BW&BF

Visualizzazione post con etichetta 1998. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1998. Mostra tutti i post

domenica 8 giugno 2014

Il teorema del pappagallo - Denis Guedj (1998)

"Caro πR,
il modo in cui scrivo il tuo nome dovrebbe farti capire chi sono. Non strozzarti, sono io, Elgar Grosrouvre, il tuo vecchio amico, quello che non vedi da... mezzo secolo. Eh, sì, ho fatto il conto."
Elgar Grosrouvre in una lettera a Pierre Ruche

TRAMA
Pierre Ruche è un libraio disabile ed anziano che vive a Parigi insieme alla sua commessa, Perrette, ed ai tre figli di lei, ovvero Max ed i gemelli Lea e Jonathan. Lo strano nucleo famigliare vive un'esistenza piuttosto tranquilla, fin quando un giorno accadono due avvenimenti bizzarri: dapprima Max difende da dei malviventi un povero pappagallo, e lo porta in casa adottandolo, poi il signor Ruche riceve una strana lettera da un vecchio amico che non vedeva da decenni.
Il mittente, Elgar Grosrouvre, anticipa che alla lettera seguirà l'invio di una vera e propria biblioteca matematica, composta da libri anche antichissimi per ottenere i quali lo studioso non ha esitato ad utilizzare metodi poco ortodossi. Aggiunge inoltre di esser riuscito a risolvere due quesiti che da secoli tormentano i matematici di tutto il mondo: si tratta dell'ultimo teorema di Fermat e della congettura di Goldbach; ma dei criminali sono venuti a sapere di questo suo successo, e stanno cercando in tutti i modi di estorcergli le soluzioni. Grosrouvre però non è intenzionato a cedere, per cui ritiene che la propria morte sia imminente; ha perciò insegnato all'unico compagno di cui si fidi, in una sorta di testamento, le soluzioni ai quesiti.
Da quel giorno le vite di Pierre Ruche, Perrette, Max, Lea e Jonathan verranno stravolte per sempre, in una lotta contro il tempo e contro i delinquenti per trovare il misterioso compagno di Grosrouvre.

RECENSIONE
Il teorema del pappagallo è un libro che ho ricevuto in regalo non appena uscito in Italia da mio papà, e dopo quella prima occasione l'ho voluto rileggere altre volte. Ciò che lo rende così piacevole alla lettura è innanzitutto il suo stile, molto avvincente ma allo stesso tempo stimolante per la mente, poichè fonde un ottimo thriller con un saggio sulla matematica e sulla sua storia scritto comunque da un addetto ai lavori. Denis Guedj, autore francese di origine algerina, ha infatti studiato matematica ed insegnava storia della scienza ed epistemologia all'Università di Parigi VIII.
Ma anche chi di voi non fosse un moderno Archimede non deve scoraggiarsi: questo romanzo difatti è assolutamente comprensibile per chiunque, e credo sinceramente che persino i più zucconi in materia (BarFly) lo troverebbero decisamente interessante.
Già in diverse occasioni vi ho proposto libri che univano narrativa e divulgazione, come nel caso de Il mondo di Sofia, Il mago dei numeri o Flatlandia; volendo usare questi tre esempi come metro di paragone, si potrebbe affermare che Guedj abbia utilizzato un espediente narrativo simile al romanzo di Gaarder a cui però anzichè la filosofia ha applicato la materia cara anche ad Enzensberger ed Abbott.
Un bellissimo romanzo che, se anche non dovesse tenervi con gli occhi incollati alle pagine, non vi farà comunque rimpiangere di averlo letto, ed anzi alla fine vi avrà lasciato, oltre che una buona storia, anche un po' di conoscenza in più. Il che non guasta mai.

BW

Nella nostra libreria:
Denis Guedj
Il teorema del pappagallo (Le théorème du perroquet)
ed. TEA
553 pag.
traduzione di Lidia Perria

  

giovedì 29 maggio 2014

O me o muuh! - Katarina Mazetti (1998)

"Quando ho capito di essere innamorato di lei, non ho sentito un clic. Piuttosto, è stato un po' come quando per sbaglio mi sono appoggiato alla recinzione elettrica delle manze."
Benny Söderström

TRAMA
Desirée Wallin è una vedova poco più che trentenne. Piuttosto anonima, la sua vita è totalmente incentrata sulle uscite con la sua amica Märta e sul suo lavoro in una biblioteca cittadina.
Benny Söderström è invece un giovanotto più o meno della stessa età che vive in un piccolo villaggio a circa quaranta chilometri da lei. La sua vita, ogni giorno, comincia alle cinque e finisce alle dieci e mezza, dopo che si è occupato della fattoria e delle sue ventiquattro mucche.
Cosa hanno in comune i due? Assolutamente niente, o quasi: Örjan, il defunto marito di lei, "riposa" nella tomba accanto a quella dei genitori di lui.
Galeotto fu il cimitero; complici forse anche gli ormoni, i due inaspettatamente cominciano a frequentarsi, ed il loro rapporto diventa da subito travolgente. Ma col passare del tempo iniziano pian piano ad emergere le differenze tra queste due persone completamente agli antipodi...

RECENSIONE
Bestseller in Svezia, paese d'origine dell'autrice, O me o muuh! è, al di là delle apparenze, un libro tutt'altro che frivolo. Al contrario, pur cercando costantemente di mantenere un'atmosfera leggera e spensierata esso evidenzia quanto sia difficile il rapporto tra persone profondamente diverse. Ma non nel senso di differenza di razza/religione/cultura/classe sociale alla quale ci hanno abituato diversi libri e film molto di moda negli ultimi decenni; la differenza tra Desirée e Benny sta nello stile di vita, così come negli obiettivi che essi si pongono.
Entrambi si amano, come mai hanno amato in vita loro, eppure apparentemente non riescono a far combaciare le loro abitudini, o a sacrificarne almeno parte per riuscire a coronare la loro storia.
Il libro aveva quindi ai miei occhi un potenziale enorme, incrementato dall'ottima idea di alternare il narratore ogni capitolo: se nei dispari è Desirée che ci parla degli avvenimenti, in quelli pari è Benny che ci dà il suo punto di vista. Eppure a malincuore devo dire che O me o muuh! mi ha in parte delusa; non so nemmeno se sia colpa sua, o se sono io che me lo aspettavo un po' diverso, forse più brillante. Fatto sta che, pur riconoscendo che sia un buon romanzo, mi ha lasciata con l'amaro in bocca (non per il finale, non vi sto spoilerando; intendo in genere per tutta quanta la storia).
Può darsi, come ho già detto, che la colpa sia mia, che a volte ho ancora una visione un po' romantica ed infantile, stile Disney, della vita; mi sento perciò di consigliare comunque la lettura di O me o muuh! a chiunque abbia voglia di affrontare un libro simpatico ed originale, ma che allo stesso tempo faccia riflettere.

BW

Nella nostra libreria:
Katarina Mazetti
O me o muuh! (Grabben i graven bredvid)
ed. Salani Editore
234 pag. 
traduzione di Laura Cangemi

 

giovedì 27 marzo 2014

Il conto dell'ultima cena - Andrea G. Pinketts (1998)

"<<Hai letto il giornale oggi?>>
<<Lazzaro, lo sai che non leggo i quotidiani. Le notizie aspetto che finiscano sull'enciclopedia prima di prenderle sul serio.>>"
Lazzaro Santandrea e Pogo il Dritto

TRAMA
Traguardati i trentatrè anni, Lazzaro Santandrea inizia a convincersi che per lui si stia avvicinando la fine, se non altro perchè: "tutti i giusti, da Gesù Cristo a John Belushi", sono morti a quell'età.
E per poco la sua allucinata profezia non si avvera sul serio quando, dopo aver partecipato in qualità di padrino al battesimo del piccolo Riccardo, figlio dell'inseparabile Pogo, si addormenta ubriaco su una panchina in un parco. Scambiato per un barbone, viene quindi aggredito a calci e pugni da un gruppo di ragazzi annoiati della Milano-bene, gli stessi che qualche tempo prima hanno quasi ridotto in fin di vita un altro senzatetto.
Ma Lazzaro si difende, risponde per le rime e riesce a mettere in fuga i teppisti senonchè, prima di perdere i sensi, avviene l'imponderabile: Lazzaro ha una visione. Ma, essendo Lazzaro una persona del tutto fuori dall'ordinario, è inevitabile che non abbia una visione qualsiasi, bensì LA VISIONE per eccellenza, ossia la Madonna.
Prende così il via il consueto carosello di eventi in pieno stile pinkettsiano che porterà Lazzaro e la sua corte dei miracoli (termine mai così appropriato) comprendente Pogo, Carne, Vito Carta, Gippo ed altri folli discepoli di Santandrea, a confrontarsi di volta in volta con una setta di fanatici religiosi, un pericoloso energumeno a piede libero, un serial killer che uccide le proprie vittime a morsi, presunti miracoli ed apparizioni Mariane.
Tutto questo, come sempre, scandito da un ritmo forsennato e dal tipico umorismo "Made in Pinketts".

RECENSIONE
Ancora una volta Andrea G. Pinketts ci coinvolge in avventure pazzesche, al limite del paradossale e, grazie al suo particolarissimo e caratteristico stile, si conferma a mio giudizio come uno dei migliori scrittori in circolazione. 
Saranno forse esagerazioni, ma al momento mi vengono in mente solo un paio di nomi, tra gli autori presenti nel panorama attuale, che siano in grado di mischiare i generi e cambiare continuamente le carte in tavola come fa il nostro. Pinketts infatti, utilizzando pochissime parole, riesce a stravolgere completamente una frase, una conversazione, un'atmosfera. Si passa continuamente da citazioni colte a battutacce da birreria, dalla paura alle risate, insomma leggere Il conto dell'ultima cena assomiglia moltissimo ad una corsa a rotta di collo sulle montagne russe.
Libro che esprime una decisa condanna nei confronti di un certo modo di spettacolarizzare il dolore che, proprio in quegli anni (la storia è ambientata nei primi anni novanta) stava iniziando a muovere i primi passi, si può anche dire che Il conto dell'ultima cena rappresenti uno specchio piuttosto fedele  della realtà che ci circonda. Forse uno specchio un po' deformante, ma a pensarci bene nemmeno più di tanto.
Torrenziale e travolgente come suo solito, Pinketts con questo suo quarto romanzo alza decisamente l'asticella, pur mantenendo immutati alcuni elementi che hanno fatto la sua fortuna.
A voler trovare per forza un difetto a questo libro, si potrebbe probabilmente affermare che è leggermente prolisso e che la vicenda poteva esser chiusa anche con una cinquantina di pagine in meno, ma sarebbe davvero voler cercare il classico pelo nell'uovo. E Lazzaro, si sa, ama tutt'un altro tipo di pelo.
Mica male come chiusura, eh? Come vedete, mi sto "pinkettsizzando" anch'io.

BF

Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Il conto dell'ultima cena
ed. Mondadori
490 pag.






venerdì 21 febbraio 2014

La signora dei funerali - Madeleine Wickham (1998)

"<<A proposito, Johnny vuole che gli telefoni. É molto urgente.>> [...]
<<Cosa succede questa volta?>>
<<Non lo so [...] Non ha voluto dirmelo. Qualcosa di importante, immagino.>>
<<Un funerale?>>"
Zara e Fleur Daxeny

TRAMA
La quarantenne ed affascinante Fleur è una mamma single, e come ripete a sua figlia Zara: "La retta della scuola non piove dal cielo". Così ha trovato e perfezionato un modo efficace per garantire a sè e a Zara una vita di agi e benessere, per quanto temporanea.
Si è specializzata infatti nell'arte di imbucarsi a funerali, rigorosamente di ricche donne, durante i quali conosce ed ammalia i vedovi; nei mesi successivi si premura di utilizzare al meglio le loro carte di credito, per passare poi al funerale successivo.
Quando muore Emily Favour sembra che la storia sia destinata a ripetersi; ma di certo Fleur non si aspettava che, oltre al vedovo Richard, nel pacchetto fossero compresi anche la cognata Gillian, sorella della defunta Emily, la figlia Philippa ed il figlio Anthony, coetaneo di Zara.
Le cose paiono complicarsi, e qualcosa potrebbe andare non proprio secondo i piani di Fleur...

RECENSIONE
La signora dei funerali è una delle prime opere della Wickham, ed un po' si sente. Lo stile è già il suo, ma ancora deve consolidarsi e diventare immediatamente riconoscibile a livello universale. Accadrà appena due anni dopo, grazie alla fortunata serie pubblicata sotto lo pseudonimo di Sophie Kinsella I love shopping.
In questo romanzo ancora l'autrice britannica non aveva perfezionato la sua straordinaria capacità di caratterizzare i personaggi, che ancora risultano un po' incerti e non del tutto convincenti.
La stessa protagonista, Fleur, non riesce a conquistare completamente il cuore del lettore, probabilmente a causa della sua scelta di vita per molti non condivisibile. Ma ciononostante rimane ugualmente un libro gradevole, sia per chi ancora non conosce la Wickham, sia per chi invece si è già innamorato delle altre eroine che popolano i suoi romanzi.
Di sicuro non è l'opera meglio riuscita della scrittrice londinese ma è comunque un libro piacevole e leggero, ideale per un weekend o in ogni modo per svagarsi un po'.

BW

Nella nostra libreria:
Madeleine Wickham
La signora dei funerali (The Gatecrasher)
ed. Oscar Mondadori
285 pag.
traduzione di Nicoletta Lamberti

   

lunedì 30 dicembre 2013

Agguato all'incrocio - Dale Furutani (1998)

"Il mio cuore non conosce ostacoli. Nessun ostacolo, nessuna paura."
Sutra del cuore

TRAMA
Giappone, 1603. Matsuyama Kaze è un ronin, un samurai senza padrone, poichè il suo è stato ucciso insieme alla moglie e alla famiglia dello stesso Kaze due anni or sono. Ma nonostante sia passato così tanto tempo il samurai non può ancora trovare un nuovo incarico, poichè appena prima di morire la padrona gli ha strappato la promessa di ritrovare e salvare la figlia, una bambina che ormai dovrebbe avere nove anni.
Ma mentre è sulle tracce della bimba Kaze incappa nel misterioso omicidio di un mercante, trovato esattamente all'incrocio tra quattro strade ultimamente infestate da una banda di brutali banditi.
E così il ronin, fedele al suo onore ed alla sua morale, interrompe momentaneamente la missione della sua vita per imbattersi in questa avventura fatta di politici, demoni e poveri contadini di montagna.

RECENSIONE 
Permettetemi di spendere due parole di presentazione su Dale Furutani, l'autore del romanzo, perchè ritengo sia fondamentale per parlare poi del libro. Furutani nasce alle Hawaii (o vi si trasferisce ancora in fasce, su questo punto Wikipedia e la casa editrice Marcos y Marcos non concordano) da una famiglia originaria di Hiroshima, Giappone. Il suo modo di scrivere è quindi "all'occidentale", seppur la Trilogia del Samurai, di cui questo è il primo volume, sia totalmente ambientata nel Periodo Edo.
E forse è proprio questa mescolanza tra oriente ed occidente a rendere il romanzo così accattivante e ben riuscito: storia, mitologia ma anche religione e filosofia sono comunque narrate con uno stile che più di una volta mi ha ricordato il buon vecchio Joe R. Lansdale, che alterna momenti di vero spasso a scene piene di azione e di violenza.
Una vera e propria opera Wuxiapian, che fa avvicinare all'universo nipponico anche chi non è un appassionato del tema, e permette invece a chi ha già confidenza con questo mondo ancora molto sconosciuto da noi di approfondire ulteriormente alcuni suoi aspetti.
Da ultimo vorrei ringraziare colui che mi ha fatto casualmente scoprire questo autore magnifico, e mi auguro con tutto il cuore che anche voi dopo aver letto questo romanzo sarete impazienti di proseguire la trilogia.

BW

Nella nostra libreria:
Dale Furutani
Agguato all'incrocio (Death at the Crossroads)
ed. Marcos y Marcos
271 pag.
traduzione di Erika Bianchi

 

venerdì 29 novembre 2013

Rumble Tumble - Joe R. Lansdale (1998)

"Tu hai il cuore tenero, Hap. Io, se trovo un nido di vipere, posso schiacciarle senza pensarci due volte. Tu daresti loro da mangiare, le alleveresti, e forse le manderesti pure all'università. Non dico che una cosa è giusta e l'altra sbagliata. Solo che tu sei fatto in un modo, e ti troverai ad affrontare persone fatte in un altro modo. Se quello che ha detto il nano è vero, ci stiamo mettendo contro la mafia dell'Oklahoma. Se entriamo in campo, dovremo giocare con gente che prende molto seriamente quello che fa..."
Leonard Pine

TRAMA
Avendo perso la casa, Hap è ospite nell'abitazione dell'amico fraterno Leonard, ma la convivenza non è delle più facili soprattutto a causa di Hap che si rivela essere sciatto, pigro e disordinato, caratteristiche queste che mandano letteralmente in bestia Leonard e che provocano discussioni dagli effetti esilaranti per chi legge. L'apice si tocca nella geniale spiegazione che Leonard fornisce all'amico sull'utilità di cambiare sempre il rotolo di carta igienica e nella reazione al ritrovamento di un paio di mutande sporche (ovviamente di Hap) sotto il divano del salotto.
Le cose tra Hap e la bella Brett intanto sembrano procedere bene e così Leonard cerca di spingere l'amico ad andare a convivereanche se Hap non ne sembra ancora convinto del tutto.
Ma un giorno Brett viene contattata da due strani tizi, un nano bardato da cowboy ed un energumeno dalla scarsa intelligenza, che dicono di essere ex dipendenti di Jim Clemente, boss mafioso di Tulsa, e la informano che sua figlia Tillie si trova nei guai.
La ragazza infatti, nata dal precedente e disastroso matrimonio di Brett, si è data alla carriera di prostituta ma è finita in un giro decisamente brutto, quello di Jim Clemente per l'appunto.
Tillie ha cercato di tirarsene fuori ma sembra sia stata scoperta e così c'è il rischio che Clemente voglia punirla, magari mandandola nel peggiore dei suoi bordelli. 
Brett è disperata e chiede ad Hap di darle una mano a riportare a casa Tillie, naturalmente alla coppia si aggiunge Leonard e così, dopo essersi riforniti di armi "fredde", cioè non registrate, il gruppetto parte alla volta di Hootie Hoot, amena località dell'Oklahoma dove Tillie è stata vista l'ultima volta.
Quello che si scatenerà da qui in avanti sarà un gigantesco Rumble Tumble, ovvero quello che in parole povere, da noi si chiama "un gran casino".


RECENSIONE
E così siamo giunti al quinto capitolo del Ciclo di Hap e Leonard e, come al solito, anche in questo caso preparatevi a tanta azione, un bel po' di violenza e sparatorie assortite. Ma anche a farvi un sacco di risate, com'è ormai una piacevole consuetudine nei romanzi di Lansdale. Tra temutissimi boss, scagnozzi maldestri, redneck, killer pentiti in pieno trip religioso, ragazzacce e ragazzacci, questa storia si caratterizza per il ritmo sfrenato e pressochè senza sosta che l'autore imprime praticamente fin dalle primissime pagine.
Politicamente scorrettissimi, sboccati e strampalati ma con un cuore d'oro, i nostri eroi sono l'esatto contrario dei cavalieri senza macchia in quanto, per portare a compimento le loro missioni, tendono ad infangarsi eccome e non solo in senso figurato. 
Le loro azioni sono dettate sempre da un profondo sentimento di lealtà e di giustizia, pronti costantemente ad aiutare chi è in difficoltà sebbene, nel farlo, spesso si vedono costretti ad usare metodi non propriamente puliti e legali.
Negli anni ho sentito molti giudizi discordanti su Rumble Tumble: c'è chi lo considera il miglior lavoro di Lansdale, e chi invece ne critica l'eccessivo uso della violenza soprattutto (a suo dire) per mascherare una trama molto povera.
I pareri sono tutti legittimi ovviamente, ma io credo che ormai si sia capito cosa ci si possa aspettare da uno scrittore come Lansdale... insomma se cercate trame intricatissime e personaggi tormentati allora lasciate perdere. Joe è un autore multiforme, e chi lo conosce lo sa, ma quando utilizza il linguaggio del pulp e dell'hard boiled lo fa dannatamente bene anche perchè non si perde troppo in chiacchiere e bada decisamente al sodo.
C'è chi ha definito il texano "uno scrittore che presta alla perfezione il proprio talento a generi cosiddetti minori". Penso che sia una delle definizioni più azzeccate che si possano dare ad un autore così che, sebbene sia molto dotato, non ha nessuna paura di sporcarsi le mani.

BF


Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Rumble Tumble (Rumble Tumble)
ed. Einaudi Stile Libero Noir
251 pag.
traduzione di Alfredo Colitto





martedì 22 ottobre 2013

Immagino tu sia già andato in buca - Irvine Welsh (2013)

"DEX: Vaffanculo! Non vi conosco, bastardi!
 DOCKSEY: Oh cazzo, sta ancora giocando. Sta ancora facendo finta di non conoscermi. Che stronzo maleducato, eh Jinks?
JINKS: Quello è il problema, con un sacco di gente carina. Pensano di poter trattare il resto del mondo come se non valesse niente. E fai bene, Dex. O almeno, di solito fai bene. Ma non questa volta."
Dex, Docksey e Jinks

TRAMA
Jinks e Docksey sono due piccoli delinquentelli di mezza tacca che decidono di rapire "il pezzo grosso" della malavita Dex e di incatenarlo all'interno di uno studio di registrazione in disuso.
Qui Dex viene sottoposto prima ad una specie di strano interrogatorio, poi brutalmente torturato fisicamente e psicologicamente dai due compari che sembrano nutrire verso di lui un odio feroce. 
Lo studio è insonorizzato, quindi nessuno può sentire le urla di dolore del prigioniero e pertanto i due complici possono sbizzarrirsi come vogliono. Ma perchè tutto ciò? Il rapito è una persona importante nel suo giro, se i due vengono scoperti rischiano di fare qualcosa di più di una brutta fine. E perchè Jinks in particolare, che sembra accusare alcuni misteriosi "sintomi", si dedica con maggiore crudeltà a queste pratiche con sadico divertimento?
Nel frattempo Laney, la ragazza di Dex, lo sta aspettando in un appartamento ma, non vedendolo tornare, inizia a preoccuparsi. A questo punto interviene Docksey che, spacciandosi per un uomo fidato del boss, la tranquillizza e ne soddisfa alcune piccole necessità per guadagnarne la fiducia, con lo scopo poi di vendicarsi di Dex sfogandosi sessualmente su di lei. Ma c'è un inconveniente: Docksey si innamora di Laney ed a questo punto gli eventi prendono una piega totalmente imprevista...

RECENSIONE
Copione teatrale che Welsh ha scritto per la pièce andata in scena per la prima volta a Leeds nel febbraio 1998 e pubblicato solo recentemente, Immagino tu sia già andato in buca è una brutale storia di vendetta e di violenza, che raggiunge il suo culmine in un finale a dir poco tragico.
Il testo è piuttosto crudo e selvaggio, e per ciò non raccomandabile a tutti, ma se avete già avuto a che fare con lo scrittore scozzese, forse avete più di un'idea di cosa aspettarvi. Welsh si sa, ama ribaltare i ruoli, e mai come in questo caso forse si può parlare di legge del contrappasso,  il tutto reso ancora più allucinato dal caustico umorismo sempre presente e che in molti apprezzeranno sicuramente. La trama fila via spedita e si legge in fretta, un testo non particolarmente impegnativo ma, per gli aspetti descritti prima, non certo spensierato
Da segnalare poi, un'interessante postfazione a cura dello stesso Welsh che, oltre a raccontare la genesi dell'opera, spiega anche qual'è il suo rapporto con il teatro e in genere con le altre forme di scrittura per lui meno usuali.
Se siete ancora digiuni dell'autore edimburghese, mi permetto infine di consigliarvi di cominciare leggendo prima altri libri molto più rilevanti, se invece ne siete fan di lunga data non perdetevi questa ulteriore chicca da aggiungere alla vostra libreria.

BF


Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
Immagino tu sia già andato in buca (You'll Have Had Your Hole)
ed. Transeuropa Edizioni
142 pag.
traduzione di Vanni Santoni



martedì 1 ottobre 2013

Bestie - Magnus Mills (1998)

"<<Perchè continui a violentare il tuo corpo?>>
<<Perchè se non lo faccio io non lo fa nessuno>>"
Donald e Richie

TRAMA
Tam e Richie sono una coppia di inseparabili operai che non incarnano esattamente un esempio di lavoratori-modello. Capelli lunghissimi, metallari sfegatati, pigri, rozzi e con un quoziente intellettivo che non pare dei più alti. L'unica cosa che riesce a farli rendere sul lavoro è il dolce pensiero delle numerose birre che si faranno al pub una volta staccato. 
Per questo motivo Donald, il responsabile della ditta di recinzioni metalliche per cui lavorano, decide di mandarli in trasferta nel nord dell'Inghilterra sotto le dirette dipendenze di un caposquadra (colui che narra in prima persona la storia) che, almeno in teoria, dovrebbe essere talmente serio e giudizioso da farli rigare dritto.
Il terzetto quindi, dovrà recarsi a bordo di un furgoncino con a traino una scalcinatissima roulotte, che sarà la loro triste dimora per i giorni seguenti, alla fattoria di Upper Bowland dove dovranno recintare un vasto terreno da pascolo.
Prima però, bisogna rimediare ad un piccolo disastro combinato da Tam e Richie qualche giorno prima: l'ultima recinzione che hanno costruito è caduta di colpo, segno di un lavoro fatto in modo impreciso, e il committente, mr. McCrindle, si è molto lamentato  al telefono con Donald.
Pertanto i tre si recano sul posto ed iniziano il lavoro ma, mentre stanno riparando all'errore commesso, Tam accidentalmente uccide McCrindle che, come se nulla fosse, viene sepolto nel suo stesso campo.
Inizia così una incredibile commedia degli errori e degli orrori, dove i tre si troveranno, loro malgrado, coinvolti in una serie di situazioni tra il surreale ed il grottesco.

RECENSIONE
Debutto assoluto di Magnus Mills, ex metalmeccanico inglese, Bestie rappresenta una bella sorpresa. 
Con uno stile diretto e con pochi giri di parole, Mills confeziona una storia di humour macabro, senza eccessive pretese ma che è una vera goduria leggere.
Una gradevolissima black comedy nel più classico spirito britannico che, pur senza far gridare al miracolo, raffigura un bell'esempio da seguire.
La trama sembra trascinarsi nella monotonia più assoluta, tra il lavoro quotidiano e le visite serali al pub, poi proprio quando inizi a pensare che forse questo libro sia un po' noioso, Mills fa sempre succedere quel qualcosa che ti obbliga a proseguire nella storia per poterne seguire gli sviluppi.
Sebbene i fatti vengano narrati dal loro caposquadra, del quale non si sa il nome, è evidente che i veri mattatori sono Tam e Richie, due autentici bifolchi che a me hanno fatto venire in mente, in una strana associazione mentale che ho fatto fin da subito, i terribili Fratelli Slag, i due cavernicoli che pilotano la leggendaria Macigno Mobile in Wacky Races, la vecchia serie a cartoni animati di Hanna & Barbera.
A conti fatti, si può anche concludere dicendo che magari i veri capolavori della letteratura sono altri, però se avete voglia di leggere qualcosa che vi distragga un po' strappandovi di tanto in tanto due sane risate, mi sento proprio di poter affermare che Bestie fa senz'altro al caso vostro.

BF

Nella nostra libreria:
Magnus Mills
Bestie (The Restraint of Beasts)
ed. Guanda Editore
186 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola