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giovedì 31 luglio 2014

Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo - Jerome K. Jerome (1895)

"Quando non giocava a tennis o si esercitava a giocare a tennis, o leggeva cose di tennis, parlava di tennis. A quel tempo, il personaggio più importante del mondo tennistico era Renshaw, e continuò a nominarmi Renshaw fino a che, in cuor mio, non crebbe un cupo desiderio di uccidere Renshaw, senza farmi né sentire né vedere, e quindi seppellirlo.
In un pomeriggio di pioggia intensa mi parlò di tennis per tre ore filate. Dopo il tè accostò la sedia alla finestra, accanto a me, e attaccò:
<<Avete mai notato il modo in cui Renshaw...>>
Io dissi:
<<Ammettiamo che uno prenda un fucile - parlo di uno con un'ottima mira - vada da Renshaw e gli spari, facendolo secco, voi tennisti riuscireste a scordarvelo e a parlare di qualcos'altro?>>
<<Oh, ma chi sparerebbe mai a Renshaw?>> disse indignato.
<<Non importa, ammettiamo che qualcuno lo faccia>>
<<Bè, allora ci sarebbe suo fratello>> rispose.
Me n'ero dimenticato."
Jerome Klapka Jerome (da 'Il cultore di hobby')

RECENSIONE
Amici generosi ma casinisti, persone altruiste fino a risultare moleste, signorine capricciose. E ancora: mogli dispotiche, bambini terribili, gatti diabolici...
È tutto racchiuso qui, in breve, il mondo di Jerome. Ed è sempre da qui che lo spassosissimo scrittore inglese prendeva spunto per i suoi divertenti racconti altamente vietati a chi è abituato a prendersi troppo sul serio. La sublime arte dello sberleffo, della presa in giro alle mode e alle manie che già allora imperversavano nel Regno Unito, il tutto raccontato con un sarcasmo spesso davvero graffiante ma mai offensivo. 
In questo volumetto di un centinaio di pagine troviamo una serie di brevi storie che Jerome scriveva abitualmente per alcune riviste con lo scopo di raggranellare qualche sterlina in più durante i periodi "di magra". Ma, sebbene non siamo certamente ai livelli altissimi di I pensieri oziosi di un ozioso o della sua opera più nota, quel Tre uomini in barca scritto quasi per scherzo, si commetterebbe un grave errore a considerare questa raccolta come un libro di "serie B" o, ancora peggio, un banale riempitivo per completare una sezione della libreria.
Già perchè, se è pur vero che in Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo sono presenti un paio di racconti un po' di maniera, va anche detto che diversi episodi sono, ancora una volta, tutti da ridere. Un esempio lampante in tal senso è senza dubbio L'uomo che "badava" oppure L'uomo distratto, stupendi resoconti delle nevrosi e delle ossessioni che già alla fine del XIX secolo colpivano l'uomo moderno, come avviene anche in L'uomo abitudinarioLo spirito di Whibley o ne Il cultore di hobby, dove viene analizzata e messa in ridicolo la frequente tendenza dell'adulto a divenire a tutti gli effetti una vittima dei propri riti, delle proprie credenze e delle proprie passioni.
Nella bellissima prefazione a questo volume a cura di Francesco Piccolo, c'è un passaggio assolutamente illuminante che credo valga la pena di riproporre:
"In tempi bui, ha più valore anche il mondo di Jerome. In tempi bui, stuzzicare buonumore, intelligenza e analogie impensabili, è una specie di beneficenza per l'umanità." 
E allora, se per caso vi sentite un po' giù pensando alle miserie dell'attuale comicità italica fatta principalmente di stantii luoghi comuni e battute squallide, lasciatevi andare, rilassatevi e fatevi condurre dalla sapiente mano di uno dei più grandi umoristi di sempre, senza deprimervi troppo perchè "non può piovere per sempre", oppure, per citare lo stesso Jerome, è risaputo che:
"Ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell'uomo a cui presentarono il conto per il funerale della suocera".
Ed ora pensate a Zelig, Colorado o ai benvenuti al sud/nord e altre amenità del genere che molti hanno pure il coraggio di spacciare per "comicità intelligente".
Ok, deprimetevi pure.

BF

Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo. Storie e bozzetti in verde, blu e lavanda (Sketches in Lavander, Blue and Green)
ed. Edizioni Spartaco
109 pag.
traduzione di Giovanni Giri




sabato 26 luglio 2014

Assassinio sull'Orient Express - Agatha Christie (1934)

"Signor Ratchett, voglia scusarmi se vengo a un argomento personale; ma vede, non posso accettare la sua proposta perchè la sua faccia non mi piace."
Hercule Poirot

TRAMA
Appena arrivato a Istambul di ritorno da Aleppo, dove ha appena concluso un incarico, Hercule Poirot vuole finalmente godersi un po' di meritate vacanze; ma, ahimé!, arrivato all'hotel dove ha prenotato una stanza trova un telegramma che lo prega di tornare urgentemente a Londra. Un po' seccato per l'imprevisto, il piccolo investigatore riesce a prendere l'ultimo dei posti disponibili sul celeberrimo Orient Express, che, stranamente per quel periodo, registra così il tutto esaurito.
A bordo il belga scopre che i passeggeri formano un variegato melting pot, in cui uomini e donne di diversa nazionalità, ceto sociale ed età trascorrono insieme i tre giorni che occorrono per arrivare a Parigi. Tra di essi c'è anche il misterioso Signor Ratchett, un anziano dai lineamenti crudeli e malvagi, sul quale Lombroso avrebbe probabilmente scritto interi trattati. L'uomo, riconosciuto l'investigatore, gli chiede di fargli da guardia del corpo, sostenendo di essere in pericolo di vita.
Ma Poirot rifiuta di prestare servizio ad un losco figuro come Ratchett; il quale ha però ragione di temere per la propria vita: una notte, mentre il treno è bloccato a causa della neve, viene pugnalato a morte.
Un omicidio misterioso, la cui indagine viene resa ancora più difficoltosa dal fatto di essere bloccati in mezzo alla neve; riuscirà Poirot a scoprire anche stavolta chi è la persona che si è macchiata di questo tremendo delitto?

RECENSIONE
Agatha Christie era una grande, grandissima scrittrice, e lo sappiamo. Era soprannominata "la regina del giallo", e lo sappiamo. E anche chi non ha ancora letto Assassinio sull'Orient Express non può non sapere che è uno dei suoi romanzi più famosi, se non addirittura il più celebre in assoluto. Perché questo?
Ecco, trovo che solo chi non ha mai avuto il piacere di leggerlo può porsi questa domanda; in esso ci sono tutti gli elementi necessari per renderlo il giallo perfetto: un omicidio misterioso, sulla cui vittima veleggia un ombra maligna; un detective che ragiona fuori dagli schemi, minando ulteriormente le ipotesi di colpevolezza che tendiamo a fare; uno scenario spettacolare ed affascinante, il lussuoso Orient Express, seppure (o forse anche grazie al fatto di essere) bloccato in mezzo al nulla dalla neve; ed infine un considerevole numero di sospettati, vagliati e mentalmente accusati
ad uno ad uno dal lettore, salvo poi passare al successivo.
Credo che per evitare di darvi il benché minimo indizio che possa rovinarvi il piacere della lettura debba fermarmi qui, perché non vi è proprio nient'altro da dire: leggete Assassinio sull'Orient Express, e saranno le sue pagine a parlare.


BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie 
Dalla raccolta "Le grandi indagini di Poirot"
Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express)
ed. Oscar Mondadori
206 di 670 pag.
traduzione di Alfredo Pitta

giovedì 24 luglio 2014

Vacanze in villa - Madeleine Wickham (2001)

"Un autentico paradiso andaluso, carissimi. Lo adorerete."
Gerard Lowe

TRAMA
A cosa serve disporre di una casa delle vacanze nientepopodimeno che in Andalusia se non ci si può invitare gli amici? E infatti Gerard, in uno slancio di generosità, promette la villa a Chloe e Hugh. Fin qui, nulla di strano; se non fosse che Chloe e Hugh non sono marito e moglie!
La ragazza confeziona abiti da sposa, pur non essendo sposata col compagno Philip, che sta vivendo un periodo difficile al lavoro e al quale un po' di riposo nella soleggiata Spagna non farebbe che bene.
Hugh invece ha moglie e figlie, anche se la prima sembrerebbe molto più presa dal cambio di arredamento della loro lussuosissima casa che dal marito.
Ok, d'accordo, due coppie si trovano a trascorrere le vacanze nella stessa casa durante lo stesso periodo; non c'è problema, la villa è grande e spaziosa, e le nove persone che compongono le due famiglie possono tranquillamente convivere senza intralciarsi a vicenda. Però... Però il destino ha giocato ancora più sporco, perché in passato Chloe e Hugh hanno avuto una relazione, e il passato torna a galla all'improvviso, rendendo il soggiorno ancora più ricco di imprevisti.

RECENSIONE
Se si tratta di creare dal nulla situazioni bizzarre e strampalate, la Wickham può essere superata solo dal suo alter ego Sophie Kinsella; e anche stavolta i protagonisti del suo romanzo si trovano vittime del loro passato, ma soprattutto da uno scherzo del destino.
Purtroppo, va detto subito, Vacanze in villa non è l'opera più brillante della scrittrice londinese: diversi passaggi e personaggi piuttosto scontati minano l'altissima qualità a cui ci ha abituati, viziandoci indubbiamente, e rendono la lettura meno scorrevole rispetto allo standard.
Se Becky, Milly e Fleur, tanto per citare qualcuno, le avevo considerate immediatamente alla stregua di vecchie amiche d'infanzia, di quelle con cui puoi parlare di tutto e, soprattutto, che ti fanno fare le risate più grasse e ti fanno versare le lacrime più sincere, lo stesso non mi è capitato con Chloe, Hugh, Amanda o Philip. L'unico personaggio che sembra davvero far parte del suo personalissimo pantheon di eroine è Jenna, "una tata che assomigliava più a Bob Marley che a Mary Poppins", ma sfortunatamente la sua figura è poco approfondita rispetto alle altre.
Leggendo qua e là sul web, devo dire che i fan affezionati non sono stati molto clementi con la scrittrice inglese: addirittura c'è chi dubita che sia stata effettivamente lei a scrivere quest'opera; non sono completamente d'accordo con loro: è vero che, come ho già detto, questo non è il libro che le è riuscito meglio, ma si tratta comunque di un romanzo piacevole.
In fondo, non tutte le ciambelle riescono col buco.


BW

Nella nostra libreria:
Madeleine Wickham
Vacanze in villa (Sleeping Arrangements)
ed. Mondadori Numeri Primi
261 pag.
traduzione di Nicoletta Lamberti

 

mercoledì 9 luglio 2014

Dirk Gently, agenzia investigativa olistica - Douglas Adams (1987)

"Svlad Cjelli. Noto come Dirk, anche se, pure qui, 'noto' non era proprio la parola giusta. Famigerato casomai; ricercato, eternamente chiacchierato, anche queste cose erano vere. Ma noto? Solo nel caso in cui poteva esserlo un grave incidente in autostrada: tutti rallentano per dare un'occhiata, ma nessuno vuole avvicinarsi troppo alle fiamme. Ignobile, gli si addiceva di più. Svlad Cjelli, ignobilmente noto come Dirk."
Douglas Nöel Adams

TRAMA
Richard MacDuff lavora come programmatore presso la WayForward Technologies, azienda leader in Gran Bretagna per quanto riguarda i software e di proprietà di Gordon Way, il quale sfortunatamente è anche il fratello di Susan, la fidanzata di Richard. Quest'ultimo da un po' di tempo è parecchio sotto pressione in quanto non riesce a rendere come dovrebbe sul lavoro, ed anche con Susan le cose non vanno molto meglio. Come se non bastasse, Gordon cerca di usare la sorella per spingere Richard ad essere più efficiente.
Così accade che una sera Gordon Way viene assassinato e Richard, principale sospettato, fa perdere le proprie tracce e chiede aiuto al vecchio compagno di college Svlad Cjelli, alias Dirk Gently, titolare dell'omonima agenzia investigativa olistica, specializzato nel ritrovare gatti scomparsi e risolvere casi di divorzi complicati.
Tra monaci elettrici, fantasmi, cavalli rinchiusi in stanze da bagno, professori universitari suonati e macchine del tempo, l'ineffabile Dirk Gently cercherà non solo di discolpare l'amico ma, tra una cosa e l'altra, dovrà anche salvare l'intero genere umano dall'estinzione.

RECENSIONE
"Sherlock Holmes una volta ha detto che, eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la risposta. A me, però, non piace eliminare l’impossibile."
Si presenta così Dirk Gently, il detective più improbabile e folle di tutti i tempi, partorito da quel geniaccio mai abbastanza rimpianto che risponde al nome di Douglas Adams, già noto per la strabiliante saga Guida galattica per gli autostoppisti.
Originario della Transilvania, rotondetto, occhialuto, vestito con un impermeabile logoro e perennemente al verde, Svlad Cjelli, questo il suo vero nome, rinnova la grande tradizione britannica in fatto di investigatori privati, ma al contrario però.
Infatti Dirk è un vero e proprio anti-detective con un metodo di investigazione del tutto particolare basato principalmente su astrusi calcoli matematici e bizzarri ragionamenti.
Il risultato non può che essere esilarante e chi ha già avuto modo di apprezzare l'umorismo bislacco e sagace di Adams troverà sicuramente modo di godersi al meglio anche Dirk Gently, agenzia investigativa olistica non solo in virtù delle numerose perle qui racchiuse (alcune davvero da applausi), ma anche grazie all'indubbio carisma di un nuovo eroe che è pressochè impossibile non amare fin da subito.
Romanzo complessivamente buono, anche se forse non al livello dei migliori episodi della Guida, l'unico difetto di quest'opera sta nell'essere eccessivamente lento e nella trama a volte un po' confusa. Poi, quando si arriva a circa un terzo del libro e fa la propria comparsa Dirk Gently, il ritmo si fa più sostenuto e l'intero romanzo ne benificia alla grande, raggiungendo livelli di divertimento e delirio tipicamente adamsiani.
Giocando amabilmente con il vecchio stereotipo del detective "maledetto" di tanti classici hard boiled degli anni quaranta-cinquanta, lo scrittore di Cambridge ne fa una sorta di riuscitissima parodia e ci dà così un'altra dimostrazione del proprio grande talento, anche se in questo modo non fa che aumentare ulteriormente il dispiacere per la sua prematura dipartita.


BF

Nella nostra libreria:
Douglas Adams
Dirk Gently, agenzia investigativa olistica (Dirk Gently's Holistic Detective Agency)
ed. Oscar Mondadori
293 pag.
traduzione di Andrea Buzzi

 

lunedì 7 luglio 2014

Le memorie di Sherlock Holmes - Arthur Conan Doyle (1894)

"<<Lei ha stuzzicato la mia curiosità. Perchè poco fa ha detto che c'erano motivi particolari per cui io dovessi occuparmi di questo caso?>>
<<Perchè è stato il primo su cui io abbia indagato.>>"
John Watson e Sherlock Holmes (da 'Il mistero della Gloria Scott')

RECENSIONE
Straordinaria raccolta di racconti pubblicati originariamente sulla rivista "Strand", Le memorie di Sherlock Holmes può essere tranquillamente considerata la punta dell'iceberg a livello di genialità e di estro di tutta quanta la produzione di Conan Doyle, almeno per quanto riguarda la figura del celeberrimo investigatore londinese.
Questa antologia infatti comprende non solo episodi strafamosi e che costituiscono delle vere e proprie eccellenze in tema di mystery, come ad esempio Silver Blaze, La faccia gialla o Il trattato navale, ma rappresenta anche una sorta di ideale compendio della vita investigativa del detective di Baker Street.
Abbiamo così la possibilità di leggere in questo modo, tramite i soliti, dettagliatissimi resoconti del dottor Watson, di due casi che hanno per protagonista un Holmes giovanissimo, addirittura poco più che adolescente: Il mistero della Gloria Scott e Il cerimoniale dei Musgrave. Si prosegue così lungo tutto la carriera del Nostro, fino al racconto finale, quel famigerato L'ultima avventura che nelle intenzioni dello scrittore scozzese avrebbe dovuto far calare definitivamente il sipario sul suo personaggio più amato decretandone la morte, ma che Conan Doyle si vedrà in seguito quasi costretto a "resuscitare" a causa delle numerosissime e decise proteste dei fan.
Come se tutto questo già non bastasse ad invogliarvi alla lettura di questo grandissimo classico della letteratura gialla, vi segnalo inoltre che, oltre ad introdurre una figura che diverrà importantissima negli sviluppi futuri del personaggio (sto parlando naturalmente del Professor Moriarty, che diverrà il principale antagonista di Holmes ed uno dei più noti villain di sempre) Le memorie di Sherlock Holmes ci permettono altresì di fare la conoscenza di Mycroft, fratello maggiore di Sherlock. Egli, che fa la sua prima apparizione nel racconto L'avventura dell'interprete greco, è a mio modesto parere un altro personaggio assolutamente geniale, che amo moltissimo e che meriterebbe da solo una lunga descrizione a parte, dato il suo enorme acume ed il carattere se possibile ancora più stravagante rispetto a quello del fratello minore. 
Come già si sarà capito io sono un grandissimo appassionato di Sherlock Holmes, ai limiti del fanatismo, e per quanto mi riguarda ogni piccola cosa che lo riguarda sarebbe assolutamente da leggere, fatto sta che, tra tutte le svariate opere che Conan Doyle gli ha dedicato, questa secondo me è qualcosa di davvero imperdibile ed irrinunciabile.

BF


Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes"
Le memorie di Sherlock Holmes (The Memoirs of Sherlock Holmes)
ed. Newton Compton
160 di 1240 pag.
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto




domenica 6 luglio 2014

Il giorno dei trifidi - John Wyndham (1951)

"Il cielo è tutto pieno di stelle cadenti [...] tutte color verde vivo. Fanno sembrare le facce della gente spaventosamente pallide. Sono tutti fuori a guardarle, e in certi momenti è chiaro come in pieno giorno, ogni cosa ha però un colore curioso. Ogni tanto ce n'è una grande, così luminosa che a guardarla fa male agli occhi. È uno spettacolo meraviglioso. Dicono che non si sia mai visto niente di simile. È proprio un peccato che lei non possa vedere, no?"
L'infermiera a Bill Masen

TRAMA
La notte tra il 7 e l'8 maggio tutta la terra assiste ad un incredibile spettacolo: delle comete molto luminose tingono il cielo con il loro bagliore, e praticamente chiunque si affaccia per ammirare questo fenomeno astronomico più unico che raro.
Uno dei pochi che, suo malgrado, non può godersi la vista di queste stelle cadenti è il biologo Bill Masen, operato qualche giorno prima agli occhi, che solamente il giorno dopo potrà sbendarsi senza correre rischi. Bill è piuttosto seccato da tutto ciò, infastidito dal fatto che tutti i dipendenti ed i pazienti dell'ospedale stiano guardando ed ammirando a gran voce i corpi celesti che rischiarano la notte, ma il giorno dopo si ritrova invece ad esser grato al destino che gli ha impedito di fare altrettanto. Scopre infatti che nell'ospedale sembra non esserci quasi nessuno, e dopo essersi sbendato da solo incontra solamente un dottore, che gli rivela di essere cieco e che, dopo essersi fatto accompagnare al suo studio, inaspettatamente si getta dalla finestra, suicidandosi, e pochi altri pazienti, che sono altrettanto ciechi anche se inconsapevoli di ciò.
Terrorizzato ed angosciato, Masen si veste in fretta e furia e fugge da quel luogo. Ma Londra si rivela un luogo altrettanto apocalittico: orde di persone divenute improvvisamente cieche avanzano a tentoni alla ricerca di cibo, acqua e altri generi di prima necessità, e c'è chi non esita a rapire i pochi vedenti per costringerli a fargli da guida.
Altri vedenti tentano invece diversi approcci per cercare di sopravvivere: c'è chi sostiene che ogni persona ancora in grado di vedere dovrebbe fare da guida a un gruppo di decine di ciechi e chi, al contrario, è convinto che la strategia giusta sia quella di "salvare il salvabile", ovvero di formare una comunità composta solamente da uomini e donne vedenti e da donne cieche in grado di procreare figli "normali".
Per quanto riguarda Masen, le sue due uniche preoccupazioni sono di rimanere con Josella, una ragazza in grado di vedere che ha salvato da un linciaggio, e soprattutto di prendere misure preventive contro quella che reputa possa diventare un'ultieriore e pericolosissima minaccia: oltre alla fame, alla sete ed alle epidemie infatti l'uomo dovrà fare i conti con i trifidi, strane piante create nei laboratori sovietici in grado di camminare, uccidere e divorare anche gli esseri umani.

RECENSIONE
Dopo aver letto Il giorno dei trifidi vi renderete conto che si tratta indubbiamente di un capolavoro assoluto della letteratura fantascientifica. In esso si possono trovare diversi elementi tipici delle opere dell'epoca della Guerra Fredda, ovvero la paura delle possibili conseguenze del conflitto statunitense-sovietico, dell'incognita riguardante le missioni spaziali da parte di entrambe le potenze, e dei segreti che esse celavano; ma anche, e soprattutto, la descrizione di uno scenario post-apocalittico, la lotta tra moralità e razionalità e il disperato tentativo da parte dell'uomo di riuscire a sopravvivere anche quando sa di essere inesorabilmente destinato a regredire ad uno stato primordiale.
Se anche avete visto un solo film o telefilm di zombie o morti viventi, non potrete non notare quanto John Wyndham sia stato un precursore di questo genere nel descrivere la popolazione divenuta ormai cieca che brancola in un buio artificiale cercando di sopravvivere, e come i ben noti mostri dell'immaginario horror non appena colgono il segnale di una persona diversa da loro accorrono cercando di ghermirla.
Ma non contento di aver catapultato il lettore in questo scenario a dir poco raccapricciante, l'autore ha deciso di aumentare il suo terrore creando coloro che danno il titolo all'opera: i trifidi, queste bizzarre piante che, se in principio possono apparire buffe e far sorridere, soprattutto a chi si approccia ad esse pensando ai moderni mostri proposti dal cinema, ben presto si riscattano a dimostrano una crudeltà e un'intelligenza malefica in grado di mettere in scacco ed annientare l'intera umanità.
Per tutti questi motivi, nonostante abbia più di sessant'anni, Il giorno dei trifidi risulta un romanzo ancora molto attuale, e che forse dovrebbe far riflettere su certi argomenti quali la manipolazione genetica. Un libro insomma che qualunque appassionato di sci-fi non può esimersi dal leggere.

BW

Nella nostra libreria:
John Wyndham
Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids)
ed. Oscar Mondadori
249 pag.
traduzione di Marisa Bulgheroni

 

martedì 1 luglio 2014

Sir Gawain e il Cavaliere Verde - Anonimo (tardo XIV sec.)

"HONY SOYT QUI MAL PENCE
(Sia vituperato chi ne pensa male)"
Anonimo

TRAMA
Sir Gawain è uno dei tanti cavalieri della corte di re Artù, ma mai prima d'ora ha avuto l'occasione di mostrare al mondo che egli merita di farne parte per il suo coraggio e non solo per il fatto di essere il nipote del re.
La sera di Capodanno, mentre la corte riunita per banchettare, fare giochi e così festeggiare l'anno nuovo, si presenta all'improvviso un personaggio che pare soprannaturale: un cavaliere enorme, a cavallo del proprio destriero, ed entrambi completamente verdi, sia nell'abbigliamento che nell'aspetto fisico. Il buon re Artù, per non mancare di cortesia, lo invita ad unirsi alla corte, e quando il misterioso ospite gli propone un gioco accetta senza esitazioni. Ma ciò che il Cavaliere Verde ha in mente è qualcosa di insolito e bizzarro quanto lui: propone a qualunque cavaliere accetti la sfida di assestargli un colpo con la sua stessa, gigantesca ascia; dopo che aver ricevuto questo primo fendente però toccherà al Cavaliere Verde ricambiare il colpo, a distanza di un anno esatto.
Re Artù, in qualità di sovrano, fa per accettare la prova, ma Sir Gawain, dimostrando più coraggio (o follia) di qualunque altro cavaliere si offre volontario, sostenendo che la sua morte vale meno di quella del proprio Signore.
Impugna quindi l'enorme arma dell'oscuro individuo, e con un colpo deciso gli mozza di netto la testa. Ma quale meraviglia, quale orrore! senza scomporsi il Cavaliere Verde raccoglie la testa e ribadisce a Sir Gawain che da lì ad un anno esatto lo avrebbe atteso presso la sua dimora, una cappella verde, per il secondo atto della sfida.
Sir Gawain inizia così la sua avventura alla ricerca di questo luogo sconosciuto, durante la quale dovrà dar prova del proprio valore, della propria lealtà e della propria audacia: insomma, dovrà dimostrare di essere un vero cavaliere della tavola rotonda.

RECENSIONE
Sir Gawain e il Cavaliere Verde è un poema epico risalente al Medio Evo giunto fino a noi in forma anonima, e rappresenta per la letteratura inglese, a livello di importanza, ciò che per noi rappresenta L'Orlando Furioso.
Non voglio analizzare quest'opera, poichè come ho già avuto modo di spiegare in passato non ne ho la competenza e non è nemmeno il mio intento; ho voluto parlarne perchè credo che in Italia sia piuttosto sconosciuta, nonostante sia estremamente interessante sia a livello storico, che a livello letterario.
Purtroppo, com'è ovvio, nella traduzione si è sicuramente perso gran parte del suo fascino, che indubbiamente era maggiore grazie alla metrica e ai versi composti nel medio inglese parlato nel nord-ovest delle Midlands. Ciononostante, la magia che emana Sir Gawain e il Cavaliere Verde trascende tutte queste cose e riesce ugualmente a proiettare il lettore all'epoca de "Le donne, i cavalier, l'arme e gli amori".
Se anche voi verrete ugualmente rapiti dalle gesta di Sir Galvano e sarete curiosi di approfondirne l'analisi, vi ricordo che una molto bella ed interessante è stata scritta dal professore di lingua inglese e letteratura medievale J. R. R. Tolkien nel suo saggio Galvano e il Cavaliere Verde, contenuto all'interno del volume Il Medioevo e il Fantastico.

BW

Nella nostra libreria:
Anonimo
Sir Gawain e il Cavaliere Verde (Sir Gawayn and the Grene Knight)
ed. Adelphi
189 pag.
traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Lorenza di Lella

 
 

 

venerdì 27 giugno 2014

Dal libro al film: Il diario di Bridget Jones - Helen Fielding (1995)

ATTENZIONE!!! Questo post contiene spoiler sul libro Il diario di Bridget Jones e sul film tratto da esso. Se non avete letto il libro e/o visto il film, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.
 

"Ma Cristo santo, quella zuppa è blu!"
Daniel Cleaver

IL LIBRO
Single, tabagista, amante dell'alcool e perennemente a dieta: la trentaduenne Bridget Jones approfitta della nascita di un nuovo anno per cercare di mettere ordine nella sua vita, elencando una serie di buoni propositi e raccogliendo nel suo diario i (pochi) successi e le (molte) sconfitte. Circondata da Felicemente Sposati, la povera Bridget è perennemente sotto pressione affinché trovi un ragazzo (Zitella! Zitella!). Al tradizionale buffet freddo di Capodanno a casa di Una e Geoffrey Alconbury, ad esempio, le presentano lo snob (e orrendamente vestito) Mark Darcy, neodivorziato, con il quale decisamente la scintilla non scocca affatto.
A lei, in effetti, piace Daniel Cleaver, il suo capo: ed infatti con lui inizia anche una relazione; ma l'uomo si rivela un fedifrago, e così a giugno la povera ragazza si trova (di nuovo) senza un ragazzo e con la necessità di cambiare lavoro. Come se non bastasse, la madre, in una vera e propria crisi di mezza età, ha lasciato il marito, si è messa con un imbonitore portoghese, con il quale verosimilmente conduce una vita sessuale molto più attiva della figlia.
Ma Bridget è una romanticona, sognatrice ed ottimista, per quanto prenda continuamente delle batoste, e decide di prendere il toro per le corna: si trova un nuovo lavoro in televisione, cerca di non assecondare troppo la madre nelle sue follie e di sostenere il padre, prosegue testardamente con la sua dieta e con il tentativo di ridurre sigarette ed alcool, ed in svariate occasioni incontra nuovamente Mark Darcy.
Pian piano, tra una cena tra amici che si trasforma da ipotetico paradiso della nouvelle cuisine a completo disastro a base di zuppa blu e una fuga della mamma in Portogallo per sfuggire alla polizia, la nostra eroina riuscirà a mantenere almeno uno dei suoi buoni propositi per l'anno, e si troverà (finalmente!) fidanzata, nientepopodimenoché con Mr. Darcy. Esilarante, in fondo al libro, il riassunto annuale di: alcolici, sigarette, calorie, biglietti della lotteria, chiamate al 1471 ecc.; come dice Bridget, "Per essere passato un solo anno, ho fatto enormi progressi".

IL FILM

In generale, trovo che tra una commedia inglese e una americana (o italiana, anzi ultimamente è anche peggio) ci sia un vero e proprio abisso, come paragonare uno spettacolo di Vittorio Gassman ad una recita scolastica. Il diario di Bridget Jones non fa eccezione: il suo humour tipicamente British è divertente ed accattivante, e la sinergia tra produzione e autrice è stata vincente in tutti i campi, dalla scelta del regista a quella degli attori.
Va infatti segnalato il fatto che la Fielding, nello scrivere il romanzo che l'ha consacrata come la madre della chick-lit, non ha fatto mistero di essersi ispirata al celeberrimo Orgoglio e pregiudizio, tanto da aver chiamato uno dei tre protagonisti Darcy, proprio come il Mr. Darcy che, nell'opera di Jane Austen, fa innamorare di sè Elizabeth Bennet. Al pari del suo omonimo, Mark Darcy è decisamente orgoglioso e un po' snob, ma le analogie non si fermano qui: nello stesso anno in cui uscì il Diario, uno sceneggiato della BBC sul capolavoro della letteratura inglese ottenne un grandissimo successo, e la stessa Bridget cita un bellissimo Mr. Darcy interpretato da Colin Firth. Ebbene, fu proprio la Fielding ad insistere perché fosse lo stesso attore a recitare nei panni del suo corrispettivo moderno. Inoltre anche Hugh Grant, che pure viene citato nel romanzo, calza perfettamente i panni dell'affascinante-e-un-po'-figlio-di-puttana Daniel Cleaver, rendendolo irresistibilmente odioso, o odiosamente irresistibile se preferite.
Più complicata fu la scelta della protagonista: inizialmente cercavano infatti un'attrice inglese, ma poi optarono per l'americana Renée Zellweger, che si dimostrò professionalissima. Immediatamente si recò a Londra per studiare dizione (una sorta di My fair Lady odierna?) e, ancora più difficile psicologicamente, accettò di ingrassare 12 chili per poter interpretare la perennemente in lotta con la bilancia Bridget. Più forte ancora va dunque applaudita la sua impeccabile prova recitativa: nemmeno prendendo in considerazione tutte le più brave attrici del mondo riuscirei a trovare una che potrebbe interpretare meglio la protagonista.
Come trama il film rispecchia abbastanza il romanzo: certo, hanno dovuto apportare qualche modifica e qualche taglio, soprattutto a causa della difficoltà di rendere su pellicola tutto ciò che su carta è il pensiero di Bridget. Ma anche qui Helen Fielding è stata molto brava, e per fortuna non dobbiamo assistere ad un ennesimo caso di prostituzione letteraria in cui un autore, davanti probabilmente ad un gran bel mucchio di soldi, decide che in fondo vedersi stravolgere completamente la propria opera non è così grave.
Insomma: brava l'autrice, bravi gli attori; bello il libro, bello il film. Non vi resta che decidere se leggere prima il romanzo e guardare poi la versione su pellicola o fare al contrario.


BW

Nella nostra libreria:
Helen Fielding
Il diario di Bridget Jones (Bridget Jones's Diary)
ed. BUR
315 pag.
traduzione di Olivia Crosio

martedì 24 giugno 2014

Se morisse mio marito - Agatha Christie (1933)

"<<Se posso esservi utile, signora, sarò ben lieto...>> [...]
<<Ne sono certa: ho sentito dire che voi siete l'uomo più straordinario del mondo. Qualcuno mi deve togliere dal guaio in cui mi trovo. E io sento che voi siete il solo in grado di farlo. [...] Signor Poirot, in un modo o nell'altro devo sbarazzarmi di mio marito!>>"
Hercule Poirot e Lady Edgware

TRAMA
Una sera in cui il famoso detective Hercule Poirot si trova, seppur temporaneamente, senza incarichi, viene avvicinato da Jane Wilkinson, Lady Edgware, che lo prega di aiutarla in una questione molto delicata e personale: la bella Lady, che è una famosa attrice, vorrebbe divorziare dal burbero marito per poter coronare il suo sogno di sposare il più accattivante duca di Merton. Ma purtroppo l'anziano ed attuale coniuge alle sue numerose richieste di separazione si è sempre opposto, e così ella spera che l'intervento di un uomo straordinario come il baffuto belga possa fargli cambiare idea.
Affascinato dal lato psicologico della faccenda, Poirot accetta e prende appuntamento con Lord Edgware, dove si reca con l'amico Hastings (narratore del romanzo); e grande è la sua sorpresa quando il nobile gli rivela che in realtà già da sei mesi avrebbe acconsentito al divorzio con colei che è la sua seconda moglie, e che Jane ne dovrebbe essere già al corrente in quanto le aveva spedito una lettera.
Stupiti, i due investigatori si accomiatano e comunicano la notizia a Lady Edgware, che ovviamente è ben felice di sapere che finalmente la sua vita potrà prendere la piega da lei desiderata. Ma quella stessa notte il marito viene ucciso, e numerosi testimoni affermano che ad entrare in casa all'ora del delitto è proprio Jane Wilkinson in persona, e nessun'altro.
Poirot però non è convinto: troppo facile, troppo clamoroso; e poi, che motivo avrebbe avuto Lady Edgware di sbarazzarsi del marito, quando aveva appena ottenuto da lui ciò che voleva? Non resta che far lavorare le celluline grigie e scoprirlo...

RECENSIONE
È finalmente cominciata l'estate, e per chi può permetterselo questo vuol dire spiaggia, mare, relax. Cosa c'è di meglio di un buon giallo sotto l'ombrellone allora? Questo romanzo che vi propongo oggi fa proprio al caso nostro: è avvincente, ben scritto (ma tutto questo lo sapete già ancor prima di leggerlo, Agatha Christie non delude mai!) e, una volta terminato, volendo, avete comunque a portata di mano altri due romanzi nello stesso volume.
Attenzione al sole però! Se cominciate a leggerlo davvero in spiaggia (o in piscina) rischiate di farvi rapire dalle indagini del buon vecchio Hercule Poirot e ritrovarvi strinati, senza peraltro probabilmente essere riusciti a capire chi sia l'assassino. La Christie lo sa che fa questo effetto, se ne compiace e gioca con il lettore, stuzzicandolo e prendendolo un po' in giro; circa a metà del racconto infatti il detective belga "sgrida" il Capitano Hastings: "Mi sembrate uguale a quei lettori di romanzi polizieschi che incominciano subito e senza discernimento a chiedersi all'apparire di ogni personaggio se si tratta del criminale, senza avanzare una qualche valida ragione." Ammetto che a me capita SEMPRE così, e a voi?

BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie
Dalla raccolta "Donne fatali - Tre omicidi per Poirot"
Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies)
ed. Oscar Mondadori
218 di 597 pag.
traduzione di Rosalba Buccianti


martedì 17 giugno 2014

Un gioco da bambini - J.G. Ballard (1988)

"In una società totalmente sana, l'unica libertà è la follia."
Dr. Richard Greville

TRAMA
Nella mattinata del 25 giugno 1988 viene fatta una macabra e terribile scoperta: all'interno del "Pangbourne Village", un esclusivo complesso residenziale a pochi chilometri da Londra, è avvenuta una strage: tutti i suoi residenti, compresi i domestici, gli autisti ed i sorveglianti sono stati brutalmente assassinati ed i figli delle famiglie residenti, tredici ragazzi tra gli otto e i diciassette anni di età, misteriosamente scomparsi senza lasciare traccia. Abitato da ricche e stimate famiglie di professionisti, questo residence si caratterizza, oltre che per essere fornito di ogni comfort possibile ed immaginabile, anche per un continuo sistema di sorveglianza che ne fa una specie di Grande Fratello in pieno stile orwelliano. Infatti, in ogni stanza dei costosissimi alloggi, è presente una telecamera a circuito chiuso collegata con il gabbiotto della vigilanza, e lo stesso avviene per tutti i computer presenti all'interno dalla struttura. 
Inoltre, come se si trattasse di un mondo a sè stante, il complesso si caratterizza per come viene gestita la vita delle agiatissime famiglie che ne fanno parte. I genitori, che partecipano attivamente alle iniziative sportive o culturali insieme ai figli, discutono democraticamente ed organizzano con entusiasmo ogni tipo di attività ricreativa, mentre i ragazzi, vengono costantemente incoraggiati a dare il loro massimo, crescendo in un contesto idilliaco e pensato appositamente per soddisfare al meglio ogni loro aspirazione o desiderio.
Alla luce di questo, appare così ancora più stridente il contrasto con ciò che è avvenuto, e la polizia inizia da subito a battere le piste più disparate, che vanno dall'attentato ad opera di una cellula terroristica, alla setta di fanatici religiosi in stile "Manson Family". 
E l'intera opinione pubblica, dal momento che naturalmente la vicenda viene immediatamente data in pasto a tutti i mass media nazionali, è ora sconvolta e terrorizzata al pensiero della sorte dei ragazzi, finiti nelle mani degli autori di un così feroce massacro. 
Lo psichiatra Richard Greville, al quale la polizia si è rivolta per una consulenza, intuisce però che molte cose non tornano, e si fa strada in lui l'idea che i fatti non siano andati come sembrano, prospettando uno scenario terribilmente inquietante.

RECENSIONE
Il mio personale rapporto con Ballard non era iniziato sotto i migliori auspici, visto che il primo romanzo che avevo letto dello scrittore inglese era stato il mediocre e noioso Cocaine Nights. Dopodichè mi sono imbattuto in altri tre suoi lavori, letti tutti in ordine sparso, e devo dire che mi sono piaciuti moltissimo. 
L'ultimo della serie è questo romanzo breve intitolato Un gioco da bambini, che riprende alcuni temi già presenti anche nelle altre opere e che a questo punto penso siano peculiari dell'universo ballardiano. Uno di questi, ed è quello che salta subito all'occhio, è la predilezione dello scrittore nativo di Shangai per i microcosmi volutamente autoisolati e dove vigono leggi ed usanze completamente estranee al mondo esterno. Tutto questo risulta palese nello splendido e brutale Il condominio, oppure nell'ambiguo villaggio vacanze sulla costa spagnola nel quale si svolgono gli eventi di Cocaine Nights.
In Un gioco da bambini l'azione si sposta in un questo sfavillante residence, che rappresenta sì un luogo paradisiaco ma che, al tempo stesso, dà al lettore la forte sensazione di trovarsi all'interno di una prigione. Dorata finchè si vuole, ma pur sempre una prigione. 
Il libro è avvincente, molto scorrevole e si presta ad una lettura piuttosto rapida, i personaggi se vogliamo non sono stati approfonditi come probabilmente avrebbero meritato, ma nel complesso Un gioco da bambini ritengo che sia un buonissimo esempio di thriller che, nonostante la sua brevità forse un po' eccessiva, possiede una forza ed un magnetismo tali da far sì che lo si legga davvero tutto in un fiato. 
Tirata d'orecchie finale per chi ha curato l'edizione Feltrinelli che ho tra le mani: ma era proprio necessario il gigantesco spoiler in quarta di copertina? D'accordo che il vero responsabile di tutto viene più o meno scoperto a pagina 45, ma considerando che l'intero volume di pagine ne conta appena 92, spiattellare tutto lì in bella mostra (tra l'altro a caratteri piuttosto grossi) significa buttare malamente alle ortiche una buona metà della storia. Ripeto: era proprio indispensabile un colpo di genio del genere? 
A volte mi domando seriamente se i libri qualcuno li legga anche, prima di pubblicarli...

BF

Nella nostra libreria: 
J.G. Ballard
Un gioco da bambini (Running Wild)
ed. Universale Economica Feltrinelli
92 pag.
traduzione di Franca Castellenghi Piazza




lunedì 9 giugno 2014

I pensieri oziosi di un ozioso - Jerome K. Jerome (1886)

"È impossibile godere della pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. Non è affatto divertente non far nulla quando non si ha nulla da fare. Perdere tempo diventa allora una mera occupazione, e un'occupazione tra le più affaticanti. L'ozio, come i baci, per esser dolce deve essere rubato."
Jerome Klapka Jerome

RECENSIONE
Beh c'è poco da dire signori; giù il cappello perchè qui siamo di fronte ad un autentico fuoriclasse. Jerome Klapka Jerome, inglese di lontane origini ungheresi, vero esempio di dandy vittoriano e fantastico autore umoristico, con questo saggio sulla pigrizia (ma non solo) è ufficialmente entrato nella mia personalissima galleria dei miei eroi preferiti di tutti i tempi. 
Infatti, se già con il suo celebre racconto Tre uomini in barca ed il suo godibilissimo seguito Tre uomini a zonzo mi aveva affascinato e divertito, con questo I pensieri oziosi di un ozioso devo proprio dire che mi ha definitivamente conquistato. Mi sono totalmente innamorato della sua eleganza, del suo stile fintamente arzigogolato (in realtà comprensibilissimo, essendo una parodia del modo di scrivere barocco di alcuni suoi colleghi dell'epoca), della sua acutissima intelligenza e della sua sottile ed impareggiabile ironia, che a volte può risultare anche un po' greve e "bastarda", da sempre caratteristica peculiare, questa, dello humour britannico.
In questo lavoro dedicato alla sua amata e fidata compagna, che egli omaggia in apertura con una splendida poesia in grado di intenerire persino il più cinico dei lettori fino a che, e qui sta la prima di una lunghissima serie di perle, non ci si rende conto che Jerome si sta in verità rivolgendo alla propria adorata pipa, vengono analizzati, e spesso messi in ridicolo, vari aspetti della personalità e del carattere degli esseri umani.
Si toccano così gli argomenti più disparati come il denaro (e in particolare, la mancanza dello stesso), la malinconia, la timidezza, gli abiti e la moda, gli appartamenti ammobiliati. 
E, ovviamente, il filo conduttore di tutti questi pensieri a ruota liberissima, e cioè l'ozio.
Ma sarebbe un errore pensare a Jerome solamente come ad uno scrittore dedito esclusivamente alla satira sociale. Infatti, seppur va detto che le pagine più piacevoli siano indubbiamente quelle dove viene fuori prepotente la sua vena ironica ed autoironica, è altrettanto giusto far notare come lo scrittore inglese sia perfettamente capace anche di riflessioni più profonde, come avviene nel capitolo in cui tratta di temi come la povertà e l'onestà. Un altro esempio in tal senso è rappresentato da una giusta constatazione sul fatto che sovente i suoi animali da compagnia arrivino ad avere una sensibilità ed una serie di atteggiamenti molto più umani e compassionevoli di tante altre persone. Eppure, riflette sarcasticamente Jerome rivolgendosi al suo vecchio cane, "Lo sai che tu, dagli occhi chiari e profondi, dagli sguardi vivaci, che tutto capiscono, non sai che sei solo un animale privo di intelletto? Non sai che quel demente dagli occhi vitrei, gonfio di gin, quello appoggiato al palo, laggiù, è incommensurabilmente superiore a te dal punto di vista intellettuale?".
E se anche con questo non sono riuscito a convincervi almeno a dare un'occhiata ad una sola opera scritta da Jerome, allora non so davvero cos'altro potrei dire di più per farvi capire che razza di grande personaggio fosse costui, oltre ad essere un autore assolutamente eccezionale.

BF

Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
I pensieri oziosi di un ozioso. Un libro per una vacanza oziosa (Idle Thoughts of an Idle Fellow, a book for an idle holiday)
ed. PIANO B
141 pag.
traduzione a cura dello Studio editoriale 451




mercoledì 4 giugno 2014

I pilastri della terra - Ken Follett (1989)

"Agnes non aveva mai perdonato a Tom di essersi lasciato sfuggire quell'occasione. Non capiva quanto fosse irresistibile l'idea di costruire una cattedrale: la complessità dell'organizzazione, la sfida intellettuale dei calcoli, l'imponenza dei muri, la bellezza e la grandiosità dell'edificio ultimato. Da quando aveva assaggiato quel vino inebriante, Tom non poteva accontentarsi di qualcosa di più modesto."
Ken Follett


TRAMA
Inghilterra, XII secolo. Tutta la vicenda ruota intorno alla costruzione di una cattedrale presso il priorato di Kingsbridge. Vi sono molti interessi in ballo: da una parte abbiamo Tom il costruttore, che ha cercato rifugio in quel luogo con la speranza di trovare un lavoro che gli consenta di sfamare i propri cari; poi vi è Philip, recentemente nominato priore nonostante la giovane età, uomo retto e pio sicuramente nato per ricoprire quella carica, che ha però ottenuto solo scendendo a patti, suo malgrado, con il vescovo Waleran Bigod. Entrambe queste figure, Tom e Philip, sognano di poter costruire questo imponente monumento a Dio, ma solo quando la vecchia cattedrale viene incendiata e completamente distrutta il priore è costretto a lasciar perdere le economie ed a dare il via al progetto.
Potenti figure politiche però si intrometteranno più volte in questa impresa titanica: è in corso infatti una sanguinosa guerra civile tra gli schieramenti che supportano il re Stefano I e quelli che appoggiano invece Matilde, sua cugina e legittima erede al trono in quanto figlia del defunto Enrico I, ragion per cui i nobili e l'alto clero non esitano a sfruttare anche delle vicende di paese come pedine dei loro giochi di potere.
Il sadico William Hamleigh, il cui padre è stato nominato conte di Shiring dopo aver catturato e consegnato a Stefano il suo predecessore accusato di appoggiare la sua rivale, non accetta l'autorità di Philip, né che egli sia un amministratore migliore di lui, ed a più riprese non esita a dare sfoggio di tutta la sua brutalità per riuscire ad ottenere ciò che vuole; ma il suo desiderio più grande è di conquistare il cuore di Aliena, figlia del deposto conte di Shiring.
Ma William è solo un violento ed uno sciocco, che ben poco ha preso della malvagia astuzia materna, e come una marionetta viene manovrato dalla madre e da Waleran Bigod. Il ragazzo ne è consapevole, ma ugualmente esegue gli ordini non sapendo come poter fare altrimenti.
Intrighi, imbrogli, fede, religione, politica: uno spaccato di cinquant'anni di storia inglese concentrati quasi esclusivamente nel priorato di Kingsbridge per un capolavoro della letteratura mondiale.

RECENSIONE
Ma cosa diavolo mi è saltato in testa quando mi sono imbarcata in questa lettura?! Per una persona che ogni due giorni deve parlare di un libro diverso, un'opera di più di mille pagine sembra un'impresa folle, oltre che impossibile.
Beh, meno male che alla fine ho accettato la sfida: I pilastri della terra è in assoluto uno dei romanzi più belli che ho letto, almeno negli ultimi due anni. E dire che, lunghezza a parte, non aveva molti elementi a suo favore: è un romanzo storico, ed io per quanto riguarda la storia sono veramente ignorante. So che non è una bella cosa da dire, ma purtroppo c'è poco da fare, c'è chi è portato per alcune materie, e chi per altre, e io sono una da materie scientifiche e linguistiche.
Ma Ken Follett è stato talmente abile nel dipingere i personaggi, tessere gli eventi e curare tutto fin nel minimo dettaglio da rapire totalmente la mia attenzione e farmi divorare quest'opera mastodontica, tanto imponente quanto la cattedrale di Kingsbridge.
Non si può non amare Tom, Philip, Jack e Aliena, così come non si può non detestare William, Waleran, Remigius e tutti i pretendenti al trono. Ma non solo: mentre l'edificio viene eretto, è affascinante per il lettore neofita apprendere nozioni di architettura e di storia della stessa, scoprire l'evoluzione che ha portato dallo stile romanico a quello gotico, e gli espedienti che hanno dovuto escogitare gli ingegneri ed i costruttori dell'epoca per ovviare alla mancanza di tecnologia, ed evitare al contempo che le proprie creazioni crollassero miseramente su sè stesse.
Un romanzo che consiglio davvero a chiunque, perchè trovo che sia talmente avvincente e ben scritto da essere uno di quei libri che vanno letti almeno una volta nella vita.

BW

Nella nostra libreria:
Ken Follett
I pilastri della terra (The Pillars of the Earth)
ed. Oscar Mondadori
1030 pag.
traduzione di Roberta Rambelli

mercoledì 21 maggio 2014

Un delitto avrà luogo - Agatha Christie (1950)

"Un delitto avrà luogo venerdì 29 ottobre alle 18,30 a Little Paddocks. Si pregano gli amici di voler prendere nota di questo avvertimento che non sarà più ripetuto."
Dalla "North Benham News and Chipping Cleghorn Gazette"


TRAMA
Un tranquillo venerdì di ottobre il piccolo e tranquillo villaggio inglese di Chipping Cleghorn viene scosso da uno stranissimo annuncio pubblicato sulla Gazette, il settimanale locale che in paese tutti leggono. In esso viene annunciato nientepopodimeno che un delitto a Little Paddocks, con la stessa tranquillità e naturalezza con cui si annuncerebbe un matrimonio, oppure una fiera.
Ovviamente tutti pensano che la padrona di casa, Miss Blacklock, o più probabilmente uno dei suoi giovani ospiti abbia organizzato un "gioco del delitto", ovvero un semplice gioco di ruolo, ed incuriositi rispondono all'annuncio recandosi a Little Paddocks.
Gli stessi abitanti della casa però sembrano essere all'oscuro di tutto; nondimeno, di certo non possono per questo evitare di accogliere gli ospiti che sicuramente verranno, e così Miss Blacklock ed i suoi ospiti preparano tutto il necessario per affrontare ciò che accadrà, qualunque cosa sia.
Ma, esattamente come diceva l'annuncio, ciò che avviene a Little Paddocks è un delitto! Arriva infatti un perfetto sconosciuto che minaccia tutti, spara dei colpi e poi, inspiegabilmente, muore.
La polizia, naturalmente, interviene subito: ma quando si ha a che fare con un delitto così bizzarro, soprattutto nella campagna inglese, state sicuri che non tarderà ad arrivare una certa vecchietta chiamata Miss Marple.

RECENSIONE
É stato lui. No, anzi, è stata lei. Sì, però secondo me loro non sono chi dicono di essere. Anzi sì.
Sono ormai giunta alla conclusione che solamente ipotizzando che tutti i personaggi, a turno, siano colpevoli sia possibile in qualche modo indovinare il vero assassino dei gialli di Agatha Christie. Ed è proprio, almeno per me, questa continua sfida con sè stessi nel mettere alla prova le proprie abilità investigative a rendere particolarmente intriganti i romanzi della grandissima scrittrice inglese.
É inutile che vi faccia perder tempo elencandovi per l'ennesima volta tutti i motivi per cui vale sempre la pena leggere i suoi racconti: già in numerosi post vi ho parlato del suo stile inconfondibile che l'ha fatta diventare "la regina del giallo".
Non mi resta dunque che augurarvi buona lettura; ma mi raccomando, chiudete prima la porta a chiave, non si sa mai!


BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie
Dalla raccolta "I grandi casi di Miss Marple"
Un delitto avrà luogo (A Murder Is Announced)
ed. Oscar Mondadori
260 di 634 pag.
traduzione di Grazia Maria Griffini
 
 

mercoledì 7 maggio 2014

Una ragazza da sposare - Madeleine Wickham (1999)

"Il segreto di un matrimonio felice [...] è la fiducia. La fiducia è la chiave di tutto. La fiducia è la pietra angolare."
Il reverendo Lytton a Milly e Simon

TRAMA
Milly ha ventotto anni, e la sua vita è tutta concentrata sull'organizzazione del suo matrimonio con il fidanzato Simon. Tutti sono entusiasti di questo avvenimento, non solo i due innamorati, ma anche la madre di lei, che vede nel futuro genero un ottimo partito, per cui non perde occasione per invadere la privacy dei ragazzi. Tutto sembra quindi andare per il meglio, se non fosse...
Se non fosse che Milly ha un "piccolo" segreto: dieci anni prima, durante una vacanza, aveva conosciuto una coppia di simpaticissimi ed affascinanti gay: l'inglese Rupert e l'americano Allan. Il trio era divantato subito affiatato, e quando i due ragazzi avevano chiesto a Milly di sposare Allan per permettergli di rimanere in Inghilterra lei aveva accettato senza esitazioni.
Da allora la ragazza non ha più pensato a questo episodio, tanto da essersene (quasi) dimenticata; in fondo, nessuno è a conoscenza di questo segreto.
Ma ne sei proprio sicura, Milly?

RECENSIONE
Con la Wickham, si sa, si va sempre a colpo sicuro. Che un libro sia scritto con il suo vero nome o con lo pseudonimo di Sophie Kinsella, anche il più noioso dei suoi romanzi riesce sempre e comunque a strappare un sorriso e qualche risata, sia per la freschezza delle sue storie che per le sue eroine che non si può fare a meno di adorare.
Quando poi l'autrice britannica ci propone un romanzo frizzante come Una ragazza da sposare va ben oltre al suo minimo sindacale, e la storia ci appassiona più della media.
Come spesso accade, la base di partenza prevede un problema (un enorme problema, che solamente Becky Bloomwood avrebbe forse potuto eguagliare) apparentemente senza soluzione, ma che in cuor nostro già sappiamo che, in un modo o nell'altro, si risolverà al meglio, lasciando tutti felici e contenti.
Eppure, anche se è una trama già collaudata, con essa la Wickham riesce comunque a stupirci e farci divertire, facendoci amare ancora di più il suo stile che ho ormai decantato innumerevoli volte.
Un romanzo adorabile, consigliato (come sempre) non solo al pubblico femminile, ma in generale a chiunque abbia voglia di trascorrere qualche ora di puro divertimento in compagnia di Milly, Simon e tutti i personaggi che contribuiscono a rendere Una ragazza da sposare un libro davvero molto carino.

BW

Nella nostra libreria:
Madeleine Wickham
Una ragazza da sposare (The Wedding Girl)
ed. Mondadori Numeri Primi
284 pag.
traduzione di Nicoletta Lamberti