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martedì 17 giugno 2014

Un gioco da bambini - J.G. Ballard (1988)

"In una società totalmente sana, l'unica libertà è la follia."
Dr. Richard Greville

TRAMA
Nella mattinata del 25 giugno 1988 viene fatta una macabra e terribile scoperta: all'interno del "Pangbourne Village", un esclusivo complesso residenziale a pochi chilometri da Londra, è avvenuta una strage: tutti i suoi residenti, compresi i domestici, gli autisti ed i sorveglianti sono stati brutalmente assassinati ed i figli delle famiglie residenti, tredici ragazzi tra gli otto e i diciassette anni di età, misteriosamente scomparsi senza lasciare traccia. Abitato da ricche e stimate famiglie di professionisti, questo residence si caratterizza, oltre che per essere fornito di ogni comfort possibile ed immaginabile, anche per un continuo sistema di sorveglianza che ne fa una specie di Grande Fratello in pieno stile orwelliano. Infatti, in ogni stanza dei costosissimi alloggi, è presente una telecamera a circuito chiuso collegata con il gabbiotto della vigilanza, e lo stesso avviene per tutti i computer presenti all'interno dalla struttura. 
Inoltre, come se si trattasse di un mondo a sè stante, il complesso si caratterizza per come viene gestita la vita delle agiatissime famiglie che ne fanno parte. I genitori, che partecipano attivamente alle iniziative sportive o culturali insieme ai figli, discutono democraticamente ed organizzano con entusiasmo ogni tipo di attività ricreativa, mentre i ragazzi, vengono costantemente incoraggiati a dare il loro massimo, crescendo in un contesto idilliaco e pensato appositamente per soddisfare al meglio ogni loro aspirazione o desiderio.
Alla luce di questo, appare così ancora più stridente il contrasto con ciò che è avvenuto, e la polizia inizia da subito a battere le piste più disparate, che vanno dall'attentato ad opera di una cellula terroristica, alla setta di fanatici religiosi in stile "Manson Family". 
E l'intera opinione pubblica, dal momento che naturalmente la vicenda viene immediatamente data in pasto a tutti i mass media nazionali, è ora sconvolta e terrorizzata al pensiero della sorte dei ragazzi, finiti nelle mani degli autori di un così feroce massacro. 
Lo psichiatra Richard Greville, al quale la polizia si è rivolta per una consulenza, intuisce però che molte cose non tornano, e si fa strada in lui l'idea che i fatti non siano andati come sembrano, prospettando uno scenario terribilmente inquietante.

RECENSIONE
Il mio personale rapporto con Ballard non era iniziato sotto i migliori auspici, visto che il primo romanzo che avevo letto dello scrittore inglese era stato il mediocre e noioso Cocaine Nights. Dopodichè mi sono imbattuto in altri tre suoi lavori, letti tutti in ordine sparso, e devo dire che mi sono piaciuti moltissimo. 
L'ultimo della serie è questo romanzo breve intitolato Un gioco da bambini, che riprende alcuni temi già presenti anche nelle altre opere e che a questo punto penso siano peculiari dell'universo ballardiano. Uno di questi, ed è quello che salta subito all'occhio, è la predilezione dello scrittore nativo di Shangai per i microcosmi volutamente autoisolati e dove vigono leggi ed usanze completamente estranee al mondo esterno. Tutto questo risulta palese nello splendido e brutale Il condominio, oppure nell'ambiguo villaggio vacanze sulla costa spagnola nel quale si svolgono gli eventi di Cocaine Nights.
In Un gioco da bambini l'azione si sposta in un questo sfavillante residence, che rappresenta sì un luogo paradisiaco ma che, al tempo stesso, dà al lettore la forte sensazione di trovarsi all'interno di una prigione. Dorata finchè si vuole, ma pur sempre una prigione. 
Il libro è avvincente, molto scorrevole e si presta ad una lettura piuttosto rapida, i personaggi se vogliamo non sono stati approfonditi come probabilmente avrebbero meritato, ma nel complesso Un gioco da bambini ritengo che sia un buonissimo esempio di thriller che, nonostante la sua brevità forse un po' eccessiva, possiede una forza ed un magnetismo tali da far sì che lo si legga davvero tutto in un fiato. 
Tirata d'orecchie finale per chi ha curato l'edizione Feltrinelli che ho tra le mani: ma era proprio necessario il gigantesco spoiler in quarta di copertina? D'accordo che il vero responsabile di tutto viene più o meno scoperto a pagina 45, ma considerando che l'intero volume di pagine ne conta appena 92, spiattellare tutto lì in bella mostra (tra l'altro a caratteri piuttosto grossi) significa buttare malamente alle ortiche una buona metà della storia. Ripeto: era proprio indispensabile un colpo di genio del genere? 
A volte mi domando seriamente se i libri qualcuno li legga anche, prima di pubblicarli...

BF

Nella nostra libreria: 
J.G. Ballard
Un gioco da bambini (Running Wild)
ed. Universale Economica Feltrinelli
92 pag.
traduzione di Franca Castellenghi Piazza




domenica 8 giugno 2014

Il teorema del pappagallo - Denis Guedj (1998)

"Caro πR,
il modo in cui scrivo il tuo nome dovrebbe farti capire chi sono. Non strozzarti, sono io, Elgar Grosrouvre, il tuo vecchio amico, quello che non vedi da... mezzo secolo. Eh, sì, ho fatto il conto."
Elgar Grosrouvre in una lettera a Pierre Ruche

TRAMA
Pierre Ruche è un libraio disabile ed anziano che vive a Parigi insieme alla sua commessa, Perrette, ed ai tre figli di lei, ovvero Max ed i gemelli Lea e Jonathan. Lo strano nucleo famigliare vive un'esistenza piuttosto tranquilla, fin quando un giorno accadono due avvenimenti bizzarri: dapprima Max difende da dei malviventi un povero pappagallo, e lo porta in casa adottandolo, poi il signor Ruche riceve una strana lettera da un vecchio amico che non vedeva da decenni.
Il mittente, Elgar Grosrouvre, anticipa che alla lettera seguirà l'invio di una vera e propria biblioteca matematica, composta da libri anche antichissimi per ottenere i quali lo studioso non ha esitato ad utilizzare metodi poco ortodossi. Aggiunge inoltre di esser riuscito a risolvere due quesiti che da secoli tormentano i matematici di tutto il mondo: si tratta dell'ultimo teorema di Fermat e della congettura di Goldbach; ma dei criminali sono venuti a sapere di questo suo successo, e stanno cercando in tutti i modi di estorcergli le soluzioni. Grosrouvre però non è intenzionato a cedere, per cui ritiene che la propria morte sia imminente; ha perciò insegnato all'unico compagno di cui si fidi, in una sorta di testamento, le soluzioni ai quesiti.
Da quel giorno le vite di Pierre Ruche, Perrette, Max, Lea e Jonathan verranno stravolte per sempre, in una lotta contro il tempo e contro i delinquenti per trovare il misterioso compagno di Grosrouvre.

RECENSIONE
Il teorema del pappagallo è un libro che ho ricevuto in regalo non appena uscito in Italia da mio papà, e dopo quella prima occasione l'ho voluto rileggere altre volte. Ciò che lo rende così piacevole alla lettura è innanzitutto il suo stile, molto avvincente ma allo stesso tempo stimolante per la mente, poichè fonde un ottimo thriller con un saggio sulla matematica e sulla sua storia scritto comunque da un addetto ai lavori. Denis Guedj, autore francese di origine algerina, ha infatti studiato matematica ed insegnava storia della scienza ed epistemologia all'Università di Parigi VIII.
Ma anche chi di voi non fosse un moderno Archimede non deve scoraggiarsi: questo romanzo difatti è assolutamente comprensibile per chiunque, e credo sinceramente che persino i più zucconi in materia (BarFly) lo troverebbero decisamente interessante.
Già in diverse occasioni vi ho proposto libri che univano narrativa e divulgazione, come nel caso de Il mondo di Sofia, Il mago dei numeri o Flatlandia; volendo usare questi tre esempi come metro di paragone, si potrebbe affermare che Guedj abbia utilizzato un espediente narrativo simile al romanzo di Gaarder a cui però anzichè la filosofia ha applicato la materia cara anche ad Enzensberger ed Abbott.
Un bellissimo romanzo che, se anche non dovesse tenervi con gli occhi incollati alle pagine, non vi farà comunque rimpiangere di averlo letto, ed anzi alla fine vi avrà lasciato, oltre che una buona storia, anche un po' di conoscenza in più. Il che non guasta mai.

BW

Nella nostra libreria:
Denis Guedj
Il teorema del pappagallo (Le théorème du perroquet)
ed. TEA
553 pag.
traduzione di Lidia Perria

  

sabato 10 maggio 2014

Radiomorte - Gianluca Morozzi (2014)

"Mio marito è un uomo meraviglioso e io sono molto felice della svolta che ha preso la sua carriera. Fabio è un uomo realizzato, che lavora moltissimo, ma che trova sempre il tempo da dedicare alla sua famiglia. É presente, è gentile con tutti, sa quello che vuole e sa farsi valere. Insomma, è l'uomo perfetto."
Patrizia Colla

TRAMA
Fabio Colla è l'autore del caso letterario dell'anno La famiglia felice ai tempi della Crisi, giunto già all'ottava ristampa. Si tratta di un libro che dispensa consigli e suggerimenti per aiutare le famiglie italiane a diventare proprio come loro, i Colla, che a vederli paiono veramente usciti da un telefilm americano, dove i genitori sanno essere sempre comprensivi ma anche risoluti con i figli, e con marito e moglie che si amano come il primo giorno e nutrono un profondo rispetto reciproco.
Così la famiglia perfetta inizia a promuovere il best seller tramite numerosissime ospitate televisive e radiofoniche che li rendono ben presto molto popolari.
Tutti infatti ammirano il grande carisma del capofamiglia Fabio; adorano Patrizia, che incarna il perfetto esempio di madre amorevole e sempre pronta a sostenere il marito. Il figlio maggiore Davide poi, bello e tenebroso, è l'idolo di migliaia di ragazzine, ed infine anche la figlia minore Giulia, dall'indole più sensibile e dark, può vantare tantissimi spasimanti.
Tutto procede nel migliore dei modi quindi per la famiglia Colla, fino a che non vengono invitati in un'oscura e sconosciuta radio di provincia per un'intervista.
La trasmissione, condotta dalla DJ Krystel, inizialmente segue il già collaudato canovaccio di domande banali e risposte scontatissime, fino a che ad un tratto l'atmosfera comincia a cambiare. Krystel inizia a provocare Fabio, che subito cerca di glissare ma poi, infastidito dai continui attacchi sempre più diretti della DJ, si innervosisce e decide di alzarsi e di andarsene, seguito ovviamente in fila indiana dai famigliari. Ma li aspetta una brutta sorpresa: la porta dello studio è bloccata e pertanto sono tutti e quattro prigionieri dentro la saletta insonorizzata. Dopodichè Krystel comunica loro che un membro della famiglia dovrà necessariamente morire, ma saranno loro stessi a decidere chi.
I Colla dapprima cercano di mantenere la calma, poi vedendo che la ragazza sembra proprio voler fare sul serio, cominciano a farsi prendere dal panico.
Qual'è lo scopo di questo macabro gioco? E che senso ha tutto ciò?

RECENSIONE
Se un libro lo divori in poco più di due ore vuol dire che ti prende. E che ti coinvolge.
E Gianluca Morozzi in questo è bravissimo. Infatti trovo che in pochi, non solo in Italia, possano rivaleggiare con lo scrittore bolognese in quanto a capacità di tenere sempre altissima la tensione e di catturare l'attenzione del lettore. Io stesso mi sono ritrovato a dovermi staccare a fatica da Radiomorte anche solo per una rapida sosta in bagno! Questo significa che siamo di fronte ad un narratore di grande talento che sa sfruttare benissimo le proprie doti, però... Eh sì, perchè stavolta c'è un però. Sarà che Morozzi mi ha abituato bene, sarà che forse quando si tratta dei suoi lavori le mie aspettative sono sempre molto alte, però devo confessare che Radiomorte un po' mi ha deluso. 
Non tanto nella forma, un thriller costruito come al solito in maniera esemplare che raggiunge picchi di suspense altissimi, quanto piuttosto nella sostanza: mi è sembrato basato su una trama un po' lacunosa ed anche leggermente forzata. Non so bene come spiegarmi ma mi è parsa una scelta un po' di comodo quella di prendersela con persone che già dalle prime pagine appaiono talmente squallide da risultare persino macchiettistiche. Tanto che alla fine sono quasi arrivato a fare il tifo per i Colla, il simbolo della famiglia detestabile ed ipocrita uscita dagli spot del Mulino Bianco ma che, pur rendendosi protagonisti di vere bestialità, mi sono comunque risultati molto meno irritanti di Krystel, DJ saccente ed "alternativa" che, nonostante sia senza dubbio una persona più profonda ed altruista dei Colla (si fa poca fatica), ha questo atteggiamento da punk-chic che mi sta terribilmente sugli attributi.
Insomma, a mio giudizio questo romanzo  sembra una versione in tono minore di Blackout, uscito esattamente dieci anni fa. Vero poi che stiamo parlando di un libro (Blackout appunto) che rappresenta un autentico capolavoro e che non deve essere assolutamente semplice riuscire sempre a scrivere storie così formidabili sotto tutti i punti di vista.
Al di là di tutto, io consiglierei di leggere ugualmente Radiomorte, se non altro perchè con Gianluca Morozzi è garantito che non ci si annoia mai. E poi perchè magari se qualcuno maturerà opinioni diverse dalle mie, sarò come sempre ben felice di discuterne. 

BF

Nella nostra libreria:
Gianluca Morozzi
Radiomorte
ed. Guanda Editore
211 pag.


 

giovedì 8 maggio 2014

Proiettili d'argento - Élmer Mendoza (2008)

"Che vuoi aspettarti dalla vita se comincia tra le urla della madre che partorisce e il pianto del neonato?"
Edgar "Zurdo" Mendieta

TRAMA 
Edgar Mendieta detto "Zurdo" (Mancino) è un detective della Polizia Federale di Culiacán, stato di Sinaloa, Messico.
Scapolo, un passato nella Narcotici, è un poliziotto dai modi spicci e decisi che non è mai riuscito a fare carriera, soprattutto per non essersi lasciato corrompere dai boss locali, cosa che invece molti suoi colleghi hanno fatto senza alcun rimorso. Abbandonato da una donna di cui era profondamente innamorato e pesantemente traumatizzato dagli abusi subiti da bambino ad opera di un sacerdote, Mendieta, per cercare di combattere i propri demoni, non solo va in cura da un analista, ma tracanna anche birra e tequila a fiumi.
Poi un giorno accade che Bruno Canizales, avvocato di grande successo, figlio di un importante uomo politico ed in procinto di essere nominato "Professionista dell'anno", viene rinvenuto cadavere nel proprio appartamento, ucciso da un proiettile d'argento che gli ha perforato il cranio.
Il caso viene affidato a Zurdo, il quale, con l'aiuto della collega Gris Toledo, inizia a scandagliare la vita privata della vittima, che si rivela essere piuttosto movimentata. Canizales infatti, oltre a far parte di un'eccentrica setta new age, pare fosse solito intrattenere diverse relazioni sia con donne che con uomini, ed inoltre aveva avuto, tra le altre, anche una burrascosa storia con Samantha Valdés, viziata ed irascibile figlia di un potentissimo narcotrafficante. 
Come se non bastasse, in città stanno spuntando sempre più di frequente dei cadaveri di uomini evirati ed avvolti in pesanti coperte, che fanno pensare a dei regolamenti di conti nell'ambiente dei narcos.
Una torbida e pericolosissima vicenda di sesso, violenza, corruzione e malavita sulla quale non sarà affatto facile fare luce, come il detective Mendieta sta per scoprire suo malgrado.

RECENSIONE
Scritto con uno stile conciso ed incalzante, coinvolgente e mai monotono, Proiettili d'argento è un bel poliziesco piuttosto classico ma ben costruito, reso intrigante anche dall'ambientazione messicana, che agli occhi di noi europei risulta particolarmente "esotica".
Élmer Mendoza, autore che ammetto di non aver mai sentito nominare prima d'ora, mi ha piacevolmente sorpreso con questa storia oscura che mischia amore, morte e sordidi legami tra potere politico e narcotraffico, sullo sfondo di un Paese alla disperata ricerca di stabilità, ma che è sempre di più alle prese con dei livelli di criminalità e di corruzione elevatissimi che coinvolgono ormai tutti i settori.
Molto umano e tratteggiato magistralmente è poi il protagonista Edgar Mendieta, caratteristica figura di "sbirro" che non si piega ai compromessi, ma che possiede anche una visione della realtà assai pragmatica; essendo cresciuto in un quartiere popolare, infatti, egli dimostra di conoscere bene la mentalità dei malavitosi, avendo anche alcuni amici fra le loro fila.
Tra omicidi, sparatorie infernali, narcos ingioiellati che vestono Versace, grossi Hummer dai vetri oscurati e ragazze tanto belle quanto ambigue, Proiettili d'argento è un bel libro che, pur non essendo nulla di particolarmente nuovo o sconvolgente, è in ogni caso assolutamente raccomandato agli amanti delle storie ad alta tensione, con un paio di bei colpi di scena che di certo non guastano.
In conclusione poi, credo sia giusto sottolineare l'opera di traduzione a cura di Pino Cacucci, il quale è riuscito a trasporre ottimamente una lingua ben diversa dallo spagnolo che si parla a Madrid e che presenta tantissimi termini gergali di strada la cui origine risale addirittura agli Aztechi.

BF

Nella nostra libreria:
Élmer Mendoza
Proiettili d'argento (Balas de plata)
ed. La Nuova Frontiera
271 pag.
traduzione di Pino Cacucci


 



venerdì 2 maggio 2014

Incubo a seimila metri - Richard Matheson (2002)

"Era il bambolotto più brutto che avesse mai visto. Di legno lavorato, lungo una ventina di centimetri, aveva un corpo scheletrico e una testa spropositata. La sua espressione era cattiva in modo maniacale, i denti aguzzi erano completamente a nudo, gli occhi maligni sporgevano dalle orbite. Nella mano destra stringeva una spada più lunga di lui. Un'elegante catena d'oro gli cingeva il corpo dalle spalle alle ginocchia..."
Richard Matheson (da "La preda")

RECENSIONE
Avevo circa dodici anni quando mio fratello maggiore rientrò dalla videoteca con una cassetta VHS destinata a sconvolgermi profondamente.
Si trattava di un film ad episodi intitolato Ai confini della realtà ed era composto da quattro remake di alcuni dei più celebri capitoli della famosa serie tv americana, con quattro grandissimi registi (Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg e George Miller) impegnati a dirigerne uno a testa. Da ragazzino patito di fantascienza ed horror ero felicissimo della scelta fatta da mio fratello, e quella sera stessa guardammo il film in questione.
Bene. Ancora ricordo la terribile notte insonne che trascorsi, soprattutto a causa dell'ultimo episodio, quello denominato "Terrore ad alta quota", nel quale un passeggero di un volo di linea notturno, guardando fuori dal finestrino, si accorge che c'è una strana creatura antropomorfa appollaiata sull'ala dell'aereo che, incurante del temporale che sta infuriando, inizia a danneggiare uno dei motori.
Ok, io ancora non lo potevo sapere, ma quell'episodio era preso da un celebre racconto di Richard Matheson intitolato Incubo a seimila metri, dal quale in seguito poi lo stesso Matheson realizzò la sceneggiatura dell'episodio della serie tv originale, risalente al 1963.
Questo è solo il più famoso dei diciassette gioielli riuniti in questa antologia dello scrittore statunitense che uno come Stephen King ha sempre affermato essere il proprio maestro, ma vi assicuro che anche gli altri sedici non sono assolutamente da meno, anzi. Diciassette storie affilate come la lama di un rasoio, che si leggono tutte in un fiato e che il fiato spesso lo mozzano, con atmosfere opprimenti ed angoscianti e con storie da far davvero rabbrividire.
Fantasyhorror, thrillernoir: molti sono i generi che trovano spazio in queste cronache in cui spesso è la paranoia a farla da padrone, come in La casa impazzita o La legione dei cospiratori, oppure ci si perde in autentici labirinti di follia come invece accade in Il vestito di seta bianca, Figlio di sangue, Paglia umida e La danza dei morti.
E poi, se appartenete a quella categoria di persone che adorano sentire i brividi di paura correre impazziti lungo la colonna vertebrale, devo comunicarvi che facilmente qui troverete pane per i vostri denti. Infatti ho tenuto per ultimi i migliori racconti del lotto, che per me sono nell'ordine: Una chiamata da lontano, nel quale un'anziana invalida viene tormentata da misteriose telefonate nel cuore della notte. Poi c'è Eliminazione lenta, che assume i contorni e le atmosfere di un racconto "pirandelliano" ambientato ai giorni nostri, e soprattutto La preda, forse il più inquietante in assoluto, che consiglio vivamente a tutti coloro (come BookWorm ad esempio) subiscano il fascino dei pupazzi, ed in generale dei giocattoli, "diabolici".
Personalmente ritengo Matheson uno degli scrittori che più hanno saputo reinventare la narrativa fantastica e dell'orrore partendo da elementi classici propri di autori leggendari (Lovecraft, Poe), per poi riuscire a rielaborarli in un modo del tutto nuovo.
Narratore dotatissimo ed anche estremo, per certi versi, Richard Matheson appartiene in ogni caso alla mia esclusiva cerchia di "mostri sacri" e, nonostante nella sua vastissima produzione siano anche presenti cose che non mi facciano impazzire, è innegabile che quando lo sceneggiatore originario di Brooklyn è in forma sul serio, non ce n'è per nessuno.
E penso che Incubo a seimila metri sia lì a dimostrarlo.

BF

Nella nostra libreria:
Richard Matheson
Incubo a seimila metri (Nightmare at 20,000 feet)
ed. Fanucci Editore
270 pag.
traduzione di Maurizio Nati



sabato 26 aprile 2014

Come Dio comanda - Niccolò Ammaniti (2006)

"Non parlare di libertà. Tutti sono bravi a parlare di libertà. Libertà di qua, libertà di là. Ci si riempiono la bocca. Ma che diavolo te ne fai della libertà? Se non hai una lira, un lavoro, hai tutta la libertà del mondo ma non sai cosa fartene. Parti. E dove vai? E come ci vai? I barboni sono i più liberi del mondo e muoiono congelati sulle panchine dei parchi. La libertà è una parola che serve solo a fottere la gente. Sai quanti stronzi sono morti per la libertà e nemmeno sapevano che cos'era?"
Rino Zena


TRAMA
Ambientato a Varrano, immaginaria cittadina nel cuore del nord est più agiato ed industrializzato, Come Dio comanda racconta la storia di un padre vedovo, Rino Zena, disoccupato, alcolista, violento e dalle idee vagamente filo-naziste, ed il figlio tredicenne Cristiano, insicuro e alla ricerca dei primi, timidi approcci con l'altro sesso.
I loro unici amici sono altri due emarginati: Corrado Rumitz, detto "Quattro Formaggi" a causa della sua passione per quel tipo di pizza, è un docile ed innocuo ragazzone che soffre di disturbi psichici, mentre Danilo Aprea è un uomo divenuto schiavo dell'alcool in seguito ad una grave tragedia che lo ha colpito.
Insieme passano le loro giornate vagabondando qua e là alla ricerca di qualcosa da fare, per cercare di sfuggire alla noia che avvolge la vita di un piccolo centro di provincia. Ed è proprio per noia e per cercare di dare una svolta alle loro vite che, una sera, decidono di tentare una rapina ad uno sportello bancomat. Una cosa facile, sicura e senza far male a nessuno.
Almeno fino a che, con una serie di colpi di scena tragicamente beffardi, il destino (o chi per lui) non ci mette lo zampino.

RECENSIONE
Vincitore del Premio Strega 2007, Come Dio comanda ha ricevuto alterni giudizi dalla critica specializzata: chi lo ha esaltato e chi lo ha stroncato. A me, per quel che può valere, non è per nulla dispiaciuto.
Il libro narra innanzitutto del legame fortissimo tra un padre tutt'altro che esemplare, ed il figlio adolescente. Soprattutto parla della paura, fortissima, che qualcuno (o qualcosa) possa separarli. Tutto questo nonostante Rino sia un personaggio non proprio raccomandabile e che spesso tratti abbastanza duramente il ragazzo, costringendolo anche a compiere azioni stupide o pericolose, a suo modo di vedere per abituarlo alle asprezze della vita. E Cristiano, a dispetto di tutto questo, continua a voler bene a suo padre e a rispettarlo profondamente. 
Sullo sfondo, un piccolo comune dove regna il benessere, con le sue fabbriche, la sua tangenziale e l'immancabile centro commerciale, un posto come tanti altri nel Nord Italia, dove però la gente è sempre più lobotomizzata dalla televisione e dai suoi falsi miti e dove il rapporto umano ormai sta scomparendo quasi del tutto. Alla fine infatti, Ammaniti fa capire che probabilmente le uniche persone che abbiano qualche valore, seppur distorto, sono proprio gli sbandati del paese, coloro che da tutti vengono considerati i falliti.
I personaggi poi, a mio avviso, sono ben caratterizzati e presentano un alto livello di umanità, e specialmente quando lo scrittore romano racconta la sfortunata e penosa storia di Danilo, è difficile rimanere insensibili. Un altro personaggio minore ma tratteggiato molto bene è l'assistente sociale di Cristiano, Beppe Trecca, un individuo piuttosto squallido e perfettamente plausibile nella nostra società, una figura di adulto mai cresciuto completamente, pieno di complessi, sensi di colpa e insicurezze.
Su tutto ciò, aleggia inevitabilmente una forza superiore, una divinità quasi biblica nella sua spietatezza, e che in una notte di tempesta decide di cambiare per sempre l'esistenza di quasi tutti gli attori principali di questa storia, assegnando loro un copione del tutto inaspettato.
So che a molte persone Come Dio comanda non è piaciuto, e leggendo alcune critiche sono anche riuscito a immaginare come mai ciò sia potuto succedere. Questo è un libro che, pur non essendo un capolavoro assoluto, è destinato comunque a dividere nettamente in due i lettori. Probabilmente per i temi affrontati, per il modo in cui è scritto e forse, dico io, anche per qualche piccolo pregiudizio nei confronti dell'autore. Che magari non sarà Dickens, ma che in questo romanzo secondo me è riuscito a costruire una trama coinvolgente e molto credibile, che fila via liscia senza annoiare e che, cosa che non guasta mai, fa anche riflettere. 
Ognuno è giusto che abbia la propria opinione, e guai se non fosse così, però Come Dio comanda a me è piaciuto. Ed è più che sufficiente per parlarne bene.

BF

Nella nostra libreria:
Niccolò Ammaniti
Come Dio comanda
ed. Mondadori
425 pag.






giovedì 27 marzo 2014

Il conto dell'ultima cena - Andrea G. Pinketts (1998)

"<<Hai letto il giornale oggi?>>
<<Lazzaro, lo sai che non leggo i quotidiani. Le notizie aspetto che finiscano sull'enciclopedia prima di prenderle sul serio.>>"
Lazzaro Santandrea e Pogo il Dritto

TRAMA
Traguardati i trentatrè anni, Lazzaro Santandrea inizia a convincersi che per lui si stia avvicinando la fine, se non altro perchè: "tutti i giusti, da Gesù Cristo a John Belushi", sono morti a quell'età.
E per poco la sua allucinata profezia non si avvera sul serio quando, dopo aver partecipato in qualità di padrino al battesimo del piccolo Riccardo, figlio dell'inseparabile Pogo, si addormenta ubriaco su una panchina in un parco. Scambiato per un barbone, viene quindi aggredito a calci e pugni da un gruppo di ragazzi annoiati della Milano-bene, gli stessi che qualche tempo prima hanno quasi ridotto in fin di vita un altro senzatetto.
Ma Lazzaro si difende, risponde per le rime e riesce a mettere in fuga i teppisti senonchè, prima di perdere i sensi, avviene l'imponderabile: Lazzaro ha una visione. Ma, essendo Lazzaro una persona del tutto fuori dall'ordinario, è inevitabile che non abbia una visione qualsiasi, bensì LA VISIONE per eccellenza, ossia la Madonna.
Prende così il via il consueto carosello di eventi in pieno stile pinkettsiano che porterà Lazzaro e la sua corte dei miracoli (termine mai così appropriato) comprendente Pogo, Carne, Vito Carta, Gippo ed altri folli discepoli di Santandrea, a confrontarsi di volta in volta con una setta di fanatici religiosi, un pericoloso energumeno a piede libero, un serial killer che uccide le proprie vittime a morsi, presunti miracoli ed apparizioni Mariane.
Tutto questo, come sempre, scandito da un ritmo forsennato e dal tipico umorismo "Made in Pinketts".

RECENSIONE
Ancora una volta Andrea G. Pinketts ci coinvolge in avventure pazzesche, al limite del paradossale e, grazie al suo particolarissimo e caratteristico stile, si conferma a mio giudizio come uno dei migliori scrittori in circolazione. 
Saranno forse esagerazioni, ma al momento mi vengono in mente solo un paio di nomi, tra gli autori presenti nel panorama attuale, che siano in grado di mischiare i generi e cambiare continuamente le carte in tavola come fa il nostro. Pinketts infatti, utilizzando pochissime parole, riesce a stravolgere completamente una frase, una conversazione, un'atmosfera. Si passa continuamente da citazioni colte a battutacce da birreria, dalla paura alle risate, insomma leggere Il conto dell'ultima cena assomiglia moltissimo ad una corsa a rotta di collo sulle montagne russe.
Libro che esprime una decisa condanna nei confronti di un certo modo di spettacolarizzare il dolore che, proprio in quegli anni (la storia è ambientata nei primi anni novanta) stava iniziando a muovere i primi passi, si può anche dire che Il conto dell'ultima cena rappresenti uno specchio piuttosto fedele  della realtà che ci circonda. Forse uno specchio un po' deformante, ma a pensarci bene nemmeno più di tanto.
Torrenziale e travolgente come suo solito, Pinketts con questo suo quarto romanzo alza decisamente l'asticella, pur mantenendo immutati alcuni elementi che hanno fatto la sua fortuna.
A voler trovare per forza un difetto a questo libro, si potrebbe probabilmente affermare che è leggermente prolisso e che la vicenda poteva esser chiusa anche con una cinquantina di pagine in meno, ma sarebbe davvero voler cercare il classico pelo nell'uovo. E Lazzaro, si sa, ama tutt'un altro tipo di pelo.
Mica male come chiusura, eh? Come vedete, mi sto "pinkettsizzando" anch'io.

BF

Nella nostra libreria:
Andrea G. Pinketts
Il conto dell'ultima cena
ed. Mondadori
490 pag.






sabato 8 marzo 2014

A volte ritornano - Stephen King (1978)

"QUITTERS, INC.
Smettetela di andare in fumo!
237, 46ª Strada Est
Si riceve per appuntamento"
Biglietto da visita della Quitters, Inc.


RECENSIONE
Pubblicato per la prima volta nel 1978, A volte ritornano è la prima raccolta di racconti firmata da Stephen King. In essa sono riunite diverse storie, alcune uscite precedentemente su diverse riviste, altre totalmente inedite.
I temi toccati dai venti episodi sono molto diversi tra loro, e non per tutti il "Re del Brivido" ha fatto ricorso al soprannaturale, come ama spesso fare; perchè in realtà l'orrore e la paura possono celarsi dietro la vita di tutti i giorni, e basta una scelta sbagliata o addirittura una sfortunata casualità per ritrovarsi in un incubo.
Numerose sono state le versioni cinematografiche o televisive tratte proprio da alcuni di questi racconti, e già questo è indicativo dell'alta qualità di quest'opera; anche se a mio parere le migliori storie sono rimaste sulla carta, e trovo che sia un vero peccato, visto che per alcune sarebbe bastato un budget non esagerato.
Ad esempio Quitters, Inc., la mia preferita in assoluto, e totalmente basata sulla psicologia, e davvero con due lire ne avrebbero potuto fare un buon film. Ma lo stesso discorso varrebbe anche per Secondo turno di notte, Il cornicione, Primavera da fragole.
In generale comunque quasi tutti i capitoli sono di grande impatto e tengono il lettore col fiato sospeso, avvolgendolo di un senso d'angoscia sempre crescente come un sudario. L'unico che a mio avviso sembra un po' "rallentato" rispetto agli altri è proprio quello d'apertura, Jerusalem's Lot, anche se credo che sia stata una cosa voluta da parte di King che ha deciso di scriverlo in stile lovecraftiano.
In ogni caso, che apprezziate o meno lo stile del "Solitario di Providence", scommetto che amerete quello dello scrittore del Maine, e come è successo a me vi capiterà di rileggere più di una volta questa raccolta di alcune delle sue opere giovanili. In fondo, è difficile resistere all'invito che fa lo stesso King nella prefazione: "Parliamo, voi e io. Parliamo della paura".

BW

Nella nostra libreria:
Stephen King
A volte ritornano (Night Shift)
ed. Bompiani
381 pag.
traduzione di Hilia Brinis

  

venerdì 7 marzo 2014

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - Robert Louis Stevenson (1886)

"Non è facile a descriversi. C'è qualcosa di non chiaro nel suo aspetto; qualcosa di sgradevole, anzi di veramente detestabile. Non avevo mai visto un uomo che mi ripugnasse tanto, e non so la ragione."
Il signor Enfield

TRAMA
Mentre sta rincasando, nelle prime ore di un mattino d'inverno, il signor Enfield si imbatte in un uomo dall'aspetto turpe, rozzo e volgare che, dopo aver fatto cadere una bambina per terra, anzichè scusarsi ed aiutarla, la calpesta e se ne va come se nulla fosse.
Egli insegue pertanto il losco figuro e, una volta raggiunto, riesce a trascinarlo per la collottola dinanzi ai famigliari della fanciulla i quali, in virtù del fatto che ella non sia ferita ma solo spaventata, decidono di non denunciarlo, limitandosi a chiedere un risarcimento di cento sterline.
Così, questo individuo dall'aria molto poco raccomandabile si infila in uno scantinato poco lontano e riemerge con un assegno corrispondente alla cifra esatta e firmato da un uomo molto conosciuto e stimato in tutta Londra.
Enfield fa notare che l'assegno potrebbe essere benissimo un falso in quanto è perlomeno bizzarro che un personaggio del genere possa entrare in una cantina alle quattro del mattino e risalirne con un assegno di quella cifra perdipiù firmato da un'altra persona ed invece, con grande sorpresa di tutti, l'assegno risulta buono. 
Tutto questo viene raccontato da Enfield al cugino, l'avvocato Utterson, nel corso di una passeggiata attraverso il quartiere di mercanti in cui, qualche tempo prima, si è svolta la vicenda. Utterson chiede quindi ad Enfield se sia a conoscenza del nome di quell'uomo tanto brutale quanto misterioso e il cugino risponde che egli disse di chiamarsi Hyde.
Questo fa preoccupare oltremodo l'avvocato a causa di un episodio avvenuto recentemente. Il dottor Henry Jekyll, uno dei suoi più noti e rispettati clienti, gli ha fatto pervenire un testamento olografo nel quale si afferma che, in caso di morte o di inspiegata assenza per di più di tre mesi da parte del dottor Jekyll, tutto il suo patrimonio debba passare all' "amico e benefattore Edward Hyde".
Incuriosito e turbato quindi l'avvocato si reca presso l'abitazione di una vecchia conoscenza di Jekyll, il dottor Lanyon, il quale gli rivela che negli ultimi tempi questi era solito comportarsi in modo strano ed insolito e di come ultimamente non l'abbia più visto in giro. Utterson decide perciò di mettersi sulle tracce del fantomatico signor Edward Hyde, mentre un dubbio atroce e terribile inizia a farsi largo nella sua mente.

RECENSIONE
Grande classico della letteratura fantastica, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde costituisce anche, a detta di molti, il massimo capolavoro del celeberrimo scrittore scozzese. Stevenson infatti, trattando il tema dello sdoppiamento della personalità, riesce a combinare sapientemente diversi elementi propri del giallo, del poliziesco e della narrativa gotica realizzando un racconto che presenta una trama avvincente e piena di suspense.
Opera che non ha certo bisogno di presentazioni, ebbe un impatto devastante sul pubblico dell'epoca, essendo un libro che tratta argomenti assai oscuri che turbarono non poco la buona società britannica di allora, immersa nei fasti dell'età vittoriana.
Pensate solo che, quando circa due anni dopo la sua pubblicazione, Londra fu sconvolta dai terribili omicidi attribuiti al famigerato "Jack lo Squartatore", furono in molti, funzionari di polizia compresi, ad ipotizzare che l'assassino potesse essere un medico che compiva i delitti sotto l'influsso della propria personalità malefica quando questa prendeva il sopravvento.
Numerosissime e disparate infine, le trasposizioni sotto forma di film, cartoni animati, opere teatrali o fumetti che il romanzo ha ispirato. Se proprio devo fare una menzione tra tutte, amo spesso citare la divertentissima parodia del 1963 con protagonista Jerry Lewis dal titolo Le folli notti del dottor Jerryll.
Concludo questa breve recensione riportando le parole dello scrittore di noir Alessandro Perissinotto che ritengo assolutamente azzeccate e con le quali non potrei essere più d'accordo:

"Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde dovrebbe essere il romanzo feticcio di tutti quelli che, come me, scrivono noir e polizieschi; dovrebbe esserlo non solo perchè Stevenson sa creare nel lettore una tensione spasmodica, ma soprattutto perchè ci mostra quale maledetta trappola sia l'idea di separare il bene dal male: una trappola nella quale noi giallisti cadiamo troppo spesso."

Sottoscrivendo in toto questa affermazione, direi che non c'è davvero bisogno di aggiungere nient'altro.


BF

Nella nostra libreria: 
Robert Louis Stevenson
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
ed. BUR Rizzoli
105 pag.
traduzione di Oreste Del Buono


 

lunedì 3 marzo 2014

Nero. - Tiziano Sclavi (1991)

"Nella notte... fredda e scura...
chi ha paura? chi ha paura?
Ha paura... l'assassino 
d'incontare il suo... destino"
Federico Zardo?


RECENSIONE
Tiziano Sclavi è universalmente conosciuto presso il grande pubblico principalmente per essere il padre di Dylan Dog, vale a dire uno dei fumetti italiani più venduti di tutti i tempi e che con le sue atmosfere tipicamente horror (ma non solo) continua a vantare tuttora un vastissimo seguito di appassionati.
All'epoca in cui da giovane lettore del fumetto in questione comprai questo libro non erano invece in molti a sapere che Sclavi era anche un talentuoso scrittore di romanzi.
Scritto inizialmente nel lontano 1984, "Nero." doveva essere nell'idea originaria dell'autore, una semplice sceneggiatura per un fumetto che però non vide mai la luce. E difatti, questo è essenzialmente: uno script che, con uno stile che unisce thriller e noir, descrive un macabro girotondo nel quale una male assortita coppia di amanti, insicuro e nevrotico lui, apparentemente svanita (in realtà cinica e decisa) lei, si danno da fare per cercare di seppellire una valigia contenente un cadavere che, incredibilmente, continua a sparire.
Nella storia, che si svolge in una Milano particolarmente tetra e dark, ad un certo punto entrano, tra gli altri, anche un sordido investigatore privato che ricatta l'uomo (che forse si chiama Zardo) e persino un boss della malavita.
Direi che la caratteristica peculiare del romanzo, oltrechè un tema da sempre caro a Sclavi, è il continuo ribaltamento di ruoli e personaggi che arriva volutamente a confondere il lettore e a fargli perdere ogni tipo di punto di riferimento riguardo a chi possa essere il vero protagonista del racconto.
Ricordo che acquistai il libro molto incuriosito dalla grande campagna promozionale che venne fatta all'epoca su Dylan Dog e su altri albi della Bonelli, ma che lo comprai praticamente a scatola chiusa, non sapendo bene cosa aspettarmi. Invece Nero. mi piacque, e molto, soprattutto perchè mi dava la possibilità di ritrovare lo Sclavi che amavo di più: quello più legato allo splatter, alla paura che si serve anche di elementi appartenenti al mondo dell'infanzia (non a caso l'autore lombardo ha realizzato nella sua lunga carriera, anche diversi racconti per bambini), al grottesco, ed il tutto condito dalla sua tipica vena ironico-surreale. Scritto con una tecnica a dir poco scarna ed essenziale, rappresenta perfettamente per me il sunto di tutto ciò che deve essere un buon giallo: ovvero tensione, coinvolgimento e la presenza costante di un forte senso di angoscia.
Forse l'unica cosa che non mi ha mai convinto e che mi ha sempre lasciato un po' deluso, sono le ultime pagine. Non tanto per il finale che, in effetti non è un vero finale, ma per alcune situazioni un po' avulse dal contesto che non aggiungono nulla alla trama, anzi la complicano ulteriormente.
E Nero. è già di suo abbastanza complesso e contorto.
In appendice poi, una piccola chicca. Un breve racconto intitolato Film, che il fumettista scrisse giovanissimo facendogli anche vincere il Premio Scanno, e che rappresenta un interessante tentativo, forse non completamente riuscito, di fondere l'horror con il surreale e strutturato secondo una rapida sequenza di immagini, proprio come una serie di istantanee. Già allora, però, era possibile notare la presenza di alcuni elementi, come la ripetività sistematica di certi eventi o il suo peculiare umorismo black, che in futuro contribuiranno a fare le fortune di Dylan Dog.
Sebbene non sia il più accessibile e facile dei racconti, io comunque direi a tutti di provare a fare un tentativo con questo breve romanzo soprattutto a tutti coloro (e credo siano rimasti veramente pochi) non abbiano mai avuto occasione di sfogliare gli albi del celebre "Indagatore dell'incubo", anche perchè sono piuttosto convinto del fatto che i suoi fan più sfegatati già lo custodiscano gelosamente nelle proprie librerie.

BF


Nella nostra libreria:
Tiziano Sclavi
Nero.
ed. Camunia
140 pag. (Nero.) + 78 pag. (Film)






 

martedì 25 febbraio 2014

Scasso con stupro - James Ellroy (2004)

"So di te e di quella puttanella di attrice. Autunno '83. Ti dice niente? Odio quella puttanella perchè la odia una mia amica, ma in giro c'è un angelo vendicatore."
Gary Getchell

TRAMA
Accadono cose inquietanti da un po' di tempo nelle lussuose residenze di Bel Air ed Holmby Hills: c'è qualcuno che col favore delle tenebre si introduce negli appartamenti e, dopo aver sedato gli inquilini si porta via dei "trofei", solitamente biancheria intima femminile.
Il detective Rick "Rino" Jenson intanto, oltre ad indagare su queste intrusioni notturne, continua ad essere ossessionato da un vecchio caso insoluto di stupro ed omicidio risalente a quasi quarant'anni prima. Inoltre, il suo principale informatore, il direttore della rivista scandalistica "Hush-Hush" è appena morto stroncato dall'AIDS ed il suo successore, Gary Getchell, entra così in possesso di alcuni dossier appartenuti al defunto che potrebbero mettere in serio imbarazzo i vertici del LAPD.
Rino dunque riceve il compito di dissuadere Getchell dal pubblicare questo materiale così scottante, anche utilizzando metodi non proprio ortodossi. Accade così che mentre il detective, insieme ad un collega, sta cercando di far ragionare Gary "con le cattive", questi lo provoca dicendo di sapere molte cose anche su di lui e sulla sua ex fidanzata Donna Donahue, ora famosa attrice di soap opera
Donna poi da un po' di tempo è vittima di un molestatore che, via mail, le chiede insistentemente di poter comprare un paio delle sue mutandine.
Il detective Jenson forse inizia a vedere uno spiraglio di luce, una piccola pista da seguire... ma sarà quella giusta?

RECENSIONE
Premessa doverosa prima di cominciare: Scasso con stupro non è un romanzo, si tratta infatti di un racconto che originariamente faceva parte dell'antologia uscita negli USA intitolata Destination: Morgue. Nell'edizione italiana della suddetta antologia quindi, non venne incluso il racconto Scasso con stupro, che venne poi pubblicato a parte in questo libretto del quale mi accingo a parlare.
Partiamo subito dicendo che il racconto tolto dal suo contesto perde un po' di forza, considerando anche che Ellroy probabilmente l'aveva pensato più come un'opera di contorno e collegato ad altri episodi presenti nello stesso volume, che non ad un testo a sè stante.
Però, sebbene non rappresenti di certo l'apice della produzione letteraria dello scrittore di L.A., devo riconoscere che Scasso con stupro il suo onesto compito lo fa eccome. La trama racconta di una torbida storia di sesso, ricatti e morte sullo scenario preferito di Ellroy, ovvero la città di Los Angeles, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze. Una città cattiva e che lui ha ribattezzato in modo ironico (ma neanche troppo) "Los Diablos".
Il suo stile qui è ritmato, cadenzato e quasi febbrile, con un lessico che incorpora al suo interno numerosi termini presi da altre culture (messicana, coreana, francese ed anche italiana), creando un linguaggio particolarissimo e più che mai convincente. Ellroy infatti, dal punto di vista strettamente stilistico ritengo sia uno degli autori più eclettici e capaci che ci siano in circolazione, a mio parere insieme all'italianissimo Andrea G. Pinketts, e qui ne dà un'ulteriore dimostrazione.
Il protagonista è ben caratterizzato, altri personaggi secondari forse un po' meno, ma in generale mi è parso che il mix di tensione e coinvolgimento emotivo funzioni sufficientemente, riservando anche un paio di colpi di scena finali che rendono il tutto molto più stuzzicante.
Concludo solo dicendo che il racconto si legge piuttosto in fretta, sono in tutto poco più di centotrenta pagine e per giunta stampate in caratteri belli grossi, ma alla fine il prezzo abbastanza basso invoglia sicuramente all'acquisto anche perchè, vale forse la pena di ricordarlo, stiamo pur sempre parlando di James Ellroy.

BF


Nella nostra libreria:
James Ellroy
Scasso con stupro (Hot-Prowl Rape-O)
ed. Bompiani
138 pag.
traduzione di Carlo Prosperi









martedì 28 gennaio 2014

Dossier Odessa - Frederick Forsyth (1972)

"Ancora non l'ha capito? Allora glielo dirò io. [...] Noi tedeschi siamo un popolo molto obbediente. É la nostra più grande forza e la nostra più grande debolezza. Ci rende capaci di costruire un miracolo economico mentre gli inglesi sono in sciopero, e ci rende capaci di seguire uno come Hitler fino allo sterminio di massa."
Hans Hoffmann

TRAMA
Questa storia comincia la sera del 22 novembre 1963. Mentre in tutto il mondo si sta apprendendo con sgomento la notizia dell'assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, ad Amburgo Peter Miller, un giovane ed intraprendente reporter, assiste casualmente al suicidio di un anziano signore nel quartiere malfamato di Altona.
Grazie ad un amico poliziotto viene quindi a sapere che il vecchio si chiamava Solomon Tauber, ebreo scampato all'Olocausto, e che aveva raccolto in un diario la sua drammatica esperienza nel lager di Riga-Kaiserwald. L'amico, vice-ispettore Brandt, consegna il diario a Peter pensando in questo modo di dargli un po' di materiale per un articolo.
Il giovane giornalista, una volta a casa, legge tutto il manoscritto e rimane sconvolto dalle brutalità perpetrate nel campo di concentramento da parte del capitano delle SS Eduard Roschmann, tristemente noto come "Il macellaio di Riga".
A questo punto Miller, a dispetto del parere di tutti che gli consigliano di lasciar perdere, è deciso a ritrovare e consegnare alla giustizia Roschmann, il quale una volta finita la guerra è riuscito a scampare alla cattura fuggendo in Argentina.
Peter si reca successivamente a Vienna, dove incontra il famoso "cacciatore di nazisti" Simon Wiesenthal che gli spiega come i più famigerati gerarchi delle SS riescano ancora a nascondersi al mondo intero grazie all'ODESSA, una potente organizzazione che si occupa di proteggere gli ex criminali nazisti, fornire loro passaporti falsi e favorirne la fuga in America Latina, dove i regimi dell'epoca simpatizzano più o meno apertamente con la loro causa e sono più che lieti di collaborare.
Peter viene però a conoscenza del fatto che Roschmann si trova di nuovo in Germania, sotto falso nome, e che dirige addirittura un'industria di elettronica specializzata nella produzione di apparecchi radiofonici.
Inizia così una caccia all'uomo in tutta la Germania dove Miller, a sua volta braccato dai sicari dell'ODESSA che nel mentre sono riusciti a scoprire le sue intenzioni, cercherà in tutti i modi di rintracciare l'ex gerarca e realizzare così un reportage davvero esplosivo. Questo è quello che dice, ma forse le sue reali intenzioni potrebbero essere altre...

RECENSIONE
Scrupolosa descrizione della Germania degli anni sessanta, combattuta tra l'orgoglio per la ritrovata prosperità economica dovuta alla rapida ricostruzione e la pesantissima eredità di un triste passato che vorrebbe solo dimenticare, Dossier Odessa è il secondo romanzo dell'inglese Frederyck Forsyth, ex pilota della RAF ed ex giornalista d'assalto, dopo il clamoroso successo del bestseller Il giorno dello sciacallo.
Forsyth, uno dei più grandi scrittori di spy-story di sempre, imbastisce una trama dove personaggi di fantasia ed altri realmente esistiti danno vita ad una serie di avvenimenti che non mancheranno di appassionare il lettore. 
Scritto con la collaborazione di chi visse quei drammatici eventi in prima persona, questo libro si presenta piuttosto diverso dal suo predecessore. Pur essendo un buon thriller infatti, devo dire che non è riuscito a coinvolgermi come aveva fatto Il giorno dello sciacallo. Il ritmo è decisamente più lento e in alcuni punti la storia perde a mio avviso un filo di credibilità, dal momento che il protagonista appare spesso come una specie di "Rambo" teutonico, anzichè un normalissimo giornalista.
Al di là di tutto ciò, credo comunque che Dossier Odessa resti in ogni caso un romanzo più che discreto, estremamente interessante sotto molti aspetti, dove l'autore dimostra indubbiamente di sapere il fatto suo e di avere anche una certa conoscenza degli argomenti trattati. Il finale a sorpresa poi contribuisce a dare un po' di verve alle ultime pagine anche in virtù della descrizione dell'ultimissima immagine, incredibilmente profetica. Chiudo facendo notare che il romanzo in questione venne pubblicato solo pochi mesi prima della tragica strage delle Olimpiadi di Monaco, ovvero il massacro degli atleti israeliani ad opera di un commando palestinese. Lungi da me voler cercare un collegamento, che apparirebbe quantomeno più che forzato, tra i due avvenimenti, ma credo si tratti piuttosto di un'ulteriore riprova di una certa lungimiranza e perspicacia da parte dello scrittore inglese, attentissimo osservatore della realtà ed assai capace, ieri come oggi, nel saper cogliere "l'aria che tira".

BF

Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
Dossier Odessa (The Odessa File)
ed. Oscar Mondadori
351 pag.
traduzione di Marco Tropea










giovedì 12 dicembre 2013

Il gioco di Gerald - Stephen King (1992)

"Gerald, smettila di fare lo stupido e respira, dannazione!"
Jessie Mahout

TRAMA
La vita matrimoniale tra Jessie Mahout e suo marito, il rinomato avvocato Gerald Burlingame, dopo quasi vent'anni si trova in una fase un po' stagnante, in particolar modo dal punto di vista sessuale.
E così, quando Gerald le propone di trascorrere un weekend fuori stagione nel loro cottage sulle rive del Lago Kashwakamak, nel Maine occidentale, seppur un po' riluttante, Jessie accetta. Il programma dell'intero fine settimana consiste nello sperimentare un gioco erotico proposto da Gerald, che prevede l'uso di due paia di manette (di quelle vere, da poliziotto, non quelle ridicole di plastica che si rompono subito) con le quali ammanettare la moglie alla testiera del massiccio letto matrimoniale.
Ma quando tutto sta per aver inizio, Jessie ha un ripensamento; non si sente a suo agio con questo tipo di eroticità, e cerca di far capire il proprio punto di vista al marito. Ma Gerald ci tiene davvero, si è persino preso un giorno di ferie dal lavoro per cercare di vivacizzare il rapporto di coppia, e non sembra affatto intenzionato a cedere, adesso che Jessie è lì, davanti a lui, nuda ed alla sua mercé.
Presa da rabbia e frustrazione, la donna fa l'unica cosa che le viene istintiva nella sua condizione: rifila una pedata ai testicoli del marito. Per quanto doloroso, non ci sarebbe nulla di male; se non fosse che questo causa a Gerald un malore che si rivela fatale.
E così Jessie si ritrova lontana da casa, nuda, ammanettata ad un letto, con le chiavi delle manette nei pantaloni del marito morto ed isolata da tutto e da tutti.
O no?

RECENSIONE
Consigliatomi e prestatomi anni fa da BarFly (all'epoca la "nostra libreria" non esisteva ancora), ho letto Il gioco di Gerald una notte d'estate in cui ero a casa da sola. Pessima idea. Non perchè non sia un romanzo ben scritto, au contraire!
Questo libro, infatti, si distingue dalla maggior parte delle opere di Stephen King perchè parte da una situazione assolutamente plausibile, e tutto sommato anche "normale". Non appena il marito di Jessie muore, non si può fare a meno di immedesimarsi in lei, arrivando persino a provare le sue stesse sensazioni, come i crampi, il bisogno di urinare, la fame, la sete e il terrore.
Anche in questo caso il Re del Brivido si dimostra capace di creare da una situazione "minima" un intero romanzo, perfettamente riuscito. Come un abile muratore, una volta gettate le fondamenta aggiunge pazientemente un mattone alla volta, ovvero un elemento narrativo (la consapevolezza che le chiavi sono lontane; il bicchiere d'acqua, ad appena pochi centimetri, ma comunque al di là della sua portata; la porta d'ingresso difettosa, che non si è chiusa bene e che adesso sbatte...), fino a costruire un'intero castello di puro terrore. 
Come in altre sue opere, l'autore del Maine affronta tra l'altro il tema dell'infanzia, e dei traumi ad essa legati che condizionano chi li prova per tutta la vita, arrivando anche a toccare argomenti molto spinosi.
Insomma, avete capito: Il gioco di Gerald è un libro che vi consiglio assolutamente di leggere. Fate solo attenzione a non ripetere il mio errore; e soprattutto assicuratevi di aver chiuso bene la porta.

BW

Nella nostra libreria:
Stephen King
Il gioco di Gerald (Gerald's Game)
ed. Sperling Paperback
368 pag.
traduzione di Tullio Dobner