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sabato 26 luglio 2014

Assassinio sull'Orient Express - Agatha Christie (1934)

"Signor Ratchett, voglia scusarmi se vengo a un argomento personale; ma vede, non posso accettare la sua proposta perchè la sua faccia non mi piace."
Hercule Poirot

TRAMA
Appena arrivato a Istambul di ritorno da Aleppo, dove ha appena concluso un incarico, Hercule Poirot vuole finalmente godersi un po' di meritate vacanze; ma, ahimé!, arrivato all'hotel dove ha prenotato una stanza trova un telegramma che lo prega di tornare urgentemente a Londra. Un po' seccato per l'imprevisto, il piccolo investigatore riesce a prendere l'ultimo dei posti disponibili sul celeberrimo Orient Express, che, stranamente per quel periodo, registra così il tutto esaurito.
A bordo il belga scopre che i passeggeri formano un variegato melting pot, in cui uomini e donne di diversa nazionalità, ceto sociale ed età trascorrono insieme i tre giorni che occorrono per arrivare a Parigi. Tra di essi c'è anche il misterioso Signor Ratchett, un anziano dai lineamenti crudeli e malvagi, sul quale Lombroso avrebbe probabilmente scritto interi trattati. L'uomo, riconosciuto l'investigatore, gli chiede di fargli da guardia del corpo, sostenendo di essere in pericolo di vita.
Ma Poirot rifiuta di prestare servizio ad un losco figuro come Ratchett; il quale ha però ragione di temere per la propria vita: una notte, mentre il treno è bloccato a causa della neve, viene pugnalato a morte.
Un omicidio misterioso, la cui indagine viene resa ancora più difficoltosa dal fatto di essere bloccati in mezzo alla neve; riuscirà Poirot a scoprire anche stavolta chi è la persona che si è macchiata di questo tremendo delitto?

RECENSIONE
Agatha Christie era una grande, grandissima scrittrice, e lo sappiamo. Era soprannominata "la regina del giallo", e lo sappiamo. E anche chi non ha ancora letto Assassinio sull'Orient Express non può non sapere che è uno dei suoi romanzi più famosi, se non addirittura il più celebre in assoluto. Perché questo?
Ecco, trovo che solo chi non ha mai avuto il piacere di leggerlo può porsi questa domanda; in esso ci sono tutti gli elementi necessari per renderlo il giallo perfetto: un omicidio misterioso, sulla cui vittima veleggia un ombra maligna; un detective che ragiona fuori dagli schemi, minando ulteriormente le ipotesi di colpevolezza che tendiamo a fare; uno scenario spettacolare ed affascinante, il lussuoso Orient Express, seppure (o forse anche grazie al fatto di essere) bloccato in mezzo al nulla dalla neve; ed infine un considerevole numero di sospettati, vagliati e mentalmente accusati
ad uno ad uno dal lettore, salvo poi passare al successivo.
Credo che per evitare di darvi il benché minimo indizio che possa rovinarvi il piacere della lettura debba fermarmi qui, perché non vi è proprio nient'altro da dire: leggete Assassinio sull'Orient Express, e saranno le sue pagine a parlare.


BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie 
Dalla raccolta "Le grandi indagini di Poirot"
Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express)
ed. Oscar Mondadori
206 di 670 pag.
traduzione di Alfredo Pitta

lunedì 21 luglio 2014

Un oscuro bisogno di uccidere - Massimo Picozzi (2008)

"Molte azioni dell'uomo paiono così banalmente crudeli, da far pensare che alle spalle ci sia per forza l'ispirazione del demonio.
Ma, purtroppo, non è così."
Massimo Picozzi (da 'Una squallida setta mortale')

RECENSIONE
Il Male, quello con la "M" maiuscola, esiste eccome. 
Questo ci dice lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi, personaggio che molti conosceranno se non altro per le sue numerose ospitate televisive. Il Male esiste dal momento in cui esistono determinate persone estremamente malvagie, del tutto prive del minimo senso di empatia verso gli altri, e che procurano dolore e sofferenze al prossimo solo ed esclusivamente perchè è ciò che intendono fare.
Così Picozzi ci illustra dieci casi, alcuni celebri altri un po' più sconosciuti, di omicidi efferati sui quali egli ha lavorato nelle vesti di consulente, muovendosi con grande scrupolo sulla scena del crimine e cercando di capire che tipo di movente ci potesse essere alla base di simili azioni e comportamenti.
Un autentico viaggio allucinante all'interno della mente criminale, al solo scopo di cercare una risposta che non sia quella solita della follia, del disagio o che altro, per poi giungere alla triste e spaventevole conclusione che in alcune situazioni una risposta vera e propria non c'è. Certi individui uccidono perchè, come dice lo stesso autore, hanno varcato quella famigerata "linea d'ombra" che delimita il confine tra la pazzia e la scelta consapevole di fare del male. 
Ed ecco che allora ci inoltriamo negli oscuri pensieri di tre ragazzine della Val Chiavenna che, per rendere una sorta di goffo e stupido omaggio al loro idolo musicale, un giorno hanno deciso di massacrare a coltellate una suora. Oppure veniamo a conoscenza del caso di Sonya Caleffi, autoproclamatasi "Angelo della Morte", o dei particolari agghiaccianti riguardo la setta tristemente nota come "Le bestie di Satana", o della vicenda di Michele Profeta alias "Il serial killer delle carte da gioco". Tutti casi avvenuti in Italia negli ultimi quindici anni e che spesso hanno portato l'opinione pubblica a domandarsi che cosa stia succedendo alle persone, per quale ragione si è arrivati ad un tale livello di disprezzo verso la vita umana.
Massimo Picozzi prova a scandagliare le vite dei tragici protagonisti di queste storie a metà tra il macabro e l'assurdo, alla ricerca di eventuali traumi o ragioni che possano in qualche maniera arrivare, seppur lontanamente, a spiegare le motivazioni di certi gesti ma spesso, come già detto, risulta un esercizio del tutto inutile. Tanto che, parlando dei rituali in uso tra le "Bestie di Satana" raccontati da un ex membro, si arrivano a leggere cose che toccano punte di imbecillità sconcertante, quasi comica; se non fosse che, tali rituali pregni di idiozia, hanno portato a compiere diversi brutali omicidi. Ed allora non c'è proprio più niente da ridere.

BF

Nella nostra libreria:
Massimo Picozzi
Un oscuro bisogno di uccidere. Storie nere tra follia e malvagità
ed. Mondadori Strade Blu
190 pag.

venerdì 4 luglio 2014

Nuovi misteri d'Italia - Carlo Lucarelli (2003)

"Il nostro mistero inizia come iniziano i romanzi gialli. Con una scena che apparentemente non c'entra niente ma che invece riserva una sorpresa.
Inizia a quindici chilometri da Reggio Emilia, sulla strada che da Sant'Ilario porta a Montecchio.
È il 12 giugno 1975."
Carlo Lucarelli dal capitolo 'Alceste Campanile'

RECENSIONE
E bravo Lucarelli: non contento di aver ottenuto un buon consenso di pubblico grazie ai suoi saggi di cronaca nera Mistero in blu e Misteri d'Italia ed ai programmi televisivi Mistero in Blu e Blu Notte, nel 2003 decide di bissare questi successi con un nuovo libro intitolato Nuovi misteri d'Italia.
Come nel precedente torna a proporci storie che hanno segnato la storia del nostro Paese, in un modo o nell'altro, e che tutt'ora rimangono, per l'appunto, un mistero: anche laddove la magistratura è riuscita ad emettere delle sentenze di condanna, rimane comunque il forte dubbio che la vicenda sia ben lontana dal considerarsi chiusa.
Un bandito, il primo scandalo sessuale in Italia, due stragi che hanno mietuto 166 vittime nel giro di poco più di un mese, un giovane militante politico, il più clamoroso caso di omicidi seriali italiano, due poliziotti impegnati nella lotta alla Mafia, un artista geniale e controverso, un giornalista che cercava la verità a tutti i costi: questi sono i protagonisti di questa opera, e se magari, anche solo scorrendo questo elenco, siete riusciti ad intuire di chi stiamo parlando, a maggior riprova significa che, con la loro tragica fine hanno davvero inciso dei segni profondi ed indelebili nell'immaginario popolare.
Ad esempio, uno dei personaggi di questa danse macabre viveva nella nostra provincia, e a tutt'oggi capita non di rado di imbattersi in conversazioni o discussioni riguardo la sua vicenda, e nonostante sia uno di quei casi in cui c'è un reo confesso, rimangono ancora molti lati oscuri da chiarire riguardo a questo enigma.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura, certa che, se avete apprezzato le altre opere che già abbiamo proposto dello stesso autore, non mancherete di fare altrettanto con questo nuovo capitolo.

BW

Nella nostra libreria:
Carlo Lucarelli
Nuovi misteri d'Italia
ed. Einaudi Stile Libero Big
213 pag.

 

martedì 24 giugno 2014

Se morisse mio marito - Agatha Christie (1933)

"<<Se posso esservi utile, signora, sarò ben lieto...>> [...]
<<Ne sono certa: ho sentito dire che voi siete l'uomo più straordinario del mondo. Qualcuno mi deve togliere dal guaio in cui mi trovo. E io sento che voi siete il solo in grado di farlo. [...] Signor Poirot, in un modo o nell'altro devo sbarazzarmi di mio marito!>>"
Hercule Poirot e Lady Edgware

TRAMA
Una sera in cui il famoso detective Hercule Poirot si trova, seppur temporaneamente, senza incarichi, viene avvicinato da Jane Wilkinson, Lady Edgware, che lo prega di aiutarla in una questione molto delicata e personale: la bella Lady, che è una famosa attrice, vorrebbe divorziare dal burbero marito per poter coronare il suo sogno di sposare il più accattivante duca di Merton. Ma purtroppo l'anziano ed attuale coniuge alle sue numerose richieste di separazione si è sempre opposto, e così ella spera che l'intervento di un uomo straordinario come il baffuto belga possa fargli cambiare idea.
Affascinato dal lato psicologico della faccenda, Poirot accetta e prende appuntamento con Lord Edgware, dove si reca con l'amico Hastings (narratore del romanzo); e grande è la sua sorpresa quando il nobile gli rivela che in realtà già da sei mesi avrebbe acconsentito al divorzio con colei che è la sua seconda moglie, e che Jane ne dovrebbe essere già al corrente in quanto le aveva spedito una lettera.
Stupiti, i due investigatori si accomiatano e comunicano la notizia a Lady Edgware, che ovviamente è ben felice di sapere che finalmente la sua vita potrà prendere la piega da lei desiderata. Ma quella stessa notte il marito viene ucciso, e numerosi testimoni affermano che ad entrare in casa all'ora del delitto è proprio Jane Wilkinson in persona, e nessun'altro.
Poirot però non è convinto: troppo facile, troppo clamoroso; e poi, che motivo avrebbe avuto Lady Edgware di sbarazzarsi del marito, quando aveva appena ottenuto da lui ciò che voleva? Non resta che far lavorare le celluline grigie e scoprirlo...

RECENSIONE
È finalmente cominciata l'estate, e per chi può permetterselo questo vuol dire spiaggia, mare, relax. Cosa c'è di meglio di un buon giallo sotto l'ombrellone allora? Questo romanzo che vi propongo oggi fa proprio al caso nostro: è avvincente, ben scritto (ma tutto questo lo sapete già ancor prima di leggerlo, Agatha Christie non delude mai!) e, una volta terminato, volendo, avete comunque a portata di mano altri due romanzi nello stesso volume.
Attenzione al sole però! Se cominciate a leggerlo davvero in spiaggia (o in piscina) rischiate di farvi rapire dalle indagini del buon vecchio Hercule Poirot e ritrovarvi strinati, senza peraltro probabilmente essere riusciti a capire chi sia l'assassino. La Christie lo sa che fa questo effetto, se ne compiace e gioca con il lettore, stuzzicandolo e prendendolo un po' in giro; circa a metà del racconto infatti il detective belga "sgrida" il Capitano Hastings: "Mi sembrate uguale a quei lettori di romanzi polizieschi che incominciano subito e senza discernimento a chiedersi all'apparire di ogni personaggio se si tratta del criminale, senza avanzare una qualche valida ragione." Ammetto che a me capita SEMPRE così, e a voi?

BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie
Dalla raccolta "Donne fatali - Tre omicidi per Poirot"
Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies)
ed. Oscar Mondadori
218 di 597 pag.
traduzione di Rosalba Buccianti


lunedì 2 giugno 2014

Il ritorno del maestro di danza - Henning Mankell (2000)

"Rimase dalla dottoressa per più di un'ora. Quando uscì dall'ambulatorio era bagnato di sudore. Nel profondo del suo stomaco c'era un punto completamente freddo. Un dolore che non bruciava, ma che sembrava la stretta di uno psicopatico intorno al collo. Si sforzò di restare tranquillo. Adesso avrebbe bevuto il caffé e letto il giornale. Poi ci avrebbe pensato, se sarebbe morto oppure no."
Henning Mankell

TRAMA
Al giovane ispettore di polizia Stefan Lindman è appena stato presentato uno scenario terrificante: gli è stato infatti diagnosticato un tumore alla lingua, peraltro maligno, anche se i medici non escludono la possibilità di guarigione. Ovviamente Lindman è sconvolto, ha paura, e concentrarsi sul lavoro è l'ultima delle sue priorità.
Quando poi, poco dopo aver saputo la diagnosi, viene a sapere che Herbert Molin, un ex collega in pensione, è stato barbaramente ucciso nella sua casa nell'Härjedalen, decide di prendersi almeno un mese di malattia, per vivere una via di mezzo tra una vacanza ed un'indagine su questo misterioso assassinio, apparentemente senza movente.
Ma ben presto si troverà, aiutato dal collega Giuseppe Larsson, a scavare tra il passato di Molin, scoprendo che nell'armadio dell'anziano ex poliziotto in realtà ci sono tanti scheletri mostruosi.

RECENSIONE
Usciamo dalla giurisdizione di Kurt Wallander e risaliamo verso il nord della Svezia: ma viaggiamo anche in Argentina ed in Germania, e soprattutto viaggiamo nel tempo riscoprendo un passato che riguarda il mondo intero e che ancora non abbiamo del tutto superato.
Pur mantenendo invariati alcuni elementi caratteristici delle sue opere che l'hanno reso celebre in tutto il mondo, stavolta Mankell si discosta dalla sua serie più famosa. Il protagonista è però pur sempre un poliziotto, e proprio come il suo collega di Ystad è tormentato, anche se per motivi diversi.
Il romanziere di Stoccolma ci propone un nuovo giallo, scritto nel suo tipico stile per cui tutti lo conosciamo e per le tematiche che sono solite ricorrere nei suoi lavori. Chi dunque già conosce Mankell, ne apprezza il linguaggio e l'inventiva non rimarrà certamente deluso nell'affrontare Il ritorno del maestro di danza, vedendo in Stefan Lindman un nuovo amico anzichè un rivale del suo più famoso collega della Scania.
Termino questo post con una brutta notizia, che forse alcuni di voi già sapranno: per un beffardo scherzo del destino, al pari dell'ispettore Lindman a Mankell hanno purtroppo recentemente diagnosticato un cancro, che lo scrittore ha deciso di affrontare tenendo una sorta di diario "scritto dal punto di vista della vita e non della morte" sul quotidiano Göteborgs-Posten. 
Sperando che tutto possa risolversi per il meglio, non ci resta che augurare in primis allo stesso Mankell che possa continuare ancora per anni e anni a sfornare romanzi; sicuramente non è il nostro autore preferito, ma di fronte a certe disgrazie naturalmente il rispetto e la solidarietà vengono prima di tutto. 
BW

Nella nostra libreria:
Henning Mankell
Il ritorno del maestro di danza (Danslärarens återkomst)
ed. Marsilio
491 pag.
traduzione di Giorgio Puleo

 

sabato 5 aprile 2014

Dopo le esequie - Agatha Christie (1953)

"<<Credo che sia stato giusto. Avete fatto bene... Voglio dire, a che serve rendere la cosa pubblica? Sono cose che è meglio tenere in famiglia.>>
<<Cora, credo di non capire...>>
<<Diamine, è stato ucciso, no?>>"
Cora Lansquenet e l'avv. Entwhistle

TRAMA
Nulla ha più successo come riunione di famiglia di un bel funerale in vecchio stile, con tanto di pranzo freddo a seguire. E infatti alla morte del ricco Richard Abernethie i fratelli e le cognate superstiti e i nipoti si trovano tutti, alcuni rivedendosi dopo diversi decenni. L'atmosfera, grazie alle squisitezze preparate dalla cuoca Marjory, è piuttosto distesa, anche se tutti sono curiosi di sapere come verrà distribuita la ricchezza del defunto. Ma ad un tratto Cora Lansquenet, la cinquantenne eccentrica, sciocca ed infantile sorella minore del morto, se ne esce con una frase che turba non poco gli altri presenti: asserisce che il fratello non sia morto di cause naturali, bensì assassinato.
Proprio perché Cora fin da bambina è stata sempre famosa per queste sue gaffes, in realtà nessuno dà peso alla sua ipotesi, peraltro subito smentita dalla stessa donna. Ma quando un paio di giorni dopo il funerale Mrs. Lansquenet viene trovata barbaramente uccisa a colpi d'accetta, tutti rimangono turbati e cominciano a ripensare alle sue parole.
Tutti, compreso l'avvocato Entwhistle, esecutore del testamento nonché amico di vecchia data della famiglia Abernethie, che senza indugio si rivolge al fidato investigatore Hercule Poirot per far luce sulla vicenda.

RECENSIONE
Un morto è un ottimo spunto per arrivare ad altri morti, e la regina del giallo non si è fatta sfuggire questo espediente per creare una delle sue innumeremoli opere.
Come molti dei romanzi della Christie, Dopo le esequie presenta alcune caratteristiche ricorrenti: lo stile British, la contrapposizione tra vecchie e nuove generazioni con una velata critica ad entrambe, un insieme di protagonisti tutti potenzialmente colpevoli, colpi di scena... Eppure ogni volta l'autrice riesce a colpire nel segno, a creare un libro completamente nuovo senza mai ripetersi né diventare noiosa, a farci sognare la campagna inglese, a farci battere il cuore e desiderare di proseguire con la lettura ("solo un'altra pagina, poi smetto...").
Non voglio rischiare di ripetermi elogiando nuovamente la Christie, per cui non aggiungo altro se non la solita domanda di sfida: riuscirete a capire chi è il colpevole prima che venga svelato?
Io, per quanto avessi avuto qualche sospetto, non ce l'ho fatta.

BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie
Dopo le esequie (After the Funeral)
ed. Oscar Mondadori
189 pag.
traduzione di Lia Volpatti

 

sabato 22 febbraio 2014

Trappola per topi - Agatha Christie (1952)

"<<Chi può essere?>>
<<Probabilmente, l'assassino di Culver Street.>>"
Mollie e Giles Ralston

TRAMA
I giovani sposini Mollie e Giles Ralston hanno appena finito di ristrutturare e trasformare in un albergo Monkswell Manor, e aspettano impazienti i primi clienti che hanno prenotato per quella sera. Si tratta dell'eccentrico Signor Wren, della Signora Boyle, snob e piena di esigenze, del Maggiore Metcalf e della signorina Casewell.
Gli ospiti sono appena arrivati, lamentandosi tutti dell'intensa bufera di neve che sta imperversando e che ha impedito a tutti i tassì di arrivare più in là del cancello, obbligandoli ad arrancare sotto la tempesta. Quand'ecco che inaspettamente accadono due cose: prima suona il campanello, ed un buffo ed alquanto bizzarro straniero, il Signor Paravicini, chiede di poter anch'egli soggiornare a Monkswell Manor, dal momento che la sua macchina è in panne a causa del maltempo; poi la polizia telefona annunciando che a breve sarebbe arrivato il sergente Trotter.
E proprio mentre tutti si chiedono cosa debba venire a fare un poliziotto di tanto urgente da non poter nemmeno attendere la fine della nevicata, arriva proprio il sergente, munito di sci. Ed il motivo tanto impellente che lo ha spinto all'albergo è la necessità di proteggerne gli occupanti da un feroce assassino, che ha già ucciso una donna in Culver Street, a Londra.
Ma sarà sufficiente la protezione della polizia per evitare il peggio?

RECENSIONE
Questa volta, cara la mia signora Christie, ce l'ho fatta! Nel momento culminante, nel finale travolgente, avevo già capito chi fosse l'assassino (ammetto però di non aver intuito un altro particolare).
Detto questo (ma che soddisfazione!) passiamo a parlare dell'opera. Sì, perchè non di romanzo bensì di una pièce teatrale si tratta. Nel 1947 la BBC, in occasione dell'ottantesimo compleanno della regina Mary, aveva chiesto alla sovrana cosa avrebbe voluto ascoltare durante la trasmissione radiofonica a lei dedicata; e la regina aveva risposto senza alcuna esitazione: "Un giallo di Agatha Christie".
La scrittrice del Devon aveva quindi riarrangiato in fretta e furia un suo racconto, intitolato Tre topolini ciechi. Visto il successo che ebbe la trasmissione, la Christie ne adattò la sceneggiatura e ne fece quel dramma teatrale che dal 10 ottobre 1952 viene ancora oggi replicato a Londra, anche se è passato dal teatro Ambassador al St. Martin.
Forse non sarà la migliore delle opere della scrittrice britannica, e sicuramente sfrutta il ben collaudato escamotage del luogo chiuso in cui potenziali vittime ed assassino non possono fuggire. Di certo però si tratta di un lavoro comunque interessante, soprattutto considerando che il suo mezzo non dovrebbe essere la carta stampata, bensì il palcoscenico.

BW

Nella nostra libreria:
Agatha Christie
Trappola per topi (The Mousetrap)
ed. Oscar Mondadori
139 pag.
traduzione di Ida Omboni

 

mercoledì 1 gennaio 2014

Il senso di Smilla per la neve - Peter Høeg (1992)

"Ci sono diversi modi per cercare di mascherare una depressione. [...] Io scelgo la via groenlandese. Chiudersi nell'umore nero. Mettere la propria sconfitta sotto il microscopio e soffermarsi a guardare."
Smilla Qaavigaaq Jaspersen

TRAMA
Smilla Jaspersen è una trentasettenne che vive a Copenhagen. Nata in Groenlandia, grazie alle sue origini è una delle massime esperte di ghiaccio e neve al mondo.
E così, quando viene trovato il cadavere del suo vicino di casa, il bambino di cinque anni Esajas, apparentemente caduto da un tetto mentre giocava, non può fare a meno di notare che qualcosa non torna.
Sarà forse che il bambino, anch'esso groenlandese, era praticamente l'unica persona con cui Smilla aveva un rapporto, o forse semplicemente il suo "senso per la neve" ha destato la sua curiosità; fatto sta che la donna, sfidando le autorità locali che hanno chiuso il caso, comincia ad indagare per conto proprio, per scoprire cosa si cela dietro alla morte del bambino.

RECENSIONE
Come riporta l'accattivante copertina dell'edizione in nostro possesso, Il senso di Smilla per la neve è "Un capolavoro. Il capostipite del thriller scandinavo. Un bestseller planetario lodato anche dalla critica."
Effettivamente, mi ricordo che quando ero piccola ed era uscito questo romanzo era diventato un vero e proprio caso editoriale, anche grazie alla trasposizione cinematografica che ne era stata tratta. All'epoca però avevo solo sette anni, per cui ero molto più interessata alle storie di Roald Dahl che non al thriller del momento, così l'ho accantonato fino al mese scorso in un cassettino della mia memoria.
Finchè, spinta dalla curiosità che ho in generale per i gialli sommata al mio amore per i paesi del Nord, ho riaperto il cassettino e mi sono finalmente decisa a leggerlo.
Oddio, "finalmente" mi sembra un po' esagerato. La critica l'avrà anche lodato, ma sicuramente non lo farò io.
Partiamo dalla protagonista, Smilla: una donna totalmente priva di sugo, dalle conoscenze più ampie di Pico De Paperis e dall'agilità e forza degne del miglior Chuck Norris, che però riesce a stare "sulle scatole" persino a sè stessa (lo dice lei!).
Passiamo alla trama: non si capisce niente. Se riuscirete a resistere e a finire il libro vedrete che all'appello dei cattivi mancano solo Hitler e Godzilla, e probabilmente solo perchè avevano già altri impegni. E comunque il ritmo è pari a zero, non appena si ha l'illusione che stia per succedere qualcosa ecco che scatta il flashback, l'ennesimo sulla Groenlandia, e com'era bella la vita in Groenlandia, e com'è brutta la vita in Danimarca, e via piagnucolando di questo passo.
Se però qualcuno di voi avesse letto questo romanzo e, al contrario di me, avesse capito cosa succede, sarei ben felice se potesse spiegarmelo; evidentemente non sono abbastanza intelligente/colta/??? per comprenderne il senso, ma come sempre sono più che disposta a parlarne e, perchè no?!, eventualmente anche a cambiare idea.
Per il momento però Il senso di Smilla per la neve resta uno dei libri più brutti e noiosi che io abbia mai letto, e che nemmeno il mio amore per il Nord Europa riesce a mitigare.

BW

Nella nostra libreria:
Peter Høeg
Il senso di Smilla per la neve (Frøken Smillas Fornemmelse for Sne)
ed. Oscar Mondadori
480 pag.
traduzione di Bruno Berni

    

sabato 30 novembre 2013

Dolci colline di sangue - Douglas Preston & Mario Spezi (2006)

"Io son stato a fa' delle merende co' i' Pacciani"
Mario Vanni al processo per gli omicidi del Mostro di Firenze

RECENSIONE
Il caso del Mostro di Firenze è forse stato per l'Italia ciò che Jack lo Squartatore è stato per l'Inghilterra: una serie misteriosa di omicidi per mano di una o più altrettanto misteriose figure. Ma al contrario del serial killer che macchiò di sangue la Londra del 1888, per il quale non fu mai dato un volto al colpevole, alcune delle figure che ruotano intorno ai delitti della campagna toscana sono ben note: il pittoresco Pietro Pacciani ed i suoi "compagni di merende", Mario Vanni e Giancarlo Lotti.
Un giorno stavo spulciando nella nostra libreria nella sezione nera, ed ho trovato questo libro, Dolci colline di sangue, comperato e letto anni addietro da BarFly. Mossa dalla curiosità di saperne qualcosa di più su Cicci, il mostro di Scandicci (come era stato nominato all'epoca dei fatti l'assassino delle coppiette), decisi di leggerlo.
Il libro è scritto bene, i fatti sono raccontati in maniera precisa ed in chiave giornalistica. Ciò che però ho trovato assurdamente fastidioso ed irritante è stato il perenne ed invadente narcisismo che permea praticamente ogni pagina del libro a favore di uno dei due autori, Mario Spezi. Non solo, ma tutto ciò viene fatto in maniera stupidamente subdola e fintamente modesta: non è infatti lo stesso Spezi che "si loda e s'imbroda", ma lascia che a fare tutto ciò sia la voce narrante del libro, l'americano Douglas Preston, che lo esalta quasi a divinità onniscente, perseguitato dalla magistratura, povero, piccolo Mario!
Non entro assolutamente nel merito di come sono andati i fatti: prima di tutto io non c'ero (ho un alibi di ferro, sono nata solo pochi mesi prima dell'ultimo delitto); in secondo luogo, poliziotti e magistrati hanno compiuto le indagini del caso ed emesso le relative sentenze dopo il famoso processo che all'epoca fu trasmesso dal programma televisivo Un giorno in pretura, con elevatissimi tassi di ascolto. Sottolineo comunque che un'opinione mia, documentandomi con questo ed altri libri sull'argomento, me la sono fatta, e non corrisponde con quella degli autori.
Ma ciò che critico è proprio questo atteggiamento che reputo poco professionale dal punto di vista giornalistico di non riferire i fatti in maniera oggettiva. Altri autori, come ad esempio Michele Giuttari, sono riusciti a scrivere libri sullo stesso argomento in maniera molto più neutrale ed obiettiva.
Se volete leggere dei saggi su questa oscura vicenda che ha macchiato per sempre quei bellissimi luoghi della campagna toscana, rimane comunque un libro da tenere in considerazione, tenendo però presente di come è stato scritto. Di sicuro non è il primo che vi consiglierei. 

BW

Nella nostra libreria:
Douglas Preston & Mario Spezi
Dolci colline di sangue. Il mostro di Firenze
ed. G+J/Mondadori
345 pag.


giovedì 3 ottobre 2013

L'assassinio come una delle belle arti - Thomas de Quincey (1839)

"Il primo assassinio è noto a voi tutti. Come inventore dell'assassinio e padre di quest'arte, Caino deve essere stato un genio di prim'ordine."
Il Presidente della Società degli intenditori dell'assassinio


RECENSIONE
Può un assassinio essere considerato alla stregua di un celeberrimo dipinto, di una magnifica opera lirica o di una incantevole scultura? Certo che sì, afferma Thomas de Quincey, in questo saggio che è di fatto una relazione su di un improbabile incontro di tale "Società degli intenditori dell'assassinio" al quale de Quincey immagina di aver assistito. 
Per mettere subito a tacere i moralisti l'autore afferma fin dall'inizio di essere totalmente contrario all'idea stessa di omicidio e che respinge con forza le eventuali accuse di perfidia e di depravazione, ma se una cosa, qualunque essa sia, viene eseguita in modo magistrale, perchè non ammirarne la sublime perfezione? Anche nel caso che l'azione sia la più turpe che si possa concepire, continua de Quincey, una volta che si è cercato di fare tutto il possibile per cercare di salvare la vittima e poi provare in tutti i modi a catturare il colpevole, perchè non cercare il bello nel tragico?
Vi sono alcune regole per valutare il grado di bellezza di un assassinio; per prima cosa bisogna studiare bene la vittima. Un barbone malandato, una fragile vecchietta infatti non sono "interessanti" da questo punto di vista, meglio un giovane sano e robusto. E poi qual'è l'eventuale movente, che tipo di arma è stata usata ed in che scenario si è svolto il fatto? In una strada affollata del centro o in campagna? In una radiosa giornata di sole o in una lugubre notte nebbiosa?
Vengono poi presi in esame alcuni tra i più noti omicidi avvenuti nel XVII, XVIII e nella prima parte del XIX  secolo ed un capitolo a parte viene riservato all'assassinio di filosofi.
Questa è una categoria che ha subito nel corso dei secoli innumerevoli uccisioni (o tentate uccisioni), tanto che, con mirabile humour il narratore afferma che: "se un uomo si dichiara filosofo e nessuno ha mai attentato alla sua vita, può esser certo di non valere nulla", e cita come esempi il tentato assassinio a Cartesio e quello riuscito ai danni di Spinoza. Come ulteriore prova a sostegno di questa tesi poi, porta il caso di Hobbes che, forse temendo di non essere preso sul serio come filosofo, arrivò addirittura ad inventarsi un attentato verso la sua persona.
L'autore attinge ad una casistica di delitti realmente avvenuti e documentati e conclude asserendo che, tenendo conto di tutte le variabili di cui si è detto prima, il capolavoro indiscusso del genere è rappresentato dagli omicidi perpetrati a Londra nel 1812 da tal John Williams che massacrò ben due nuclei famigliari nel giro di pochi giorni e che gettò nel panico più totale la capitale britannica.
Si tratta di un testo che va osservato sotto la lente dell'ironia naturalmente, ma se pensiamo ai peggiori casi di cronaca nera avvenuti negli ultimi anni e, contemporaneamente, al grande successo in termini di ascolti che note trasmissioni televisive hanno avuto discutendo per mesi dei suddetti fatti, è impossibile non pensare che nell'uomo sia insita una grande forma di morbosità verso un certo tipo di delitti. 
Da parte mia posso dire che leggendo questo saggio ho passato del tempo in modo piacevole in quanto si tratta di una lettura molto appassionante e ricca di aneddoti interessanti. E l'aggettivo "piacevole" vi assicuro che non è affatto fuori luogo, perchè come lo stesso de Quincey ci insegna: "Che bisogno c'è di altra virtù? Quando si è concesso abbastanza alle esigenze della morale,  è il turno del gusto e delle belle arti".

BF


Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
L'assassinio come una delle belle arti (Murder considered as one of the fine arts)
ed. Guanda Editore
120 pag.
traduzione di Luigi Brioschi