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domenica 27 luglio 2014

La testa perduta di Damasceno Monteiro - Antonio Tabucchi (1997)

"<<Sa cosa diceva De Quincey?>>
<<Cosa diceva?>>
<<Diceva: se un uomo si lascia andare una volta a uccidere, molto presto arriverà a considerare cosa da poco la rapina, e da qui passerà al bere e a non osservare le festività, quindi a comportarsi in modo maleducato e a non rispettare gli impegni, una volta avviatosi per quella china non si sa dove andrà a finire, e molti devono la propria rovina a questo o a quell'assassinio al quale sul momento non avevano badato granchè. Fine della citazione.>>"
Avv. Mello Sequeira e Firmino

TRAMA
In una zona boscosa e malfamata di Oporto, un gitano di nome Manolo rinviene una mattina un cadavere decapitato. Il corpo, che reca evidenti segni di tortura, è vestito con scarpe da tennis, jeans ed una maglietta blu recante la scritta "Stones of Portugal". Della testa nessuna traccia. Firmino, giovane reporter del quotidiano di Lisbona O Acontecimento, viene inviato così sul posto per cercare di scoprire qualcosa di più su un crimine che presenta una serie di risvolti estremamente inquietanti. Qualche giorno dopo la testa viene ripescata nel Douro da un anziano pescatore. Il cranio, appartenente ad un ragazzo di nome Damasceno Monteiro, presenta un foro di proiettile. Cosa si cela dietro a questo mistero?

RECENSIONE
Antica e piena di fascino, adagiata tra l'Oceano ed il fiume Douro, Oporto è una città portoghese un po' atipica: industrializzata, patria del famoso vino, umida e d'inverno spesso nebbiosa, viene definita talvolta una sorta di piccola Londra lusitana. Ed è in una città così atipica, moderna ma al tempo stesso orgogliosa del proprio passato che Tabucchi inscena questo thriller altrettanto atipico. 
Col suo consueto stile asciutto e ricco di citazioni e rimandi, il romanziere toscano confeziona un'opera che in realtà è tante cose in una: indagine giornalistica, saggio, guida turistica, ricostruzione storica. Tutto quanto "mascherato" da romanzo giallo.
Infatti il colpevole ed il suo movente non tardano ad arrivare, ma l'impressione è appunto che in questo libro la trama narrativa sia quasi un piccolo espediente del quale Tabucchi fa un abilissimo uso per parlare di molto altro. Prendendo come spunto una vicenda realmente avvenuta, l'autore crea un personaggio davvero memorabile, l'avvocato Mello Sequeira, obeso e difensore degli emarginati, capace di ragionamenti bizzarri eppur geniali allo stesso tempo (fantastico il paragone tra le discussioni alla sede dell'ONU ed il gioco di carte del Milligan), che pare uscito direttamente da Testimone d'accusa di Billy Wilder. L'avvocato Sequeira è lo strumento di cui Tabucchi si serve per elencare ad esempio una triste lista di feroci abusi perpetrati nelle caserme e nei commissariati di tutto il mondo, indipendentemente dal credo politico degli aguzzini che si rendono responsabili di simili bestialità in quanto "La tortura può venire da ogni parte, è questo il vero problema".
E poi, come frequentemente avviene nei libri del compianto autore di origine pisana, anche ne La testa perduta di Damasceno Monteiro assistiamo ad un sincero e profondo atto d'amore per il Portogallo, la sua gente e le sue tradizioni. Ma questa volta il sipario si alza su Oporto, che rivaleggia da secoli con la più raffinata e superba Lisbona, e Tabucchi ci rende meravigliosamente partecipi anche di questo: un po' di sano e fiero campanilismo tra una città che all'apparenza contrappone la sostanza, una città "dove i tassisti non sono ladri, come a Lisbona..." e che propone una cucina rustica a base di trippa rispetto a quella incentrata sul celebre bacalhau della capitale.
Al di là del mio giudizio su questo libro, comunque più che positivo, una cosa che credo vada sottolineata è che a me Tabucchi ha messo addosso una gran voglia di visitarla davvero, Oporto. E se questo in futuro succederà, dovrò solo ringraziare La testa perduta di Damasceno Monteiro.

BF

Nella nostra libreria:
Antonio Tabucchi
La testa perduta di Damasceno Monteiro
ed. Universale Economica Feltrinelli
238 pag.


domenica 13 luglio 2014

Una rosa per Emily - William Faulkner (1997)

"Quando morì Miss Emily Grierson tutta la nostra città andò al funerale: gli uomini con una specie di rispettoso affetto per un monumento caduto, le donne soprattutto per la curiosità di vedere l'interno della sua casa, che da almeno dieci anni nessuno, tranne un vecchio domestico con mansioni di giardiniere e di cuoco, aveva più visto."
William Faulkner, da Una rosa per Emily

TRAMA (MISS ZILPHIA GANT)
Quando Mrs. Gant scopre che il marito se ne è andato di casa con un'altra donna e non ha intenzione di fare ritorno da lei e dalla loro bambina Zilphia, affida la figlioletta ad una vicina e regala ai due amanti l'opportunità di stare insieme per sempre.
Tornata a casa, inizia una nuova vita insieme a Zilphia, che per proteggere cercherà di tenere segregata in casa, lontana dagli uomini che potrebbero spezzarle il cuore, in una sorta di gabbia dorata (ma non troppo) che forse non è ciò che la ragazza vorrebbe.

TRAMA (UNA ROSA PER EMILY)
Una donna, Miss Emily Grierson, da sempre sotto lo sgurdo vigile di tutto il paese, che silenziosamente la giudica e per lei prova pena, compassione e pietà. Ma a Miss Emily tutto ciò non interessa, forse non ne è nemmeno consapevole; nei suoi pensieri c'è solo l'amore per un uomo con il quale solo alla morte del padre spera di coronare il proprio sogno.

TRAMA (ADOLESCENZA)
Juliet è una giovane ragazza che va a vivere con la nonna. Con la donna ha un bel rapporto, ma quando conosce Lee, il suo primo amico, il suo primo amore, si scontra con la mentalità bigotta ed ipocrita della sua generazione, e si vede costretta a rinunciare al suo rapporto con il ragazzo.

RECENSIONE
Approcciarsi per la prima volta ad un gigante della letteratura come William Faulkner, Premio Nobel per la Letteratura 1949, Premio Pulitzer 1954 ed al quale è intitolato l'omonimo premio letterario, può intimorire anche il più scafato dei lettori. Per questo cominciare con la raccolta di racconti Una rosa per Emily può essere una soluzione: le tre storie sono brevi, e fanno sparire quel timore reverenziale che si può provare verso l'autore di New Albany, ma allo stesso tempo possono dare un'idea del suo stile letterario.
Composta da tre dei suoi racconti, dà una panoramica della società del Profondo Sud Americano e della ristrettezza della sua mentalità e del suo approccio verso le donne. Donne forti, ma allo stesso tempo incatenate al proprio ruolo, anche dalle loro stesse famiglie, che si vedono negata la possibilità di vivere la propria vita liberamente.
Il primo racconto (mi perdonino gli esperti) mi è sembrato un racconto di Verga ambientato nel West: il modo in cui descrive Zilphia e la madre mi ha ricordato molto il racconto La lupa che lessi tanti anni fa, non tanto per il contenuto quanto per l'approccio, la pietà che si prova verso queste figure femminili, l'immagine che dà l'autore dietro la quale però si vede perfettamente quella reale della donna.
Il secondo invece, più famoso e che dà il titolo alla raccolta stessa, mi è sembrato come se Steinbeck e Poe avessero scritto a quattro mani una sceneggiatura per Alfred Hitchcock. Non posso dirvi il perché, non volendo spoilerare, ma sarei curiosa di sapere se anche a qualcun'altro questa storia ha dato la stessa impressione.
L'ultimo, infine, tratta di un argomento antichissimo e modernissimo allo stesso tempo, quella del divario generazionale. La nonna di Jule, nonostante con lei sia affettuosa e amorevole più di quanto non lo sia mai stato il suo stesso padre o la matrigna, è intrappolata nei rigidi schemi della società dell'epoca, e quando scopre che la ragazzina ha un amico non si rallegra per lei e per la sua felicità, ma si preoccupa perché "ha distrutto ogni possibilità di trovarle un marito ricco e rispettabile". Ma nella protagonista vediamo ugualmente quella scintilla che porterà le donne a lottare per la propria emancipazione.
Una rosa per Emily è dunque un libro sulle donne, privo però di ogni elemento che possa infastidire o renderlo noioso o, ancora peggio, patetico, un'opera che dimostra la grandezza di un autore come Faulkner. Umilmente ammetto che sicuramente non ho colto tutti gli elementi di questa raccolta e di questo autore, nuovo per me. Ma sicuramente l'impressione che ho avuto è stata ampiamente positiva, e in futuro mi riprometto di leggere altri romanzi.

BW

Nella nostra libreria:
William Faulkner
Una rosa per Emily (A Rose for Emily)
ed. Adelphi
99 pag.
traduzione di David Mezzacapa e Luciana Pansini Verga

  

lunedì 23 giugno 2014

Puerto Plata Market - Aldo Nove (1997)

"Ci sono diversi tipi d'amore.
Con le videocassette o con le donne e i trans.
O anche i gay.
Oppure i giornalini. Ti concentri meglio.
Nei film, devi bloccare con il telecomando al momento giusto.
Con i giornalini diventa più comodo.
L'amore con le donne è il più tremendo.
E ti fa male."
Michele


TRAMA
Michele è un trentenne che lavora in uno stabilimento che produce materie plastiche in un'anonima cittadina del nord Italia. Grandissimo fan della Juventus, di Beautiful, dei film porno e dell'Ikea. 
Siccome ha appena chiuso una lunga relazione con Marina, che l'ha tradito, decide di mollare tutto e di partire per la Repubblica Dominicana, destinazione Puerto Plata. Là, ne è sicuro, riuscirà finalmente a trovare l'amore, che egli paragona continuamente ad una specie di distorto "Gratta e Vinci", ma nel frattempo si perde tra le corsie del Supermarket Silverio Messon, affascinato dalle bibite e dalle merendine locali, una versione più povera e sconosciuta dei prodotti venduti in Italia. 
Qui conosce anche Paolo, Andrea e Gianni, tre italiani residenti da tempo a Puerto Plata che gli faranno da Virgilio in questo paese del quale Michele non sa assolutamente nulla, se non che le donne sono bellissime e sempre disponibili verso gli stranieri.

RECENSIONE
Puerto Plata Market ovvero "L'italiano medio in tour ai Caraibi". Si potrebbe anche intitolare così infatti questo bel romanzo dal deciso sapore agrodolce di Aldo Nove, al secolo Antonio Centanin, uno dei maggiori esponenti di quella generazione di giovani scrittori italiani che, negli anni novanta, vennero riuniti sotto l'etichetta dei cosiddetti "Cannibali".
Al di là delle definizioni, più o meno appropriate e che secondo me lasciano sempre il tempo che trovano, venendo al sodo io vi dico che questo libro, che comprai tantissimi anni orsono dopo aver seguito una brillante ospitata dell'autore al "Maurizio Costanzo Show", mi è piaciuto parecchio, e fin da subito. 
Mi è piaciuto perchè racconta una storia apparentemente folle, ma che in realtà rappresenta il sogno proibito di tantissimi uomini delusi dalla vita e che, pur non ammettendolo mai, vorrebbero veramente trovare il coraggio di Michele e lasciarsi tutto quanto alle spalle alla ricerca di un qualcosa che non si sa nemmeno se esista, uno specie di Santo Graal dei giorni nostri. E in tanti l'hanno pure trovato questo coraggio, o incoscienza, a seconda di come la pensiate.
Mi è piaciuto anche perchè descrive un'Italia che io ho vissuto e a cui mi rimanda, con tutte le innumerevoli citazioni di prodotti oggi ormai scomparsi, ma che quando ero piccolo rappresentavano dei veri must. Sono altresì convinto che la stessa cosa potrebbe capitare a tantissimi miei coetanei (coloro che vanno dai trentacinque anni in sù) in quanto spesso la scrittura disinvolta di Nove spazia di frequente dal presente al passato, utilizzando spesso la tecnica del flashback con frequenti incursioni nostalgiche negli anni settanta-ottanta.
Michele, che l'autore tratteggia in modo volutamente caricaturale, incarna il simbolo dello squallore in cui è sprofondato il nostro amato Paese, dove un sacco di persone (e non sempre per colpa loro) sono convinte che tutto quello che proponga la televisione rappresenti la Bibbia e che vivono in un perenne trip consumistico.
Poi c'è il lato più umano di Michele, un uomo che, seppur non sia un mostro di sensibilità, soffre veramente per l'abbandono di Marina e che, nonostante tutto, crede ancora nei sentimenti con un'ingenuità a tratti toccante.
Così si abbandona al sogno di poter vivere una nuova vita in quello che tutti dicono essere un vero paradiso tropicale, a patto di avere soldi a sufficienza. Non sarà esattamente così, come arriverà a scoprire nel corso della storia, ma troverà ugualmente un modo di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Scritto con un buon ritmo e pregno di citazioni di ogni tipo, e caratterizzato da un linguaggio particolarissimo ed accattivante (che a me ha ricordato un po' Bret Easton Ellis), Puerto Plata Market narra un piccolo spaccato del'Italia post-tangentopoli, dove il cittadino disilluso dalla politica e dalle istituzioni era ormai rassegnato al fatto che "tanto sono tutti ladri" e che bisognasse per prima cosa pensare a sè stessi. Ora invece si pensa per prima cosa al nuovo modello di telefonino o di iPhone che dir si voglia. 
Dopo aver toccato il fondo, non è vero che si risale, si può anche iniziare a scavare. Parere assolutamente personale, naturalmente.

BF

Nella nostra libreria:
Aldo Nove
Puerto Plata Market
ed. Einaudi Stile Libero
204 pag.

 





lunedì 12 maggio 2014

La ragazza nell'acqua - Alan Warner (1997)

"É l'Avvocato del diavolo: decide chi può diventare santo e chi no. Va in giro per le colline in tenda a far ricerche sui santi: è una roba che si chiama canonizzazione. Cerca di trovare le magagne nel passato di quelli che sono già santi... Insomma, una specie di giornalista scandalistico per conto di Dio."
Il Portuale


TRAMA
Un traghetto naufraga nei pressi dell'isola di Mull, nella Scozia occidentale, ed una misteriosa ragazza di nome Morvern Callar riemerge dalle buie e gelide acque dell'oceano tenendo per mano una bambina sconosciuta e portando con sè una tanica di benzina vuota.
Nel frattempo sull'isola continua ad aggirarsi uno strano individuo: si tratta di un agente investigativo del ministero dei Trasporti che cerca di risolvere un'enigma che lo ossessiona da tempo.
Diversi anni prima infatti, nei cieli di Mull si scontrarono due aerei da turismo, con uno dei due piloti che precipitò nella baia e che dopo qualche mese venne rinvenuto cadavere sulla sommità di una collina poco distante.
I due si incontreranno all'interno del Drome Hotel, un inquietante albergo per coppie in luna di miele gestito da un tizio assurdo che si diverte a terrorizzare le sposine con storielle horror.
Così mentre incombe il Big One, il grande rave party di fine millennio al quale tutti desiderano partecipare, al Drome Hotel giungono anche altri personaggi folli ed improbabili quali l'Argonauta, l'Avvocato del diavolo, l'Arrotino, e molti altri soggetti totalmente fuori di testa.

RECENSIONE
Ad una prima occhiata confuso e sconclusionato, La ragazza nell'acqua di Alan Warner, puro highlander al cento per cento, è uno di quei romanzi che necessita di più di una lettura per essere compreso più correttamente. Il problema è che anch'io sono costretto ad ammettere di aver avuto non poche difficoltà a seguire gli sviluppi della storia, che presenta una serie di personaggi talmente stravaganti e grotteschi da sfiorare quasi l'insensato. Con ogni probabilità nelle intenzioni dell'autore questa girandola di pazzoidi (non so davvero in che altro modo definirli) vorrebbe essere una sorta di critica o di caricatura ad una certa tipologia di persone presenti nel Regno Unito, cosa però non semplice da recepire per i lettori di una diversa nazione e cultura.
Pur capace di regalare bei momenti carichi di poesia ed alcuni dialoghi surreali degni di essere ricordati, trovo che la scrittura di Warner sia, in generale, troppo lenta ed eccessivamente sconnessa per i miei gusti, soprattutto in alcuni passaggi che sembrano addirittura troncati a metà.
Non saprei davvero a chi consigliare questo libro, non tanto perchè brutto o bello (è solo questione di gusti), ma perchè si tratta di qualcosa di estremamente particolare ed onirico che credo che sia destinato ad essere apprezzato o detestato nella uguale misura.
Definito fantasy postmoderno da chi, indubbiamente, ne sa molto più di me in materia di letteratura, La ragazza nell'acqua è un romanzo del quale io, da buon ignorante, dichiaro solennemente di averci capito ben poco. Probabilmente stavolta mi sono cimentato in qualcosa abbondantemente al di sopra delle mie possibilità. Pazienza.

BF

Nella nostra libreria:
Alan Warner
La ragazza nell'acqua (These Demented Lands)
ed. Guanda Editore
220 pag.
traduzione di Giovanni Garbellini



sabato 19 aprile 2014

Dodici atti impuri - Stefano Disegni (1997)

"COMMESSO: Lei è disponibile solo al battesimo, o possiamo ipotizzare la circoncisione o altre eventuali cerimonie di iniziazione cruente? Sa, per orientarmi meglio...
MARITO: Senta, se è un buon Dio, se è una cosa che dura e non ci lascia in mezzo a una strada come quello che hanno appioppato a un mio collega che dopo tre settimane ha perso la fede e ha dovuto spendere uno sproposito per farsi rifare il prepuzio...
COMMESSO: Ma le pare! Neanche a dirlo! 
MARITO: Bè, allora non badiamo a sacrifici! Vero, cara?
MOGLIE: Ah, sicuro! Chi più spende, meno spende! Se ne vale la pena, sono anche disposta a farmi tagliare il clitoride! Tanto (guardando il marito) per quello che mi serve..."
Stefano Disegni (da 'L'ultimo modello di Dio')

RECENSIONE
Fate parte di una compagnia teatrale stanca di mettere sempre in scena i soliti copioni? Volete imbastire una piccola recita e siete a corto di idee? Oppure avete semplicemente voglia di svagarvi un po'? Stefano Disegni, noto disegnatore ed umorista, vi viene in soccorso con questi dodici brevi "atti impuri" (in verità undici dato che uno di essi, Il campanile dei poveri, dura appena lo spazio di una battuta) che, ne sono certo, vi regaleranno spunti originali e non poche risate. Infatti il vignettista romano, autore anche delle illustrazioni presenti all'interno del libro, vi propone queste storie tutte da ridere strutturate come un vero copione teatrale, con tanto di suggerimenti sui costumi o su come realizzare in modo super-economico alcuni "effetti speciali". Il risultato finale, come già detto, è veramente esilarante e credo che meriti davvero un'occhiata e, detto tra noi, alcune di queste trame sono molto migliori di alcune rappresentazioni teatrali alle quali ho assistito, magari più serie e pretenziose.
Ed ecco allora che, tanto per fare qualche esempio, Kafka chi? ci mostra la celebre Metamorfosi dello scrittore praghese vista peró, questa volta, attraverso gli occhi degli scarafaggi. In Dejeuner sur l'herbe invece assisteremo ad una disorganizzatissima ed improbabile invasione della Terra da parte di bizzarri e litigiosi alieni. Assolutamente geniali poi, a mio avviso, Perchè a volte non abboccano, ovvero la "vendetta" di un verme da esca nei confronti dell'ignaro pescatore, e Cinque per tutti, tutti per cinque! che riesce addirittura a dare una caratterizzazione eccezionale alle dita della mano che, avendo tutte una personalità diversa (e molto azzeccata), non riescono a mettersi mai d'accordo su chi dovrà fare "una certa cosa"... Spassosissimo anche il delirio finale di Tre personaggi in cerca dell'autore (per spaccargli i denti). 
Che dire ancora? Nulla se non che, se avete bisogno di una lettura veloce, brillante e poco impegnativa, che magari vi possa far tornare un po' di buonumore dopo la classica giornataccia, questo divertentissimo libriccino di quel "genio del male" che risponde al nome di Stefano Disegni vi farà senz'altro l'effetto di una bella sorsata d'acqua fresca in un'afosa giornata estiva. 

BF

Nella nostra libreria: 
Stefano Disegni
Dodici atti impuri. Per un teatro senza vergogna
ed. Oscar Mondadori
170 pag.
con le illustrazioni dell'autore




martedì 15 aprile 2014

La vergine azzurra - Tracy Chevalier (1997)

"Saint Vierge, aide-moi."
Isabelle du Moulin

TRAMA
Ella Turner è una ragazza americana che per seguire il marito si trasferisce in Francia, nella Linguadoca, che casualmente scopre essere la regione d'origine della sua famiglia. Incuriosita comincia a fare ricerche sui suoi antenati, e contemporaneamente ha degli incubi ricorrenti in cui è sempre presente una bellissima ed allo stesso tempo inquietante tonalità di azzurro.
Parallelamente viene narrata la storia di Isabelle, una ragazza (ed in seguito donna) della Francia ugonotta del XVI secolo con la segreta e proibita devozione verso la Madonna, raffigurata con i capelli rossi proprio come lei. E con un manto azzurro.

RECENSIONE
Opera prima dell'autrice del famosissimo La ragazza con l'orecchino di perla, La vergine azzurra anticipa peculiarità riproposte anche successivamente, come ad esempio l'ambientazione (l'Europa protestante di alcuni secoli fa) e le protagoniste (ragazze di cui assistiamo al passaggio dalla fanciullezza all'età adulta).
La Chevalier però è stata brava a caratterizzare in maniera differente i tre personaggi femminili sui quali sono incentrate le vicende. Tralasciando Griet, di cui abbiamo già trattato nel relativo post, analizziamo brevemente Ella ed Isabelle. Per quanto si intuisca fin dal principio che le due sono in qualche modo collegate, è impensabile che un'americana ventottenne dei giorni nostri possa essere identica ad un'adolescente francese del '500; il contrario sarebbe apparso alquanto grottesco. L'autrice ha quindi centrato in pieno il realismo delle due donne, riuscendo ugualmente a rendere tramite i sogni, certi pensieri e due colori (il rosso ramato dei capelli e l'azzurro lapislazzuli della stoffa) il legame psichico oltre che genealogico tra esse.
Meno bene e sinceramente un po' forzata invece a mio parere la rappresentazione degli altri personaggi di entrambe le epoche, soprattutto quella moderna; insipidini e nel contempo esagerati, purtroppo anzichè rinforzare la struttura del romanzo talvolta rischiano di appesantirlo e rallentarne il ritmo.
La vergine azzurra comunque, considerando che si tratta pur sempre di un romanzo d'esordio, rimane un libro gradevole che piacerà sicuramente a chi già conosce la scrittrice di Washington; a chi però non ha mai letto una sua opera, personalmente sconsiglierei di partire proprio da questa, perchè rischierebbe di non far apprezzare al meglio un'autrice che invece merita.
La vergine azzurra è infine un ottimo spunto per fare un ripassino di storia nonchè un approfondimento di geografia.

 BW

Nella nostra libreria:
Tracy Chevalier
La vergine azzurra (The Virgin Blue)
ed. BEAT
303 pag.
traduzione di Massimo Ortelio



venerdì 22 novembre 2013

Unghia - Laura Hird (1997)

"Claire ascoltò la risata dell'amica echeggiare sotto il ponte sul canale. Era completamente attonita, non riusciva a capire cosa ci fosse di così divertente questa volta. Ma piano piano si lasciò contagiare anche lei. Rise finchè non le fece male. Rise perchè aveva paura di non farlo. Rise fino a quando fu sicura di non smettere più."
Laura Hird


RECENSIONE
Davvero niente male questi dieci racconti di Laura Hird, storie che parlano soprattutto di solitudine e di come la gente a volte sia disposta a fare e a subire veramente di tutto pur di sentirsi amata o accettata.
Dieci racconti nel complesso buoni con un paio di eccellenze ed alcuni episodi che forse ricalcano un po' troppo lo stile del connazionale Irvine Welsh, ma che alla fine si leggono tranquillamente.
I temi trattati sono vari, ma sempre permeati da sensazioni quali la malinconia, l'emarginazione ed il ribrezzo nei confronti di un'umanità che a volte tocca apici incredibili di squallore.
In Unghia, racconto che dà il titolo alla raccolta e che apre il volume, si narra di una ragazza in carriera e decisamente snob, che si ritrova a lottare con quella che sembra una strana malattia della pelle e che la porta sull'orlo della follia. Poi seguono a ruota Amici immaginari, che tratta lo spinosissimo tema della pedofilia visto con gli occhi di una bambina trascurata dai genitori, e L'ultima cena, dove un tipo del tutto insignificante si prende la rivincita sui suoi perfidi e disonesti padroni di casa.
La vendetta è al centro anche di Donne e gatti, dove ci viene raccontato di una donna di mezza età che si rende protagonista di episodi di stalking nei confronti dell'ex marito che l'ha lasciata per una ragazza più giovane, e delle malvagità che arriverà a compiere.
Il bravo venditore è forse l'episodio meno riuscito, del quale non sono proprio riuscito a capirne il senso. Poco male perchè poi segue quello che, a mio giudizio, è la storia migliore del lotto.
Infatti in Itinerari la Hird narra di un ragazzino che vive con una madre ed un patrigno del tutto assenti e disinteressati a lui che nel giorno del proprio dodicesimo compleanno decide di girare per la città di notte a bordo degli autobus, passando dai quartieri più eleganti alle periferie più degradate e degli insoliti incontri che farà.
Anche L'iniziazione ha per protagonisti due teenager, ma questa volta di sesso femminile, che si prendono crudelmente gioco di un loro coetaneo mentalmente ritardato fino alle estreme conseguenze.
Chiudono l'antologia tre racconti carini ma nulla più, intitolati nell'ordine Discreti passatempi, Miglior vita e C'era un soldato... che parlano rispettivamente di perversioni sessuali di coppie sposate, di amore oltre la morte e di un serial killer con forti pulsioni necrofile.
Un insieme di cronache che descrivono senza pietà tutte le peggiori bassezze di cui sono capaci gli esseri umani e in cui si avverte una decisa misantropia. Un'opera che seppur non si possa di sicuro  definire gradevole, credo comunque che meriti una certa attenzione se non altro per lo stile sciolto e vivace di Laura Hird.

BF


Nella nostra libreria:
Laura Hird
Unghia (Nail)
ed. Einaudi
190 pag.
traduzione di Norman Gobetti




venerdì 15 novembre 2013

Bad Chili - Joe R. Lansdale (1997)

"<<Ho sentito che hai avuto problemi con uno scoiattolo>>
<<Già>>
<<Sembra che ti abbia ridotto male...>>
<<Sì, ma dovresti vedere com'è ridotto lui>>
<<Stiamo controllando per vedere se aveva un complice. Sai, qualcuno che gli faceva da palo, nel bosco. Speriamo di poterlo arrestare prima del fine settimana. Se qualche altro scoiattolo, o un opossum, dovesse cantare, forse potremmo inchiodare il colpevole addirittura prima di sera.>>"
Charlie Blank e Hap Collins
 

TRAMA
Dopo l'apocalittica odissea vissuta in quel di Grovetown, nel precedente capitolo di questa serie, lo scenario è dunque il seguente: il tenente Marvin Hanson si trova sempre in stato vegetativo in seguito ad un tremendo incidente stradale, Leonard prosegue la sua relazione fatta di continui tira e molla con Raul mentre Hap, depresso per come sono andate le cose, cerca di dimenticare Florida andandosene a lavorare per alcuni mesi su di una piattaforma petrolifera. Una volta tornato sulla terraferma, per prima cosa va a trovare Leonard, il quale nel frattempo pare abbia rotto definitivamente con Raul che ora frequenta un biker graziosamente soprannominato Cazzo-di-Cavallo. I due se ne vanno così in campagna a sparare alle lattine ed a sfogarsi parlando dei propri insuccessi amorosi quando, all'improvviso, dal vicino boschetto spunta uno scoiattolo rabbioso che aggredisce e morde Hap ad un braccio. Leonard accompagna l'amico in ospedale dove, al fine di ottenere dalla propria assicurazione un risarcimento delle spese sanitarie che dovrà sostenere, è costretto a farsi ricoverare per qualche giorno. Qui Hap conosce Brett, un'infermiera dal passato turbolento e dalla lingua decisamente sciolta, che affascina subito il Nostro al punto di fargli dimenticare ogni cosa.
Poco dopo il detective Charlie Blank si presenta in ospedale a fargli visita e lo informa che Cazzo-di-Cavallo è stato ritrovato cadavere e Leonard, che in precedenza aveva avuto un diverbio a base di legnate col biker, è scomparso nel nulla da molte ore e formalmente sospettato dell'omicidio.
Hap a questo punto fa la cosa naturalmente più logica per un casinista del suo calibro: convinto dell'innocenza di Leonard, fugge dall'ospedale per andare a cercare l'amico ed avvertirlo che, non solo i poliziotti, ma anche i compari del teppista ucciso sono sulle sue tracce con intenzioni tutt'altro che amichevoli.
Come se non bastasse poi, entra nella vicenda anche King Arthur, il cosiddetto "re del chili", un industriale eccentrico che sembra essere coinvolto in un sacco di attività poco pulite.
Insomma, se pensate che tutto questo sia già più che sufficiente come riassunto della trama di Bad Chili, allora sicuramente non avete mai avuto il piacere di leggere delle gesta di Hap e Leonard. Questo infatti, è solamente l'inizio.

RECENSIONE
Giunti all'avventura numero quattro del duo di detective più sconclusionati ed irresistibili di sempre, appare chiaro fin dall'inizio che Lansdale ha ormai raggiunto un'indubbia padronanza del genere ed una notevole abilità nel costruire trame incredibilmente coinvolgenti. I personaggi di Hap e Leonard, oltre ai comprimari come ad esempio il fenomenale Jim Bob o lo spassosissimo Charlie, hanno preso definitivamente forma e sono stati plasmati molto bene dal genio dell'autore con tratti distintivi ben marcati, quasi come se fossero veramente persone in carne ed ossa.
In Bad Chili però, oltre al consueto ed azzeccatissimo mix di cruda violenza ed ironia trascinante, a mio avviso l'elemento decisivo è costituito proprio dall'intreccio pazzesco di situazioni ed avvenimenti che fanno quasi emergere il sospetto che Lansdale stavolta abbia esagerato e messo un po' troppa carne sul fuoco, salvo renderci conto in seguito che il tutto è stato frutto di una scelta ben precisa. A conferma di ciò infatti la storia riprende quota con grande velocità per poi lanciarsi a capofitto in un altro finale da vivere letteralmente col fiato sospeso.
Una serie di ingredienti di prima qualità dosati ad arte da uno chef brillante ed esperto che vanno a comporre la più piccante scodella di chili che abbiate mai avuto occasione di gustare. 
Buon appetito!

BF


Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Bad Chili (Bad Chili)
ed. Einaudi Stile Libero Noir
257 pag.
traduzione di Alfredo Colitto






martedì 5 novembre 2013

Autosole - Carlo Lucarelli (2006)

"Luci rosse e gialle che frenano, rallentano e piano piano si fermano. L'autostrada diventa un serpente dalle scaglie fitte, che attende immobile sotto al sole rovente, respirando piano."
Carlo Lucarelli

RECENSIONE
Nato inizialmente come una serie di racconti giornalieri apparsi nell'estate 1997 sul quotidiano "l'Unità", e successivamente pubblicati sotto forma di romanzo, Autosole rappresenta una sorta di "vacanza" dell'autore dal suo genere prediletto, il noir.
Una vacanza piacevolissima e molto divertente, diciamolo senza indugio.
Carlo Lucarelli racconta varie storie brevissime, tutte ambientate in autostrada durante una calda giornata d'agosto dove i capitoli hanno come titolo i modelli delle macchine (Bravo azzurra, Megane argentata, Punto bianca...) a bordo delle quali avvengono dialoghi, telefonate, colloqui interiori e molto altro.
Assistiamo così alla vicenda di un camionista soprannominato "Macho", che però scopriamo essere innamorato del trans Luana, oppure veniamo coinvolti emotivamente nella disperata fuga di un rapinatore che durante un colpo è stato ferito da una guardia giurata e si trova improvvisamente bloccato in mezzo ad una lunga colonna. Poi c'è l'autista di pullman che si occupa delle gite sociali per anziani, che lui detesta. Ed ancora un'orchestra di liscio in viaggio verso la prossima esibizione o una ragazza che si trova in autostrada solo perchè intende abbandonarvi il cane.
Sono tanti brevi flash che ci permettono di osservare una umanità sfaccettata, stravagante e disperata. Lucarelli possiede la capacità innata di riuscire ad attirare subito l'attenzione del lettore con quella sua scrittura lineare e fluida ma che presenta sempre un piccolo tocco di surreale, e che riesce spesso a sorprendere.
Di certo lo scrittore emiliano sa bene come sviluppare le situazioni e caratterizzare i personaggi, ne abbiamo un'ulteriore riprova in questo libretto (poco più di cento pagine) dove in pochissime righe riesce a rendere vivi e credibili coloro che si rendono protagonisti delle grottesche vicende che si snodano tra le pagine di Autosole.
Una lettura che, sebbene non sia imperdibile, mi sento di consigliare a tutti in quanto, oltre ad essere una parentesi  indubbiamente ben riuscita, costituisce anche l'ideale boccata d'aria fresca tra un mistero e l'altro.

BF


Nella nostra libreria:
Carlo Lucarelli
Autosole
ed. Rizzoli
115 pag.



domenica 22 settembre 2013

Il mago dei numeri - Hans M. Enzensberger (1997)

"Nel paradiso dei numeri, da dove vengo anch'io, siamo a migliaia. Purtroppo non sono il più grande. I capi veri se ne stanno nei loro uffici a pensare. Ogni tanto ce n'è uno che si mette a ridere e dice frasi del tipo: <<Rn uguale hn diviso n fattoriale per f di n parentesi aperta più theta parentesi chiusa>>, e allora gli altri annuiscono in segno di intesa e ridacchiano anche loro. A volte non capisco nemmeno io di cosa stanno parlando."
Il mago di numeri

TRAMA
Roberto è un bambino di dodici anni che detesta sognare perché gli capitano sempre sogni in cui fa la figura del cretino. Così una sera, quando si trova davanti un diavoletto rosso, con tanto di corna e baffi, non si scompone più di tanto. La vera delusione scatta quando il diavolo si presenta: è infatti il mago dei numeri Teplotaxl, e Roberto odia qualsiasi cosa abbia a che fare con la matematica.
Il mago dei numeri è però ostinato e soprattutto molto irascibile, così Roberto decide di assecondarlo ed ascoltarlo. Per dodici notti di fila, mago e bambino discuteranno insieme di matematica, affrontando vari capitoli in maniera semplice ma efficace, fino a partecipare, l'ultima notte al grande ricevimento nell'Inferno/Paradiso dei numeri, dove incontrano i grandi matematici del passato.

RECENSIONE
Come ammette personalmente nei ringraziamenti, Enzensberger non è un matematico. Maggiore è quindi il merito che gli si può attribuire per aver scritto un libro così particolare, che può sembrare destinato ai bambini, anche per via del linguaggio che usa e per il fatto di essere un libro illustrato, ma che in realtà anche un adulto legge volentieri. Nelle sue pagine non ci si limita a imparare che 1+1 fa 2, ma si impara una cosa rara e preziosa: a ragionare, a chiedersi "perché questa cosa funziona così?". Chi odiava la matematica si appassionerà alla materia e scoprirà che i numeri, in fondo, non fanno così paura. Chi invece era già appassionato scoprirà cose nuove, che magari a scuola non insegnano: ad esempio, lo sapevate che un numero pari, non importa quale, purché superiore a 2, è sempre la somma di due numeri príncipi? E che un qualsiasi numero dispari, purché superiore a 5, è sempre la somma di tre numeri príncipi?
Insomma, Il mago dei numeri è un libro consigliato a chiunque, innanzitutto perché è un libro piacevole da leggere, e poi perché chiunque può imparare qualcosa di nuovo leggendolo (certo, se avete fatto matematica all'università forse non è il vostro caso... ma fossi in voi lo leggerei lo stesso!)
Non c'è da spaventarsi poi quando il mago fa cose un po' strane: estrae le rape dai numeri, oppure fa fare loro il saltello, lancia noci di cocco in piscina... tutto ha un senso, e alla fine della storia si trova anche un appendice dove sono indicati i veri nomi delle cose (nella realtà i nomi usati nei sogni non funzionano).

BW

Nella nostra libreria:
Hans M. Enzensberger
Il mago dei numeri (Der Zahlenteufel)
ed. Einaudi Tascabili
traduzione di Enrico Ganni
illustrazioni di Rotraut Susanne Berner