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venerdì 9 maggio 2014

Intervista col vampiro - Anne Rice (1976)

"Quanto nastro hai con te? [...] Ce n'è abbastanza per la storia di una vita?"
Louis al ragazzo

TRAMA
In un'intervista, Louis racconta ad un ragazzo la sua vita, resa particolarmente interessante dal fatto che egli è un vampiro.
Nella New Orleans della fine del XVIII secolo il venticinquenne Louis venne reso vampiro da Lestat, il quale apparentemente vuole solo impossessarsi della piantagione del ragazzo, garantendosi i benefici derivanti dalle sue ricchezze ed offrendo al vecchio padre, cieco ed umano (nel senso che, al contrario del figlio, non è un vampiro) una sistemazione dignitosa.
I due vissero così per anni, ed a Louis pesava molto la sua posizione subordinata e dipendente da Lestat: egli, sofferente per la sua condizione disumana, avrebbe voluto lasciarlo, allontanarsi dalla sua influenza malvagia, ma temeva di non essere in grado di "sopravvivere" senza i dettami del maestro.
Quando finalmente divenne determinato a prendere la propria strada, Lestat, terrorizzato dall'eventualità di rimanere solo, lo costrinse a compiere un atto per legarlo per sempre a sé: gli fece trasformare in vampira Claudia, un'orfanella di cinque anni. Claudia diventò così la "figlia" di Louis e Lestat, ed il duo che da anni infestava la Louisiana divenne un trio.
Col passare dei decenni però Claudia, pur rimanendo d'aspetto una bimba, crebbe interiormente, modificando le sue percezioni ed il suo rapporto con i due "padri"...

RECENSIONE
Pur non potendo affermare di aver amato questo libro, bisogna senza dubbio riconoscere che per certi aspetti Intervista col vampiro è, se non geniale, quantomeno molto innovativo e ben scritto.
Anne Rice è riuscita a rivisitare la figura del vampiro senza stravolgerlo completamente: per quanto non sia più l'essere demoniaco senza cuore che "vive" solamente per la brama di sangue del passato, il vampiro di questo romanzo ne conserva comunque i tratti fondamentali. Sì, è vero, Louis è tormentato dal suo essere vampiro, dalla sua necessità di bere sangue, e vuole ben distinguersi dagli strigoi, i vampiri mitteleuropei che incontrerà, vere e proprie bestie senza volontà che non esiterebbero ad assalire lui stesso, ma ciò non toglie che egli sia comunque un vampiro, con ciò che comporta. Il suo domandarsi se egli sia un figlio di Satana, o di Dio, è un tormento molto umano, molto simile alle domande esistenziali che da sempre affliggono l'uomo. Pure non sono tutti come lui: il suo maestro, Lestat, è al contrario senza scrupoli, crudele, persino col proprio padre, seppure lo ami a suo modo e sia incapace di fargli del male fisico, e si avvicina quindi molto di più ad un ideale Dracula (pur essendo a mio avviso molto più noioso e molto meno intelligente del vampiro per antonomasia).
Molto bella è anche l'ambientazione scelta, almeno per la prima parte del libro, dall'autrice: l'antica New Orleans, con le sue paludi, la sua società composta dai proprietari terrieri bianchi, con le loro tradizioni ancora fortemente europee (lo stesso Louis si considera francese ancor prima che americano), e dagli schiavi neri, al contrario ancora profondamente africani (non afroamericani), e che quindi hanno una forte influenza voodoo. Proprio gli schiavi, grazie a questa conoscenza dell'esoterismo, sono i primi e quasi gli unici a vedere i vampiri per ciò che effettivamente sono e ad esserne terrorizzati.
Affascinante, per quanto molto più breve, anche la parentesi mitteleuropea, sebbene ricordi talmente tanto il Nosferatu di Murnau da puzzare un po' di plagio...
Banalotta infine quella che credo invece dovesse essere nelle intenzioni della Rice il top di gamma delle scenografie del romanzo: Parigi. Non escludo tuttavia di averla trovata noiosa a causa dei suoi personaggi, inflazionati in quanto simili a quelli che ci vengono proposti dal cinema e dalla letteratura degli ultimi decenni; in tal caso non posso proprio farne una colpa all'autrice, dal momento in cui sono questi ultimi ad aver preso spunto da lei, e non il contrario.
Insomma, come ho detto Intervista col vampiro è un libro affascinante in quanto precursore di un nuovo concetto di vampiro, credo tuttavia che sia sopravvalutato e non ritengo che sia il capolavoro assoluto della letteratura horror.

BW

Nella nostra libreria:
Anne Rice
Intervista col vampiro (Interview with the Vampire)
ed. TEA
361 pag.
traduzione di Margherita Bignardi

mercoledì 16 aprile 2014

I mastini della guerra - Frederick Forsyth (1974)

"Rapinare una banca o un furgone corazzato è semplicemente rozzo. Rapinare un'intera repubblica ha, direi, una certa eleganza."
Sir James Manson

TRAMA
Lo Zangaro è un piccolo ed arretrato staterello dell'Africa occidentale (che presenta numerose analogie con l'ex Repubblica del Biafra, vedremo in seguito perchè) retto dal dittatore fanatico Jean Kimba, visto come una semidivinità dal suo popolo in quanto egli afferma, tra le altre cose, di essere in grado di parlare con gli spiriti. 
Uno dei tanti stati africani poverissimi, governati tramite l'ignoranza, il terrore e la violenza e che, come purtroppo ancora oggi accade, non suscita nessun tipo di interesse nei confronti delle nazioni più ricche e potenti. 
Almeno fino a quando un anonimo ingegnere minerario non scopre che le Montagne di Cristallo, situate in una zona estremamente selvaggia nell'entroterra del paese, custodiscono in realtà enormi giacimenti di platino. La cosa arriva subito all'orecchio di James Manson, ricchissimo magnate senza scrupoli e proprietario della ManCon, multinazionale con sede nella City, al quale tutto quel platino fa ovviamente molta gola. 
L'avidità di Manson quindi fa sì che egli arrivi ad organizzare un colpo di stato per deporre Kimba, che rappresenta un interlocutore poco malleabile, ed insediare al suo posto un presidente-fantoccio che possa rilasciare alla ManCon la concessione dei diritti per l'estrazione del prezioso minerale. Per fare tutto questo Manson si rivolge ad un gruppo di esperti ed abilissimi mercenari guidati dall'irlandese "Cat" Shannon che, una volta messo a punto un dettagliatissimo piano di battaglia, dovrebbero recarsi nello Zangaro, impadronirsi del palazzo presidenziale ed eliminare Kimba. L'esercito zangarese per giunta è composto da pochi soldati, male armati e peggio addestrati e quindi, dopo aver sguinzagliato I mastini della guerra, Sir Manson inizia già a sentirsi il nuovo padrone della repubblica dello Zangaro, con tutte le sue ricchezze nascoste.

RECENSIONE
Libro ispirato all'esperienza diretta vissuta da Forsyth in Biafra, dove in qualità di reporter venne a stretto contatto con l'ambiente dei mercenari e con tutte le regole ad esso connesse, I mastini della guerra svela in modo approfondito e scrupoloso alcune verità ormai assodate, ma che è bene ribadire. Nello specifico il fatto che le guerre vengano combattute esclusivamente per determinare il profitto di qualcuno e che, come sempre, alla base di tutto stanno il denaro e la sete di potere. Il caso della piccola repubblica dello Zangaro (ma che potrebbe anche chiamarsi Kuwait, o Libia) descritto in questo romanzo ne è un esempio lampante. Staterello povero del terzo mondo ignorato da tutti, fino a che non si scopre quel che potrebbe veramente valere in termini di guadagno, ed improvvisamente ecco che tutti divengono ansiosi di rovesciare il crudele dittatore che da anni tiranneggia e brutalizza la popolazione. 
Grande opera dalla marcata impronta giornalistica, I mastini della guerra descrive fin nei minimi particolari tutto quello che sta dietro ad operazioni di questo tipo, specialmente nella preparazione maniacale del tutto. Preparazione che si svolge su due piani ben distinti: quello militare, con l'ingaggio dei mercenari, con l'acquisto delle armi e delle attrezzature necessarie, e quello economico e finanziario, dove sono non più i soldati ma i business men ed i direttori di banca ad essere protagonisti. In virtù di tutto questo, chi si aspetta un semplice e banale romanzo di guerra potrebbe anche restare deluso dal momento che i tre quarti abbondanti del libro sono riservati esclusivamente alla messa a punto del progetto, con "Cat" Shannon impegnato a viaggiare da una parte all'altra dell'Europa allo scopo di assicurarsi che i complessi preparativi vengano espletati alla perfezione, e, piccolo emulo di James Bond, trova pure il tempo di divertirsi con il gentil sesso. L'azione vera e propria è pertanto relegata nelle ultime sessanta pagine, ma vi assicuro che il modo in cui Forsyth descrive quella che, di fatto, è un'autentica blitzkrieg, non potrebbe essere più vera, convincente, e capace di mantenere il lettore in uno stato di suspence quasi insostenibile fino alla fine. 
Personaggi tratteggiati a dovere, trama complessa e ben curata ed una decisa dose di realismo sono a mio giudizio i punti forti del romanzo in questione, nonostante lo scenario socio-politico presentato, ricordiamo che si parla dei primi anni settanta, risulti piuttosto diverso da quello attuale (il blocco comunista, la Spagna franchista, ecc...) e rischia di far apparire il tutto un po' datato, specialmente per i lettori più giovani.
Ciò che invece è sempre più attuale è purtroppo il messaggio che sta alla base dell'opera, e cioè che non esistono guerre giuste o guerre sbagliate, ma solo guerre redditizie.

BF

Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
I mastini della guerra (The Dogs of War)
ed. Oscar Mondadori
428 pag.
traduzione di Bruno Oddera



domenica 23 marzo 2014

Giallo su giallo - Gianni Mura (2007)

"<<E ringrazi i suoi, giù a Roma. Si sono mossi subito.>>
<<Ci credo, non succede spesso che un inviato sia accusato di omicidio proprio alla vigilia di un Tour che può vincere un italiano.>>
<<Non me ne intendo, io seguo solo il rugby. Per me il ciclismo è uno sport da pazzi furiosi.>>"
L'avvocato Rigaud e Gianni Mura


TRAMA
Gianni Mura, firma di prim'ordine ed inviato di "la Repubblica" al Tour de France, viene coinvolto il giorno prima dell'inizio della corsa in un brutto fattaccio. 
Una giovane prostituta che un paio d'ore prima aveva tentato di abbordarlo, viene ritrovata strangolata fuori dalla porta della sua stanza d'albergo.
Inizialmente sospettato, viene scagionato quasi subito, giusto in tempo per poter seguire la tappa inaugurale ed inviare alla redazione il primo di una lunga serie di fantastici articoli (che ci vengono tutti proposti) scritti col suo stile inconfondibile.
Ma, quando qualche sera dopo viene ucciso un giornalista molto popolare che seguiva anch'egli la manifestazione, allora fa capolino lo spettro del "Serial killer del Tour" ed entra in gioco il distinto ed acuto commissario Magrite. Una via di mezzo tra il famoso pittore surrealista Magritte, e uno dei detective più celebri della narrativa poliziesca, Maigret, il commissario indaga con un metodo piuttosto anomalo ma efficace su queste morti misteriose che stanno insanguinando la gara ciclistica più prestigiosa del mondo.
Scandito dai commenti alla tappa dell'autorevole inviato, Giallo su giallo usa nomi fittizi dietro ai quali si celano le star del ciclismo mondiale, ma per chi ne mastica un po' di due ruote non sarà difficile realizzare che, tanto per fare alcuni esempi, lo strafavorito Bill Sheldon altri non è che Lance Armstrong, mentre il nostro Mirko Valli in realtà è Ivan Basso, Tommy Borkamp è Tom Boonen e Kapetanov è Vinokurov.
Giallo è il colore della competizione francese, come la maglia che viene indossata dal leader della classifica, ma in questo caso il giallo ha anche un altro e più oscuro significato; proprio come i post-it numerati (gialli naturalmente) che l'assassino lascia accanto ai cadaveri delle vittime.


RECENSIONE
Cresciuto alla scuola di un altro grande Gianni del giornalismo sportivo mondiale, sto parlando ovviamente di Brera, Gianni Mura credo che sia l'unico rimasto in Italia ad appartenere a quella vecchia scuola che comprendeva anche, oltre al già citato Brera anche l'indimenticato e grandissimo Beppe Viola, che parlava di sport con vasta competenza, ma senza mai alzare i toni e la voce (come al contrario avviene sempre più spesso al giorno d'oggi), raccontando gli avvenimenti con un garbo ed un'eleganza ormai quasi scomparse; il tutto condito da un'ironia sagace e genuina.
In questo libro, che è un vero e proprio atto d'amore non solo verso il Tour, ma anche nei confronti di un certo modo di viverlo e di raccontarlo, Mura inserisce una buona trama poliziesca, non certo un capolavoro massimo del genere, ma accattivante quel tanto che basta per coinvolgere il lettore fino all'ultima pagina. 
Un giallo che però in verità è un piccolo pretesto per narrare delle tantissime leggende ed imprese eroiche che costellano questa celeberrima corsa: dalle miriadi di personaggi, anche improbabili, che hanno affollato (ed affollano) le sale stampa, agli splendidi ed evocativi paesaggi delle Alpi Provenzali o della campagna bretone, fino alle abbuffate a base di specialità locali e vini pregiati nelle quali gli addetti ai lavori si scambiano opinioni e segreti, spesso facendo le ore piccole.
Mura ha seguito questa kermesse per la prima volta nel 1967, l'anno della tragedia di Tommy Simpson al Mont Ventoux (rievocata dall'autore in modo splendido, pur nella sua drammaticità) e, da autorevole cronista, snocciola tutta una serie di aneddoti, alcuni divertenti, altri meno, a proposito di quel villaggio o di quella particolare salita.
Emerge anche una forte nostalgia per un tempo che non c'è più, quando Il Tour de France era una carovana che, come un grande circo, percorreva il Paese e che si svolgeva in mezzo alla gente, costituendo un'occasione di festa. Come afferma infatti egli stesso: "A Luchon ho visto Merckx e gli altri dormire su brande allineate nei corridoi del liceo, far la coda per le docce dopo un tappone pirenaico. Quello era il Tour-caserma di Goddet e Lévitan, indossavano una sahariana che era quasi un'uniforme. Adesso è un'altra cosa. Quel Tour si fa rimpiangere, questo è difficile amarlo."
Primo romanzo del giornalista milanese, che nel 2007 si è aggiudicato il Premio Grinzane-Cesare Pavese per la narrativa, Giallo su giallo è senza dubbio una lettura assolutamente rilassante e piacevole, anche se magari non siete ciclofili accaniti.

Il giorno scelto per questo post non è casuale, infatti oggi si corre la Milano-Sanremo, ovvero la grande classica che tradizionalmente dà il via alla stagione ciclistica. Intendo così portare un mio piccolissimo omaggio ad uno sport che, come il calcio o l'automobilismo, è tra quelli che più hanno acceso la fantasia popolare e che, purtroppo, sono anche gli stessi che oggi rischiano di essere rovinati definitivamente dai troppi interessi in ballo, piuttosto che da violenze, imbecillità assortite, regolamenti assurdi o, nel caso appunto del ciclismo, dalla piaga del doping.
Augurandomi che questo magnifico sport riesca a ritrovare quel minimo di credibilità necessario a far sì che torni di nuovo ad accendere la passione della gente, segnalo questo godibilissimo libro all'attenzione non solo degli sportivi (che sono sicuro, se lo berranno in un fiato) ma anche a chi, in generale, ama la buona scrittura.

P.S. Invito caldamente mio fratello, ex ciclista dilettante ed amante dei buoni libri, quando ne avrà il tempo (ed io so bene che ora come ora purtroppo ne ha poco) a leggere Giallo su giallo in quanto, e su questo sono pronto a mettere tutte e due le mani sul fuoco, arriverà ad amarlo alla follia.
Sono persino disposto a prestarglielo, pensa un po' te cosa non si farebbe per un fratello!

BF


Nella nostra libreria:
Gianni Mura
Giallo su giallo
ed. Universale Economica Feltrinelli
227 pag.


martedì 18 marzo 2014

Quando Hitler rubò il coniglio rosa - Judith Kerr (1971)

"<<Chissà come vanno le elezioni>> chiese la mamma preoccupata. <<Pensi che i tedeschi voteranno davvero per Hitler?>>
<<Ho paura di sì>>, rispose il babbo.
<<Io dico di no>> intervenne Max. <<Un sacco di ragazzi della mia scuola erano contro di lui. Magari domani si scopre che nessuno ha votato per Hitler e così possiamo tornare a casa, come ha detto lo zio Julius>>."
La mamma, il babbo e Max

TRAMA
Berlino, marzo 1933. Alla vigilia delle elezioni politiche, la tranquilla vita di Anna, una bambina di nove anni, e della sua famiglia, composta dalla mamma, dal babbo e dal fratello dodicenne Max, viene all'improvviso scombussolata. Anna viene a sapere che la sua, pur non essendo praticante, è una famiglia ebrea, e che è in pericolo, anche per via della professione del padre, uno scrittore.
All'improvviso, per la paura di essere perseguitati in caso di vittoria del partito nazionalsocialista, tutta la famiglia (prima il babbo, poi gli altri) si trasferiscono nella neutrale Svizzera, in cerca di asilo.
Anna si trova di fronte ad un dilemma: cosa portare con sé, il coniglio rosa, suo fedele compagno di giochi da sempre, o il cane di pelouche ricevuto appena qualche mese prima? Alla fine sceglie il giocattolo nuovo, sicura di riavere l'altro insieme ai mobili ed al resto delle cose che verranno spedite direttamente nella comunità elvetica.
Ma una volta arrivati in Svizzera scoprono che il partito di Hitler ha vinto, e che tutti i loro beni sono stati sequestrati. Anche il coniglio rosa, con cui Anna non potrà giocare mai più.
La bambina e la sua famiglia cercano così di costruirsi una nuova vita, prima a Zurigo, poi, quando in nome della neutralità anche la Svizzera comincia ad avere difficoltà nell'ospitare gli ebrei, a Parigi, dove tutti (specialmente i bambini) si ritrovano catapultati in un mondo completamente diverso, dove tutto, dal cibo, alla lingua, alle abitudini, è differente dalle loro precedenti esperienze.

RECENSIONE
Quando Hitler rubò il coniglio rosa è un libro per bambini sui bambini. Perché se la storia che viene insegnata a scuola racconta le atrocità compiute dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni precedenti ad essa, non fa comunque riflettere su quanto l'avvento del partito di Hitler incise sulla vita di tutti i bambini, ebrei e non, che da un giorno all'altro, senza capire il perché o quasi, videro stravolgere le proprie abitudini.
Molti di essi pagarono con la propria vita le scelte degli adulti, ma alcuni più fortunati, come la protagonista del romanzo, Anna, o come la sua autrice, Judith Kerr, pur riuscendo a sfuggire a questo crudele destino soffrirono per il disagio di essere profughi, di dover abbandonare i propri giocattoli e la propria casa, di perdere i loro amici e magari di non riuscire a farsene dei nuovi a causa dei pregiudizi verso di loro.
Pur parlando di tutto questo, essendo scritto dal punto di vista di Anna il romanzo non è permeato da moralismi o ipocrisie, che potrebbero renderlo fastidioso. Al contrario, questo libro è un esempio assolutamente stupendo di letteratura per l'infanzia, che combacia una trama avvincente con una lezione di storia. Assolutamente consigliato per tutti i bambini dagli otto-nove anni, ma anche per tutti quegli adulti che abbiano voglia di leggere una storia bella, commovente e scritta in maniera molto intelligente.

BW

Nella nostra libreria:
Judith Kerr
Quando Hitler rubò il coniglio rosa (When Hitler Stole Pink Rabbit)
ed. Sansoni per la Scuola
267 pag.
traduzione di Maria Buitoni Duca

  

giovedì 21 novembre 2013

Il giorno dello sciacallo - Frederick Forsyth (1971)

"Sono il migliore, e quindi il più caro. Quando assumete il migliore, lo dovete anche pagare. Il prezzo è mezzo milione di dollari. E se consideriamo che avete intenzione di impadronirvi della Francia, lo valutate davvero poco, questo vostro Paese."
Lo Sciacallo

TRAMA
Francia, 1963. L'OAS (Organisation Armée Secrète), un'organizzazione clandestina di stampo paramilitare, decide di assassinare il presidente francese Charles de Gaulle, colpevole di aver concesso l'indipendenza all'Algeria. All'interno dell'organizzazione, che in precedenza ha già cercato di attentare con scarso successo alla vita di de Gaulle, si sono infiltrati numerosi agenti dei servizi segreti francesi pertanto Marc Rodin, il capo dell'OAS, si ritira in gran segreto in un albergo di Roma assieme ad André Casson e René Montclair, i suoi più fidati collaboratori, ed alla sua guardia del corpo, un gigantesco polacco di nome Kowalski. All'interno dell'hotel, blindatissimo e sorvegliato ventiquattro ore su ventiquattro, Rodin cerca di trovare un sistema per riuscire ad eliminare definitivamente il Generale de Gaulle e consultandosi con Casson e Montclair alla fine concorda che il modo più sicuro per raggiungere il loro obiettivo è quello di rivolgersi ad un killer professionista.
Dopo aver valutato attentamente diversi candidati, che dovranno assolutamente essere stranieri in quanto del tutto sconosciuti alle forze di polizia locali, alla fine la scelta cade su di un giovane inglese dall'aspetto gradevole e dai modi raffinati che si fa chiamare "Lo Sciacallo". Questi, dopo essere stato contattato, chiede un compenso record di mezzo milione di dollari per portare a termine l'assassinio di de Gaulle. I membri dell'OAS, non disponendo di tale somma, iniziano una serie di rapine in tutto il paese atte a reperire il denaro necessario.
A questo punto entra in gioco lo Sciacallo che, con l'aiuto di numerosi passaporti falsi ed essendo un autentico mago dei travestimenti, inizia con grande pazienza ed astuzia a mettere in pratica il proprio piano fin nei minimi dettagli.
Ma i servizi segreti riescono a scoprire ugualmente che l'OAS sta preparando per l'ennesima volta un attentato al Presidente, pertanto il governo convoca il commissario Claude Lebel, ovvero il più brillante agente investigativo di tutta la Francia e, dopo averlo investito di poteri straordinari, lo incarica di mettersi immediatamente sulle tracce del killer.
Da qui partirà un'incredibile caccia all'uomo attraverso mezza Europa, con lo Sciacallo che, nonostante sia costantemente braccato da Lebel, è più che mai determinato a portare a termine la missione che gli è stata affidata.

RECENSIONE
Eccezionale romanzo pieno di pathos e vincitore dell'Edgar Allan Poe Award 1972, Il giorno dello sciacallo è una spy story tra le migliori, anzi forse la migliore, che io abbia mai letto.
Forsyth, mago indiscusso del genere, è bravissimo a mantenere altissima la tensione praticamente fino all'ultima riga ed è altrettanto bravo nella fase di preparazione a quella che poi sarà la fase topica del racconto.
Un libro che lascia davvero col fiato sospeso, un'ambientazione eccezionale ed una serie di personaggi caratterizzati in modo magistrale. Ma il vero protagonista della vicenda, colui che rimane maggiormente nella memoria del lettore, è senza dubbio lo Sciacallo. Tratteggiata da Forsyth in maniera a dir poco impeccabile, la figura di questo killer senza scrupoli è una delle più affascinanti che sia mai uscita dalla penna di un autore di questo specifico genere.
Verrete trascinati in una serie di pazzeschi inseguimenti dove il sagace ed estremamente competente Lebel, con l'aiuto della polizia britannica, sguinzaglierà i suoi segugi alla ricerca disperata di un criminale che appare terribilmente scaltro ed inafferrabile.
Naturalmente non intendo rivelare nulla di più, ma sappiate solo che questo libro vi terrà incollati fino alla fine e che staccarsi da esso sarà un'impresa davvero dura e magari vi ritroverete anche, come è successo a me, a parteggiare per i "cattivi". 
Se tutto ciò dovesse accadere, non allarmatevi, fa tutto parte del fascino dello Sciacallo.

BF


Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
Il giorno dello sciacallo (The Day of the Jackal)
ed. Oscar Mondadori
457 pag.
traduzione di Marco Tropea


 



mercoledì 25 settembre 2013

La figlia di un soldato non piange mai - Kaylie Jones (1990)

"<<Che razza di nome è Channe? Non riesco a farci l'abitudine. Non potevano chiamarti Betty, per esempio?>>.
<<Viene da Charlotte-Anne, il nome della sorella di mio padre. Morì prima che io nascessi.>>
<<Voi ricchi avete sempre dei nomi strani>>."
Keith e Channe

TRAMA
Quando Benôit entra nella sua vita, "in un giorno color giallo limone", Channe ha appena quattro anni, e l'idea di dover dividere di punto in bianco i suoi giocattoli ma soprattutto l'affetto dei suoi genitori e della tata Didi con un altro bambino non le piace affatto. Con lui instaura quindi fin da subito un rapporto conflittuale di amore-odio, gelosa di questo sconosciuto che non sa nemmeno parlare inglese, la lingua dei suoi genitori, e che l'ha strappata dall'unicità del meraviglioso mondo ovattato in cui viveva fino al momento dell'adozione del fratello.
Man mano che crescono, Channe e Benôit (che decide nel frattempo di farsi chiamare Billy) diventano sempre più diversi: lui si chiude in sè stesso, cercando di rinnegare il suo essere francese per dimenticare il trauma dell'abbandono, mentre lei cambia ragazzo di continuo.
Una volta adulti, le loro strade sembrano dividersi, fin quando l'improvvisa morte del padre li riavvicina, spingendoli a cercsre la verità sul passato di Billy nel diario scritto dalla sua giovane madre naturale e custodito fino ad allora dal genitore appena deceduto.

RECENSIONE
Questo terzo libro di Kaylie Jones, figlia del grande James Jones (La sottile linea rossa), è una semi-autobiografia straordinaria, che tratta argomenti non facili quali l'adozione, il complesso rapporto tra fratelli, i disagi adolescenziali.
Pur narrando momenti anche molto crudi, la Jones non cade mai nello scontato, nè nel volgare. Al contrario: essendo l'intera storia (o quasi) narrata in prima persona da Channe, al lettore viene spontaneo immedesimarsi in lei, e non vivrà quindi le sue turbolenze amorose come un mero abbandono alle pulsioni sessuali, ma come un tentativo di superare il complesso di Elettra trovando una figura maschile di riferimento con cui sostituire quella paterna, ai suoi occhi perduta con l'adozione di Billy.
Per i cinefili non posso mancare di segnalare l'adattamento cinematografico di James Ivory del 1998.

BW

Nella nostra libreria:
Kaylie Jones
La figlia di un soldato non piange mai (A Soldier's Daughter Never Cries)
ed. Garzanti
185 pag.
traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani

  

domenica 22 settembre 2013

Lo straniero - Albert Camus (1942)

"C'era sempre quel rosso sfolgorio. Sulla sabbia il mare ansimava di tutto il respiro rapido e soffocato delle prime onde. Camminavo lentamente verso le rocce e sentivo la mia fronte gonfiarsi sotto il sole. Tutto quel calore pesava sopra di me e contrastava il mio andare."
Mersault

TRAMA
Mersault, il protagonista di questa vicenda, è un comune impiegato di origine francese che vive e lavora ad Algeri. La storia, che viene narrata in prima persona da Mersault stesso, si apre con la morte della madre, che era ricoverata da qualche anno in un ospizio.
E qui si comincia già a capire la personalità totalmente apatica e distaccata dell'uomo: pensa ai problemi in ufficio, fuma davanti alla bara della madre perchè "tanto non ha più importanza" e durante la veglia funebre nasconde a stento la noia.
Una volta tornato dal funerale incontra Maria, una ex collega con la quale inizia una breve frequentazione ma del quale non è assolutamente innamorato, dal momento che le rivela di essere attratto solo dall'aspetto sessuale della relazione, e quando lei ci resta male, Mersault non riesce proprio a capirne il motivo, ma la cosa in fondo non gli interessa granchè.
A cambiare il corso degli eventi è Raimondo, un vicino di casa dell'impiegato con la reputazione di "testa calda" e che lo coinvolge in una sua personale storia di vendetta contro i parenti della fidanzata di etnia araba, la quale viene spesso maltrattata e picchiata da Raimondo. 
Mersault pertanto, pur essendo totalmente indifferente alla faccenda, un giorno mentre passeggia in spiaggia vede un arabo, che riconosce come un famigliare della ragazza di Raimondo e, senza nessun motivo comprensibile estrae una pistola, datagli in precedenza dall'amico, e lo uccide con cinque revolverate. 
Inevitabilmente arrestato, accetta in modo del tutto impassibile le conseguenze della sua azione, ben sapendo che rischia addirittura la condanna a morte, ma forse alla fine per lui neanche questo ha molta rilevanza.

RECENSIONE
Considerato da molti critici (ma non da Camus) un romanzo esistenzialista, Lo straniero ci pone però di fronte ad alcune tematiche care a questa corrente di pensiero, principalmente il nichilismo e l'assurdità della vita.
Senza inoltrarci in discorsi troppo complicati che di certo non ci competono, è interessante ed insieme sconvolgente notare la totale indifferenza al resto del mondo e di estraneità ad esso che manifesta il protagonista, qualsiasi cosa accada.
Totalmente imperturbabile, Mersault è uno dei personaggi più illogici e paradossali di cui io abbia mai letto, ma il suo fascino è innegabile tanto che, nel corso degli anni, molti artisti hanno reso omaggio a questo libro, basti pensare al film di Luchino Visconti intitolato appunto Lo straniero, o alla famosa canzone dei Cure Killing an Arab, magnifico riassunto sonoro dell'opera di Camus. 

BF

Nella nostra libreria:
Albert Camus
Lo straniero (L'Étranger)
ed. Bompiani
150 pag.
traduzione di Alberto Zevi