BW&BF

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mercoledì 23 luglio 2014

Terre desolate - Stephen King (1991)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Serie della Torre Nera. Se non avete letto il precedente, intitolato La chiamata dei tre, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


"<<Non tutto è silenzio nella dimora dei defunti. Guarda, il dormiente cammina.>>
<<Il demone...>>
<<No. È un mostro. Qualcosa che c'è fra le due porte, fra i mondi. Qualcosa che sta aspettando. E sta aprendo gli occhi.>>"
Eddie Dean e Roland di Gilead 

TRAMA
Al termine degli eventi narrati ne La chiamata dei tre, Roland e quelli che ora sono a tutti gli effetti i coniugi Dean, Eddie e Susannah, si inoltrano nei boschi alle spalle del Mare Occidentale. Qui si imbattono in Shardik, un gigantesco orso che fa da guardia a uno dei dodici portali. Dopo averlo sconfitto, Roland spiega ai compagni che vi sono dodici portali interdimensionali ai quali sono stati assegnati dodici guardiani, enormi cyborg costruiti in un lontano passato da una civiltà tecnologicamente molto avanzata. I portali sono posti in cerchio ai confini del mondo e sono uniti da dei vettori. Al centro di questi vettori sta la Torre Nera. Purtroppo però questi vettori stanno andando fuori fase e questo contribuisce a distorcere le distanze, distruggendo così questo mondo.
Nello stesso tempo i nostri devono cercare anche di entrare in contatto con Jake, un bambino di undici anni che vive nella New York del 1977, dove venne ucciso da uno psicopatico travestito da prete e che Roland aveva già conosciuto in un'altro tempo nel primo capitolo.
Dopo averlo salvato, i tre devono cercare di portarlo definitivamente nel loro mondo, chiamato ora "Medio Mondo", in quanto Jake è in possesso di alcuni oggetti molto preziosi ai fini della buona riuscita della missione e per formare così il loro ka-tet, una forma di energia molto particolare che si sprigiona tramite un qualcosa di riconducibile vagamente ad uno "spirito di squadra", volto ad unire un gruppo di persone con un destino ed un obiettivo comuni.

RECENSIONE
Terzo capitolo della monumentale saga di Stephen King, Terre desolate devo dire che è, finora, il mio preferito.
Molto movimentato e coinvolgente, questo terzo episodio che si inserisce probabilmente come libro di transizione in attesa degli stupefacenti eventi che, come il finale lascia presupporre, caratterizzeranno il libro successivo, sa regalare istanti di grande pathos praticamente dal principio alla fine.
Probabilmente meno d'atmosfera, ma molto più carico d'energia e di ritmo, Terre desolate è anche il primo volume nel quale confesso di non essere stato costretto ogni tanto a sospendere la lettura per tornare a ricontrollare passaggi od avvenimenti che non ero sicuro di aver compreso bene. 
Scorrevole innanzitutto, e poi questo romanzo si segnala anche per essere ricco di particolari e di situazioni che "Il Re" comincia sapientemente ad incastrare tra di loro come solo lui sa fare.
Non voglio assolutamente dire di più per timore di farmi sfuggire qualcosa di troppo, ma il mio consiglio è quello di non scoraggiarvi se i primi due episodi vi sono apparsi un po' monotoni (soprattutto il primo), tenete duro perchè questa è un'opera immensa che va valutata nel suo insieme.
Niente paura quindi, e proseguite il viaggio, in quanto la mia impressione è che da adesso in poi ci sarà davvero da divertirsi.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
Terre desolate (The Waste Lands)
ed. Sperling Paperback
438 pag.
traduzione di Tullio Dobner







martedì 8 luglio 2014

La spiaggia più lontana - Ursula K. Le Guin (1972)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo del Ciclo di Earthsea. Se non avete letto il precedente, intitolato Le tombe di Atuan, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.
 

"Quando aspiriamo al potere sulla vita, a ricchezze infinite, sicurezza inattaccabile, immortalità... allora il desiderio diventa avidità. E se la conoscenza si allea alla cupidigia, sopravviene il male. Allora l'equilibrio del mondo è turbato, e la rovina piomba sui piatti della bilancia."
Sparviero ad Arren

TRAMA
Preoccupanti notizie giungono da diverse isole all'orecchio dell'Arcimago di Roke, ovvero Ged, Sparviero: pare infatti che tutte le streghe e gli incantatori stiano perdendo i loro poteri, e che anche gli incantesimi e le magie più semplici non possano essere evocati. In questo modo anche gran parte dell'aiuto che essi davano alle loro comunità per le incombenze quotidiane è sparito, e tutto ciò sta gettando nel più grande sconforto gli uomini, che perdono la loro vitalità, si ammalano e muoiono.
Così, quando è Arren, figlio del Re di Enlad, a portare di persona l'ennesima conferma di questo misterioso flagello che colpisce le arti magiche, Sparviero decide che è giunto il momento per lui di lasciare Roke e di partire alla ricerca della fonte del male. Se in passato era stato un semplice allievo, ora sta a lui accogliere come aiutante Arren, che sarà il suo compagno in questa avventura perigliosa.

RECENSIONE
Purtroppo questo terzo capitolo del Ciclo di Earthsea è stato per me una mezza delusione: lento ed introspettivo fino alla noia, non nascondo che svariate volte mi ha fatta addormentare di sasso, molto meglio di qualsiasi tisana o sonnifero. Paragonandolo al romanzo che mi aveva fatta innamorare di Ged e delle sue avventure, Il mago, La spiaggia più lontana sembra quasi scritto da un'altra persona. Eppure sono passati solo quattro anni tra i due romanzi... Se il primo faceva sentire il lettore partecipe dell'avventura di Sparviero, quasi fosse al suo fianco, qui abbiamo a che fare con un Ged ormai adulto e con un ragazzino viziato e presuntuoso, anche se lo si vorrebbe far passare come il nuovo ragazzo che deve compiere un viaggio di formazione per abbandonare la fanciullezza e abbracciare a sua volta l'età adulta.
L'azione è poi quasi inesistente, e anche laddove succede qualcosa è tutto descritto come se fosse al ralenti, ma questo anziché farci apprezzare maggiormente i dettagli serve soltanto a smorzare la dinamica e rendere persino questi momenti piatti ed insipidi.
Spero sinceramente che si tratti solo di un momento di stanchezza della Le Guin: d'altronde la pluripremiata autrice non ha scritto solamente questo Ciclo, anzi, e proprio a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta ha sfornato diverse opere. Per questo la si può e la si deve perdonare per questo romanzo; da parte mia confido ciecamente in una ripresa che mi faccia tornare a battere il cuore per il Mago di Earthsea negli ultimi due volumi del Ciclo.

BW

Nella nostra libreria:
Ursula K. Le Guin
Dalla raccolta "La leggenda di Earthsea"
La spiaggia più lontana (The Farthest Shore)
ed. Nord
174 di 832 pag.
traduzione di Roberta Rambelli

 

mercoledì 25 giugno 2014

La chiamata dei tre - Stephen King (1987)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Serie della Torre Nera. Se non avete letto il precedente, intitolato L'ultimo cavaliere, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


"Poi la visuale ruotò, non del tutto ma solo per metà, e questa volta guardò in uno specchio e vide una faccia che aveva già visto una volta in passato... su un tarocco. Gli stessi occhi scuri e capelli neri. La sua faccia era calma ma pallida, e negli occhi, gli occhi attraverso i quali guardava e che ora erano riflessi dallo specchio, Roland vide parte del terrore e dell'orrore di quella creatura che sulla carta da gioco era cavalcata dal babbuino."
Stephen Edwin King


TRAMA
Dopo aver sacrificato il piccolo Jake e dopo lo sconvolgente incontro-scontro con Walter o'Dim, alias "l'uomo in nero", Roland di Gilead si risveglia su di una spiaggia desolata popolata da strani mostri simili ad aragoste giganti che lo attaccano e lo feriscono amputandogli due dita della mano destra (quella che solitamente usa per sparare) con le loro enormi chele. Roland riesce ad avere la meglio su di loro, ma ben presto si rende conto con terrore che il morso di quelle creature è velenoso, e comincia a stare piuttosto male.
Ma deve assolutamente mettersi in marcia per trovare le tre porte dimensionali che, secondo quanto predettogli da Walter, serviranno a trasportare altrettante persone di epoche e mondi diversi in quel deserto di devastazione e squallore che è diventato il pianeta, e che sono assolutamente indispensabili per poter poi giungere alla Torre Nera.
Ed è così che, in preda ad una forte febbre, si imbatte in un portone montato su cardini invisibili, nel bel mezzo del nulla, sul quale è presente la scritta: IL PRIGIONIERO.
Roland lo apre e si accorge così di essere entrato in contatto con Eddie Dean, un giovane spacciatore che lavora per una potente famiglia mafiosa nella New York del 1987. 
Eddie è a bordo di un aereo di linea che lo sta riportando a casa da un "viaggio di lavoro" alle Bahamas dove ha condotto un affare per conto del proprio boss, ed ora sta trasportando, nascosto sotto i vestiti, un ingente quantitativo di droga.
Ma Eddie è troppo teso ed attira su di sè le attenzioni delle hostess, che decidono di tenerlo d'occhio. Se Eddie viene scoperto con la droga addosso, per lui è finita. Ma sarebbe finita anche per Roland, ed il pistolero questo non può assolutamente permetterlo...

RECENSIONE 
Trascorsi alcuni anni dal deludente ed insipido primo capitolo della saga, Stephen King cambia totalmente registro narrativo, aggiusta la mira, e questa volta fa un centro pazzesco con un romanzo semplicemente eccezionale. 
La chiamata dei tre infatti si distacca immediatamente dal suo sfortunato predecessore fin dalle primissime righe e, con una decisa virata a centottanta gradi, ci restituisce il miglior King forse di sempre, e cioè quello degli anni ottanta, periodo durante il quale ha sfornato capolavori come It, tanto per capirci.
La lettura torna ad essere scorrevole, le emozioni e la suspense la fanno di nuovo da padrone, e le pagine riprendono ad esser divorate con piacere una dopo l'altra da un lettore realmente sofferente di doversi separare dal volume, foss'anche solo per poche ore. 
È una condizione che tutti coloro che amano il "Re" hanno ben presente; quella sensazione di totale assorbimento nella storia ed immedesimazione completa nei personaggi che solo lui riesce a ricreare così dannatamente bene.
Meno western e molto più orientato verso la science fiction, La chiamata dei tre ha il grande merito, oltre che di riconciliarci con l'autore, anche di aprire scenari molto più ampi e che, a questo punto ne sono quasi certo, verranno sviluppati a dovere nel corso degli episodi successivi. 
Un ciclo di avventure che, stando così le cose, promette di regalare tantissimi altri stupendi momenti di evasione. Non è forse quello che da sempre si chiede ad un buon libro?

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
La chiamata dei tre (The Drawing of the Three)
ed. Sperling Paperback
345 pag.
traduzione di Tullio Dobner


  

 
 

martedì 10 giugno 2014

Le tombe di Atuan - Ursula K. Le Guin (1970)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo del Ciclo di Earthsea. Se non avete letto il precedente, intitolato Il mago di Earthsea, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.
 

"Oh, i Senza Nome posino gli occhi sulla fanciulla loro offerta, che in verità è nata senza nome. Accettino la sua vita e gli anni della sua vita fino al momento della sua morte, che appartiene ugualmente a loro. Possano trovarla accettabile! Che sia divorata!"
Le sacerdotesse durante il rituale della Divorata

TRAMA
Sull'isola di Atuan, presso il popolo Karg, si professa l'oscuro culto dei Senza Nome, divinità o esseri ancestrali a cui si dedica in primis la Divorata, la Senza Nome, la Sacerdotessa Eternamente Rinata. Ella ha il nome di Arha, e nei secoli si succedono le sue varie "reincarnazioni". Quando muore una Sacerdotessa delle Tombe, comincia la ricerca di una bambina nata lo stesso giorno della sua morte, ed al compimento del quinto anno di età viene portata via dai genitori e condotta nel Luogo delle Tombe.
Più volte Tenar, una ragazzina che è l'attuale Arha, ha sentito raccontare questa storia, e di come la portarono via dalla madre. Da quando arrivò in quel luogo mistico la sua istruzione è stata continua, e dalla Somma Sacerdotessa del Tempio Thar e dalla Somma Sacerdotessa del re-dio Kossil ha appreso come muoversi in quel terrificante luogo, dove solo lei, le sacerdotesse ed i loro servitori eunuchi possono addentrarsi senza essere uccisi. Le Tombe sono tenebrose, al loro interno la luce è vietata poiché farebbe adirare i suoi oscuri Signori, e per muoversi occorre utilizzare il tatto e, soprattutto, la propria memoria per ricordare il percorso.
Arha è attratta però da un posto in particolare all'interno delle Tombe: il Labirinto, dentro il quale lei sola può recarsi. Rammentando gli insegnamenti di Thar, che a sua volta li ha appresi dalla precedente Arha, esplora ogni giorno sempre più in profondità quel luogo, conscia che un piccolo errore di valutazione la porterebbe a morte certa, ma anche sollevata dall'impossibilità da parte della malvagia Kossil di seguirla sin lì.
Ma un giorno, mentre si trova nelle Tombe, accade un fatto incredibile: un'improvvisa, seppur fioca, luce rischiara le tenebre; e dietro la luce Arha vede un uomo.

RECENSIONE
Nel 1970, fresca di Premio Nebula per La mano sinistra delle Tenebre, Ursula K. Le Guin pubblica il secondo romanzo del Ciclo di Earthsea. Come avrete notato dalla trama però i riferimenti al romanzo precedente sono pochi: la protagonista è infatti diversa, non è più il Mago Ged ma la Sacerdotessa Tenar/Arha. L'ambiente in cui vive, una sorta di sorellanza al cui interno solamente gli eunuchi sono ammessi, ricorda tanto, almeno a me, l'Ordine del Bene Gesserit, creato da Herbert cinque anni prima nel suo capolavoro della fantascienza Dune.
Rispetto a Il mago questo seguito è diverso anche nella forma, non solo nel protagonista: mentre nel primo romanzo il ritmo era infatti più sostenuto, pur proponendo diverse parti di riflessione ed introspezione, i primi due terzi abbondanti de Le tombe di Atuan sono piuttosto lenti, senza azione, monotoni ed un po' noiosi. Bella l'idea della sacerdotessa-bambina votata al culto dei Senza Nome fin dalla nascita, ma il personaggio si rivela purtroppo più insipido delle aspettative, tanto che nell'ultimo terzo, quando subentra l'uomo misterioso, ne è quasi scalzato dal ruolo di protagonista.
Molto bella ed interessante invece, sempre a mio modestissimo parere, l'ambientazione: credo che il buio e il labirinto (o ciò che rappresenta, ovvero il pericolo di smarrirsi) siano due delle paure ancestrali dell'uomo. Racchiusi nello stesso luogo e creati sapientemente dalla penna della Le Guin lasciano anche al lettore un senso di inquietudine, aumentato dalla presenza invisibile ma certa delle creature a cui è dedicato questo tempio dell'oscurità, e che ci ricordano un altro essere terribile già incontrato in questo Ciclo.
Le tombre di Atuan è quindi un bel romanzo, ma penalizzato dall'aspettativa creatasi dal suo precedente: sono sicura infatti che, se lo si prendesse come opera indipendente, risulterebbe migliore. Non ci resta che attendere il prossimo capitolo delle avventure ambientate ad Earthsea per scoprire come l'autrice farà evolvere i suoi personaggi, o se ne creerà ancora di nuovi.

BW

Nella nostra libreria:
Ursula K. Le Guin
Dalla raccolta "La leggenda di Earthsea"
Le tombe di Atuan (The Tombs of Atuan)
ed. Nord
126 di 832 pag.
traduzione di Roberta Rambelli

  

mercoledì 28 maggio 2014

L'ultimo cavaliere - Stephen King (1982)

"<<Credi in una vita dopo la morte?>>
<<Penso che sia questa.>>"
Roland e Brown

TRAMA
In un futuro imprecisato, il mondo è "andato avanti", sconvolto cioè da una non meglio definita catastrofe e regredito ad un'epoca simile a quella del Far West. Qui è ambientata la storia di Roland di Gilead, abile pistolero ed unico membro rimasto in vita di un antica confraternita, il quale è lanciato all'inseguimento di un misterioso individuo chiamato "l'uomo in nero".
Questo enigmatico figuro pare che sia un potentissimo stregone in grado, tra le altre cose, di resuscitare i morti, ma per Roland è di vitale importanza raggiungerlo in quanto solo lui può condurlo ad un luogo arcano e leggendario noto come Torre Nera.
E così, il pistolero si reca prima in un villaggio dove l'uomo in nero ha soggiornato tempo prima e dove ha lasciato un demone nel tentativo di farlo desistere dall'impresa, poi si mette sulle sue tracce attraverso uno sterminato deserto popolato da mutanti ed altre entità malvage. Qui, in una vecchia stazione di posta abbandonata, incontrerà un ragazzino di nome Jake che deciderà di seguire Roland fin sulle montagne che sorgono al termine di questa landa desolata, in una disperata caccia all'uomo (in nero).

RECENSIONE
Primo capitolo della serie della Torre Nera, L'ultimo cavaliere venne scritto da Stephen King quand'era ancora studente universitario, e si vede. Eccome se si vede.
Se da un lato infatti non posso non esaltarmi davanti ad un'ambientazione meravigliosa, in un perfetto stile spaghetti-western che, per quanto mi riguarda, risulta molto più intrigante di foreste nordiche popolate da elfi, draghi, troll ed altri elementi classici del fantasy, dall'altro devo ammettere che questo primo volume non mi ha affatto entusiasmato, anzi.
La trama appare confusa, disordinata e difficile da seguire, il ritmo troppo lento, e poi il linguaggio usato da King è qualcosa di esageratamente barocco ed ampolloso, tanto da far perdere spesso il filo del discorso. 
Qualche esempio? Ecco qua: "Una delle donne lo seguì con gli occhi strabuzzati ed il soggolo svolazzante". Io sono ignorante, e su questo non c'è dubbio, però mi spiegate che significa? Oppure c'è qualcuno che riesce a farmi capire com'è fatto un "sole filisteo"? E poi sostantivi ed attributi come cengia, natece, fitolacca, bruschino, cachinno... Una sequela di termini ed aggettivi astrusi e desueti che il povero traduttore (al quale va tutta la mia solidarietà) è stato costretto ad utilizzare per rendere come meglio poteva il lessico di un King che, seppur a tratti lascia intravedere lampi del genio narrativo che diverrà, qui appare uno scrittore ancora decisamente acerbo.
Dispiace molto, perchè L'ultimo cavaliere offre diversi spunti interessanti e, complice anche una struttura composta da numerosi flashback, riesce anche a solleticare la curiosità del lettore, peccato però che poi il giovane Stephen tenda a perdersi un po' troppo creando un effetto di piattezza e di monotonia generale che non facilita il compito a chi legge.
Eh va beh, non drammatizziamo, può capitare a tutti qualche piccolo passo falso, specialmente quando si è agli esordi, vedremo in seguito come si svilupperà questa saga. Spero solamente, e passatemi la battuta, che stavolta il buon giorno NON si veda dal mattino.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
L'ultimo cavaliere (The Gunslinger)
ed. Sperling Paperback
224 pag.
traduzione di Tullio Dobner


 

martedì 13 maggio 2014

Il mago di Earthsea - Ursula K. Le Guin (1968)

"Da un grande potere derivano grandi responsabilità."
Ben Parker al nipote, Peter Parker (l'Uomo Ragno)

TRAMA
Ged è un ragazzo che vive sull'isola di Gont, nell'arcipelago di Earthsea. Un giorno, ripetendo delle strane parole casualmente sentite pronunciare dalla zia, scopre di avere un talento naturale per la magia. Questo dono viene confermato quando riesce a salvare il villaggio da degli spietati guerrieri facendo calare su di esso una fitta nebbia, nascondendolo.
Poco dopo si presenta Ogion, un mago, che diventa maestro e mentore di Ged, insegnandogli tutto ciò che conosce; poi Ged si reca sull'isola di Roke, dove si trova la più grande scuola di magia di Earthsea, ma lì, ahimé!, la sua spavalderia e la continua competizione con Diaspro (o Jasper, a seconda dell'edizione), un compagno di studi, lo porta a tentare un pericolosissimo incantesimo: cerca di evocare lo spirito di un morto, che però gli si rivolta contro, arrivando quasi ad ucciderlo.
Ged dovrà allora crescere come mago e come persona, vincendo innanzitutto i suoi demoni interiori, per poter tentare di sconfiggere l'essere che ha liberato.

RECENSIONE
Ricordo di aver letto la prima volta Il mago verso i 12-13 anni, su consiglio di un'amica, e dopo averlo letteralmente divorato la ringraziai di tutto cuore, perché era un romanzo veramente stupendo. Mentre leggevo le gesta di Ged mi immaginavo quanto sarebbe stato fantastico poter andare anche io a Roke, poter apprendere tutte le rune che mi avrebbero permesso di diventare una potente maga, e allo stesso tempo capivo che comunque si trattava di una metafora, che quello del ragazzo era innanzitutto un percorso interiore che l'avrebbe condotto dall'infanzia all'età adulta, esattamente la fase della vita che stavo attraversando io (in realtà se chiedete a mia madre vi dirà che a questo step non ci sono ancora arrivata!).
Scherzi a parte, a distanda di più di dieci anni, non ricordo nemmeno bene come, scoprii che in realtà Il mago (o Il mago di Earthsea) era solamente il primo di un ciclo di cinque romanzi, e senza esitazione acquistai l'edizione che li racchiudeva tutti.
Ma anche se fosse un romanzo singolo non avrei comunque potuto fare a meno di recensirlo, perché è un libro veramente degno di nota, che quasi trent'anni prima di Harry Potter propose l'idea di un ragazzo (guarda caso orfano, almeno di madre) che se ne va da casa per frequentare una scuola di magia.
Le atmosfere dipinte dalla Le Guin sono cupe, dark, e i personaggi sono caratterizzati molto bene, anche se, per ovvie ragioni, quello su cui più si sofferma è naturalmente Ged.
Se proprio, pistola alla testa, dovessi cercare un difetto di questo romanzo... beh, posso dire di essere contenta di averlo letto la prima volta da ragazzina, perché in questo modo credo di averlo potuto apprezzare ancora di più che se lo avessi affrontato già con gli occhi di un'adulta, proprio per i motivi che spiegavo prima.
D'altronde, se non mi fosse piaciuto, sarebbe stato veramente molto stupido averne due copie nella libreria, no?

BW

Nella nostra libreria:
Ursula K. Le Guin

Il mago (A Wizard of Earthsea)
ed. Mondadori
214 pag.
traduzione di Ilva Tron

e

Dalla raccolta "La leggenda di Earthsea"
Il mago di Earthsea (A Wizard of Earthsea)
ed. Editrice Nord
151 di 832 pag.
traduzione di Roberta Rambelli


     

mercoledì 30 aprile 2014

Lo hobbit - J. R. R. Tolkien (1937)

"Da Thorin e Compagnia a Bilbo, lo Scassinatore, salute e salve! Ti ringraziamo sinceramente per l'ospitalità e accettiamo con gratitudine la tua offerta di prestarci la tua assistenza professionale. Questi sono i termini: pagamento in contanti alla consegna, fino, ma non oltre, a un quattordicesimo del guadagno netto totale (se ce ne sarà); tutte le spese di viaggio assicurate in ogni caso; spese funebri a carico nostro o dei nostri rappresentanti, se se ne presenterà l'occasione e la questione non verrà sistemata altrimenti."
Thorin & Co.

TRAMA
La tranquilla e monotona vita di Bilbo Baggins, uno hobbit della Collina, viene all'improvviso scombussolata quando riceve l'inaspettata visita dello stregone Gandalf e di ben tredici nani, tra cui Thorin Scudodiquercia "figlio di Thrain, figlio di Thror, Re sotto la Montagna". Confuso da questa inaspettata combriccola, Bilbo si trova non solo ad offrire loro té e torte, ma anche ingaggiato suo malgrado come Scassinatore per una pericolosa ma altrettanto affascinante avventura.
Da anni infatti l'enorme tesoro di Thror, che ora spetterebbe legittimamente a Thorin, è nelle grinfie del malvagio drago Smaug, che vive nella montagna da cui ha scacciato i nani; ebbene, il coraggioso Re ha deciso che è giunta l'ora di riprendersi ciò che è suo di diritto, ed ha promesso ai suoi tredici aiutanti (i dodici nani Balin, Dwalin, Fili, Kili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur più Bilbo) di dividere il tesoro in quattordici parti uguali, ricompensa che farebbe gola a molti.
Ma ancora più che per il tesoro, il motivo segreto che spinge Bilbo ad accettare è un altro, che risiede nel suo DNA: egli è infatti un Tuc da parte di madre, e come tutti sanno i Tuc sono attratti dall'avventura!
La strana combriccola parte quindi per riprendersi il tesoro: dovranno però affrontare terribili pericoli, come troll, orchi, Mannari e, non da ultimo, il ferocissimo Smaug.
Ce la farà il povero hobbit a tornare nel suo buco hobbit a Sottocolle?

RECENSIONE
Divenuto famoso anche ai non amanti del genere in questi ultimi due anni grazie ai primi due capitoli dell'omonima trilogia di Peter Jackson, Lo hobbit è talvolta considerato il fratello minore del ben più popolare Signore degli Anelli. Questa considerazione non mi trova però affatto d'accordo: innanzitutto perché senza il primo non ci sarebbe il secondo. Ne Lo hobbit infatti Tolkien dà vita a tutta una serie di personaggi e di avvenimenti da cui dipendono altrettanti personaggi ed avvenimenti ne Il Signore degli Anelli.
In secondo luogo trovo assolutamente logico e plausibile che proprio durante la stesura del primo dei due romanzi l'autore cominciò ad avere idee riguardo al secondo, che Tolkien infatti iniziò a scrivere proprio nel 1937, quando l'altro venne pubblicato.
Al di là dei paragoni comunque, Lo hobbit ha tutte le carte in regola per essere definito, se non un capolavoro, comunque un'ottima opera: fantasia, una trama avvincente, linguaggio semplice da risultare accattivante sia agli adulti che ai bambini, personaggi perfettamente caratterizzati (voglio solo evidenziare quanto sia difficile riuscire in questa impresa quando si hanno ben quindici personaggi principali, di cui però dodici, se si secludono Bilbo, Gandalf e Thorin, estremamente simili tra loro); ma anche, com'è tipico di Tolkien, una Terra "inventata" (Arda, e nello specifico la Terra di Mezzo) e soprattutto una lingua "inventata" (ricordo che in realtà è partendo proprio dalla lingua che lo scrittore ha sentito la necessità di creare popoli per essa).
Ad integrare e rendere ancora più godibile la storia, almeno nella nostra edizione, sono presenti anche le illustrazioni di Alan Lee, molto belle ed apprezzabili anche da un adulto. Non posso invece fare paragoni con edizioni precedenti, perché purtroppo possediamo solo questa versione piuttosto recente, ma ho trovato comunque eccellente la nuova traduzione della nostra edizione, a cura della Società Tolkeniana Italiana, che, nel pieno rispetto della filosofia filologica del professore di Oxford, è riuscita a mantenere in rima le canzoni e le poesie che numerose si trovano tra le pagine dell'opera, pur mantenendole leggere, sensate ed addirittura (quasi) sempre rispettando la metrica.
Lo hobbit è quindi un libro che consiglio vivamente a chiunque, di qualunque età, poiché è talmente completo da riuscire a soddisfare le esigenze letterarie, se non di tutti, sicuramente di molti.

BW

Nella nostra libreria:
J. R. R. Tolkien
Lo hobbit. Un viaggio inaspettato (The Hobbit or There and Back Again)
ed. Bompiani
410 pag.
traduzione di Caterina Ciuferri in collaborazione con Paolo Peron per la Società Tolkeniana Italiana
illustrazioni di Alan Lee

sabato 21 dicembre 2013

Inheritance - Christopher Paolini (2011)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il quarto del Ciclo dell'Eredità. Se non avete letto il precedente, intitolato Brisingr, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post. 

"Guliä waíse medh ono, Argetlam.
(Buona fortuna, Mano d'Argento)"
Arya

TRAMA
Siamo dunque giunti all'ultimo atto del feroce scontro tra Eragon Ammazzaspettri, aiutato da Saphira Squamadiluce e da tutti i loro alleati, e Galbatorix ed i suoi sostenitori.
È inutile dilungarsi sulla trama del libro: se siete arrivati fin qui, sapete di dovervi aspettare battaglie e rese dei conti, non solo sul piano fisico, ma anche su quello dei rapporti personali tra i diversi personaggi. Si tratta pur sempre dell'ultimo libro, no?

RECENSIONE
L'alunno Paolini Christopher, ormai un po' fuori corso, ha comunque fatto i compiti: diverse battaglie, anche piuttosto ben descritte, riusciranno a saziare la vostra fame di azione, piuttosto carente nel precedente capitolo della saga, su questo non ci piove. L'autore deve aver fatto delle ricerche di storia, tattica e strategia militare. Resta pur sempre il dubbio che la maggior parte di esse però siano state fatte sulle opere tolkeniane, prima fra tutte Il Signore degli Anelli, di cui troviamo numerorsi riferimenti (non voglio credere che si tratti di banalissimi plagi, dal momento in cui sono così smaccatamente palesi). Non posso dirvi a cosa mi riferisco, perché ovviamente non voglio spoilerarvi nulla, ma chiunque di voi abbia anche solo visto i film della Trilogia dell'Anello diretti da Peter Jackson riuscirà a cogliere queste "citazioni".
Detto questo, il romanzo rimane comunque un buon libro, di sicuro non il migliore, ma comunque leggibile. Se avete letto tutti gli altri non potete astenervi dal leggerlo, se non altro per concludere la saga (non amo le cose lasciate in sospeso). Dubito però che, se mai Paolini dovesse scrivere un altro libro, attenderò con ansia che esso venga pubblicato.

BW

Nella nostra libreria:
Christopher Paolini
Inheritance (Inheritance)
ed. Rizzoli romanzo
834 pag.
traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo in collaborazione con Michela Proietti

   

domenica 1 dicembre 2013

Il Silmarillion - J.R.R. Tolkien (1977)

"Esisteva Eru, l'Unico, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, Coloro che sono santi, progenie del proprio pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. Ed egli parlò loro, proponendo loro temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto."
Ainulindalë - La Musica degli Ainur


TRAMA
Il Silmarillion non è un romanzo ma, come lo definì lo stesso Tolkien, un legendarium, ossia una raccolta di leggende, avventure e racconti mitologici che narrano la storia di Arda, il mondo in cui si svolgono tutte le vicende dell'universo tolkeniano, dalla sua creazione fino all'inizio della cosiddetta Quarta Era.
L'opera si divide sostanzialmente in cinque sezioni:

- Ainulindalë
- Valaquenta
- Quenta Silmarillion
- Akallabêth
- Gli Anelli di Potere e la Terza Era

Nell'Ainulindalë viene descritta la genesi di Arda ed Eä ad opera della divinità Eru Ilùvatar con l'aiuto degli Ainur, maestose entità al suo servizio. Insieme iniziano ad intonare un armonioso canto allo scopo di creare Eä, l'Universo; ma Melkor, il più potente ed ambizioso tra gli Ainur, comincia ben presto a dare vita ad una melodia dissonante originando così tutti i mali del mondo. 
Siccome Arda è ancora immersa nell'oscurità, gli Ainur costruiscono due colossali lumi che vengono consacrati dal loro re, Manwë. Melkor però, diventato a tutti gli effetti una sorta di spirito ribelle e malvagio, li abbatte e riversa su Arda un mare di fuoco. Gli Ainur riescono a rimediare alla catastrofe, ma si indeboliscono moltissimo rischiando così di soccombere a Melkor. Decidono allora di ritirarsi altrove costruendo Valinor, un nuovo regno, e la città di Valimar. Lì gli Ainur più potenti diventano Valar (Potenze del Mondo), mentre i rimanenti prenderanno il nome di Maiar, ovvero il Popolo dei Valar.

Valaquenta, il secondo capitolo, parla dei Valar, dei Maiar e delle lotte combattute contro le forze del male. Viene anche introdotta una figura che diverrà in seguito fondamentale: Mairan "L'Ammirabile", uno dei Maiar più forti, che verrà presto irretito da Melkor (nel frattempo ribattezzatosi Morgoth) e prendendo così il nome di Sauron. Compongono l'esercito di Morgoth, tra gli altri, anche gli Orchi e i Balrog, altri Maiar fuorviati da Morgoth e trasformati in demoni del fuoco. 

Quenta Silmarillion è principalmente incentrato sulla forgiatura dei tre Silmaril, gioielli che racchiudono la luce dei potenti Due Alberi di Valinor, destinati al popolo degli Elfi. Morgoth però riesce a rubare le gemme e così seguiamo tutte le vicende e peripezie che avvengono nel tentativo di recuperare i preziosissimi Silmaril. Quenta Silmarillion narra poi numerosi altri racconti incentrati su vari personaggi, alcuni dei quali sono davvero meravigliosi. Uno su tutti quello che descrive le gesta di Turin, eroe valoroso ma perseguitato costantemente dalle sventure e dalla morte.

Akallabêth tratta invece dell'ascesa e della caduta di Nùmenor, una grandissima isola al centro del mare Occidentale, che venne donata dai Valar ad una popolazione di Arda chiamata Edain come ringraziamento per averli aiutati a combattere Morgoth. L'isola verrà poi distrutta dagli stessi Valar, infuriati con i Nùmenoreani colpevoli di essersi lasciati corrompere da Sauron che li convinse poi a tentare di invadere Valinor. In seguito viene raccontata la fondazione dei regni dei Nùmenoreani esiliati: Arnor e Gondor.

Infine nell'ultimo capitolo, intitolato Gli Anelli di Potere e la Terza Era, viene spiegata l'origine e la fine degli Anelli che Sauron diede ad Elfi, Nani ed Uomini per poterli soggiogare grazie alla potenza dell'Unico Anello, da lui forgiato in gran segreto tra le fiamme del Monte Fato. La maggior parte delle vicende qui narrate vengono sviluppate in modo più ampio nell'opera più famosa di Tolkien: Il Signore degli Anelli.

RECENSIONE
Iniziato da Tolkien nel 1917 e rifinita e pubblicata solo dopo la sua morte dal figlio Christopher circa sessant'anni dopo, Il Silmarillion rappresenta la base storico-mitologica di tutto l'universo tolkeniano, ed in particolare costituisce l'ossatura de Il Signore degli Anelli.
Concepito come un'opera che sta a metà tra il testo sacro (io personalmente ho notato diverse analogie con alcune vicende bibliche) e le grandi epopee nordiche, come ad esempio il poema finnico Kalevala, Il Silmarillion è considerato da molti come il vero, grandissimo capolavoro dello scrittore sudafricano e devo dire che io sono tra questi.
Incredilmente particolareggiato e ricchissimo di avventure, di battaglie e di personaggi epici; questo libro è senza nessunissima ombra di dubbio il massimo capostipite di tutto quanto concerne il genere fantasy. Quello che mi ha impressionato maggiormente è la ammirevole passione ed enorme dedizione che Tolkien rivolse, praticamente per tutta la vita, a questo immenso lavoro. Un attaccamento ed un'abnegazione tale che suscitano in me un sentimento quasi di commozione. 
Mi permetto infine di chiudere con un mio personalissimo consiglio a tutti coloro che non hanno ancora letto questo libro: non date ascolto a chi bolla, magari in maniera un po' semplicistica, Il Silmarillion come il classico "mattone". Provate a leggerlo e forse vi renderete presto conto che, sebbene non si tratti di un testo tra i più semplici ed immediati, contiene una così grande quantità di argomenti ed avvenimenti che è praticamente impossibile rimanere insensibili al fascino di questa autentica gemma della letteratura moderna. E ve lo dice uno che, salvo alcune eccezioni, non è mai stato un grandissimo fan del fantasy e di tutte le sue numerose derive ma che fa parte di tutti coloro profondamente convinti che, quando i libri sono belli, NON C'È GENERE CHE TENGA.


BF


Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Silmarillion (The Silmarillion)
ed. Bompiani
682 pag.
traduzione di Francesco Saba Sardi



 












sabato 23 novembre 2013

Brisingr - Christopher Paolini (2008)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo del Ciclo dell'Eredità. Se non avete letto il precedente, intitolato Eldest, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"I mostri della mente sono ben peggiori di quelli che esistono nella realtà. Paura, dubbio e odio fanno più danni di quanti ne faccia una bestia selvatica."
Arya

TRAMA
La strada da compiere per liberare Alagaësia dalla tirannia di Galbatorix è ancora lunga. Eragon e Roran entrano nell'Helgrind, dove vivono i mostruosi Ra'zac, per salvare Katrina. Dopo aver sconfitto una delle due creature, i due cugini riescono effettivamente a trovare e liberare la promessa sposa di Roran, e scoprono in una delle celle adiacenti Sloan, il padre di essa, traditore e responsabile della distruzione di Carvahall, al quale i Ra'zac hanno divorato gli occhi, rendendolo cieco.
A questo punto Eragon ritiene più sicuro far tornare i due innamorati all'accampamento dei Varden in sella a Saphira, e rimanere lui solo (anzi, insieme a Sloan) a sconfiggere l'altro mostro, per assicurarsi di liberare per sempre il mondo da quelle orrende creature.
E così drago e Cavaliere si separano, per la prima volta dalla nascita di Saphira. Dovranno affrontare mille pericoli, soldati apparentemente immortali, forze oscure e addirittura elezioni politiche. Ma per fortuna ad aiutarli avranno uomini, elfi, nani e draghi.

RECENSIONE
Terzo e penultimo capitolo del Ciclo dell'Eredità, Brisingr, come anche Eldest, si rivela scritto in maniera più adulta e matura rispetto ad Eragon; in effetti dall'inizio del Ciclo sono passati sei anni, e l'autore sembra aver perso in parte l'ingenuità adolescenziale.
Forse a causa della sua formazione tolkeniana, in questo libro in particolare Paolini spesso e volentieri si dilunga in descrizioni prolisse e talvolta, forse, anche superflue. Ma la scrittura rimane comunque interessante, forse perchè egli era stato bravo a gettarne le basi nei due romanzi precedenti.
Il dubbio però che queste parti minuziosamente dettagliate siano state inserite non tanto per una questione di stile ma per il fattore business, in modo da pubblicare quattro libri anzichè tre, ogni tanto può fare capolino.
Brisingr rimane in ogni caso un libro che a me personalmente è piaciuto abbastanza, sicuramente più di Eragon, e ritengo che, qualunque sia stato il motivo che ha spinto l'autore a scriverlo ed a farlo esattamente in quella maniera, sia fondamentale per la trama del Ciclo.
Un romanzo che consiglio a chi avesse già letto i due precedenti, senza infamia e senza lode.

BW

Nella nostra libreria:
Christopher Paolini
Brisingr (Brisingr)
ed. BUR big
834 pag.
traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo in collaborazione con Valeria Bastia e Patrizia Rossi

 

sabato 26 ottobre 2013

Eldest - Christopher Paolini (2005)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo del Ciclo dell'Eredità. Se non avete letto il precedente, intitolato  Eragon, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"Può qualcuno essere davvero buono se non ha mai avuto l'opportunità di comportarsi male?"
Eragon

TRAMA
Sono passati tre giorni da quando Eragon ha ucciso Durza, lo spettro servitore del malvagio re Galbatorix. La battaglia del Farthen Dûr è terminata, e mentre i Varden riprendono le forze il loro capo Ajihad, insieme a Murtagh ed ai maghi Gemelli, parte all'inseguimento degli Urgali.
Purtroppo però cadono vittime di un'imboscata, Ajihad muore ed i suoi tre compagni scompaiono, rapiti dalle creature caprine.
Eragon e Saphira, a loro volta, sono ad Ellesméra insieme ad Arya, ed il loro scopo è ora apprendere tutti gli insegnamenti di Oromis, l'ultimo Cavaliere sopravvissuto, e del suo drago dorato Glaedr. L'apprendistato consiste in esercizi fisici, per migliorare le capacità combattive dei due, fino ad eguagliare e superare quelle degli elfi, e nell'imparare sempre più parole e formule magiche nell'Antica Lingua.
Ma l'allontanamento di Eragon dalla nativa Carvahall purtroppo non è sufficiente a garantire al piccolo villaggio di contadini la salvezza da nemici umani e non. E così suo cugino Roran convince la maggior parte degli abitanti del paese ad abbandonare le loro case per fuggire dai soldati di Galbatorix e dalle altre creature malvage al suo servizio, dirigendosi verso il Surda nel tentativo di unirsi ai Varden.
Grandi sorprese ed enormi prove di coraggio attendono i protagonisti della storia; ma la vera impresa sarà capire di chi si possono realmente fidare.

RECENSIONE
Che Christopher Paolini sia un nerd è innegabile. Chiariamoci, per me non si tratta di un'offesa, bensì di una caratteristica neutra (come se avessi detto "è castano"), se non addirittura di un complimento, dal momento in cui io stessa mi considero tale.
Ora, se si va a leggere la spiegazione del concetto di nerd su wikipedia si trovano chiari riferimenti alla passione per la fantascienza, per il genere fantasy nonché per i giochi di ruolo che caratterizzano queste persone.
E proprio come un gioco di ruolo, i personaggi di Paolini, accumulando "punti esperienza", si evolvono e crescono di livello: il Cavaliere Eragon ed il suo drago Saphira apprendono le arti magiche e del combattimento grazie agli insegnamenti del duo Cavaliere-Drago Oromis-Glaedr, arrivando il ragazzo addirittura a diventare un semi-elfo; Roran, ottenuta l'arma "martello", diviene a sua volta un valoroso guerriero a capo di un esercito, seppure improvvisato.
Come avevo già preannunciato nel mio post precedente, questo secondo capitolo del Ciclo dell'Eredità, forse proprio grazie all'evoluzione dei personaggi e dello stesso autore (in fondo anche lui ha accumulato 593 "pagine esperienza"), è più avvincente del suo predecessore.
I combattimenti sono molto dinamic e ben descritti, e compensano momenti più tranquilli ed a volte un po' noiosi, come ad esempio nella Weldenvarden, quando Eragon vive insieme agli elfi, imparando i loro usi e costumi e la loro filosofia di vita.
In definitiva Eldest è un discreto esempio di narrativa fantasy; di certo non può essere paragonato alle opere dei "mostri sacri" del genere, ma è comunque un romanzo tutto sommato piacevole da leggere.

BW

Nella nostra libreria:
Christopher Paolini
Eldest (Eldest)
ed. BUR Big
792 pag.
traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo

 

martedì 8 ottobre 2013

Le torri di cenere - George R.R. Martin (2003)

"Lo scheletro di Ian McDonald era mezzo dentro e mezzo fuori. Gli arti erano quasi del tutto affondati nel metallo e spuntavano solo le ultime falangi delle dita (una mano stringeva ancora il laser) e i piedi, mentre il busto era completamente esposto all'aria. Anche la testa, certo: un teschio scarnificato e bianco, frantumato, che però rappresentava ancora un aspro ammonimento. Ogni mattina all'alba quelle orbite vuote fissavano Holt che attraversava il portale sottostante."
George R.R. Martin


RECENSIONE
Prima di raggiungere il successo planetario con le stupende Cronache del ghiaccio e del fuoco, dove è stato in grado di reinveintare il fantasy, un genere che a mio parere stava diventando quasi una parodia di se stesso, George R.R. Martin era noto soprattutto come sceneggiatore per la tv e come autore di fantascienza.
E questi dieci racconti, scritti negli anni settanta, sono qui a testimoniare che il corpulento George è veramente uno scrittore di razza, dotato di un genio eclettico e tuttosommato anche di una buona originalità. Non è assolutamente poco, dal momento che stiamo parlando di un autore che all'epoca stava muovendo i primi passi nel mondo della narrativa.
Ma veniamo ai racconti. Naturalmente, come spesso accade nelle antologie, alcuni episodi mi hanno convinto meno di altri, ma il livello generale nel suo complesso è decisamente buono, con un paio di gemme davvero degne di nota.
Si parte subito col botto: L'eroe, racconto di ambientazione bellico-fantascientifica assai pregevole, anche in virtù del suo finale crudele. A seguire uno dei momenti migliori in assoluto, vale a dire quel gioiellino intitolato L'uscita per Santa Breta, dove si narra di un'autostrada del futuro infestata dai fantasmi.
Un'altra perla è rappresentata da Solitudine del secondo tipo, la storia di un uomo che lavora su di una stazione orbitante lontanissima dalla Terra, che aspetta il collega incaricato di dargli il cambio del turno, un turno durato ben quattro anni, il tutto in un clima di ansia e di desolazione che a me ha fatto realmente venire l'angoscia.
Da citare anche la celeberrima Canzone per Lya, che valse a Martin il Premio Hugo per il miglior romanzo breve nel 1975, e La città di pietra dove il protagonista si spinge fino ai confini dello spazio, andando incontro all'ignoto.
Purtroppo devo chiudere con una piccola polemica che riguarda la discutibile politica editoriale della Mondadori. Come già è accaduto per Le cronache del ghiaccio e del fuoco, anche quest'opera in realtà rappresenta solo una parte dell'antologia su Martin uscita negli USA nel 2003, dal titolo GRRM: A Retrospective, che comprendeva oltre ad altri racconti, anche una sceneggiatura per la nota serie tv Twilight Zone nonchè alcuni saggi e svariate chicche; il tutto racchiuso in un volumone di oltre mille pagine che avrebbe indubbiamente fatto la gioia dei fedelissimi dello scrittore statunitense.
Probabilmente si è deciso un'altra volta di pubblicare il tutto in più uscite editoriali, forse per sfruttare al massimo la scia della popolarità di Martin. Scelta legittima ma a mio giudizio poco rispettosa dei veri lettori appassionati del genere.
Controversie a parte, mi sento di consigliare questo libro perchè rappresenta un'importante testimonianza di uno scrittore che, fin dall'inizio, mostrava di avere un talento narrativo assolutamente fuori dalla norma, aldilà della già menzionata saga fantasy che alcuni anni dopo ne costituirà la sua definitiva consacrazione.

BF

Nella nostra libreria:
George R.R. Martin
Le torri di cenere (GRRM: A Retrospective)
ed. Oscar Mondadori
318 pag.
traduzione di Giusi Valent e Guido Lagomarsino




sabato 28 settembre 2013

Eragon - Christopher Paolini (2002)

"<<Stiamo diventando più potenti, Eragon, tutti e due. Ben presto nessuno potrà più sbarrarci la strada.>>
<<Già, ma quale strada dobbiamo scegliere?>>"
Saphira ed Eragon

TRAMA
Nel piccolo villaggio di Carvahall vive un ragazzo di quindici anni di nome Eragon, insieme al cugino appena più grande Roran ed allo zio Garrow, conducendo una vita tranquilla e monotona. Un giorno però, mentre è a caccia nelle pericolose foreste della Grande Dorsale, Eragon si imbatte in una strana pietra ovale, di un blu intenso e finemente lavorata, che suscita subito in lui fascino e inquietudine allo stesso tempo.
Decide così di prenderla con sé e di provare a barattarla con un po' di carne dal macellaio del villaggio, il burbero Sloan, padre della sedicenne Katrina, fidanzata in segreto con Roran. Ma il vecchio, quando scopre che la pietra proviene dalla Grande Dorsale, si rifiuta di vendergli la carne, ed anzi scaccia il ragazzo in malo modo.
Eragon così torna a casa senza essere riuscito a procurarsi la carne né cacciando né comprandola, ed amareggiato va a letto. Ma durante la notte si sveglia perché la pietra ha cominciato a squittire e a muoversi. Impaurito, decide di seppellirla, ma quando si avvicina ad essa la pietra si schiude, rivelandosi un uovo. Un uovo da cui è nato un drago blu.
Tra il ragazzo ed il drago nasce immediatamente un legame profondo, che diventa sempre più intenso man mano che passano i giorni. Eragon intuisce da subito la necessità di mantenere segreta l'esistenza del drago, anche perché da secoli i draghi su Alagaësia sono praticamente estinti, e l'unico conosciuto è il nero drago Shruikan che appartiene al crudele re Galbatorix, ma nonostante tutto decide di addestrarlo. Grazie agli insegnamenti del misterioso bardo Brom inoltre scopre che in realtà il suo drago è una femmina che sceglie come nome Saphira.
Tutto sembra svolgersi per il meglio, quando dei mostri chiamati Ra'zac fanno incursione a Carvahall e uccidono Garrow. Eragon, impotente, fugge insieme a Saphira e a Brom, ed inizia l'avventura che lo porterà a conoscere elfi, nani ed altre fantastiche creature e a cercare di unire loro e gli umani nel tentativo di sconfiggere il malvagio Galbatorix.

RECENSIONE
Se si è appassionati del genere fantasy non si può fare a meno di storcere un po' il naso davanti ad alcune palesi "scopiazzature". Ma essendo il primo romanzo di un ragazzo che in fondo, nel momento in cui l'ha scritto, aveva solo quindici anni, gli si può perdonare i numerosi plagi a Il Signore degli Anelli, alle Cronache del ghiaccio e del fuoco, e persino a Guerre stellari. In fondo il romanzo è piacevole, scritto bene anche se la trama è abbastanza infantile e scontata, e nonostante tutto abbastanza appassionante da spingere il lettore (almeno per me è stato così) a proseguire la saga leggendo anche gli altri tre libri che la compongono.
Eragon è un libro che mi sento di consigliare ai lettori appassionati del genere che non l'abbiano ancora letto, e che è adatto sia ad un pubblico più giovane sia ad uno più adulto, purché appunto si tenga conto dei difetti che ho già menzionato. Senza voler spoilerare, posso assicurare che dal secondo romanzo del Ciclo dell'Eredità Paolini ha migliorato molto, e quindi, se avrete la pazienza di leggere un libro sapendo già in partenza che probabilmente non diventerà il vostro libro preferito, potrete comunque gustarvi una piacevole saga.

BW

Nella nostra libreria:
Christopher Paolini
Eragon  (Eragon)
ed. BUR big
593 pag.
traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo