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giovedì 24 luglio 2014

Vacanze in villa - Madeleine Wickham (2001)

"Un autentico paradiso andaluso, carissimi. Lo adorerete."
Gerard Lowe

TRAMA
A cosa serve disporre di una casa delle vacanze nientepopodimeno che in Andalusia se non ci si può invitare gli amici? E infatti Gerard, in uno slancio di generosità, promette la villa a Chloe e Hugh. Fin qui, nulla di strano; se non fosse che Chloe e Hugh non sono marito e moglie!
La ragazza confeziona abiti da sposa, pur non essendo sposata col compagno Philip, che sta vivendo un periodo difficile al lavoro e al quale un po' di riposo nella soleggiata Spagna non farebbe che bene.
Hugh invece ha moglie e figlie, anche se la prima sembrerebbe molto più presa dal cambio di arredamento della loro lussuosissima casa che dal marito.
Ok, d'accordo, due coppie si trovano a trascorrere le vacanze nella stessa casa durante lo stesso periodo; non c'è problema, la villa è grande e spaziosa, e le nove persone che compongono le due famiglie possono tranquillamente convivere senza intralciarsi a vicenda. Però... Però il destino ha giocato ancora più sporco, perché in passato Chloe e Hugh hanno avuto una relazione, e il passato torna a galla all'improvviso, rendendo il soggiorno ancora più ricco di imprevisti.

RECENSIONE
Se si tratta di creare dal nulla situazioni bizzarre e strampalate, la Wickham può essere superata solo dal suo alter ego Sophie Kinsella; e anche stavolta i protagonisti del suo romanzo si trovano vittime del loro passato, ma soprattutto da uno scherzo del destino.
Purtroppo, va detto subito, Vacanze in villa non è l'opera più brillante della scrittrice londinese: diversi passaggi e personaggi piuttosto scontati minano l'altissima qualità a cui ci ha abituati, viziandoci indubbiamente, e rendono la lettura meno scorrevole rispetto allo standard.
Se Becky, Milly e Fleur, tanto per citare qualcuno, le avevo considerate immediatamente alla stregua di vecchie amiche d'infanzia, di quelle con cui puoi parlare di tutto e, soprattutto, che ti fanno fare le risate più grasse e ti fanno versare le lacrime più sincere, lo stesso non mi è capitato con Chloe, Hugh, Amanda o Philip. L'unico personaggio che sembra davvero far parte del suo personalissimo pantheon di eroine è Jenna, "una tata che assomigliava più a Bob Marley che a Mary Poppins", ma sfortunatamente la sua figura è poco approfondita rispetto alle altre.
Leggendo qua e là sul web, devo dire che i fan affezionati non sono stati molto clementi con la scrittrice inglese: addirittura c'è chi dubita che sia stata effettivamente lei a scrivere quest'opera; non sono completamente d'accordo con loro: è vero che, come ho già detto, questo non è il libro che le è riuscito meglio, ma si tratta comunque di un romanzo piacevole.
In fondo, non tutte le ciambelle riescono col buco.


BW

Nella nostra libreria:
Madeleine Wickham
Vacanze in villa (Sleeping Arrangements)
ed. Mondadori Numeri Primi
261 pag.
traduzione di Nicoletta Lamberti

 

giovedì 3 luglio 2014

Colla - Irvine Welsh (2001)

"Quando usciamo dalla porta, quel coglione di Carl dà un buffetto al mio orecchino e fa: <<Olà, marinaio!>>
Sul bus mi accorgo che ho ancora la lama addosso. Non la volevo mica portare. Fanculo, stassera non ci sarà da menarsi."
Andrew "Gally" Galloway

TRAMA
Billy, Andrew, "Gas" Terry e Carl. Sono i quattro protagonisti di questa storia. Quattro amici dei rioni popolari di Edimburgo che crescono assieme, ed assieme passano attraverso ad una serie di vicende amare, esilaranti, tragicomiche e drammatiche nel corso delle quali li vedremo alle prese, di volta in volta, con: risse, piccoli atti di teppismo, vari problemi famigliari, le prime sbronze, i primi goffi approcci sessuali, l'incontro con le droghe ed una tragedia che li segnerà per sempre.
La storia, dopo una breve introduzione, si svolge nei primi anni ottanta ed impariamo così a conoscere i quattro in una fase molto delicata, cioè quella adolescenziale. Terry Lawson, detto "Gas" per il suo lavoro di venditore di bibite gassate, è il più  vecchio del gruppo ed anche quello più attivo sessualmente. Ama darsi arie da consumato playboy, si diverte un mondo a sfottere tutto e tutti ed ha un atteggiamento decisamente scanzonato  nei confronti della vitaBilly Birrell è invece lo sportivo del gruppo, colui che appare il più maturo (non a caso tormentato di continuo da Terry che lo  accusa sempre di essere troppo serio e noioso) ed è molto popolare presso le ragazzine della scuola. Poi c'è Andrew "Gally" Galloway alias "il piccoletto", così come viene chiamato a causa della propria statura non eccelsa, bersaglio preferito delle prese in giro di Terry e che non ha ancora superato del tutto l'abbandono da parte del padre; questo lo rende estremamente protettivo verso la madre e la sorellina. Infine abbiamo Carl Ewert, altra vittima degli scherzi di Terry, che l'ha ribattezzato "Latteria" per via dei suoi capelli biondissimi, quasi bianchi. Figlio di un operaio dalle convinte idee marxiste, suona il basso in una band con alcuni compagni di classe e sogna di diventare una rockstar, anche per poter finalmente aver successo con le ragazze, cosa che al momento non avviene.
Con un salto temporale poi, veniamo catapultati a qualche anno di distanza, e ritroviamo i quattro amici ben diversi da come li avevamo lasciati. Nel bene e nel male...

RECENSIONE
A qualcuno potrà anche apparire strano o insolito, dal momento che si tratta di un lavoro di Welsh, ma Colla è innanzitutto un grandissimo libro che parla di sentimenti. Non temete, non è che lo scrittore di Leith abbia deciso di colpo di scrivere la roba zuccherosa e banalotta che recentemente ha fatto la fortuna di alcuni autori (?) nostrani, ma questo è un libro che, pur utilizzando il consueto linguaggio crudo, selvaggio e sporco al quale egli ci ha abituati, tratta temi che sanno toccare veramente il cuore.
La Colla del titolo è quella cosa che tiene unite le persone, anche a distanza di molto tempo, e cioè l'amicizia. E di questo ci parla fondamentalmente questo romanzo, di amicizia. Lo fa affrontando moltissimi aspetti e una quantità incredibile di situazioni e quello che ne esce è un'opera di uno scrittore che dimostra una sensibilità notevole. Welsh è uno storyteller di razza capace di trascinarti dalle risate alla profonda malinconia nel giro di pochissime righe. 
I suoi personaggi, al solito, emanano una vitalità dirompente e sono descritti alla perfezione, i loro pregi e difetti vengono resi benissimo così come il loro caratteristico modo di esprimersi. Come in Trainspotting, infatti, la narrazione degli avvenimenti è affidata alternativamente ai quattro protagonisti principali e, dopo un po', si arriva a capire immediatamente chi dei quattro sta raccontando il tutto. Questo grazie al talento cristallino dell'autore che, al pari di Stephen King e pochissimi altri, è in grado di ricreare una fortissima empatia tra lettore e personaggi.
Un libro sul'amicizia dicevamo, ma non solo. Così Colla prende in esame anche, e in particolar modo, i suoi lati più oscuri come i tradimenti (piccoli e grandi), le gelosie e tutti i sensi di colpa che spesso si celano dietro a questo tipo di legame, per quanto forte esso possa essere. 
Io, che sono cresciuto in un complesso di condomini e caseggiati per molti versi abbastanza simile a quello descritto dallo scrittore scozzese, non nego di essermi identificato parecchio in questa vicenda, soprattutto perchè anche tra noi (io ed miei amici) esisteva lo stesso fortissimo senso di cameratismo ma anche di rivalità; ed anche ora che siamo tutti invecchiati, nonostante tutto posso dire con grande orgoglio che siamo ancora uniti, sebbene ci si veda inevitabilmente molto più di rado. 
In conclusione: un romanzo che possiede una forza incredibile e che è in grado di far provare sensazioni estremamente intense e contrastanti. 
Del resto Welsh è così, prendere o lasciare, e penso che ormai difficilmente cambierà. 
Per fortuna, aggiungerei io.

BF

Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
Colla (Glue)
ed. Guanda Editore
553 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola

  
 


giovedì 12 giugno 2014

Il mio anno preferito - AA.VV. (2001)

"Un giornalista si disse pronto a mangiarsi una zolla d'erba del Carrow Road se il Norwich avesse vinto il campionato. Quando prendemmo una batosta in casa dell'Arsenal - analizzata nel dettaglio dai guru della tivù - si potè quasi sentire il sospiro di sollievo esalato da tutta la stampa specializzata. Grazie a Dio avrebbe vinto qualcuno di cui avevamo già sentito parlare e non quella banda di villani rifatti con le pezze al culo di... da dove hai detto che vengono? [...]
Il Norwich purtroppo non se li può permettere i salari da quattromila sterline a settimana, così i calciatori migliori se ne vanno a Londra o nel Nord-ovest, con contratti esorbitanti. E poi, chi ci vuole andare a stare nel Norfolk, dove a farti compagnia ci sono solo il cielo immenso e il rombo dei camion che trasportano le barbabietole da zucchero?"
D.J. Taylor (da 'Fattene una ragione, Hansen' - Norwich City 1992-93)

RECENSIONE
Iniziano oggi i Campionati del Mondo di calcio in Brasile e, da appassionato e tifoso di calcio quale sono, permettemi di parlarvi di un libro a tema calcistico. Mi pare già di vedervi sbuffare, tutti voi a cui del calcio non ve ne può fregare di meno, ma pazientate solo un attimo prima di spedirmi a quel paese perchè qui oggi parliamo di un lavoro che, pur essendo indubbiamente legato a questo sport, non si tratta affatto di un libro di basso livello come si potrebbe pensare. Eh no, niente affatto: basti dire infatti che questa è un'antologia curata da un certo Nick Hornby (che fornisce alla causa un racconto a dir poco splendido), il quale ha riunito dodici tifosi sfegatati tra giornalisti, scrittori ed addirittura un paio di insegnanti universitari, chiedendo loro di scrivere una storia su di un'annata della loro squadra del cuore che essi ricordano con particolare piacere. 
Così sfogliando le pagine di Il mio anno preferito si scopre che, oltre ad essere tutti racconti che si leggono piacevolmente, permeati da una sagace ironia e da un profondo fatalismo (due qualità queste che un tifoso di calcio dovrebbe assolutamente avere, anche per evitare tristi derive nell'idiozia alle quali purtroppo assistiamo sempre più spesso), alcuni di questi si rivelano essere dei piccoli, sorprendenti gioiellini. È il caso ad esempio del contributo di Roddy Doyle che apre il volume. Repubblica è una bellissima parola ci dà modo di seguire l'esaltante cammino della nazionale irlandese ai mondiali di Italia '90 durante i quali, da debuttante assoluta, la selezione dell'isola di smeraldo riuscì ad arrivare fino ai quarti di finale dove venne eliminata proprio dall'Italia padrona di casa. Doyle descrive magistralmente l'atmosfera che si respirava nei pub di Dublino all'interno dei quali egli assisteva alle partite, nel bel mezzo di una bolgia infernale a base di canti, urla e Guinness. Particolarmente toccante il resoconto dei festeggiamenti che seguirono la storica vittoria ai rigori dell'Irlanda su di una Romania sulla carta decisamente più forte.
Un'altra perla a mio avviso è Illusioni di grandeur di Olly Wicken, che ci narra della sua esperienza come raccattapalle ufficiale del Watford 1974-75 quando, da dodicenne innamorato del calcio e della musica pop, ebbe la possibilità di vedere da vicino e di conoscere i propri idoli.
Tra i migliori racconti non si può non annoverare Il vizio di Abbey di Nick Hornby. L'autore di uno dei più bei libri che siano mai stati scritti sul calcio (sto parlando ovviamente di Febbre a 90') accantona per un attimo la sua notissima passione per l'Arsenal in virtù della squadra che seguiva ai tempi in cui si era trasferito a Cambridge per motivi di studio. Non potendo fare la spola con Londra ogni fine settimana, aveva finito così col seguire la squadra locale, il Cambridge United, e ad affezionarsi anche ad essa. Ma, al contrario della maggior parte dei racconti presenti in questa antologia che narrano stagioni coronate da successi o da promozioni, Hornby dimostra ancora una volta di essere dotato, oltre che di un talento fuori dal comune, anche di un fantastico sense of humour parlando di quella che fu per il Cambridge United una stagione disastrosa e che costituisce ancora oggi il record negativo in tutte le categorie professionistiche britanniche in fatto di incontri consecutivi senza una vittoria: ben trentuno! Ironia della sorte: il match che pose fine alla maledizione, la vittoria per 1-0 sul Newcastle, costò carissimo ai magpies che persero partita e promozione sul campo di una squadra retrocessa già da tempo.
Chiudo infine segnalando il miglior episodio del lotto che è a mio giudizio Take my whole life too di Harry Ritchie. Lo scrittore scozzese ci guida attraverso la stagione 1992-93 che permise alla sua squadra, i Raith Rovers di Kirkcaldy, di ottenere la promozione in massima serie grazie ad una cavalcata esaltante. Ritchie era in quel periodo lontano dalla propria città natale, pertanto seguiva la partite tramite la radio o, sistema che rappresenta una delle peggiori torture per il tifoso di calcio, attraverso gli aggiornamenti (perennemente imprecisi ed in ritardo) del televideo. Commovente poi il padre che, ogni lunedì, si premurava di spedire al figlio la registrazione VHS dell'incontro giocato nel weekend. Ma come in ogni gran finale che si rispetti, arriva il colpo di scena: per la partita decisiva ai fini della promozione, Ritchie si prende un giorno di permesso e torna a casa appositamente per assistere al trionfo dei Raith Rovers direttamente sulle gradinate, insieme al papà. E confesso che mi sono venuti i brividi quando, a pochissimi minuti dalla fine, con la vittoria abbondantemente acquisita, tutto lo stadio intona i seguenti versi che penso conosciate tutti:

Take my hand
Take my whoole life too
For I can't help
Falling in love with you

Buon mondiale a tutti.

BF

Nella nostra libreria:
AA.VV. (a cura di Nick Hornby)
Il mio anno preferito. Storie di calcio (My Favourite Year: A Collection of Football Writing)
ed. Guanda Editore
245 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola, Giovanni Garbellini e Giuliana Zeuli









lunedì 12 maggio 2014

La ragazza nell'acqua - Alan Warner (1997)

"É l'Avvocato del diavolo: decide chi può diventare santo e chi no. Va in giro per le colline in tenda a far ricerche sui santi: è una roba che si chiama canonizzazione. Cerca di trovare le magagne nel passato di quelli che sono già santi... Insomma, una specie di giornalista scandalistico per conto di Dio."
Il Portuale


TRAMA
Un traghetto naufraga nei pressi dell'isola di Mull, nella Scozia occidentale, ed una misteriosa ragazza di nome Morvern Callar riemerge dalle buie e gelide acque dell'oceano tenendo per mano una bambina sconosciuta e portando con sè una tanica di benzina vuota.
Nel frattempo sull'isola continua ad aggirarsi uno strano individuo: si tratta di un agente investigativo del ministero dei Trasporti che cerca di risolvere un'enigma che lo ossessiona da tempo.
Diversi anni prima infatti, nei cieli di Mull si scontrarono due aerei da turismo, con uno dei due piloti che precipitò nella baia e che dopo qualche mese venne rinvenuto cadavere sulla sommità di una collina poco distante.
I due si incontreranno all'interno del Drome Hotel, un inquietante albergo per coppie in luna di miele gestito da un tizio assurdo che si diverte a terrorizzare le sposine con storielle horror.
Così mentre incombe il Big One, il grande rave party di fine millennio al quale tutti desiderano partecipare, al Drome Hotel giungono anche altri personaggi folli ed improbabili quali l'Argonauta, l'Avvocato del diavolo, l'Arrotino, e molti altri soggetti totalmente fuori di testa.

RECENSIONE
Ad una prima occhiata confuso e sconclusionato, La ragazza nell'acqua di Alan Warner, puro highlander al cento per cento, è uno di quei romanzi che necessita di più di una lettura per essere compreso più correttamente. Il problema è che anch'io sono costretto ad ammettere di aver avuto non poche difficoltà a seguire gli sviluppi della storia, che presenta una serie di personaggi talmente stravaganti e grotteschi da sfiorare quasi l'insensato. Con ogni probabilità nelle intenzioni dell'autore questa girandola di pazzoidi (non so davvero in che altro modo definirli) vorrebbe essere una sorta di critica o di caricatura ad una certa tipologia di persone presenti nel Regno Unito, cosa però non semplice da recepire per i lettori di una diversa nazione e cultura.
Pur capace di regalare bei momenti carichi di poesia ed alcuni dialoghi surreali degni di essere ricordati, trovo che la scrittura di Warner sia, in generale, troppo lenta ed eccessivamente sconnessa per i miei gusti, soprattutto in alcuni passaggi che sembrano addirittura troncati a metà.
Non saprei davvero a chi consigliare questo libro, non tanto perchè brutto o bello (è solo questione di gusti), ma perchè si tratta di qualcosa di estremamente particolare ed onirico che credo che sia destinato ad essere apprezzato o detestato nella uguale misura.
Definito fantasy postmoderno da chi, indubbiamente, ne sa molto più di me in materia di letteratura, La ragazza nell'acqua è un romanzo del quale io, da buon ignorante, dichiaro solennemente di averci capito ben poco. Probabilmente stavolta mi sono cimentato in qualcosa abbondantemente al di sopra delle mie possibilità. Pazienza.

BF

Nella nostra libreria:
Alan Warner
La ragazza nell'acqua (These Demented Lands)
ed. Guanda Editore
220 pag.
traduzione di Giovanni Garbellini



mercoledì 7 maggio 2014

Una ragazza da sposare - Madeleine Wickham (1999)

"Il segreto di un matrimonio felice [...] è la fiducia. La fiducia è la chiave di tutto. La fiducia è la pietra angolare."
Il reverendo Lytton a Milly e Simon

TRAMA
Milly ha ventotto anni, e la sua vita è tutta concentrata sull'organizzazione del suo matrimonio con il fidanzato Simon. Tutti sono entusiasti di questo avvenimento, non solo i due innamorati, ma anche la madre di lei, che vede nel futuro genero un ottimo partito, per cui non perde occasione per invadere la privacy dei ragazzi. Tutto sembra quindi andare per il meglio, se non fosse...
Se non fosse che Milly ha un "piccolo" segreto: dieci anni prima, durante una vacanza, aveva conosciuto una coppia di simpaticissimi ed affascinanti gay: l'inglese Rupert e l'americano Allan. Il trio era divantato subito affiatato, e quando i due ragazzi avevano chiesto a Milly di sposare Allan per permettergli di rimanere in Inghilterra lei aveva accettato senza esitazioni.
Da allora la ragazza non ha più pensato a questo episodio, tanto da essersene (quasi) dimenticata; in fondo, nessuno è a conoscenza di questo segreto.
Ma ne sei proprio sicura, Milly?

RECENSIONE
Con la Wickham, si sa, si va sempre a colpo sicuro. Che un libro sia scritto con il suo vero nome o con lo pseudonimo di Sophie Kinsella, anche il più noioso dei suoi romanzi riesce sempre e comunque a strappare un sorriso e qualche risata, sia per la freschezza delle sue storie che per le sue eroine che non si può fare a meno di adorare.
Quando poi l'autrice britannica ci propone un romanzo frizzante come Una ragazza da sposare va ben oltre al suo minimo sindacale, e la storia ci appassiona più della media.
Come spesso accade, la base di partenza prevede un problema (un enorme problema, che solamente Becky Bloomwood avrebbe forse potuto eguagliare) apparentemente senza soluzione, ma che in cuor nostro già sappiamo che, in un modo o nell'altro, si risolverà al meglio, lasciando tutti felici e contenti.
Eppure, anche se è una trama già collaudata, con essa la Wickham riesce comunque a stupirci e farci divertire, facendoci amare ancora di più il suo stile che ho ormai decantato innumerevoli volte.
Un romanzo adorabile, consigliato (come sempre) non solo al pubblico femminile, ma in generale a chiunque abbia voglia di trascorrere qualche ora di puro divertimento in compagnia di Milly, Simon e tutti i personaggi che contribuiscono a rendere Una ragazza da sposare un libro davvero molto carino.

BW

Nella nostra libreria:
Madeleine Wickham
Una ragazza da sposare (The Wedding Girl)
ed. Mondadori Numeri Primi
284 pag.
traduzione di Nicoletta Lamberti

  

giovedì 1 maggio 2014

Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò - Lewis Carroll (1871)

"Ora, Kitty, se te ne stai buona un attimo senza parlare sempre, ti dico quali sono le mie idee sulla Casa dello Specchio. Prima di tutto, c'è la stanza che vedi attraverso lo specchio - che è perfettamente identica al nostro salotto, solo che le cose vanno nell'altra direzione. Io riesco a vederla tutta quanta quando salgo in piedi su una sedia - tutta, meno quel pezzettino che c'è dietro il camino. Oh! Muoio dalla voglia di vedere quel pezzettino!"
Alice

TRAMA
Sei mesi sono trascorsi da quando Alice, addormentandosi in giardino, aveva compiuto il fantastico viaggio nel Paese delle Meraviglie. È dunque inverno, ed i giochi insieme ai gattini di Dinah avvengono non più in giardino, ma nel salotto di casa, vicino al camino.
Proprio sopra al camino vi è uno specchio che da tempo la bambina studia, riflettendo sul mondo al di là di esso: questo posto sembra molto simile al suo salotto, se non fosse che è ovviamente speculare, ma tutto ciò che è nascosto alla vista, ad esempio il camino, potrebbe essere in realtà mooolto diverso.
Alice si arrampica sulla mensola per cercare di osservare meglio, e scopre di poter passare attraverso lo specchio; come nella sua avventura precedente scoprirà questo meraviglioso mondo all'incontrario, ove risiedono i personaggi delle sue filastrocche preferite, come Humpty Dumpty e i gemelli Tuidoldàm e Tuidoldìi, ma anche i pezzi degli scacchi (di cui lei ambisce a diventare la regina bianca).
Un nuovo, fantastico viaggio onirico, seguito perfetto del Paese delle Meraviglie.

RECENSIONE
Quando Carroll scrive questo secondo libro incentrato sul peronaggio di Alice, i rapporti con la famiglia Liddell (quella della vera Alice) si sono da tempo incrinati, probabilmente proprio a causa di Alice nel Paese delle Meraviglie. Alice Liddell nel frattempo è diventata una giovane donna, ed è dunque distante dalla settenne Alice; eppure, come nel precedente, qua e là l'autore ha seminato riferimenti alla persona reale.
Come seguito è perfetto, perché riprende totalmente lo stesso stile nonsense e pieno di filastrocche e di riferimenti ad esse, a partire, come ho già detto, dagli stessi personaggi. Anziché le carte e la Regina di Cuori abbiamo gli scacchi e la Regina Rossa, tanto che tutto il percorso di Alice è in realtà un problema scacchistico. Il lettore ne viene informato immediatamente, poiché è proprio con esso che Carroll inizia il libro (molti esperti hanno a lungo studiato questo problema tentando di determinare se sia effettivamente corretto o se sia un semplice espediente narrativo).
Anche in Attraverso lo specchio hanno molta rilevanza le illustrazioni di John Tenniel, tanto che un intero capitolo venne inizialmente omesso (nell'edizione della nostra libreria lo si trova in appendice) poiché l'illustratore non era in grado di rappresentarlo: si tratta del capitolo Il calabrone in parrucca. Come in Alice nel Paese delle Meraviglie, trattandosi peraltro di un volume unico, l'edizione in nostro possesso ha il pregio di aver mantenuto le illustrazioni originali.
Poco rilevante infine, ma parlarne non mi costa nulla, volevo segnalare una cosa di cui non mi ero mai resa conto fin quando non ho letto entrambi i volumi di Alice: nel suo Alice nel Paese delle Meraviglie Walt Disney ha "fuso" entrambe le opere di Carroll, prendendo episodi da entrambi i libri fino a farne il suo XIII Grande Classico, che è indubbiamente a sua volta un capolavoro del cinema di animazione.
Per la seconda volta insomma il lettore si trova alle prese con un romanzo fanciullesco, scritto da un grande autore che, come ho già detto, reputo fosse non tanto un pedofilo, quanto un bambino cresciuto, un "Peter Pan" che si trovava più a suo agio con bambini piuttosto che con i suoi coetanei, e che grazie a questa sua peculiarità ha donato al mondo delle opere meravigliose, entrate nell'immaginario collettivo e fonte di ispirazione per numerosi altri scrittori, musicisti, registi ecc.
E scusate se è poco.

BW

Nella nostra libreria:
Lewis Carroll
Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (Through the Looking-Glass, and What Alice Found There)
ed. Garzanti i grandi libri
140 pag. di 314
traduzione di Milli Graffi
illustrazioni di John Tenniel

 

mercoledì 30 aprile 2014

Lo hobbit - J. R. R. Tolkien (1937)

"Da Thorin e Compagnia a Bilbo, lo Scassinatore, salute e salve! Ti ringraziamo sinceramente per l'ospitalità e accettiamo con gratitudine la tua offerta di prestarci la tua assistenza professionale. Questi sono i termini: pagamento in contanti alla consegna, fino, ma non oltre, a un quattordicesimo del guadagno netto totale (se ce ne sarà); tutte le spese di viaggio assicurate in ogni caso; spese funebri a carico nostro o dei nostri rappresentanti, se se ne presenterà l'occasione e la questione non verrà sistemata altrimenti."
Thorin & Co.

TRAMA
La tranquilla e monotona vita di Bilbo Baggins, uno hobbit della Collina, viene all'improvviso scombussolata quando riceve l'inaspettata visita dello stregone Gandalf e di ben tredici nani, tra cui Thorin Scudodiquercia "figlio di Thrain, figlio di Thror, Re sotto la Montagna". Confuso da questa inaspettata combriccola, Bilbo si trova non solo ad offrire loro té e torte, ma anche ingaggiato suo malgrado come Scassinatore per una pericolosa ma altrettanto affascinante avventura.
Da anni infatti l'enorme tesoro di Thror, che ora spetterebbe legittimamente a Thorin, è nelle grinfie del malvagio drago Smaug, che vive nella montagna da cui ha scacciato i nani; ebbene, il coraggioso Re ha deciso che è giunta l'ora di riprendersi ciò che è suo di diritto, ed ha promesso ai suoi tredici aiutanti (i dodici nani Balin, Dwalin, Fili, Kili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur più Bilbo) di dividere il tesoro in quattordici parti uguali, ricompensa che farebbe gola a molti.
Ma ancora più che per il tesoro, il motivo segreto che spinge Bilbo ad accettare è un altro, che risiede nel suo DNA: egli è infatti un Tuc da parte di madre, e come tutti sanno i Tuc sono attratti dall'avventura!
La strana combriccola parte quindi per riprendersi il tesoro: dovranno però affrontare terribili pericoli, come troll, orchi, Mannari e, non da ultimo, il ferocissimo Smaug.
Ce la farà il povero hobbit a tornare nel suo buco hobbit a Sottocolle?

RECENSIONE
Divenuto famoso anche ai non amanti del genere in questi ultimi due anni grazie ai primi due capitoli dell'omonima trilogia di Peter Jackson, Lo hobbit è talvolta considerato il fratello minore del ben più popolare Signore degli Anelli. Questa considerazione non mi trova però affatto d'accordo: innanzitutto perché senza il primo non ci sarebbe il secondo. Ne Lo hobbit infatti Tolkien dà vita a tutta una serie di personaggi e di avvenimenti da cui dipendono altrettanti personaggi ed avvenimenti ne Il Signore degli Anelli.
In secondo luogo trovo assolutamente logico e plausibile che proprio durante la stesura del primo dei due romanzi l'autore cominciò ad avere idee riguardo al secondo, che Tolkien infatti iniziò a scrivere proprio nel 1937, quando l'altro venne pubblicato.
Al di là dei paragoni comunque, Lo hobbit ha tutte le carte in regola per essere definito, se non un capolavoro, comunque un'ottima opera: fantasia, una trama avvincente, linguaggio semplice da risultare accattivante sia agli adulti che ai bambini, personaggi perfettamente caratterizzati (voglio solo evidenziare quanto sia difficile riuscire in questa impresa quando si hanno ben quindici personaggi principali, di cui però dodici, se si secludono Bilbo, Gandalf e Thorin, estremamente simili tra loro); ma anche, com'è tipico di Tolkien, una Terra "inventata" (Arda, e nello specifico la Terra di Mezzo) e soprattutto una lingua "inventata" (ricordo che in realtà è partendo proprio dalla lingua che lo scrittore ha sentito la necessità di creare popoli per essa).
Ad integrare e rendere ancora più godibile la storia, almeno nella nostra edizione, sono presenti anche le illustrazioni di Alan Lee, molto belle ed apprezzabili anche da un adulto. Non posso invece fare paragoni con edizioni precedenti, perché purtroppo possediamo solo questa versione piuttosto recente, ma ho trovato comunque eccellente la nuova traduzione della nostra edizione, a cura della Società Tolkeniana Italiana, che, nel pieno rispetto della filosofia filologica del professore di Oxford, è riuscita a mantenere in rima le canzoni e le poesie che numerose si trovano tra le pagine dell'opera, pur mantenendole leggere, sensate ed addirittura (quasi) sempre rispettando la metrica.
Lo hobbit è quindi un libro che consiglio vivamente a chiunque, di qualunque età, poiché è talmente completo da riuscire a soddisfare le esigenze letterarie, se non di tutti, sicuramente di molti.

BW

Nella nostra libreria:
J. R. R. Tolkien
Lo hobbit. Un viaggio inaspettato (The Hobbit or There and Back Again)
ed. Bompiani
410 pag.
traduzione di Caterina Ciuferri in collaborazione con Paolo Peron per la Società Tolkeniana Italiana
illustrazioni di Alan Lee

giovedì 3 aprile 2014

Alice nel Paese delle Meraviglie - Lewis Carroll (1865)

"Guarda, guarda! Quante volte ho visto un gatto senza sorriso [...] ma mai un sorriso senza gatto! È la cosa più curiosa che mi sia mai capitata in vita mia!"
Alice

TRAMA
Durante un noioso pomeriggio in giardino, la piccola Alice viene colpita dall'improvvisa apparizione di un coniglio bianco, con tanto di panciotto ed orologio da taschino, che, lamentandosi di essere in un terribile ritardo, sparisce altrettanto improvvisamente dietro la siepe.
Incuriosita più che mai, Alice segue lo strano animaletto e finisce in un quantomeno bizzarro mondo sotterraneo, dove si trova a cambiare altezza "ogni dieci minuti" grazie a bevande e cibi stranissimi, a non sapere più chi lei stessa sia ("Devo essere proprio Mabel alla fin fine") e ad incontrare personaggi fantastici e stravaganti, come il Bruco, il Cappellaio Matto ed il Leprotto Marzolino, la Regina ed il Re di Cuori ed il Gatto del Cheshire.

RECENSIONE
Tralasciamo le voci che circolano attorno alla figura di Lewis Carrol, pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dodgson, riguardo la sua presunta tendenza pedofila. Questo è un dibattito che da secoli ormai anima i critici letterari e gli studiosi dello scrittore britannico.
Non sappiamo né mai sapremo con certezza quale sia stata la verità, ma con estrema sicurezza possiamo invece dire che, in ogni caso, Carrol fu capace di inventare una storia meravigliosa, tanto che a distanza di quasi 150 anni ancora fa sognare i bambini e dalla quale i grandi traggono comunque ispirazione (si pensi solo al modo di dire "inseguire il Bianconiglio/il coniglio bianco").
Purtroppo un lettore non anglofono può godere solamente in parte di questo romanzo, poiché esso è in gran parte basato su giochi di parole, nonsense e riferimenti a modi di dire, poesie e filastrocche tipiche dell'epoca vittoriana in cui fu scritto, tanto che la sua traduzione è sempre stata una vera e propria impresa per tutti coloro che vi si sono cimentati. Un grande aiuto è però dato dalle versioni annotate, come nel caso dell'edizione della nostra libreria, dove viene dettagliatamente spiegata non solo ogni particolarità letteraria, ma anche il contesto, permettendo comunque al lettore un approfondimento socio-linguistico-culturale che lo aiuta senza dubbio a leggere con un'ottica più cosciente la storia.
Un solo appunto, se mi è concesso, vorrei farlo alla mia edizione: purtroppo ho trovato piuttosto faticosa la gestione delle note stesse, che purtroppo non essendo a pié di pagina ma alla fine del romanzo (quindi a metà del libro, visto che esso contiene anche Attraverso lo specchio) spezzava continuamente il ritmo della lettura; se al contrario le note fossero state in calce al testo, forse essa sarebbe stata più fluida.
Fatto al contrario altamente apprezzabile è invece la scelta di inserire nel testo le illustrazioni originali di John Tenniel, scelte da Carrol stesso e che non solo illustrano ciò che accade, ma diverse volte fanno parte integrante del testo con le quali interagisce, riferendosi a più riprese ad esse.
Insomma, Alice nel Paese delle Meraviglie è un bellissimo libro che farà tornare per un attimo bambini anche i lettori già adulti, e che, anche senza bisogno dell'intervento del Gatto del Cheshire, riuscirà a farvi comparire un gran sorriso.

BW

Nella nostra libreria:
Lewis Carroll
Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice's Adventures in Wonderland)
ed. Garzanti i grandi libri
141 pag. di 314
traduzione di Milli Graffi
illustrazioni di John Tenniel

 

sabato 29 marzo 2014

Non buttiamoci giù - Nick Hornby (2005)

"Se posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo? Certo che posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo. Cavolo, non sono mica deficiente."
Martin Sharp

TRAMA
È risaputo che sotto le feste di Natale il numero di suicidi (tentati o riusciti) aumenta rispetto al resto dell'anno, ed in particolar modo la notte di capodanno sembra attirare coloro che non vogliono più vivere.
Forse Martin, conduttore televisivo ormai noto più per uno scandalo sessuale che per la sua trasmissione (scandalo a causa del quale è stato in prigione e ha perso moglie, figlie e lavoro), avrebbe dovuto pensarci, quando ha scelto proprio la notte di San Silvestro per recarsi in cima alla Casa dei Suicidi con l'intenzione di gettarsi dal cornicione. Sì perché la stessa idea l'ha avuta anche Maureen, cinquantunenne tutta casa (di cura del figlio) e chiesa, che trascorre tutta la vita in funzione di Matty, il figlio ritardato che non sa parlare né camminare e probabilmente nemmeno chi sia sua madre. La cosa è piuttosto imbarazzante: il suicidio dovrebbe essere un atto solitario, e così i due cominciano a discutere su chi e come debba gettarsi per primo.
Ma mentre stanno disquisendo dei dettagli, una terza figura si avvicina correndo e tentando di approfittare della scaletta di Martin per gettarsi, e solo un placcaggio dell'uomo riesce a fermarla: si tratta di Jess, la diciottenne, sboccatissima e apparentemente pazza furiosa Jess. I due adulti proprio non possono accettare che una ragazzina così giovane si suicidi, ha tutta una vita davanti da poter vivere e troppa poca vita alle spalle per aver fatto qualcosa di irrimediabile. I toni quindi passano dalla discussione ad un vero e proprio litigio, quand'ecco che...
Quand'ecco che arriva JJ, fattorino delle pizze (con tanto di vegetariana e salamino piccante) che arriva per completare il poker di aspiranti tuffatori.
Quattro persone sono decisamente troppe. Smorzati un po' i toni e senza nulla da perdere, la combriccola decide di scendere dalla Casa dei Suicidi (per le scale), posticipando l'appuntamento con la morte.

RECENSIONE
Primo: non smetterò mai di gridare al mondo il mio amore (professionale, s'intende) per Massimo Bocchiola (sì, lo so, non a tutti interessa il lavoro di un traduttore, ma non posso farci niente, è il mio pallino fisso)! Se nei romanzi di Welsh, come ho già scritto in passato, dimostra tutta la sua bravura traducendo in un linguaggio colloquiale ma mai dialettale lo slang dei personaggi, qui ha superato sè stesso. Un conduttore televisivo, una cinquantenne (sospetto irlandese), una ragazzina sboccatissima e un americano parlano quattro lingue diverse, e Bocchiola ha saputo riportare questi linguaggi in maniera a dir poco magistrale.
Secondo: ho appena scoperto un nuovo amore, quello per Nick Hornby. È stato un vero e proprio colpo di fulmine, ed è per questo motivo che ho scelto proprio l'inizio del libro che mi ha fatta innamorare di lui come citazione. In quelle poche righe infatti è racchiuso il sunto del romanzo intero, tema, linguaggio e registro.
Non buttiamoci giù è infatti un'idea semplice ma geniale, e quando, finita la prima parte, il pathos scema e l'attenzione potrebbe calare, BAM!, ecco che Hornby comincia la seconda parte con delle trovate inaspettate e mai scontate e ci accompagna per mano per tutto il percorso del Club dei Suicidi, con continui cambi di registro (grazie al fatto che il tutto è narrato in maniera alternata dai quattro protagonisti) che impediscono di stagnarsi su una precisa situazione o un preciso punto di vista.
Un libro estremamente comico, ma allo stesso tempo profondamente riflessivo sul tema dell'amore per la vita che, quando risulta troppo diversa da come vorremmo che fosse, ci induce a desiderare la morte.
Solamente pochi giorni fa (lo so, sono un po' fuori dal Mondo!) ho scoperto che è appena uscita al cinema la trasposizione su pellicola di questo romanzo, ma non l'ho visto, per cui non so dirvi se sia fedele al libro o no. Posso solamente dirvi che il romanzo è strepitoso, uno dei più belli che abbia letto negli ultimi tempi. 
E se vi trovate in un periodo della vostra vita in cui non tutto fila proprio come vorreste (ve lo dico per esperienza personale), Non buttiamoci giù non potrà che strapparvi un sorriso. La vostra vita sicuramente non cambierà, ma la vedrete un po' meno grigia di prima.

BW

Nella nostra libreria:
Nick Hornby
Non buttiamoci giù (A Long Way Down)
ed. Guanda Le Fenici
293 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola

 

mercoledì 19 marzo 2014

Due sulla strada - Roddy Doyle (1991)

"<<Che volevi?>> disse Jimmy Sr alla ragazza
<<Patatine al curry>>, disse lei, alzando gli occhi al cielo
<<Niente patatine al curry>>, le disse Jimmy Sr
<<Perchè no?>>
<<Perchè non siamo cinesi, cazzo... questa è una friggitoria irlandese.>>
<<Che stupidaggine>>, disse la ragazza.
<<Avanti un altro!>>
<<Un hamburger alle spezie.>>
<<Un merluzzo grande e un hamburger alle spezie, per favore, Sharon!!>> urlò Jimmy Sr senza voltarsi. <<Avanti un altro... Tu con quei capelli, che vuoi?>>
<<La pace nel mondo!>>
<<Eliminato! Avanti un altro!>>"
Roddy Doyle, ressa al Bimbo's Burgers dopo Irlanda-Inghilterra


TRAMA
Jimmy Rabbitte è un uomo di mezza età che vive nel quartiere di Barrytown, alla periferia di Dublino. Jimmy ha una bella e numerosa famiglia composta dalla moglie Veronica, dai figli Darren e Jimmy Jr, dalle gemelline Tracy e Linda e dalla figlia maggiore Sharon, ragazza madre della piccola Gina.
Jimmy però ha un grosso problema: da qualche tempo è disoccupato, ed è sempre più dura dover mantenere una famiglia del genere con i soldi del sussidio, si è costretti a fare continui sacrifici. Così, se lui ha dovuto diminuire le uscite al pub con gli amici di sempre Bertie, Paddy e Bimbo, si sente terribilmente in colpa per non poter neppure riuscire a comprare un videoregistratore nuovo sul quale far vedere alle bambine le loro amate cassette di cartoni animati.
Siamo nell'Irlanda degli ultimi anni ottanta e la crisi economica è fortissima, si fa fatica a trovare un lavoro speciamente per chi, come Jimmy, non è più nel fiore degli anni. Poi succede che un giorno anche Bimbo viene licenziato a causa di una drastica riduzione del personale nel panificio in cui lavora, e così i due amici si ritrovano a cercare un modo per occupare le proprie giornate. Nella disgrazia se non altro, possono tenersi compagnia e cercare di farsi coraggio a vicenda, proprio come fanno i veri amici in casi simili.
Ed è a questo punto che a Bimbo viene un'idea. Con parte dei soldi della liquidazione decide di acquistare un vecchio furgone e, dopo averlo pulito e risistemato, utilizzarlo per riciclarsi come venditore ambulante di fish and chips.
Jimmy, dopo aver aiutato l'amico a tirare a lucido il furgone, gli chiede di prenderlo come socio  nella sua nuova attività e Bimbo, pur con qualche remora, alla fine accetta. Certo, all'inizio è dura... Occorre imparare a friggere come si deve intanto, e poi bisogna acquistare le materie prime, rispettare le severe norme igieniche, e via di questo passo.
Ma i due non hanno paura di darsi da fare ed inoltre, dopo gli esordi un po' tragicomici, ora pare che stiano veramente incominciando ad ingranare, dimostrando anche uno spiccato senso per gli affari. Nel mentre infatti sono iniziati i mondiali di calcio di Italia '90 e la nazionale d'Irlanda si sta comportando davvero bene, costringendo tra l'altro al pareggio gli odiati e strafavoriti rivali inglesi. Quindi, dopo aver tracannato un bel po' di pinte guardandosi le partite al pub, è inevitabile che un'allegra orda di tifosi in verde prenda d'assalto il furgoncino di patatine parcheggiato strategicamente di fronte al locale.
Tutto sembra quindi procedere nel migliore dei modi ed i soldi iniziano ad entrare nelle tasche di Bimbo e Jimmy ripagandoli di tanti sforzi ma, paradossalmente, è proprio il successo della loro attività a far sì che si creino i primi attriti.

RECENSIONE
Divertente, comico, brillante, gioiosamente sboccato. Ma anche profondo, malinconico e riflessivo. Tutto questo è Due sulla strada, un romanzo che conquista fin da subito per la sua notevole capacità di far entrare il lettore in totale sintonia con la storia e soprattutto con i personaggi.
Roddy Doyle, nella sua bravura, dà vita a una coppia comica tra le migliori che si ricordino, assortita a meraviglia come tradizione vuole. Jimmy, allegro e chiassoso, è l'estroverso ed anche il più confusionario del duo, mentre Bimbo al contrario recita la parte del timido e del "precisino", ma che si completa alla perfezione con l'esuberante amico e socio. Il tutto, e qui Doyle è esemplare, senza farli risultare delle macchiette da filmaccio di quart'ordine, anzi rendendoli più che mai due personaggi estremamente veri alle prese con situazioni che potrebbero riguardare chiunque. La comicità sta nel modo col quale l'autore irlandese dipinge i personaggi (non solo i due protagonisti, ma anche quelli secondari) e principalmente nel loro approccio scanzonato ed irriverente verso i problemi.
Ma sbaglierei di grosso se riducessi Due sulla strada ad un semplice libro umoristico, per quanto godibile. Questo infatti è un romanzo che tende a trattare temi anche molto seri, come ad esempio la disperazione, vera e palpabile di chi, come Bimbo, si ritrova dall'oggi al domani senza un lavoro e che vede la propria idea di un'esistenza tranquilla e felice sgretolarsi senza pietà in un attimo. Ed anche l'amico Jimmy, sebbene lo dia meno a vedere, non se la passa molto meglio mentre cerca un posto dove passare il tempo "per non essere tra i piedi a nessuno", intanto che si fa largo in lui la triste convinzione di essere diventato quasi un peso per gli altri.
Due sulla strada quindi è un libro veramente notevole, senza dubbio il mio preferito tra tutti quelli di Doyle, che sa far divertire ma anche riflettere e che nel finale ribadisce un concetto (che non rivelo o vi rovino tutto!) forse antico, magari scontato, ma importantissimo. 
E che ogni tanto vale la pena di ripetere.

BF


Nella nostra libreria:
Roddy Doyle
Due sulla strada (The Van)
ed. Guanda Editore
294 pag.
traduzione di Giuliana Zeuli



sabato 15 marzo 2014

Acid House - Irvine Welsh (1994)

"Ti fa male, Euan. Oh, cazzo, è una cosa che ti sventra. C'è solo l'ero che ti può togliere il dolore. Posso farci un tubo. Io sono morta dentro. Non puoi capire... nessun uomo può capirlo. Hanno ucciso una parte di me, Euan... la migliore."
Ange, da 'Stoke Newington Blues'

RECENSIONE 
Ventuno racconti alcuni dei quali già pubblicati precedentemente su alcune riviste e fanzines, compongono questa antologia, la prima, di Irvine Welsh.
Che, sebbene all'epoca di uscita della suddetta raccolta fosse ancora semisconosciuto, ci mostra uno scrittore già formato e veramente in stato di grazia. La media qualitativa qui infatti è altissima: tolti un paio di episodi che non mi sono piaciuti proprio, il resto di questo libro è roba davvero da leccarsi i baffi, con almeno sei-sette momenti di grandissima narrativa welshiana.
Lo scenario è spesso quello dei rioni e dei caseggiati popolari di Edimburgo nei quali l'autore è cresciuto, lo stile è già lo stesso che i suoi fan impareranno ad apprezzare in seguito; selvaggio, scatenato, fulminante e terribilmente diretto. E, ciliegina (marcia) sulla torta (andata a male), un umorismo feroce, corrosivo e beffardo.
Ed ecco così che da questi presupposti non può che nascere una bellissima storia d'amore "malato", di emarginazione e solitudine ambientata ad Amsterdam, come è ad esempio Eurotrash, oppure la folle, allucinata cavalcata dal titolo La causa del Granton Star. Insieme a Dove i rifiuti incontrano il mare, Tenerone, I due filosofi e la conclusiva, splendida, Acid House che dà anche il titolo alla raccolta, rappresentano a mio parere l'apice narrativo non solo di questo lavoro, ma credo che in generale siano da annoverare tra le cose migliori mai scritte dal bad boy della letteratura britannica.
Assolutamente doveroso poi sottolineare la bellezza di un racconto che magari può risultare un po' alieno dal contesto ma, secondo me, stupendo. L'ultima vacanza infatti narra con una delicatezza ed una malinconia che solo i grandi scrittori riescono a rendere la storia di un anziano vedovo che decide di andare in crociera sulla stessa nave a bordo della quale l'amata moglie si è suicidata, esattamente un anno prima. Un gioiello estremamente commovente e di grande impatto emotivo, dedicato a tutti quelli che reputano lo scrittore scozzese incapace di trattare temi che non siano la droga, i rave, il sesso sfrenato o il futbal.
Da Acid House inoltre è stato tratto un film omonimo nel 1998, che ritengo carino ma niente di più. Se per caso l'avete visto e vi è piaciuto, datemi retta: leggete il libro perchè è mille volte meglio.
Ancora una volta infine, un grosso plauso a colui che ha tradotto la maggior parte della bibliografia di Welsh uscita in Italia e cioè Massimo Bocchiola, il quale anche in questa occasione si dimostra abilissimo a trasporre l'ostico gergo della working class scozzese in un italiano imbastardito ma molto chiaro ed accessibile a tutti, inventandosi anche alcuni termini a dir poco geniali.
Da parte mia quindi, libro superconsigliato. Avanti dunque, che aspettate? Come direbbe lo stesso Irvine: "Compratelo, fatevelo prestare o rubatelo!"

BF


Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
Acid House (The Acid House)
ed. Guanda Editore
199 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola





venerdì 3 gennaio 2014

I segreti erotici dei grandi chef - Irvine Welsh (2006)

"È solo un cuoco del cazzo... quanti stronzi come lui alla fine si credono Napoleone."
Danny Skinner

TRAMA
Danny Skinner è un giovane di successo, è simpatico, bello, carismatico e ama ogni genere di divertimento. La sua vita potrebbe essere perfetta, se non fosse per due grossi nei: il primo, che lo segna da tutta la vita, è quello di non sapere chi sia suo padre; Beverly, la madre, ex "punk n° 1 di Edimburgo", da sempre si rifiuta di dirgli chi sia stato quasi ventiquattro anni prima a metterla incinta.
Il secondo motivo di fastidio invece è più recente, e legato alla sua professione. Danny infatti lavora come Ispettore di Igiene Ambientale del comune, ed ultimamente è entrato in contatto ed in conflitto con il timido e "sfigato" collega Brian Kibby, che sembra essere il suo esatto contrario.
Se normalmente Danny non può proprio soffrire Brian, quando il padre di quest'ultimo si ammala gravemente comincia a peggiorare amcora di più il suo modo di vedere il collega, come se questo episodio avesse scatenato in lui un attacco acuto di gelosia.
Agli occhi di Skinner tutto sembra però andare per il verso giusto quando anche Brian contrae una malattia misteriosa ed apparentemente incurabile. Ma la sorte, si sa, è capricciosa, e sempre pronta a tendere agguati dietro l'angolo. 

RECENSIONE
Ispirandosi ad un grande classico della letteratura mondiale, come uno dei grandi chef citati dal titolo Welsh ha saputo aggiungere qualche ingrediente qua e là ricreando una vera e propria prelibatezza dal retrogusto amaro.
Non posso e non voglio svelarvi quale sia la sua famosa fonte d'ispirazione, altrimenti che gusto c'è a scoprirla leggendo questo romanzo dello scrittore scozzese? Vedrete che comunque non avrete alcuna difficoltà nel riconoscerla.
Come sempre Welsh ci colpisce con il suo stile crudo e sferzante, impietoso ed ironico, che non manca di strappare al lettore grasse ghignate alle spalle del malcapitato di turno, a volte anche per situazioni piuttosto drammatiche.
Trovo che, un po' come Una testa mozzata, seppur in modo diverso, anche I segreti erotici dei grandi chef si distacchi da quello che è il classico plot alla Welsh. Forse rispetto ad altri suoi libri famosi è addirittura "edulcorato" (sia ben chiaro, non aspettatevi arcobaleni ed unicorni, e nemmeno un linguaggio all'acqua di rose).
E può essere che sia proprio questa sua particolarità che me lo fa preferire, tanto da averlo scelto per il post di quest'oggi.
Oppure è stato il mio lato discolo stuzzicato dalla geniale impostazione grafica a cura di Guido Scarabottolo: badate, non mi riferisco solo all'immagine della cover; per capire di cosa sto parlando dovrete buttare un occhio anche alla quarta di copertina.

BW

Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
I segreti erotici dei grandi chef (The Bedroom Secrets of the Master Chefs)
ed. Guanda Editore
432 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola

 

lunedì 2 dicembre 2013

La regina della casa - Sophie Kinsella (2005)

"Non ho mai fallito un colloquio in vita mia.
Non comincerò certo adesso."
Samantha Sweeting

TRAMA
Samantha è l'enfant prodige di un famoso studio legale londinese, di cui sta per essere nominata socio anziano. La sua vita è scandita da periodi di sei minuti, e la maggior parte delle ore la trascorre al lavoro. Forse è per questo che di economia domestica non sa nulla, ma proprio nulla, nemmeno come si prepara un tè. In fondo, per tutte queste scocciature esistono le domestiche.
Ma quando tutto sembra andare per il meglio e la sua nomina sta per essere formalizzata, accade l'irreparabile: Samantha scopre che a causa del disordine che regna sulla sua scrivania ha dimenticato di registrare un prestito di cinquanta milioni di sterline presso l'Ufficio del registro delle imprese; una dimenticanza che potrebbe costare cara alla banca assistita dallo studio legale, e che sicuramente le costerà promozione e forse anche il posto.
In una specie di trance da shock, la ragazza prende il primo treno che passa, senza nemmeno sapere dove è diretto, e quando scende è talmente stordita da dover chiedere aiuto presso un'abitazione.
Viene subito accolta dalla padrona di casa e, una volta fatta accomodare, le permettono di dormire lì quella notte. Ma il mattino dopo, quando fa per ringraziare per l'ospitalità, si rende conto che si tratta di un grossissimo equivoco: i signori Geiger stavano infatti aspettando l'arrivo della nuova governante, che avrebbe dovuto occuparsi di tutte le faccende domestiche, dal bucato alla preparazione dei pasti.
Sola, senza più amici nè un lavoro, nonostante la sua totale inesperienza per ciò che riguarda i lavori di casa, decide di accettare il lavoro, bluffando clamorosamente a proposito del suo curriculum vitae. In fondo, tirare un aspirapolvere è molto più facile che vincere una causa giudiziaria, ci riesce chiunque.
Oppure no?

RECENSIONE
Samantha è in assoluto la protagonista creata dalla penna della Wickham/Kinsella che preferisco e in cui mi rispecchio di più. Pur essendo praticamente un genio (purtroppo non è questo l'aspetto che ci accomuna), per alcune cose di vita quotidiana è una vera frana, ma soprattutto è terribilmente disordinata.
Ma quando il mondo sembra crollarle addosso, anche grazie all'aiuto di persone care riesce a prendere in mano la sua vita e riscattarsi. Forse sarà perchè quando ho letto questo romanzo ero in un periodo difficile della mia vita, soprattutto dal punto di vista lavorativo, ma è stato letteralmente "amore a prima lettura".
Al di là comunque dei motivi personali che possono avermi spinta ad amare questo romanzo, esso è obbiettivamente un libro scritto molto bene, con il tipico stile dell'autrice britannica fatto di eroine a cui non si può fare a meno di affezionarsi perchè assolutamente umane. Una punta di romanticismo poi non guasta mai, e la Kinsella anche questa volta è riuscita sapientemente a dosarne le quantità, in modo da rendere più accattivante la storia senza renderla stucchevole.
Un romanzo cosigliato a tutte le principesse, col grembiule o col tailleur, e a tutti i loro principi azzurri, sia che facciano l'avvocato, sia che siano dei giardinieri.

BW

Nella nostra libreria:
Sophie Kinsella
La regina della casa (The Undomestic Goddess)
ed. Oscar Mondadori
350 pag.
traduzione di Annamaria Raffo