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mercoledì 2 luglio 2014

Enciclopedia dei Mostri Giapponesi - Shigeru Mizuki (1994)

"Siete sicuri di sapere quello che state facendo?
State per entrare in un mondo molto particolare, che non è né fiaba, né leggenda, e che ha piuttosto il sapore di un resoconto di fatti realmente accaduti di cui però non si hanno prove."
Andrea Baricordi

RECENSIONE
Può capitare a tutti in qualsiasi momento di trovarsi in Giappone e di imbattersi in un qualche mostro, spirito o demone, ma niente paura! L'Enciclopedia dei Mostri Giapponesi del mangaka Shigeru Mizuki, considerato uno dei maestri dell'arte del fumetto, è proprio ciò che fa per voi.
Come dice il titolo stesso, non si tratta di fiabe o racconti, ma di una vera e propria enciclopedia illustrata in cui l'autore ha raccolto un bestiario del soprannaturale relativo a folklore, religione, ma anche ad autentiche testimonianze di avvistamenti. Come spiega nell'introduzione anche Andrea Baricordi, curatore dell'adattamento testi e del glossario, "Mizuki è una guida discreta, e non cercherà né di fornirvi la spiegazione dei misteri, né di convicervi che queste creature esistono realmente. Mentre vi accompagnerà in questo viaggio, farà solo alcune congetture, invitandovi a tirare le vostre conclusioni da soli."
Sia che vi approcciate all'Enciclopedia leggendola per intero, come se fosse un saggio, sia che la utilizziate come volume da consultazione laddove vi capiti di imbattervi in un qualche essere soprannaturale (ad esempio, io ho trovato molto interessante approfondire alcune figure dell'immaginario di Miyazaki Hayao), essa è un'opera molto ben fatta, con un unico difetto: fate attenzione, perchè potreste partire col guardare una singola voce per poi trovarvi ore dopo ancora alle prese con questo libro, rapiti in un vortice di nomi fantastici (ed a volte impronunciabili).
Ogni creatura fantastica, nella propria scheda personale, oltre alla descrizione, ai riferimenti storici ed ad eventuali testimonianze, presenta un'illustrazione per mano dello stesso Mizuki, che contribuisce a rendere il lettore occidentale più partecipe e coinvolto in questa branca della cultura e delle tradizoni del Paese del Sol Levante.


BW

Nella nostra libreria:
Shigeru Mizuki
Enciclopedia dei Mostri Giapponesi (水木茂るしげるの日本妖怪めぐり - Mizuki Shigeru no Nihon Yōkai Meguri)
ed. Kappalab
504 pag.
traduzione di Keiko Ichiguchi (A-K) e Emilio Martini (M-Z)
illustrazioni di Mizuki Shigeru

 

venerdì 18 aprile 2014

Profondo thrilling - Dario Argento (1994)

"<<Lori, guarda chi c'è dentro quella macchina, lì dentro... ma fai svelta, senza farti notare.>>
<<Sì, biscottino.>>
Arnò e Lori, da "Il gatto a nove code"

RECENSIONE
Italia, anni Settanta. L'Italia degli anni di piombo, ma anche dell'apice di un genere cinematografico peculiare del Belpaese, che a distanza di decenni anche un grande regista come Quentin Tarantino continua a guardare come fonte di ispirazione e ad omaggiare: il cosiddetto thrilling, o giallo all'italiana.
Sulla scia delle opere di Mario Bava, attivo già negli anni Sessanta, nel 1970 l'allora trentenne Dario Argento fa uscire nelle sale cinematografiche il suo film d'esordio come regista: L'uccello dalle piume di cristallo.
Profondo thilling, il libro che vi proponiamo oggi, racchiude i romanzi che di fatto sono i soggetti di questo ed altri quattro tra i film più famosi del regista romano: Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio, Profondo rosso (quindi la cosiddetta Trilogia degli animali, o tetralogia se si considera il nome originale che doveva avere Profondo rosso, ovvero La tigre dai denti a sciabola) e Tenebre (il quale viene considerato dagli appassionati ed esperti del genere come l'ultimo thrilling della storia del cinema).
Cinque romanzi brevi quindi che probabilmente per un cinefilo non costituiscono una sorpresa, ma che può ugualmente apprezzare non tanto per la trama, che per l'appunto già conosce, quanto per l'accuratezza con cui sono stati scritti. Le storie infatti riportano fedelmente le scene, con descrizioni precise seppur mai noiose sia dell'ambiente sia degli stati d'animo dei protagonisti.
Al contrario chi dovesse imbattersi in questi racconti senza mai aver visto prima i film avrà anche la fortuna di potersi gustare cinque storie piene di suspance, di terrore e di abile strategia giallistica.
Profondo thrilling è dunque una piccola chicca che volevo segnalare, per quanto tema che al di fuori del mercato dell'usato o delle biblioteche sia di difficile reperimento. Se però avrete la fortuna di imbattervi in una copia di questo libro vi consiglio di non farvi scappare questa occasione e di gustarvi la sua lettura.

BW

Nella nostra libreria:
Dario Argento
Profondo thrilling
ed. Grandi Tascabili Economici Newton
355 pag.

martedì 8 aprile 2014

L'uomo che sorrideva - Henning Mankell (1994)

"Aveva ribaltato una decisione presa. Non poteva dire se fosse giusto o sbagliato. Ma ormai questo non aveva più importanza. 
Si chinò sulla scrivania, prese un block notes e scrisse due sole parole.
Sten Torstensson.
Wallander era tornato al lavoro." 
Henning Mankell


TRAMA
Il commissario Kurt Wallander, della polizia di Ystad, si trova ancora in congedo in seguito alle vicende raccontate nell'avventura precedente, risalenti ormai ad un anno prima, e sta seriamente pensando di lasciare definitivamente la polizia.
Durante un soggiorno a Skagen, nello Jutland, dove si reca periodicamente per cercare di combattere la depressione, viene raggiunto dall'amico avvocato Sten Torstensson, che gli chiede di indagare sull'incidente stradale nel quale ha perso la vita il padre Gustaf. Incidente che però presenta parecchie stranezze che fanno pensare a Sten che in realtà le cose siano andate in modo ben diverso da quello che sembrano.
Wallander non accetta, convinto che nella morte dell'anziano non vi sia nulla di sospetto ed anzi, qualche giorno dopo torna a Ystad con l'intenzione di dare le dimissioni. Poco dopo però viene messo al corrente di una notizia che cambia tutte le carte in tavola: qualcuno ha ucciso Sten, a colpi di pistola, nel suo ufficio.
Il commissario decide così di rientrare in azione per risolvere il caso.

RECENSIONE
Non so davvero che pensare di Henning Mankell: scrittore bravo a cogliere i risvolti malati della società o un lampante caso di sopravvalutazione?
Probabilmente la verità sta nel mezzo. L'autore svedese infatti, grazie soprattutto allo stile chiaro e lineare ed alle tematiche "impegnate" presenti nei suoi racconti, continua ad essere apprezzato da tantissimi lettori e, ok che questo non è automaticamente sinonimo di qualità, però qualcosa vorrà pur dire. 
D'altro canto non si può non rilevare che anche questa volta la trama fa acqua in più di un passaggio, con un finale ai confini della realtà e una serie di situazioni poco credibili.
In più, lo sviluppo dell'azione è davvero troppo, troppo lento. Decine e decine di pagine dedicate all'analisi introspettiva dei personaggi, in particolare Wallander, e ritmo a mio parere eccessivamente basso, ulteriormente appesantito da innumerevoli riflessioni psicologiche che a volte sembrano buttate lì un po' a casaccio e che mancano decisamente di originalità.
Sono troppo severo? Per carità, può essere benissimo che sia così, non ho la pretesa di avere la verità in mano, sto semplicemente dando il mio punto di vista su questo libro.
Forse Mankell dovrebbe scrivere un po' meno, credo che per lui il ritmo di un romanzo all'anno o quasi sia troppo elevato, tant'è che leggendo L'uomo che sorrideva ho avvertito un'impressione generale di spossatezza e di mancanza di idee quasi palpabile. 
Peccato, perchè in alcuni precedenti episodi come I cani di Riga ha dimostrato invece di saper imbastire molto bene una trama coinvolgente e con buoni colpi di scena. Cosa che purtroppo non si può proprio dire di questo racconto.

BF


Nella nostra libreria:
Henning Mankell
L'uomo che sorrideva (Mannen som log)
382 pag.
ed. Marsilio
traduzione di Giorgio Puleo












sabato 15 marzo 2014

Acid House - Irvine Welsh (1994)

"Ti fa male, Euan. Oh, cazzo, è una cosa che ti sventra. C'è solo l'ero che ti può togliere il dolore. Posso farci un tubo. Io sono morta dentro. Non puoi capire... nessun uomo può capirlo. Hanno ucciso una parte di me, Euan... la migliore."
Ange, da 'Stoke Newington Blues'

RECENSIONE 
Ventuno racconti alcuni dei quali già pubblicati precedentemente su alcune riviste e fanzines, compongono questa antologia, la prima, di Irvine Welsh.
Che, sebbene all'epoca di uscita della suddetta raccolta fosse ancora semisconosciuto, ci mostra uno scrittore già formato e veramente in stato di grazia. La media qualitativa qui infatti è altissima: tolti un paio di episodi che non mi sono piaciuti proprio, il resto di questo libro è roba davvero da leccarsi i baffi, con almeno sei-sette momenti di grandissima narrativa welshiana.
Lo scenario è spesso quello dei rioni e dei caseggiati popolari di Edimburgo nei quali l'autore è cresciuto, lo stile è già lo stesso che i suoi fan impareranno ad apprezzare in seguito; selvaggio, scatenato, fulminante e terribilmente diretto. E, ciliegina (marcia) sulla torta (andata a male), un umorismo feroce, corrosivo e beffardo.
Ed ecco così che da questi presupposti non può che nascere una bellissima storia d'amore "malato", di emarginazione e solitudine ambientata ad Amsterdam, come è ad esempio Eurotrash, oppure la folle, allucinata cavalcata dal titolo La causa del Granton Star. Insieme a Dove i rifiuti incontrano il mare, Tenerone, I due filosofi e la conclusiva, splendida, Acid House che dà anche il titolo alla raccolta, rappresentano a mio parere l'apice narrativo non solo di questo lavoro, ma credo che in generale siano da annoverare tra le cose migliori mai scritte dal bad boy della letteratura britannica.
Assolutamente doveroso poi sottolineare la bellezza di un racconto che magari può risultare un po' alieno dal contesto ma, secondo me, stupendo. L'ultima vacanza infatti narra con una delicatezza ed una malinconia che solo i grandi scrittori riescono a rendere la storia di un anziano vedovo che decide di andare in crociera sulla stessa nave a bordo della quale l'amata moglie si è suicidata, esattamente un anno prima. Un gioiello estremamente commovente e di grande impatto emotivo, dedicato a tutti quelli che reputano lo scrittore scozzese incapace di trattare temi che non siano la droga, i rave, il sesso sfrenato o il futbal.
Da Acid House inoltre è stato tratto un film omonimo nel 1998, che ritengo carino ma niente di più. Se per caso l'avete visto e vi è piaciuto, datemi retta: leggete il libro perchè è mille volte meglio.
Ancora una volta infine, un grosso plauso a colui che ha tradotto la maggior parte della bibliografia di Welsh uscita in Italia e cioè Massimo Bocchiola, il quale anche in questa occasione si dimostra abilissimo a trasporre l'ostico gergo della working class scozzese in un italiano imbastardito ma molto chiaro ed accessibile a tutti, inventandosi anche alcuni termini a dir poco geniali.
Da parte mia quindi, libro superconsigliato. Avanti dunque, che aspettate? Come direbbe lo stesso Irvine: "Compratelo, fatevelo prestare o rubatelo!"

BF


Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
Acid House (The Acid House)
ed. Guanda Editore
199 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola





venerdì 20 dicembre 2013

Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi (1994)

"La filosofia sembra che si occupi solo delle verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità"
Il dottor Pereira, citando suo zio

TRAMA
Il dottor Pereira è un uomo di mezza età, di origini ebraiche (come si evince dal nome) nonostante sia un fervente cattolico, vedovo ormai da tempo, che dopo trent'anni da cronista è appena stato incaricato di dirigere la pagina culturale del Lisbona, un neonato quotidiano del pomeriggio, apolitico e dalla chiara impronta cattolica.
Ma come può Pereira dirigere una pagina, se è l'unico ad occuparsene? Decide così di contattare un giovane neolaureato, Francesco Monteiro Rossi, di cui ha letto uno stralcio della tesi di laurea su di una rivista.
Fin da subito però Pereira scopre che in realtà Monteiro Rossi non è quel brillante filosofo che credeva, non solo: ha anche ammesso di aver copiato gran parte della tesi.
Pereira però inspiegabilmente decide di dare una chance al ragazzo che potrebbe essere il figlio che non ha mai avuto e del quale conosce anche la fidanzata, Marta, un'attivista politica di opposizione al regime di Salazar.
Da quel momento la vita di Pereira cambia rapidamente, comincia a porsi domande su cosa stia effettivamente accadendo nel mondo e a percepire che quel tranquillo lavoro da redattore in un paese come il Portogallo dell'agosto 1938 gli stia effettivamente molto stretto, al limite del soffocante.

RECENSIONE
Confesso che quando ho iniziato a leggere Sostiene Pereira non solo ero un po' prevenuta (mi immaginavo che fosse un vero e proprio mattone), ma non ero nemmeno assolutamente informata sui contenuti del romanzo.
È stata così una piacevolissima sorpresa scoprire che invece si tratta di un libro molto scorrevole, grazie soprattutto all'abile uso che Tabucchi fa della ripetizione continua del nome del protagonista, spesso anticipata da verbi come "disse" o, appunto, "sostiene". Questo uso della narrazione in cui chi racconta la storia non è il classico narratore in terza persona, ma qualcuno che riporta a sua volta la testimonianza di Pereira, può far pensare (o almeno, io non ho potuto evitare di farlo) che si tratti di un poliziotto che sta rileggendo la confessione rilasciata dal giornalista al commissariato. Ma a me è venuta in mente anche una seconda ipotesi: che il narratore non sia il frutto di una situazione negativa, bensì la moglie (o il ritratto di essa); perchè Pereira è un uomo solo, con nessuno con cui parlare, e così ha l'abitudine di raccontare tutti i suoi pensieri alla fotografia della defunta consorte.
Sostiene Pereira è un libro sulla letteratura, sulla storia, sulla politica, sulla religione e sulla filosofia. In appena 186 pagine (191 se considerate la postfazione dell'autore, in cui spiega la genesi di Pereira) Tabucchi esplora tutti questi argomenti, senza mai arrivare ad annoiarci, anzi, da parte mia ho sentito solleticata la mia curiosità nell'approfondire alcuni di questi aspetti.
Un libro recente che è però già un classico della letteratura contemporanea, vincitore del Premio Campiello, che sicuramente si è aggiudicato a pieno titolo un posto nella nostra libreria.

BW

Nella nostra libreria:
Antonio Tabucchi
Sostiene Pereira. Una testimonianza
ed. La Biblioteca di Repubblica
191 pag.

    
 

martedì 19 novembre 2013

Il vizio dell'agnello - Andrea G. Pinketts (1994)

"È il vizio dell'agnello. Ha in mente il proverbio 'Il lupo perde il pelo ma non il vizio'? Ecco, è il contrario. Mi spiego: in genere è facile accostare ai lupi vizi e cattiverie, ma forse è solo fame. Invece il vizio dell'agnello è più subdolo perchè nascosto, inimmaginabile per la mansuetudine dell'animale, per l'innocenza del bambino colpevole. Ecco, la cattiveria dei bambini è il vizio dell'agnello."
Dottor Totem, specialista in tabù


TRAMA
Lazzaro Santandrea, non avendo ancora deciso cosa fare "da grande", ammazza il tempo giocando a fare lo psicologo sotto lo pseudonimo di Dottor Totem e ricevendo i pazienti in uno studio ricavato nell'appartamento milanese della nonna.
Qui si presenta un giorno una coppia di coniugi novantenni che chiedono un aiuto all'esimio Dottor Totem specialista in tabù. La loro figlia Branka infatti, insignita un tempo del prestigioso premio "Angiolotta di bontà" come bambina più buona dell'anno, ora sta cominciando a comportarsi in modo preoccupante. E' maleducata, fa dispetti alle altre bambine, insulta i genitori e di recente ha iniziato anche ad avvelenare i piccioni in Piazza del Duomo. Lazzaro decide dunque di incontrare Branka e quello che gli si presenta davanti è uno spettacolo che va oltre il grottesco: Branka ha circa sessant'anni, ma si veste e si atteggia come una bambina delle elementari ed effettivamente, come si scoprirà in seguito, il premio di bontà vinto come bambina modello risale al lontano 1939!
Parlando con lei Lazzaro scopre che ora Branka sta cominciando a stancarsi di avvelenare i piccioni e sta pensando seriamente di passare agli esseri umani, diventando a tutti gli effetti una serial killer. Branka va quindi assolutamente fermata prima che accada l'irreparabile. Ma non sarà affatto facile e con il prezioso aiuto di Duilio Pogliaghi, alias Pogo il Dritto, taxista dalle geniali intuizioni il cui motto è: "Non diciamo cazzate" ed Antonello Caroli, attore fallito e perennemente depresso, Lazzaro si dedicherà a questo caso inquietante con la consueta dose di incoscienza e di sprezzo del pericolo.

RECENSIONE
Scritto con il solito stile di Pinketts funambolico e divertentissimo, Il vizio dell'agnello rappresenta la seconda fatica letteraria dell'estroso autore milanese, ed è un altro libro grandioso.
Sullo sfondo di una Milano visionaria della fine degli anni ottanta, si svolge questa storia che assume ben presto i contorni dell'assurdo più che del giallo. Personaggi splendidi, vicende surreali e una trama scarna ed essenziale contribuiscono a rendere davvero irresistibile questo romanzo. E poi c'è la nota abilità di Pinketts nel trastullarsi con la lingua italiana, con le sue parole ed i suoi modi di dire, buttati in una centrifuga impazzita e rimescolati a seconda delle proprie necessità.
Un libro che forse è un po' riduttivo definire noir, per quanto in effetti siano presenti alcuni elementi tipici di questo genere, ma che tende soprattutto a raccontare le mirabolanti scorribande di Lazzaro e della sua improbabile ciurma in una città che, in quegli anni, è stata veramente per un po' al centro del mondo, prima di una rovinosa caduta.
Probabilmente un gradino sotto all'esaltante Lazzaro, vieni fuori, trovo che Il vizio dell'agnello sia in ogni caso un buonissimo romanzo estremamente coinvolgente e senza dubbio consigliatissimo. Assolutamente da leggere, anzi, da divorare.

BF

Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Il vizio dell'agnello
ed. Universale Economica Feltrinelli
235 pag.


 





mercoledì 23 ottobre 2013

Novecento - Alessandro Baricco (1994)

"<<Lei è quello che ha inventato il jazz, vero?>>
<<Già. E tu sei quello che suona solo se ha l'Oceano sotto il culo, vero?>>"
Novecento e Jelly Roll Morton

TRAMA
Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento ha trascorso tutta la vita sul transatlantico Virginian, e quando dico tutta la vita intendo proprio tutta. Egli infatti è nato sulla nave, e quando essa ha attraccato nel porto di Boston è stato abbandonato dalla madre, che lo ha lasciato sul pianoforte del salone della prima classe.
Viene accolto dall'equipaggio come uno di loro, e quando il bimbo ha otto anni si scopre dotato di un incredibile talento nel suonare il pianoforte. E così, da allora, entra a tutti gli effetti a far parte della Atlantic Jazz Band.
Nel 1927 anche il trombettista Tim Tooney viene assunto come membro della band. Ed è allora che il musicista, che è il narratore del monologo, conosce Novecento. Questo incontro cambierà la sua vita ed il suo modo di vedere il mondo, tanto da spingerlo a raccontarci la straordinaria Leggenda del Pianista sull'Oceano.

RECENSIONE
Bisogna riconoscere che Baricco sa fare bene il suo mestiere. Sta descrivendo una scena qualunque, e poi, all'improvviso, fran, butta lì quelle due o tre parole che la rendono poetica e meravigliosa.
Devo confessare che Novecento non è il primo libro dello scrittore torinese che ho letto, ma il secondo. Il primo è stato Seta, che non posso dire che non mi sia piaciuto, anzi. Il libro è scritto molto bene. Ma, forse sarò tonta, non l'ho capito. Non ho capito che senso abbia, o cosa significasse, o dove volesse andare a parare.
Così ho deciso di accantonarlo momentaneamente per riprovare a leggerlo più avanti.
Novecento invece è partito avvantaggiato, avendo io visto più volte il meraviglioso film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull'oceano; così, quando in libreria stavo curiosando alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere e mi si è presentato davanti, non mi sono fatta scoraggiare dalla mia esperienza precedente e l'ho acquistato.
Come potete indovinare dal fatto che ne sto parlando, la seconda volta è andata bene. Il monologo, che si legge tranquillamente in meno di un'ora, contiene tutti gli elementi di cui sono fatti i sogni: il viaggio, la musica, la speranza nel futuro e la forza dell'amicizia.
Se avete visto il film, non potete aspettarvi nulla di diverso: Tornatore è stato bravissimo e molto intelligente utilizzando alla lettera ciò che di fatto era già in partenza una sceneggiatura, ed il Maestro Morricone è riuscito a comporre la musica di Novecento, sia quella con "solo le note normali", sia quella con "quelle sue, che normali non erano".
Una storia da leggere prima di andare a dormire, per addormentarsi col brillìo della luna riflessa nel mare negli occhi.

BW

Nella nostra libreria:
Alessandro Baricco
Novecento
ed. Universale Economica Feltrinelli
62 pag.

    

venerdì 18 ottobre 2013

Mucho Mojo - Joe R. Lansdale (1994)

"La casa era calda e lercia, il caminetto era pieno di sporcizia, e ovunque c'erano grandi matasse di ragnatele. Al nostro passaggio, la polvere si alzava e volteggiava nella luce che colava tra i pesanti tendaggi delle finestre, e c'era un puzzo di stantio che veniva da un sacco di cose. Una, ne ero certo, era zio Chester in persona."
Hap Collins

 
TRAMA
In una mattina di luglio sotto il sole cocente del Texas, nel vivaio di rose  presso cui ha trovato lavoro (al solito precario) Hap Collins, si presenta l'amico Leonard chiedendo di poter parlare con lui.
Chester Pine, lo zio di Leonard, è morto, quindi i due si recano insieme a comprare gli abiti per il funerale dopodichè, durante una bevuta consolatoria, Leonard confessa che anche se zio Chester non approvava affatto il suo stile di vita, in fondo gli era molto affezionato, essendo stato per lui quasi come un padre.
Dopo la cerimonia funebre Florida Grange, una giovane avvocatessa di colore alla cui bellezza Hap fin da subito non è affatto immune, comunica a Leonard che il defunto zio lo ha citato nel testamento, pertanto egli deve presentarsi nel suo studio il giorno dopo per conoscere in cosa consiste il lascito.
Zio Chester lascia in eredità al nipote la sua vecchia casa diroccata, la stessa in cui Leonard da ragazzo ha trascorso molto tempo, oltre ad una bella somma di denaro e ad una busta contenente tantissimi buoni omaggio validi per alcuni ristoranti e fast food della zona.
La casa, che si trova nel quartiere più malfamato della città, ha decisamente bisogno di ristrutturazioni, così Leonard convince Hap a dargli una mano nei lavori necessari per renderla di nuovo confortevole per poi eventualmente venderla ad un prezzo maggiore.
I due amici si mettono sotto di buona lena e, dopo aver fatto conoscenza con l'anziana invalida MeMaw Carter, adorabile vicina di casa che si sdebita con loro per alcune gentilezze nei suoi confronti preparandogli squisite torte di mele, trovano anche il tempo di litigare con una banda di spacciatori di crack che occupano la casa di fronte.
Ma un giorno fanno un'agghiacciante scoperta: sotto le assi della cantina trovano infatti lo scheletro di un bambino rinchiuso in un baule. Dentro il baule sono presenti anche diverse riviste pedopornografiche.
Immediatamente Hap e Leonard avvertono la polizia, che si presenta da loro nella persona del tenente Marvin Hanson e dal suo vice Charlie Blank e vengono a conoscenza del fatto che da qualche tempo ogni anno, nel mese di agosto, nel quartiere scompare un bambino di colore, solitamente figlio illegittimo di una qualche prostituta della zona. Zio Chester si era presentato più volte a denunciare i fatti ma il capo della polizia locale però, aveva sempre fatto in modo di non approfondire troppo questi avvenimenti, in considerazione del fatto che avvenivano tutti nella zona definita "marcia" della città.
Nel frattempo, dopo che dalla cantina di casa Pine spuntano purtroppo altri scheletri di bambini, l'improvvisata coppia di detective ritrova il cadavere di un amico di zio Chester all'interno di un furgoncino affondato in uno stagno. Le indagini intanto proseguono e quello che si incomincia a delineare è un quadro davvero terribile, che pare coinvolgere diversi membri "insospettabili" della comunità.

RECENSIONE
Seconda avventura per Hap e Leonard e, mentre per il precedente Una stagione selvaggia abbiamo parlato di libro bello, ma non eccezionale, bisogna subito dire che per quanto riguarda Mucho Mojo invece, siamo assolutamente in "zona-capolavoro".
La trama infatti è molto più articolata rispetto a quella del suo predecessore, e forse anche in virtù del tema trattato, molto più "nera". La scrittura di Lansdale è il consueto cocktail di azione, colpi di scena e dialoghi memorabili e la caratterizzazione dei personaggi, incredibilmente convincente. 
Preferisco quindi non dilungarmi eccessivamente su questo lavoro,  anche perchè c'è poco da dire senza incappare nel rischio spoiler. Questo è uno di quei libri che, una volta aperti, non ti lasciano più andare e ti trascinano fino alla fine senza che tu, caro lettore, riesca a separartene per più di qualche ora. Se non vi fidate delle mie parole, ritenendole magari esagerate, lasciate almeno che vi dica che le persone alle quali ho prestato Mucho Mojo, TUTTE mi hanno detto che si tratta di un libro splendido.
Non sarebbe forse il caso di dargli una possibilità?

BF

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Mucho Mojo (Mucho Mojo)
ed. Einaudi Stile Libero Noir
278 pag.
traduzione di Vittorio Curtoni








martedì 15 ottobre 2013

Bubba Ho-Tep - Joe R. Lansdale (1994)







  
(Il Faraone fa i pompini agli asini.
Cleopatra è una sporcacciona.)"
Bubba Ho-Tep 

TRAMA
Cosa ci fa Elvis Presley in un ospizio? Semplice: ormai è vecchio, e non può più nascondersi per il mondo dopo la morte del suo sosia,  ingaggiato anni addietro quando The King aveva deciso di abbandonare la vita frenetica dello spettacolo. Ma, ahimè!, il destino è beffardo, e quando cerca di convincere le infermiere che non è un vecchio qualunque di nome Sebastian Haff ma nientepopodimeno che The Pelvis, queste lo deridono. In fondo nella stessa struttura, oltre a lui, ci sono altre "celebrità": un Mr. Dillinger ed addirittura un Presidente Kennedy nero che sostiene di essere stato solo ferito e che il suo cervello è alla Casa Bianca collegato alla batteria, e fintanto che essa funziona lui può andare in giro senza problemi.
Come se questa situazione non fosse già abbastanza assurda, ci si mette anche lo spirito del Faraone Egizio Ho-Tep, uscito dalla mummia che lo conteneva mentre faceva un Tour degli Stati Uniti. Ho-Tep, per mantenersi "vivo", è costretto a succhiare le anime dalla gente, e la Casa di Riposo di Shady Grove è diventato il suo ristorante preferito. Certo, il "cibo" è vecchio e poco nutriente, tanto che basta appena per una notte, ma d'altra parte è anche bello abbondante, e se anche i vecchi cominciano a morire uno dopo l'altro, chi se ne accorge? In fondo sono vecchi...
Ma Elvis "Sebastian" Presley e John "Jack" Kennedy sono più che determinati a non farsi succhiare l'anima, e così cominciano una vera e propria avventura tra l'archeologico e il western.

RECENSIONE
Breve romanzo dello scrittore texano Joe R. Lansdale, Bubba Ho-Tep è in assoluto, a mio modesto parere, uno dei più divertenti e brillanti, anche se forse è uno dei meno conosciuti, almeno in Italia. La trama potrebbe sembrare assurda, ma al solito Lansdale è riuscito a rendere il tutto perfettamente funzionante. I personaggi sono caratterizzati magnificamente, ed alla storia principale si intrecciano i ricordi ed i rimpianti del vecchio Elvis, mescolando ilarità, horror e tristezza/nostalgia.
Insomma, anche stavolta lo scrittore del Texas orientale ha fatto centro, tanto che il libro è diventato anche un film (molto spassoso e fedele all'originale) con Bruce Campbell (il protagonista della trilogia de La casa di Sam Raimi) nei panni del Re del Rock.
Un romanzo consigliato a chi ama l'horror, o l'antico Egitto, o Elvis, o i libri divertenti... insomma, direi a tutti!


BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Bubba Ho-Tep (Bubba Ho-Tep)
ed. Addictions
78 pag.
traduzione di Seba Pezzani

lunedì 16 settembre 2013

Pulp. Una storia del XX secolo - Charles Bukowski (1994)

"Dopo un minuto e 45 secondi mi alzai e allora il tipo si alzò anche lui e si avvicinò al mio tavolo. Controllai la fondina. C'era. Nascosta. La migliore erezione che possa avere un uomo."
Nick Belane

TRAMA
Los Angeles. Anni '90. Nick Belane è un investigatore privato decisamente male in arnese: non più giovanissimo, squattrinato, sovrappeso, amante dei bar e degli ippodromi nei quali puntualmente sperpera i pochi dollari che guadagna.
Ciononostante si considera "il più dritto di L.A.", e per una volta la fortuna sembra bussare alla sua porta quando viene ingaggiato da una certa Signora Morte che, dietro cospicuo compenso, lo incarica di ritrovare Céline, il noto scrittore francese che tutti credono morto.
Quando poi in breve tempo nel suo studio si presenta una serie di personaggi incredibili che gli affidano le indagini più assurde la storia si riempie di situazioni al limite del surreale che lasciano spazio a vicende allucinanti, dialoghi esilaranti, mariti cornuti, litigi con baristi, sexy aliene ed altro ancora, fino al catastrofico finale.

RECENSIONE
Nella sua ultima opera (pubblicata postuma) Charles Bukowski si sbizzarrisce sui temi che ama di più: le donne, l'alcool, la sua peculiare filosofia di vita da frequentatore dei bassifondi.
Un personalissimo omaggio al cinema noir da parte di uno scrittore che da sempre è sfuggito ad ogni tipo di definizione. Una sorta di Pulp Fiction dei derelitti in cui esce alla grande tutto il genio narrativo del vecchio Buk.
Un libro che ho sempre consigliato a chiunque.

BF

Nella nostra libreria:
Charles Bukowski
Pulp. Una storia del XX secolo (Pulp)
ed. UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI
182 pag.
traduzione di Luigi Schenoni