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martedì 1 luglio 2014

Sir Gawain e il Cavaliere Verde - Anonimo (tardo XIV sec.)

"HONY SOYT QUI MAL PENCE
(Sia vituperato chi ne pensa male)"
Anonimo

TRAMA
Sir Gawain è uno dei tanti cavalieri della corte di re Artù, ma mai prima d'ora ha avuto l'occasione di mostrare al mondo che egli merita di farne parte per il suo coraggio e non solo per il fatto di essere il nipote del re.
La sera di Capodanno, mentre la corte riunita per banchettare, fare giochi e così festeggiare l'anno nuovo, si presenta all'improvviso un personaggio che pare soprannaturale: un cavaliere enorme, a cavallo del proprio destriero, ed entrambi completamente verdi, sia nell'abbigliamento che nell'aspetto fisico. Il buon re Artù, per non mancare di cortesia, lo invita ad unirsi alla corte, e quando il misterioso ospite gli propone un gioco accetta senza esitazioni. Ma ciò che il Cavaliere Verde ha in mente è qualcosa di insolito e bizzarro quanto lui: propone a qualunque cavaliere accetti la sfida di assestargli un colpo con la sua stessa, gigantesca ascia; dopo che aver ricevuto questo primo fendente però toccherà al Cavaliere Verde ricambiare il colpo, a distanza di un anno esatto.
Re Artù, in qualità di sovrano, fa per accettare la prova, ma Sir Gawain, dimostrando più coraggio (o follia) di qualunque altro cavaliere si offre volontario, sostenendo che la sua morte vale meno di quella del proprio Signore.
Impugna quindi l'enorme arma dell'oscuro individuo, e con un colpo deciso gli mozza di netto la testa. Ma quale meraviglia, quale orrore! senza scomporsi il Cavaliere Verde raccoglie la testa e ribadisce a Sir Gawain che da lì ad un anno esatto lo avrebbe atteso presso la sua dimora, una cappella verde, per il secondo atto della sfida.
Sir Gawain inizia così la sua avventura alla ricerca di questo luogo sconosciuto, durante la quale dovrà dar prova del proprio valore, della propria lealtà e della propria audacia: insomma, dovrà dimostrare di essere un vero cavaliere della tavola rotonda.

RECENSIONE
Sir Gawain e il Cavaliere Verde è un poema epico risalente al Medio Evo giunto fino a noi in forma anonima, e rappresenta per la letteratura inglese, a livello di importanza, ciò che per noi rappresenta L'Orlando Furioso.
Non voglio analizzare quest'opera, poichè come ho già avuto modo di spiegare in passato non ne ho la competenza e non è nemmeno il mio intento; ho voluto parlarne perchè credo che in Italia sia piuttosto sconosciuta, nonostante sia estremamente interessante sia a livello storico, che a livello letterario.
Purtroppo, com'è ovvio, nella traduzione si è sicuramente perso gran parte del suo fascino, che indubbiamente era maggiore grazie alla metrica e ai versi composti nel medio inglese parlato nel nord-ovest delle Midlands. Ciononostante, la magia che emana Sir Gawain e il Cavaliere Verde trascende tutte queste cose e riesce ugualmente a proiettare il lettore all'epoca de "Le donne, i cavalier, l'arme e gli amori".
Se anche voi verrete ugualmente rapiti dalle gesta di Sir Galvano e sarete curiosi di approfondirne l'analisi, vi ricordo che una molto bella ed interessante è stata scritta dal professore di lingua inglese e letteratura medievale J. R. R. Tolkien nel suo saggio Galvano e il Cavaliere Verde, contenuto all'interno del volume Il Medioevo e il Fantastico.

BW

Nella nostra libreria:
Anonimo
Sir Gawain e il Cavaliere Verde (Sir Gawayn and the Grene Knight)
ed. Adelphi
189 pag.
traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Lorenza di Lella

 
 

 

mercoledì 28 maggio 2014

L'ultimo cavaliere - Stephen King (1982)

"<<Credi in una vita dopo la morte?>>
<<Penso che sia questa.>>"
Roland e Brown

TRAMA
In un futuro imprecisato, il mondo è "andato avanti", sconvolto cioè da una non meglio definita catastrofe e regredito ad un'epoca simile a quella del Far West. Qui è ambientata la storia di Roland di Gilead, abile pistolero ed unico membro rimasto in vita di un antica confraternita, il quale è lanciato all'inseguimento di un misterioso individuo chiamato "l'uomo in nero".
Questo enigmatico figuro pare che sia un potentissimo stregone in grado, tra le altre cose, di resuscitare i morti, ma per Roland è di vitale importanza raggiungerlo in quanto solo lui può condurlo ad un luogo arcano e leggendario noto come Torre Nera.
E così, il pistolero si reca prima in un villaggio dove l'uomo in nero ha soggiornato tempo prima e dove ha lasciato un demone nel tentativo di farlo desistere dall'impresa, poi si mette sulle sue tracce attraverso uno sterminato deserto popolato da mutanti ed altre entità malvage. Qui, in una vecchia stazione di posta abbandonata, incontrerà un ragazzino di nome Jake che deciderà di seguire Roland fin sulle montagne che sorgono al termine di questa landa desolata, in una disperata caccia all'uomo (in nero).

RECENSIONE
Primo capitolo della serie della Torre Nera, L'ultimo cavaliere venne scritto da Stephen King quand'era ancora studente universitario, e si vede. Eccome se si vede.
Se da un lato infatti non posso non esaltarmi davanti ad un'ambientazione meravigliosa, in un perfetto stile spaghetti-western che, per quanto mi riguarda, risulta molto più intrigante di foreste nordiche popolate da elfi, draghi, troll ed altri elementi classici del fantasy, dall'altro devo ammettere che questo primo volume non mi ha affatto entusiasmato, anzi.
La trama appare confusa, disordinata e difficile da seguire, il ritmo troppo lento, e poi il linguaggio usato da King è qualcosa di esageratamente barocco ed ampolloso, tanto da far perdere spesso il filo del discorso. 
Qualche esempio? Ecco qua: "Una delle donne lo seguì con gli occhi strabuzzati ed il soggolo svolazzante". Io sono ignorante, e su questo non c'è dubbio, però mi spiegate che significa? Oppure c'è qualcuno che riesce a farmi capire com'è fatto un "sole filisteo"? E poi sostantivi ed attributi come cengia, natece, fitolacca, bruschino, cachinno... Una sequela di termini ed aggettivi astrusi e desueti che il povero traduttore (al quale va tutta la mia solidarietà) è stato costretto ad utilizzare per rendere come meglio poteva il lessico di un King che, seppur a tratti lascia intravedere lampi del genio narrativo che diverrà, qui appare uno scrittore ancora decisamente acerbo.
Dispiace molto, perchè L'ultimo cavaliere offre diversi spunti interessanti e, complice anche una struttura composta da numerosi flashback, riesce anche a solleticare la curiosità del lettore, peccato però che poi il giovane Stephen tenda a perdersi un po' troppo creando un effetto di piattezza e di monotonia generale che non facilita il compito a chi legge.
Eh va beh, non drammatizziamo, può capitare a tutti qualche piccolo passo falso, specialmente quando si è agli esordi, vedremo in seguito come si svilupperà questa saga. Spero solamente, e passatemi la battuta, che stavolta il buon giorno NON si veda dal mattino.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
L'ultimo cavaliere (The Gunslinger)
ed. Sperling Paperback
224 pag.
traduzione di Tullio Dobner


 

domenica 26 gennaio 2014

Il Medioevo e il fantastico - J.R.R. Tolkien (1983)

"Il nano al posto giusto vede spesso cose che il gigante che viaggia ed erra per molti paesi perde di vista."
John Ronald Reuel Tolkien

RECENSIONE
Un libro può essere ricercato a lungo, bramato, desiderato ardentemente tanto da spingerci a rastrellare fiere e mercatini dell'usato, piuttosto che ad effettuare minuziose ricerce su internet alla ricerca di una copia del raro oggetto del nostro desiderio. Ma non sempre è così, anzi: moltissime volte mi è capitato di imbattermi in un libro, che avrei poi scoperto capace di colmarmi di piacere per la sua lettura, in maniera del tutto casuale, quasi per noia.
Così è stato anche per il libro di cui sto per parlare: mi trovavo in una delle librerie in cui mi reco abitualmente ogni settimana o due, dicendo tra me e me "Dò solo un'occhiata, ma non devo prendere nulla, in fondo ho già diverse letture in cantiere" (e puntualmente mento a me stessa, uscendo con almeno un nuovo elemento della nostra libreria). Amo in particolar modo questa libreria, nonostante le commesse non siano dei mostri di simpatia e gentilezza, per due motivi fondamentalmente: il primo è che, nonostante sia un esercizio piuttosto piccolo all'interno di un centro commerciale, ha un assortimento di titoli, autori e generi degni del più grande e rinomato negozio di libri della mia città; il secondo è che è organizzata piuttosto bene, o almeno è così che organizzerei io la mia libreria (intesa come negozio) se ne avessi una, ovvero per generi. E così mi diletto a "fluttuare" da un'isola all'altra, curiosando alla ricerca di un qualche piccolo tesoro da portare a casa, o perlomeno da desiderare fino all'arrivo dello stipendio.
Tornando al nostro libro di oggi, stavo per l'appunto "fluttuando" tra i gialli e "l'isola dei libri sporcaccioni" (come ho ribattezzato il punto dove hanno concentrato i romanzi erotici, da Cinquanta sfumature di grigio in poi), quando sono capitata davanti al "reparto nerd", con il quale concludo solitamente la mia gitarella; e lì, nascosto tra una prepotente versione rilegata de Il Trono di spade e millemila edizioni (possibilmente con la foto del film) de Lo Hobbit, ho visto LUI.
Sono convinta che ci sia una sorta di magia (anzi, l'autore mi correggerebbe e parlerebbe di incantesimo) emessa da un libro che mi spinge a sceglierlo un po' a scatola chiusa, e così è stato anche per Il Medioevo e il fantastico. Ovviamente prima di prenderlo ho letto sulla IV di copertina di cosa si trattava, ma in cuor mio già sapevo che doveva essere mio. Quando poi ho visto che, nonostante l'autore fosse J. R. R. Tolkien, autore di immense opere tra cui appunto Lo Hobbit, Il Signore degli anelli e Il Silmarillion, non si trattava di un romanzo bensì di un insieme di saggi sulla filologia e la linguistica, ne ho avuto la conferma.
Dopo un'interessantissima introduzione di Gianfranco De Turris e una dovuta prefazione di Christopher Tolkien, figlio dell'autore e curatore dell'opera, il libro si compone da sei brani più il discorso di commiato di Tolkien all'Università di Oxford, dove ebbe la cattedra di Anglosassone e quella di Lingua e Letteratura Inglese.
Non lasciatevi ingannare da quanto affermato nella prefazione però: non si tratta affatto di brani rivolti ad un pubblico non specializzato, o almeno io, pur essendo laureata proprio in Lingue e Letterature ed avendo seguito lezioni e sostenuto esami di filologia, compresa quella germanica, ho trovato piuttosto complessa la lettura. Può essere che ciò sia dovuto al fatto che comunque questi estratti siano stati scritti diversi decenni fa; ma qualunque sia la causa, trovo che chi fosse interessato a questo tipo di argomento, così come alla mitologia norrena ed anglosassone, troverà comunque la lettura assolutamente interessante, e riuscirà a superare lo scoglio della difficoltà.
I primi due saggi trattano del Beowulf, il poema epico anticoinglese risalente all'VIII secolo; il primo a proposito delle edizioni critiche e dei trattati incentrati su di esso, il secondo è in realtà la prefazione all'edizione del 1940 di una vecchia traduzione dell'opera e parla proprio delle difficoltà e delle necessità relative alla traduzione stessa.
Il terzo brano è sempre improntato sulla filologia, ma l'oggetto del suo interesse è stavolta il romanzo cavalleresco in medio inglese Galvano e il Cavaliere Verde, di cui confesso di non aver mai sentito parlare prima e che è stato per me un'interessante scoperta. Non solo: credo che questo sia forse il capitolo di più facile  comprensione anche per i non "addetti ai lavori"
Il quarto brano, "Sulle fiabe", analizza non tanto la struttura delle fairy tales, letteralmente i "racconti fatati", quanto le loro origini, il loro scopo e il perchè non dovrebbero mai essere edulcorate, neppure per renderle più adatte ai bambini.
Col quinto e il sesto capitolo Tolkien passa dall'argomento Letteratura a quello Lingua, prima in un'appassionata lezione su inglese e gallese, dove dichiara in particolare il proprio amore per quest'ultimo idioma, poi in una vera e propria confessione su quello che definisce il suo "vizio segreto", ovvero il suo hobby di inventare lingue, studiandone la struttura fin nei minimi dettagli e perfezionandole per cercare di renderle il più poetiche possibile (lingue che, tra l'altro, adoperò nel più famoso dei suoi romanzi).
Infine, nel suo discorso di commiato l'autore si è tolto più di un sassolino dalle proprie scarpe, criticando duramente la struttura accademica dell'Università oxoniense, ma tutto comunque con un impeccabile stile British.
Insomma, se siete appassionati dello scrittore che ha inventato il genere fantasy e siete curiosi di conoscerne altri aspetti o se la vostra sete di mitologia, filologia e linguistica ha bisogno di essere placata, Il Medioevo e il fantastico è assolutamente un libro che vi consiglio di leggere, armati di pazienza, concentrazione e magari di un buon dizionario.

BW

Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Medioevo e il fantastico (The Monsters and the Critics and Other Essays)
ed. Bompiani
340 pag.
traduzione di Carlo Donà
a cura di Christopher Tolkien

  

domenica 1 dicembre 2013

Il Silmarillion - J.R.R. Tolkien (1977)

"Esisteva Eru, l'Unico, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, Coloro che sono santi, progenie del proprio pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. Ed egli parlò loro, proponendo loro temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto."
Ainulindalë - La Musica degli Ainur


TRAMA
Il Silmarillion non è un romanzo ma, come lo definì lo stesso Tolkien, un legendarium, ossia una raccolta di leggende, avventure e racconti mitologici che narrano la storia di Arda, il mondo in cui si svolgono tutte le vicende dell'universo tolkeniano, dalla sua creazione fino all'inizio della cosiddetta Quarta Era.
L'opera si divide sostanzialmente in cinque sezioni:

- Ainulindalë
- Valaquenta
- Quenta Silmarillion
- Akallabêth
- Gli Anelli di Potere e la Terza Era

Nell'Ainulindalë viene descritta la genesi di Arda ed Eä ad opera della divinità Eru Ilùvatar con l'aiuto degli Ainur, maestose entità al suo servizio. Insieme iniziano ad intonare un armonioso canto allo scopo di creare Eä, l'Universo; ma Melkor, il più potente ed ambizioso tra gli Ainur, comincia ben presto a dare vita ad una melodia dissonante originando così tutti i mali del mondo. 
Siccome Arda è ancora immersa nell'oscurità, gli Ainur costruiscono due colossali lumi che vengono consacrati dal loro re, Manwë. Melkor però, diventato a tutti gli effetti una sorta di spirito ribelle e malvagio, li abbatte e riversa su Arda un mare di fuoco. Gli Ainur riescono a rimediare alla catastrofe, ma si indeboliscono moltissimo rischiando così di soccombere a Melkor. Decidono allora di ritirarsi altrove costruendo Valinor, un nuovo regno, e la città di Valimar. Lì gli Ainur più potenti diventano Valar (Potenze del Mondo), mentre i rimanenti prenderanno il nome di Maiar, ovvero il Popolo dei Valar.

Valaquenta, il secondo capitolo, parla dei Valar, dei Maiar e delle lotte combattute contro le forze del male. Viene anche introdotta una figura che diverrà in seguito fondamentale: Mairan "L'Ammirabile", uno dei Maiar più forti, che verrà presto irretito da Melkor (nel frattempo ribattezzatosi Morgoth) e prendendo così il nome di Sauron. Compongono l'esercito di Morgoth, tra gli altri, anche gli Orchi e i Balrog, altri Maiar fuorviati da Morgoth e trasformati in demoni del fuoco. 

Quenta Silmarillion è principalmente incentrato sulla forgiatura dei tre Silmaril, gioielli che racchiudono la luce dei potenti Due Alberi di Valinor, destinati al popolo degli Elfi. Morgoth però riesce a rubare le gemme e così seguiamo tutte le vicende e peripezie che avvengono nel tentativo di recuperare i preziosissimi Silmaril. Quenta Silmarillion narra poi numerosi altri racconti incentrati su vari personaggi, alcuni dei quali sono davvero meravigliosi. Uno su tutti quello che descrive le gesta di Turin, eroe valoroso ma perseguitato costantemente dalle sventure e dalla morte.

Akallabêth tratta invece dell'ascesa e della caduta di Nùmenor, una grandissima isola al centro del mare Occidentale, che venne donata dai Valar ad una popolazione di Arda chiamata Edain come ringraziamento per averli aiutati a combattere Morgoth. L'isola verrà poi distrutta dagli stessi Valar, infuriati con i Nùmenoreani colpevoli di essersi lasciati corrompere da Sauron che li convinse poi a tentare di invadere Valinor. In seguito viene raccontata la fondazione dei regni dei Nùmenoreani esiliati: Arnor e Gondor.

Infine nell'ultimo capitolo, intitolato Gli Anelli di Potere e la Terza Era, viene spiegata l'origine e la fine degli Anelli che Sauron diede ad Elfi, Nani ed Uomini per poterli soggiogare grazie alla potenza dell'Unico Anello, da lui forgiato in gran segreto tra le fiamme del Monte Fato. La maggior parte delle vicende qui narrate vengono sviluppate in modo più ampio nell'opera più famosa di Tolkien: Il Signore degli Anelli.

RECENSIONE
Iniziato da Tolkien nel 1917 e rifinita e pubblicata solo dopo la sua morte dal figlio Christopher circa sessant'anni dopo, Il Silmarillion rappresenta la base storico-mitologica di tutto l'universo tolkeniano, ed in particolare costituisce l'ossatura de Il Signore degli Anelli.
Concepito come un'opera che sta a metà tra il testo sacro (io personalmente ho notato diverse analogie con alcune vicende bibliche) e le grandi epopee nordiche, come ad esempio il poema finnico Kalevala, Il Silmarillion è considerato da molti come il vero, grandissimo capolavoro dello scrittore sudafricano e devo dire che io sono tra questi.
Incredilmente particolareggiato e ricchissimo di avventure, di battaglie e di personaggi epici; questo libro è senza nessunissima ombra di dubbio il massimo capostipite di tutto quanto concerne il genere fantasy. Quello che mi ha impressionato maggiormente è la ammirevole passione ed enorme dedizione che Tolkien rivolse, praticamente per tutta la vita, a questo immenso lavoro. Un attaccamento ed un'abnegazione tale che suscitano in me un sentimento quasi di commozione. 
Mi permetto infine di chiudere con un mio personalissimo consiglio a tutti coloro che non hanno ancora letto questo libro: non date ascolto a chi bolla, magari in maniera un po' semplicistica, Il Silmarillion come il classico "mattone". Provate a leggerlo e forse vi renderete presto conto che, sebbene non si tratti di un testo tra i più semplici ed immediati, contiene una così grande quantità di argomenti ed avvenimenti che è praticamente impossibile rimanere insensibili al fascino di questa autentica gemma della letteratura moderna. E ve lo dice uno che, salvo alcune eccezioni, non è mai stato un grandissimo fan del fantasy e di tutte le sue numerose derive ma che fa parte di tutti coloro profondamente convinti che, quando i libri sono belli, NON C'È GENERE CHE TENGA.


BF


Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Silmarillion (The Silmarillion)
ed. Bompiani
682 pag.
traduzione di Francesco Saba Sardi