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mercoledì 14 maggio 2014

Inglesi - Beppe Severgnini (1990)

"Non si conosce ancora il caso di qualcuno che sia vissuto un po' a lungo in Inghilterra senza restarne inquinato"
Indro Montanelli

RECENSIONE
Così afferma il leggendario Indro Montanelli nella prefazione ad Inglesi, libro d'esordio dell'allora sconosciuto trentenne Beppe Severgnini. Fu proprio Montanelli infatti a credere per primo nelle capacità del ragazzo cremasco e, dopo averlo voluto personalmente a "Il Giornale", lo investì di un grandissimo attestato di stima e di fiducia, soprattutto perchè di parla di un giornalista che all'epoca era alle prime armi, inviandolo a Londra per fare il corrispondente al suo quotidiano. La storia ci dice che Beppe da Crema se la cavò egregiamente, ennesima scommessa vinta da Montanelli, così dopo aver trascorso quattro anni nella capitale dell'ex impero nacque questa sorta di manuale sui sudditi della regina.
Scritto in modo scorrevole e comprensibilissimo, Inglesi ci racconta vizi, virtù ed ossessioni di un popolo che da un lato ha sempre esercitato un fortissimo fascino su noi latini, mentre dall'altro per tanti versi ai nostri occhi rappresenta ancora un piccolo enigma.
Chiaro che, essendo stato dato alle stampe ormai venticinque anni fa, sotto molti aspetti tende a risultare un po' datato e a parlare di abitudini e situazioni che appartengono al passato e che anche gli stessi inglesi, nonostante siano uno dei popoli più conservatori e tradizionalisti dell'universo, siano un pochino cambiati. 
Il libro però resta a mio avviso un documento importante che spiega com'era il Regno Unito durante gli anni del governo Thatcher, uno dei periodi più duri e drammatici della storia britannica recente, con  la disoccupazione alle stelle e tantissimi problemi di natura sociale. Estremamente eloquente è il reportage che Severgnini fa sulla situazione a dir poco critica in cui versavano all'epoca le grandi città del Nord (da Manchester, a Liverpool, a Sheffield, a Glasgow), un tempo locomotive di quella che fu la Rivoluzione Industriale ed, a partire dalla metà degli anni settanta, sprofondate in una tremenda crisi economica.
Ma in questo saggio per fortuna c'è spazio anche per argomenti più leggeri e frivoli e così l'autore, con la sottile e garbata ironia che lo contraddistingue, ci narra dell'ossessione tutta british per il giardinaggio e per le tappezzerie, oppure prova a spiegare, non riuscendoci, il motivo per cui le ragazze in questo paese dal clima tutt'altro che dolce e salubre, continuino ad ostinarsi a non voler indossare le calze sotto la gonna, nemmeno in dicembre.
E poi la smodata passione per gli alcolici con relative, colossali sbronze, il mistero che spinge giovani figli di papà a fuggire dalla città per improvvisarsi gentlemen e ladies di campagna, meglio se in un cottage privo di luce elettrica e bagno, e poi lo spassosissimo (se non sei inglese) capitolo "Coraggio, mangiamo", un titolo che è già tutto un programma. 
Una lettura piacevolissima ed interessante e, nell'edizione in nostro possesso anche con un piccolo aggiornamento risalente al 2005, per tutti coloro che desiderano conoscere meglio una nazione ricca di contrasti e controsensi, eppure estremamente bella e pregna di un fascino che non passa mai di moda.

BF

Nella nostra libreria:
Beppe Severgnini
Inglesi
ed. BUR Rizzoli
295 pag.




domenica 20 aprile 2014

Buon compleanno: Piccoli suicidi tra amici - Arto Paasilinna (1990)

Buon compleanno: Kittilä, 20/04/1942

"La malinconia è un avversario più spietato dell'Unione Sovietica."
Arto Paasilinna

TRAMA 
Stessa storia, stesso posto, stesso... fienile (avrete mica pensato "bar", vero?). Due uomini profondamente in crisi, due perfetti sconosciuti, si trovano stupefatti nello stesso fienile. Entrambi avevano scelto quel luogo e quel momento per porre fine alla propria vita: sia l'imprenditore quattro volte fallito Onni Rellonen, sia il colonnello Hermanni Kemppainen, da poco rimasto vedovo. Dopo un iniziale e comprensibile momento di imbarazzo, i due decidono di rimandare l'atto estremo, ed anzi, dopo aver riflettuto su questo fenomeno in forte tendenda nella loro Finlandia, decidono di aiutare altri aspiranti suicidi a risolvere i problemi che li affliggono o, in caso di insuccesso, ad uccidersi tutti insieme in un grande, spettacolare e solidale suicidio di massa.

RECENSIONE
Nel 1990, anno di pubblicazione di questo romanzo, la Finlandia era ai primi posti nella classifica dei paesi europei per numero di suicidi annui, con una media di 30,3 suicidi ogni 100.000 abitanti. Arto Paasilinna, da sempre sensibile alle problematiche che affliggono il suo meraviglioso paese natale, non si è dunque lasciato sfuggire l'occasione per scriverne un libro.
In esso ci offre un piccolo spaccato di almeno una parte della società finlandese: la disperazione infatti, purtroppo, non conosce età, sesso, provenienza o ceto sociale. E proprio i morituri che accompagnano il lettore per tutto il romanzo, a bordo dell'autobus Saetta della Morte possono essere considerati rappresentati delle diverse categorie. Per molti di essi Paasilinna analizza le cause della loro disperazione, e come un dottore dopo la diagnosi prescrive la cura. Talvolta si tratta della riscoperta della vita attraverso l'amore, la solidarietà, o addirittura il sesso. In altri casi invece la cura è proprio la scelta definitiva di morire.
Argomento scottante, dunque, ma ancora una volta l'autore di Kittilä riesce ad affrontare un tema delicatissimo con straordinaria leggerezza, pur senza mancare di tatto. Se nell'incipit infatti cita il proverbio "In questa vita la cosa più seria è la morte; ma neanche quella più di tanto", Paasilinna ha però anche affermato che "Un autore deve saper trattare temi seri in modo leggero. Mai clownesco".
Piccoli suicidi tra amici ricorda per certi aspetti un altro libro di cui abbiamo parlato recentemente, Non buttiamoci giù, ma al lettore che già conosce le opere di Paasilinna non sfuggiranno comunque certi richiami ad altri suoi libri, oltre naturalmente al suo stile caratteristico.
Voglio lasciarvi con una piccola chicca: non sarà forse la sua opera più rappresentativa, ma a quanto pare questo romanzo è comunque riuscito, almeno in Finlandia, a riscuotere un grande successo proprio tra gli aspiranti suicidi, tanto che l'autore ha dovuto staccare il telefono "Perché non la smettevano più di chiamarmi, per ringraziarmi di aver loro salvato la vita o perché pendevano dalle mie labbra neanche fossi medico o psichiatra". Insomma, magari Paasilinna non sarà uno psicoterapeuta, ma una sana risata leggendo le sue storie può davvero toccare il cuore.


BW

Nella nostra libreria:
Arto Paasilinna
Piccoli suicidi tra amici (Hurmaava joukkoitsemurha)
ed. Iperborea
257 pag.
traduzione di Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò

venerdì 4 ottobre 2013

Una stagione selvaggia - Joe R. Lansdale (1990)

"<<A quanto pare il tuo amico non ci trova molto simpatici...>>
<<È vero, negli anni Sessanta non ha partecipato a nessun movimento tranne quello per schivare le pallottole, mentre cercava di evitare che gli sparassero nel culo in Vietnam>>"
Howard e Hap


TRAMA
Hap Collins negli anni sessanta è uno studente che, come tanti altri in quel periodo, vuole cambiare il mondo dedicandosi a varie forme di attivismo politico. Poi un giorno conosce Trudy Fawst, compagna d'università bellissima ed impegnata anch'essa nel movimento studentesco, i due si innamorano follemente e si sposano.
Poco dopo ad Hap arriva la fatidica chiamata di arruolamento per il Vietnam ed egli decide di rifiutarsi di partire, facendosi così arrestare.
Durante i diciotto mesi della sua detenzione però, accade che Trudy lo lascia per un altro, questo per Hap rappresenta il crollo definitivo di quegli ideali in cui aveva tanto creduto in modo forse un po' ingenuo ma sicuramente sincero. 
Hap volta così pagina ed incontra un nero di nome Leonard Pine, uno che in Vietnam c'è stato, ed è pure tornato a casa con un paio di medaglie al merito. Leonard ha un carattere un po' spigoloso ed è meglio non farlo arrabbiare, vista la sua capacità di gonfiare di botte energumeni grossi il doppio di lui.
Ah, poi c'è un'altra cosa: Leonard è omosessuale. Non è per nulla effeminato, anzi si può dire che è un vero macho, grande appassionato di armi e di arti marziali. Insomma è lontano anni luce dallo squallido e stucchevole stereotipo del gay tutto urletti e mossettine e quei pochi che hanno la pessima idea di infastidirlo o di insultarlo per via delle sue preferenze sessuali solitamente vincono un giro al pronto soccorso più vicino.
Hap e Leonard, pur essendo molto diversi sotto tanti aspetti, diventano inseparabili. Anzi, praticamente fratelli.
Passano così molti anni ed un pomeriggio mentre i due compagnoni si divertono a sparare al piattello chi è che si rifà viva? Trudy, ovviamente! È un po' invecchiata certo, ma non ha perso un briciolo del suo fascino tant'è che Hap, nonostante gli avvertimenti più o meno educati dell'amico, si ritrova vittima di una passione che credeva di essersi lasciato alle spalle.
Trudy però, che nel frattempo si è risposata con un certo Howard, approfitta dei sentimenti di Hap nei suoi confronti per chiedergli un grosso favore: ci sarebbe da recuperare il bottino di una rapina avvenuta diversi anni prima,  un milione di dollari nascosti in una barca affondata nello stesso fiume melmoso dove Hap andava a giocare da ragazzo, e che lui conosce alla perfezione.
La banda è formata oltre che da Trudy ed Howard, da altri due ex hippy; vale a dire un tizio un po' strambo di nome Chub e da Paco, un uomo enigmatico dal volto orribilmente sfigurato. Leonard intanto, coinvolto suo malgrado nell'affare in nome dell'amicizia fraterna, non è molto entusiasta della piega che ha preso la faccenda e non fa nulla per nasconderlo.
Prende il via in questo modo la caccia al tesoro più bislacca di tutti i tempi, messa in piedi da una banda che definire improvvisata è poco.
I patti sono chiari: una volta recuperato il malloppo, si divide il tutto in parti uguali e con quei soldi  ognuno è libero di fare ciò che preferisce. 
Non fa una grinza, se non fosse che forse ci potrebbe essere qualcuno più ingordo degli altri che non si accontenta della propria fetta, ed allora in quel caso potrebbero sorgere grossi problemi...

RECENSIONE
Una premessa: Joe R. Lansdale è uno dei miei autori preferiti di tutti i tempi quindi, se nel recensire un qualunque suo lavoro vi potrò sembrare fazioso o poco obiettivo non preoccupatevi, è proprio così. E adesso parliamo di questo romanzo.
Iniziano con questo primo episodio le mirabolanti avventure di Hap e Leonard, la più incredibile coppia di detective dilettanti che memoria d'uomo ricordi. 
Costantemente senza soldi, con lavori precari e situazioni sentimentali spesso complicate, ma legati da un sentimento di amicizia e rispetto reciproco formidabili, i due giovanotti (che per la cronaca al momento del loro debutto sono già entrati da un po' negli "anta") hanno fin dall'inizio tutte le caratteristiche di "magnifici perdenti" ai quali è pressochè impossibile non affezionarsi. Dei veri e propri antieroi che difficilmente ne combinano una giusta, ma che in un modo o nell'altro, riescono sempre a cavarsela.
Una stagione selvaggia è da molti considerato come l'episodio meno riuscito di tutto il ciclo di Hap e Leonard e in un certo senso devo ammettere che c'è del vero in questo giudizio.
Capiamoci meglio: il racconto non è affatto brutto ed anzi è di gran lunga superiore a moltissimi altri libri di genere, però diciamo che qui Lansdale sta ancora prendendo le misure, si sta scaldando in vista dei folgoranti capitoli successivi della coppia.
Il ritmo non manca, i dialoghi sono come al solito da incorniciare e lo spettacolo di Leonard che si diverte a "massacrare" gli ideali hippy a suon di battutacce al vetriolo è semplicemente impagabile.
Non mancano tuttavia nemmeno i consueti colpi di scena in stile Lansdale e la caratterizzazione dei personaggi è, neanche a dirlo, impeccabile.
L'unica magagna sta forse nella trama, non proprio originalissima, ma a questa mancanza l'autore riesce a sopperire con molto mestiere.
Se non avete mai letto nulla dello scrittore texano quindi, preparatevi ad essere spazzati via da un tornado di emozioni e di avventure che vi lascerà senza parole, i racconti del ciclo Hap e Leonard sono tutti così.
E pensate che il meglio deve ancora venire.

BF

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Una stagione selvaggia (Savage Season)
ed. Einaudi Stile Libero Noir
192 pag.
traduzione di Costanza Prinetti


mercoledì 25 settembre 2013

La figlia di un soldato non piange mai - Kaylie Jones (1990)

"<<Che razza di nome è Channe? Non riesco a farci l'abitudine. Non potevano chiamarti Betty, per esempio?>>.
<<Viene da Charlotte-Anne, il nome della sorella di mio padre. Morì prima che io nascessi.>>
<<Voi ricchi avete sempre dei nomi strani>>."
Keith e Channe

TRAMA
Quando Benôit entra nella sua vita, "in un giorno color giallo limone", Channe ha appena quattro anni, e l'idea di dover dividere di punto in bianco i suoi giocattoli ma soprattutto l'affetto dei suoi genitori e della tata Didi con un altro bambino non le piace affatto. Con lui instaura quindi fin da subito un rapporto conflittuale di amore-odio, gelosa di questo sconosciuto che non sa nemmeno parlare inglese, la lingua dei suoi genitori, e che l'ha strappata dall'unicità del meraviglioso mondo ovattato in cui viveva fino al momento dell'adozione del fratello.
Man mano che crescono, Channe e Benôit (che decide nel frattempo di farsi chiamare Billy) diventano sempre più diversi: lui si chiude in sè stesso, cercando di rinnegare il suo essere francese per dimenticare il trauma dell'abbandono, mentre lei cambia ragazzo di continuo.
Una volta adulti, le loro strade sembrano dividersi, fin quando l'improvvisa morte del padre li riavvicina, spingendoli a cercsre la verità sul passato di Billy nel diario scritto dalla sua giovane madre naturale e custodito fino ad allora dal genitore appena deceduto.

RECENSIONE
Questo terzo libro di Kaylie Jones, figlia del grande James Jones (La sottile linea rossa), è una semi-autobiografia straordinaria, che tratta argomenti non facili quali l'adozione, il complesso rapporto tra fratelli, i disagi adolescenziali.
Pur narrando momenti anche molto crudi, la Jones non cade mai nello scontato, nè nel volgare. Al contrario: essendo l'intera storia (o quasi) narrata in prima persona da Channe, al lettore viene spontaneo immedesimarsi in lei, e non vivrà quindi le sue turbolenze amorose come un mero abbandono alle pulsioni sessuali, ma come un tentativo di superare il complesso di Elettra trovando una figura maschile di riferimento con cui sostituire quella paterna, ai suoi occhi perduta con l'adozione di Billy.
Per i cinefili non posso mancare di segnalare l'adattamento cinematografico di James Ivory del 1998.

BW

Nella nostra libreria:
Kaylie Jones
La figlia di un soldato non piange mai (A Soldier's Daughter Never Cries)
ed. Garzanti
185 pag.
traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani