, moltissima religione. O forse sarebbe più corretto dire che si tratta di un continuo dibattito su Dio visto da due persone con una visione d'insieme totalmente opposta.
Bianco e nero quindi, ma non è solo riferito al colore della pelle dei due protagonisti, probabilmente McCarthy ha voluto utilizzare questa metafora per indicare le profonde differenze tra i due.
Il libro che, a mio giudizio, per essere apprezzato appieno necessita di qualche rilettura, è in ogni caso un vero giacimento di aforismi e battute che inchiodano l'immaginazione di chi legge e che gli fa pensare più di una volta: "Ma perchè non ci sono arrivato prima? Eppure è evidente!". 
Prendetevi il giusto tempo quindi, perchè nonostante sia un racconto piuttosto breve, Sunset Limited richiede una certa tenacia. 
Un testo molto introspettivo e che comunque credo sia destinato a suscitare tantissimi interrogativi e che, almeno a me, ha lasciato una strana sensazione di malinconia e tristezza.

BF

Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Sunset Limited (The Sunset Limited)
ed. Einaudi
119 pag.
traduzione di Martina Testa

 


domenica 11 maggio 2014

Il codice dei samurai. Hagakure - Yamamoto Tsunetomo (1906)

"70. Le grandi imprese non si compiono da sobri."
Yamamoto Tsunetomo, cap. 1 par. 113

RECENSIONE
Scritto nei primi anni del Millesettecento, anche se venne pubblicato per la prima volta solamente nel 1906, l'Hagakure ricorda molto, per la sua struttura, il ben più antico trattato di Sun Tzu intitolato L'arte della guerra. E come poteva essere altrimenti? Proprio ad esso si ispirò il samurai-monaco Yamamoto, anche se gli aforismi, le riflessioni e gli aneddoti contenuti nell'Hagakure (originariamente intitolato Hagakure kikigaki, ovvero Annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie) sono finalizzati alla Via del samurai, il Bushidō.
Analogamente e seguendo la filosofia orientale, secondo la quale pochi princìpi basilari sono adattabili a tutto, in realtà non si deve credere che Il codice dei samurai sia una lettura idonea solamente a coloro che da piccoli amavano Goemon o che si sono appassionati del ronin Matsuyama Kaze: certo la sua lettura aiuterà a comprendere maggiormente alcuni aspetti di questi personaggi, ma anche più in generale parte della cultura giapponese.
Ad esempio, se si pensa che dai suoi brani hanno tratto il coraggio (o l'incoscienza) per immolarsi per il proprio signore, nella fattispecie l'Imperatore stesso, i kamikaze della Seconda Guerra Mondiale, seguendo il primo tra i princìpi del Bushidō, si può comprendere meglio (senza per questo giustificarli) come abbiano fatto a compiere un gesto così assurdo e sconsiderato. Proprio a causa di questi fatti in passato quest'opera è stata spesso paragonata e considerata alla stregua del Mein Kampf; trovo tuttavia che questo paragone sia stupido ed ignorante. Innanzitutto, occorre considerare che Yamamoto non scrisse l'Hagakure con lo scopo di pubblicarlo e renderlo un libro militare, tutt'altro: egli aveva chiesto di distruggere il testo! E poi trovare dei capri espiatori tra le opere per la follia umana è sempre stato un espediente fine a sé stesso, un po' come chi sostiene che Wagner era un nazista, quando morì cinquant'anni prima della vittoria di Hitler!
Sicuramente consiglierei la lettura de Il codice dei samurai a tutti coloro che volessero avvicinarsi alle opere di Yukio Mishima, in quanto questo autore si ispirò molto ad esso, tanto da riscriverne una versione in giapponese moderno.
Un libro a mio avviso molto interessante, per quanto non semplicissimo, anche se la sua lettura è molto aiutata, almeno nella nostra edizione, dalle note esplicative in calce oltre che dalla spiegazione di alcuni brani. Aggiungo infine che, almeno ad oggi, non esistono traduzioni integrali dell'opera in lingua italiana, a causa della difficile interpretazione di alcuni passaggi specificamente correlati alla cultura giapponese.


BW

Nella nostra libreria:
Yamamoto Tsunetomo
Il codice dei samurai. Hagakure (葉隠 - Hagakure)
ed. BUR Rizzoli minima
149 pag.
a cura di Leonardo Vittorio Arena


martedì 1 aprile 2014

Così parlò Zarathustra - Friedrich Nietzsche (1883)

"Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto voi per superarlo?"
Zarathustra alla folla

RECENSIONE
Nietzsche, che dice?
Boh.

BW

Nella nostra libreria:
Friedrich Nietzsche
Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (Also sprach Zarathustra)
ed. BUR
344 pag.
traduzione di Sossio Giametta




Post scriptum 
PESCE D'APRILE!!!

mercoledì 22 gennaio 2014

La nobile arte dell'insulto - Liang Shiqiu (1926)

"L'insulto può essere anche un modo per dare libero fiato ad un certo tipo di emozioni. Se dentro di sé montano emozioni di risentimento o di rabbia, a maggior ragione tale sfogo è ancora più indispensabile. Reprimendo costantemente il desiderio di insultare il prossimo, infatti, prima o poi la salute ne risente sviluppando malanni. Perciò che male ci sarà mai nel nutrire tale desiderio?"
Liang Shiqiu


RECENSIONE
Viviamo un periodo storico in cui ormai l'insulto è diventato parte del vivere quotidiano e tutti si offendono lasciandosi andare ad urla e schiamazzi a partire da squallidi salotti televisivi in cui l'insulto e la parolaccia vengono, neanche troppo velatamente, incoraggiati, fino ad arrivare alle aule del parlamento dove coloro che dovrebbero dare l'esempio ai cittadini danno il peggio di sè.
In questo crescente clima di caos e di maleducazione leggere un'opera che sprizza intelligenza e una sottile ed affililatissima ironia come La nobile arte dell'insulto risulta quasi terapeutico. 
Scritto di ritorno da un soggiorno ad Harvard da colui che tradusse in cinese gran parte dell'opera di William Shakespeare, questo volumetto (se togliamo la prefazione di Michele Serra ed una nota del curatore Gianluca Magi non si arriva alle cinquanta pagine) rappresenta prima di tutto, nonostante quello che si possa pensare leggendo il titolo, un grandissimo esempio di cultura.
Intanto perchè ci insegna che si può anche ingiuriare senza essere per forza maleducati o superare le soglie del buon gusto, concetto questo sempre più alieno a noi, ma anche perchè effettivamente uno dei principali precetti di questo testo si basa sul fatto che non tutti si meritano di essere insultati; al contrario, usare questa arte molto particolare nei confronti di una persona talmente rozza o dozzinale da non riuscire a cogliere le più piccole sfumature presenti in un determinato affronto sarebbe come dare in pasto ad un branco di porci del pregiatissimo caviale.
Volendo un po' banalizzare si può dire che c'è molta filosofia orientale in tutto ciò, però, pur non conoscendo io a fondo questo tipo di cultura, credo si possa affermare che effettivamente molti dei concetti espressi esposti nel libretto in questione siano talmente avulsi dalla nostra cultura di occidentali da risultare terribilmente affascinanti.
Lettura che consiglio vivamente a tutti sperando che possa farci riflettere su di un sempre maggiore involgarimento della società in cui viviamo (e il sottoscritto non rappresenta certo un'eccezione, anzi!) e magari ci insegni anche a contare fino a venti prima di coprire dei più turpi epiteti il nostro malcapitato interlocutore.
Per rendere più chiara l'idea dello stile usato e degli argomenti trattati, chiudo infine riportando quelli che sono i dieci capitoli (o comandamenti) di questo breve saggio che è stato anche ribattezzato, in maniera più che mai geniale ed appropriata, Le arti marziali della parola.

I    -  Conoscere se stessi, conoscere gli altri
II   -  Non insultare chi non è al nostro livello
III  -  Sapersi fermare al momento giusto
IV   -  Colpire di fianco, attaccare obliquamente
V    -  Contegno pacato
VI   -  Servirsi di espressioni e maniere eleganti
VII  -  Ritirarsi per avanzare
VIII -  Presupporre e stare in agguato
IX   -  Fare molto con pochi argomenti
X    -  Allearsi ai lontani per attaccare i vicini

BF

Nella nostra libreria:
Liang Shiqiu
La nobile arte dell'insulto (罵人的藝術 - Marendeyishu) 
ed. Einaudi
48 pag.
traduzione di Gianluca Magi



martedì 21 gennaio 2014

L'arte della guerra - Sun Tzu (stimato tra il VI e il IV sec. a.C.)

"1. Sun Tzu disse: L'arte della guerra è di vitale importanza per lo Stato.
2. É una questione di vita o di morte, una scelta che può condurre alla salvezza o alla rovina. Perciò si tratta di un argomento d'indagine che in nessun caso può essere trascurato."
Sun Tzu

RECENSIONE
Se a distanza di due millenni e mezzo dalla sua creazione L'arte della guerra è ancora considerato un manuale di strategia militare attualissimo, un motivo c'è. Non solo; con l'evolversi della società esso ha trovato spazio in altri ambiti, tanto che numerose sono le aziende che lo ritengono un libro fondamentale.
Dire che lo stile sia stringato è un eufemismo; d'altronde probabilmente esso fu scritto su stecche di bambù dal leggendario generale cinese (o da chi per esso), ed è quindi logico che non possa essere un trattato prolisso.
L'opera è divisa in tredici capitoli, ognuno dei quali composto da paragrafi molto brevi, spesso lunghi una sola frase. Essi sono:

I    -  Piani strategici
II   -  Muovere guerra
III  -  Attacco per mezzo di stratagemmi
IV   -  Disposizioni tattiche
V    -  Energia
VI   -  Punti deboli e punti forti
VII  -  Manovrare
VIII -  Variazioni tattiche
IX   -  L'armata in marcia
X    -  Il terreno 
XI   -  I nove tipi di terreno
XII  -  Attacco con il fuoco
XIII -  L'uso delle spie
L'arte della guerra è un libro molto interessante, e non a caso è classificato tra i testi di filosofia, proprio per la versatilità dei suoi contenuti. Personalmente trovo che sia affascinante, e che alcune delle sue direttive si potrebbero tranquillamente applicare nella propria vita di tutti i giorni, sicuramente migliorandola. Mi sembra altresì superfluo specificare che ciò ovviamente non significa uscire di casa armati fino ai denti e fare una strage; prendiamo ad esempio la sentenza 20. del capitolo I: "Se egli (il nemico) è sicuro in ogni settore, sii preparato a tenergli testa. Se egli è superiore in forze evitalo." Mi pare lampante che questa "strategia" sia applicabile e consigliata anche nella quotidianità.
Voglio concludere il post dedicato a questo breve libro con un episodio della vita di Sun Tzu che mi ha molto colpita:
In occasione di un'udienza presso il Sovrano, gli fu chiesto di mettere alla prova la sua abilità di comandante formando un esercito con le dame e le concubine di corte. Poichè i suoi sforzi per disciplinare una simile truppa non portavano ad alcun risultato e gli ordini non causavano che ilarità, Sun [Tzu] comandò di decapitare le donne che svolgevano il ruolo di ufficiali. Il Sovrano teneva molto alle sue donne e desiderava che fossero risparmiate, ma Sun [Tzu] fu irremovibile e replicò che il Comandante in capo non era tenuto ad obbedire ai suoi ordini. Procedette quindi alla esecuzione delle ribelli e poi si congedò presentando al Sovrano un esercito a questo punto perfettamente addestrato e pronto alla battaglia. Sun [Tzu], allontanandosi, commentò con disprezzo il dolore del Sovrano dicendo che il suo Signore preferiva le parole ai fatti. Richiamato, il Maestro fu poi nominato Generale comandante e sconfisse gli stati di Chu, Qi e Jin acquistando grande reputazione.
BW
Nella nostra libreria:
Sun Tzu
L'arte della guerra (孫子兵法 - Sūnzǐ Bīngfǎ)
ed. Rusconi Libri
29 + 64 pag.
a cura di Mauro Conti
 

giovedì 9 gennaio 2014

Siddharta - Hermann Hesse (1922)

"Tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere.
Ma egli, Siddharta, a sé stesso non procurava piacere, non era di gioia a sé stesso."
Herman Hesse

TRAMA
India, VI secolo a.C.; il giovane Siddharta, figlio di un Brahmino, è amato e benvoluto da tutti, ma ciononostante non riesce a trovare il suo Io, e di conseguenza il nirvana.
Accompagnato dall'amico fraterno Govinda, suo più grande ammiratore, lascia la casa paterna per unirsi agli eremiti Samana. I due ragazzi trascorrono alcuni anni con essi, in assoluta povertà, apprendendo le arti del digiuno, dell'attesa e della pazienza. Ma un giorno giunge alle loro orecchie la notizia dell'apparizione del Buddha, e i due decidono di recarsi presso di lui per ascoltare la sua dottrina. Entrambi ne rimangono molto colpiti, ma mentre Govinda decide di unirsi ai seguaci del saggio, al contrario Siddharta sente di non aver ancora trovato ciò che cercava, e perciò, dopo averne parlato con lo stesso Buddha e con l'amico d'infanzia, prosegue per la sua strada.
Continuerà così la ricerca del giovane verso il suo Io al fine di raggiungere il tanto agognato nirvana e l'armonia con l'universo.

RECENSIONE
Lessi Siddharta diversi anni fa, quando frequentavo ancora le superiori, e ricordo di averlo trovato molto bello. Poi però, come spesso succede con i libri, l'avevo riposto nella mia libreria e ne avevo accantonato il ricordo. L'altro giorno, mentre cercavo qualcosa da recensire, mi è balzato davanti agli occhi. Di esso avevo solo il ricordo delle sensazioni che mi aveva lasciato, un senso di pace, di riflessione e di introspezione.
Ma, dal momento in cui era tutto ciò che mi era rimasto in memoria, l'ho riletto. Le sensazioni sono sempre le stesse, lo confermo. Ciò che è cambiato nel mio rapporto con questo libro sono proprio io. Da adoloscente sono diventata adulta e così è venuta a mancare l'identificazione col protagonista, che solo un ragazzo (o una ragazza) in fase di crescita può provare pienamente.
Al di là delle impressioni personali, il romanzo è stranissimo, unico nel suo genere. Per capire il perchè, occorre contestualizzarlo: Siddharta è stato scritto nel 1922, in piena epoca prenazista, dal tedesco Hermann Hesse; eppure lo stesso autore definisce la sua opera "poema indiano", ed effettivamente parrebbe proprio scritto nel paese asiatico. Il solo dubbio che potrebbe venire, non conoscendone la genesi, è che sia la creazione di uno studente di Berkeley del '69 (non a caso era considerato un libro manifesto del movimento hippy).
Ancora più grande è stata dunque l'abilità di Hesse, premio Nobel nel 1946: è riuscito ad ideare un romanzo senza tempo nè luogo, un capolavoro della letteratura mondiale che riesce a far sentire affine un ragazzino del XXI secolo con uno del VI secolo avanti Cristo.

BW

Nella nostra libreria: 
Hermann Hesse
Siddharta (Siddharta)
ed. Adelphi
197 pag.
traduzione di Massimo Mila


mercoledì 20 novembre 2013

Breve storia della scienza - Eirik Newth (1996)

"Amicus Plato, amicus Aristoteles, sed magis amica veritas.
(Platone è mio amico, Aristotele è mio amico ma più amica di loro è la verità.)"
Sir Isaac Newton

RECENSIONE
Se vi è piaciuto Il mondo di Sofia, sicuramente apprezzerete quest'opera dell'astrofisico e giornalista norvegese Eirik Newth, per la quale ha vinto il Premio Brage, un prestigiosissimo riconoscimento letterario nazionale.
Newth conduce il lettore, quasi prendendolo per mano, attraverso la storia della scienza, che spesso però ha incrociato altre materie, quali la filosofia, la politica e la religione.
Lo stesso Gaarder, autore del romanzo sopracitato, parlando di questo libro ha affermato "Un viaggio appassionante attraverso la storia della scienza per curiosi di tutte le età". Effettivamente la casa editrice dalla quale è pubblicato si occupa principalmente di letteratura per ragazzi; ma vi assicuro che in questi giorni, mentre lo rileggevo per rinfrescare la memoria, sono rimasta piacevomente sorpresa dallo stile pulito, comprensibile ma allo stesso tempo rigorosamente scientifico dell'autore, che non si è limitato ad elencare una serie di avvenimenti fondamentali per la scienza ed in generale per l'umanità; al contrario, ci spiega anche perchè tali eventi sono accaduti esattamente in quelle determinate circostanze. Inoltre ci fornisce numerosissimi spunti per riflettere a nostra volta e capire come funziona l'universo, dagli atomi all'evoluzione delle specie, dal metodo scientifico alla fisica quantistica.
Oltre all'opera vera e propria, nella parte alta di ogni pagina si trova una sorta di "calendario" con l'indicazione temporale dei fatti rilevanti per la storia della scienza, dai primi esseri simili all'uomo che hanno fatto la loro comparsa in Africa intorno al 5.000.000 a.C. al ritrovamento di tracce interpretate come dovute ad organismi unicellulari su una meteorite proveniente da Marte nel 1996, anno di pubblicazione di questo libro.
Un libro che consiglio ad adulti e bambini, scienziati o non, poichè ritengo sia fondamentale comprendere come ha fatto il mondo che conosciamo a diventare tale, ed a quale prezzo, per poterlo appezzare e migliorare ancora di più.

BW

Nella nostra libreria:
Eirik Newth
Breve storia della scienza. La ricerca della verità (Jakten på sannheten)
ed. Salani Editore
343 pag.
traduzione di Laura Cangemi
illustrazioni di Fabian Negrin

     

giovedì 3 ottobre 2013

L'assassinio come una delle belle arti - Thomas de Quincey (1839)

"Il primo assassinio è noto a voi tutti. Come inventore dell'assassinio e padre di quest'arte, Caino deve essere stato un genio di prim'ordine."
Il Presidente della Società degli intenditori dell'assassinio


RECENSIONE
Può un assassinio essere considerato alla stregua di un celeberrimo dipinto, di una magnifica opera lirica o di una incantevole scultura? Certo che sì, afferma Thomas de Quincey, in questo saggio che è di fatto una relazione su di un improbabile incontro di tale "Società degli intenditori dell'assassinio" al quale de Quincey immagina di aver assistito. 
Per mettere subito a tacere i moralisti l'autore afferma fin dall'inizio di essere totalmente contrario all'idea stessa di omicidio e che respinge con forza le eventuali accuse di perfidia e di depravazione, ma se una cosa, qualunque essa sia, viene eseguita in modo magistrale, perchè non ammirarne la sublime perfezione? Anche nel caso che l'azione sia la più turpe che si possa concepire, continua de Quincey, una volta che si è cercato di fare tutto il possibile per cercare di salvare la vittima e poi provare in tutti i modi a catturare il colpevole, perchè non cercare il bello nel tragico?
Vi sono alcune regole per valutare il grado di bellezza di un assassinio; per prima cosa bisogna studiare bene la vittima. Un barbone malandato, una fragile vecchietta infatti non sono "interessanti" da questo punto di vista, meglio un giovane sano e robusto. E poi qual'è l'eventuale movente, che tipo di arma è stata usata ed in che scenario si è svolto il fatto? In una strada affollata del centro o in campagna? In una radiosa giornata di sole o in una lugubre notte nebbiosa?
Vengono poi presi in esame alcuni tra i più noti omicidi avvenuti nel XVII, XVIII e nella prima parte del XIX  secolo ed un capitolo a parte viene riservato all'assassinio di filosofi.
Questa è una categoria che ha subito nel corso dei secoli innumerevoli uccisioni (o tentate uccisioni), tanto che, con mirabile humour il narratore afferma che: "se un uomo si dichiara filosofo e nessuno ha mai attentato alla sua vita, può esser certo di non valere nulla", e cita come esempi il tentato assassinio a Cartesio e quello riuscito ai danni di Spinoza. Come ulteriore prova a sostegno di questa tesi poi, porta il caso di Hobbes che, forse temendo di non essere preso sul serio come filosofo, arrivò addirittura ad inventarsi un attentato verso la sua persona.
L'autore attinge ad una casistica di delitti realmente avvenuti e documentati e conclude asserendo che, tenendo conto di tutte le variabili di cui si è detto prima, il capolavoro indiscusso del genere è rappresentato dagli omicidi perpetrati a Londra nel 1812 da tal John Williams che massacrò ben due nuclei famigliari nel giro di pochi giorni e che gettò nel panico più totale la capitale britannica.
Si tratta di un testo che va osservato sotto la lente dell'ironia naturalmente, ma se pensiamo ai peggiori casi di cronaca nera avvenuti negli ultimi anni e, contemporaneamente, al grande successo in termini di ascolti che note trasmissioni televisive hanno avuto discutendo per mesi dei suddetti fatti, è impossibile non pensare che nell'uomo sia insita una grande forma di morbosità verso un certo tipo di delitti. 
Da parte mia posso dire che leggendo questo saggio ho passato del tempo in modo piacevole in quanto si tratta di una lettura molto appassionante e ricca di aneddoti interessanti. E l'aggettivo "piacevole" vi assicuro che non è affatto fuori luogo, perchè come lo stesso de Quincey ci insegna: "Che bisogno c'è di altra virtù? Quando si è concesso abbastanza alle esigenze della morale,  è il turno del gusto e delle belle arti".

BF


Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
L'assassinio come una delle belle arti (Murder considered as one of the fine arts)
ed. Guanda Editore
120 pag.
traduzione di Luigi Brioschi









mercoledì 2 ottobre 2013

Il mondo di Sofia - Jostein Gaarder (1991)

"Perchè i Lego sono il giocattolo più geniale del mondo?"
Alberto Knox

TRAMA
Sofia Amundsen conduce una tranquilla vita da quattordicenne in un paesino norvegese: va a scuola e si prende cura degli animaletti di casa, dove passa la maggior parte del tempo da sola. Il suo papà infatti trascorre molti mesi all'anno a bordo di una nave petroliera, e la mamma rientra a casa dal lavoro solo la sera tardi.
Ma un giorno un fatto apparentemente banale sconvolge questa sua placida esistenza: riceve una busta non affrancata. All'interno della busta c'è solamente un foglietto con scritto: "Chi sei tu?", e nient'altro.
Da lì la ragazza comincia a ricevere più volte al giorno biglietti con domande di questo genere, sempre seguiti da buste più grandi contenenti un vero e proprio corso di filosofia a puntate. Le domande servono ovviamente a preparare mentalmente la diligente alunna alle lezioni che seguiranno, e così Sofia inizia a vedere il mondo con occhi diversi.
Ma il mistero non si limita solo a questo: insieme alle buste infatti Sofia riceve anche delle cartoline destinate ad una sconosciuta Hilde Møller Knag, della quale trova anche degli oggetti in camera propria.
Col trascorrere del tempo ed il susseguirsi di buste e cartoline, la ragazza scoprirà che il suo maestro è il cinquantenne Alberto Knox, e che Hilde compirà quindici anni il 15 giugno, proprio come lei. Ma riuscirà, con l'aiuto del mentore, a capire quale sia la verità celata dietro a questo mistero?

RECENSIONE
Il mondo di Sofia è innanzitutto un ottimo giallo, e per tutto il tempo il lettore rimane col fiato sospeso in un susseguirsi di nuovi misteri e colpi di scena.
Ma non si limiterà, come nei classici libri del genere, a chiedersi: "Chi sarà l'assassino?". Per ogni busta che riceve Sofia, verrete spinti a sospendere momentaneamente la lettura per cercare di rispondere ai quesiti che vengono posti alla protagonista del romanzo.
Purtroppo non posso rivelarvi di più, perchè rischierei di anticiparvi troppe cose. Tanto, tutto quello che dovevate sapere su questo libro l'avete appena letto.
Anzi no, se per caso non fossi ancora riuscita a convincervi a leggerlo vi voglio rivelare un fatto personale: io sono, filosoficamente parlando, stupida. Nel senso che, pur avendo sempre studiato, alle superiori in filosofia arrivavo a stento alla sufficienza. Se questo romanzo è dunque riuscito ad incantare e far appassionare a questa materia ostica una zuccona come me, sicuramente piacerà anche a voi.

BW

Nella nostra libreria:
Jostein Gaarder
Il mondo di Sofia (Sofies verden)
ed. Longanesi & C.
542 pag.
traduzione di Margherita Podestà Heir