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mercoledì 16 luglio 2014

Altamente esplosivo - Joe R. Lansdale (2010)

"La testa di Leroy fu percorsa da una serie di idee, alcune delle quali implicavano un filo teso a mezza altezza e che si concludevano tutte con qualche tipo di trionfo per lui e con Draighton steso supino, intento a rialzarsi come uno scarafaggio rovesciato"
Joe R. Lansdale, da 'Re delle Ombre'

RECENSIONE
Uno scrittore prolifico come il buon vecchio Joe R. non può ovviamente limitarsi a scrivere romanzi, ma per forza di cose produce anche racconti brevi, dai quali magari successivamente sviluppa storie più lunghe e strutturate.
Tra l'enorme quantità di short novels dell'autore di Nacogdoches, Fanucci ha selezionato 10 racconti inediti e da essi ha pubblicato la raccolta che vi proponiamo oggi, intitolata Altamente esplosivo.
10 storie diverse tra loro, che permettono al lettore ghiotto di lansdaliate di gustarsi scenari alla 1984, western classici ma anche dalle spiccate tonalità dark, personaggi horror con uno spiccato senso dell'umorismo e così via, soddisfacendo tutti i gusti.
Lansdale non delude, e come sempre si dimostra uno scrittore estremamente eclettico con il talento naturale di spaziare da un genere all'altro senza alcuna fatica. Forse Altamente esplosivo non sarà il suo libro migliore o il più rappresentativo, ma sicuramente chi già conosce ed apprezza l'autore del Texas orientale rimarrà soddisfatto da queste dieci piccole chicche che, come afferma lo stesso Lansdale nella prefazione, sono state scelte da lui personalmente tra le sue preferite o tra quelle più amate dal pubblico americano.
Un'occasione da non farsi scappare per amare ancora di più questo narratore poliedrico ed avere una visione a 360 gradi del suo indiscutibile talento creativo.

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Altamente esplosivo. 10 racconti inediti (Drive-in Date; Surveillance; Dirt Devils; The Long Dead Day; The Gentleman's Hotel; Big Man: A Fable; King of Shadows; White Mule-Spotted Pig; It Washed Up; Hide and Horns)
ed. Fanucci Editore
234 pag.
traduzione di Luca Conti


   

mercoledì 25 giugno 2014

La chiamata dei tre - Stephen King (1987)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Serie della Torre Nera. Se non avete letto il precedente, intitolato L'ultimo cavaliere, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


"Poi la visuale ruotò, non del tutto ma solo per metà, e questa volta guardò in uno specchio e vide una faccia che aveva già visto una volta in passato... su un tarocco. Gli stessi occhi scuri e capelli neri. La sua faccia era calma ma pallida, e negli occhi, gli occhi attraverso i quali guardava e che ora erano riflessi dallo specchio, Roland vide parte del terrore e dell'orrore di quella creatura che sulla carta da gioco era cavalcata dal babbuino."
Stephen Edwin King


TRAMA
Dopo aver sacrificato il piccolo Jake e dopo lo sconvolgente incontro-scontro con Walter o'Dim, alias "l'uomo in nero", Roland di Gilead si risveglia su di una spiaggia desolata popolata da strani mostri simili ad aragoste giganti che lo attaccano e lo feriscono amputandogli due dita della mano destra (quella che solitamente usa per sparare) con le loro enormi chele. Roland riesce ad avere la meglio su di loro, ma ben presto si rende conto con terrore che il morso di quelle creature è velenoso, e comincia a stare piuttosto male.
Ma deve assolutamente mettersi in marcia per trovare le tre porte dimensionali che, secondo quanto predettogli da Walter, serviranno a trasportare altrettante persone di epoche e mondi diversi in quel deserto di devastazione e squallore che è diventato il pianeta, e che sono assolutamente indispensabili per poter poi giungere alla Torre Nera.
Ed è così che, in preda ad una forte febbre, si imbatte in un portone montato su cardini invisibili, nel bel mezzo del nulla, sul quale è presente la scritta: IL PRIGIONIERO.
Roland lo apre e si accorge così di essere entrato in contatto con Eddie Dean, un giovane spacciatore che lavora per una potente famiglia mafiosa nella New York del 1987. 
Eddie è a bordo di un aereo di linea che lo sta riportando a casa da un "viaggio di lavoro" alle Bahamas dove ha condotto un affare per conto del proprio boss, ed ora sta trasportando, nascosto sotto i vestiti, un ingente quantitativo di droga.
Ma Eddie è troppo teso ed attira su di sè le attenzioni delle hostess, che decidono di tenerlo d'occhio. Se Eddie viene scoperto con la droga addosso, per lui è finita. Ma sarebbe finita anche per Roland, ed il pistolero questo non può assolutamente permetterlo...

RECENSIONE 
Trascorsi alcuni anni dal deludente ed insipido primo capitolo della saga, Stephen King cambia totalmente registro narrativo, aggiusta la mira, e questa volta fa un centro pazzesco con un romanzo semplicemente eccezionale. 
La chiamata dei tre infatti si distacca immediatamente dal suo sfortunato predecessore fin dalle primissime righe e, con una decisa virata a centottanta gradi, ci restituisce il miglior King forse di sempre, e cioè quello degli anni ottanta, periodo durante il quale ha sfornato capolavori come It, tanto per capirci.
La lettura torna ad essere scorrevole, le emozioni e la suspense la fanno di nuovo da padrone, e le pagine riprendono ad esser divorate con piacere una dopo l'altra da un lettore realmente sofferente di doversi separare dal volume, foss'anche solo per poche ore. 
È una condizione che tutti coloro che amano il "Re" hanno ben presente; quella sensazione di totale assorbimento nella storia ed immedesimazione completa nei personaggi che solo lui riesce a ricreare così dannatamente bene.
Meno western e molto più orientato verso la science fiction, La chiamata dei tre ha il grande merito, oltre che di riconciliarci con l'autore, anche di aprire scenari molto più ampi e che, a questo punto ne sono quasi certo, verranno sviluppati a dovere nel corso degli episodi successivi. 
Un ciclo di avventure che, stando così le cose, promette di regalare tantissimi altri stupendi momenti di evasione. Non è forse quello che da sempre si chiede ad un buon libro?

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
La chiamata dei tre (The Drawing of the Three)
ed. Sperling Paperback
345 pag.
traduzione di Tullio Dobner


  

 
 

sabato 31 maggio 2014

Notizie dalle tenebre - Joe R. Lansdale (2014)

"<<Mr Fine, è un piacere vederla>> [...]
<<Chiamami Stubble, o Stubbs. Non che tu mi sia particolarmente simpatico, ma Mr Fine mi fa sentire vecchio, e la cosa non mi garba. E poi, ogni tanto capita di vederci. Perciò possiamo dire di conoscerci.>>
<<Molto bene, Stubbs...>>
<<Un momento, [...] lasciamo perdere. Chiamami Mr Fine. Suona meglio, venendo dalla tua bocca.>>"
Lo sceriffo e nonno (da "Il vecchio sulla sedia a rotelle")

RECENSIONE
Notizie dalle tenebre, come a volte accade, è un libro che in America, paese natale di Lansdale, non esiste. Esso è infatti una raccolta di alcuni dei racconti che lo scrittore texano scrisse in età giovanile, prima di diventare l'autore acclamato che oggi conosciamo. Come spiega egli stesso nell'introduzione al libro le storie sono state scelte insieme all'editor italiano, e a malincuore, per motivi di spazio, ne ha dovute lasciar fuori molte altre; ma state tranquilli! Non si esclude che in futuro venga pubblicata anche una seconda raccolta.
I sedici episodi selezionati sono quasi tutti inediti in Italia, tranne uno, che forse qualcuno di voi (e mi piace pensare che sia anche, almeno in piccola parte, merito mio) può aver letto: si tratta di Bubba Ho-Tep, di cui vi ho parlato qualche mese fa.
Gli altri racconti toccano i temi ed i generi più svariati, in pieno stile Lansdale: si va dagli omaggi a due immensi scrittori americani, H.P. Lovecraft e Mark Twain, per passare a storie che parrebbero quasi uscite dalla penna di Stephen King. Ma anche strampalate vicende con protagonisti alquanto bizzarri, come l'orso dal carattere decisamente poco gustoso di Mr Orso, o il tanto acuto quanto scorbutico nonnino de Il vecchio sulla sedia a rotelle.
Vi piace l'horror? Oppure preferite le buone, vecchie storie di avventura (e scazzottate) in stile "Hap e Leonard"? O meglio ancora forse il western? Qualunque sia stata la vostra risposta, la scelta è sempre la stessa: Notizie dalle tenebre, fidati di me, vi piacerà!
Voglio però segnalare una svista, nel racconto La caccia: prima e dopo, in cui il protagonista, per andare a caccia con la moglie, affida i figli ai propri genitori; ma alcune pagine dopo spiega che i medesimi sono morti svariati anni prima! Questo lapsus, comunque, non va ad inficiare in alcun modo la bontà della storia.
Detto ciò, non vi resta che tuffarvi a capofitto nella lettura di questo meraviglioso libro, sperando che Lansdale mantenga la promessa e non ci faccia attendere troppo a lungo per la seconda puntata di questo graditissimo "Best of".

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Notizie dalle tenebre (tratti da "Bleeding Shadows", "The Best of Joe Lansdale", "High Cotton" e "Trapped in the Saturday Matinée")
ed. Einaudi Stile Libero Big
468 pag.
traduzione di Luca Briasco

    

mercoledì 28 maggio 2014

L'ultimo cavaliere - Stephen King (1982)

"<<Credi in una vita dopo la morte?>>
<<Penso che sia questa.>>"
Roland e Brown

TRAMA
In un futuro imprecisato, il mondo è "andato avanti", sconvolto cioè da una non meglio definita catastrofe e regredito ad un'epoca simile a quella del Far West. Qui è ambientata la storia di Roland di Gilead, abile pistolero ed unico membro rimasto in vita di un antica confraternita, il quale è lanciato all'inseguimento di un misterioso individuo chiamato "l'uomo in nero".
Questo enigmatico figuro pare che sia un potentissimo stregone in grado, tra le altre cose, di resuscitare i morti, ma per Roland è di vitale importanza raggiungerlo in quanto solo lui può condurlo ad un luogo arcano e leggendario noto come Torre Nera.
E così, il pistolero si reca prima in un villaggio dove l'uomo in nero ha soggiornato tempo prima e dove ha lasciato un demone nel tentativo di farlo desistere dall'impresa, poi si mette sulle sue tracce attraverso uno sterminato deserto popolato da mutanti ed altre entità malvage. Qui, in una vecchia stazione di posta abbandonata, incontrerà un ragazzino di nome Jake che deciderà di seguire Roland fin sulle montagne che sorgono al termine di questa landa desolata, in una disperata caccia all'uomo (in nero).

RECENSIONE
Primo capitolo della serie della Torre Nera, L'ultimo cavaliere venne scritto da Stephen King quand'era ancora studente universitario, e si vede. Eccome se si vede.
Se da un lato infatti non posso non esaltarmi davanti ad un'ambientazione meravigliosa, in un perfetto stile spaghetti-western che, per quanto mi riguarda, risulta molto più intrigante di foreste nordiche popolate da elfi, draghi, troll ed altri elementi classici del fantasy, dall'altro devo ammettere che questo primo volume non mi ha affatto entusiasmato, anzi.
La trama appare confusa, disordinata e difficile da seguire, il ritmo troppo lento, e poi il linguaggio usato da King è qualcosa di esageratamente barocco ed ampolloso, tanto da far perdere spesso il filo del discorso. 
Qualche esempio? Ecco qua: "Una delle donne lo seguì con gli occhi strabuzzati ed il soggolo svolazzante". Io sono ignorante, e su questo non c'è dubbio, però mi spiegate che significa? Oppure c'è qualcuno che riesce a farmi capire com'è fatto un "sole filisteo"? E poi sostantivi ed attributi come cengia, natece, fitolacca, bruschino, cachinno... Una sequela di termini ed aggettivi astrusi e desueti che il povero traduttore (al quale va tutta la mia solidarietà) è stato costretto ad utilizzare per rendere come meglio poteva il lessico di un King che, seppur a tratti lascia intravedere lampi del genio narrativo che diverrà, qui appare uno scrittore ancora decisamente acerbo.
Dispiace molto, perchè L'ultimo cavaliere offre diversi spunti interessanti e, complice anche una struttura composta da numerosi flashback, riesce anche a solleticare la curiosità del lettore, peccato però che poi il giovane Stephen tenda a perdersi un po' troppo creando un effetto di piattezza e di monotonia generale che non facilita il compito a chi legge.
Eh va beh, non drammatizziamo, può capitare a tutti qualche piccolo passo falso, specialmente quando si è agli esordi, vedremo in seguito come si svilupperà questa saga. Spero solamente, e passatemi la battuta, che stavolta il buon giorno NON si veda dal mattino.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
L'ultimo cavaliere (The Gunslinger)
ed. Sperling Paperback
224 pag.
traduzione di Tullio Dobner


 

venerdì 28 marzo 2014

Dal libro al film: Non è un paese per vecchi - Cormac McCarthy (2005)

"Un tempo dicevo che quelli con cui avevamo a che fare erano sempre gli stessi. Gli stessi con cui aveva a che fare mio nonno. Ai suoi tempi rubavano il bestiame. Oggi spacciano la droga. Ma adesso forse non è più vero... Mi sa che gente così non l'abbiamo mai vista prima d'ora. Gente di questo tipo. Non so neanche cosa bisognerebbe fare con loro. Se uno li ammazzasse tutti, toccherebbe costruire una dépendance dell'inferno."
Ed Tom Bell


IL LIBRO
Texas, 1980. Llewelyn Moss, saldatore e reduce dal Vietnam, è a caccia di antilopi nei pressi del Rio Grande, ai confini con il Messico.
Così facendo, si ritrova casualmente su quella che sembra essere la scena di una violenta sparatoria tra trafficanti di droga: jeep crivellate di colpi, cadaveri sul terreno ed una grande partita di eroina sul retro di un pick-up.
Al volante del mezzo, c'è un messicano ferito in modo molto grave che chiede a Llewelyn di portargli dell'acqua ma questi, dopo avergli detto che non ne ha, parte alla ricerca del probabile ultimo sopravvissuto; colui che, in teoria, dovrebbe essere fuggito con il denaro.
Lo trova infatti poco più avanti, morto e con una cartella tra le gambe contenente svariati mazzetti di banconote.
Non credendo ad un simile colpo di fortuna, Llewelyn prende il malloppo (circa due milioni di dollari) e si allontana in tutta fretta da quel luogo pericolosissimo.
Durante la notte però, colto da un forte senso di colpa, decide di tornare sul posto per soccorrere l'uomo ferito. 
Ma quando Moss giunge in prossimità del luogo del misfatto con l'acqua per il messicano, trova quest'ultimo freddato da un colpo in fronte. A questo punto si rende conto di essere in grave pericolo e cerca di ritornare in fretta al proprio veicolo per fuggire al più presto.
Ma la fortuna, che aveva servito a Llewelyn un'occasione d'oro per cambiare vita, si riprende tutto con gli interessi quando l'uomo nota che un altro fuoristrada spunta improvvisamente da un'altura proprio di fianco al suo pick-up, che viene accuratamente passato al setaccio da due loschi figuri. 
Llewelyn quindi, maledicendosi per la propria stupidità, si vede costretto a scappare a piedi dalla parte opposta, ma viene visto dagli occupanti della jeep che lo inseguono sparandogli addosso.
Pur essendo ferito ad una spalla, riesce ugualmente a far perdere le proprie tracce e a fare ritorno alla roulotte che divide con la giovane moglie Carla Jean. Senza scendere nei particolari Moss la avverte che una forte minaccia incombe su di loro e la convince a rifugiarsi dalla madre in una anonima cittadina del Texas occidentale.
Separatosi dalla consorte, il reduce del Vietnam recupera la cartella con i soldi e, consapevole di essere braccato da gente senza scrupoli che grazie al numero di targa del suo veicolo abbandonato ormai sa tutto di lui, si lancia in un disperato tentativo di fuga.
Nel frattempo, anche l'anziano sceriffo della contea Ed Tom Bell, ormai prossimo alla pensione e uomo regolato da profondi valori e da un solido codice d'onore ormai sorpassato, ha raggiunto la scena del massacro iniziale e riconosciuto il mezzo del suo concittadino.
Ma non è finita. Un pericolo ben più terrificante incombe di fatto su Llewelyn: un sicario psicopatico e terribilmente letale di nome Chigurh che, armato di una micidiale arma ad aria compressa, si è lanciato anch'egli alla caccia del bottino scomparso, lasciando dietro di sè una lunga scia di sangue.
Lo sceriffo così, avendo realizzato in che razza di guaio si sia cacciato il fuggitivo, tenta di rintracciarlo in una folle corsa contro il tempo, sperando di riuscire a trovarlo prima dei trafficanti. E soprattutto, prima di Anton Chigurh.

 
IL FILM
Poco dopo l'uscita del libro, il noto produttore Scott Rudin rimase talmente folgorato dal romanzo di McCarthy che ne comprò immediatamente i diritti per farne al più presto un film. 
Contattò così i fratelli Coen, i quali nel frattempo stavano lavorando su di un altro progetto ma che, una volta interpellati, si dimostrarono fin da subito molto entusiasti, tanto da riuscire a realizzare una sceneggiatura in brevissimo tempo.





Non è un paese per vecchi venne quindi girato nella primavera-estate del 2007 ed uscì in anteprima il 9 novembre dello stesso anno, suscitando fin dall'inizio buone impressioni negli addetti ai lavori.
Ma è nella Notte degli Oscar 2008 che il film fece il botto, guadagnandosi quattro statuette tra le più importanti (miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura non originale) su otto nomination complessive, ed ottenendo grandi consensi da parte della critica.
Totalmente fedele al romanzo, l'adattamento cinematografico di Ethan e Joel Coen colpisce incredibilmente per come riesce a trasporre benissimo il messaggio che costituisce l'ossatura portante dell'opera.
La storia infatti, vista attraverso gli occhi dello sceriffo Ed Tom Bell (interpretato da un magnifico Tommy Lee Jones), ci presenta un uomo, lo sceriffo appunto, ancora legato ad un passato in cui anche i criminali, pur essendo tali, avevano comunque un qualche principio morale, ma che si sta accorgendo del drastico cambiamento che sta avvenendo nella società, sempre più violenta e brutale.
Un forte senso di inadeguatezza e di disagio  traspare così dalle amare riflessioni dell'anziano tutore dell'ordine il quale, non riconoscendosi più in questo sistema, è sempre più deciso ad abbandonare l'incarico. 
Ed ecco così che il titolo, assai esplicativo, riassume in maniera efficacissima questo stato d'animo: i tempi stanno cambiando, ed in peggio. Non ci sono più i fuorilegge di una volta, sta facendo sempre più la sua comparsa un'altra specie di malviventi, del tutto spietata e sconosciuta. Di conseguenza bisogna lasciare spazio ad una nuova tipologia di guardiani della legge perchè questo Non è un paese per vecchi.
Vero e proprio western ambientato in epoca moderna, Non è un paese per vecchi ha il proprio punto di forza nell'intreccio tra i personaggi, diversissimi tra loro ma uniti da un destino beffardo, e che costituiscono i vertici di un triangolo.
Dello sceriffo Bell abbiamo già detto, analizziamo ora gli altri due protagonisti.  Josh Brolin presta le fattezze a Llewelyn Moss che, nella più classica tradizione dei Coen, raffigura l'ennesimo personaggio anonimo che si trova all'improvviso al centro di una vicenda molto più grande di lui e che, come avviene per il vile marito che in Fargo (altro gioiello dei due fratelli) fa rapire la moglie, più cerca di tirarsi fuori dalle sabbie mobili nelle quali è finito e più affonda.
L'ultimo vertice è infine formato dal glaciale e sanguinario Anton Chigurh, la cui ottima interpretazione di Javier Bardem (primo spagnolo a vincere l'Oscar) dà vita ad uno dei "cattivi" più memorabili degli ultimi tempi.
Il risultato finale di tutto questo è un film epico e romantico al tempo stesso, che viene devastato da improvvise e brevi esplosioni di violenza. Violenza che però non è mai fine a sè stessa, ma sempre funzionale ai fini del racconto.
Naturalmente il mio consiglio non può che essere quello di leggere possibilmente prima il bellissimo romanzo di McCarthy, e solo in seguito visionare il film ma, essendo la pellicola così coerente all'opera originaria, diciamo che l'una non preclude necessariamente l'altra.
In ogni caso, che preferiate il libro o il film (o come me tutti e due), una cosa è certa: entrambi sono, nel loro campo, degli autentici capolavori.

BF
Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men)
ed. Einaudi
251 pag.
traduzione di Martina Testa

 

sabato 15 febbraio 2014

Meridiano di sangue - Cormac McCarthy (1985)

"La guerra c'è sempre stata. Prima che nascesse l'uomo, la guerra lo aspettava. Il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza. Così era e così sarà. Così e non diversamente."
Il giudice Holden


TRAMA
Siamo nei luoghi di frontiera tra Stati Uniti e Messico, intorno al 1850. Un ragazzo adolescente, dopo esser fuggito dal nativo Tennessee ed aver girovagato tra Missouri, Louisiana e Texas, arriva infine ad arruolarsi nell'esercito agli ordini del capitano White. Ma dopo esser scampato ad un'aggressione da parte dei Comanche, che in un'imboscata massacrano la sua compagnia, finisce per essere arrestato a Chihuahua dalla polizia messicana. In carcere, viene ingaggiato insieme ad altri due galeotti in una squadra di mercenari comandata dal truce capitano Glanton, uomo totalmente privo di coscienza e rimorso che ha fatto un patto con Trias, il governatore cittadino. Il contratto è molto particolare: cento dollari per ogni scalpo indiano, e mille per la testa di Gomez, il messicano che si è messo a capo della banda di Apache che sta seminando terrore e morte nei villaggi vicini.
Altra personalità di spicco all'interno di questa variegata masnada di cacciatori di scalpi è poi il giudice Holden. Alto, corpulento e totalmente glabro, egli è una figura enigmatica che, oltre ad essere un uomo di grande cultura, ha anche una notevole dimestichezza con le armi. Personaggio assolutamente diabolico e fuori da ogni schema questo, capace di discorrere di filosofia fino all'alba e, dopo pochi istanti, di uccidere a mazzate un bambino innocente, il tutto senza batter ciglio.
La compagnia parte così in una vera e propria caccia all'uomo, ma fin dalle prime battute si intuisce che quei luoghi selvaggi e dimenticati da Dio assomigliano sempre più all'inferno in Terra. E sarà un lungo percorso tra violenza, distruzione ed orrore.

RECENSIONE
Avete presente i cowboy descritti nei grandi western degli anni quaranta/cinquanta, gli eroi duri e ruvidi ma con un profondo senso dell'onore e della giustizia?
Bene, dimenticateveli.
I cowboy di McCarthy infatti sono dei miserabili, degli straccioni, degli esseri assolutamente rivoltanti sotto tutti i punti di vista e privi del più minuscolo briciolo di morale.
Meridiano di sangue racconta il lato più sporco e sgradevole dell'epopea del West, quello che nessun regista si è mai sognato di mostrare, con l'eccezione forse del noto film di Ralph Nelson Soldato blu. Pellicola assai violenta e che venne molto criticata questa ma che, se confrontata con l'opera di McCarthy, sembra quasi una gita a Gardaland.
Leggendo il romanzo ci si imbatte di continuo in luoghi che sono stati teatri di carneficine impressionanti, degne di uno scenario post apocalittico e che vengono immortalate con immensa bravura dall'autore che, va detto, fa un uso eccezionale della proprie grandi capacità descrittive, ricorrendo spesso ad immagini assai suggestive.
Basterebbe solo citare come McCarthy racconta la prima apparizione degli indiani, un'orda barbarica vomitata dalle più nere profondità degli inferi, un elenco di creature terrificanti che passano e se ne vanno sotto lo sguardo terrorizzato dei protagonisti. Un passaggio davvero memorabile e che da solo motiva la lettura di tutto il libro.
Unico difetto di Meridiano di sangue è, a mio parere, l'eccessiva lentezza che si avverte in alcuni punti e che può portare a spezzare un po' il ritmo della lettura, ma nel complesso trovo che si tratti di un'opera notevole sotto moltissimi aspetti. 
Chiaro che se siete impressionabili o avete lo stomaco debole non è sicuramente la prima cosa che vi consiglierei, ma ormai sappiamo bene che una delle caratteristiche peculiari dello scrittore di El Paso è proprio questo suo modo di narrare intenso e splendidamente brutale. 
Non dimentichiamoci poi che egli, per contro, è anche in grado di regalare descrizioni di paesaggi che lasciano senza fiato tanto sono pregne di poesia e di lirismo, pertanto io considero McCarthy uno dei maggiori autori esistenti.
Insomma, sappiate che non sarà facile e che dovrete fare una buona scorta di coraggio, ma credo che Meridiano di sangue sia un libro che debba essere letto perchè, non facendolo, si rischia di perdere qualcosa di unico e di potentissimo. Una lettura violenta e malata, dove la ferocia la fa da assoluta padrona, ricca di pagine piene zeppe di situazioni inimmaginabili ed a volte persino disturbanti, ma che sono convinto che si avvicinino moltissimo a quello che è stato il vero spirito del selvaggio West. 
Roba da far venire gli incubi a John Wayne.

BF


Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Meridiano di sangue o Rosso di sera nel West (Blood Meridian Or the Evening Redness in the West)
ed. Einaudi
344 pag.
traduzione di Raul Montanari








venerdì 8 novembre 2013

Tramonto e polvere - Joe R. Lansadale (2004)

"<<Andrà tutto bene.>>
<<E che dirà suo marito, il signor Pete?>>
<<Non dirà un bel niente, Uncle Riley. Gli ho fatto saltare le cervella.>>"
Sunset e Uncle Riley

TRAMA
Texas orientale. Siamo nel pieno della Grande Depressione, in un'America fatta di disperazione, razzismo e brutalità.
E così, quando Carrie Lynn Jones, da tutti chiamata Sunset per via dei suoi capelli rosso fuoco, spara al marito per difendersi dall'ennesimo tentativo di stupro, uccidendolo, potrebbe passare guai seri. Come se non bastasse, pochi minuti dopo l'omicidio, mentre la donna ancora giace sotto il peso morto del cadavere dell'ormai ex marito, un tremendo tornado spazza via tutta la casa.
Non sapendo cos'altro fare, Sunset, aiutata da due neri di passaggio, si reca presso la casa dei suoceri e comunica loro che Pete, il figlio, è appena morto per mano sua.
Entrambi reagiscono con rabbia e disperazione alla notizia, ma durante la notte Marilyn, la suocera di Sunset, si rende conto di aver sempre saputo che in fondo il figlio era uno "stronzo violento" al pari del padre, che sicuramente il giorno dopo l'avrebbe picchiata a sangue come già accaduto in passato. E decide che non vuole più sopportare questa vita. Munita di ago e filo da pesca, cuce il marito addormentato tra il letto ed il lenzuolo, immobilizzandolo, e lo picchia sfogando così un'intera vita di soprusi. Poi lo caccia di casa, minacciando di ucciderlo se si fosse ripresentato. Al suo posto accoglie in casa sua la nuora e Karen, la nipote adolescente.
La morte di Pete però non comporta soltanto un lutto nella famiglia Jones, ma un grosso disagio per tutto il paese. Il defunto infatti era anche lo sceriffo di Camp Rapture, comunità di boscaioli che ruota intorno alla segheria di proprietà di Marilyn. 
Ma il problema si risolve immediatamente: la stessa Sunset diventa infatti sceriffo, aiutata dalla suocera, dalla figlia, da Clyde, un ragazzone "grande e grosso quanto basta per affrontare un alligatore a male parole" e dal misterioso Hillbilly, un affascinante hobo.
L'improbabile gruppo si troverà così ad indagare su un cadavere sconosciuto rinvenuto nel campo di un nero, Zendo, che si rivelerà ben presto essere solamente la punta di un terrificante iceberg.

RECENSIONE
Noir in chiave western, Tramonto e polvere è forse il mio romanzo di Lansdale preferito in assoluto. Chi di voi ha letto solamente i libri appartenenti al Ciclo di Hap e Leonard forse si stupirà nel ritrovarsi davanti a scenari che ricordano i vecchi film di cowboy, ma chi invece conosce la variegata produzione dello scrittore texano sa già che il Vecchio West è una delle ambientazioni preferite da questo autore.
Il libro, come in genere quelli di Lansdale, alterna momenti drammatici a parentesi molto divertenti, anche se caratterizzate sempre da un black humour tagliente ed al limite del grottesco, pur non superando mai il confine del buon gusto. Durante la storia si affrontano temi molto forti ed attuali, come quello della violenza sulle donne e del razzismo.
Un romanzo che mi ha fatto salire di un ulteriore gradino sulla scala dei miei scrittori preferiti il grandissimo Joe R. Lansdale, che ho avuto l'onore ed il piacere di incontrare più volte, durante una delle quali mi ha scritto una dedica sulla mia copia di questo libro. E perdonatemi se per una volta faccio un po', come si dice dalle mie parti, la "sboròuna".


BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Tramonto e polvere (Sunset and sawdust)
ed. Einaudi Stile Libero Big
373 pag.
traduzione di Luca Conti



domenica 29 settembre 2013

Colpo di spugna - Jim Thompson (1964)

"Così ci pensai e ci ripensai, e poi ci pensai ancora un po’. E finalmente presi la decisione. Decisi che non sapevo che cavolo fare."
Nick Corey

TRAMA
Texas, albori del ventesimo secolo. Siamo nella contea di Potts, la più piccola dello stato, solo 1280 abitanti che si conoscono tutti e dove la vita scorre lenta tra maldicenze, razzismo, adulteri... insomma, le solite cose che accadono in quegli anni (e non solo in quegli anni) nelle piccole comunità.
Nick Corey è lo sceriffo di questa cittadina: pigro, vigliacco e neppure troppo sveglio, la sua unica preoccupazione è cercare di non pestare i piedi a nessuno e fare quel poco che basta per poter essere rieletto. Inoltre è tormentato in continuazione dalla moglie Myra che lo vessa senza sosta, e dal cognato Lennie, un ritardato mentale che ha l'hobby di andare a sbirciare le signore nell'intimità della camera da letto.
Come se non bastasse, Ken Lacey, lo sceriffo della città vicina, lo tratta come un completo idiota e perfino i due papponi del bordello locale lo umiliano di frequente, anche in pubblico.
Ad un tratto scatta qualcosa in Nick, qualcosa che ci fa sospettare che forse non è così tonto come vuole far credere e che forse non lo è mai stato, ma che si è creato questa facciata da "stupidotto che non farebbe male ad una mosca" per uno scopo ben preciso.
Il suo rivale in corsa per il ruolo di sceriffo, tale Sam Gaddis, pare essere tutto ciò che lui non è: coraggioso, integerrimo, gran lavoratore, insomma un vero uomo tutto d'un pezzo la cui elezione appare ormai praticamente scontata.
Per Nick è tempo di risolvere tutti questi problemini che lo angustiano, tanto da fargli addirittura perdere l'appetito da bisonte che si ritrova ("ho mandato giù poca roba: solo qualche sandwich, un po' di sformato, patatine, noccioline e dei biscotti") e il sonno ("fatico a riposare...non dormo più di 8-9 ore per notte").
É giunto il momento di afferrare il toro per le corna quindi, e di dare un bel Colpo di spugna!

RECENSIONE
Se amate il cinema di Tarantino o dei fratelli Coen, dovreste assolutamente dare un'occhiata a questo capolavoro (e ad altri) di Jim Thompson, così non potrete far a meno di notare da dove questi grandi registi e sceneggiatori abbiano preso spunto per le loro trame spiazzanti e i loro celebri dialoghi.
Jim Thompson è un autore che, con il suo stile aspro e dove nello stesso tempo è sempre presente una apprezzabile vena comica, ha influenzato alcuni autentici "mostri sacri" della narrativa attuale, King e Lansdale su tutti.
Colpo di spugna dipinge la provincia americana con una crudezza esemplare: una società meschina e bigotta, dove tutti sanno qualcosa di poco edificante dell'altro, ma finchè la cosa non interferisce con i propri interessi, va bene così. Thompson naturalmente parla del cuore rurale degli USA, perchè è il luogo che conosce meglio, ma anche in questo caso, credo che il discorso si possa allargare a molte altre realtà. Un libro che,  nonostante sia stato scritto quasi cinquant'anni fa, parla la stessa lingua ed ha lo stesso vigore dei migliori noir  contemporanei.
Ma è la figura del protagonista Nick Corey ad essere la vera forza motrice del racconto: ci è o ci fa? E se fosse un lupo travestito da agnello? Di più non posso, e non voglio dire, ma il mio modesto suggerimento è di comprare questo libro, o di prenderlo a prestito in biblioteca, perchè merita davvero. Un western che forse è anche qualcosa di più, con dei personaggi tratteggiati in modo magistrale ed una trama che prende velocità poco a poco, fino a lanciarsi in una corsa inarrestabile, come uno di quei treni che attraversavano gli spazi sconfinati del vecchio West.

BF


Nella nostra libreria:
Jim Thompson
Colpo di spugna (Pop. 1280)
ed. Fanucci Editore
199 pag.
traduzione di Anna Martini