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mercoledì 19 febbraio 2014

Herbert West, rianimatore - Howard Phillips Lovecraft (1922)

"Per diciassette anni, dopo quella notte, West si sarebbe guardato furtivamente alle spalle e sarebbe stato ossessionato da passi immaginari che risuonavano dietro di lui."
Howard Phillips Lovecraft, da 'Dalle tenebre'


RECENSIONE
Nel 1922 la neonata rivista amatoriale Home Brew commissiona ad H.P. Lovecraft un piccolo serial horror, sei episodi indipendenti ma imperniati sullo stesso protagonista.
É la prima volta che Lovecraft viene pagato per un suo scritto, circa cinque dollari a puntata, ed in lui prende forma fin da subito un sentimento a dir poco contradditorio. Se da una parte infatti, egli è estremamente felice in quanto inizia quasi a sentirsi uno scrittore "professionista", dall'altro insiste ad affermare convinto che è pressochè impossibile creare un'opera su ordinazione.
Su queste basi decisamente schizoidi nasce quindi la storia di Herbert West, timido e riservato studente di medicina, che riesce ad inventare uno speciale siero in grado di riportare in vita i defunti.
L'unica incognita è rappresentata dal fatto che gli esperimenti sono stati condotti esclusivamente su cavie non umane come ad esempio il gatto della fidanzata dell'aiutante di Herbert, o altri piccoli animali come i porcellini d'India.
Ben presto però Herbert West passerà a testare la propria sensazionale scoperta anche su cadaveri di esseri umani e qui, come si può ben immaginare, inizieranno i problemi...
Malgrado Lovecraft lo considerasse una sorta di  "hack work", ossia una cosa che si fa solo per soldi, Herbert West, rianimatore è un considerevole esempio della grande abilità dell'autore di Providence di creare personaggi totalmente sconcertanti, come avviene in questo caso con il protagonista.
Quella di Lovecraft è inoltre un'opera totalmente di rottura ed in un certo senso anche innovativa sul tema degli zombi, in quanto all'epoca tutte le storie incentrate su quest'argomento si basavano sulle credenze e sui rituali tipici del voodoo, mentre qui i morti vengono fatti risorgere attraverso un processo chimico.
Scritto nel peculiare stile morboso ed ossessivo che hanno reso celebre il suo autore, Herbert West, rianimatore è un percorso allucinante di un uomo che, non rassegnandosi alla morte, cerca in ogni modo di superare le barriere imposte dalla natura. Vecchio clichè della letteratura di genere fin dai tempi di Mary Shelley questo, per carità, ma quello che sorprende in questi sei episodi è il modo del tutto straordinario in cui esso viene rielaborato. Quando poi, nella narrazione degli eventi, si giunge al punto in cui il protagonista decide di iniziare a sperimentare il siero su corpi umani ancora freschi, le vicende si fanno oltremodo spaventose ed agghiaccianti e si arriva a toccare con mano il vero terrore.
Le sei puntate, tutte quante pubblicate nel 1922, sono caratterizzate da una progressiva discesa negli abissi dell'orrore e della follia e nel corso degli anni sono anche state fatte oggetto di vari adattamenti, dai film fino ai fumetti. Tutto ciò non fa altro che testimoniare la grande influenza culturale che questo racconto, nato quasi per scherzo ed inizialmente snobbato, ha avuto su tantissime altre forme d'arte.
I sei episodi, in origine dati alle stampe separatamente, sono nell'ordine:

I.   Dalle tenebre (From the Dark)
II.  Il demone della pestilenza (The Plague Demon)
III. Sei spari al chiaro di luna (Six Shots by Moonlight)
IV.  L'urlo del morto (The Scream of the Dead)
V.   L'orrore dalle ombre (The Horror from the Shadows)
VI.  Legioni della tomba (The Tomb-Legions)

BF


Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1897-1922"
Herbert West, rianimatore (Herbert West, Reanimator)
ed. Oscar Mondadori
30 di 355 pag.
traduzione di Giuseppe Lippi 







giovedì 9 gennaio 2014

Siddharta - Hermann Hesse (1922)

"Tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere.
Ma egli, Siddharta, a sé stesso non procurava piacere, non era di gioia a sé stesso."
Herman Hesse

TRAMA
India, VI secolo a.C.; il giovane Siddharta, figlio di un Brahmino, è amato e benvoluto da tutti, ma ciononostante non riesce a trovare il suo Io, e di conseguenza il nirvana.
Accompagnato dall'amico fraterno Govinda, suo più grande ammiratore, lascia la casa paterna per unirsi agli eremiti Samana. I due ragazzi trascorrono alcuni anni con essi, in assoluta povertà, apprendendo le arti del digiuno, dell'attesa e della pazienza. Ma un giorno giunge alle loro orecchie la notizia dell'apparizione del Buddha, e i due decidono di recarsi presso di lui per ascoltare la sua dottrina. Entrambi ne rimangono molto colpiti, ma mentre Govinda decide di unirsi ai seguaci del saggio, al contrario Siddharta sente di non aver ancora trovato ciò che cercava, e perciò, dopo averne parlato con lo stesso Buddha e con l'amico d'infanzia, prosegue per la sua strada.
Continuerà così la ricerca del giovane verso il suo Io al fine di raggiungere il tanto agognato nirvana e l'armonia con l'universo.

RECENSIONE
Lessi Siddharta diversi anni fa, quando frequentavo ancora le superiori, e ricordo di averlo trovato molto bello. Poi però, come spesso succede con i libri, l'avevo riposto nella mia libreria e ne avevo accantonato il ricordo. L'altro giorno, mentre cercavo qualcosa da recensire, mi è balzato davanti agli occhi. Di esso avevo solo il ricordo delle sensazioni che mi aveva lasciato, un senso di pace, di riflessione e di introspezione.
Ma, dal momento in cui era tutto ciò che mi era rimasto in memoria, l'ho riletto. Le sensazioni sono sempre le stesse, lo confermo. Ciò che è cambiato nel mio rapporto con questo libro sono proprio io. Da adoloscente sono diventata adulta e così è venuta a mancare l'identificazione col protagonista, che solo un ragazzo (o una ragazza) in fase di crescita può provare pienamente.
Al di là delle impressioni personali, il romanzo è stranissimo, unico nel suo genere. Per capire il perchè, occorre contestualizzarlo: Siddharta è stato scritto nel 1922, in piena epoca prenazista, dal tedesco Hermann Hesse; eppure lo stesso autore definisce la sua opera "poema indiano", ed effettivamente parrebbe proprio scritto nel paese asiatico. Il solo dubbio che potrebbe venire, non conoscendone la genesi, è che sia la creazione di uno studente di Berkeley del '69 (non a caso era considerato un libro manifesto del movimento hippy).
Ancora più grande è stata dunque l'abilità di Hesse, premio Nobel nel 1946: è riuscito ad ideare un romanzo senza tempo nè luogo, un capolavoro della letteratura mondiale che riesce a far sentire affine un ragazzino del XXI secolo con uno del VI secolo avanti Cristo.

BW

Nella nostra libreria: 
Hermann Hesse
Siddharta (Siddharta)
ed. Adelphi
197 pag.
traduzione di Massimo Mila