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lunedì 2 giugno 2014

Il ritorno del maestro di danza - Henning Mankell (2000)

"Rimase dalla dottoressa per più di un'ora. Quando uscì dall'ambulatorio era bagnato di sudore. Nel profondo del suo stomaco c'era un punto completamente freddo. Un dolore che non bruciava, ma che sembrava la stretta di uno psicopatico intorno al collo. Si sforzò di restare tranquillo. Adesso avrebbe bevuto il caffé e letto il giornale. Poi ci avrebbe pensato, se sarebbe morto oppure no."
Henning Mankell

TRAMA
Al giovane ispettore di polizia Stefan Lindman è appena stato presentato uno scenario terrificante: gli è stato infatti diagnosticato un tumore alla lingua, peraltro maligno, anche se i medici non escludono la possibilità di guarigione. Ovviamente Lindman è sconvolto, ha paura, e concentrarsi sul lavoro è l'ultima delle sue priorità.
Quando poi, poco dopo aver saputo la diagnosi, viene a sapere che Herbert Molin, un ex collega in pensione, è stato barbaramente ucciso nella sua casa nell'Härjedalen, decide di prendersi almeno un mese di malattia, per vivere una via di mezzo tra una vacanza ed un'indagine su questo misterioso assassinio, apparentemente senza movente.
Ma ben presto si troverà, aiutato dal collega Giuseppe Larsson, a scavare tra il passato di Molin, scoprendo che nell'armadio dell'anziano ex poliziotto in realtà ci sono tanti scheletri mostruosi.

RECENSIONE
Usciamo dalla giurisdizione di Kurt Wallander e risaliamo verso il nord della Svezia: ma viaggiamo anche in Argentina ed in Germania, e soprattutto viaggiamo nel tempo riscoprendo un passato che riguarda il mondo intero e che ancora non abbiamo del tutto superato.
Pur mantenendo invariati alcuni elementi caratteristici delle sue opere che l'hanno reso celebre in tutto il mondo, stavolta Mankell si discosta dalla sua serie più famosa. Il protagonista è però pur sempre un poliziotto, e proprio come il suo collega di Ystad è tormentato, anche se per motivi diversi.
Il romanziere di Stoccolma ci propone un nuovo giallo, scritto nel suo tipico stile per cui tutti lo conosciamo e per le tematiche che sono solite ricorrere nei suoi lavori. Chi dunque già conosce Mankell, ne apprezza il linguaggio e l'inventiva non rimarrà certamente deluso nell'affrontare Il ritorno del maestro di danza, vedendo in Stefan Lindman un nuovo amico anzichè un rivale del suo più famoso collega della Scania.
Termino questo post con una brutta notizia, che forse alcuni di voi già sapranno: per un beffardo scherzo del destino, al pari dell'ispettore Lindman a Mankell hanno purtroppo recentemente diagnosticato un cancro, che lo scrittore ha deciso di affrontare tenendo una sorta di diario "scritto dal punto di vista della vita e non della morte" sul quotidiano Göteborgs-Posten. 
Sperando che tutto possa risolversi per il meglio, non ci resta che augurare in primis allo stesso Mankell che possa continuare ancora per anni e anni a sfornare romanzi; sicuramente non è il nostro autore preferito, ma di fronte a certe disgrazie naturalmente il rispetto e la solidarietà vengono prima di tutto. 
BW

Nella nostra libreria:
Henning Mankell
Il ritorno del maestro di danza (Danslärarens återkomst)
ed. Marsilio
491 pag.
traduzione di Giorgio Puleo

 

sabato 17 maggio 2014

Il nero e l'argento - Paolo Giordano (2014)

"C'era sempre un momento della cena di Natale in cui avveniva uno spietato confronto degli arrosti, quello preparato da mia suocera contro quello della signora A. Le due teglie venivano posate al centro del tavolo, vicine. Le duellanti si scambiavano una lunga occhiata, come in un western al femminile. Tutti noi, già appesantiti, mangiavamo obbedienti un boccone da ogni fetta, alternativamente, quindi riprendevamo con le lodi, più enfatiche e chiassose di prima. Nonostante cercassimo di stabilire un'equivalenza esatta, la signora A. vinceva infine ai punti, sempre."
Il marito di Nora

TRAMA
Da anni Nora e il marito conducono una tranquilla ed equilibrata vita famigliare "a quattro": oltre al figlioletto Emanuele infatti vive praticamente con loro, pur tornando ogni sera puntualmente a casa sua, la signora A., soprannominata Babette grazie alle sue capacità culinarie ed alla sua bontà d'animo. La signora A. ufficialmente sarebbe la tata del bambino, ma effettivamente è molto più di tutto ciò: è la tata di tutti e tre i membri della famiglia, che ama coccolare ed accudire in egual modo, e con il passare degli anni è diventata un vero e proprio membro della famiglia, tanto da trascorrere con loro anche le festività.
Ma un brutto giorno la signora A. si ammala, e il giorno del trentacinquesimo compleanno del marito di Nora smette di lottare e si abbandona al dolce sonno eterno.
E proprio da quel momento comincia Il nero e l'argento, in cui il marito di Nora, che è il narratore di tutto il romanzo, si trova a ricordare la signora A. e nello stesso tempo descrive come le loro vite cambiano e rischiano di sgretolarsi senza quel punto fisso attorno al quale ruotavano.
Una storia d'amore (l'amore tra le persone, non tra due amanti), una storia di dolore, fisico e psicologico, ma anche una storia di coraggio e speranza.

RECENSIONE
Dopo che Giordano mi ha fatta innamorare dei suoi primi due romanzi non appena è uscito Il nero e l'argento l'ho immediatamente acquistato, e l'ho divorato in appena un paio d'ore. Ma proprio come alla morte di una persona cara occorre del tempo per elaborare il lutto, anche io per scrivere questo post ho avuto bisogno di elaborare il libro, tanto da ritrovarmi a scrivere questa stessa mattina, a poche ore dalla pubblicazione.
Purtroppo la storia che ha scritto Giordano è una storia identica a quella di moltissime persone, pur essendo profondamente diversa. Ma tutti coloro che vengono toccati, personalmente o tramite persone a loro care, dal cancro, quella malattia talmente terrificante da attribuirle nomignoli come "il brutto male" per non doverla nominare, leggendo questo romanzo non possono non provare una morsa dolorosa al cuore; pur non avendo vissuto ovviamente gli stessi episodi del romanzo in cui la signora A. stava bene, possono riconoscere almeno parte delle sensazioni provate invece durante la malattia, sia da parte sua che da parte dei suoi cari.
Non mi piace andare sul personale, ma purtroppo questo è un momento particolarmente brutto, e in poco tempo abbiamo vissuto una serie di lutti di cui parte causati proprio dal "Big C". Mentre leggevo quindi, pur essendo assorbita totalmente dallo stile meraviglioso dell'autore, non potevo fare a meno di interrompermi di tanto in tanto per cercare di estirpare quel groviglio di dolore che sentivo crescere nel petto. A volte sono riuscita a fermarmi in tempo, altre volte mi sono accorta troppo tardi che stavo bagnando le pagine con le mie lacrime.
Il libro però è tutt'altro che patetico, soprattutto la stoica signora A. non si piange mai addosso, e fino all'ultimo affronta con grinta e determinazione quella malattia che però non riuscirà a sconfiggere. Il libro è piuttosto in grado di scatenare empatia, e la differenza tra i due concetti è enorme.
Per quanto riguarda lo stile narrativo, il lettore che avesse già letto La solitudine dei numeri primi o Il corpo umano non rimarrà deluso: l'autore utilizza lo stesso stile degli altri romanzi, e persino in questo riesce ad essere, attraverso il narratore, scientifico e rigoroso. All'inizio del romanzo è scritto che esso è il "frammento di una storia vera e dolorosa", e non stenterei a credere che autore e narratore possano essere la stessa persona, ma queste sono ovviamente solo supposizioni, totalmente irrilevanti al fine del romanzo peraltro.
Un libro non facile da affrontare quindi per il tema che tratta, o meglio non facile da affrontare in qualsiasi momento, ma che comunque prima o poi sarebbe da leggere. Giordano come pochi sa raccontare la vita quotidiana nell'irrealtà delle situazioni estreme, ed anche solo per questo merita di essere letto.

BW

Nella nostra libreria:
Paolo Giordano
Il nero e l'argento
ed. Einaudi
118 pag.