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mercoledì 7 maggio 2014

Una ragazza da sposare - Madeleine Wickham (1999)

"Il segreto di un matrimonio felice [...] è la fiducia. La fiducia è la chiave di tutto. La fiducia è la pietra angolare."
Il reverendo Lytton a Milly e Simon

TRAMA
Milly ha ventotto anni, e la sua vita è tutta concentrata sull'organizzazione del suo matrimonio con il fidanzato Simon. Tutti sono entusiasti di questo avvenimento, non solo i due innamorati, ma anche la madre di lei, che vede nel futuro genero un ottimo partito, per cui non perde occasione per invadere la privacy dei ragazzi. Tutto sembra quindi andare per il meglio, se non fosse...
Se non fosse che Milly ha un "piccolo" segreto: dieci anni prima, durante una vacanza, aveva conosciuto una coppia di simpaticissimi ed affascinanti gay: l'inglese Rupert e l'americano Allan. Il trio era divantato subito affiatato, e quando i due ragazzi avevano chiesto a Milly di sposare Allan per permettergli di rimanere in Inghilterra lei aveva accettato senza esitazioni.
Da allora la ragazza non ha più pensato a questo episodio, tanto da essersene (quasi) dimenticata; in fondo, nessuno è a conoscenza di questo segreto.
Ma ne sei proprio sicura, Milly?

RECENSIONE
Con la Wickham, si sa, si va sempre a colpo sicuro. Che un libro sia scritto con il suo vero nome o con lo pseudonimo di Sophie Kinsella, anche il più noioso dei suoi romanzi riesce sempre e comunque a strappare un sorriso e qualche risata, sia per la freschezza delle sue storie che per le sue eroine che non si può fare a meno di adorare.
Quando poi l'autrice britannica ci propone un romanzo frizzante come Una ragazza da sposare va ben oltre al suo minimo sindacale, e la storia ci appassiona più della media.
Come spesso accade, la base di partenza prevede un problema (un enorme problema, che solamente Becky Bloomwood avrebbe forse potuto eguagliare) apparentemente senza soluzione, ma che in cuor nostro già sappiamo che, in un modo o nell'altro, si risolverà al meglio, lasciando tutti felici e contenti.
Eppure, anche se è una trama già collaudata, con essa la Wickham riesce comunque a stupirci e farci divertire, facendoci amare ancora di più il suo stile che ho ormai decantato innumerevoli volte.
Un romanzo adorabile, consigliato (come sempre) non solo al pubblico femminile, ma in generale a chiunque abbia voglia di trascorrere qualche ora di puro divertimento in compagnia di Milly, Simon e tutti i personaggi che contribuiscono a rendere Una ragazza da sposare un libro davvero molto carino.

BW

Nella nostra libreria:
Madeleine Wickham
Una ragazza da sposare (The Wedding Girl)
ed. Mondadori Numeri Primi
284 pag.
traduzione di Nicoletta Lamberti

  

mercoledì 9 aprile 2014

Battle Royale - Koushun Takami (1999)

"Lasciate che vi spieghi la situazione. La ragione per cui voi tutti oggi siete qui è [...] per ammazzarvi a vicenda"
Kinpatsu Sakamochi

TRAMA
Nello stato totalitario della Repubblica della Grande Asia dell'Est, la classe terza B della scuola media dell'istituto Shiroiwa, quarantadue tra ragazzi e ragazze più il prof. Masao Hayashida, si trova su un autobus, destinazione: la gita di classe sull'isola di Kyusyu. O almeno così tutti credono, finché non accade qualcosa di strano: pian piano tutti sull'autobus si addormentano. Al risveglio, un'amara sorpresa. I ventuno ragazzi e le ventuno ragazze fanno parte di una delle cinquanta classi di terza media che ogni anno vengono estratte per partecipare alla Battle Royale, un'"Esperimento di Battaglia" che impone ad ognuno degli alunni delle classi selezionate di sterminarsi a vicenda, finché non rimangono solamente cinquanta sopravvissuti, uno per ogni classe.
Come se non bastasse, la terza B fa un'altra macabra scoperta: il prof. Hayashida, che aveva provato ad opporsi, è stato ucciso senza alcuno scrupolo. Due ragazzi provano allora a protestare: immediatamente vengono messi a tacere dai soldati. Per sempre.
40 studenti rimasti.

RECENSIONE
Sì, lo so, ho probabilmente scoperto l'acqua calda. Sì, lo sapevo già che la saga degli Hunger Games da qualche parte doveva aver preso ispirazione. Ma non credevo che potesse esistere un romanzo così tanto simile come idea di base da rasentare il plagio (ciò non toglie che si tratti di una bellissima trilogia, sia ben chiaro!).
In realtà ci sono svariate differenze tra questo romanzo e i tre della Collins, a partire dai protagonisti: se nella saga infatti abbiamo Katniss Everdeen che è protagonista e narratrice stessa della storia, in Battle Royale ogni capitolo può variare il o i ragazzi su cui è incentrato, e molti studenti acquistano con l'evolversi del racconto uguale importanza tra loro.
Se da una parte ricorda appunto la trilogia dell'autrice americana, dall'altra questo romanzo non può non far pensare ad un altro grande classico incentrato su una società di ragazzi di cui abbiamo già parlato: Il Signore delle Mosche. Ragazzini su un'isola, sopravvivenza, formazione di gruppi, strategia... sono tutte parole chiave che accomunano i due libri, pur avendo allo stesso tempo profonde differenze di fondo, a partire dalla trama.
Però adesso basta paragonare Battle Royale ad altre opere letterarie, altrimenti rischierei solamente di sminuirlo. Credo che sia infatti uno dei romanzi più belli ed avvincenti che abbia letto ultimamente, le sue quasi settecento pagine mi sono sembrate appena settanta, e la cosa che più di tutte mi è dispiaciuta è l'aver scoperto che purtroppo, almeno ad oggi, l'autore non ha scritto altri libri. Il suo stile è pazzesco (scusate, ma non mi viene una definizione migliore). Pazzesco per quanto è pulita e lineare la struttura narrativa, come un affilato rasoio. Pazzesco per la freddezza con cui vengono descritte scene splatter degne di Lucio Fulci o Sam Raimi. Pazzesco per la veridicità, per quanto surreale, delle scene, dei meccanismi sociali e psicologici. Pazzesco infine per la sua capacità di far immergere il lettore nella storia, come se davvero fosse lì presente, insieme alla terza B. Ad un certo punto sull'isola dove si trovano comincia a piovere, una pioggerellina sottile che sembra quasi nebbia. Ebbene, vi assicuro che mi sembrava si sentire lo scroscio dell'acqua, il tamburellare delle gocce sulle foglie degli alberi, la pioggia nebulizzata sul viso.
Una cosa invece che non sono riuscita a focalizzare bene (ma è decisamente un limite mio, e non una colpa di Takami) sono i ragazzi, nel senso che, pur essendo descritti in maniera piuttosto precisa, non riuscivo ad immaginarmi i loro volti, le loro diverse corporature. Unica eccezione: una ragazza di nome Mitsuko Souma (femmina numero 11). Avete presente Kill Bill, il film in due volumi di Quentin Tarantino? Sì? Vi ricordate di Gogo Yubari, la guardia del corpo personale di O-Ren Ishii? Ecco, io me la immaginavo esattamente uguale. Il bello è che poi ho scoperto che l'attrice che interpretava Gogo ha recitato anche nel film Battle Royale, tratto proprio da questo romanzo, ma interpretando un'altra ragazza! Che beffa...
Voglio concludere commentando un elemento narrativo che si è rivelato un'arma a doppio taglio. Come avete potuto vedere da come ho concluso la trama, al termine di ogni capitolo viene indicato il numero di studenti rimasti. Anche in questo caso la mia immersione nella lettura era talmente profonda da sentire quasi un gong, o un rintocco, nel momento in cui leggevo quest'ultima riga. Ma purtroppo, per quanto fosse d'effetto, diverse volte, mentre giravo la pagina, mi cadeva l'occhio proprio su quel numero: un clamoroso caso di auto-spoiler.
Scusate se mi sono dilungata così tanto, ma ci tenevo moltissimo a spiegare almeno una piccola parte dei motivi per cui ritengo che Battle Royale sia un romanzo assolutamente da non perdere; spero che almeno uno di essi vi abbia incuriositi sufficientemente da spingervi a leggerlo. Sono sicura che non ve ne pentirete.


BW

Nella nostra libreria:
Koushun Takami
Battle Royale (バトル・ロワイアル - Batoru Rowaiaru)
ed. Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
663 pag.
traduzione di Tito Faraci

mercoledì 26 febbraio 2014

Compagni di sangue - Michele Giuttari & Carlo Lucarelli (1999)

"Questa è una storia vera, una serie di eventi realmente accaduti e accaduti qui, in Italia e ora. Ma per come sono agghiaccianti e straordinari, questi eventi e questa storia, forse si farebbe prima a credere che siano solo un'invenzione. Che non siano mai accaduti davvero, nè ora nè qui."
Carlo Lucarelli

RECENSIONE
Dei delitti del Mostro di Firenze ne abbiamo già parlato in un post precedente; questi crimini hanno però segnato in maniera talmente indelebile la storia italiana da rendere inevitabile la pubblicazione di numerosi libri a tal proposito. 
Uno tra essi è Compagni di sangue, di Michele Giuttari e Carlo Lucarelli. Se molti conoscono lo scrittore emiliano, di cui abbiamo recensito diverse pubblicazioni, forse non tutti sanno chi sia Giuttari. Commissario di polizia, tra le altre cose ha ricoperto l'incarico di capo della Squadra Mobile di Firenze dal 1995 al 2003. Il primo caso in cui si è imbattuto con questo ruolo è stato proprio quello degli omicidi attribuiti al Mostro.
Essendo scritto a quattro mani, Compagni di sangue si apre con una descrizione degli avvenimenti che tanto ricorda la più classica delle puntate di Blu notte, ovviamente a cura di Lucarelli. La seconda parte, invece, più che un semplice saggio è la trascrizione vera e propria degli atti e degli interrogatori che vennero utilizzati durante il processo ai cosiddetti "compagni di merende": Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti.
Trascritti con un linguaggio proprio di una persona del mestiere ma al contempo perfettamente comprensibile a tutti, questi interrogatori colpiscono molto perchè riportano alla luce un mondo nascosto fatto di personaggi a dir poco inquietanti, che sono stati protagonisti in maniera più o meno diretta di una danse macabre durata quasi vent'anni.
Ciò che ho molto apprezzato in questo volume è che gli autori, in particolar modo Giuttari, pur sostenendo (ovviamente) la propria tesi a proposito degli avvenimenti non sente la necessità di dover infangare e ridicolizzare continuamente il lavoro e le opinioni altrui, al contrario di quanto era stato fatto da Preston e Spezi.
Al di là dell'opinione che ognuno inevitabilmente possa essersi fatto sulla vicenda, trovo che sia comunque sacrosanto il rispetto dei ruoli e delle idee altrui. Qualunque sia il vostro parere in merito su tutto ciò, ritengo che Compagni di sangue sia un libro molto interessante da leggere, sia per chi magari si cimenta per la prima volta con questo argomento, sia per chi abbia già letto altre opere a riguardo, in quanto fornisce rivelazioni e particolari inediti su questo tragico capitolo della storia del nostro Paese.

BW

Nella nostra libreria:
Michele Giuttari & Carlo Lucarelli
Compagni di sangue
ed. BUR Rizzoli
237 pag.


 


mercoledì 12 febbraio 2014

La ragazza con l'orecchino di perla - Tracy Chevalier (1999)

"Il guaio peggiore che abbiamo mai avuto con una fantesca"
Maria Thins

TRAMA
Olanda, 1664. Siamo nella piccola cittadina di Delft, e alla sedicenne Griet sembrerebbe un giorno come tanti altri, passato ad aiutare la mamma nei lavori domestici, quando all'improvviso la sua famiglia riceve una visita per lei del tutto inaspettata.
Si tratta di un signore e di sua moglie, visibilmente incinta, e dalle domande che le porgono Griet capisce che dal giorno successivo nulla sarà più come prima, poiché si trasferirà a casa della coppia come domestica.
Ma il signore non è un uomo qualunque, bensì il pittore Johannes "Jan" Vermeer, e uno dei compiti della ragazza, oltre alle normali faccende domestiche, sarà quello di pulire l'atelier dove egli dipinge senza però spostare o modificare nulla. Griet è abituata a questo compito, poiché al padre, divenuto cieco dopo un incidente sul lavoro, serve sempre sapere esattamente dove può trovare le sue cose. Ma il suo rimane comunque un ruolo estremamente delicato, non solo perché potrebbe compromettere la riuscita di un quadro, ma anche perché lei, oltre allo stesso Vermeer ed alla suocera, la padrona di casa Maria Thins, è l'unica ad avere il privilegio di poter accedere al sottotetto dove l'artista dipinge.
La giovane incomincia dunque un nuovo percorso della sua vita, cercando di sopravvivere a difficili situazioni famigliari, a gelosie ed ai normali turbamenti che una ragazza che sta diventando donna vive alla sua età.

RECENSIONE
Dicono che noi italiani siamo immuni alla sindrome di Stendhal, abituati come siamo ad essere circondati da innumerevoli opere d'arte e monumenti di ineguagliabile bellezza. Non so se l'autrice di questo libro, Tracy Chevalier, sia stata colpita in maniera così violenta dalla visione dell'opera del pittore olandese intitolata Ragazza col turbante; di sicuro però quest'opera di innegabile splendore l'ha colpita abbastanza da spingere la sua mente ad immaginare la storia che vi stava dietro, e di farne un romanzo.
Certo, va detto che la Chevalier non è stata la prima a trarre ispirazione proprio da quest'opera: tredici anni prima di lei la nostra connazionale Marta Morazzoni aveva scritto una raccolta di racconti intitolata proprio La ragazza col turbante. Ciononostante trovo che il libro di cui parliamo oggi sia assolutamente originale e molto ben scritto.
La sua struttura parrebbe la più classica delle fiabe: una giovane protagonista, che peraltro narra tutta la vicenda in prima persona, rendendo il tutto ancora più avvincente ed emozionante (personalmente trovo che le narrazioni in prima persona, per quanto difficili da sviluppare, o forse proprio per quello, abbiano una particolare capacità di farmi immergere a capofitto nella storia); una situazione famigliare molto disagiata, con tragedie che la rendono ancora più penosa; diversi villains, che con le loro cattiverie minacciano la serenità e l'integrità di Griet; le figure positive, come Maria Thins e Vermeer, che pur non parteggiando apertamente per la ragazza la sostengono (anche se probabilmente per puro interesse personale); ed infine il coetaneo, il principe azzurro (anzi, il figlio del macellaio).
Più volte tutto questo mi ha fatto pensare a Cenerentola, ma la bravura della Chevalier non consiste infatti nella struttura. Pur partendo infatti da questa solida e ben collaudata base, l'autrice è riuscita a ricreare il contesto storico ed una trama intrigante. Ecco, si potrebbe dire che la scrittrice americana si sia trovata davanti al quadro di Vermeer come un investigatore si trova davanti ad un delitto, e da lì abbia ricostruito con la sua immaginazione l'antefatto, il movente, l'arma del delitto, e così via. È stato il colonnello Mustard in cucina con la chiave inglese!
Griet raccontando la storia ci riporta nei Paesi Bassi della seconda metà del XVII secolo, con atmosfere un po' manzoniane ("Addio, Cecilia, riposa in pace") ed un po' dickensiane. Non cerca di indorare la pillola, più volte fa riferimento alla sporcizia ed all'odore che all'epoca erano la normalità lungo le vie e le strade di tutta l'Europa, così come ai doveri non detti che una serva aveva verso un signore, anche se non era il suo padrone. Forse qualche inesattezza storica è sfuggita, ma niente di eclatante, almeno ai miei occhi. Ma la vera magia di questo romanzo per me consiste nel parlare dei vari quadri del pittore, non solo di quello che dà origine al titolo: anche La lattaia fa capolino nella storia, dando peraltro modo al lettore di visalizzare perfettamente uno dei personaggio, la domestica Tanneke, così come Donna con collana di perle, Il bicchiere di vino (o forse Fanciulla con bicchiere di vino) e Concerto a tre. In questo modo non si può non avere la curiosità di andare a ricercare questi quadri, di scoprire i volti dei modelli e delle modelle che vengono descritti in posa davanti al pittore, e di pensare fra sé e sé: "Ma avrà davvero fatto bene a togliere/aggiungere questo elemento?". Salvo poi ricordarsi che è tutto frutto della fantsia dell'autrice.
Un romanzo che mi è piaciuto molto, e che consiglio vivamente a tutti. Non ho visto ad oggi il film, per cui non posso fare paragoni per coloro che al contrario avessero visto la trasposizione cinematografica senza leggere il libro; ma posso solo confermarvi che si tratta di una lettura appassionante.
Segnalo infine, per tutti coloro che invece fossero interessati all'aspetto artistico, che da poco il quadro Ragazza col turbante, così come altri dipinti di Vermeer ed altri pittori fiamminghi ed olandesi, è in mostra a Bologna, presso Palazzo Fava, e vi rimarrà fino a domenica 25 maggio 2014.

BW

Nella nostra libreria:
Tracy Chevalier
La ragazza con l'orecchino di perla (Girl With a Pearl Earring)
ed. Neri Pozza
236 pag.
traduzione di Luciana Pugliese

lunedì 27 gennaio 2014

Vendetta al palazzo di giada - Dale Furutani (1999)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Trilogia del Samurai. Se non avete letto il precedente, intitolato Agguato all'incrocio, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"Grazie per avermi permesso di usare la tua spada, Ishibashi-san [...] Mi dispiace di averla impiegata per uccidere qualcuno, ma non ho potuto farne a meno."
Matsuyama Kaze

TRAMA
Alla fine di Agguato all'incrocio, Matsuyama Kaze aveva ricevuto in regalo del cibo da un ragazzo a cui aveva ceduto il proprio letto, come segno di gratitudine; e solamente quando il giovane era già partito il samurai si era accorto che il cibo era avvolto in un pezzo di stoffa ricavato da un kimono con sopra lo stemma del suo signore, ovvero tre fiori di susino.
Kaze è ora, quindi, sulle tracce del trio composto dal ragazzo stesso, dalla sua autorevole Nonna e dal loro servitore. I tre, che fanno parte della famiglia Noguchi, debbono compiere una vendetta autorizzata, anche se il ronin non sa nè quale sia il motivo nè contro chi essa debba essere compiuta.
Si ritrova così sulla Tokaido, la lunga e importante strada che congiunge Kyoto con Edo, un po' grazie al lavoro d'indagine effettuato nei villaggi ed un po' seguendo il fato, sperando di raggiungere il terzetto per poter chiedere loro informazioni, nel tentativo di ottenere qualche elemento che lo porti a trovare la figlia del suo signore. Ma proprio perchè così importante e trafficata la Tokaido è anche una strada molto pericolosa.
Il samurai infatti si imbatte in un mercante circondato da numerosi banditi, che dopo aver ucciso le sue guardie del corpo stanno cercando di fare altrettanto con l'uomo; il bushido impone a Kaze di difendere il viandante in difficoltà, e vista la minaccia che i complici dei briganti lo attacchino nuovamente decide di aiutarlo a trasportare fino a una destinazione sicura il pesante forziere pieno d'oro che si trova sul suo carretto.
Stando a ciò che dice Hishigawa, il mercante, quest'oro è il secondo bene più prezioso che egli possiede: il primo è senza ombra di dubbio Yuchan, la sua bellissima moglie, che egli ama alla follia.
Qualcosa non torna, però, e Matsuyama capisce che Hishigawa nasconde qualcosa, e che in qualche modo è collegato al trio che lui sta cercando; così, per la seconda volta, tralascia momentaneamente la ricerca della bambina per imbattersi in una pericolosa avventura.

RECENSIONE
Vorrei paragonare la Trilogia del Samurai ad un pasto: in Agguato all'incrocio Furutani ci ha servito un ottimo primo piatto, che ha solleticato il nostro palato deliziandoci e facendoci desiderare di proseguire il banchetto luculliano.
Vendetta al palazzo di giada è invece la seconda portata, che per sua natura dev'essere più corposa, robusta e sostanziosa della prima. In questo libro infatti ritroviamo sì lo stesso stile del precedente, molto accattivante, pieno di azione ma anche di momenti di profonda riflessione e introspezione, ma con meno episodi umoristici. Il cuoco è sempre lo stesso, ma ha tralasciato le stuzzicherie che servivano a farci venire l'appetito per concentrarsi più sulla sostanza, saziando la nostra fame di avventura.
Attenzione però, ciò non significa affatto che Vendetta al palazzo di giada sia meno bello, si è solo adattato alla sua posizione nella storia globale di Matsuyama Kaze. Ed anche in questo sta l'abilità dell'autore: quasi sicuramente sin dall'inizio aveva ben in mente l'idea della trilogia, e con maestria ha saputo svilupparne i singoli episodi. L'unico appunto che si potrebbe fare a Furutani, se proprio si vuole cercare il pelo nell'uovo, sta nel finale, a mio avviso un filo forzato. Ma assolutamente nulla di irreparabile, semplicemente si tratta di un piccolo stratagemma per collegare questo al romanzo successivo.
Ora non ci resta che aspettare che arrivi il dessert, fiduciosi che sia ghiotto ed all'altezza dell'intera cena.

BW

Nella nostra libreria: 
Dale Furutani
Vendetta al palazzo di giada (Jade Palace Vendetta)
ed. Marcos y Marcos
283 pag.
traduzione di Valentina Riolo

  

venerdì 17 gennaio 2014

Oleandro bianco - Janet Fitch (1999)

"Quella notte si chiuse in cucina, a preparare cose troppo strane da nominare. Immerse gli oleandri nell'acqua bollente e vi aggiunse le radici di un rampicante con le campanule bianche che sembravano facce nell'acqua."
Astrid Magnussen

TRAMA
Astrid è una ragazzina che da sempre vive all'ombra della madre, unica sua parente e punto di riferimento nel mondo. Da quando è nata le due vivono in simbiosi, come se non avessero bisogno di null'altro che sè stesse. Ma un giorno Ingrid, la bella mamma dalla forte, fortissima personalità, conosce il più improbabile degli uomini, Barry, e perde la testa per lui.
La relazione tra i due però si rivela un fuoco di paglia, e termina velocemente come era iniziata; ma Ingrid non ne accetta la fine, e compie un gesto estremo che condannerà lei e Astrid a vivere, per la prima volta, separate.
Comincia così una nuova vita per Astrid, che diviene non più la figlia-ombra di sua madre, bensì una ragazza con una propria identità, le proprie passioni e le proprie esperienze.

RECENSIONE
Oleandro bianco è uno di quei libri che porto nel cuore. Non è il più bello che abbia mai letto, sicuramente, però è uno di quei libri gradevoli che letti al momento giusto ti lasciano un segno per sempre, e che di tanto in tanto ti viene voglia di rileggere.
Senza dubbio è un romanzo "adolescenziale", proprio per via della protagonista e della crescita che viene narrata durante la storia, e forse qualcuno potrebbe giudicarlo poco più che un Harmony, ma io credo che a volte un libro del genere sia proprio quello che ci vuole. Se non altro, per costruire la storia l'autrice non ha avuto bisogno di ricorrere a vampiri, streghe e licantropi vari, cosa che invece pare andare molto di moda ultimamente in questo tipo di narrativa.
Una lettura leggera insomma, molto adatta alle vacanze o in generale ai momenti in cui si vuole solo staccare la spina, che probabilmente sarà apprezzata da un pubblico femminile, ma che ritengo che anche i maschietti potrebbero non disdegnare.
E se proprio non siete convinti, potete sempre facilitarvi il tutto guardando prima il film White Oleander, che vede Michelle Pfeiffer nella parte di Ingrid; io però non ho mai avuto occasione di vederlo, per cui non posso garantirvi che sia effettivamente fedele al romanzo.

BW

Nella nostra libreria:
Janet Fitch
Oleandro bianco (White Oleander)
ed. Il Saggiatore
411 pag.
traduzione di Monica Pavani  

 


giovedì 26 dicembre 2013

Mistero in blu - Carlo Lucarelli (1999)

"Ci sono casi, nella cronaca, che anche a distanza di anni, anche quando sembrano risolti e non c'è più niente da fare, restano nella testa della gente..."
Carlo Lucarelli

RECENSIONE
Cosa accomuna una professoressa del Dams di Bologna ed una dell'Università di Catania, un giovane omosessuale impiegato modello al comune di Rimini ed una tassista senese, un anziano conte fiorentino ed una tranquilla famiglia napoletana, ed infine un impiegato delle poste della provincia torinese ed il suo migliore amico? Nulla, se non un tragico destino avvolto nel mistero più oscuro, che nemmeno anni di indagini e sentenze giudiziarie riescono a dissipare del tutto.
Carlo Lucarelli è ben noto al pubblico come giornalista e giallista, anche grazie a fortunate serie di successo come Mistero in blu, di cui in questa antologia sono riportate le stesse vicende, e Blu Notte, talmente famoso da meritarsi persino una parodia.
Se le trasmissioni di Lucarelli fossero un film, sicuramente sarebbero un film di Hitchcock, per la precisione quel brevissimo attimo in cui il regista fa un'apparizione cameo. No, scherzo, perdonate questa sciocchezza, ma se mai vi è capitato di vedere una delle puntate dei suoi programmi coglierete certamente la citazione.
Tornando al libro di cui parlavamo, come già ho detto si tratta di un'antologia di fatti di cronaca nera, casi di feroci omicidi, narrati dall'autore con il suo particolarissimo stile che fa immergere totalmente il lettore nella scena, come se fosse stato lì nel momento dei fatti, e che fa riflettere sulla semplicità della ferocia e della crudeltà degli uomini (intesi come esseri umani).
Un libro sconsigliato a chi è facilmente impressionabile, poiché le fotografie che fa Lucarelli delle scene del crimine sono molto paricolareggiate. Ma chi di voi non avesse problemi di stomaco debole sicuramente apprezzerà questo saggio dello scrittore emiliano.

BW

Nella nostra libreria:
Carlo Lucarelli
Mistero in blu
ed. Einaudi Stile Libero
144 pag.