BW&BF

Visualizzazione post con etichetta India. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta India. Mostra tutti i post

giovedì 30 gennaio 2014

Il segno dei quattro - Arthur Conan Doyle (1890)

"È estremamente importante non permettere che il nostro giudizio sia influenzato da sentimenti personali. [...] L'emotività è nemica del raziocinio. Le assicuro che la donna più affascinante che io abbia mai conosciuto fu impiccata per aver avvelenato tre bambini allo scopo di incassarne l'assicurazione..."
Sherlock Holmes


TRAMA 
Tutto inizia con miss Mary Morstan, giovane e graziosa fanciulla, che si presenta nello studio di Baker Street per sottoporre il proprio caso a Sherlock Holmes ed al fido dottor Watson.
Circa dieci anni prima il padre di Mary, ufficiale di lungo corso di stanza in India, riceve con sua grande gioia un congedo di un anno e può così tornare in madrepatria per riabbracciare nuovamente la figlia ma, una volta giunto a Londra, questi scompare misteriosamente senza lasciare traccia.
Quattro anni dopo, appare sul Times una strana inserzione nella quale si invita miss Morstan a farsi viva; la ragazza ubbidisce pubblicando sulla colonna degli annunci il proprio indirizzo e lo stesso giorno riceve per posta una scatolina contente una perla di grande valore. E così avviene per i successivi sei anni, il tutto in forma rigorosamente anonima.
Tutto questo fino a quella mattina, quando riceve un messaggio in cui il mittente le domanda di poterla incontrare la sera stessa, affermando che è stata vittima di una grave ingiustizia e si raccomanda di non avvertire la polizia.
La ragazza chiede quindi ai due di accompagnarla all'appuntamento. Arrivati dunque nel luogo prestabilito incontrano Thaddeus, uno dei due figli del defunto maggiore John Sholto, compagno d'armi del padre di Mary in India, che racconta loro la misteriosa storia di un favoloso tesoro che i due amici avrebbero trovato in India, ma del quale non fece in tempo a parlare. Thaddeus chiarisce anche il mistero sulla scomparsa di Morstan e riferisce che John appariva molto spaventato negli ultimi anni di vita a causa di una strana lettera che aveva ricevuto e che veniva colto da un'inspiegabile inquietudine ogni volta che incrociava qualcuno con una gamba di legno. Forse ci sarebbe anche altro da dire, ma il giorno seguente Taddeus Sholto viene rinvenuto cadavere nella sua stanza, completamente messa a soqquadro, e dove sul pavimento è presente un foglio con una scritta enigmatica: Il segno dei quattro.

RECENSIONE
Seconda avventura dell'investigatore per eccellenza, il romanzo si apre con uno shock che potrebbe anche turbare le anime più candide e tutti coloro che conoscono in modo superficiale la figura di Sherlock Holmes,  magari attraverso qualche sciocco stereotipo sulla falsariga di "Elementare, Watson!" (che in realtà è un clamoroso falso storico).
Dovete sapere (sempre ammesso che non lo sappiate già) che il signor Holmes, quell'elegante ed impeccabile gentleman, sì proprio lui, quel raffinato e colto signore dai modi distinti, si droga come un cavallo.
Quando egli è in preda alla noia dovuta alla mancanza di casi particolarmente stimolanti infatti, per far fronte alla depressione e per cercare di tenere la mente sempre sveglia, si inietta regolarmente dosi di cocaina e morfina, ed a nulla servono le proteste del dottor Watson che, in quanto medico, si preoccupa giustamente della salute dell'amico tanto da tenerlo sotto controllo costante.
Questo solo per dire che uno dei personaggi letterari più famosi di tutti i tempi se guardiamo bene è presente nell'immaginario della maggioranza delle persone esclusivamente per come è stato dipinto in tutti questi anni: ovvero un personaggio sì brillante, ma anche snob, antipatico e saccente, che si limita a fare deduzioni mentre con una lente d'ingrandimento è impegnato ad osservare un antico mobile, in una ricca casa di campagna inglese, alla ricerca di chissà cosa.
Forse non tutti sanno invece che mr. Holmes non è certo uno che se ne sta lì a fare unicamente un lavoro d'intelletto, anzi fondamentalmente egli è un uomo d'azione.
Non sono rari i casi in cui egli conduce le indagini in prima linea, ricorrendo a particolarissimi travestimenti grazie al quale si infiltra senza destare sospetti nei quartieri più degradati. Oppure che egli si avvale dei preziosi servigi di un gruppo di ragazzini dei bassifondi che, in cambio di qualche soldo, gli riferiscono tempestivamente cosa avviene e cosa si dice negli ambienti della malavita londinese.
Come se non bastasse poi, egli è anche un buon pugile, un abile schermidore e, uno dei pochi europei della sua epoca, anche un conoscitore di arti marziali. Quindi si può ben capire come la sua figura sia stata totalmente stravolta ed edulcorata nel corso degli anni.
Dopo questa lunga, ma necessaria premessa, veniamo al libro. Il segno dei quattro è considerato da molti come il racconto migliore di Conan Doyle che ha per protagonista il suo personaggio più noto, ed è una fama ampiamente meritata.
Questo è il racconto che più contribuì a dare celebrità all'autore e che scatenò all'epoca una vera e propria Holmes mania, soprattutto in Gran Bretagna e negli USA, dal momento che il precedente Uno studio in rosso era stato inspiegabilmente ignorato dai più.
Il segno dei quattro inoltre è un romanzo fondamentale, anche ma non solo per i motivi elencati prima, per chi vuole entrare davvero in contatto con l'universo del celebre investigatore e del suo fedele aiutante e che non si accontenta delle discutibili trasposizioni cinematografiche o di fiction del momento. Chiaramente ognuno è liberissimo di fare come meglio crede, ma io trovo che non sarebbe male conoscere prima le opere originarie e poi eventualmente le versioni "alternative" e fantasiose, così da poter addirittura arrivare ad apprezzare in modo perverso persino le cose più assurde, come ad esempio un dr. Watson dalle fattezze di Lucy Liu od una serie di Sherlock Holmes ambientata a New York. Dopotutto, per costruire una casa è consigliabile partire dalle fondamenta.

BF

Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes"
Il segno dei quattro (The Sign of the Four)
ed. Newton Compton Editori
77 di 1240 pag. 
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto




 


giovedì 9 gennaio 2014

Siddharta - Hermann Hesse (1922)

"Tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere.
Ma egli, Siddharta, a sé stesso non procurava piacere, non era di gioia a sé stesso."
Herman Hesse

TRAMA
India, VI secolo a.C.; il giovane Siddharta, figlio di un Brahmino, è amato e benvoluto da tutti, ma ciononostante non riesce a trovare il suo Io, e di conseguenza il nirvana.
Accompagnato dall'amico fraterno Govinda, suo più grande ammiratore, lascia la casa paterna per unirsi agli eremiti Samana. I due ragazzi trascorrono alcuni anni con essi, in assoluta povertà, apprendendo le arti del digiuno, dell'attesa e della pazienza. Ma un giorno giunge alle loro orecchie la notizia dell'apparizione del Buddha, e i due decidono di recarsi presso di lui per ascoltare la sua dottrina. Entrambi ne rimangono molto colpiti, ma mentre Govinda decide di unirsi ai seguaci del saggio, al contrario Siddharta sente di non aver ancora trovato ciò che cercava, e perciò, dopo averne parlato con lo stesso Buddha e con l'amico d'infanzia, prosegue per la sua strada.
Continuerà così la ricerca del giovane verso il suo Io al fine di raggiungere il tanto agognato nirvana e l'armonia con l'universo.

RECENSIONE
Lessi Siddharta diversi anni fa, quando frequentavo ancora le superiori, e ricordo di averlo trovato molto bello. Poi però, come spesso succede con i libri, l'avevo riposto nella mia libreria e ne avevo accantonato il ricordo. L'altro giorno, mentre cercavo qualcosa da recensire, mi è balzato davanti agli occhi. Di esso avevo solo il ricordo delle sensazioni che mi aveva lasciato, un senso di pace, di riflessione e di introspezione.
Ma, dal momento in cui era tutto ciò che mi era rimasto in memoria, l'ho riletto. Le sensazioni sono sempre le stesse, lo confermo. Ciò che è cambiato nel mio rapporto con questo libro sono proprio io. Da adoloscente sono diventata adulta e così è venuta a mancare l'identificazione col protagonista, che solo un ragazzo (o una ragazza) in fase di crescita può provare pienamente.
Al di là delle impressioni personali, il romanzo è stranissimo, unico nel suo genere. Per capire il perchè, occorre contestualizzarlo: Siddharta è stato scritto nel 1922, in piena epoca prenazista, dal tedesco Hermann Hesse; eppure lo stesso autore definisce la sua opera "poema indiano", ed effettivamente parrebbe proprio scritto nel paese asiatico. Il solo dubbio che potrebbe venire, non conoscendone la genesi, è che sia la creazione di uno studente di Berkeley del '69 (non a caso era considerato un libro manifesto del movimento hippy).
Ancora più grande è stata dunque l'abilità di Hesse, premio Nobel nel 1946: è riuscito ad ideare un romanzo senza tempo nè luogo, un capolavoro della letteratura mondiale che riesce a far sentire affine un ragazzino del XXI secolo con uno del VI secolo avanti Cristo.

BW

Nella nostra libreria: 
Hermann Hesse
Siddharta (Siddharta)
ed. Adelphi
197 pag.
traduzione di Massimo Mila