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mercoledì 23 luglio 2014

Terre desolate - Stephen King (1991)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Serie della Torre Nera. Se non avete letto il precedente, intitolato La chiamata dei tre, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


"<<Non tutto è silenzio nella dimora dei defunti. Guarda, il dormiente cammina.>>
<<Il demone...>>
<<No. È un mostro. Qualcosa che c'è fra le due porte, fra i mondi. Qualcosa che sta aspettando. E sta aprendo gli occhi.>>"
Eddie Dean e Roland di Gilead 

TRAMA
Al termine degli eventi narrati ne La chiamata dei tre, Roland e quelli che ora sono a tutti gli effetti i coniugi Dean, Eddie e Susannah, si inoltrano nei boschi alle spalle del Mare Occidentale. Qui si imbattono in Shardik, un gigantesco orso che fa da guardia a uno dei dodici portali. Dopo averlo sconfitto, Roland spiega ai compagni che vi sono dodici portali interdimensionali ai quali sono stati assegnati dodici guardiani, enormi cyborg costruiti in un lontano passato da una civiltà tecnologicamente molto avanzata. I portali sono posti in cerchio ai confini del mondo e sono uniti da dei vettori. Al centro di questi vettori sta la Torre Nera. Purtroppo però questi vettori stanno andando fuori fase e questo contribuisce a distorcere le distanze, distruggendo così questo mondo.
Nello stesso tempo i nostri devono cercare anche di entrare in contatto con Jake, un bambino di undici anni che vive nella New York del 1977, dove venne ucciso da uno psicopatico travestito da prete e che Roland aveva già conosciuto in un'altro tempo nel primo capitolo.
Dopo averlo salvato, i tre devono cercare di portarlo definitivamente nel loro mondo, chiamato ora "Medio Mondo", in quanto Jake è in possesso di alcuni oggetti molto preziosi ai fini della buona riuscita della missione e per formare così il loro ka-tet, una forma di energia molto particolare che si sprigiona tramite un qualcosa di riconducibile vagamente ad uno "spirito di squadra", volto ad unire un gruppo di persone con un destino ed un obiettivo comuni.

RECENSIONE
Terzo capitolo della monumentale saga di Stephen King, Terre desolate devo dire che è, finora, il mio preferito.
Molto movimentato e coinvolgente, questo terzo episodio che si inserisce probabilmente come libro di transizione in attesa degli stupefacenti eventi che, come il finale lascia presupporre, caratterizzeranno il libro successivo, sa regalare istanti di grande pathos praticamente dal principio alla fine.
Probabilmente meno d'atmosfera, ma molto più carico d'energia e di ritmo, Terre desolate è anche il primo volume nel quale confesso di non essere stato costretto ogni tanto a sospendere la lettura per tornare a ricontrollare passaggi od avvenimenti che non ero sicuro di aver compreso bene. 
Scorrevole innanzitutto, e poi questo romanzo si segnala anche per essere ricco di particolari e di situazioni che "Il Re" comincia sapientemente ad incastrare tra di loro come solo lui sa fare.
Non voglio assolutamente dire di più per timore di farmi sfuggire qualcosa di troppo, ma il mio consiglio è quello di non scoraggiarvi se i primi due episodi vi sono apparsi un po' monotoni (soprattutto il primo), tenete duro perchè questa è un'opera immensa che va valutata nel suo insieme.
Niente paura quindi, e proseguite il viaggio, in quanto la mia impressione è che da adesso in poi ci sarà davvero da divertirsi.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
Terre desolate (The Waste Lands)
ed. Sperling Paperback
438 pag.
traduzione di Tullio Dobner







mercoledì 25 giugno 2014

La chiamata dei tre - Stephen King (1987)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Serie della Torre Nera. Se non avete letto il precedente, intitolato L'ultimo cavaliere, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


"Poi la visuale ruotò, non del tutto ma solo per metà, e questa volta guardò in uno specchio e vide una faccia che aveva già visto una volta in passato... su un tarocco. Gli stessi occhi scuri e capelli neri. La sua faccia era calma ma pallida, e negli occhi, gli occhi attraverso i quali guardava e che ora erano riflessi dallo specchio, Roland vide parte del terrore e dell'orrore di quella creatura che sulla carta da gioco era cavalcata dal babbuino."
Stephen Edwin King


TRAMA
Dopo aver sacrificato il piccolo Jake e dopo lo sconvolgente incontro-scontro con Walter o'Dim, alias "l'uomo in nero", Roland di Gilead si risveglia su di una spiaggia desolata popolata da strani mostri simili ad aragoste giganti che lo attaccano e lo feriscono amputandogli due dita della mano destra (quella che solitamente usa per sparare) con le loro enormi chele. Roland riesce ad avere la meglio su di loro, ma ben presto si rende conto con terrore che il morso di quelle creature è velenoso, e comincia a stare piuttosto male.
Ma deve assolutamente mettersi in marcia per trovare le tre porte dimensionali che, secondo quanto predettogli da Walter, serviranno a trasportare altrettante persone di epoche e mondi diversi in quel deserto di devastazione e squallore che è diventato il pianeta, e che sono assolutamente indispensabili per poter poi giungere alla Torre Nera.
Ed è così che, in preda ad una forte febbre, si imbatte in un portone montato su cardini invisibili, nel bel mezzo del nulla, sul quale è presente la scritta: IL PRIGIONIERO.
Roland lo apre e si accorge così di essere entrato in contatto con Eddie Dean, un giovane spacciatore che lavora per una potente famiglia mafiosa nella New York del 1987. 
Eddie è a bordo di un aereo di linea che lo sta riportando a casa da un "viaggio di lavoro" alle Bahamas dove ha condotto un affare per conto del proprio boss, ed ora sta trasportando, nascosto sotto i vestiti, un ingente quantitativo di droga.
Ma Eddie è troppo teso ed attira su di sè le attenzioni delle hostess, che decidono di tenerlo d'occhio. Se Eddie viene scoperto con la droga addosso, per lui è finita. Ma sarebbe finita anche per Roland, ed il pistolero questo non può assolutamente permetterlo...

RECENSIONE 
Trascorsi alcuni anni dal deludente ed insipido primo capitolo della saga, Stephen King cambia totalmente registro narrativo, aggiusta la mira, e questa volta fa un centro pazzesco con un romanzo semplicemente eccezionale. 
La chiamata dei tre infatti si distacca immediatamente dal suo sfortunato predecessore fin dalle primissime righe e, con una decisa virata a centottanta gradi, ci restituisce il miglior King forse di sempre, e cioè quello degli anni ottanta, periodo durante il quale ha sfornato capolavori come It, tanto per capirci.
La lettura torna ad essere scorrevole, le emozioni e la suspense la fanno di nuovo da padrone, e le pagine riprendono ad esser divorate con piacere una dopo l'altra da un lettore realmente sofferente di doversi separare dal volume, foss'anche solo per poche ore. 
È una condizione che tutti coloro che amano il "Re" hanno ben presente; quella sensazione di totale assorbimento nella storia ed immedesimazione completa nei personaggi che solo lui riesce a ricreare così dannatamente bene.
Meno western e molto più orientato verso la science fiction, La chiamata dei tre ha il grande merito, oltre che di riconciliarci con l'autore, anche di aprire scenari molto più ampi e che, a questo punto ne sono quasi certo, verranno sviluppati a dovere nel corso degli episodi successivi. 
Un ciclo di avventure che, stando così le cose, promette di regalare tantissimi altri stupendi momenti di evasione. Non è forse quello che da sempre si chiede ad un buon libro?

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
La chiamata dei tre (The Drawing of the Three)
ed. Sperling Paperback
345 pag.
traduzione di Tullio Dobner


  

 
 

mercoledì 28 maggio 2014

L'ultimo cavaliere - Stephen King (1982)

"<<Credi in una vita dopo la morte?>>
<<Penso che sia questa.>>"
Roland e Brown

TRAMA
In un futuro imprecisato, il mondo è "andato avanti", sconvolto cioè da una non meglio definita catastrofe e regredito ad un'epoca simile a quella del Far West. Qui è ambientata la storia di Roland di Gilead, abile pistolero ed unico membro rimasto in vita di un antica confraternita, il quale è lanciato all'inseguimento di un misterioso individuo chiamato "l'uomo in nero".
Questo enigmatico figuro pare che sia un potentissimo stregone in grado, tra le altre cose, di resuscitare i morti, ma per Roland è di vitale importanza raggiungerlo in quanto solo lui può condurlo ad un luogo arcano e leggendario noto come Torre Nera.
E così, il pistolero si reca prima in un villaggio dove l'uomo in nero ha soggiornato tempo prima e dove ha lasciato un demone nel tentativo di farlo desistere dall'impresa, poi si mette sulle sue tracce attraverso uno sterminato deserto popolato da mutanti ed altre entità malvage. Qui, in una vecchia stazione di posta abbandonata, incontrerà un ragazzino di nome Jake che deciderà di seguire Roland fin sulle montagne che sorgono al termine di questa landa desolata, in una disperata caccia all'uomo (in nero).

RECENSIONE
Primo capitolo della serie della Torre Nera, L'ultimo cavaliere venne scritto da Stephen King quand'era ancora studente universitario, e si vede. Eccome se si vede.
Se da un lato infatti non posso non esaltarmi davanti ad un'ambientazione meravigliosa, in un perfetto stile spaghetti-western che, per quanto mi riguarda, risulta molto più intrigante di foreste nordiche popolate da elfi, draghi, troll ed altri elementi classici del fantasy, dall'altro devo ammettere che questo primo volume non mi ha affatto entusiasmato, anzi.
La trama appare confusa, disordinata e difficile da seguire, il ritmo troppo lento, e poi il linguaggio usato da King è qualcosa di esageratamente barocco ed ampolloso, tanto da far perdere spesso il filo del discorso. 
Qualche esempio? Ecco qua: "Una delle donne lo seguì con gli occhi strabuzzati ed il soggolo svolazzante". Io sono ignorante, e su questo non c'è dubbio, però mi spiegate che significa? Oppure c'è qualcuno che riesce a farmi capire com'è fatto un "sole filisteo"? E poi sostantivi ed attributi come cengia, natece, fitolacca, bruschino, cachinno... Una sequela di termini ed aggettivi astrusi e desueti che il povero traduttore (al quale va tutta la mia solidarietà) è stato costretto ad utilizzare per rendere come meglio poteva il lessico di un King che, seppur a tratti lascia intravedere lampi del genio narrativo che diverrà, qui appare uno scrittore ancora decisamente acerbo.
Dispiace molto, perchè L'ultimo cavaliere offre diversi spunti interessanti e, complice anche una struttura composta da numerosi flashback, riesce anche a solleticare la curiosità del lettore, peccato però che poi il giovane Stephen tenda a perdersi un po' troppo creando un effetto di piattezza e di monotonia generale che non facilita il compito a chi legge.
Eh va beh, non drammatizziamo, può capitare a tutti qualche piccolo passo falso, specialmente quando si è agli esordi, vedremo in seguito come si svilupperà questa saga. Spero solamente, e passatemi la battuta, che stavolta il buon giorno NON si veda dal mattino.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
L'ultimo cavaliere (The Gunslinger)
ed. Sperling Paperback
224 pag.
traduzione di Tullio Dobner