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martedì 3 giugno 2014

Il vendicatore - Thomas de Quincey (1838)

"La notte fonda del misterioso sgomento piombò sull'animo di ciascuno."
Thomas de Quincey

TRAMA
In una cittadina universitaria tedesca, nell'anno 1815, arriva improvvisamente un giovane di bellissimo aspetto e dai modi eleganti. Il narratore, professore presso la locale università, ha ricevuto in precedenza alcune lettere di raccomandazioni da parte di un nobiluomo vicino alla diplomazia russa, nelle quali gli viene chiesto di insegnare al ragazzo il greco.  
Il giovane è un militare di nome Maximilian Wyndham ed è di nobili natali e, pur avendo solo ventidue anni, si è già distinto su diversi campi di battaglia, tra i quali quello di Waterloo. Nonostante egli sia inglese, ha combattuto con onore anche sotto le insegne dell'Impero Russo, ragion per cui viene tenuto in grande considerazione addirittura dallo zar in persona.
Con un passato così avventuroso e grazie alla notevole bellezza che la natura gli ha donato, Maximilian suscita inevitabilmente l'interesse di tutte le ragazze di buona famiglia del luogo. Una di queste, Margaret Liebenheim si innamora, ricambiata, di lui in maniera profonda e sincera.
Ma tutto ciò fa soffrire terribilmente il povero Ferdinand von Harrelstein, da tempo invaghito follemente di Margaret e che, per fuggire al dolore, inizia a rifugiarsi sempre più spesso nella vicina foresta, trascorrendovi intere settimane.
A questo punto, però, fa la sua comparsa in città un misterioso e sanguinario assassino che massacra orribilmente due interi nuclei famigliari tra i più rispettati ed abbienti dell'intera comunità.
Le vittime vengono ritrovate uccise in casa propria ma, dal momento che il denaro ed i gioielli non vengono toccati, inizia a farsi largo nei poliziotti e nei magistrati l'idea che il movente dei delitti possa essere esclusivamente la vendetta.
Ma chi è il feroce macellaio che, avvolto in un pesante mantello, compie questi orrendi misfatti scomparendo nel nulla un istante dopo? 

RECENSIONE
Con una scrupolisità ed un rigore degne del più consumato cronista, Thomas de Quincey confeziona questo racconto che, seppur sia uno tra i meno noti della sua vasta produzione, impressiona per la maestria col la quale egli riesce a mescolare una storia cruenta e piena di fatti di sangue, quasi horror, con una tenera vicenda che ha per protagonisti due giovani innamorati.
Autore eccezionale ed eclettico, de Quincey si cimenta in questo caso in un genere, che troverà poi in Poe e nel suo Auguste Dupin uno dei principali esponenti, e che in seguito potrà contare su innumerevoli imitatori, non sempre all'altezza.
Il vendicatore è, come si evince dal titolo, una atroce storia di vendetta che lo scrittore inglese riesce a rendere interessante ed avvincente fino alla fine, dove il resoconto degli eventi lascia spazio ad un finale straziante e doloroso. Un racconto per il quale non è errato utilizzare l'abusato agettivo "gotico", se non altro per lo scenario da brividi: i delitti avvengono infatti a tarda notte e nel pieno di un rigidissimo inverno, all'interno di grandi case buie, circondate da una tetra foresta.
Sebbene de Quincey sia conosciuto principalmente per essere uno dei maggiori rappresentanti del decadentismo britannico, come dimostra una delle sue più celebri opere, l'illustre Confessioni di un oppiomane, mi sento tuttavia di suggerire questo volumetto che si legge in pochissimo tempo all'attenzione di tutti coloro che amano farsi trasportare dalle storie funeree e ricche di elementi angoscianti. 

BF

Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
Il vendicatore (The Avenger: A narrative)
ed. Passigli Editori
84 pag.
traduzione di Alessandro Ceni

 


 

domenica 18 maggio 2014

Frankenstein - Mary Shelley (1818)

"Lo avevo desiderato con un ardore di gran lunga superiore al normale; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno era svanita, e un orrore e un disgusto soffocanti mi opprimevano il cuore."
Victor Frankenstein

TRAMA
In una serie di lettere scritte alla sorella Margareth, l'esploratore Robert Walton narra i progressi della propria spedizione, che dovrà condurlo al Polo Nord, per poi circumnavigare il globo. 
Una volta giunta nel Circolo Polare Artico però, la nave si incaglia in mezzo ai ghiacci. Durante la sosta forzata i membri dell'equipaggio avvistano una creatura dalle fattezze mostruose aggirarsi sulla banchisa, per poi scomparire in lontananza.
Qualche giorno dopo un uomo su di una slitta si avvicina all'imbarcazione in stato di evidente shock. Costui, che si presenta come il dottor Victor Frankenstein di Ginevra, viene fatto salire a bordo ed inizia a raccontare la sua storia.
Una storia a dir poco pazzesca.

RECENSIONE
Credo che l'episodio che sta alla base della genesi di Frankenstein sia ormai famosissimo, ma in ogni caso, per chi non ne fosse al corrente faccio un breve riassunto.
Giugno 1816, Lord Byron invita l'amico medico John William Polidori, i futuri coniugi Percy e Mary Shelley e la sorellastra di quest'ultima Claire, all'epoca amante di Byron, a trascorrere una vacanza nella sua villa sul lago di Ginevra. Ma il tempo è inclemente in quello che verrà poi ricordato come L'anno senza estate e così, costretto a rimanere in casa, per sfuggire alla noia il gruppetto si diletta nella lettura di racconti di fantasmi, finchè una sera Lord Byron non propone agli amici di provare a comporre, ognuno di essi, una storia del brivido. Alla fine vennero scritti brevi racconti che rimasero nulla più di un passatempo, tranne in due casi: John William Polidori infatti, con il racconto Il vampiro, creò di fatto la figura "classica" di questo mostro facendone un nobile dalla personalità magnetica ed attratto dal sangue delle fanciulle, mentre la giovane Mary ideò una storia che poi, adeguatamente sviluppata, divenne nota come Frankenstein.
Pubblicato inizialmente in forma anonima, venne subito stroncato dalla critica che però, in seguito ad una positiva recensione di sir Walter Scott, aggiustò la mira. Successivamente poi, quando si scoprì che l'autore era una donna (per giunta di soli ventuno anni), gli stessi critici si lasciarono andare a pareri entusiastici, con perle del tipo: "Per un uomo era eccellente ma per una donna è straordinario!". E con questo stendiamo un velo pietoso sui critici di ogni genere ed epoca.
Frankenstein nel titolo originale viene definito un moderno Prometeo, cioè colui che venne condannato dagli Dei per aver donato il fuoco agli uomini. L'accostamento consiste nel fatto che il dottor Frankenstein, con i suoi esperimenti, cerca di sconfiggere la morte ricreando il fuoco vitale nelle salme che trafuga nei cimiteri.
Il racconto, a mio modesto parere, non è un capolavoro essendo eccessivamente lento e dispersivo, tuttavia è innegabile che rappresenti un classico imprescindibile per chiunque sia appassionato di letteratura fantastica o dell'orrore. Tantissime sono le tematiche affrontate in questo romanzo, alcune delle quali, sono ancora oggi attualissime e supersfruttate. Basti citare il concetto che costituisce forse il nocciolo del racconto ovvero la paura del "diverso", il pensiero cioè che porta a diffidare di chiunque non sia uguale a noi, in particolar modo nell'aspetto; ma anche l'idea (davvero rivoluzionaria per quei tempi) che "mostro" non significhi necessariamente "cattivo" e che anche una creatura veramente spaventosa come quella realizzata dal dottor Frankenstein possa in realtà provare e manifestare sentimenti, anche nobili.
Al giorno d'oggi tutte queste cose possono suonare forse banali, ma l'autrice britannica fu una delle prime in assoluto a porsi quelle domande, e probabilmente la prima a scrivere una delle più potenti e conosciute allegorie su questo tema.
Ripeto in conclusione: pur non avendomi entusiasmato, sono comunque felice di aver letto Frankenstein in quanto mi sento finalmente di aver colmato una grossa lacuna che chiunque si ritenga amante dell'horror non può assolutamente permettersi di avere. 

BF

Nella nostra libreria:
Mary Shelley
Frankenstein (Frankenstein, or The Modern Prometheus)
ed. Oscar Mondadori
272 pag.
traduzione di Simona Fefè






mercoledì 2 aprile 2014

Tre uomini a zonzo - Jerome K. Jerome (1900)

"Non vi sarà nessuna informazione utile in questo libro. Chiunque credesse di poter fare un giro attraverso la Germania e la Foresta Nera, con l'aiuto di questo volume, si perderebbe, probabilmente, ancor prima di arrivare all'estuario del Tamigi. In complesso, questa sarebbe ancora la miglior cosa che gli potesse capitare."
Jerome Klapka Jerome


TRAMA
Ritornano George, Harris e Jerome, i tre strampalati e divertenti protagonisti del meraviglioso Tre uomini in barca, alle prese con un'altra avventura delle loro, ambientata questa volta "in continente".
É trascorso qualche annetto ed alcune cose sono un po' cambiate: tanto per cominciare Jerome ed Harris sono diventati padri di famiglia, George al contrario continua a rimanere scapolo convinto, mentre purtroppo il simpaticissimo Montmorency non c'è più.
Ed è soprattutto dall'esigenza di Jerome ed Harris di "staccare" un po' dal nucleo famigliare che nasce l'idea di fare una gita insieme, come ai vecchi tempi.
Naturalmente nessuno se la sente di dire alle rispettive mogli la verità, pertanto i tre studiano un'itenerario particolarmente inadatto a donne e bambini, ad esempio attraversare la Foresta Nera in bicicletta, in modo da far sì che le consorti declinino l'invito fin dall'inizio, lasciando andare da soli i tre amici.
Ed è così che accade infatti, anche perchè questa volta il diabolico trio ce l'ha messa proprio tutta per organizzare una vacanza da veri uomini, che loro mica han tempo da perdere appresso ai capricci delle donnette!
Sarà un'avventura da uomini duri, durissimi. Forse anche troppo...


RECENSIONE
Ideale seguito del già citato  Tre uomini in barca, questo romanzo costituisce un altro esempio del formidabile talento umoristico di Jerome. Certo, i tre protagonisti sono un po' invecchiati, ed in alcune pagine si respira un po' di nostalgia per "i bei tempi", ma nel complesso Tre uomini a zonzo è un'opera piacevole che, pur non raggiungendo a mio giudizio i vertici di divertimento toccati nel volume precedente, resta in ogni caso una lettura estremamente godibile.
Già solo nelle battute iniziali, quando i nostri devono avvertire le mogli della loro decisione di allontanarsi un po' dalla vita di famiglia, vedrete che vi risulterà alquanto difficoltoso non lasciarvi andare ad una sana risata. I due sposati infatti, convinti di essere assolutamente indispensabili alle rispettive donne, cercano di scaricare la colpa su George, l'unico ancora libero da vincoli e che li ha quasi obbligati ad accettare.
Sorprendentemente invece, le mogli informano i mariti che non c'è alcun problema, vadano pure e si divertano, in quanto anche a loro non par vero di liberarsi per qualche tempo della loro ingombrante presenza.
Ed è così che inizia un pellegrinaggio che parte da Amburgo e che dovrebbe condurre il terzetto nel cuore della Foresta Nera ma che, ad un certo punto, fa una "piccola" deviazione e porta Jerome, George ed Harris a visitare anche Hannover, Dresda e Praga.
Quel che ne esce è uno spassoso trattato di sociologia sulle diverse abitudini dei tedeschi, considerati precisi, ordinati e maniacali fino all'eccesso.
Sono davvero tutte da ridere le bonarie prese in giro che vengono fatte ai danni dei sudditi del Kaiser; spiritose osservazioni che però non risultano mai offensive. Anzi, ce n'è pure per il cittadino inglese medio, descritto da Jerome come: "Incapace di imparare una sola parola d'una lingua che non sia la propria, o ben deciso a non impararla, viaggia col portafoglio in mano da un capo all'altro del continente".
Verso la fine, complice anche un tono un po' più "serio" che viene dato alla descrizione di alcune esibizioni caratteristiche ma decisamente violente come la Mensur, si tende a sorridere meno, soprattutto quando il buon Jerome si lancia in un paio di considerazioni sul popolo tedesco (che per tante cose definisce: "il migliore al mondo") che, a noi che sappiamo quello che sarebbe accaduto di lì a qualche decennio, suonano terribilmente sinistre e premonitrici.

"Si può dire che il tedesco sia un individuo sempre disposto ad andare dovunque e a fare qualunque cosa gli venga ordinata. Il concetto tedesco parrebbe il seguente: 'Cieca obbedienza di fronte ad ogni divisa'.
Fino ad ora il tedesco ha avuto la somma fortuna di essere ben governato; se continua così, per lui le cose andranno a gonfie vele. I guai cominceranno, però, quando per un caso qualunque, si guasterà qualche ingranaggio della macchina del governo." 

Naturalmente Jerome parlava solamente di impressioni ed il suo giudizio sui tedeschi è nel complesso molto positivo, anzi, in più di un'occasione afferma convinto che i britannici avrebbero un bel po' da imparare da loro.
I grandi scrittori però, dicevamo tempo fa, si riconoscono anche nel modo in cui riescono a cogliere i cambiamenti prima che essi avvengano.  
In questo senso si può tranquillamente dire che Jerome K. Jerome fosse uno di questi.

BF 


Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
Tre uomini a zonzo (Three Men of the Bummel)
ed. BUR ragazzi
309 pag.
traduzione di Alberto Tedeschi 


  

 
 

martedì 1 aprile 2014

Così parlò Zarathustra - Friedrich Nietzsche (1883)

"Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto voi per superarlo?"
Zarathustra alla folla

RECENSIONE
Nietzsche, che dice?
Boh.

BW

Nella nostra libreria:
Friedrich Nietzsche
Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (Also sprach Zarathustra)
ed. BUR
344 pag.
traduzione di Sossio Giametta




Post scriptum 
PESCE D'APRILE!!!

martedì 18 marzo 2014

Quando Hitler rubò il coniglio rosa - Judith Kerr (1971)

"<<Chissà come vanno le elezioni>> chiese la mamma preoccupata. <<Pensi che i tedeschi voteranno davvero per Hitler?>>
<<Ho paura di sì>>, rispose il babbo.
<<Io dico di no>> intervenne Max. <<Un sacco di ragazzi della mia scuola erano contro di lui. Magari domani si scopre che nessuno ha votato per Hitler e così possiamo tornare a casa, come ha detto lo zio Julius>>."
La mamma, il babbo e Max

TRAMA
Berlino, marzo 1933. Alla vigilia delle elezioni politiche, la tranquilla vita di Anna, una bambina di nove anni, e della sua famiglia, composta dalla mamma, dal babbo e dal fratello dodicenne Max, viene all'improvviso scombussolata. Anna viene a sapere che la sua, pur non essendo praticante, è una famiglia ebrea, e che è in pericolo, anche per via della professione del padre, uno scrittore.
All'improvviso, per la paura di essere perseguitati in caso di vittoria del partito nazionalsocialista, tutta la famiglia (prima il babbo, poi gli altri) si trasferiscono nella neutrale Svizzera, in cerca di asilo.
Anna si trova di fronte ad un dilemma: cosa portare con sé, il coniglio rosa, suo fedele compagno di giochi da sempre, o il cane di pelouche ricevuto appena qualche mese prima? Alla fine sceglie il giocattolo nuovo, sicura di riavere l'altro insieme ai mobili ed al resto delle cose che verranno spedite direttamente nella comunità elvetica.
Ma una volta arrivati in Svizzera scoprono che il partito di Hitler ha vinto, e che tutti i loro beni sono stati sequestrati. Anche il coniglio rosa, con cui Anna non potrà giocare mai più.
La bambina e la sua famiglia cercano così di costruirsi una nuova vita, prima a Zurigo, poi, quando in nome della neutralità anche la Svizzera comincia ad avere difficoltà nell'ospitare gli ebrei, a Parigi, dove tutti (specialmente i bambini) si ritrovano catapultati in un mondo completamente diverso, dove tutto, dal cibo, alla lingua, alle abitudini, è differente dalle loro precedenti esperienze.

RECENSIONE
Quando Hitler rubò il coniglio rosa è un libro per bambini sui bambini. Perché se la storia che viene insegnata a scuola racconta le atrocità compiute dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni precedenti ad essa, non fa comunque riflettere su quanto l'avvento del partito di Hitler incise sulla vita di tutti i bambini, ebrei e non, che da un giorno all'altro, senza capire il perché o quasi, videro stravolgere le proprie abitudini.
Molti di essi pagarono con la propria vita le scelte degli adulti, ma alcuni più fortunati, come la protagonista del romanzo, Anna, o come la sua autrice, Judith Kerr, pur riuscendo a sfuggire a questo crudele destino soffrirono per il disagio di essere profughi, di dover abbandonare i propri giocattoli e la propria casa, di perdere i loro amici e magari di non riuscire a farsene dei nuovi a causa dei pregiudizi verso di loro.
Pur parlando di tutto questo, essendo scritto dal punto di vista di Anna il romanzo non è permeato da moralismi o ipocrisie, che potrebbero renderlo fastidioso. Al contrario, questo libro è un esempio assolutamente stupendo di letteratura per l'infanzia, che combacia una trama avvincente con una lezione di storia. Assolutamente consigliato per tutti i bambini dagli otto-nove anni, ma anche per tutti quegli adulti che abbiano voglia di leggere una storia bella, commovente e scritta in maniera molto intelligente.

BW

Nella nostra libreria:
Judith Kerr
Quando Hitler rubò il coniglio rosa (When Hitler Stole Pink Rabbit)
ed. Sansoni per la Scuola
267 pag.
traduzione di Maria Buitoni Duca

  

martedì 28 gennaio 2014

Dossier Odessa - Frederick Forsyth (1972)

"Ancora non l'ha capito? Allora glielo dirò io. [...] Noi tedeschi siamo un popolo molto obbediente. É la nostra più grande forza e la nostra più grande debolezza. Ci rende capaci di costruire un miracolo economico mentre gli inglesi sono in sciopero, e ci rende capaci di seguire uno come Hitler fino allo sterminio di massa."
Hans Hoffmann

TRAMA
Questa storia comincia la sera del 22 novembre 1963. Mentre in tutto il mondo si sta apprendendo con sgomento la notizia dell'assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, ad Amburgo Peter Miller, un giovane ed intraprendente reporter, assiste casualmente al suicidio di un anziano signore nel quartiere malfamato di Altona.
Grazie ad un amico poliziotto viene quindi a sapere che il vecchio si chiamava Solomon Tauber, ebreo scampato all'Olocausto, e che aveva raccolto in un diario la sua drammatica esperienza nel lager di Riga-Kaiserwald. L'amico, vice-ispettore Brandt, consegna il diario a Peter pensando in questo modo di dargli un po' di materiale per un articolo.
Il giovane giornalista, una volta a casa, legge tutto il manoscritto e rimane sconvolto dalle brutalità perpetrate nel campo di concentramento da parte del capitano delle SS Eduard Roschmann, tristemente noto come "Il macellaio di Riga".
A questo punto Miller, a dispetto del parere di tutti che gli consigliano di lasciar perdere, è deciso a ritrovare e consegnare alla giustizia Roschmann, il quale una volta finita la guerra è riuscito a scampare alla cattura fuggendo in Argentina.
Peter si reca successivamente a Vienna, dove incontra il famoso "cacciatore di nazisti" Simon Wiesenthal che gli spiega come i più famigerati gerarchi delle SS riescano ancora a nascondersi al mondo intero grazie all'ODESSA, una potente organizzazione che si occupa di proteggere gli ex criminali nazisti, fornire loro passaporti falsi e favorirne la fuga in America Latina, dove i regimi dell'epoca simpatizzano più o meno apertamente con la loro causa e sono più che lieti di collaborare.
Peter viene però a conoscenza del fatto che Roschmann si trova di nuovo in Germania, sotto falso nome, e che dirige addirittura un'industria di elettronica specializzata nella produzione di apparecchi radiofonici.
Inizia così una caccia all'uomo in tutta la Germania dove Miller, a sua volta braccato dai sicari dell'ODESSA che nel mentre sono riusciti a scoprire le sue intenzioni, cercherà in tutti i modi di rintracciare l'ex gerarca e realizzare così un reportage davvero esplosivo. Questo è quello che dice, ma forse le sue reali intenzioni potrebbero essere altre...

RECENSIONE
Scrupolosa descrizione della Germania degli anni sessanta, combattuta tra l'orgoglio per la ritrovata prosperità economica dovuta alla rapida ricostruzione e la pesantissima eredità di un triste passato che vorrebbe solo dimenticare, Dossier Odessa è il secondo romanzo dell'inglese Frederyck Forsyth, ex pilota della RAF ed ex giornalista d'assalto, dopo il clamoroso successo del bestseller Il giorno dello sciacallo.
Forsyth, uno dei più grandi scrittori di spy-story di sempre, imbastisce una trama dove personaggi di fantasia ed altri realmente esistiti danno vita ad una serie di avvenimenti che non mancheranno di appassionare il lettore. 
Scritto con la collaborazione di chi visse quei drammatici eventi in prima persona, questo libro si presenta piuttosto diverso dal suo predecessore. Pur essendo un buon thriller infatti, devo dire che non è riuscito a coinvolgermi come aveva fatto Il giorno dello sciacallo. Il ritmo è decisamente più lento e in alcuni punti la storia perde a mio avviso un filo di credibilità, dal momento che il protagonista appare spesso come una specie di "Rambo" teutonico, anzichè un normalissimo giornalista.
Al di là di tutto ciò, credo comunque che Dossier Odessa resti in ogni caso un romanzo più che discreto, estremamente interessante sotto molti aspetti, dove l'autore dimostra indubbiamente di sapere il fatto suo e di avere anche una certa conoscenza degli argomenti trattati. Il finale a sorpresa poi contribuisce a dare un po' di verve alle ultime pagine anche in virtù della descrizione dell'ultimissima immagine, incredibilmente profetica. Chiudo facendo notare che il romanzo in questione venne pubblicato solo pochi mesi prima della tragica strage delle Olimpiadi di Monaco, ovvero il massacro degli atleti israeliani ad opera di un commando palestinese. Lungi da me voler cercare un collegamento, che apparirebbe quantomeno più che forzato, tra i due avvenimenti, ma credo si tratti piuttosto di un'ulteriore riprova di una certa lungimiranza e perspicacia da parte dello scrittore inglese, attentissimo osservatore della realtà ed assai capace, ieri come oggi, nel saper cogliere "l'aria che tira".

BF

Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
Dossier Odessa (The Odessa File)
ed. Oscar Mondadori
351 pag.
traduzione di Marco Tropea










sabato 4 gennaio 2014

Viaggio al centro della Terra - Jules Verne (1864)

"Improvvisamente mio zio mandò un grido. Per un momento pensai che avesse perduto l'equilibrio e stesse per cadere in uno dei tre abissi. Invece lo scorsi in piedi, con le braccia alzate e le gambe divaricate davanti a una roccia di granito al centro del cratere come un enorme piedistallo fatto per una statua di Plutone... <<Axel! Vieni a vedere!>> urlò mio zio. <<Dubiterai ancora, adesso?>>
Axel Liddenbrock


TRAMA
Axel Liddenbrock è un insegnante presso un prestigioso ginnasio di Amburgo che un giorno viene convocato urgentemente dal burbero zio Otto, professore di minearologia all'Università della città anseatica. Quest'ultimo ha ritrovato all'interno di un vecchio libro una pergamena scritta in caratteri runici. Insieme riescono a decifrare il documento che scoprono essere un sorta di crittogramma ad opera di tal Arne Saknussemm, un famoso alchimista islandese del cinquecento che, a quanto si dice, scomparve misteriosamente nel nulla.
Il manoscritto contiene una serie di accurate indicazioni su come raggiungere il centro della terra partendo dal vulcano Snæfells, in Islanda, pertanto il professor Liddenbrock decide di tentare l'impresa ed organizza immediatamente una spedizione. Reclutato lo scettico nipote Axel i due partono immediatamente da Amburgo e, dopo un paio di soste prima a Kiel poi a Copenhagen, raggiungono Reykjavik dove in seguito arruolano una taciturna ed esperta guida locale di nome Hanse Bjelke che li accompagna a destinazione in un itinerario attraverso la campagna islandese.
Il gran giorno è il 22 giugno, solstizio d'estate, quando il gruppo dopo essersi attrezzato con armi, picconi e vari strumenti scientifici ed aver fatto scorta di cibo, scende nella profondità del cratere del vulcano. 
Cosa li attenderà in questo viaggio ai limiti del razionale?

RECENSIONE
Grande classico di un autore che è stato un autentico precursore di temi ed argomenti che saranno sviluppati solo dopo molti anni, Viaggio al centro della Terra può essere considerato, a ragione, uno di quei libri che più hanno contribuito a dare origine alla fantascienza.
Io ricordo che lo lessi a circa nove anni, e che mi colpì subito moltissimo sia per i contenuti fantastici della storia, sia per i numerosi colpi di scena che contraddistinguono tutta la narrazione. Verne, dal canto suo, nonostante la sua scrittura possa risultare a tratti non delle più scorrevoli, soprattutto a causa dei numerosi termini presi dalla geologia e da altre scienze specifiche, confeziona comunque un romanzo la cui lettura risulta tuttavia molto gradevole e che è in grado di far vivere al lettore una serie di avventure a dir poco mirabolanti e ricche di pathos.
Nonostante si tratti un'opera scritta ormai 150 anni fa, credo ad ogni modo che Viaggio al centro della Terra sia uno di quei libri perfettamente adatti a far sognare ragazzi di tutte le età e, se non l'avete già fatto, cercate di leggere questo libro prima di vedere i mediocri film che ne sono stati tratti o rischiereste davvero di rovinarvi il palato per nulla.
Se poi siete amanti della fantascienza, sia di quella più moderna e patinata sia di quella che spesso viene impropriamente definita "di serie B", sappiate solo che questo è un romanzo assolutamente imprescindibile e che ha profondamente influenzato tutti i più grandi autori del genere e non solo.
150 anni e non sentirli.

BF


Nella nostra libreria:
Jules Verne
Viaggio al centro della Terra (Voyage au centre de la Terre)
ed. Oscar Mondadori
254 pag.
traduzione di Maria Bellonci



domenica 22 dicembre 2013

Lotteria dello spazio - Philip K. Dick (1955)

"Il sistema dell'Urna è stato realizzato per proteggerci; eleva socialmente e declassa a caso, sceglie degli individui a caso e a intervalli casuali. Nessuno può raggiungere il potere e tenerlo; nessuno conosce quale sarà il proprio status la settimana prossima o l'anno venturo. Nessuno può progettare di diventare un dittatore; tutto accade e procede in accordo con la casualità. La Sfida ci protegge dal resto. Ci protegge dagli sciocchi, dagli incompetenti e dai pazzi. Noi siamo al sicuro: non avremo mai al potere nè despoti nè gente stramba."
Herb Moore


TRAMA
Nell'anno 2203 l'uomo è riuscito ormai ad arrivare ad insediarsi nell'intero Sistema Solare. L'umanità ha raggiunto livelli di progresso elevatissimi, cionostante è fortemente divisa in caste molto chiuse. Infatti nel gradino più basso della società vi sono i cosiddetti unk, i Non Classificati, cioè coloro che svolgono le mansioni più umili e considerati a tutti gli effetti esseri inferiori; poi vi sono i Classificati, che ricoprono vari ruoli all'interno delle numerose multinazionali ed alle quali spesso si legano con un giuramento a vita. Infine al vertice della piramide abbiamo il Quizmaster, colui che governa l'intero universo con l'aiuto dei telep, una squadra di individui dalle grandi capacità telepatiche.
Il Quizmaster viene scelto periodicamente in base ad una complessa estrazione del tutto casuale che segue il metodo minimax, ed in teoria, tutti i cittadini hanno le stesse probabilità di poter governare il Sistema Solare. 
Per cercare di limitare l'enorme potere in mano al Quizmaster viene istituito un omicidio legalizzato. Il nome di chi dovrà attentare alla vita della persona più importante dell'Universo viene estratto durante la Convenzione della Sfida, una sorta di grottesco reality show che si svolge subito dopo l'elezione del Quizmaster, e che tiene incollati agli schermi televisivi miliardi di persone.
Tutto ha inizio quando con un movimento a sorpresa dell'Urna il Quizmaster Reese Verrick, uomo cinico e privo di scrupoli ed in carica ormai da dieci anni, viene improvvisamente destituito ed il suo posto viene preso da Leon Cartwright, un anziano e modesto unk seguace della bizzarra religione prestonita.
Così Cartwright si insedia a Batavia (l'ex Giacarta), capitale del Direttorato della Federazione dei Nove Pianeti del Sistema Solare, dove potrà essere difeso in maniera più efficace dal killer che dovrà cercare di ucciderlo. Ruolo questo che viene affidato a Keith Pellig, persona fredda ed enigmatica che pare avere tutti i requisiti necessari per togliere di mezzo in breve tempo lo sprovveduto  Cartwright. Tutti sono d'accordo sul fatto che il nuovo Quizmaster rimarrà in carica per pochissimo tempo, anche perchè Pellig in realtà non è esattamente un uomo qualsiasi, ma in un mondo in cui gli esseri umani sono estremamente superstiziosi e dove tutto è determinato dal caso c'è ancora spazio per certezze di questo tipo?

RECENSIONE
Primo romanzo dell'allora ventisettenne Philip K. Dick, Lotteria dello spazio (già edito in Italia col titolo Il disco di fiamma) presenta fin da subito alcune delle tematiche a lui più care e che egli svilupperà ulteriormente nel corso degli anni come ad esempio le forti critiche al sistema politico, una società estremamente fredda ed appiattita ed il lavoro visto quasi sempre come una forma di schiavitù vera e propria. 
Questo romanzo ci mostra un Dick distaccato osservatore della realtà che lo circonda, quella americana degli anni '50, e arriva a farne oggetto di satira crudele. Basti pensare al personaggio di Ted Benteley, che ricalca l'immaginario del "ribelle senza causa" alla James Dean, oppure il sistema per scegliere chi dovrà governare il mondo che sembra essere veramente un obiettivo alla portata di tutti, dal più potente al più umile (ma sarà veramente così?) e nel quale è difficile non vedere una parodia del celeberrimo "American Dream".
Lotteria dello spazio è l'esordio folgorante di un autore che nel corso della propria carriera ci regalerà autentici capolavori e che contribuirà notevolmente ad elevare la fantascienza da "lettura per ragazzi" a genere letterario con tutti i crismi.
Un libro che ho letteralmente divorato e che ho terminato in poche ore, il che significa che a livello personale ho trovato Lotteria dello spazio bellissimo ed anche scorrevole, caratteristica questa che non sempre si potrà ritrovare in alcuni successivi lavori dello scrittore di Chicago.
Da parte mia consigliatissimo, se poi avete già avuto modo di conoscere ed apprezzare altre opere facenti parte della vasta produzione dickiana, beh allora non dovete per nessun motivo farvi scappare questo gioiellino.

BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Lotteria dello spazio (Solar Lottery)
ed. Fanucci Editore
203 pag.
traduzione di Domenico Gallo





domenica 22 settembre 2013

Il mago dei numeri - Hans M. Enzensberger (1997)

"Nel paradiso dei numeri, da dove vengo anch'io, siamo a migliaia. Purtroppo non sono il più grande. I capi veri se ne stanno nei loro uffici a pensare. Ogni tanto ce n'è uno che si mette a ridere e dice frasi del tipo: <<Rn uguale hn diviso n fattoriale per f di n parentesi aperta più theta parentesi chiusa>>, e allora gli altri annuiscono in segno di intesa e ridacchiano anche loro. A volte non capisco nemmeno io di cosa stanno parlando."
Il mago di numeri

TRAMA
Roberto è un bambino di dodici anni che detesta sognare perché gli capitano sempre sogni in cui fa la figura del cretino. Così una sera, quando si trova davanti un diavoletto rosso, con tanto di corna e baffi, non si scompone più di tanto. La vera delusione scatta quando il diavolo si presenta: è infatti il mago dei numeri Teplotaxl, e Roberto odia qualsiasi cosa abbia a che fare con la matematica.
Il mago dei numeri è però ostinato e soprattutto molto irascibile, così Roberto decide di assecondarlo ed ascoltarlo. Per dodici notti di fila, mago e bambino discuteranno insieme di matematica, affrontando vari capitoli in maniera semplice ma efficace, fino a partecipare, l'ultima notte al grande ricevimento nell'Inferno/Paradiso dei numeri, dove incontrano i grandi matematici del passato.

RECENSIONE
Come ammette personalmente nei ringraziamenti, Enzensberger non è un matematico. Maggiore è quindi il merito che gli si può attribuire per aver scritto un libro così particolare, che può sembrare destinato ai bambini, anche per via del linguaggio che usa e per il fatto di essere un libro illustrato, ma che in realtà anche un adulto legge volentieri. Nelle sue pagine non ci si limita a imparare che 1+1 fa 2, ma si impara una cosa rara e preziosa: a ragionare, a chiedersi "perché questa cosa funziona così?". Chi odiava la matematica si appassionerà alla materia e scoprirà che i numeri, in fondo, non fanno così paura. Chi invece era già appassionato scoprirà cose nuove, che magari a scuola non insegnano: ad esempio, lo sapevate che un numero pari, non importa quale, purché superiore a 2, è sempre la somma di due numeri príncipi? E che un qualsiasi numero dispari, purché superiore a 5, è sempre la somma di tre numeri príncipi?
Insomma, Il mago dei numeri è un libro consigliato a chiunque, innanzitutto perché è un libro piacevole da leggere, e poi perché chiunque può imparare qualcosa di nuovo leggendolo (certo, se avete fatto matematica all'università forse non è il vostro caso... ma fossi in voi lo leggerei lo stesso!)
Non c'è da spaventarsi poi quando il mago fa cose un po' strane: estrae le rape dai numeri, oppure fa fare loro il saltello, lancia noci di cocco in piscina... tutto ha un senso, e alla fine della storia si trova anche un appendice dove sono indicati i veri nomi delle cose (nella realtà i nomi usati nei sogni non funzionano).

BW

Nella nostra libreria:
Hans M. Enzensberger
Il mago dei numeri (Der Zahlenteufel)
ed. Einaudi Tascabili
traduzione di Enrico Ganni
illustrazioni di Rotraut Susanne Berner

  

giovedì 19 settembre 2013

La svastica sul sole - Philip K. Dick (1962)

"Nessuna strategia al mondo avrebbe potuto sconfiggere Erwin Rommel."
Mr. Wyndham-Matson

TRAMA
Siamo in America, negli anni sessanta. Sono passati diversi anni dalla fine della seconda guerra mondiale ed il mondo è diviso tra le due superpotenze vincitrici che influenzano più o meno apertamente la vita politica di tutti gli altri stati. 
La differenza, è che stavolta ad aver vinto sono state le forze dell'Asse, ed il Terzo Reich fa la parte del leone ovunque e subito dopo viene il Giappone, mentre all'Italia spettano solo le briciole o poco più.
Gli U.S.A., di conseguenza, nella zona orientale sono dominati dalla Germania, la quale, in pieno stile dittatoriale, sorveglia le vite dei cittadini e nega qualsiasi diritto possa ostacolare lo Stato, mentre la costa ovest è sotto l'influsso dell'Impero Nipponico, a prima vista meno truce, visto che dispone di metodi più discreti ma altrettanto efficaci per controllare il popolo.
Nel mezzo del Paese vi sono inoltre gli Stati delle Montagne Rocciose, una specie di terra di nessuno che vengono poco considerati e che fanno da vera e propria nazione-cuscinetto.
In questo scenario si intrecciano le vicende di diversi personaggi tra i quali Robert Childan, proprietario di un negozio di San Francisco specializzato in reperti storici dell'America pre-bellica (in realtà clamorosi falsi) dove le più alte sfere della classe dirigente giapponese, appassionatissima di queste cianfrusaglie, si reca regolarmente a fare acquisti.
Frank Frink, che si chiamerebbe Fink ma che ha cambiato il cognome per sfuggire alle persecuzioni naziste, è invece un orefice di origine ebrea che lavora alla Wyndham-Matson, la principale azienda produttrice delle suddette cianfrusaglie. La sua ex-moglie, Juliana, si guadagna da vivere come insegnante di arti marziali in un paesino del Colorado e ha una relazione con Joe, un camionista italiano che in realtà è un killer ingaggiato dal Reich per una missione top secret.
Sotto mentite spoglie si presenta anche Baynes, una pericolosa spia ricercata dai tedeschi perchè in possesso di documenti riservatissimi e che finge di essere un uomo d'affari svedese che successivamente farà la conoscenza di Nabosuke Tagomi, un autorevole funzionario nipponico che verrà coinvolto da Baynes in un complotto ai danni dell'Impero Giapponese.
Infine tra i protagonisti del romanzo bisogna annoverare a tutti gli effetti anche due libri e cioè l'I Ching, antichissimo testo divinatorio cinese che viene consultato a più riprese dai personaggi, e La cavalletta non si alzerà più, che ipotizza una sconfitta delle potenze dell'Asse al termine del secondo conflitto mondiale e il cui autore, tale Hawthorne Abendsen, viene costantemente braccato dai nazisti e pertanto si vede costretto a rifugiarsi in una sorta di fortezza situata in un luogo sperduto sulle Montagne Rocciose (da qui il titolo originale The man in the high castle).

RECENSIONE
Quando La svastica sul sole  viene pubblicato è il 1962, quindi in piena Guerra Fredda, e la cosa che colpisce subito sono le similitudini (certamente volute) tra la Germania, prima potenza mondiale in questo "universo parallelo", e gli Stati Uniti di allora. Infatti Dick descrive il governo tedesco molto impegnato nelle missioni per la conquista dello spazio e con l'ambizioso obiettivo di arrivare in futuro addirittura su Marte. La Germania è tecnologicamente ed economicamente una spanna sopra tutti, basti pensare che per spostarsi dall'Europa all'America i più abbienti sono soliti viaggiare su sofisticatissimi razzi della Lufthansa. 
Per contro, il modo di agire nei confronti degli oppositori e di censurare qualunque cosa possa minacciare il Reich, ricorda molto la vecchia Unione Sovietica.
Il sistema di controllo usato dal Giappone invece, è più subdolo e meno appariscente, e non si può non associarlo alla politica estera americana del dopoguerra, specialmente durante la cosiddetta Cold War.  
La svastica sul sole, romanzo vincitore del Premio Hugo 1963, rappresenta probabilmente l'ucronia più conosciuta, sicuramente un capolavoro nel suo genere.
Dick nella sua genialità descrive un mondo "capovolto" che obbliga il lettore a porsi tante domande a cui non si può dare risposta, ma che portano ad una moltitudine di riflessioni.
Un libro difficile, inutile negarlo, e non adatto a chi ha un atteggiamento passivo nei confronti di un romanzo, ma che stimola anche a pensare. 
Di questi tempi, non è poco.
BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
La svastica sul sole (The man in the high castle)
ed. Fanucci Editore
292 pag.
traduzione di Maurizio Nati