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martedì 22 luglio 2014

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury (1953)

"<<Mildred, che cosa ne diresti, se... insomma, se, diciamo, io abbandonassi il mio lavoro per qualche tempo?>>
<<Vuoi rinunciare a ogni cosa? dopo tutti questi anni di lavoro, saresti disposto a rinunciare a ogni cosa, solo perché, una notte, una donna e i suoi libri...>>
<<Avresti dovuto vederla, Millie! [...] Tu non c'eri, stanotte, non l'hai veduta [...] Ci dev'essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!>>"
Guy e Mildred Montag

TRAMA
Guy Montag è un vigile del fuoco, come suo padre e suo nonno prima di lui, e adora il suo lavoro, considerato nella società uno dei più importanti. Nulla di strano, se non fosse, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, che i vigili del fuoco non si occupano di spegnere incendi, ma al contrario di appiccarli, tanto da essere indicati anche come incendiari. Come può essere che la società ammiri queste figure, che le ritenga indispensabili per la pubblica sicurezza? Semplice: i libri sono proibiti, poiché creerebbero degli intellettuali, che si reputerebbero superiori alle altre persone. E questo è contro la democrazia e l'uguaglianza, perciò, onde evitare che strane idee si insinuino nella testa della gente, i vigili del fuoco hanno il compito di bruciare tutti i volumi trovati, ed imprigionare i loro possessori (il numero sui loro caschi, "451", indica la temperatura in gradi Fahrenheit alla quale brucia la carta).
Da dieci anni ormai Montag svolge con orgoglio il suo compito, quando una sera, tornando a casa, incontra una nuova vicina, Clarisse, una ragazza un po' strana, che parlandogli intacca la sua scorza di sicurezza e gli fa sorgere qualche dubbio sulla bontà del suo operato. Un'altra notte poi gli capita un incendio come mai prima nella sua carriera: una donna, piuttosto che separarsi dalla sua biblioteca, decide di bruciare viva insieme ad essa.
Questo avvenimento lo turba non poco, e decide di compiere un atto pericolossissimo: vuole provare a leggere un libro per capire cos'è e, soprattutto, se davvero è questa cosa malvagia che tutti credono.

RECENSIONE
Se dovessi immaginarmi l'inferno, probabilmente il mondo descritto da Bradbury nel 1953 sarebbe il peggiore tra tutti gli scenari che potrebbero attendermi. Successivo di pochi anni rispetto all'opera di Orwell, Fahrenheit 451 spesso viene paragonato, a ragione, a 1984. Le analogie tra i due romanzi sono evidenti: entrambi propongono dei futuri in cui l'uomo viene illuso di essere libero, e che gli opprimenti metodi di repressione esistono solamente per proteggere la sua libertà ed il suo benessere.
Ma mentre nel primo i libri erano indispensabili al fine di diffondere la conoscenza, per quanto costantemente modificata per aggiornarla alle esigenze del governo, nel secondo il controllo che si ha sulla popolazione parte dalla fonte, impedendole di conoscere. Come dice Beatty, il capo di Montag, "Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fà sparire chiodi e legname."
Se si pensa alla realtà di molti paesi dei giorni nostri, è palese quanto Bradbury sia stato lungimirante nel prevedere il potere della censura: la differenza è che, come è ovvio, essa non si limita ai libri ed alla televisione, come nel romanzo, ma anche al web e a tutto il suo contenuto. Purtroppo però, come spesso accade, c'è chi è riuscito a speculare su quest'opera indiscutibilmente fondamentale della letteratura mondiale, così come è avvenuto per il libro di Orwell: se quest'ultimo senz'ombra di dubbio si dev'essere rivoltato nella tomba nel vedere un reality show in cui la gente smaniava per farsi riprendere 24 ore su 24, Bradbury, che al contrario era ancora in vita, più volte chiese al regista canadese Michael Moore le sue scuse per aver utilizzato un chiaro riferimento alla sua opera per il documentario Fahrenheit: 9/11 senza mai aver chiesto il permesso, nonché la modifica del titolo del film, senza successo. Tralasciando il contenuto del documentario, dal momento che ognuno è libero di esprimere la propria opinione con i mezzi di cui dispone, trovo però l'atteggiamento del regista alquanto poco professionale ed irrispettoso verso chi davvero grazie alle proprie fatiche intellettuali è stato in grado di creare un'opera che trovo dovrebbe essere presente in qualsiasi libreria (intesa come scaffale, non come negozio di libri).
Tornando al romanzo, oltre ad essere importante per il suo significato è anche, fortunatamente, scritto in maniera avvincente, come lo era 1984, e proietta il lettore in questo mondo del futuro post-1960 (so che detta così fa un po' ridere, ma va sempre contestualizzato) in cui apparentemente l'uomo può vivere magnificamente, grazie anche alle tecnologie che gli semplificano la vita, se non fosse che in realtà è privo della conoscenza, della consapevolezza e del libero arbitrio che esse potrebbero dargli.
Un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, soprattutto i cosiddetti "topi da biblioteca".


BW

Nella nostra libreria:
Ray Bradbury
Fahrenheit 451 (Fahrehneit 451)
ed. Oscar Mondadori
180 pag.
traduzione di Giorgio Monicelli

mercoledì 9 aprile 2014

Battle Royale - Koushun Takami (1999)

"Lasciate che vi spieghi la situazione. La ragione per cui voi tutti oggi siete qui è [...] per ammazzarvi a vicenda"
Kinpatsu Sakamochi

TRAMA
Nello stato totalitario della Repubblica della Grande Asia dell'Est, la classe terza B della scuola media dell'istituto Shiroiwa, quarantadue tra ragazzi e ragazze più il prof. Masao Hayashida, si trova su un autobus, destinazione: la gita di classe sull'isola di Kyusyu. O almeno così tutti credono, finché non accade qualcosa di strano: pian piano tutti sull'autobus si addormentano. Al risveglio, un'amara sorpresa. I ventuno ragazzi e le ventuno ragazze fanno parte di una delle cinquanta classi di terza media che ogni anno vengono estratte per partecipare alla Battle Royale, un'"Esperimento di Battaglia" che impone ad ognuno degli alunni delle classi selezionate di sterminarsi a vicenda, finché non rimangono solamente cinquanta sopravvissuti, uno per ogni classe.
Come se non bastasse, la terza B fa un'altra macabra scoperta: il prof. Hayashida, che aveva provato ad opporsi, è stato ucciso senza alcuno scrupolo. Due ragazzi provano allora a protestare: immediatamente vengono messi a tacere dai soldati. Per sempre.
40 studenti rimasti.

RECENSIONE
Sì, lo so, ho probabilmente scoperto l'acqua calda. Sì, lo sapevo già che la saga degli Hunger Games da qualche parte doveva aver preso ispirazione. Ma non credevo che potesse esistere un romanzo così tanto simile come idea di base da rasentare il plagio (ciò non toglie che si tratti di una bellissima trilogia, sia ben chiaro!).
In realtà ci sono svariate differenze tra questo romanzo e i tre della Collins, a partire dai protagonisti: se nella saga infatti abbiamo Katniss Everdeen che è protagonista e narratrice stessa della storia, in Battle Royale ogni capitolo può variare il o i ragazzi su cui è incentrato, e molti studenti acquistano con l'evolversi del racconto uguale importanza tra loro.
Se da una parte ricorda appunto la trilogia dell'autrice americana, dall'altra questo romanzo non può non far pensare ad un altro grande classico incentrato su una società di ragazzi di cui abbiamo già parlato: Il Signore delle Mosche. Ragazzini su un'isola, sopravvivenza, formazione di gruppi, strategia... sono tutte parole chiave che accomunano i due libri, pur avendo allo stesso tempo profonde differenze di fondo, a partire dalla trama.
Però adesso basta paragonare Battle Royale ad altre opere letterarie, altrimenti rischierei solamente di sminuirlo. Credo che sia infatti uno dei romanzi più belli ed avvincenti che abbia letto ultimamente, le sue quasi settecento pagine mi sono sembrate appena settanta, e la cosa che più di tutte mi è dispiaciuta è l'aver scoperto che purtroppo, almeno ad oggi, l'autore non ha scritto altri libri. Il suo stile è pazzesco (scusate, ma non mi viene una definizione migliore). Pazzesco per quanto è pulita e lineare la struttura narrativa, come un affilato rasoio. Pazzesco per la freddezza con cui vengono descritte scene splatter degne di Lucio Fulci o Sam Raimi. Pazzesco per la veridicità, per quanto surreale, delle scene, dei meccanismi sociali e psicologici. Pazzesco infine per la sua capacità di far immergere il lettore nella storia, come se davvero fosse lì presente, insieme alla terza B. Ad un certo punto sull'isola dove si trovano comincia a piovere, una pioggerellina sottile che sembra quasi nebbia. Ebbene, vi assicuro che mi sembrava si sentire lo scroscio dell'acqua, il tamburellare delle gocce sulle foglie degli alberi, la pioggia nebulizzata sul viso.
Una cosa invece che non sono riuscita a focalizzare bene (ma è decisamente un limite mio, e non una colpa di Takami) sono i ragazzi, nel senso che, pur essendo descritti in maniera piuttosto precisa, non riuscivo ad immaginarmi i loro volti, le loro diverse corporature. Unica eccezione: una ragazza di nome Mitsuko Souma (femmina numero 11). Avete presente Kill Bill, il film in due volumi di Quentin Tarantino? Sì? Vi ricordate di Gogo Yubari, la guardia del corpo personale di O-Ren Ishii? Ecco, io me la immaginavo esattamente uguale. Il bello è che poi ho scoperto che l'attrice che interpretava Gogo ha recitato anche nel film Battle Royale, tratto proprio da questo romanzo, ma interpretando un'altra ragazza! Che beffa...
Voglio concludere commentando un elemento narrativo che si è rivelato un'arma a doppio taglio. Come avete potuto vedere da come ho concluso la trama, al termine di ogni capitolo viene indicato il numero di studenti rimasti. Anche in questo caso la mia immersione nella lettura era talmente profonda da sentire quasi un gong, o un rintocco, nel momento in cui leggevo quest'ultima riga. Ma purtroppo, per quanto fosse d'effetto, diverse volte, mentre giravo la pagina, mi cadeva l'occhio proprio su quel numero: un clamoroso caso di auto-spoiler.
Scusate se mi sono dilungata così tanto, ma ci tenevo moltissimo a spiegare almeno una piccola parte dei motivi per cui ritengo che Battle Royale sia un romanzo assolutamente da non perdere; spero che almeno uno di essi vi abbia incuriositi sufficientemente da spingervi a leggerlo. Sono sicura che non ve ne pentirete.


BW

Nella nostra libreria:
Koushun Takami
Battle Royale (バトル・ロワイアル - Batoru Rowaiaru)
ed. Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
663 pag.
traduzione di Tito Faraci

mercoledì 5 marzo 2014

Tempo fuor di sesto - Philip K. Dick (1959)

"<<Aspetta un momento. Mai sentito parlare di una certa Marilyn Monroe?>>
<<Che storia è questa?>> disse Black scandendo le parole
<<Sì o no?>>
<<Certo che sì!>> rispose Black
<<É un bugiardo>> disse Vic. <<Pensa che sia uno scherzo e non vuole abboccare.>>
<<Dacci una risposta sincera>> insistè Ragle. <<Non è uno scherzo.>>
<<Certo che ne ho sentito parlare>> dichiarò Black
<<E chi è?>>
Vic, Ragle e Black

TRAMA
Ragle Gumm vive in un'anonima e tranquilla cittadina di provincia americana degli anni Cinquanta, e da tempo abita in casa della sorella Margo e del cognato Vic, che gestisce un supermercato. Ragle non lavora ma contribuisce al bilancio famigliare in un modo piuttosto insolito: egli infatti da anni, ogni giorno, partecipa ad un gioco enigmistico pubblicato sul quotidiano Gazette dal titolo Dove sarà l'omino verde? ed incredibilmente, per mezzo di un complicato sistema di grafici che studia di continuo, riesce sempre a fornire la risposta esatta, vincendo così delle belle somme di denaro. Nel frattempo, trova anche modo di flirtare con Junie, la graziosa e svampita moglie del loro vicino di casa Bill Black.
Ragle però non si sente realizzato dal momento che non si è sposato e non ha un impiego vero e proprio, e tutto questo lo fa sentire terribilmente in colpa.
Poi accade che un giorno Sammy, il figlio di dieci anni di Vic e Margo, mentre come suo solito si sta divertendo con una piccola radio rudimentale costruita da lui, capti casualmente degli strani dialoghi e, convinto che si tratti degli extraterrestri, li fa ascoltare allo zio.
Ed è a questo punto che il mondo di Ragle Gumm inizia progressivamente a sfaldarsi sentendosi, giorno dopo giorno, sempre più fuori posto e con la crescente convinzione che qualcuno l'abbia ingannato.

RECENSIONE
Vi è mai capitato di aver avuto la sensazione che nella vostra vita ci siano dei particolari che non tornino o avete mai avuto la netta percezione, mentre state facendo una determinata cosa, di averla già fatta in passato in circostanze e contesti simili, anche se non riuscite proprio a ricordare quando?
Come molti senz'altro sapranno, si tratta di un fenomeno psichico noto come déjà vu, ed è un'esperienza che viene vissuta da moltissime persone. Oppure, in alternativa, potrebbe trattarsi di tutto quello che Dick ipotizza in questo romanzo...
Tempo fuor di sesto, già tradotto in passato con titoli come: Il tempo si è spezzato, L'uomo dei giochi a premio e Tempo fuori luogo, è un libro che parla innanzitutto di questo: ovvero della distruzione della realtà così come la conosciamo e così come viene accettata, e il conseguente senso di straniamento dovuto a questa manipolazione.
Il libro, neanche a dirlo , mi ha colpito profondamente soprattutto a causa di come è stato scritto. Va detto infatti, che Tempo fuor di sesto è stato pubblicato nel 1959, ma la sua stesura risale a qualche anno prima eppure già allora, Dick immaginava il suo tempo, gli anni Cinquanta, come l'epoca ideale nella quale vivere, e che l'uomo del futuro (come in effetti ha fatto, si pensi solo ad Happy Days o a tutta la successiva filmografia ambientata in quegli anni) avrebbe spesso guardato ad essa come ad una vera e propria "epoca d'oro", rimpiangendola regolarmente.
Eppure non è che nel 1959 la situazione in America fosse poi così spensierata, anzi. Basti pensare al fatto che si viveva costantemente sotto l'incubo di un attacco da parte dell'Unione Sovietica, il nemico per eccellenza, con la ferma consapevolezza che da tutto ciò sarebbe scaturito un conflitto nucleare, il quale avrebbe avuto con ogni probabilità effetti catastrofici.
Un altro elemento che contraddistingue questo bellissimo libro è la sua incredibile capacità di far immedesimare il lettore con il protagonista (almeno per me è stato così), il quale ad un certo punto non riesce veramente più a capire se, per dirla con Marzullo, la sua vita sia solo un sogno oppure no, così come non riesce a spiegare il suo sentirsi sempre più spesso "fuori fase". Dick era un genio, aggettivo che trovo venga usato novantanove volte su cento a sproposito, ma in questo caso non saprei davvero in che altro modo definire un autore capace di creare opere simili. 
"Il tempo è fuor di sesto!", dichiara preoccupato Amleto in una famosa scena dell'omonima tragedia Shakespeariana e, così come il tormentato principe di Danimarca, anche il povero Ragle Gumm si trova nella ben poco invidiabile condizione di chi si rende ben conto di dover rimettere a posto le cose, non sapendo però nemmeno da dove cominciare.
Se siete anche voi convinti che la realtà vada guardata sotto differenti punti di vista oppure, senza d'altro canto partire per la tangente complottista (che non sopporto), pensate che quello che ci viene detto rappresenti solo una piccolissima parte di tutto ciò accade realmente, penso proprio che dovreste leggere questo libro.
La nostalgia, l'amore per il passato e per un tempo che non tornerà più sono tutte cose belle, ma costituiscono una lama a doppio taglio perchè potrebbero anche renderti prigioniero dei ricordi, senza permetterti di apprezzare al meglio quello che di buono, poco a dir il vero, offre l'attualità.
Io l'ho capito perchè me l'ha detto Philip K. Dick, e me l'ha detto tramite un romanzo che è stato dato alle stampe lo stesso anno in cui moriva Buddy Holly. 
Poi c'è ancora chi dice che i libri non comunicano niente...


BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Tempo fuor di sesto (Time Out of Joint)
ed. Fanucci Editore
209 pag.
traduzione di Anna Martini




domenica 22 dicembre 2013

Lotteria dello spazio - Philip K. Dick (1955)

"Il sistema dell'Urna è stato realizzato per proteggerci; eleva socialmente e declassa a caso, sceglie degli individui a caso e a intervalli casuali. Nessuno può raggiungere il potere e tenerlo; nessuno conosce quale sarà il proprio status la settimana prossima o l'anno venturo. Nessuno può progettare di diventare un dittatore; tutto accade e procede in accordo con la casualità. La Sfida ci protegge dal resto. Ci protegge dagli sciocchi, dagli incompetenti e dai pazzi. Noi siamo al sicuro: non avremo mai al potere nè despoti nè gente stramba."
Herb Moore


TRAMA
Nell'anno 2203 l'uomo è riuscito ormai ad arrivare ad insediarsi nell'intero Sistema Solare. L'umanità ha raggiunto livelli di progresso elevatissimi, cionostante è fortemente divisa in caste molto chiuse. Infatti nel gradino più basso della società vi sono i cosiddetti unk, i Non Classificati, cioè coloro che svolgono le mansioni più umili e considerati a tutti gli effetti esseri inferiori; poi vi sono i Classificati, che ricoprono vari ruoli all'interno delle numerose multinazionali ed alle quali spesso si legano con un giuramento a vita. Infine al vertice della piramide abbiamo il Quizmaster, colui che governa l'intero universo con l'aiuto dei telep, una squadra di individui dalle grandi capacità telepatiche.
Il Quizmaster viene scelto periodicamente in base ad una complessa estrazione del tutto casuale che segue il metodo minimax, ed in teoria, tutti i cittadini hanno le stesse probabilità di poter governare il Sistema Solare. 
Per cercare di limitare l'enorme potere in mano al Quizmaster viene istituito un omicidio legalizzato. Il nome di chi dovrà attentare alla vita della persona più importante dell'Universo viene estratto durante la Convenzione della Sfida, una sorta di grottesco reality show che si svolge subito dopo l'elezione del Quizmaster, e che tiene incollati agli schermi televisivi miliardi di persone.
Tutto ha inizio quando con un movimento a sorpresa dell'Urna il Quizmaster Reese Verrick, uomo cinico e privo di scrupoli ed in carica ormai da dieci anni, viene improvvisamente destituito ed il suo posto viene preso da Leon Cartwright, un anziano e modesto unk seguace della bizzarra religione prestonita.
Così Cartwright si insedia a Batavia (l'ex Giacarta), capitale del Direttorato della Federazione dei Nove Pianeti del Sistema Solare, dove potrà essere difeso in maniera più efficace dal killer che dovrà cercare di ucciderlo. Ruolo questo che viene affidato a Keith Pellig, persona fredda ed enigmatica che pare avere tutti i requisiti necessari per togliere di mezzo in breve tempo lo sprovveduto  Cartwright. Tutti sono d'accordo sul fatto che il nuovo Quizmaster rimarrà in carica per pochissimo tempo, anche perchè Pellig in realtà non è esattamente un uomo qualsiasi, ma in un mondo in cui gli esseri umani sono estremamente superstiziosi e dove tutto è determinato dal caso c'è ancora spazio per certezze di questo tipo?

RECENSIONE
Primo romanzo dell'allora ventisettenne Philip K. Dick, Lotteria dello spazio (già edito in Italia col titolo Il disco di fiamma) presenta fin da subito alcune delle tematiche a lui più care e che egli svilupperà ulteriormente nel corso degli anni come ad esempio le forti critiche al sistema politico, una società estremamente fredda ed appiattita ed il lavoro visto quasi sempre come una forma di schiavitù vera e propria. 
Questo romanzo ci mostra un Dick distaccato osservatore della realtà che lo circonda, quella americana degli anni '50, e arriva a farne oggetto di satira crudele. Basti pensare al personaggio di Ted Benteley, che ricalca l'immaginario del "ribelle senza causa" alla James Dean, oppure il sistema per scegliere chi dovrà governare il mondo che sembra essere veramente un obiettivo alla portata di tutti, dal più potente al più umile (ma sarà veramente così?) e nel quale è difficile non vedere una parodia del celeberrimo "American Dream".
Lotteria dello spazio è l'esordio folgorante di un autore che nel corso della propria carriera ci regalerà autentici capolavori e che contribuirà notevolmente ad elevare la fantascienza da "lettura per ragazzi" a genere letterario con tutti i crismi.
Un libro che ho letteralmente divorato e che ho terminato in poche ore, il che significa che a livello personale ho trovato Lotteria dello spazio bellissimo ed anche scorrevole, caratteristica questa che non sempre si potrà ritrovare in alcuni successivi lavori dello scrittore di Chicago.
Da parte mia consigliatissimo, se poi avete già avuto modo di conoscere ed apprezzare altre opere facenti parte della vasta produzione dickiana, beh allora non dovete per nessun motivo farvi scappare questo gioiellino.

BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Lotteria dello spazio (Solar Lottery)
ed. Fanucci Editore
203 pag.
traduzione di Domenico Gallo





domenica 3 novembre 2013

Dottor Futuro - Philip K. Dick (1959)

"È una follia! Non riesci a capire cosa accadrebbe se tutti venissero guariti? Tutti i malati e i feriti? I vecchi?" 
Al Stenog

TRAMA
San Francisco, anno 2012. Jim Parsons è un giovane medico già molto apprezzato e stimato che, dopo un incidente stradale, si trova inspiegabilmente catapultato nel futuro, per la precisione nel 2045. Insieme a lui, la sua inseparabile valigetta contenente i ferri del mestiere.
Mentre cerca di orientarsi tentando di capire cosa sia successo, Parsons si rende conto che la società in cui è finito è dominata dalla razza dei nativi americani e dove, essendo il numero della popolazione fisso, si può far nascere qualcuno (tramite un complesso sistema di selezione di zigoti conservati in un gigantesco magazzino) solamente nel caso che qualcun altro prima muoia. Di conseguenza, tutti i maschi vengono sterilizzati in giovanissima età, le cure mediche sono illegali e la vita media della popolazione è molto bassa.
Parsons però, non essendo ancora al corrente di tutto ciò, opera una ragazza in fin di vita e riesce a salvarla, ma viene scoperto da Stenog, un alto funzionario che dopo averlo sottoposto ad un processo-farsa, lo condanna all'esilio forzato su Marte.
Ma sul Pianeta Rosso Jim non ci arriverà mai, infatti durante il viaggio di trasferimento verso la colonia marziana, la sua nave viene attaccata da alcuni uomini che lo liberano e lo riportano sulla Terra grazie a quella che si rivela essere una macchina del tempo.
Qui Jim fa la conoscenza di un imponente pellerossa di nome Helmar e di sua sorella Loris, una donna affascinante e carismatica, che afferma di essere a capo di una loggia antigovernativa con un progetto assai ambizioso e rivoluzionario.
Ma per portare a compimento la loro missione hanno bisogno di un medico capace e fidato. Proprio uno come Jim Parsons, insomma.

RECENSIONE
Pubblicato nel lontano 1959, questo è un romanzo che presenta diversi aspetti. Innanzitutto si ha la visione di un futuro inquietante e pessimistico, come spesso accade nei libri di Dick. In secondo luogo assistiamo al vecchio cliché del viaggio nel tempo, che Dick riesce a stravolgere prendendo futuro e passato ed avvolgendoli insieme fino a farne una bobina pressochè inestricabile.
Lo stile è quello consueto dello scrittore di Chicago, visionario e sempre pronto a confondere il lettore, e ricco di trovate assolutamente geniali che hanno fatto scuola. Tuttavia, almeno a mio parere, trovo che Dottor Futuro sia sì un buon libro, ma non un capolavoro.
In alcuni punti in particolare ho avuto l'impressione che l'autore abbia esagerato con i numerosi sbalzi spaziotemporali e mi è sembrato che la situazione gli sia sfuggita un po' di mano, con il risultato che in certi momenti il romanzo diventa leggermente caotico e disorientante.
Naturalmente trattandosi di uno scrittore così imprevedibile, non si può nemmeno escludere che il tutto non sia stato voluto, ed allora mi limito a dire che il risultato finale poteva essere migliore.
D'altro canto, va anche detto che i lettori di Dick sono abituati decisamente bene, e che in ogni caso Dottor Futuro è senza dubbio una storia che si legge con grande piacere e che nel complesso si dimostra  più che valida.

BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Dottor Futuro (Dr. Futurity)
ed. Fanucci Editore 
183 pag.
traduzione di Fabio Zucchella