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martedì 20 maggio 2014

Sei problemi per don Isidro Parodi - Jorge Luis Borges & Adolfo Bioy Casares (1942)

"Non c'è niente di meglio di questo serraglio per sapere cosa succede nella Repubblica; dalle furfanterie del grande generale di divisione all'opera culturale realizzata dall'ultimo cretino della radio."
Don Isidro Parodi (da 'Le notti di Goliadkin')


RECENSIONE
All'interno del Penitenziario Nazionale di Buenos Aires c'è una cella molto particolare. Si tratta della 273 ed ospita un signore grasso, calvo e dagli occhi saggi. Si chiama Isidro Parodi ed è un ex barbiere condannato (ingiustamente) a ventuno anni di reclusione per la presunta uccisione di un macellaio. 
La cella di don Isidro è continuamente meta di veri e propri pellegrinaggi perchè egli è un abilissimo detective. Ma com'è possibile fare il detective essendo rinchiuso tra quattro mura? Qui sta il talento dell'ex barbiere; infatti egli, ascoltando semplicemente i racconti dei propri "clienti" riesce sempre, grazie ad una capacità deduttiva incredibile e ad una mente brillantissima, a districare intricate matasse e a risolvere gli enigmi più complicati. 
Creato dalla incontenibile fantasia di due grandissimi autori-amici, vale a dire Adolfo Bioy Casares e "Il Maestro" Jorge Luis Borges, don Isidro incarna una figura di investigatore decisamente anticonvenzionale ed anche piuttosto coraggiosa. Trattandosi di fatto di una persona che, non potendo muoversi, si vede impossibilitato ad utilizzare tutti quei procedimenti che caratterizzano le varie fasi di un'indagine (sopralluoghi, interrogatori, ecc...), e che si affida pertanto esclusivamente al proprio intuito ed ad una capacità di comprensione fuori dalla norma. È decisamente un antieroe don Isidro, in netto contrasto con i detective tutta azione dei noir americani o quelli che viaggiano da un capo all'altro dell'Europa come Poirot, dei quali forse il signor Parodi rappresenta una sorta di bonaria "presa in giro". Questa raccolta si distingue per il ritmo languido, ma non lento, come se fosse uno struggente tango. I dialoghi prendono così il posto dell'azione, che viene sempre e solo raccontata e la fusione dei due stili dei rispettivi autori dà vita ad un modo di illustrare le vicende del tutto nuovo e particolare. Credo che sia Borges sia Bioy Casares si siano divertiti un mondo nel dare vita a questi sei racconti, tanto che in più di una circostanza, si riesce a cogliere nelle parole del protagonista un certo piacere nel farsi beffe di alcuni personaggi un po' troppo tronfi e pieni di superbia che si presentano presso la cella numero 273. 
Don Isidro ascolta tutti i casi che gli vengono illustrati mentre nel frattempo prepara, lento e meticoloso, l'adorato mate, dopodichè informa i suoi interlocutori (perlopiù gente altolocata che non ha molta fiducia in un galeotto, per di più di estrazione popolare) di tornare a trovarlo dopo un certo lasso di tempo, periodo che don Isidro sfrutta per analizzare il caso e per, immancabilmente, risolverlo.
Un libro che, seppur non di semplice lettura, ha saputo davvero deliziarmi per mezzo di sei enigmi, Le notti di Goliadkin e Il dio dei tori i migliori del mazzo secondo me, che costituiscono un'opera degna di grande considerazione.
Curiosità finale: come spesso è nello stile di Borges, il volume uscì inizialmente a firma di tal Honorio Bustos Domecq, autore fittizio inventato dalla fervidissima mente dei due fuoriclasse argentini, i quali si presero la briga di scrivere anche una biografia completa di relative opere del fantomatico scrittore. 
Genialata nella genialata, se si pensa che il nome (Honorio) era quello di un vecchio sindaco di Buenos Aires, mentre Bustos era il cognome del nonno di Borges e Domecq di quello di Bioy Casares. Per la serie: "Quando la parodia diventa una forma d'arte".

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges & Adolfo Bioy Casares
Sei problemi per don Isidro Parodi (Seis problemas para don Isidro Parodi)
ed. Adelphi
191 pag. 
traduzione di Lucia Lorenzini







venerdì 7 febbraio 2014

L'Aleph - Jorge Luis Borges (1949)

"Dicevano anche che non essere malvagi è un atto di superbia satanica..."
Jorge Luis Borges (da 'I teologi')

RECENSIONE
Non è facile recensire un libro di Borges, tantomeno questo. Onestamente si fa molta fatica a spiegare a chi non ha mai letto nulla del maestro argentino in che modo lo stile visionario e fatto di continue citazioni riesca a condurre a poco a poco il lettore in quello che è il suo mondo. Proiezioni irreali, percezioni, allucinazioni: tutto questo alla fine ci porta in un luogo di sogno, o meglio, un non-luogo.
Borges era argentino, quindi sudamericano, ma il suo modo di scrivere non ha assolutamente nulla di sudamericano, almeno per come viene spesso intesa da noi la cultura tipica di quel continente.
La sua attitudine di scrittore, infatti, è molto più vicina alla letteratura inglese (Stevenson, De Quincey) ed in più di un'occasione risulta evidente la sua passione per le grandi saghe scandinave e per i classici greci.
L'Aleph, che si presenta come un'opera eccezionalmente complessa e ricca di sfaccettature, in più riflette anche una fascinazione per i miti e le ambientazioni del mondo arabo. Ne è un fulgido esempio il racconto che dà il titolo alla raccolta, L'Aleph appunto, oppure I due re e i due labirinti
Il labirinto, già. Un'altra delle ossessioni di Borges ed un tema che ricorre spessissimo nelle sue opere: è qui presente nello straordinario episodio intitolato L'immortale e si ripete in La casa di Asterione (la leggenda del minotauro come non ve l'avevano mai raccontata), ed anche nell'eloquente Abenkhacàn il Bokharì, morto nel suo labirinto, che rimanda a lontani echi di Poe.
Se devo dire la verità, alcuni passaggi de L'Aleph non sono proprio sicuro di averli capiti completamente o, perlomeno, non è che mi siano apparsi chiarissimi in quanto a volte è facile perdersi nei dedali di continui riferimenti che vengono fatti ad altre opere, però d'altro canto vi sono poi delle istantanee magnifiche come L'altra morte, Emma Zunz o La scrittura del Dio che ripagano totalmente gli eventuali sforzi fatti dal lettore per cercare di non farsi sopraffare da un testo che può anche creare qualche difficoltà.
Questo è il terzo libro che leggo dell'autore argentino ed ormai mi sono fatto una mia idea su di lui, la quale potrà essere pure sballata, ma che io personalmente trovo suggestiva: a me Borges ricorda un mago, qualcuno con dei poteri soprannaturali insomma. Anzi no, ancora meglio, uno sciamano.
Non riesco ad esporre in maniera logica e razionale il perchè di questa immagine che mi sono creato, ma è indubbio che solo un uomo con certe capacità riesce a creare visioni così potenti come quelle che sono di frequente presenti nelle sue narrazioni.
Fortemente evocativo, questo libro pregno di simbolismi e di allegorie credo che debba essere affrontato con la mente totalmente aperta e libera da preconcetti, solo così si può sperare di riuscire a venirne a capo.
Io stesso devo ancora realizzare se ne sono stato capace oppure no, ma una cosa è certa: il signor Jorge Luis Borges possiede la dote di saper stregare. Probabilmente se fosse vissuto nel Medioevo avrebbe fatto una gran brutta fine. 
Per sua (e nostra) fortuna non è stato così.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
L'Aleph (El Aleph)
ed. Adelphi
171 pag.
traduzione di Francesco Tentori Montalto








domenica 15 dicembre 2013

Il manoscritto di Brodie - Jorge Luis Borges (1970)

"Al lavoro, fratello. Poi ci aiuteranno gli avvoltoi. Oggi l'ho uccisa. Che resti qui con i suoi stracci. Ora non farà più danni."
Cristiàn Nelson


RECENSIONE
Il manoscritto di Brodie è una raccolta di racconti (undici) pubblicati originariamente nel 1970, poco dopo il settantesimo compleanno dell'autore. 
Libro che è stato spesso considerato una delle opere meno riuscite di Borges, considerazione, questa, che non mi trova affatto d'accordo. Penso invece che questa antologia sia spettacolare nella sua apparente semplicità. Le storie sono brevi, ridotte all'essenziale, e nonostante vengano trattati soggetti differenti, c'è un gioco di rimandi sublime tra un racconto e l'altro.
Il filo conduttore che unisce diversi episodi ad esempio è quello del duello e della sfida, tema che viene affrontato nei suoi più svariati aspetti.
Così ne L'intrusa abbiamo due fratelli che, pur essendo molto legati si rubano a vicenda una donna, fino ad una tragica conclusione. In L'incontro invece assistiamo ad una lite fra due giocatori di carte ubriachi, ma in realtà le vere protagoniste del duello sono le armi che sono state scelte dai contendenti. A volte possono essere anche due amiche pittrici a rivaleggiare come avviene ne Il duello, mentre ne L'altro duello si narra di due gauchos che, pur odiandosi a morte, si ritrovano costretti a combattere in guerra fianco a fianco.
Sono storie magnifiche ambientate nei quartieri di Buenos Aires frequentati da malavitosi e da giovani ragazzini che cercano di emularli, sono racconti di violenza come ad esempio Storia di Rosendo Juàrez, dove ascoltiamo la confessione di un anziano signore che da giovane uccise un amico e, per evitare il carcere, si trasformò in un picchiatore al soldo del partito.
Sono anche storie che ci raccontano una parte di noi che forse abbiamo dimenticato troppo in fretta: la realtà della vastissima comunità italiana d'Argentina all'inizio del secolo scorso, dove la miseria spingeva tantissimi nostri connazionali a cercare di ritagliarsi un posto, con condotte più o meno lecite, all'interno della società. Ed ecco allora che spesso i personaggi di queste vicende si chiamano Ferrari, Rossi, Trapani, Molinari, Campana, Podestà... nomi a noi famigliari, che potrebbero essere gli stessi di nostri parenti o amici.
É una scrittura, quella di Borges, che su di me ha un effetto incredibilmente positivo. Sono opere che mi danno un grande senso di integrità e, nonostante il più delle volte non parlino esattamente di cose allegre, mi fanno stare bene.
Chiudo dicendo che credo esistano molti pregiudizi del tutto infondati sullo scrittore argentino, tra tutti il più comune è quello che si tratti di un autore difficile e pesante ma, sebbene alcuni suoi lavori possano risultare un po' ostici, questa antologia dimostra ampiamente di essere un testo lineare e di chiara comprensione che può essere tranquillamente affrontato anche dal lettore meno navigato.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
Il manoscritto di Brodie (El informe de Brodie)
ed. La Biblioteca di Repubblica
94 pag.
traduzione di Lucia Lorenzini



giovedì 17 ottobre 2013

Finzioni - Jorge Luis Borges (1944)

"Il treno si fermò in un silenzioso scalo merci. Lönnrot si incamminò per la campagna. Era una di quelle sere deserte che sembrano albe. Vide cani, vide un furgone in una strada morta, vide l'orizzonte, vide un cavallo argentato che beveva l'acqua da una crapulosa pozzanghera."
Jorge Luis Borges


RECENSIONE 
Prima opera di Borges ad essere stata pubblicata in italiano grazie alla pregevole traduzione dell'illustre Franco Lucentini, Finzioni è suddivisa in due parti ben distinte intitolate rispettivamente Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici.
Questo libro, composto di vari racconti che di volta in volta sono fantastici, esoterici o polizieschi, non è sicuramente il più facile da affrontare, ma vale sicuramente la pena di impegnarsi e di dedicarvi la massima attenzione in quanto, una volta entrati nel meccanismo che regola la forbita prosa dello scrittore argentino, è un piacere smarrirsi nei labirinti onirici che egli riesce sapientemente a creare.
Borges in poche pagine, è in grado di condurre il lettore in altri mondi, in diversi piani di esistenza dove la realtà e la fantasia si fondono insieme e diventano inscindibili.
Leggendo Finzioni ho spesso avuto il sentore di trovarmi all'interno di un sogno, come avviene in Le rovine circolari o La biblioteca di Babele ad esempio, oppure mi sono trovato vittima di strane sensazioni indefinibili come nel bellissimo ed inquietante La lotteria a Babilonia.
Anche negli episodi più classici, ma non per questo meno suggestivi (Il  giardino dei sentieri che si biforcano, La forma della spada), si ha sempre l'impressione di trovarsi quasi in un'altra dimensione e qui sta la magia di questo grande autore.
Un altro esempio lampante di questa straordinaria abilità nel trasportare chi legge in meandri sconosciuti e misteriosi, tramite la descrizione di una "semplice" serie di omicidi, è il superbo La morte e la bussola, dove Borges si conferma un narratore eccezionale dalla grande inventiva, tant'è che questo specifico racconto, nei primissimi anni ottanta ispirò l'idea di seguire una "pista esoterica" ad un noto PM incaricato di indagare sui tragici delitti del Mostro di Firenze.
E se non bastasse, lo scrittore di Buenos Aires sa anche inventarsi libri incredibili e dai titoli singolari che egli prima immagina, poi addirittura recensisce, facendo davvero venire voglia di leggerli, se non altro per la grande curiosità che essi suscitano.
Insomma mi verrebbe quasi da dire che Borges abbia inventato la cossiddetta realtà virtuale almeno cinquant'anni prima. Concludendo, non scoraggiatevi se troverete le prime pagine di questa raccolta un po' ostiche, anche per me è stato così, ma se avrete la costanza di proseguire verrete ampiamente ripagati, statene certi.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
Finzioni (Ficciones)
ed. Einaudi
148 pag.
traduzione di Franco Lucentini