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sabato 12 luglio 2014

Il mistero di Marie Rogêt - Edgar Allan Poe (1842)

"Il signor Le Blanc non era ignaro dei vantaggi che potevano derivare dalla presenza della bella Marie nella sua profumeria e le sue proposte generose furono accettate facilmente dalla ragazza, anche se con molta più esitazione da parte della madre."
Edgar Allan Poe

TRAMA
L'intera vicenda è ambientata a Parigi, intorno alla metà dell'ottocento. Marie Rogêt, una giovane molto bella, lavora nella profumeria di Monsieur Le Blanc ed ha molti spasimanti, il favorito dei quali è Jacques Saint-Eustache. 
Una domenica mattina Marie esce di casa dicendo a Jacques di essere diretta a casa di una zia chiedendogli di passarla a prendere prima del tramonto, senonchè la giovane scompare senza lasciare traccia. Nessuno pare averla vista, sembra proprio essere svanita nel nulla. La madre afferma che anche qualche anno prima Marie era scomparsa per una settimana e che poi si era ripresentata a casa di propria iniziativa dicendo di esser stata in visita da alcuni parenti, tuttavia ella si dice certa che questa volta non la rivedrà mai più
Come per effetto di una macabra premonizione, il corpo della giovane grisette viene ritrovato qualche giorno dopo sulle rive della Senna.
Il principale sospettato risulta essere fin dall'inizio proprio Jacques Saint-Eustache ma questi, dopo esser stato rilasciato per mancanza di prove, inspiegabilmente si toglie la vita.
Chi ha ucciso dunque la graziosa ed attraente Marie Rogêt?

RECENSIONE
Il 28 luglio 1841 venne ritrovato vicino a New York il corpo senza vita di Mary Cecilia Rogers, una ragazza scomparsa da un paio di giorni. Vennero fatte svariate ipotesi e congetture ma malgrado tutto ciò il suo assassino venne scoperto solo diversi anni dopo e l'opinione pubblica di allora rimase molto scossa dall'evento in questione.
Ispirandosi a questo cruento fatto di cronaca nera, Edgar Allan Poe imbastisce una trama che presenta molti punti in comune con la triste vicenda della bella e sfortunata Mary Cecilia, e crea così uno dei suoi più conosciuti capolavori, Il mistero di Marie Rogêt.
Il protagonista è ancora Charles Auguste Dupin che, dopo aver brillantemente risolto il caso de I delitti della Rue Morgue, decide di occuparsi anche di questo enigma. Ma, a differenza della precedente avventura, in questa circostanza Dupin sceglie di utilizzare un metodo piuttosto diverso.
Infatti, anzichè recarsi in loco per poter svolgere il proprio lavoro, egli si affida quasi esclusivamente agli articoli dei giornali, seguendo passo passo gli sviluppi nelle indagini.
Inevitabilmente ne risulta un racconto molto più statico, con meno dialoghi e per forza di cose molta meno azione, ma l'atmosfera nonostante tutto non ne risente affatto e le brillanti deduzioni di Dupin risultano sempre affascinanti.
Trattandosi di un poliziesco decisamente atipico, ne risulterà anche un finale altrettanto atipico, soprattutto per l'epoca, con una serie di avvenimenti nebulosi e non del tutto chiari, ma qui naturalmente mi fermo per non rovinare a nessuno il piacere di godersi questo ennesimo gioiello che colui che viene universalmente riconosciuto come "The father of mystery and macabre" ci ha lasciato.

BF

Nella nostra libreria:
Edgar Allan Poe
Dalla raccolta "Edgar Allan Poe - Tutti i racconti"
Il mistero di Marie Rogêt (The Mystery of Marie Rogêt)
ed. Rusconi
35 di 631 pag.
traduzione di Carla Apollonio

  


 

giovedì 19 giugno 2014

Il diamante del Rajà - Robert Louis Stevenson (1878)

"Svelto lo disotterrò, e vide che era un elegante astuccio rilegato in marocchino con cerniera e fregi dorati. Questo astuccio stava profondamente calcato entro il terreno, e perciò era sfuggito alle affrettate ricerche di Mr. Raeburn. Mr. Rolles lo aprì, e scoppiò in un grido di meraviglia."
Robert Louis Stevenson

RECENSIONE
L'Occhio della Luce è il sesto diamante più grosso del mondo e viene donato dal Rajà di Kashgar direttamente a Thomas Vandeleur, un semplice ufficiale dell'esercito britannico per ricompensarlo di un misterioso e non definito servigio. 
In seguito, Vandeleur diviene grazie al diamante uno dei membri più eleganti della società londinese ed è così che si sposa con una splendida ragazza, molto più giovane di lui ed attratta, più che dal futuro marito, dalla meravigliosa gemma in suo possesso.
Ma la novella Lady inizia ben presto a dissipare ingenti quantità di denaro per i propri capricci, finchè un giorno si vede costretta a convocare Mr. Harry Hartley, il suo fedele ed effeminato segretario a lei devoto in tutto e per tutto, ed affidargli una pesante scatola di cartone per consegnarla ad uno sconosciuto nobiluomo. Nel tragitto Harry viene però derubato del contenuto della scatola, che a questo punto si scopre essere composto dalle gemme di famiglia di sir Thomas, diamante del Rajà compreso, che avrebbero dovuto ripagare i numerosissimi debiti contratti da Lady Vandeleur. 
Il diamante inizia a passare così di mano in mano, e da Londra passa ad Edimburgo, per poi arrivare a Parigi, ma sempre portando sfortuna a chiunque ne entra in possesso di volta in volta.
Strutturato in un modo simile ad un'altra opera dello stesso Stevenson, Il Club dei Suicidi, pubblicata anch'essa nel 1878, anche Il diamante del Rajà è composto da quattro racconti che hanno protagonisti diversi, ma che sono tutti accomunati dal filo conduttore rappresentato dalla ricerca dello straordinario gioiello. Ritroviamo anche uno dei personaggi più stravaganti di Stevenson, il bizzarro principe Florizel di Boemia, già presente ne Il Club dei Suicidi, che in quest'occasione riveste un ruolo decisamente più marginale, anche se troverà ugualmente il modo di lasciare il segno.
Con il suo consueto ed inimitabile stile pregno di eclettismo, Stevenson dà un ulteriore sfoggio della sua grande abilità nel saper tessere trame estremamente suggestive e coinvolgenti, spaziando senza alcuna difficoltà in generi molto diversi tra loro. 
Ed è proprio per la sua grandiosa versatilità e per la notevole sensibilità artistica che io reputo da sempre l'autore edimburghese uno dei più adatti per avvicinare i bambini alla narrativa ed, in virtù del suo essere uno scrittore completo, dotato di una creatività fuori dal comune, può essere apprezzato in ugual modo anche da lettori più "maturi".
Il diamante del Rajà quindi non è che un'altra ennesima riprova di quanto appena detto.

BF

Nella nostra libreria:
Robert Louis Stevenson
Il diamante del Rajà (The Rajah's Diamond)
ed. Sellerio editore
121 pag.
traduzione di Carlo Linati


domenica 8 giugno 2014

Il teorema del pappagallo - Denis Guedj (1998)

"Caro πR,
il modo in cui scrivo il tuo nome dovrebbe farti capire chi sono. Non strozzarti, sono io, Elgar Grosrouvre, il tuo vecchio amico, quello che non vedi da... mezzo secolo. Eh, sì, ho fatto il conto."
Elgar Grosrouvre in una lettera a Pierre Ruche

TRAMA
Pierre Ruche è un libraio disabile ed anziano che vive a Parigi insieme alla sua commessa, Perrette, ed ai tre figli di lei, ovvero Max ed i gemelli Lea e Jonathan. Lo strano nucleo famigliare vive un'esistenza piuttosto tranquilla, fin quando un giorno accadono due avvenimenti bizzarri: dapprima Max difende da dei malviventi un povero pappagallo, e lo porta in casa adottandolo, poi il signor Ruche riceve una strana lettera da un vecchio amico che non vedeva da decenni.
Il mittente, Elgar Grosrouvre, anticipa che alla lettera seguirà l'invio di una vera e propria biblioteca matematica, composta da libri anche antichissimi per ottenere i quali lo studioso non ha esitato ad utilizzare metodi poco ortodossi. Aggiunge inoltre di esser riuscito a risolvere due quesiti che da secoli tormentano i matematici di tutto il mondo: si tratta dell'ultimo teorema di Fermat e della congettura di Goldbach; ma dei criminali sono venuti a sapere di questo suo successo, e stanno cercando in tutti i modi di estorcergli le soluzioni. Grosrouvre però non è intenzionato a cedere, per cui ritiene che la propria morte sia imminente; ha perciò insegnato all'unico compagno di cui si fidi, in una sorta di testamento, le soluzioni ai quesiti.
Da quel giorno le vite di Pierre Ruche, Perrette, Max, Lea e Jonathan verranno stravolte per sempre, in una lotta contro il tempo e contro i delinquenti per trovare il misterioso compagno di Grosrouvre.

RECENSIONE
Il teorema del pappagallo è un libro che ho ricevuto in regalo non appena uscito in Italia da mio papà, e dopo quella prima occasione l'ho voluto rileggere altre volte. Ciò che lo rende così piacevole alla lettura è innanzitutto il suo stile, molto avvincente ma allo stesso tempo stimolante per la mente, poichè fonde un ottimo thriller con un saggio sulla matematica e sulla sua storia scritto comunque da un addetto ai lavori. Denis Guedj, autore francese di origine algerina, ha infatti studiato matematica ed insegnava storia della scienza ed epistemologia all'Università di Parigi VIII.
Ma anche chi di voi non fosse un moderno Archimede non deve scoraggiarsi: questo romanzo difatti è assolutamente comprensibile per chiunque, e credo sinceramente che persino i più zucconi in materia (BarFly) lo troverebbero decisamente interessante.
Già in diverse occasioni vi ho proposto libri che univano narrativa e divulgazione, come nel caso de Il mondo di Sofia, Il mago dei numeri o Flatlandia; volendo usare questi tre esempi come metro di paragone, si potrebbe affermare che Guedj abbia utilizzato un espediente narrativo simile al romanzo di Gaarder a cui però anzichè la filosofia ha applicato la materia cara anche ad Enzensberger ed Abbott.
Un bellissimo romanzo che, se anche non dovesse tenervi con gli occhi incollati alle pagine, non vi farà comunque rimpiangere di averlo letto, ed anzi alla fine vi avrà lasciato, oltre che una buona storia, anche un po' di conoscenza in più. Il che non guasta mai.

BW

Nella nostra libreria:
Denis Guedj
Il teorema del pappagallo (Le théorème du perroquet)
ed. TEA
553 pag.
traduzione di Lidia Perria

  

venerdì 9 maggio 2014

Intervista col vampiro - Anne Rice (1976)

"Quanto nastro hai con te? [...] Ce n'è abbastanza per la storia di una vita?"
Louis al ragazzo

TRAMA
In un'intervista, Louis racconta ad un ragazzo la sua vita, resa particolarmente interessante dal fatto che egli è un vampiro.
Nella New Orleans della fine del XVIII secolo il venticinquenne Louis venne reso vampiro da Lestat, il quale apparentemente vuole solo impossessarsi della piantagione del ragazzo, garantendosi i benefici derivanti dalle sue ricchezze ed offrendo al vecchio padre, cieco ed umano (nel senso che, al contrario del figlio, non è un vampiro) una sistemazione dignitosa.
I due vissero così per anni, ed a Louis pesava molto la sua posizione subordinata e dipendente da Lestat: egli, sofferente per la sua condizione disumana, avrebbe voluto lasciarlo, allontanarsi dalla sua influenza malvagia, ma temeva di non essere in grado di "sopravvivere" senza i dettami del maestro.
Quando finalmente divenne determinato a prendere la propria strada, Lestat, terrorizzato dall'eventualità di rimanere solo, lo costrinse a compiere un atto per legarlo per sempre a sé: gli fece trasformare in vampira Claudia, un'orfanella di cinque anni. Claudia diventò così la "figlia" di Louis e Lestat, ed il duo che da anni infestava la Louisiana divenne un trio.
Col passare dei decenni però Claudia, pur rimanendo d'aspetto una bimba, crebbe interiormente, modificando le sue percezioni ed il suo rapporto con i due "padri"...

RECENSIONE
Pur non potendo affermare di aver amato questo libro, bisogna senza dubbio riconoscere che per certi aspetti Intervista col vampiro è, se non geniale, quantomeno molto innovativo e ben scritto.
Anne Rice è riuscita a rivisitare la figura del vampiro senza stravolgerlo completamente: per quanto non sia più l'essere demoniaco senza cuore che "vive" solamente per la brama di sangue del passato, il vampiro di questo romanzo ne conserva comunque i tratti fondamentali. Sì, è vero, Louis è tormentato dal suo essere vampiro, dalla sua necessità di bere sangue, e vuole ben distinguersi dagli strigoi, i vampiri mitteleuropei che incontrerà, vere e proprie bestie senza volontà che non esiterebbero ad assalire lui stesso, ma ciò non toglie che egli sia comunque un vampiro, con ciò che comporta. Il suo domandarsi se egli sia un figlio di Satana, o di Dio, è un tormento molto umano, molto simile alle domande esistenziali che da sempre affliggono l'uomo. Pure non sono tutti come lui: il suo maestro, Lestat, è al contrario senza scrupoli, crudele, persino col proprio padre, seppure lo ami a suo modo e sia incapace di fargli del male fisico, e si avvicina quindi molto di più ad un ideale Dracula (pur essendo a mio avviso molto più noioso e molto meno intelligente del vampiro per antonomasia).
Molto bella è anche l'ambientazione scelta, almeno per la prima parte del libro, dall'autrice: l'antica New Orleans, con le sue paludi, la sua società composta dai proprietari terrieri bianchi, con le loro tradizioni ancora fortemente europee (lo stesso Louis si considera francese ancor prima che americano), e dagli schiavi neri, al contrario ancora profondamente africani (non afroamericani), e che quindi hanno una forte influenza voodoo. Proprio gli schiavi, grazie a questa conoscenza dell'esoterismo, sono i primi e quasi gli unici a vedere i vampiri per ciò che effettivamente sono e ad esserne terrorizzati.
Affascinante, per quanto molto più breve, anche la parentesi mitteleuropea, sebbene ricordi talmente tanto il Nosferatu di Murnau da puzzare un po' di plagio...
Banalotta infine quella che credo invece dovesse essere nelle intenzioni della Rice il top di gamma delle scenografie del romanzo: Parigi. Non escludo tuttavia di averla trovata noiosa a causa dei suoi personaggi, inflazionati in quanto simili a quelli che ci vengono proposti dal cinema e dalla letteratura degli ultimi decenni; in tal caso non posso proprio farne una colpa all'autrice, dal momento in cui sono questi ultimi ad aver preso spunto da lei, e non il contrario.
Insomma, come ho detto Intervista col vampiro è un libro affascinante in quanto precursore di un nuovo concetto di vampiro, credo tuttavia che sia sopravvalutato e non ritengo che sia il capolavoro assoluto della letteratura horror.

BW

Nella nostra libreria:
Anne Rice
Intervista col vampiro (Interview with the Vampire)
ed. TEA
361 pag.
traduzione di Margherita Bignardi

mercoledì 16 aprile 2014

I mastini della guerra - Frederick Forsyth (1974)

"Rapinare una banca o un furgone corazzato è semplicemente rozzo. Rapinare un'intera repubblica ha, direi, una certa eleganza."
Sir James Manson

TRAMA
Lo Zangaro è un piccolo ed arretrato staterello dell'Africa occidentale (che presenta numerose analogie con l'ex Repubblica del Biafra, vedremo in seguito perchè) retto dal dittatore fanatico Jean Kimba, visto come una semidivinità dal suo popolo in quanto egli afferma, tra le altre cose, di essere in grado di parlare con gli spiriti. 
Uno dei tanti stati africani poverissimi, governati tramite l'ignoranza, il terrore e la violenza e che, come purtroppo ancora oggi accade, non suscita nessun tipo di interesse nei confronti delle nazioni più ricche e potenti. 
Almeno fino a quando un anonimo ingegnere minerario non scopre che le Montagne di Cristallo, situate in una zona estremamente selvaggia nell'entroterra del paese, custodiscono in realtà enormi giacimenti di platino. La cosa arriva subito all'orecchio di James Manson, ricchissimo magnate senza scrupoli e proprietario della ManCon, multinazionale con sede nella City, al quale tutto quel platino fa ovviamente molta gola. 
L'avidità di Manson quindi fa sì che egli arrivi ad organizzare un colpo di stato per deporre Kimba, che rappresenta un interlocutore poco malleabile, ed insediare al suo posto un presidente-fantoccio che possa rilasciare alla ManCon la concessione dei diritti per l'estrazione del prezioso minerale. Per fare tutto questo Manson si rivolge ad un gruppo di esperti ed abilissimi mercenari guidati dall'irlandese "Cat" Shannon che, una volta messo a punto un dettagliatissimo piano di battaglia, dovrebbero recarsi nello Zangaro, impadronirsi del palazzo presidenziale ed eliminare Kimba. L'esercito zangarese per giunta è composto da pochi soldati, male armati e peggio addestrati e quindi, dopo aver sguinzagliato I mastini della guerra, Sir Manson inizia già a sentirsi il nuovo padrone della repubblica dello Zangaro, con tutte le sue ricchezze nascoste.

RECENSIONE
Libro ispirato all'esperienza diretta vissuta da Forsyth in Biafra, dove in qualità di reporter venne a stretto contatto con l'ambiente dei mercenari e con tutte le regole ad esso connesse, I mastini della guerra svela in modo approfondito e scrupoloso alcune verità ormai assodate, ma che è bene ribadire. Nello specifico il fatto che le guerre vengano combattute esclusivamente per determinare il profitto di qualcuno e che, come sempre, alla base di tutto stanno il denaro e la sete di potere. Il caso della piccola repubblica dello Zangaro (ma che potrebbe anche chiamarsi Kuwait, o Libia) descritto in questo romanzo ne è un esempio lampante. Staterello povero del terzo mondo ignorato da tutti, fino a che non si scopre quel che potrebbe veramente valere in termini di guadagno, ed improvvisamente ecco che tutti divengono ansiosi di rovesciare il crudele dittatore che da anni tiranneggia e brutalizza la popolazione. 
Grande opera dalla marcata impronta giornalistica, I mastini della guerra descrive fin nei minimi particolari tutto quello che sta dietro ad operazioni di questo tipo, specialmente nella preparazione maniacale del tutto. Preparazione che si svolge su due piani ben distinti: quello militare, con l'ingaggio dei mercenari, con l'acquisto delle armi e delle attrezzature necessarie, e quello economico e finanziario, dove sono non più i soldati ma i business men ed i direttori di banca ad essere protagonisti. In virtù di tutto questo, chi si aspetta un semplice e banale romanzo di guerra potrebbe anche restare deluso dal momento che i tre quarti abbondanti del libro sono riservati esclusivamente alla messa a punto del progetto, con "Cat" Shannon impegnato a viaggiare da una parte all'altra dell'Europa allo scopo di assicurarsi che i complessi preparativi vengano espletati alla perfezione, e, piccolo emulo di James Bond, trova pure il tempo di divertirsi con il gentil sesso. L'azione vera e propria è pertanto relegata nelle ultime sessanta pagine, ma vi assicuro che il modo in cui Forsyth descrive quella che, di fatto, è un'autentica blitzkrieg, non potrebbe essere più vera, convincente, e capace di mantenere il lettore in uno stato di suspence quasi insostenibile fino alla fine. 
Personaggi tratteggiati a dovere, trama complessa e ben curata ed una decisa dose di realismo sono a mio giudizio i punti forti del romanzo in questione, nonostante lo scenario socio-politico presentato, ricordiamo che si parla dei primi anni settanta, risulti piuttosto diverso da quello attuale (il blocco comunista, la Spagna franchista, ecc...) e rischia di far apparire il tutto un po' datato, specialmente per i lettori più giovani.
Ciò che invece è sempre più attuale è purtroppo il messaggio che sta alla base dell'opera, e cioè che non esistono guerre giuste o guerre sbagliate, ma solo guerre redditizie.

BF

Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
I mastini della guerra (The Dogs of War)
ed. Oscar Mondadori
428 pag.
traduzione di Bruno Oddera



sabato 1 marzo 2014

I delitti della Rue Morgue - Edgar Allan Poe (1841)

"La verità non è sempre in fondo ad un pozzo, anzi, per quanto riguarda le nozioni più importanti, credo che essa stia sempre alla superficie. Noi cerchiamo la verità nel profondo delle valli e non sulle cime delle montagne, dove essa si trova."
Auguste Dupin


TRAMA
Dopo un breve preambolo nel quale il narratore ci spiega la differenza tra analisi e calcolo, prendendo come esempio rispettivamente il gioco degli scacchi e quello della dama, egli inizia a raccontare del suo incontro con Auguste Dupin, uomo colto e dotato di un'intelligenza brillante, all'interno di una libreria di Rue Montmartre, a Parigi.
Siccome Dupin versa in una situazione economica piuttosto precaria, i due decidono quindi di dividere le spese dell'alloggio andando così ad abitare nello stesso appartamento. I due uomini vanno fin da subito molto d'accordo e scoprono di avere molte passioni in comune, prima fra tutte quella della lettura, ed inoltre iniziano a frequentare gli svariati ritrovi notturni che la capitale francese offre.
Un giorno, mentre stanno leggendo il giornale, accade che un articolo desta improvvisamente il loro interesse. 
Il trafiletto riporta di un misterioso omicidio avvenuto la sera precedente nel quale due donne, madre e figlia, sono state letteralmente massacrate nel loro appartamento, dentro una stanza chiusa a chiave dall'interno.
I vicini accorsi in aiuto in seguito alle terribili urla delle due poverette, riportano testimonianze abbastanza confuse e discordanti. Infatti, mentre cercavano di forzare la serratura per soccorrere le vittime, essi affermano di aver sentito provenire dall'interno della stanza due voci ben distinte: la prima era senza dubbio quella di un francese, mentre sulla seconda ognuno ha una teoria diversa; chi afferma convinto di aver sentito l'assassino parlare in spagnolo, chi in inglese, chi in italiano, chi in russo.
Preso atto che la polizia non riesce a venire a capo dell'enigma, Auguste Dupin (in virtù anche dell'amicizia che lo lega al prefetto) chiede ed ottiene il permesso di poter esaminare di persona la scena del duplice delitto.
Il narratore dunque si offre di accompagnare l'amico che, dopo un accurato sopralluogo e grazie alle sue straordinarie capacità di deduzione, riesce a svelare il primo di una lunga serie di colpi di scena.

RECENSIONE
Considerato all'unanimità il primo racconto poliziesco della storia, I delitti della Rue Morgue è anche il romanzo che segna il debutto del personaggio più influente di tutti in ambito di detective fiction: quell'Auguste Dupin che ispirò, tra gli altri, la creazione dei ben più famosi Sherlock Holmes e Hercule Poirot.
Capostipite di un genere assolutamente nuovo ed originale per l'epoca, questo racconto è il primo nel quale il mistero, sotto forma di un crimine efferato, viene risolto attraverso una serie di acute deduzioni e nel quale le eventuali soluzioni prese in esame, per quanto plausibili, vengono scartate ad una ad una, fino a che non rimane l'unica e la sola possibile: la più incredibile di tutte.
Vero progenitore di tutti gli innumerevoli "enigmi della camera chiusa" che seguiranno negli anni, I delitti della Rue Morgue rende quantomai evidente, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il formidabile genio creativo di Edgar Allan Poe, che qui anticipa i tempi e costruisce uno schema narrativo basato su una serie di avvenimenti a prima vista del tutto assurdi ma che, sistemati pazientemente nel corretto ordine, come le varie tessere di un mosaico, forniscono la sbalorditiva  soluzione.
Un'altra di quelle pietre miliari che, personalmente, reputo assolutamente necessarie ed imprescindibili in qualunque libreria. Fantastico e mirabolante, con il giusto pizzico di suspense, I delitti della Rue Morgue costituisce senza alcun tipo di dubbio, la madre di tutti i misteri. 
Ed anche di tutti i mystery, se è per quello.

BF


Nella nostra libreria:
Edgar Allan Poe
Dalla raccolta "Edgar Allan Poe - Tutti i racconti"
I delitti della Rue Morgue (The Murders in the Rue Morgue)
ed. Rusconi
24 di 631 pag.
traduzione di Carla Apollonio





mercoledì 8 gennaio 2014

Giù nel Cyberspazio - William Gibson (1986)

"Una delle ipotesi dell'Hosaka era questa: portiamo qui Mitchell, lo ripuliamo, lo mettiamo sullo 'Tsushima', e via per il buon vecchio Giappone a tutto vapore. Gli ho detto di scordarselo. Appena la Maas se ne accorge, possono piombarci addosso con tutto quello che vogliono..."
Conroy



TRAMA
I fatti si svolgono circa sette anni dopo gli avvenimenti narrati in Neuromante, nella stessa ambientazione futuristica ed ipertecnologica e nella medesima epoca schiava delle Corporazioni, delle Zaibatsu e della Yakuza.
Turner è un mercenario che presta i suoi servigi alle Grandi Compagnie e che si occupa di "rubare" i migliori uomini alle società concorrenti. Per fare tutto questo deve muoversi sotto copertura con l'aiuto di diversi altri professionisti ed agire nel più assoluto anonimato anche perchè "le multinazionali per cui lavora non ammetteranno mai che uomini come Turner possano esistere".
Avviene così che, dopo un periodo di convalescenza dovuto ad un precedente "infortunio sul lavoro", Turner venga contattato da tal Conroy, un emissario della potentissima Hosaka Corporations. Conroy, uomo cinico e dai modi glaciali, gli affida il compito di rapire Christopher Mitchell, stimato ricercatore presso la Maas Biolabs, e portarlo così alle dipendenze dell'Hosaka.
Intanto Marly Krushkhova, gallerista parigina e figura autorevole nel mondo dell'arte, viene ingaggiata dal ricchissimo collezionista Josef Virek per rintracciare il misterioso autore di una serie di opere d'arte pregiate ed introvabili.
Infine Bobby Newmark, nome di battaglia "Conte Zero", è un giovane ed ancora inesperto cowboy informatico dei quartieri popolari che, di punto in bianco, si ritrova inspiegabilmente al centro di un intrigo molto più grande di lui. Infatti dopo aver rischiato la morte per aver inavvertitamente provato ad entrare in un database sconosciuto mentre stava testando un nuovo software prestatogli da un amico, in seguito viene aggredito e ferito a coltellate da qualcuno che gli ruba la consolle sulla quale è inserito il programma in questione.
Le tre storie si sviluppano parallele fino a quando inevitabilmente i destini dei protagonisti si intrecciano in un finale teso e drammatico degno del miglior thriller.

RECENSIONE
Non era assolutamente facile creare un secondo capitolo che fosse all'altezza di un predecessore "scomodo" come Neuromante ed il rischio di fallire nel tentativo era altissimo, eppure Gibson ci regala un'altra perla consona al suo smisurato talento.
Giù nel Cyberspazio infatti, pur non possedendo forse la stessa audacia e la dirompente energia del libro precedente, è in ogni caso un lavoro più lineare, più maturo e probabilmente anche scritto meglio. I progressi di Gibson come narratore sono piuttosto evidenti ed il suo stile risulta maggiormente rifinito e levigato pur senza perdere in creatività. I personaggi, al solito, sono raffigurati ottimamente ed in più in questo romanzo l'autore di Vancouver introduce un elemento narrativo impensabile in un contesto del genere; vale a dire l'espansione all'interno della Matrice di alcune Intelligenze Artificiali ispirate alle divinità della religione Voodoo. Abbiamo in questo modo uno scenario originalissimo impreziosito da queste entità come il temibile Legba, Loa dei Crocevia e dei Sentieri e che sta a guardia della rete, oppure il terrificante Baron Samedi, l'oscuro Signore dei Cimiteri.
Un'opera sicuramente ragguardevole, che non teme il confronto con il più celebrato Neuromante e che ci fornisce un'ulteriore conferma di come William Gibson sia senza alcun dubbio uno degli scrittori più innovativi degli ultimi trent'anni. 
Semplicemente imperdibile!

BF


Nella nostra libreria:
William Gibson
Giù nel Cyberspazio (Count Zero)
ed. Oscar Mondadori
237 pag.
traduzione di Delio Zinoni







giovedì 21 novembre 2013

Il giorno dello sciacallo - Frederick Forsyth (1971)

"Sono il migliore, e quindi il più caro. Quando assumete il migliore, lo dovete anche pagare. Il prezzo è mezzo milione di dollari. E se consideriamo che avete intenzione di impadronirvi della Francia, lo valutate davvero poco, questo vostro Paese."
Lo Sciacallo

TRAMA
Francia, 1963. L'OAS (Organisation Armée Secrète), un'organizzazione clandestina di stampo paramilitare, decide di assassinare il presidente francese Charles de Gaulle, colpevole di aver concesso l'indipendenza all'Algeria. All'interno dell'organizzazione, che in precedenza ha già cercato di attentare con scarso successo alla vita di de Gaulle, si sono infiltrati numerosi agenti dei servizi segreti francesi pertanto Marc Rodin, il capo dell'OAS, si ritira in gran segreto in un albergo di Roma assieme ad André Casson e René Montclair, i suoi più fidati collaboratori, ed alla sua guardia del corpo, un gigantesco polacco di nome Kowalski. All'interno dell'hotel, blindatissimo e sorvegliato ventiquattro ore su ventiquattro, Rodin cerca di trovare un sistema per riuscire ad eliminare definitivamente il Generale de Gaulle e consultandosi con Casson e Montclair alla fine concorda che il modo più sicuro per raggiungere il loro obiettivo è quello di rivolgersi ad un killer professionista.
Dopo aver valutato attentamente diversi candidati, che dovranno assolutamente essere stranieri in quanto del tutto sconosciuti alle forze di polizia locali, alla fine la scelta cade su di un giovane inglese dall'aspetto gradevole e dai modi raffinati che si fa chiamare "Lo Sciacallo". Questi, dopo essere stato contattato, chiede un compenso record di mezzo milione di dollari per portare a termine l'assassinio di de Gaulle. I membri dell'OAS, non disponendo di tale somma, iniziano una serie di rapine in tutto il paese atte a reperire il denaro necessario.
A questo punto entra in gioco lo Sciacallo che, con l'aiuto di numerosi passaporti falsi ed essendo un autentico mago dei travestimenti, inizia con grande pazienza ed astuzia a mettere in pratica il proprio piano fin nei minimi dettagli.
Ma i servizi segreti riescono a scoprire ugualmente che l'OAS sta preparando per l'ennesima volta un attentato al Presidente, pertanto il governo convoca il commissario Claude Lebel, ovvero il più brillante agente investigativo di tutta la Francia e, dopo averlo investito di poteri straordinari, lo incarica di mettersi immediatamente sulle tracce del killer.
Da qui partirà un'incredibile caccia all'uomo attraverso mezza Europa, con lo Sciacallo che, nonostante sia costantemente braccato da Lebel, è più che mai determinato a portare a termine la missione che gli è stata affidata.

RECENSIONE
Eccezionale romanzo pieno di pathos e vincitore dell'Edgar Allan Poe Award 1972, Il giorno dello sciacallo è una spy story tra le migliori, anzi forse la migliore, che io abbia mai letto.
Forsyth, mago indiscusso del genere, è bravissimo a mantenere altissima la tensione praticamente fino all'ultima riga ed è altrettanto bravo nella fase di preparazione a quella che poi sarà la fase topica del racconto.
Un libro che lascia davvero col fiato sospeso, un'ambientazione eccezionale ed una serie di personaggi caratterizzati in modo magistrale. Ma il vero protagonista della vicenda, colui che rimane maggiormente nella memoria del lettore, è senza dubbio lo Sciacallo. Tratteggiata da Forsyth in maniera a dir poco impeccabile, la figura di questo killer senza scrupoli è una delle più affascinanti che sia mai uscita dalla penna di un autore di questo specifico genere.
Verrete trascinati in una serie di pazzeschi inseguimenti dove il sagace ed estremamente competente Lebel, con l'aiuto della polizia britannica, sguinzaglierà i suoi segugi alla ricerca disperata di un criminale che appare terribilmente scaltro ed inafferrabile.
Naturalmente non intendo rivelare nulla di più, ma sappiate solo che questo libro vi terrà incollati fino alla fine e che staccarsi da esso sarà un'impresa davvero dura e magari vi ritroverete anche, come è successo a me, a parteggiare per i "cattivi". 
Se tutto ciò dovesse accadere, non allarmatevi, fa tutto parte del fascino dello Sciacallo.

BF


Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
Il giorno dello sciacallo (The Day of the Jackal)
ed. Oscar Mondadori
457 pag.
traduzione di Marco Tropea


 



mercoledì 25 settembre 2013

La figlia di un soldato non piange mai - Kaylie Jones (1990)

"<<Che razza di nome è Channe? Non riesco a farci l'abitudine. Non potevano chiamarti Betty, per esempio?>>.
<<Viene da Charlotte-Anne, il nome della sorella di mio padre. Morì prima che io nascessi.>>
<<Voi ricchi avete sempre dei nomi strani>>."
Keith e Channe

TRAMA
Quando Benôit entra nella sua vita, "in un giorno color giallo limone", Channe ha appena quattro anni, e l'idea di dover dividere di punto in bianco i suoi giocattoli ma soprattutto l'affetto dei suoi genitori e della tata Didi con un altro bambino non le piace affatto. Con lui instaura quindi fin da subito un rapporto conflittuale di amore-odio, gelosa di questo sconosciuto che non sa nemmeno parlare inglese, la lingua dei suoi genitori, e che l'ha strappata dall'unicità del meraviglioso mondo ovattato in cui viveva fino al momento dell'adozione del fratello.
Man mano che crescono, Channe e Benôit (che decide nel frattempo di farsi chiamare Billy) diventano sempre più diversi: lui si chiude in sè stesso, cercando di rinnegare il suo essere francese per dimenticare il trauma dell'abbandono, mentre lei cambia ragazzo di continuo.
Una volta adulti, le loro strade sembrano dividersi, fin quando l'improvvisa morte del padre li riavvicina, spingendoli a cercsre la verità sul passato di Billy nel diario scritto dalla sua giovane madre naturale e custodito fino ad allora dal genitore appena deceduto.

RECENSIONE
Questo terzo libro di Kaylie Jones, figlia del grande James Jones (La sottile linea rossa), è una semi-autobiografia straordinaria, che tratta argomenti non facili quali l'adozione, il complesso rapporto tra fratelli, i disagi adolescenziali.
Pur narrando momenti anche molto crudi, la Jones non cade mai nello scontato, nè nel volgare. Al contrario: essendo l'intera storia (o quasi) narrata in prima persona da Channe, al lettore viene spontaneo immedesimarsi in lei, e non vivrà quindi le sue turbolenze amorose come un mero abbandono alle pulsioni sessuali, ma come un tentativo di superare il complesso di Elettra trovando una figura maschile di riferimento con cui sostituire quella paterna, ai suoi occhi perduta con l'adozione di Billy.
Per i cinefili non posso mancare di segnalare l'adattamento cinematografico di James Ivory del 1998.

BW

Nella nostra libreria:
Kaylie Jones
La figlia di un soldato non piange mai (A Soldier's Daughter Never Cries)
ed. Garzanti
185 pag.
traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani