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martedì 8 luglio 2014

La spiaggia più lontana - Ursula K. Le Guin (1972)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo del Ciclo di Earthsea. Se non avete letto il precedente, intitolato Le tombe di Atuan, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.
 

"Quando aspiriamo al potere sulla vita, a ricchezze infinite, sicurezza inattaccabile, immortalità... allora il desiderio diventa avidità. E se la conoscenza si allea alla cupidigia, sopravviene il male. Allora l'equilibrio del mondo è turbato, e la rovina piomba sui piatti della bilancia."
Sparviero ad Arren

TRAMA
Preoccupanti notizie giungono da diverse isole all'orecchio dell'Arcimago di Roke, ovvero Ged, Sparviero: pare infatti che tutte le streghe e gli incantatori stiano perdendo i loro poteri, e che anche gli incantesimi e le magie più semplici non possano essere evocati. In questo modo anche gran parte dell'aiuto che essi davano alle loro comunità per le incombenze quotidiane è sparito, e tutto ciò sta gettando nel più grande sconforto gli uomini, che perdono la loro vitalità, si ammalano e muoiono.
Così, quando è Arren, figlio del Re di Enlad, a portare di persona l'ennesima conferma di questo misterioso flagello che colpisce le arti magiche, Sparviero decide che è giunto il momento per lui di lasciare Roke e di partire alla ricerca della fonte del male. Se in passato era stato un semplice allievo, ora sta a lui accogliere come aiutante Arren, che sarà il suo compagno in questa avventura perigliosa.

RECENSIONE
Purtroppo questo terzo capitolo del Ciclo di Earthsea è stato per me una mezza delusione: lento ed introspettivo fino alla noia, non nascondo che svariate volte mi ha fatta addormentare di sasso, molto meglio di qualsiasi tisana o sonnifero. Paragonandolo al romanzo che mi aveva fatta innamorare di Ged e delle sue avventure, Il mago, La spiaggia più lontana sembra quasi scritto da un'altra persona. Eppure sono passati solo quattro anni tra i due romanzi... Se il primo faceva sentire il lettore partecipe dell'avventura di Sparviero, quasi fosse al suo fianco, qui abbiamo a che fare con un Ged ormai adulto e con un ragazzino viziato e presuntuoso, anche se lo si vorrebbe far passare come il nuovo ragazzo che deve compiere un viaggio di formazione per abbandonare la fanciullezza e abbracciare a sua volta l'età adulta.
L'azione è poi quasi inesistente, e anche laddove succede qualcosa è tutto descritto come se fosse al ralenti, ma questo anziché farci apprezzare maggiormente i dettagli serve soltanto a smorzare la dinamica e rendere persino questi momenti piatti ed insipidi.
Spero sinceramente che si tratti solo di un momento di stanchezza della Le Guin: d'altronde la pluripremiata autrice non ha scritto solamente questo Ciclo, anzi, e proprio a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta ha sfornato diverse opere. Per questo la si può e la si deve perdonare per questo romanzo; da parte mia confido ciecamente in una ripresa che mi faccia tornare a battere il cuore per il Mago di Earthsea negli ultimi due volumi del Ciclo.

BW

Nella nostra libreria:
Ursula K. Le Guin
Dalla raccolta "La leggenda di Earthsea"
La spiaggia più lontana (The Farthest Shore)
ed. Nord
174 di 832 pag.
traduzione di Roberta Rambelli

 

domenica 22 giugno 2014

Il Mago di Oz - L. Frank Baum (1900)

"Sii la benvenuta nel paese dei Munchkin, nobilissima Maga. Ti siamo veramente grati di aver ucciso la Perfida Strega dell'Est e di aver liberato la nostra gente dalla schiavitù."
La Strega Buona del Nord a Dorothy

TRAMA
La nostra avventura comincia quando un tornado all'improvviso sradica letteralmente la casa dove Dorothy, una bella bambina, vive con gli zii, e la trasporta dal Kansas fino alla terra di Munchkin, degli strani ometti alti quanto lei. Lì conosce la Buona Strega del Nord, che le spiega che si trovano nel Regno di Oz, e che la casa di Dorothy ha appena schiacciato la Perfida Strega dell'Est, uccidendola. In questo modo in tutto il Regno rimane solamente una strega cattiva (quella dell'Ovest), e due buone (lei e quella del Sud).
Ma a Dorothy poco importa di tutto ciò, vuole tornare a casa da zia Em e zio Henry: per riuscirci dovrà recarsi nientepopodimeno che dal Mago di Oz, nella Città di Smeraldo, seguendo la strada di mattoni dorati. E così, dopo aver indossato le scarpette d'argento che appartenevano alla Strega dell'Est, insieme al fido cagnolino Toto comincia il suo viaggio. Lungo il percorso si uniranno a lei tre strani compagni: uno Spaventapasseri, che vorrebbe chiedere al Mago di Oz un cervello; un Boscaiolo di Latta, che invece desidererebbe un cuore; ed infine un Leone Codardo, che al potente Mago vorrebbe domandare del coraggio.
Il quartetto parte così per una grande avventura, dove dovrà affrontare numerosi nemici e combattere molte battaglie, anche interiori, sperando che il grande Mago di Oz possa premiarli esaudendo i loro desideri.

RECENSIONE
Voglio appositamente tralasciare gli aspetti socio-politici nell'analisi di questo romanzo che, a distanza di più di un secolo dalla sua pubblicazione, ancora viene apprezzato da bambini ed adulti per la favole che è: non conosco abbastanza la storia americana per poterlo fare, e copiare semplicemente ciò che viene detto su Wikipedia sarebbe sciocco nonché inutile. Se volete approfondire questo aspetto, potete cliccare sul link qui sopra.
Parlando invece de Il Mago di Oz come libro per ragazzi, e dell'importanza che ha avuto per la cultura di tutto il mondo, basta pensare che citando le famose "scarpette rosse" (che nella nostra edizione sono diventate argentate) tutti immediatamente pensano alla bimba del Kansas, o alle numerose parodie della storia, o, infine, ai molti film, telefilm o cartoni che più o meno direttamente citano quest'opera di Baum.
Come già sapete a volte non disdegno di leggere libri per ragazzi, nonostante abbia abbondantemente superato quell'età, e giusto qualche anno fa ho ripreso in mano Il Mago di Oz per rispolverare la memoria; ebbene, per il tempo che mi ci è voluto per terminare la lettura è avvenuta davvero una magia (forse proprio per mano del Mago?): sono tornata bambina, e ho vissuto insieme a Dorothy, Toto e i loro tre compagni di viaggio tutte le loro avventure, ho riso con loro, sono stata triste con loro, e quasi quasi alla fine mi sembrava di poter tornare nel Kansas dagli zii.
Un romanzo che andrebbe letto a tutti i bambini, di qualsiasi età, magari con in sottofondo Over the rainbow cantata da Judy Garland. Buon viaggio nel passato!

BW

Nella nostra libreria:
L. Frank Baum
Il Mago di Oz (The Wizard of Oz)
ed. De Agostini
120 pag. 
traduzione di Francesca Pacchiano

giovedì 5 giugno 2014

Il Palio delle contrade morte - Fruttero & Lucentini (1983)

"Le contrade sulla piazza sono ora 17, dall'Onda che ha aperto il corteo al Drago che lo chiude. Tutte in scena, dunque: sia quelle che correranno, sia quelle escluse per questa volta dalla corsa. Ma laggiù alla sua destra, nella scura via Casato, l'avvocato intravede un altro gruppo di cavalieri in attesa di entrare. [...]
Ah, sono loro.
Sei cavalli con lunghe gualdrappe che salgono a ricoprire tutta la testa. Due fori per le orecchie, due per gli occhi (enormi, cattivi). Li montano sei cavalieri corrazzati, con le celate degli elmi abbassate. E sugli elmi svettano i sei simboli: Vipera, Gallo, Quercia, Spadaforte, Orso, Leone.
Sì, sono loro, sorride l'avvocato Maggioni fiero di sapere, fiero di riconoscerle: le Contrade Morte."
Carlo Fruttero e Franco Lucentini


TRAMA
L'avvocato Lorenzo Maggioni e la moglie Valeria sono due coniugi milanesi di mezza età che sono diretti nelle colline intorno a Siena per passare qualche giorno di vacanza nell'agriturismo che Paolino, il fratello di lei, ha messo in piedi con successo insieme ad un gruppo di amici desiderosi di fuggire dai ritmi soffocanti della metropoli.
Lorenzo e Valeria, sposati da tempo e genitori di due figli, stanno attraversando però un periodo di crisi. Soprattutto Valeria che, stanca della tranquilla e monotona vita che conduce, vorrebbe che il marito fosse un po' meno "prevedibile" e che ogni tanto si lasciasse andare a qualche slancio avventuroso in più, anche dal punto di vista sessuale.
E così è già sera quando, ormai giunti a destinazione, vengono sorpresi da una violenta grandinata e, nel buio della campagna, imboccano una strada sbagliata che li porta ad un'antica villa nobiliare dove gli occupanti si offrono di ospitarli prima a cena e poi, vedendo che il tempo non accenna a migliorare, anche per la notte. Ed accade che, in un'atmosfera piuttosto inquietante Valeria, dopo essere stata molestata da uno strano personaggio che si dilegua immediatamente, subisca fortemente il fascino di Guidobaldo, un nobiluomo di aspetto piacente e dai modi raffinati e che non perde occasione per sedurla, mentre Lorenzo, da par suo, si sente fortemente attratto da Ginevra, giovane e bellissima ospite della villa. 
I padroni di casa, tutti senesi doc, ne approfittano per parlare ai Maggioni del Palio che si correrà tre giorni dopo, ed annunciano che stanno aspettando un grande fantino, il più conteso dalle contrade. Dopo una lunga attesa, l'ospite tanto desiderato finalmente arriva e, sorpresa delle sorprese, si rivela essere proprio lo strano individuo che ha aggredito poc'anzi Valeria. Che senso ha tutto ciò, e perchè egli viene servito e riverito come fosse un'importantissima personalità? E soprattutto cos'è il terribile grido che Valeria, prima di addormentarsi, sente provenire dal bosco vicino?

RECENSIONE
Storia da sempre affascinante, quella del Palio di Siena; il quale costituisce davvero un mondo a parte, con i suoi bizzarri regolamenti, il suo gergo particolare ed i suoi riti propiziatori che mischiano il sacro con il profano, creando un evento veramente unico al mondo. 
La premiata ditta Fruttero & Lucentini, cogliendo in pieno le suggestioni di quella che è, di fatto, una guerra travestita da corsa ippica, e sfruttando le secolari dispute e rivalità che stanno alla base del Palio, scrivono questo romanzo che non è propriamente esatto definire giallo. Infatti la storia si dipana su due piani narrativi ben distinti; il primo racconta il pomeriggio del 16 agosto (data in cui si corre il Palio dell'Assunta), mentre il secondo ci presenta in una serie di flashback tutto quello che avviene nei giorni immediatamente precedenti. Pertanto lo sviluppo della trama, dapprima narrata in modo abbastanza convenzionale, subisce, specialmente da un certo momento in poi, anche alcune contaminazioni fantastiche.
Il libro, che a mio parere costituisce una sorta di esperimento nel quale vollero cimentarsi i due autori, è gradevole e si legge abbastanza in fretta, ma nonostante questo devo dire che non mi ha del tutto convinto.
Effettivamente è scritto molto bene (ma da questo punto di vista si sa che F & L sono una garanzia), ed è ricco di aneddoti e di curiosità sul Palio che probabilmente molti non-senesi ignorano, tra cui il punto focale è rappresentato dall'ammaliante storia delle contrade soppresse. Assolutamente magistrale poi è la descrizione della corsa vera e propria, narrata in un modo che dire coinvolgente è poco, tanto che sembra quasi di assistervi in prima fila. Quello però che io ho trovato assai poco stuzzicante è la trama poliziesca che mi è sembrata un po' fiacca e poco avvincente. Malgrado sia ricca di atmosfera ed ambientata all'interno di una villa antica, proprio come spesso avviene nei famosi mystery di Agatha Christie, la storia non fornisce quegli elementi che rendono un giallo interessante e che catturano l'attenzione del lettore fino alla fine. Il tocco di soprannaturale, infine, è solo leggermente accennato, un po' come se i due scrittori torinesi non avessero avuto la voglia (o la convinzione, o che so io) di perseguire quella via fino in fondo. 
Riassumendo: Il Palio delle contrade morte è un romanzo estremamente curato e stimolante per quanto riguarda la parte storica e tutto quanto concerne il Palio, lo è meno invece se dobbiamo giudicare esclusivamente la parte narrativa. 
Giudizio che è ovviamente preceduto da un grandissimo "Secondo me".

BF

Nella nostra libreria:
Fruttero & Lucentini
Il Palio delle contrade morte
ed. Mondadori
165 pag.





lunedì 19 maggio 2014

Flatlandia - Edwin A. Abbott (1884)

"Voi, che avete la fortuna di avere tanto l'ombra che la luce, voi che avete due occhi dotati della conoscenza prospettica e allietati dal godimento dei vari colori, voi che potete vederlo per davvero, un angolo, e contemplare l'intiera circonferenza di un Circolo nella beata regione delle Tre Dimensioni... come potrò mai render chiara a voi l'estrema difficoltà che incontriamo noi, in Flatlandia, per riconoscere le nostre rispettive configurazioni?"
Il Quadrato

TRAMA
Flatlandia è il mondo a Due Dimensioni, dove solamente altezza e larghezza esistono, ma non la profondità. In questo mondo vivono varie figure (rigorosamente regolari!), dai proletari e loschi Triangoli Isosceli ai sommi Circoli, oltre naturalmente alle Linee Rette, ovvero le Donne. Il numero di angoli di ogni figura determina il suo status sociale: se i Triangoli Equilateri sono la Borghesia, i Quadrati ed i Pentagoni sono i Gentiluomini; con gli Esagoni comincia l'aristocrazia, e via via fino ad arrivare ai Cerchi, ovvero la Classe Sacerdotale.
Protagonista di questa storia è un semplice (ma molto intelligente e portato per la geometria) Quadrato, che un giorno scopre che oltre al suo esistono anche altri mondi: dapprima fa visita a Linelandia, un universo monodimensionale in cui tutti gli esseri sono Linee (gli Uomini) o Punti (le Donne). Dopo aver parlato con il Re di Linelandia si rende conto, dall'alto della sua bidimensionalità, di essere in grado di vedere in questo strano mondo ciò che lo stesso Monarca non è in grado di percepire: essendo lo stesso Re una Linea (seppur la più lunga di tutte), egli non può che vedere le estremità delle due Linee a lui adiacenti, ovvero dei semplici Punti.
Tornato a Flatlandia, il Quadrato non può fare a meno di domandarsi se esistano anche dei mondi con altre dimensioni; la risposta a questo suo quesito arriva quando una Sfera, che lui percepisce inizialmente come un semplice Punto che si allarga sino a diventare un Cerchio, gli fa visita e lo porta con sè nel suo universo tridimensionale, chiamato Spacelandia. Subito la sua mente fatica a concepire ed accettare l'esistenza di questo luogo, ma quando da lì riesce a vedere, per la prima volta in vita sua, la sua casa, con all'interno i quattro figli, la moglie, i due nipotini e la servitù, vive come una rinascita intellettuale, quasi come se avesse avuto un'esperienza mistica.
Ma una volta tornato a Flatlandia sarà in grado di tornare alla sua piatta vita di sempre?

RECENSIONE
Riconosco di essere venuta a conoscenza di Flatlandia in circostanze piuttosto bizzarre e molto nerd: dovete infatti sapere che sono un'appassionata della serie TV The Big Bang Theory; non so se anche voi lo guardiate (in ogni caso ve lo consiglio perchè veramente divertente), comunque nell'episodio 12 della terza stagione, intitolato Il vortice psichico, Sheldon afferma di essersi spesso divertito a visitare "il mondo bidimensionale descritto nel racconto a metà tra fantasy e matematica di Edwin Abbott: Flatlandia".
Incuriosita, durante una delle mie frequenti spedizioni di "caccia letteraria" ho cercato con successo una copia di questo insolito "racconto fantastico a più dimensioni".
Flatlandia si è rivelato un libro davvero bizzarro ed originale, nel senso positivo del termine, che non si limita ad una mera storia sulla matematica e la geometria: esso ha infatti diverse chiavi di lettura, tra cui una critica alla gerarchica società vittoriana ed alle sue caste, ma anche alla condizione femminile dell'epoca.
Flatlandia può inoltre, almeno a mio modesto parere, essere visto come un'allegoria di quanto accadde ai tempi di Giordano Bruno e Galileo Galilei, quando la gente era costretta a credere solamente a ciò che vedeva e, soprattutto, a ciò che le veniva imposto di vedere e di credere; se Galileo pronunciò la celeberrima frase "Eppur si muove!", il Quadrato continua a ripetere "Verso l'Alto, non verso il Nord".
Non voglio dilungarmi oltre nel parlare di questo romanzo: esso è talmente particolare che occorerebbe disquisirne per ore ed ore, praticamente analizzandone ogni singolo paragrafo, ed anche così si tralascerebbe sicuramente qualcosa; preferisco perciò limitarmi a consigliarne vivamente la lettura, ricordando infine che Abbott riuscì ad intuire l'esistenza della Quarta Dimensione più di vent'anni prima della teoria della relatività einsteiniana.

BW

Nella nostra libreria:
Edwin A. Abbott
Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni (Flatland. A Romance of Many Dimensions)
ed. Adelphi
166 pag.
traduzione di Masolino d'Amico

     

domenica 18 maggio 2014

Frankenstein - Mary Shelley (1818)

"Lo avevo desiderato con un ardore di gran lunga superiore al normale; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno era svanita, e un orrore e un disgusto soffocanti mi opprimevano il cuore."
Victor Frankenstein

TRAMA
In una serie di lettere scritte alla sorella Margareth, l'esploratore Robert Walton narra i progressi della propria spedizione, che dovrà condurlo al Polo Nord, per poi circumnavigare il globo. 
Una volta giunta nel Circolo Polare Artico però, la nave si incaglia in mezzo ai ghiacci. Durante la sosta forzata i membri dell'equipaggio avvistano una creatura dalle fattezze mostruose aggirarsi sulla banchisa, per poi scomparire in lontananza.
Qualche giorno dopo un uomo su di una slitta si avvicina all'imbarcazione in stato di evidente shock. Costui, che si presenta come il dottor Victor Frankenstein di Ginevra, viene fatto salire a bordo ed inizia a raccontare la sua storia.
Una storia a dir poco pazzesca.

RECENSIONE
Credo che l'episodio che sta alla base della genesi di Frankenstein sia ormai famosissimo, ma in ogni caso, per chi non ne fosse al corrente faccio un breve riassunto.
Giugno 1816, Lord Byron invita l'amico medico John William Polidori, i futuri coniugi Percy e Mary Shelley e la sorellastra di quest'ultima Claire, all'epoca amante di Byron, a trascorrere una vacanza nella sua villa sul lago di Ginevra. Ma il tempo è inclemente in quello che verrà poi ricordato come L'anno senza estate e così, costretto a rimanere in casa, per sfuggire alla noia il gruppetto si diletta nella lettura di racconti di fantasmi, finchè una sera Lord Byron non propone agli amici di provare a comporre, ognuno di essi, una storia del brivido. Alla fine vennero scritti brevi racconti che rimasero nulla più di un passatempo, tranne in due casi: John William Polidori infatti, con il racconto Il vampiro, creò di fatto la figura "classica" di questo mostro facendone un nobile dalla personalità magnetica ed attratto dal sangue delle fanciulle, mentre la giovane Mary ideò una storia che poi, adeguatamente sviluppata, divenne nota come Frankenstein.
Pubblicato inizialmente in forma anonima, venne subito stroncato dalla critica che però, in seguito ad una positiva recensione di sir Walter Scott, aggiustò la mira. Successivamente poi, quando si scoprì che l'autore era una donna (per giunta di soli ventuno anni), gli stessi critici si lasciarono andare a pareri entusiastici, con perle del tipo: "Per un uomo era eccellente ma per una donna è straordinario!". E con questo stendiamo un velo pietoso sui critici di ogni genere ed epoca.
Frankenstein nel titolo originale viene definito un moderno Prometeo, cioè colui che venne condannato dagli Dei per aver donato il fuoco agli uomini. L'accostamento consiste nel fatto che il dottor Frankenstein, con i suoi esperimenti, cerca di sconfiggere la morte ricreando il fuoco vitale nelle salme che trafuga nei cimiteri.
Il racconto, a mio modesto parere, non è un capolavoro essendo eccessivamente lento e dispersivo, tuttavia è innegabile che rappresenti un classico imprescindibile per chiunque sia appassionato di letteratura fantastica o dell'orrore. Tantissime sono le tematiche affrontate in questo romanzo, alcune delle quali, sono ancora oggi attualissime e supersfruttate. Basti citare il concetto che costituisce forse il nocciolo del racconto ovvero la paura del "diverso", il pensiero cioè che porta a diffidare di chiunque non sia uguale a noi, in particolar modo nell'aspetto; ma anche l'idea (davvero rivoluzionaria per quei tempi) che "mostro" non significhi necessariamente "cattivo" e che anche una creatura veramente spaventosa come quella realizzata dal dottor Frankenstein possa in realtà provare e manifestare sentimenti, anche nobili.
Al giorno d'oggi tutte queste cose possono suonare forse banali, ma l'autrice britannica fu una delle prime in assoluto a porsi quelle domande, e probabilmente la prima a scrivere una delle più potenti e conosciute allegorie su questo tema.
Ripeto in conclusione: pur non avendomi entusiasmato, sono comunque felice di aver letto Frankenstein in quanto mi sento finalmente di aver colmato una grossa lacuna che chiunque si ritenga amante dell'horror non può assolutamente permettersi di avere. 

BF

Nella nostra libreria:
Mary Shelley
Frankenstein (Frankenstein, or The Modern Prometheus)
ed. Oscar Mondadori
272 pag.
traduzione di Simona Fefè






martedì 13 maggio 2014

Il mago di Earthsea - Ursula K. Le Guin (1968)

"Da un grande potere derivano grandi responsabilità."
Ben Parker al nipote, Peter Parker (l'Uomo Ragno)

TRAMA
Ged è un ragazzo che vive sull'isola di Gont, nell'arcipelago di Earthsea. Un giorno, ripetendo delle strane parole casualmente sentite pronunciare dalla zia, scopre di avere un talento naturale per la magia. Questo dono viene confermato quando riesce a salvare il villaggio da degli spietati guerrieri facendo calare su di esso una fitta nebbia, nascondendolo.
Poco dopo si presenta Ogion, un mago, che diventa maestro e mentore di Ged, insegnandogli tutto ciò che conosce; poi Ged si reca sull'isola di Roke, dove si trova la più grande scuola di magia di Earthsea, ma lì, ahimé!, la sua spavalderia e la continua competizione con Diaspro (o Jasper, a seconda dell'edizione), un compagno di studi, lo porta a tentare un pericolosissimo incantesimo: cerca di evocare lo spirito di un morto, che però gli si rivolta contro, arrivando quasi ad ucciderlo.
Ged dovrà allora crescere come mago e come persona, vincendo innanzitutto i suoi demoni interiori, per poter tentare di sconfiggere l'essere che ha liberato.

RECENSIONE
Ricordo di aver letto la prima volta Il mago verso i 12-13 anni, su consiglio di un'amica, e dopo averlo letteralmente divorato la ringraziai di tutto cuore, perché era un romanzo veramente stupendo. Mentre leggevo le gesta di Ged mi immaginavo quanto sarebbe stato fantastico poter andare anche io a Roke, poter apprendere tutte le rune che mi avrebbero permesso di diventare una potente maga, e allo stesso tempo capivo che comunque si trattava di una metafora, che quello del ragazzo era innanzitutto un percorso interiore che l'avrebbe condotto dall'infanzia all'età adulta, esattamente la fase della vita che stavo attraversando io (in realtà se chiedete a mia madre vi dirà che a questo step non ci sono ancora arrivata!).
Scherzi a parte, a distanda di più di dieci anni, non ricordo nemmeno bene come, scoprii che in realtà Il mago (o Il mago di Earthsea) era solamente il primo di un ciclo di cinque romanzi, e senza esitazione acquistai l'edizione che li racchiudeva tutti.
Ma anche se fosse un romanzo singolo non avrei comunque potuto fare a meno di recensirlo, perché è un libro veramente degno di nota, che quasi trent'anni prima di Harry Potter propose l'idea di un ragazzo (guarda caso orfano, almeno di madre) che se ne va da casa per frequentare una scuola di magia.
Le atmosfere dipinte dalla Le Guin sono cupe, dark, e i personaggi sono caratterizzati molto bene, anche se, per ovvie ragioni, quello su cui più si sofferma è naturalmente Ged.
Se proprio, pistola alla testa, dovessi cercare un difetto di questo romanzo... beh, posso dire di essere contenta di averlo letto la prima volta da ragazzina, perché in questo modo credo di averlo potuto apprezzare ancora di più che se lo avessi affrontato già con gli occhi di un'adulta, proprio per i motivi che spiegavo prima.
D'altronde, se non mi fosse piaciuto, sarebbe stato veramente molto stupido averne due copie nella libreria, no?

BW

Nella nostra libreria:
Ursula K. Le Guin

Il mago (A Wizard of Earthsea)
ed. Mondadori
214 pag.
traduzione di Ilva Tron

e

Dalla raccolta "La leggenda di Earthsea"
Il mago di Earthsea (A Wizard of Earthsea)
ed. Editrice Nord
151 di 832 pag.
traduzione di Roberta Rambelli


     

venerdì 2 maggio 2014

Incubo a seimila metri - Richard Matheson (2002)

"Era il bambolotto più brutto che avesse mai visto. Di legno lavorato, lungo una ventina di centimetri, aveva un corpo scheletrico e una testa spropositata. La sua espressione era cattiva in modo maniacale, i denti aguzzi erano completamente a nudo, gli occhi maligni sporgevano dalle orbite. Nella mano destra stringeva una spada più lunga di lui. Un'elegante catena d'oro gli cingeva il corpo dalle spalle alle ginocchia..."
Richard Matheson (da "La preda")

RECENSIONE
Avevo circa dodici anni quando mio fratello maggiore rientrò dalla videoteca con una cassetta VHS destinata a sconvolgermi profondamente.
Si trattava di un film ad episodi intitolato Ai confini della realtà ed era composto da quattro remake di alcuni dei più celebri capitoli della famosa serie tv americana, con quattro grandissimi registi (Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg e George Miller) impegnati a dirigerne uno a testa. Da ragazzino patito di fantascienza ed horror ero felicissimo della scelta fatta da mio fratello, e quella sera stessa guardammo il film in questione.
Bene. Ancora ricordo la terribile notte insonne che trascorsi, soprattutto a causa dell'ultimo episodio, quello denominato "Terrore ad alta quota", nel quale un passeggero di un volo di linea notturno, guardando fuori dal finestrino, si accorge che c'è una strana creatura antropomorfa appollaiata sull'ala dell'aereo che, incurante del temporale che sta infuriando, inizia a danneggiare uno dei motori.
Ok, io ancora non lo potevo sapere, ma quell'episodio era preso da un celebre racconto di Richard Matheson intitolato Incubo a seimila metri, dal quale in seguito poi lo stesso Matheson realizzò la sceneggiatura dell'episodio della serie tv originale, risalente al 1963.
Questo è solo il più famoso dei diciassette gioielli riuniti in questa antologia dello scrittore statunitense che uno come Stephen King ha sempre affermato essere il proprio maestro, ma vi assicuro che anche gli altri sedici non sono assolutamente da meno, anzi. Diciassette storie affilate come la lama di un rasoio, che si leggono tutte in un fiato e che il fiato spesso lo mozzano, con atmosfere opprimenti ed angoscianti e con storie da far davvero rabbrividire.
Fantasyhorror, thrillernoir: molti sono i generi che trovano spazio in queste cronache in cui spesso è la paranoia a farla da padrone, come in La casa impazzita o La legione dei cospiratori, oppure ci si perde in autentici labirinti di follia come invece accade in Il vestito di seta bianca, Figlio di sangue, Paglia umida e La danza dei morti.
E poi, se appartenete a quella categoria di persone che adorano sentire i brividi di paura correre impazziti lungo la colonna vertebrale, devo comunicarvi che facilmente qui troverete pane per i vostri denti. Infatti ho tenuto per ultimi i migliori racconti del lotto, che per me sono nell'ordine: Una chiamata da lontano, nel quale un'anziana invalida viene tormentata da misteriose telefonate nel cuore della notte. Poi c'è Eliminazione lenta, che assume i contorni e le atmosfere di un racconto "pirandelliano" ambientato ai giorni nostri, e soprattutto La preda, forse il più inquietante in assoluto, che consiglio vivamente a tutti coloro (come BookWorm ad esempio) subiscano il fascino dei pupazzi, ed in generale dei giocattoli, "diabolici".
Personalmente ritengo Matheson uno degli scrittori che più hanno saputo reinventare la narrativa fantastica e dell'orrore partendo da elementi classici propri di autori leggendari (Lovecraft, Poe), per poi riuscire a rielaborarli in un modo del tutto nuovo.
Narratore dotatissimo ed anche estremo, per certi versi, Richard Matheson appartiene in ogni caso alla mia esclusiva cerchia di "mostri sacri" e, nonostante nella sua vastissima produzione siano anche presenti cose che non mi facciano impazzire, è innegabile che quando lo sceneggiatore originario di Brooklyn è in forma sul serio, non ce n'è per nessuno.
E penso che Incubo a seimila metri sia lì a dimostrarlo.

BF

Nella nostra libreria:
Richard Matheson
Incubo a seimila metri (Nightmare at 20,000 feet)
ed. Fanucci Editore
270 pag.
traduzione di Maurizio Nati



venerdì 7 marzo 2014

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - Robert Louis Stevenson (1886)

"Non è facile a descriversi. C'è qualcosa di non chiaro nel suo aspetto; qualcosa di sgradevole, anzi di veramente detestabile. Non avevo mai visto un uomo che mi ripugnasse tanto, e non so la ragione."
Il signor Enfield

TRAMA
Mentre sta rincasando, nelle prime ore di un mattino d'inverno, il signor Enfield si imbatte in un uomo dall'aspetto turpe, rozzo e volgare che, dopo aver fatto cadere una bambina per terra, anzichè scusarsi ed aiutarla, la calpesta e se ne va come se nulla fosse.
Egli insegue pertanto il losco figuro e, una volta raggiunto, riesce a trascinarlo per la collottola dinanzi ai famigliari della fanciulla i quali, in virtù del fatto che ella non sia ferita ma solo spaventata, decidono di non denunciarlo, limitandosi a chiedere un risarcimento di cento sterline.
Così, questo individuo dall'aria molto poco raccomandabile si infila in uno scantinato poco lontano e riemerge con un assegno corrispondente alla cifra esatta e firmato da un uomo molto conosciuto e stimato in tutta Londra.
Enfield fa notare che l'assegno potrebbe essere benissimo un falso in quanto è perlomeno bizzarro che un personaggio del genere possa entrare in una cantina alle quattro del mattino e risalirne con un assegno di quella cifra perdipiù firmato da un'altra persona ed invece, con grande sorpresa di tutti, l'assegno risulta buono. 
Tutto questo viene raccontato da Enfield al cugino, l'avvocato Utterson, nel corso di una passeggiata attraverso il quartiere di mercanti in cui, qualche tempo prima, si è svolta la vicenda. Utterson chiede quindi ad Enfield se sia a conoscenza del nome di quell'uomo tanto brutale quanto misterioso e il cugino risponde che egli disse di chiamarsi Hyde.
Questo fa preoccupare oltremodo l'avvocato a causa di un episodio avvenuto recentemente. Il dottor Henry Jekyll, uno dei suoi più noti e rispettati clienti, gli ha fatto pervenire un testamento olografo nel quale si afferma che, in caso di morte o di inspiegata assenza per di più di tre mesi da parte del dottor Jekyll, tutto il suo patrimonio debba passare all' "amico e benefattore Edward Hyde".
Incuriosito e turbato quindi l'avvocato si reca presso l'abitazione di una vecchia conoscenza di Jekyll, il dottor Lanyon, il quale gli rivela che negli ultimi tempi questi era solito comportarsi in modo strano ed insolito e di come ultimamente non l'abbia più visto in giro. Utterson decide perciò di mettersi sulle tracce del fantomatico signor Edward Hyde, mentre un dubbio atroce e terribile inizia a farsi largo nella sua mente.

RECENSIONE
Grande classico della letteratura fantastica, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde costituisce anche, a detta di molti, il massimo capolavoro del celeberrimo scrittore scozzese. Stevenson infatti, trattando il tema dello sdoppiamento della personalità, riesce a combinare sapientemente diversi elementi propri del giallo, del poliziesco e della narrativa gotica realizzando un racconto che presenta una trama avvincente e piena di suspense.
Opera che non ha certo bisogno di presentazioni, ebbe un impatto devastante sul pubblico dell'epoca, essendo un libro che tratta argomenti assai oscuri che turbarono non poco la buona società britannica di allora, immersa nei fasti dell'età vittoriana.
Pensate solo che, quando circa due anni dopo la sua pubblicazione, Londra fu sconvolta dai terribili omicidi attribuiti al famigerato "Jack lo Squartatore", furono in molti, funzionari di polizia compresi, ad ipotizzare che l'assassino potesse essere un medico che compiva i delitti sotto l'influsso della propria personalità malefica quando questa prendeva il sopravvento.
Numerosissime e disparate infine, le trasposizioni sotto forma di film, cartoni animati, opere teatrali o fumetti che il romanzo ha ispirato. Se proprio devo fare una menzione tra tutte, amo spesso citare la divertentissima parodia del 1963 con protagonista Jerry Lewis dal titolo Le folli notti del dottor Jerryll.
Concludo questa breve recensione riportando le parole dello scrittore di noir Alessandro Perissinotto che ritengo assolutamente azzeccate e con le quali non potrei essere più d'accordo:

"Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde dovrebbe essere il romanzo feticcio di tutti quelli che, come me, scrivono noir e polizieschi; dovrebbe esserlo non solo perchè Stevenson sa creare nel lettore una tensione spasmodica, ma soprattutto perchè ci mostra quale maledetta trappola sia l'idea di separare il bene dal male: una trappola nella quale noi giallisti cadiamo troppo spesso."

Sottoscrivendo in toto questa affermazione, direi che non c'è davvero bisogno di aggiungere nient'altro.


BF

Nella nostra libreria: 
Robert Louis Stevenson
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
ed. BUR Rizzoli
105 pag.
traduzione di Oreste Del Buono


 

venerdì 7 febbraio 2014

L'Aleph - Jorge Luis Borges (1949)

"Dicevano anche che non essere malvagi è un atto di superbia satanica..."
Jorge Luis Borges (da 'I teologi')

RECENSIONE
Non è facile recensire un libro di Borges, tantomeno questo. Onestamente si fa molta fatica a spiegare a chi non ha mai letto nulla del maestro argentino in che modo lo stile visionario e fatto di continue citazioni riesca a condurre a poco a poco il lettore in quello che è il suo mondo. Proiezioni irreali, percezioni, allucinazioni: tutto questo alla fine ci porta in un luogo di sogno, o meglio, un non-luogo.
Borges era argentino, quindi sudamericano, ma il suo modo di scrivere non ha assolutamente nulla di sudamericano, almeno per come viene spesso intesa da noi la cultura tipica di quel continente.
La sua attitudine di scrittore, infatti, è molto più vicina alla letteratura inglese (Stevenson, De Quincey) ed in più di un'occasione risulta evidente la sua passione per le grandi saghe scandinave e per i classici greci.
L'Aleph, che si presenta come un'opera eccezionalmente complessa e ricca di sfaccettature, in più riflette anche una fascinazione per i miti e le ambientazioni del mondo arabo. Ne è un fulgido esempio il racconto che dà il titolo alla raccolta, L'Aleph appunto, oppure I due re e i due labirinti
Il labirinto, già. Un'altra delle ossessioni di Borges ed un tema che ricorre spessissimo nelle sue opere: è qui presente nello straordinario episodio intitolato L'immortale e si ripete in La casa di Asterione (la leggenda del minotauro come non ve l'avevano mai raccontata), ed anche nell'eloquente Abenkhacàn il Bokharì, morto nel suo labirinto, che rimanda a lontani echi di Poe.
Se devo dire la verità, alcuni passaggi de L'Aleph non sono proprio sicuro di averli capiti completamente o, perlomeno, non è che mi siano apparsi chiarissimi in quanto a volte è facile perdersi nei dedali di continui riferimenti che vengono fatti ad altre opere, però d'altro canto vi sono poi delle istantanee magnifiche come L'altra morte, Emma Zunz o La scrittura del Dio che ripagano totalmente gli eventuali sforzi fatti dal lettore per cercare di non farsi sopraffare da un testo che può anche creare qualche difficoltà.
Questo è il terzo libro che leggo dell'autore argentino ed ormai mi sono fatto una mia idea su di lui, la quale potrà essere pure sballata, ma che io personalmente trovo suggestiva: a me Borges ricorda un mago, qualcuno con dei poteri soprannaturali insomma. Anzi no, ancora meglio, uno sciamano.
Non riesco ad esporre in maniera logica e razionale il perchè di questa immagine che mi sono creato, ma è indubbio che solo un uomo con certe capacità riesce a creare visioni così potenti come quelle che sono di frequente presenti nelle sue narrazioni.
Fortemente evocativo, questo libro pregno di simbolismi e di allegorie credo che debba essere affrontato con la mente totalmente aperta e libera da preconcetti, solo così si può sperare di riuscire a venirne a capo.
Io stesso devo ancora realizzare se ne sono stato capace oppure no, ma una cosa è certa: il signor Jorge Luis Borges possiede la dote di saper stregare. Probabilmente se fosse vissuto nel Medioevo avrebbe fatto una gran brutta fine. 
Per sua (e nostra) fortuna non è stato così.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
L'Aleph (El Aleph)
ed. Adelphi
171 pag.
traduzione di Francesco Tentori Montalto








giovedì 23 gennaio 2014

Il segreto del Bosco Vecchio - Dino Buzzati (1935)

"Mancano particolari sul come Sebastiano Procolo venne a scoprire la faccenda dei genî e del vento Matteo. [...] Ma è indiscutibile che il Procolo non ci mise molto a conoscere la verità; senò non sarebbe successo quello che poi avvenne."
Dino Buzzati

TRAMA
Quando il Morro, l'uomo più ricco della vallata, muore lasciando i suoi beni in eredità ai due nipoti Sebastiano e Benvenuto Procolo, la vita degli abitanti della Valle di Fondo e di quelli del Bosco Vecchio cambia improvvisamente: è vero che Benvenuto è solo un bambino di dodici anni che ancora frequenta il collegio, gracile e deboluccio, e che quindi non può compiere azioni potenzialmente dannose; ma è pur vero suo zio, il colonnello Sebastiano, ne è il tutore.
Il Procolo ben presto scopre che il Bosco Vecchio è abitato da genî, esseri semplici e benigni capaci di assumere la forma di animale o di uomo, e decide di sfruttarli per ottenere grandi quantità di legna da vendere con cui arricchirsi.
Ma i genî cercano di ribellarsi, così il colonnello libera il terribile vento Matteo, imprigionato dagli stessi esseri della foresta più di vent'anni prima, che per gratitudine si mette al suo servizio.
Col passare del tempo la cupidigia avvelena sempre più il cuore del severo proprietario, tanto da spingerlo a desiderare ed organizzare la morte del nipote. Resta da vedere se il magico ambiente che lo circonda riuscirà a redimerlo e fermarlo dalle sue malefiche intenzioni.

RECENSIONE
Faccio una premessa dedicata a questa particolare edizione in nostro possesso: trovo un filo esagerato da parte dell'editore inserire ben 44 pagine tra introduzione, cronologia e bibliografia prima dell'inizio del libro vero e proprio. Se è pur vero che la cronologia posta in quella posizione può essere un interessante elemento che spiega meglio al lettore in quali circostanze è nata l'opera che si appresta a leggere, un'introduzione fine a sè stessa che in realtà altro non è che un unico, lungo spoiler dell'intera trama non si poteva ma si doveva evitare, o perlomeno usare come postfazione.
Detto ciò, il lettore meticoloso che avesse letto queste pagine introduttive saprebbe che, al momento della pubblicazione de Il segreto del Bosco Vecchio, Buzzati lavorava già da sette anni al Corriere della Sera, e che da sempre provava un'immensa passione per la montagna e l'alpinismo.
Ed ecco spiegato il libro: appare infatti come la cronaca giornalistica dei surreali e fantastici fatti che accadono nella Valle di Fondo e sui monti che la circondano. I protagonisti non solo gli esseri umani, ma praticamente tutto viene dotato di vita e di pensiero, animali, piante, venti ed i famosi genî. Ma al contrario di quanto accade spesso, Buzzati non pone una netta linea di separazione umani/cattivi e non umani/buoni. Ognuno può avere pregi e difetti, vizi e virtù, e sta solo ad egli stesso decidere come comportarsi.
Abbiamo detto chi sono i personaggi, ed abboiam parlato dello stile giornalistico; rimane da dire di cosa tratta il libro. Nonostante la lunga introduzione non ci sono elementi per avere la certezza dell'origine che sta alla base di esso; la mia teoria è che si tratti di storie del folklore bellunese che l'autore ha preso e trasformato per farne una sorta di racconto fantastico dalle atmosfere vagamente dark.
Un romanzo molto particolare, che forse non consiglierei a chi non avesse mai letto nulla di Dino Buzzati in quanto non semplicissimo, nonostante le apparenze. Ma comunque una lettura degna di nota, in particolar modo se si considera che ha quasi ottant'anni.

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
Il segreto del Bosco Vecchio
ed. Oscar Mondadori
44 + 149 pag.

 

sabato 4 gennaio 2014

Viaggio al centro della Terra - Jules Verne (1864)

"Improvvisamente mio zio mandò un grido. Per un momento pensai che avesse perduto l'equilibrio e stesse per cadere in uno dei tre abissi. Invece lo scorsi in piedi, con le braccia alzate e le gambe divaricate davanti a una roccia di granito al centro del cratere come un enorme piedistallo fatto per una statua di Plutone... <<Axel! Vieni a vedere!>> urlò mio zio. <<Dubiterai ancora, adesso?>>
Axel Liddenbrock


TRAMA
Axel Liddenbrock è un insegnante presso un prestigioso ginnasio di Amburgo che un giorno viene convocato urgentemente dal burbero zio Otto, professore di minearologia all'Università della città anseatica. Quest'ultimo ha ritrovato all'interno di un vecchio libro una pergamena scritta in caratteri runici. Insieme riescono a decifrare il documento che scoprono essere un sorta di crittogramma ad opera di tal Arne Saknussemm, un famoso alchimista islandese del cinquecento che, a quanto si dice, scomparve misteriosamente nel nulla.
Il manoscritto contiene una serie di accurate indicazioni su come raggiungere il centro della terra partendo dal vulcano Snæfells, in Islanda, pertanto il professor Liddenbrock decide di tentare l'impresa ed organizza immediatamente una spedizione. Reclutato lo scettico nipote Axel i due partono immediatamente da Amburgo e, dopo un paio di soste prima a Kiel poi a Copenhagen, raggiungono Reykjavik dove in seguito arruolano una taciturna ed esperta guida locale di nome Hanse Bjelke che li accompagna a destinazione in un itinerario attraverso la campagna islandese.
Il gran giorno è il 22 giugno, solstizio d'estate, quando il gruppo dopo essersi attrezzato con armi, picconi e vari strumenti scientifici ed aver fatto scorta di cibo, scende nella profondità del cratere del vulcano. 
Cosa li attenderà in questo viaggio ai limiti del razionale?

RECENSIONE
Grande classico di un autore che è stato un autentico precursore di temi ed argomenti che saranno sviluppati solo dopo molti anni, Viaggio al centro della Terra può essere considerato, a ragione, uno di quei libri che più hanno contribuito a dare origine alla fantascienza.
Io ricordo che lo lessi a circa nove anni, e che mi colpì subito moltissimo sia per i contenuti fantastici della storia, sia per i numerosi colpi di scena che contraddistinguono tutta la narrazione. Verne, dal canto suo, nonostante la sua scrittura possa risultare a tratti non delle più scorrevoli, soprattutto a causa dei numerosi termini presi dalla geologia e da altre scienze specifiche, confeziona comunque un romanzo la cui lettura risulta tuttavia molto gradevole e che è in grado di far vivere al lettore una serie di avventure a dir poco mirabolanti e ricche di pathos.
Nonostante si tratti un'opera scritta ormai 150 anni fa, credo ad ogni modo che Viaggio al centro della Terra sia uno di quei libri perfettamente adatti a far sognare ragazzi di tutte le età e, se non l'avete già fatto, cercate di leggere questo libro prima di vedere i mediocri film che ne sono stati tratti o rischiereste davvero di rovinarvi il palato per nulla.
Se poi siete amanti della fantascienza, sia di quella più moderna e patinata sia di quella che spesso viene impropriamente definita "di serie B", sappiate solo che questo è un romanzo assolutamente imprescindibile e che ha profondamente influenzato tutti i più grandi autori del genere e non solo.
150 anni e non sentirli.

BF


Nella nostra libreria:
Jules Verne
Viaggio al centro della Terra (Voyage au centre de la Terre)
ed. Oscar Mondadori
254 pag.
traduzione di Maria Bellonci



domenica 29 dicembre 2013

Le montagne della follia - Howard Phillips Lovecraft (1936)

"Sono costretto a parlare perchè gli uomini di scienza hanno deciso di ignorare i miei avvertimenti senza approfondirne le ragioni."
Howard Phillips Lovecraft

TRAMA
Settembre 1930. Alcuni scienziati della Miskatonic University organizzano una spedizione di carattere prettamente geologico in Antartide allo scopo di studiarne il suolo e analizzare alcuni campioni di rocce.
Una volta giunti sul posto però, fanno una scoperta davvero straordinaria: all'interno di una grotta rinvengono diversi esemplari di creature dalle fattezze mostruose, congelati da milioni di anni e perfettamente conservati sotto uno spesso strato di ghiaccio.
Uno di questi esseri terrificanti, che vengono battezzati "Antichi", viene analizzato dalla troupe la quale ipotizza che possa trattarsi di una creatura anfibia, ma a colpire i membri della squadra è il comportamento inquietante dei cani che li accompagnano. Essi infatti seguitano ad abbaiare e ringhiare senza sosta all'indirizzo di questi esseri, tanto che gli esploratori si vedono costretti a costruire per gli animali uno speciale recinto piuttosto distante dal campo base.
Ma sebbene la scoperta fatta sia già di per sè eccezionale, due membri decidono di recarsi in avanscoperta con un piccolo aereo verso il cuore della banchisa e dall'alto hanno così modo di osservare quelli che sembrano essere dei resti di una città che si suppone essere stata abitata tantissimo tempo prima proprio dagli Antichi.
A questo punto i due preferiscono ritornare indietro per avvertire i colleghi ma quando arrivano al campo base si imbattono in uno spettacolo orribile in quanto trovano l'accampamento completamente distrutto da una bufera di neve, i loro compagni morti e così anche i cani. 
E le brutte sorprese non finiscono qui. Anzi, sono appena cominciate.

RECENSIONE
Scritto originariamente nel 1931 e pubblicato dopo aver ricevuto numerosi rifiuti solamente cinque anni dopo,  Le montagne della follia si puo' considerare l'unico, vero romanzo mai dato alle stampe da Lovecraft, che fu così amareggiato dall'indifferenza che gli editori mostravano al suo lavoro, da arrivare persino a pensare di smettere di scrivere.
Nato come una specie di omaggio dichiarato a Poe ed al suo Le avventure di Gordon Pym, questo racconto scaraventa il lettore in un incubo dominato da esseri terrificanti e da paure ancestrali. L'ambientazione particolare del Polo Sud poi, rende il tutto tremendamente gelido e lugubre e, se pensiamo ai protagonisti della storia, diventa difficile non provare sensazioni di puro terrore una volta che realizzano quello che sta capitando in quello sperduto deserto di ghiaccio.
Narrato in prima persona, questo romanzo è considerato una delle opere migliori dell'autore di Providence che, in questo caso, grazie alla sua bravura ed a descrizioni spietate e dettagliatissime riesce a rendere bene come mai era stato fatto in precedenza il concetto di "panico".
Autentico capostipite di quello che verrà in seguito definito "horror antartico" e che produrrà film di culto come La cosa da un altro mondo e molti altri, Le montagne della follia contiene diversi elementi dell'angosciante universo lovecraftiano, uno fra tutti il famigerato Necronomicon che, per i fan di Lovecraft ha raggiunto ormai lo status di manufatto mitologico.
Un'avventura tra lande ghiacciate che genera un forte senso di disagio e di inquietudine fin dalle prime righe e che si trasforma un po' alla volta in paura allo stato puro, e dove si viene proiettati in un mondo fantastico e visionario nel quale l'orrore regna incontrastato.

BF


Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1931-1936"
Le montagne della follia (At the Mountains of Madness)
ed. Oscar Mondadori
109 di 735 pag.
traduzione di Giuseppe Lippi




giovedì 17 ottobre 2013

Finzioni - Jorge Luis Borges (1944)

"Il treno si fermò in un silenzioso scalo merci. Lönnrot si incamminò per la campagna. Era una di quelle sere deserte che sembrano albe. Vide cani, vide un furgone in una strada morta, vide l'orizzonte, vide un cavallo argentato che beveva l'acqua da una crapulosa pozzanghera."
Jorge Luis Borges


RECENSIONE 
Prima opera di Borges ad essere stata pubblicata in italiano grazie alla pregevole traduzione dell'illustre Franco Lucentini, Finzioni è suddivisa in due parti ben distinte intitolate rispettivamente Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici.
Questo libro, composto di vari racconti che di volta in volta sono fantastici, esoterici o polizieschi, non è sicuramente il più facile da affrontare, ma vale sicuramente la pena di impegnarsi e di dedicarvi la massima attenzione in quanto, una volta entrati nel meccanismo che regola la forbita prosa dello scrittore argentino, è un piacere smarrirsi nei labirinti onirici che egli riesce sapientemente a creare.
Borges in poche pagine, è in grado di condurre il lettore in altri mondi, in diversi piani di esistenza dove la realtà e la fantasia si fondono insieme e diventano inscindibili.
Leggendo Finzioni ho spesso avuto il sentore di trovarmi all'interno di un sogno, come avviene in Le rovine circolari o La biblioteca di Babele ad esempio, oppure mi sono trovato vittima di strane sensazioni indefinibili come nel bellissimo ed inquietante La lotteria a Babilonia.
Anche negli episodi più classici, ma non per questo meno suggestivi (Il  giardino dei sentieri che si biforcano, La forma della spada), si ha sempre l'impressione di trovarsi quasi in un'altra dimensione e qui sta la magia di questo grande autore.
Un altro esempio lampante di questa straordinaria abilità nel trasportare chi legge in meandri sconosciuti e misteriosi, tramite la descrizione di una "semplice" serie di omicidi, è il superbo La morte e la bussola, dove Borges si conferma un narratore eccezionale dalla grande inventiva, tant'è che questo specifico racconto, nei primissimi anni ottanta ispirò l'idea di seguire una "pista esoterica" ad un noto PM incaricato di indagare sui tragici delitti del Mostro di Firenze.
E se non bastasse, lo scrittore di Buenos Aires sa anche inventarsi libri incredibili e dai titoli singolari che egli prima immagina, poi addirittura recensisce, facendo davvero venire voglia di leggerli, se non altro per la grande curiosità che essi suscitano.
Insomma mi verrebbe quasi da dire che Borges abbia inventato la cossiddetta realtà virtuale almeno cinquant'anni prima. Concludendo, non scoraggiatevi se troverete le prime pagine di questa raccolta un po' ostiche, anche per me è stato così, ma se avrete la costanza di proseguire verrete ampiamente ripagati, statene certi.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
Finzioni (Ficciones)
ed. Einaudi
148 pag.
traduzione di Franco Lucentini




sabato 12 ottobre 2013

Io sono Helen Driscoll - Richard Matheson (1958)

"Fino a quel momento non avevo mai saputo cosa fosse il terrore che toglie il respiro, paralizza il corpo, impedisce qualsiasi movimento che non sia quello di sbarrare gli occhi."
Tom Wallace 

TRAMA
Tom Wallace vive un'esistenza tranquilla e felice insieme alla moglie Anne, che presto lo renderà padre per la seconda volta, ed al figlioletto Richard. Una sera durante una cena a casa dei vicini, viene convinto dal cognato Phil, che si diletta di occultismo, a lasciarsi ipnotizzare.
Tom accetta e quando si risveglia tra le risate degli amici, si rende conto che l'esperimento è riuscito e che Phil durante l'ipnosi è riuscito anche a fargli fare alcune cose buffe, facendogli interpretare molti divertenti siparietti.
Una volta a letto però, è vittima di una strana inquietudine e fatica a prendere sonno, quindi scende in soggiorno e lì ha una specie di visione: vede una ragazza vestita di nero, dall'espressione triste, che sembra volergli dire qualcosa.
Tom, paralizzato dal terrore, viene colto da un forte malessere fisico ed anche il giorno dopo raccontando la cosa alla moglie, si rende conto di non sentirsi molto bene. Le apparizioni si susseguono, notte dopo notte, lasciando Tom in uno stato di grande prostrazione e la moglie sempre più preoccupata.
Chi è la ragazza che vede ogni notte? Cosa vuole da lui? Si tratta di una visione, di uno spettro o di chissà cos'altro? A peggiorare ulteriormente le cose poi, ci si mette anche il fatto che Tom pare aver acquisito un potere molto particolare ed incontrollabile, in alcuni casi riesce infatti a captare i pensieri degli altri e si rende anche protagonista di episodi di chiaroveggenza.
La situazione però ormai è giunta al limite e bisogna fare assolutamente qualcosa per cercare di capire cosa è avvenuto quella sera durante l'ipnosi, anche perchè Anne è davvero molto provata dalla situazione ed inizia a pensare che il marito stia impazzendo.
A Tom non resta quindi che cercare di scoprire cosa gli stia succedendo e soprattutto capire chi è la ragazza che continua a vedere ogni notte, nello stesso punto della casa, e che pare rivolgergli una richiesta d'aiuto.

RECENSIONE
Storia intensa e colma di tensione, Io sono Helen Driscoll segue di qualche anno il romanzo più famoso di Matheson, quell' Io sono leggenda che lo ha fatto conoscere al grande pubblico,  grazie anche alla trasposizione cinematografica (per me indegna) realizzata nel 2007.
Prima di iniziare vorrei far presente una cosa: questo è un libro scritto alla fine degli anni cinquanta, quindi prima di accusare Matheson di scarsa originalità come ho sentito fare da più persone, bisognerebbe forse rendersi conto che egli è stato un PRECURSORE, quindi semmai l'accusa andrebbe rivolta verso chi ha attinto a piene mani, e sono molti, dalle idee e dall'immaginario dello scrittore californiano.
Questo romanzo che all'inizio potrebbe anche apparire un po' lento, in realtà prende ritmo mano a mano che si prosegue nella lettura, come una specie di timer innescato sapientemente dall'autore che gioca con una delle paure più classiche dell'uomo, quella dei fantasmi, ma che non si limita a spingersi in quell'unica direzione. 
Matheson infatti, ama scalfire poco alla volta la vita felice del protagonista, introducendo nella sua quotidianità elementi destabilizzanti in modo graduale, sempre di più, fino a farlo sprofondare in un incubo a tutti gli effetti.
Ma la cosa che mi ha lasciato davvero stupefatto è la capacità di Matheson di riuscire a far vivere in pieno al lettore la sensazione di ansia ed angoscia che precede ogni sua "crisi", con una narrazione in prima persona che mi ha fatto raggiungere picchi di empatia davvero straordinari.
Scritto in modo molto semplice e scorrevole Io sono Helen Driscoll è pertanto da considerarsi un romanzo che definire horror è un po' riduttivo, dal momento che mette insieme svariati generi, il tutto condito da un tocco di soprannaturale.
Un libro che reputo bellissimo e che non dovrebbe mai mancare in ogni libreria che si rispetti.
Signori, giù il cappello davanti a Richard Matheson.

BF


Nella nostra libreria:
Richard Matheson
Io sono Helen Driscoll (A Stir of Echoes)
ed. Classici Urania Mondadori
211 pag.
traduzione di Hilia Brinis