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venerdì 18 luglio 2014

Le mie storie da una botta e via - Chelsea Handler (2005)

"Molti trovano vergognose le avventure da una botta e via, e provano imbarazzo ad ammetterle. Personalmente, non sono d'accordo. Le persone si possono conoscere in molti sensi e il mio preferito è quello biblico."
Chelsea Joy Handler

TRAMA
Che Chelsea Handler non sia una persona morigerata è abbastanza palese, se non altro dal titolo del suo primo libro: e così, dalla sua esplorazione del variegato mondo maschile, ha tratto quest'opera in cui racconta (alcune) delle sue esperienze più significative.
Genitori dalle bizzarre fantasie, checche isteriche e, soprattutto, insopportabilmente viziate, nani irritanti, imbarazzanti inconvenienti post-ristorante messicano... Non manca nulla, ma proprio nulla, per farvi ridere fino a farvela addosso (come d'altronde accade anche a Chelsea)!

RECENSIONE
Se già avete avuto l'occasione di leggere l'altro libro pubblicato ad oggi in Italia di Chelsea Handler sapete già cosa aspettarvi: pagine e pagine di buffi ed irriverenti aneddoti, nessuna delle quali minimamente politically-correct. Il dubbio che nessuna di queste storie sia vera viene, ma poi si pensa subito: "Chissene! Vere o no, mi piace pensare che siano accadute ESATTAMENTE come dice Chelsea".
Lo spunto da cui si sviluppa l'opera è ovviamente il sesso, ma d'altronde abbiamo capito che uomini e alcool sono una vera e propria passione per la comica del New Jersey, quasi quanto le auto vecchie (non d'epoca, proprio vecchie e rugginose) per suo padre Melvin. Ma non è solo di sesso e alcool che si parla; oddio, se cercate qualcosa di serio sicuramente non è il libro che fa per voi, però sotto la scorza ludica si riesce ad intuire che ci sia anche un non so che di più profondo, e che l'autrice è tutto fuorché quella sciocchina che ci vuole far credere.
Un libro intelligentemente comico e senza alcuna pretesa, consigliatissimo a chi non si prende troppo sul serio e a chi ha davvero voglia di trascorrere qualche momento di vero spasso.

BW

Nella nostra libreria:
Chelsea Handler
Le mie storie da una botta e via (My Horizontal Life: A Collection of One-Night Stands)
ed. Mondadori Strade Blu
214 pag.
traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani

 

domenica 25 maggio 2014

Vodka, ci sei? Sono io, Chelsea - Chelsea Handler (2008)

"<<Tu dovresti scrivere favole. [...] Non ho idea del perché tu scriva storie vere quando hai ovviamente un'immaginazione che potrebbe competere con quella di J. K. Rowling.>>
<<Preferisco pensare di essere brava a cavarmi d'impiccio.>>
<<No, Chelsea, bravo a cavarsi d'impiccio è chi riesce a pensare a qualcosa in fretta quando ne ha bisogno. Le tue bugie invece non sono mai necessarie e, sopratutto, sono grottesche.>>
Sarah e Chelsea

TRAMA
Definire "bizzarra" la vita di Chelsea Handler (nota comica e conduttrice televisiva americana) è quantomeno un eufemismo: è incapace di trattenersi dall'inventare balle colossali (non necessariamente allo scopo di togliersi da qualche impiccio),  ha l'assoluta necessità di bere come minimo una vodka al giorno, forse causa (o effetto?) della totale mancanza di inibizioni per quanto riguarda il suo corpo, e come se tutto ciò non bastasse ha una cerchia tra famigliari e parenti a dir poco folle.
Vodka, ci sei? Sono io, Chelsea è, se non una vera e propria autobiografia, un insieme di dodici, divertenti folli aneddoti che spaziano dai suoi nove anni al 2008, anno di pubblicazione del libro.

RECENSIONE
A volte l'occasione, se non fa l'uomo ladro, gli permette di scoprire comunque piccoli tesori: spulciando tra una lista di libri superscontati mi sono imbattuta nell'originale titolo di oggi, e pur non conoscendo Chelsea Handler sono andata subito a vedere di cosa parlava. Bisogna proprio fare un plauso a chi, della Mondadori, ha scritto il risvolto, che è anche la descrizione che viene riportata nel sito di e-commerce che stavo consultando: è stato proprio quello a convincermi che Vodka, ci sei? Sono io, Chelsea aveva tutta l'aria di un'occasione da non lasciarsi sfuggire.
Non solo: tra tutti i libri dell'ordine che io e BarFly abbiamo fatto (150 € tutti in un colpo, alé!) ho voluto cominciare proprio con quest'opera che prometteva davvero bene. E devo dire che non ho fatto nessun errore di valutazione: in appena un paio d'ore mi sono divorata tutte le sue 255 pagine, interrompendomi solo di quando in quando per scoppiare a ridere, rendermi conto che sembravo matta e spiegare a BF perché ridevo.
I casi sono due: o Chelsea Handler è davvero una bravissima scrittrice ed è riuscita ad inventarsi tutte queste storie strampalate di sana pianta, oppure lei e la sua famiglia ebreo-mormona sono DAVVERO così fuori di testa come sembrano, e questi aneddoti sono veri. In realtà c'è una terza opzione, che unisce i primi due: Chelsea Handler non è una bravissima scrittrice ma è davvero una contapalle compulsiva, e per tirarsi fuori da qualche pasticcio (magari dover consegnare in tempo un manoscritto) ha inventato la sua "visita" in un carcere femminile, oppure il suo cespuglioso "amichetto" pel di carota, così come la disastrosa vacanza in Costa Rica con il padre Melvin.
Qualunque sia la verità che sta dietro alle vicende di Chelsea, Vodka, ci sei? Sono io, Chelsea è un libro davvero spassoso ed irriverente, ma che riesce paradossalmente allo stesso tempo a sembrare genuino, che vi strapperà sicuramente più di una risata. Un ottimo esempio di scrittura al femminile leggera e divertente pur senza mai diventare sciocca (vi verranno in mente altri aggettivi simili, come "demente", ma sempre nell'accezione positiva dei termini).

BW

Nella nostra libreria:
Chelsea Handler
Vodka, ci sei? Sono io, Chelsea (Are you there, Vodka? It's me, Chelsea)
ed. Mondadori Strade Blu
255 pag.
traduzione di Giuseppe Manuel Brescia

 

domenica 11 maggio 2014

Il codice dei samurai. Hagakure - Yamamoto Tsunetomo (1906)

"70. Le grandi imprese non si compiono da sobri."
Yamamoto Tsunetomo, cap. 1 par. 113

RECENSIONE
Scritto nei primi anni del Millesettecento, anche se venne pubblicato per la prima volta solamente nel 1906, l'Hagakure ricorda molto, per la sua struttura, il ben più antico trattato di Sun Tzu intitolato L'arte della guerra. E come poteva essere altrimenti? Proprio ad esso si ispirò il samurai-monaco Yamamoto, anche se gli aforismi, le riflessioni e gli aneddoti contenuti nell'Hagakure (originariamente intitolato Hagakure kikigaki, ovvero Annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie) sono finalizzati alla Via del samurai, il Bushidō.
Analogamente e seguendo la filosofia orientale, secondo la quale pochi princìpi basilari sono adattabili a tutto, in realtà non si deve credere che Il codice dei samurai sia una lettura idonea solamente a coloro che da piccoli amavano Goemon o che si sono appassionati del ronin Matsuyama Kaze: certo la sua lettura aiuterà a comprendere maggiormente alcuni aspetti di questi personaggi, ma anche più in generale parte della cultura giapponese.
Ad esempio, se si pensa che dai suoi brani hanno tratto il coraggio (o l'incoscienza) per immolarsi per il proprio signore, nella fattispecie l'Imperatore stesso, i kamikaze della Seconda Guerra Mondiale, seguendo il primo tra i princìpi del Bushidō, si può comprendere meglio (senza per questo giustificarli) come abbiano fatto a compiere un gesto così assurdo e sconsiderato. Proprio a causa di questi fatti in passato quest'opera è stata spesso paragonata e considerata alla stregua del Mein Kampf; trovo tuttavia che questo paragone sia stupido ed ignorante. Innanzitutto, occorre considerare che Yamamoto non scrisse l'Hagakure con lo scopo di pubblicarlo e renderlo un libro militare, tutt'altro: egli aveva chiesto di distruggere il testo! E poi trovare dei capri espiatori tra le opere per la follia umana è sempre stato un espediente fine a sé stesso, un po' come chi sostiene che Wagner era un nazista, quando morì cinquant'anni prima della vittoria di Hitler!
Sicuramente consiglierei la lettura de Il codice dei samurai a tutti coloro che volessero avvicinarsi alle opere di Yukio Mishima, in quanto questo autore si ispirò molto ad esso, tanto da riscriverne una versione in giapponese moderno.
Un libro a mio avviso molto interessante, per quanto non semplicissimo, anche se la sua lettura è molto aiutata, almeno nella nostra edizione, dalle note esplicative in calce oltre che dalla spiegazione di alcuni brani. Aggiungo infine che, almeno ad oggi, non esistono traduzioni integrali dell'opera in lingua italiana, a causa della difficile interpretazione di alcuni passaggi specificamente correlati alla cultura giapponese.


BW

Nella nostra libreria:
Yamamoto Tsunetomo
Il codice dei samurai. Hagakure (葉隠 - Hagakure)
ed. BUR Rizzoli minima
149 pag.
a cura di Leonardo Vittorio Arena


giovedì 6 marzo 2014

Il gatto in noi - William S. Burroughs (1986)

"In questi anni sono diventato un devoto amante del gatto, e ora a questa creatura riconosco senz'altro l'essenza di spirito felino, di piccolo dio del focolare."
William S. Burroughs

RECENSIONE
Pur essendo considerato un racconto, quest'opera di Burroughs non ha trama, perché praticamente è una raccolta di riflessioni, considerazioni e aneddoti narrati dall'autore riguardo i gatti: non solo i suoi, ma in generale tutti i felini domestici del mondo.
Premetto che non solo non avevo mai letto nulla dell'autore americano prima d'ora, ma nemmeno sapevo chi fosse, e forse questo può aver influito molto sul mio giudizio riguardo questo libro. Non avevo infatti né pregiudizi né aspettative, se non quelle dettate dal titolo (che principalmente è stato il motivo dell'acquisto). Come già saprete infatti sono una gattofila, e un libro dedicato ai miei adorati animaletti non poteva che attirare la mia attenzione.
Non avendo appunto preconcetti riguardo questo libro, ho avuto il piacere di apprezzarlo per ciò che è, e non per ciò che mi aspettavo dall'autore. E non ho usato il termine "piacere" a caso: ovviamente non sarà così per tutti, ma solo per gli appassionati di gatti, ma quest'opera fa davvero sorridere, perché non vi è nessunissima differenza tra un gatto americano degli anni '80 e uno italiano di oggi; entrambi hanno gli stessi comportamenti, spesso buffi, e lo stesso accade per i loro padroni.
Quando infatti Burroughs racconta di aver sognato uno dei suoi gatti, scomparso da qualche giorno, beh, vi assicuro che una qualche lacrima è scesa. Proprio l'anno scorso una dei miei tre gatti, la più piccolina, era scomparsa. La notte sognai che era morta, e purtroppo il mattino dopo la trovai, investita da una macchina.
Il gatto in noi è quindi un libro che gioca molto sulle sensazioni e sulle emozioni, e per questo forse lo consiglerei solamente a chi ha una passione forte per i felini domestici; in caso contrario temo che risulterebbe noioso.

BW

Nella nostra libreria: 
William S. Burroughs
Il gatto in noi (The Cat Inside)
ed. Adelphi
107 pag.
traduzione di Giuseppe Bernardi