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domenica 13 luglio 2014

Una rosa per Emily - William Faulkner (1997)

"Quando morì Miss Emily Grierson tutta la nostra città andò al funerale: gli uomini con una specie di rispettoso affetto per un monumento caduto, le donne soprattutto per la curiosità di vedere l'interno della sua casa, che da almeno dieci anni nessuno, tranne un vecchio domestico con mansioni di giardiniere e di cuoco, aveva più visto."
William Faulkner, da Una rosa per Emily

TRAMA (MISS ZILPHIA GANT)
Quando Mrs. Gant scopre che il marito se ne è andato di casa con un'altra donna e non ha intenzione di fare ritorno da lei e dalla loro bambina Zilphia, affida la figlioletta ad una vicina e regala ai due amanti l'opportunità di stare insieme per sempre.
Tornata a casa, inizia una nuova vita insieme a Zilphia, che per proteggere cercherà di tenere segregata in casa, lontana dagli uomini che potrebbero spezzarle il cuore, in una sorta di gabbia dorata (ma non troppo) che forse non è ciò che la ragazza vorrebbe.

TRAMA (UNA ROSA PER EMILY)
Una donna, Miss Emily Grierson, da sempre sotto lo sgurdo vigile di tutto il paese, che silenziosamente la giudica e per lei prova pena, compassione e pietà. Ma a Miss Emily tutto ciò non interessa, forse non ne è nemmeno consapevole; nei suoi pensieri c'è solo l'amore per un uomo con il quale solo alla morte del padre spera di coronare il proprio sogno.

TRAMA (ADOLESCENZA)
Juliet è una giovane ragazza che va a vivere con la nonna. Con la donna ha un bel rapporto, ma quando conosce Lee, il suo primo amico, il suo primo amore, si scontra con la mentalità bigotta ed ipocrita della sua generazione, e si vede costretta a rinunciare al suo rapporto con il ragazzo.

RECENSIONE
Approcciarsi per la prima volta ad un gigante della letteratura come William Faulkner, Premio Nobel per la Letteratura 1949, Premio Pulitzer 1954 ed al quale è intitolato l'omonimo premio letterario, può intimorire anche il più scafato dei lettori. Per questo cominciare con la raccolta di racconti Una rosa per Emily può essere una soluzione: le tre storie sono brevi, e fanno sparire quel timore reverenziale che si può provare verso l'autore di New Albany, ma allo stesso tempo possono dare un'idea del suo stile letterario.
Composta da tre dei suoi racconti, dà una panoramica della società del Profondo Sud Americano e della ristrettezza della sua mentalità e del suo approccio verso le donne. Donne forti, ma allo stesso tempo incatenate al proprio ruolo, anche dalle loro stesse famiglie, che si vedono negata la possibilità di vivere la propria vita liberamente.
Il primo racconto (mi perdonino gli esperti) mi è sembrato un racconto di Verga ambientato nel West: il modo in cui descrive Zilphia e la madre mi ha ricordato molto il racconto La lupa che lessi tanti anni fa, non tanto per il contenuto quanto per l'approccio, la pietà che si prova verso queste figure femminili, l'immagine che dà l'autore dietro la quale però si vede perfettamente quella reale della donna.
Il secondo invece, più famoso e che dà il titolo alla raccolta stessa, mi è sembrato come se Steinbeck e Poe avessero scritto a quattro mani una sceneggiatura per Alfred Hitchcock. Non posso dirvi il perché, non volendo spoilerare, ma sarei curiosa di sapere se anche a qualcun'altro questa storia ha dato la stessa impressione.
L'ultimo, infine, tratta di un argomento antichissimo e modernissimo allo stesso tempo, quella del divario generazionale. La nonna di Jule, nonostante con lei sia affettuosa e amorevole più di quanto non lo sia mai stato il suo stesso padre o la matrigna, è intrappolata nei rigidi schemi della società dell'epoca, e quando scopre che la ragazzina ha un amico non si rallegra per lei e per la sua felicità, ma si preoccupa perché "ha distrutto ogni possibilità di trovarle un marito ricco e rispettabile". Ma nella protagonista vediamo ugualmente quella scintilla che porterà le donne a lottare per la propria emancipazione.
Una rosa per Emily è dunque un libro sulle donne, privo però di ogni elemento che possa infastidire o renderlo noioso o, ancora peggio, patetico, un'opera che dimostra la grandezza di un autore come Faulkner. Umilmente ammetto che sicuramente non ho colto tutti gli elementi di questa raccolta e di questo autore, nuovo per me. Ma sicuramente l'impressione che ho avuto è stata ampiamente positiva, e in futuro mi riprometto di leggere altri romanzi.

BW

Nella nostra libreria:
William Faulkner
Una rosa per Emily (A Rose for Emily)
ed. Adelphi
99 pag.
traduzione di David Mezzacapa e Luciana Pansini Verga

  

venerdì 20 giugno 2014

Furore - John Steinbeck (1939)

"Le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi, e sulle strade circola l'umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizie e in liste nere.
Sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta."
John Steinbeck

TRAMA
La Grande Depressione fu una vera e propria piaga che in America colpì gran parte della popolazione. Coloro che prima avevano un pezzo di terra da coltivare e riuscivano a vivere dei frutti del loro lavoro all'improvviso si ritrovarono a dover ipotecare, perdendola, quell'unica ricchezza che garantiva loro la sussistenza. E così migliaia e migliaia di famiglie si trovarono costrette ad emigrare dagli stati del Mid-West in California.
I Joad, protagonisti di Furore, come tanti altri non vedono altra soluzione, dopo essere stati sfrattati da quella che era la loro casa, che tentare la fortuna promessa da un volantino di propaganda, e partono per una vera e propria Odissea moderna con la speranza che pesche, arance e uva in abbondanza siano in grado di garantire a tutti loro un posto come raccoglitori.
Il babbo e la mamma, gli anziani nonni, l'ex detenuto Tom, l'adolescente Al, lo strano Noé, la gestante Rosaté ed i bambini Ruth e Winfield; tanto numerosa è la famiglia Joad, a cui peraltro si aggiunge l'ex predicatore Casy. Ma la buona volontà, l'attaccamento ai propri cari, l'orgoglio ed i sani princìpi morali saranno sufficienti a contrastare le difficoltà che li attendono? E soprattutto, sarà davvero tutto oro ciò che luccica in California?

RECENSIONE
Furore, scritto quando ancora la Grande Depressione non era ancora conclusa, ma non era nemmeno più al suo massimo momento critico, è considerato il romanzo simbolo di quel periodo storico per antonomasia. Steinbeck, per chi già avesse letto altre sue opere, non è nuovo a queste tematiche: anche in altri suoi romanzi, come La perla o Uomini e topi, l'autore americano aveva raccontato le vicende dei cosiddetti "ultimi", coloro che per la società valgono meno di un cavallo, come si ripete spesso tra i Joad; ma la crudezza con cui narra le vicende in quest'opera provano il lettore, e lo fanno riflettere.
Il leggere questo libro in un periodo storico come il mostro, in cui la storia sembra ripetersi, anche se in maniera un po' meno violenta, lascia forse ancora più agghiacciati: come in un crudele dejà-vu, anche oggi pochi ricchi detengono potere e ricchezze e possono permettersi, come se fosse un barbaro passatempo contro la noia, di veder lottare i poveri affamati per un lavoro pagato una miseria, che a stento consente loro di sopravvivere e tirare avanti.
Purtroppo credo che quasi chiunque sia stato toccato, personalmente o tramite una qualche persona cara, da questa crisi che da anni ormai colpisce il mondo intero; certo non vi sono più, come nel romanzo di Steinbeck, i poliziotti che caricano gli scioperanti, ma ancora molte famiglie devono fare i conti quotidianamente con ogni singola spesa.
Furore subì diverse critiche fin da subito, proprio per via di ciò che denunciava, ed in un'Italia ancora fascista venne pubblicato l'anno successivo, solo in seguito a diversi tagli e censure. Questo naturalmente non stupisce, era la norma all'epoca. Ciò che mi ha lasciata interdetta però è il fatto che un capolavoro assoluto della letteratura mondiale come questo abbia dovuto attendere ben 73 anni per ricevere una revisione ed una nuova traduzione: solamente nel 2013 infatti la Bompiani ha pubblicato questa nuova edizione.
Quella nella nostra libreria è quindi ancora frutto della "manipolazione" originale; ma nonostante ciò ho trovato Furore talmente appassionante che sicuramente acquisterò anche questa nuova versione e, non appena avrò un attimo di tempo, lo rileggerò per apprezzarne le differenze.
Che altro dire? Steinbeck è un maestro assoluto dell'American Novel, tanto da aver meritato il Nobel nel 1962; d'altronde che sia uno dei miei autori preferiti si è già capito in diversi post precedenti. Ma non è un caso se Furore è comunque il suo romanzo più famoso: senza ombra di dubbio è, almeno tra quelli che ho letto finora, IL romanzo.

BW

Nella nostra libreria:
John Steinbeck
Furore (The Grapes of Wrath)
ed. La Biblioteca di Repubblica
415 pag.
traduzione di Carlo Coardi

  

venerdì 6 giugno 2014

Danza delle ombre felici - Alice Munro (1968)

"Il Premio Nobel per la letteratura per il 2013 è stato assegnato all'autrice canadese Alice Munro <<maestra del racconto breve contemporaneo.>>"
Peter Englund, segretario permanente dell'Accademia Svedese

RECENSIONE
Alice Munro viene insignita nel 2013 del Premio Nobel per la letteratura grazie ai suoi racconti brevi. Eppure in Italia la sua prima opera, Danza delle ombre felici, venne pubblicata solamente nel 1994, a ventisei anni di distanza da quella originale.
Io stessa, se non avessi ricevuto per Natale questo libro da mia zia, sentendo parlare della Munro mi sarei limitata a commentare "ah, sì, quella che ha vinto il Nobel". Punto. Ma grazie al regalo posso invece parlarvi di questa raccolta con cognizione di causa.
Danza delle ombre felici contiene quindici racconti brevi, non collegati tra loro se non occasionalmente da casuali coincidenze, ma tutti mi hanno lasciato un senso di malinconia ed amarezza.
Nei primi ho provato un senso di fastidio, perché avevo la sensazione che in diversi passaggi l'autrice avesse appositamente scelto delle parole col semplice scopo di autocompiacersi e di apparire altisonante al lettore. A me personalmente queste scelte stilistiche non piacciono, nella mia carriera di lettrice ho conosciuto grandissimi autori che non hanno mai avuto la necessità di ricorrere a questi espedienti per essere tali, e trovo che questo bisogno voglia in realtà nascondere delle lacune dello scrittore che ne fa uso. Proseguendo però con i racconti l'autrice canadese rivela che in realtà non avrebbe affatto bisogno di utilizzare questo linguaggio aulico, ad esempio nel racconto intitolato "Lo studio" ci propone una storia piacevolmente scritta (dallo stile parrebbe quasi uscita dalla penna di Stephen King o di Joe Lansdale, e per me questo è un complimento) ma utilizzando un linguaggio chiaro, semplice e quotidiano.
Devo dire però che più volte mi è sorto il dubbio che questa scelta sia dovuta alla traduzione, anche perché in diversi casi vengono usati modi di dire diversi da come li conosco io; faccio un esempio stupido, ma è il primo che mi viene in mente: io ho sempre detto e sentito dire che un bambino fosse bravo (o andasse male, a seconda) in una materia scolastica, non di una materia scolastica. Ad esempio, "Mario è bravo in aritmetica", mentre nella traduzione viene riportato "Sei troppo brava di aritmetica". E non si tratta di un refuso, perché lo ripete più volte. Non riesco quindi a capire se la traduttrice si sia adattata all'originale o se abbia compiuto lei delle scelte stilistiche.
In ogni caso purtroppo sono rimasta un po' delusa. Pur considerando che, in fondo, Danza delle ombre felici è l'opera prima della Munro, mi aspettavo qualcosina di più. Pur rimanendo una raccolta gradevole, non mi ha lasciato niente, i racconti sono simili tra loro e (almeno questo è quanto è capitato a me) un attimo dopo averli letti li avevo già dimenticati. Inoltre non amo particolarmente le opere dal retrogusto di lacrime e nostalgia, e temo che, in futuro, non proverò il desiderio irrefrenabile di leggere tutta la bibliografia di Alice Munro, come invece mi capita con altri autori. Non escludo ovviamente di leggere altri suoi libri, ma, almeno per il momento, credo che rimarranno una seconda scelta, in mancanza di una lettura alternativa.

BW

Nella nostra libreria:
Alice Munro
Danza delle ombre felici (Dance of the Happy Shades)
ed. Einaudi
248 pag.
traduzione di Susanna Basso

 

domenica 2 marzo 2014

La perla - John Steinbeck (1947)

"La fortuna porta brutti amici, vedete?"
Anonimo, probabilmente un vicino di casa di Kino e Juana

TRAMA
La storia inizia una mattina come tante altre, all'alba, quando Kino Tomás, un povero ma felice pescatore indio, si sveglia come sempre insieme alla moglie (anzi, alla compagna) Juana. I due stanno svolgendo con calma e serenità le loro faccende quotidiane quando il loro bambino, Coyotito, viene improvvisamente punto da uno scorpione.
Disperati, i due prestano le prime rudimentali cure al piccolo, poi corrono, scortati da numerosi vicini che partecipano silenziosamente al loro dolore, dal dottore. Ma sono poveri, non hanno che alcune perline da potergli dare, e così il medico non li riceve neppure, fingendo di essere fuori casa.
La coppia allora si reca subito in mare, dove Kino cerca di pescare qualche perla per poter curare il bambino. Il pescatore si tuffa e sceglie con cura alcune ostriche, e tra esse ce n'è una che davvero contiene una perla. Anzi, LA perla, talmente grossa da essere subito chiamata La Perla del Mondo. Nello stesso momento, fortunatamente, Coyotito sembra migliorare decisamente, come se Juana fosse riuscita a succhiargli via in tempo tutto il veleno.
Kino comincia subito a fantasticare sulle meraviglie che potrebbe permettere loro la vendita della perla: potrebbe finalmente sposare Juana in chiesa, far battezzare il figlio e addirittura permettersi di mandarlo a scuola per imparare a leggere!
Ma un tesoro come quello suscita sentimenti malvagi negli uomini, e ben presto quella che sembrava una grossa fortuna rischia di tramutarsi in disgrazia.

RECENSIONE
Dodici anni dopo Pian della Tortilla, Steinbeck ci ripropone un romanzo che, almeno a me, all'inizio ricorda molto le sue atmosfere ed i suoi personaggi. Ma immediatamente accade l'imprevisto che scuote il lettore e gli fa capire che in realtà la povertà e l'etnia dei protagonisti sono le uniche cose che accomunano i due libri: se nel primo infatti si era spinti a ridere o almeno a sorridere grazie ad un susseguirsi di vicende esilaranti, al contrario La perla è un libro drammatico, nel vero senso della parola, dall'inizio alla fine, e diverse volte si rimane col fiato sospeso, come nel migliore dei thriller.
A mio avviso tutto ciò dimostra ancora di più quanto sia geniale Steinbeck: non è facile infatti creare due capolavori così diametralmente opposti tra loro partendo da una base comune.
Una perla è un oggetto apparentemente semplice e piccolo, ma è in realtà preziosissimo. Allo stesso modo, questo romanzo è semplice (semplici sono i suoi protagonisti, semplice e lineare è la sua trama) e piccolo (sia come durata temporale, appena tre-quattro giorni, sia come numero di pagine, tanto da poter essere letto in appena un'ora), ma si è rivelato un vero e proprio gioiello da custodire con cura. Come la perla è composta da tanti strati che avvolgono un'impurità che ferisce la carne dell'ostrica, anche le pagine del libro contengono una storia che ferisce l'animo del lettore, che non può che seguire impotente i fatti, partecipando al dolore ed alle paure di Kino.
Un romanzo assolutamente da non perdere, che non potrete fare a meno di leggere tutto in un fiato, come se foste in apnea a pescare perle.

BW

Nella nostra libreria:
John Steinbeck
La perla (The pearl)
ed. Tascabili Bompiani
100 pag.
traduzione di Bruno Maffi

   

giovedì 9 gennaio 2014

Siddharta - Hermann Hesse (1922)

"Tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere.
Ma egli, Siddharta, a sé stesso non procurava piacere, non era di gioia a sé stesso."
Herman Hesse

TRAMA
India, VI secolo a.C.; il giovane Siddharta, figlio di un Brahmino, è amato e benvoluto da tutti, ma ciononostante non riesce a trovare il suo Io, e di conseguenza il nirvana.
Accompagnato dall'amico fraterno Govinda, suo più grande ammiratore, lascia la casa paterna per unirsi agli eremiti Samana. I due ragazzi trascorrono alcuni anni con essi, in assoluta povertà, apprendendo le arti del digiuno, dell'attesa e della pazienza. Ma un giorno giunge alle loro orecchie la notizia dell'apparizione del Buddha, e i due decidono di recarsi presso di lui per ascoltare la sua dottrina. Entrambi ne rimangono molto colpiti, ma mentre Govinda decide di unirsi ai seguaci del saggio, al contrario Siddharta sente di non aver ancora trovato ciò che cercava, e perciò, dopo averne parlato con lo stesso Buddha e con l'amico d'infanzia, prosegue per la sua strada.
Continuerà così la ricerca del giovane verso il suo Io al fine di raggiungere il tanto agognato nirvana e l'armonia con l'universo.

RECENSIONE
Lessi Siddharta diversi anni fa, quando frequentavo ancora le superiori, e ricordo di averlo trovato molto bello. Poi però, come spesso succede con i libri, l'avevo riposto nella mia libreria e ne avevo accantonato il ricordo. L'altro giorno, mentre cercavo qualcosa da recensire, mi è balzato davanti agli occhi. Di esso avevo solo il ricordo delle sensazioni che mi aveva lasciato, un senso di pace, di riflessione e di introspezione.
Ma, dal momento in cui era tutto ciò che mi era rimasto in memoria, l'ho riletto. Le sensazioni sono sempre le stesse, lo confermo. Ciò che è cambiato nel mio rapporto con questo libro sono proprio io. Da adoloscente sono diventata adulta e così è venuta a mancare l'identificazione col protagonista, che solo un ragazzo (o una ragazza) in fase di crescita può provare pienamente.
Al di là delle impressioni personali, il romanzo è stranissimo, unico nel suo genere. Per capire il perchè, occorre contestualizzarlo: Siddharta è stato scritto nel 1922, in piena epoca prenazista, dal tedesco Hermann Hesse; eppure lo stesso autore definisce la sua opera "poema indiano", ed effettivamente parrebbe proprio scritto nel paese asiatico. Il solo dubbio che potrebbe venire, non conoscendone la genesi, è che sia la creazione di uno studente di Berkeley del '69 (non a caso era considerato un libro manifesto del movimento hippy).
Ancora più grande è stata dunque l'abilità di Hesse, premio Nobel nel 1946: è riuscito ad ideare un romanzo senza tempo nè luogo, un capolavoro della letteratura mondiale che riesce a far sentire affine un ragazzino del XXI secolo con uno del VI secolo avanti Cristo.

BW

Nella nostra libreria: 
Hermann Hesse
Siddharta (Siddharta)
ed. Adelphi
197 pag.
traduzione di Massimo Mila


domenica 8 dicembre 2013

Pian della Tortilla - John Steinbeck (1935)

"Questa è la storia di Danny, degli amici di Danny e della casa di Danny. È la storia di come queste tre cose diventarono una sola."
John Steinbeck

TRAMA
Danny ed il suo amico Pilon sono due paisanos, ovvero quelli che vengono considerati i discendenti dei veri californiani, che nelle vene hanno sangue messicano, spagnolo, indio e caucasico, che vivono sul Pian della Tortilla, appena sopra Monterey, California. Disoccupati e senza una dimora, dopo aver partecipato alla Grande Guerra scoprono che il Viejo, il nonno di Danny, è morto, lasciandogli in eredità le sue due case.
In principio i due amigos occupano ciascuno una delle due abitazioni, e Pilon diventa affittuario di Danny, pur non versandogli mai la pigione. Ma questo rapporto rischia di minare l'amicizia dei due, che nel frattempo, con l'arrivo di Pablo e Gesù Maria, sono diventati quattro; e così quando la casa più piccola dove abitano i tre coinquilini per un incidente prende fuoco, Danny ne è sollevato, e così ospita i compagni di sbronze nella propria casa senza chiedere loro alcunché, con l'unico vincolo che l'unico letto dell'abitazione è suo per diritto.
Come se non bastasse, all'allegro quartetto ben presto si aggiungono il Pirata con i suoi cinque cani e Joe Portoghese il Grande.
Una casa, sei bocche (undici, se si contano i cani) da sfamare, e nemmeno un soldo. Ma state tranquilli: un gallone di vino da Torrelli in qualche modo lo si rimedia sempre.

RECENSIONE
Sebbene sia stato scritto appena due anni prima di Uomini e topi, Pian della Tortilla, pur avendo come protagonisti dei disoccupati proprio come George e Lennie ha un'impronta decisamente più goliardica e comica.
La filosofia dei protagonisti non è infatti quella che li spinge a cercare di darsi da fare per cercare di ottenere uno status sociale più elevato, anzi: lo stesso Danny soffre del miglioramento ottenuto con l'eredità delle due case, e pensa che prima, quando non aveva beni di cui preoccuparsi, era più libero. Al contrario i paisanos vivono alla giornata, rubacchiando e studiando espedienti per procurarsi la loro fonte di sostentamento primaria, il vinaccio venduto da Torrelli, e mentre lo bevono la sera narrano vicende capitate loro o di cui hanno sentito parlare, creando una storia nella storia.
Più volte mi è capitato, nelle poche ore occorse per divorare questo romanzo, di dovermi fermare in preda ad un attacco di ilarità. Pure, non si tratta solamente di un romanzo comico, perché è comunque permeato da un'essenza dolceamara. Anzi, se dovessi classificarlo non lo metterei tra le commedia, bensì tra i libri drammatici.
Lo stesso Steinbeck, dopo aver pubblicato il romanzo, se ne pentì, poiché pensava di aver "sottomesso al contatto degradante della gente perbene questi bravi esseri fatti di allegria e di bontà". Personalmente credo davvero che molte delle vicende narrate siano realmente accadute, come sostiene l'autore. Ma, me ne perdoni il buon Steinbeck, a volte non si può proprio evitare di ridere delle rocambolesche avventure di Danny e dei suoi amici.


BW

Nella nostra libreria:
John Steinbeck
Pian della Tortilla (Tortilla Flat)
ed. Garzanti
219 pag.
traduzione di Elio Vittorini

 

domenica 29 settembre 2013

Uomini e topi - John Steinbeck (1937)

"Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all'osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perché non c'è un altro posto dove andare. Ma se quegli altri li mettono in prigionem possono crepare perché a nessuno gliene importa. Noi invece è diverso."
George

TRAMA
Durante la grande depressione due hobos, come molti altri, girano per i ranch della California in cerca di un lavoro. Si tratta del gigantesco e ritardato mentalmente Lennie e del saggio George, che si prende cura costantemente dell'amico, tirandolo fuori dai guai e ricordandogli continuamente quale sia il loro obiettivo: comprare un pezzetto di terra tutto loro, dove potranno vivere "del grasso della terra" e dove Lennie potra accudire i conigli.
Lennie infatti ha la passione per le cose morbide, e gli piace accarezzarle, soprattutto gli animaletti come ad esempio i topi, ma non rendendosi conto della sua forza quasi sovraumana finisce sempre con l'ucciderli.
I due compagni finiscono così in un ranch dove vengono assunti come caricatori. Lì conosceranno il vecchio scopino Candy e il garzone di stalla negro Crooks, entrambi con negli occhi il sogno di una famiglia e di un pezzo di terra il capo-cavallante Slim, molto intelligente e perfettamente capace di gestire le dinamiche, a volte anche delicate, del ranch, il figlio del padrone, Curley, violento e complessato a causa della sua bassa statura, e la moglie di lui, sciocca, vanesia e provocatrice, che si sente frustrata perché non è riuscita a realizzarsi e per aver sposato l'uomo sbagliato.

RECENSIONE
In Uomini e topi il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 1962 e Premio Pulitzer 1940 affronta uno dei suoi temi ricorrenti: quello dello sfruttamento dei poveri, della loro negata possibilità di emancipazione, ma anche quello della solitudine dell'uomo.
Non voglio soffermarmi più a lungo sugli aspetti sociologici e filosofici del libro; piuttosto voglio parlarne dal punto di vista della narrazione.
Steinbeck, nei soli sei capitoli che compongono il romanzo, è stato capace di descrivere perfettamente due microcosmi: uno è l'unità famigliare-duo George-Lennie, dove dal primo dipende completamente la sopravvivenza del secondo. L'altro è il ranch, nel quale in realtà esistono una moltitudine di singoli individui legati l'uno all'altro solamente da una convivenza forzata e dal lavoro che li accomuna.
I capitoli (anzi, le parti) in cui è diviso il romanzo descrivono altrettante scene perfettamente definite, tanto che verrebbe da pensare che fin dall'inizio lo scrittore pensasse ad una trasposizione teatrale divisa in atti.
Uomini e topi è un classico della letteratura contemporanea, che pur toccando temi sociali delicati si legge molto bene, anche grazie al linguaggio molto realistico (un plauso va sicuramente alla traduzione di Cesare Pavese), che ci fa immergere nella scena. Il lettore non si limita a osservarla, ma la vive, come si trovasse nel ranch insieme ai due uomini, sente le loro speranze e le loro paure.
Una lettura breve, che una volta iniziata nel giro di un paio d'ore avrete già finito, ma che vi toccherà nel profondo, come tutti i buoni libri sanno fare.

BW

Nella nostra libreria:
John Steinbeck
Uomini e topi (Of Mice and Men)
ed. Tascabili Bompiani
120 pag.
traduzione di Cesare Pavese

 

lunedì 23 settembre 2013

Il Signore delle Mosche - William Golding (1954)

"Sono tutti morti [...] e questa è un'isola. Nessuno sa che siamo qui. Il tuo papà non lo sa, nessuno lo sa..."
Piggy

TRAMA
Un gruppo di ragazzini scampati ad un disastro aereo si ritrova naufrago su un'isola deserta. Tra tutti in particolar modo ne spiccano due: il biondo Ralph, pacato, riflessivo e lungimirante, ed il fulvo Jack, impulsivo, individualista ed irruente.
In breve tempo i ragazzi, capeggiati da Simone, consigliere di Ralph ed organizzatore della costruzione delle capanne, riescono a fondare una società tribale ben strutturata e democratica, che permetterebbe loro di sopravvivere con un discreto benessere fino all'arrivo dei tanto attesi soccorsi.
Ma ben presto le diverse personalità si scontrano in una feroce lotta di potere, fomentata anche dalla paura ancestrale risvegliata nei giovani da una misteriosa "Bestia", una presenza indefinita intravista da alcuni dei più piccoli.
Questo conflitto degenera fino all'irreparabile, in una spirale di violenza che priverà per sempre i ragazzi della loro innocenza.

RECENSIONE
Perché Lost ha avuto tanto successo? Perché, a mio avviso, ha preso spunto, almeno in parte, dal primo capolavoro dello scrittore britannico Premio Nobel per la Letteratura 1983.
Numerose sono infatti le analogie con Il Signore delle Mosche, anche se il telefilm ne ha sfruttato solamente la parte più leggera e "commerciale".
Il romanzo infatti, al di là della trama in sè, vuole essere una feroce critica alle maggiori istituzioni ed all'uomo in primis: come ebbe modo di dire lo stesso Golding "L'uomo produce il male come le api producono il miele". Molteplici sono le chiavi di lettura della storia, che dovrebbero far riflettere sui disagi e sulle problematiche della società contemporanea.
Se Rousseau sosteneva che "é la società a corrompere l'uomo, per sua natura buono", il pessimismo di Golding ne sovverte completamente la teoria, dimostrando che, al contrario, l'uomo preso individualmente sia per istinto violento e bestiale.
Un libro che a mio parere dovrebbero far leggere ai ragazzi a scuola, innanzitutto perchè è più che mai attuale; in secondo luogo, perchè sviscera temi che li riguardano direttamente; infine, ma non meno importante, perchè è un'avventura appassionante ed un eccellente esempio di letteratura contemporanea.
 
BW

Nella nostra libreria:
William Golding
Il Signore delle Mosche (Lord of the Flies)
ed. La Biblioteca di Repubblica
223 pag.
traduzione di Filippo Donini