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mercoledì 12 marzo 2014

Cronache nere - Dino Buzzati (1984)

"Un sottile impalpabile panico si è irradiato dal sinistro numero 40 di via San Gregorio. Noi siamo ben chiusi in casa con le porte sprangate, eppure lo sentiamo vagare intorno, nelle ore alte della notte, e strisciare lungo le trombe delle scale."
Dino Buzzati, da 'Il delitto di Rina Fort'

RECENSIONE
Cronache nere raccoglie alcuni pezzi pubblicati dallo scrittore e giornalista di Belluno sul Corriere della Sera, in quello che vuole essere "un ricordo e un omaggio al poeta assoluto del nero milanese", come spiega Oreste del Buono, curatore dell'opera, nella presentazione della stessa.
La prima parte comprende tutti i pezzi pubblicati sul quotidiano di via Solferino da Buzzati in occasione del famoso processo a Rina Fort, descrivendo con precisione chirurgica ed assoluta professionalità non solo i fatti, ma anche le emozioni, le sottilissime sfumature, gli atteggiamenti dell'imputata, del giudice, degli avvocati e persino del pubblico, tanto che al lettore parrebbe quasi di trovarsi egli stesso nell'aula di tribunale.
Il giornalista fa un lavoro magistrale, tanto da trasformare una  donna che "non ha neppure  la rudimentale astuzia così frequente nei contadini" in una sosia di Marlene Dietrich in Testimone d'accusa, sottolineando però che occorre prestare molta attenzione a non trasformarla in un'eroina. Azzeccatissima è stata la decisione di Gaetano Alfetra, collega di Buzzati, nell'insistere affinché fosse l'amico a seguire tutto il processo per il Corriere.
La seconda parte del libro è invece surreale, una specie di cronaca a puntate del viaggio dello scrittore addirittura all'inferno. Un inferno ben strano, in verità, senza fuoco né fiamme, e al quale si accede attraverso una porticina nascosta, scoperta per caso da un operaio durante gli scavi per la metropolitana.
Confesso di non aver capito molto questa seconda metà dell'opera, in parte perché avevo letto un po' superficialmente la presentazione di Oreste del Buono e avevo capito che tutti i pezzi fossero di cronaca, in parte perché quando ho letto questo libro ero particolarmente stanca (più volte ho interrotto per qualche minuto la lettura perché mi ero appisolata, e sicuramente questo non ha aiutato né la concentrazione né la comprensione).
In ogni caso Cronache nere è molto interessante per me, se non altro perché mi ha fatto conoscere un altro aspetto (in realtà quello principale) dell'autore che amo molto, quello giornalistico. Dopo averlo letto lo apprezzo ancora di più per il suo stile, e sicuramente se ne avrò l'occasione sarò ben felice di esplorare nuovamente il mondo della carta stampata di Buzzati.

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
Cronache nere
ed. Theoria
164 pag.

  

giovedì 23 gennaio 2014

Il segreto del Bosco Vecchio - Dino Buzzati (1935)

"Mancano particolari sul come Sebastiano Procolo venne a scoprire la faccenda dei genî e del vento Matteo. [...] Ma è indiscutibile che il Procolo non ci mise molto a conoscere la verità; senò non sarebbe successo quello che poi avvenne."
Dino Buzzati

TRAMA
Quando il Morro, l'uomo più ricco della vallata, muore lasciando i suoi beni in eredità ai due nipoti Sebastiano e Benvenuto Procolo, la vita degli abitanti della Valle di Fondo e di quelli del Bosco Vecchio cambia improvvisamente: è vero che Benvenuto è solo un bambino di dodici anni che ancora frequenta il collegio, gracile e deboluccio, e che quindi non può compiere azioni potenzialmente dannose; ma è pur vero suo zio, il colonnello Sebastiano, ne è il tutore.
Il Procolo ben presto scopre che il Bosco Vecchio è abitato da genî, esseri semplici e benigni capaci di assumere la forma di animale o di uomo, e decide di sfruttarli per ottenere grandi quantità di legna da vendere con cui arricchirsi.
Ma i genî cercano di ribellarsi, così il colonnello libera il terribile vento Matteo, imprigionato dagli stessi esseri della foresta più di vent'anni prima, che per gratitudine si mette al suo servizio.
Col passare del tempo la cupidigia avvelena sempre più il cuore del severo proprietario, tanto da spingerlo a desiderare ed organizzare la morte del nipote. Resta da vedere se il magico ambiente che lo circonda riuscirà a redimerlo e fermarlo dalle sue malefiche intenzioni.

RECENSIONE
Faccio una premessa dedicata a questa particolare edizione in nostro possesso: trovo un filo esagerato da parte dell'editore inserire ben 44 pagine tra introduzione, cronologia e bibliografia prima dell'inizio del libro vero e proprio. Se è pur vero che la cronologia posta in quella posizione può essere un interessante elemento che spiega meglio al lettore in quali circostanze è nata l'opera che si appresta a leggere, un'introduzione fine a sè stessa che in realtà altro non è che un unico, lungo spoiler dell'intera trama non si poteva ma si doveva evitare, o perlomeno usare come postfazione.
Detto ciò, il lettore meticoloso che avesse letto queste pagine introduttive saprebbe che, al momento della pubblicazione de Il segreto del Bosco Vecchio, Buzzati lavorava già da sette anni al Corriere della Sera, e che da sempre provava un'immensa passione per la montagna e l'alpinismo.
Ed ecco spiegato il libro: appare infatti come la cronaca giornalistica dei surreali e fantastici fatti che accadono nella Valle di Fondo e sui monti che la circondano. I protagonisti non solo gli esseri umani, ma praticamente tutto viene dotato di vita e di pensiero, animali, piante, venti ed i famosi genî. Ma al contrario di quanto accade spesso, Buzzati non pone una netta linea di separazione umani/cattivi e non umani/buoni. Ognuno può avere pregi e difetti, vizi e virtù, e sta solo ad egli stesso decidere come comportarsi.
Abbiamo detto chi sono i personaggi, ed abboiam parlato dello stile giornalistico; rimane da dire di cosa tratta il libro. Nonostante la lunga introduzione non ci sono elementi per avere la certezza dell'origine che sta alla base di esso; la mia teoria è che si tratti di storie del folklore bellunese che l'autore ha preso e trasformato per farne una sorta di racconto fantastico dalle atmosfere vagamente dark.
Un romanzo molto particolare, che forse non consiglierei a chi non avesse mai letto nulla di Dino Buzzati in quanto non semplicissimo, nonostante le apparenze. Ma comunque una lettura degna di nota, in particolar modo se si considera che ha quasi ottant'anni.

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
Il segreto del Bosco Vecchio
ed. Oscar Mondadori
44 + 149 pag.

 

martedì 26 novembre 2013

La famosa invasione degli orsi in Sicilia - Dino Buzzati (1945)

"Dunque ascoltiamo senza batter ciglia
la famosa invasione degli orsi in Sicilia.
La quale fu nel tempo dei tempi
quando le bestie eran buone e gli uomini empi."
Dino Buzzati

TRAMA
In un passato immaginario, gli orsi delle montagne siciliane (che però adesso non ci sono più), stanchi di vivere al freddo, tra mille scomodità e con poco cibo, decidono di scendere a valle tra gli uomini, guidati dal loro Re Leonzio. 
Egli in realtà spera non solo di migliorare il tenore di vita del suo popolo, ma anche di ritrovare il figlioletto Tonio, rapito anni prima da due cacciatori. E così guida i compagni verso il paese; ma il Granduca, Tiranno della Sicilia, immediatamente invia le sue truppe per sconfiggere quella che vede come una minaccia al suo potere.
Gli orsi però, aiutati dal loro coraggio e da un pizzico di fortuna, riescono a sconfiggere i soldati, e Leonzio diviene il Re anche degli uomini. Umani e animali cominciano una nuova vita insieme, apparentemente pacifica e serena.
Ma l'ozio è il padre dei vizi, si sa; e ben presto le comodità e i difetti degli umani contageranno anche i cuori degli orsi, una volta buoni e onesti.

RECENSIONE
Scritto cinque anni dopo Il deserto dei Tartari, questo quarto romanzo dello scrittore bellunese è un misto tra poesia e prosa che, pur essendo (almeno nell'edizione della nostra libreria) proposto come libro per ragazzi, trovo sia molto interessante anche per un pubblico adulto.
Innanzitutto l'autore, contrariamente al suo romanzo precedente in cui era riuscito a scrivere un capolavoro basato fondamentalmente sulla lentezza e sull'attesa della battaglia, crea continuamente situazioni dinamiche, come l'epica battaglia tra gli orsi ed i soldati del Granduca. Ma ad essi si alternano anche momenti di riflessione sui vizi dell'uomo, che viene descritto come una bestia ingorda, egoista e cattiva in contrapposizione ai protagonisti della storia, che, almeno inizialmente, sono buoni, generosi e senza paura, seppure un po' ingenui.
Il linguaggio utilizzato da Buzzati è semplice ma allo stesso tempo piacevole e divertente (forse è proprio questo, insieme ai pezzi scritti in rima, a rendere l'opera più "infantile"). Ma l'autore non si è limitato a scrivere una storia: pur essendo meno conosciuto da questo punto di vista, egli è infatti anche un'abilissimo illustratore, ed infatti nel libro troviamo numerosi suoi disegni che non solo rappresentano le scene descritte, ma fanno parte integrante della storia, tanto che più volte si fa riferimento proprio ad essi ("Se osservate piano piano il disegno del combattimento vedrete...")
Buzzati è insomma quello che oggi verrebbe definito "un artista poliedrico", e (al contrario di altri che vengono definiti in tal modo) un artista lo è davvero. Magari questo libro non sarà un capolavoro riconosciuto a livello internazionale come il suo precedente; ma sicuramente è un romanzo molto piacevole da leggere, e su cui forse gli uomini farebbero meglio a riflettere, per non essere più "empi".

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
La famosa invasione degli orsi in Sicilia
ed. Einaudi scuola
137 pag.
illustrazioni di Dino Buzzati

 

martedì 29 ottobre 2013

Il deserto dei Tartari - Dino Buzzati (1940)

"<<Signor capitano!>> [...]
<<Cosa c'è? [...] Cosa c'è?>> [...]
<<Niente! Desideravo salutarla!>> [...]
<<Chi è?>> [...]
<<Tenente Drogo!>>"
Il tenente Giovanni Drogo e il capitano Ortiz

TRAMA
Giovanni Drogo è un giovane tenente che è stato assegnato in organico alla Fortezza Bastiani, in un non meglio identificato paese al confine con la Pianura dei Tartari.
Per quanto la Fortezza sia considerata strategica dal punto di vista militare, proprio perché è l'ultimo avamposto che può scongiurare il pericolo di un'invasione da parte del nemico, Drogo non vede in essa alcuno sbocco per la sua carriera, e immediatamente chiede la possibilità di essere trasferito in città.
Ma viene convinto dal maggiore Matti a pazientare solo quattro mesi, dopodiché ci sarebbe stata la visita medica e il giovane tenente avrebbe potuto chiedere il trasferimento per motivi di salute.
E così, seppur con riluttanza, Drogo accetta. E i quattro mesi si trasformano in un'intera vita, passata all'insegna dell'attesa: dapprima, quella del trasferimento; poi ad essa subentra quella dell'arrivo del nemico, degli invasori, che darebbe un senso all'esistenza di tutti gli abitanti della Fortezza Bastiani.

RECENSIONE
Perché Il deserto dei Tartari è considerato un capolavoro della letteratura contemporanea? Perché Buzzati è riuscito a creare un romanzo pressoché perfetto.
Attenzione, però, con questo non intendo dire che sia un libro semplice ed accattivante. Tutt'altro: proprio la sua peculiarità, la lentezza, che scandisce sia la narrazione sia la vita di Drogo ed in generale della Fortezza, fa sì che sia un libro "difficile". Ma in nessun altro modo lo scrittore bellunese avrebbe potuto ricreare l'atmosfera della Fortezza, lo stato d'animo dei soldati, la lentezza dell'attesa che allo stesso tempo non fa capire loro, se non quand'è troppo tardi, che nell'attesa la loro vita scorre e passa.
Pigre e lente passano le giornate, i mesi, gli anni, ma nonostante il ritmo calmo vi è perennemente un senso di suspance; e quando accade qualcosa si pensa (i soldati pensano, Drogo pensa, il lettore pensa) subito che finalmente la tanto agognata guerra stia per cominciare.  E qualcosa in effetti accade. Durante la sua permanenza alla Fortezza, Drogo è testimone di avvenimenti tragici, talmente assurdi da inorridire il lettore (almeno a me è accaduto così) per la natura effimera della vita umana.
Della storia non sono indicati né i tempi (si sa solamente che comincia quando Drogo ha ventuno anni e che termina quando ne ha cinquantaquattro) né i luoghi (si sa solo che la Fortezza Bastiani confina a Nord con il deserto, o pianura, dei Tartari, e che si trova su una montagna). Come poteva essere altrimenti? Buzzati ha infatti voluto rappresentare col suo romanzo la vita dell'uomo, volta ad inseguire ideali e speranze di fatti che probabilmente non avverranno mai, in una quotidianità abitudinaria che, poco a poco, la consuma fin quando non ci si accorge, ormai tardi, che è passata e non tornerà più indietro. E proprio per questo doveva essere un romanzo senza tempo né luogo.
In conclusione a mio modestissimo parere Il deserto dei Tartari è un vero e proprio capolavoro della letteratura e forse anche della filosofia, da leggersi possibilmente in giovane età col tentativo di fuggire dal destino che accomuna molti uomini: quello di trascorrere una vita breve e finalizzata soltanto al raggiungimento della sua stessa conclusione.

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
Il deserto dei Tartari
ed. La Biblioteca di Repubblica
192 pag.