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venerdì 11 luglio 2014

Milano calibro 9 - Giorgio Scerbanenco (1969)

"Vi sono dei casi in cui la giustizia non basta, e occorre la vendetta."
Aureliano Arazzi (da 'Preludio per un massacro estivo')

RECENSIONE
Ventidue storie nere come il sangue raggrumato, una più feroce e crudele dell'altra, compongono Milano calibro 9, eccezionale antologia del padre del noir italiano, Giorgio Scerbanenco.
Sono gli anni sessanta, un periodo molto particolare durante i quali si stava vivendo un profondo cambiamento e l'Italia stava attraversando quella fase in cui sarebbe passata dall'essere un paese prevalentemente agricolo e contadino a diventare una potenza industriale. Le campagne così si spopolarono sempre più e moltissima gente si riversò nelle grandi metropoli del nord, attratte dal "miracolo italiano", con il miraggio di dare una svolta alla propria vita. 
Città-simbolo di questa trasformazione fu senza dubbio Milano, che accolse nelle sue fabbriche tantissimi lavoratori provenienti da tutto il paese, ma che inevitabilmente attirò anche l'interesse della criminalità organizzata, attratta dal grande giro di affari che gravitava intorno al capoluogo lombardo.
Ed è in questo modo che Scerbanenco, con la sua tipica scrittura dura come l'acciaio e terribilmente essenziale, diede vita a questi racconti che trasudano violenza, disperazione, miseria e morte: semplicemente osservando la realtà che vedeva intorno a sè ogni giorno.
Scerbanenco è spietato, le sue storie sono affreschi di una società allo sbando, individui irrecuperabili, persone irrimediabilmente corrotte... Eppure sa anche cogliere con una grazia inaspettata piccoli momenti (e forse qui emerge il suo passato di autore di romanzetti rosa) di tenerezza e di amore, dove si intravede quasi una fiammella di speranza. Fiammella che però viene spenta quasi subito dall'avidità e dalla cattiveria degli uomini. È difficilissimo infatti, nei libri di Scerbanenco, che qualcuno riesca a redimersi del tutto: chi nasce criminale spesso muore anche come tale. 
Ed abbiamo così gente torturata, percossa fino alla morte, persone bruciate vive, sepolte vive, fatte a pezzi; un autentico campionario di piccoli e grandi orrori descritti con un cinismo raggelante che magari ad un lettore dei giorni nostri avvezzo a certe letture non impressiona più di tanto, ma bisogna sempre tenere presente che questa è tutta roba che venne scritta e pubblicata all'epoca in cui Iva Zanicchi cantava "Prendi questa mano, zingara" e forse l'impatto sul pubblico di allora fu un tantino diverso.
A mio parere non c'è un episodio veramente brutto in questa straordinaria raccolta, si tratta infatti di ventidue gemme grezze noir tra le quali spiccano sicuramente In pineta si uccide meglio, Bravi ragazzi bang bang, Piccolo Hôtel per sadici, Vietato essere felici, Non si vive di solo poker, A Porta Venezia con paura, Milano Centrale ammazzare subito e La vendetta è il miglior perdono, ma anche gli altri non sono assolutamente da meno. Da segnalare inoltre che dai racconti di Milano calibro 9 sono state tratte diverse pellicole, tra le quali le più note sono sicuramente l'omonimo film (splendido) di Fernando Di Leo e Spara che ti passa (pessimo) di Carlos Saura, con Antonio Banderas e Francesca Neri.
Fate una prova: aprite questo libro in un punto a caso e mettetevi a leggere. Vedrete che verrete risucchiati senza quasi rendervene conto in queste storie brutte, sporche e cattive, come si diceva ai tempi di Scerbanenco.

BF

Nella nostra libreria:
Giorgio Scerbanenco
Milano calibro 9
ed. Garzanti
354 pag.

 

domenica 15 dicembre 2013

Il manoscritto di Brodie - Jorge Luis Borges (1970)

"Al lavoro, fratello. Poi ci aiuteranno gli avvoltoi. Oggi l'ho uccisa. Che resti qui con i suoi stracci. Ora non farà più danni."
Cristiàn Nelson


RECENSIONE
Il manoscritto di Brodie è una raccolta di racconti (undici) pubblicati originariamente nel 1970, poco dopo il settantesimo compleanno dell'autore. 
Libro che è stato spesso considerato una delle opere meno riuscite di Borges, considerazione, questa, che non mi trova affatto d'accordo. Penso invece che questa antologia sia spettacolare nella sua apparente semplicità. Le storie sono brevi, ridotte all'essenziale, e nonostante vengano trattati soggetti differenti, c'è un gioco di rimandi sublime tra un racconto e l'altro.
Il filo conduttore che unisce diversi episodi ad esempio è quello del duello e della sfida, tema che viene affrontato nei suoi più svariati aspetti.
Così ne L'intrusa abbiamo due fratelli che, pur essendo molto legati si rubano a vicenda una donna, fino ad una tragica conclusione. In L'incontro invece assistiamo ad una lite fra due giocatori di carte ubriachi, ma in realtà le vere protagoniste del duello sono le armi che sono state scelte dai contendenti. A volte possono essere anche due amiche pittrici a rivaleggiare come avviene ne Il duello, mentre ne L'altro duello si narra di due gauchos che, pur odiandosi a morte, si ritrovano costretti a combattere in guerra fianco a fianco.
Sono storie magnifiche ambientate nei quartieri di Buenos Aires frequentati da malavitosi e da giovani ragazzini che cercano di emularli, sono racconti di violenza come ad esempio Storia di Rosendo Juàrez, dove ascoltiamo la confessione di un anziano signore che da giovane uccise un amico e, per evitare il carcere, si trasformò in un picchiatore al soldo del partito.
Sono anche storie che ci raccontano una parte di noi che forse abbiamo dimenticato troppo in fretta: la realtà della vastissima comunità italiana d'Argentina all'inizio del secolo scorso, dove la miseria spingeva tantissimi nostri connazionali a cercare di ritagliarsi un posto, con condotte più o meno lecite, all'interno della società. Ed ecco allora che spesso i personaggi di queste vicende si chiamano Ferrari, Rossi, Trapani, Molinari, Campana, Podestà... nomi a noi famigliari, che potrebbero essere gli stessi di nostri parenti o amici.
É una scrittura, quella di Borges, che su di me ha un effetto incredibilmente positivo. Sono opere che mi danno un grande senso di integrità e, nonostante il più delle volte non parlino esattamente di cose allegre, mi fanno stare bene.
Chiudo dicendo che credo esistano molti pregiudizi del tutto infondati sullo scrittore argentino, tra tutti il più comune è quello che si tratti di un autore difficile e pesante ma, sebbene alcuni suoi lavori possano risultare un po' ostici, questa antologia dimostra ampiamente di essere un testo lineare e di chiara comprensione che può essere tranquillamente affrontato anche dal lettore meno navigato.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
Il manoscritto di Brodie (El informe de Brodie)
ed. La Biblioteca di Repubblica
94 pag.
traduzione di Lucia Lorenzini