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lunedì 4 agosto 2014

I giocatori di Titano - Philip K. Dick (1963)

"<<Cos'hai letto nel mio inconscio, Pat?>>
<<Una... sindrome di azione potenziale. Se fossi una pre-cog potrei dirti di più. Forse lo farai, forse no. Ma...>> Alzò gli occhi su di lui. <<È un atto violento, e ha a che fare con la morte.>>"
Pete Garden e Patricia McClain

TRAMA
In uno degli innumerevoli futuri imprecisati tanto cari sia a Dick, che a molti altri autori di science fiction, il numero degli abitanti della Terra si è enormemente ridotto a causa di una guerra globale che ha visto i cinesi utilizzare le temutissime Radiazioni Hinkel, rendendo in questo modo sterile la stragrande maggioranza della già esigua popolazione mondiale.
In seguito il nostro pianeta viene invaso dai Vug del pianeta Titano, una razza extraterrestre estremamente intelligente che nell'aspetto ricordano vagamente delle grosse amebe. Gli umani sopravvissuti alla catastrofe intanto si fanno asportare la ghiandola di Hynes per rallentare l'invecchiamento e giocano in modo maniacale a Bluff, una via di mezzo tra il poker ed il Monopoli, dove si possono vincere intere proprietà, città e regioni e ci si scambia anche le mogli. Tutto questo al fine di cercare di ripopolare il più possibile il pianeta attraverso le poche donne fertili rimaste, cosicchè ogni volta che una donna pesca la "fortuna", così si dice quando essa scopre di essere incinta, la notizia assume i contorni di un grande avvenimento che viene comunicato anche attraverso le radio ed i giornali.
Pete Garden è un giocatore che durante una mano particolarmente sfortunata ha appena perso sia la moglie sia l'amata proprietà di Berkeley, finita al Vincolato (padrone) di New York, un individuo disprezzato da molti per diversi motivi, di nome Jerome "Lucky" Luckman. Garden, già in preda ad una forma di depressione per non essere ancora riuscito ad avere la "fortuna" nonostante le diciotto partner che ha avuto, è disposto a tutto pur di riprendersi Berkeley. Arriva così a chiedere aiuto ad un ex campione di Bluff ridotto sul lastrico proprio da Luckman, il quale aspetta l'occasione per rifarsi con gli interessi sul rivale newyorkese.
Su tutto questo i Vug, che paiono esseri bislacchi e goffi ma pacifici, si limitano ad assicurarsi che tutto si svolga secondo le regole. Ma queste creature sono veramente pacifiche come sembrano? E se dovesse accadere qualcosa al tanto odiato Luckman ed i sospettati non fossero in grado di fornire un alibi perchè "non ricordano nulla", cosa succederebbe?

RECENSIONE 
Romanzo pubblicato nel 1963, l'anno dell'omicidio di Kennedy (evento che sconvolse profondamente Dick), I giocatori di Titano  risente a mio avviso ancora moltissimo dell'atmosfera tipica della fantascienza del decennio precedente. L'"Incubo Rosso", questa volta incarnato dalla Cina, è ancora ben presente ed il terrore di una catastrofe nucleare imminente è ancora vivo nell'immaginario della gente dell'epoca. Del resto è tutto ampiamente comprensibile, se pensiamo che la crisi della Baia dei Porci era andato in scena solo qualche mese prima.
Un romanzo di science fiction che per certi versi ricalca un po' altri lavori di Dick, soprattutto come ambientazione, ma che al contempo ci mostra un autore già proiettato nel futuro, per mezzo di alcuni elementi che qui iniziano ad essere introdotti in maniera consistente (il tema della religione, le droghe, la diversa percezione del reale), e che nelle opere seguenti dello scrittore americano verranno sviluppati massicciamente.
In più in questo libro Dick ci dà anche un piccolo saggio della propria verve ironica, solitamente poco conosciuta ma davvero notevole, creando alcuni piccoli siparietti comici tra gli umani e le macchine intelligenti, che ne I giocatori di Titano svolgono in tutto e per tutto il ruolo delle "colf" e che provvedono a tutte le incombenze domestiche.
Purtroppo però devo dire che tutto quanto di buono Dick è riuscito a creare in questo libro viene un po' scalfito ed a tratti vanificato da una trama sviluppata in maniera decisamente caotica e poco uniforme, nella quale a geniali intuizioni e colpi di scena ben congegnati si susseguono lunghe fasi di stanca durante le quali la noia la fa un po' da padrone. 
Peccato, perchè tutto sommato credo che questo, se curato adeguatamente, avrebbe potuto essere un piccolo grande capolavoro della fantascienza, e non il romanzo di transizione che in effetti è.
A scusante del grande Dick però va detto che il nostro spesso scriveva in condizioni di stress veramente insostenibili e, soprattutto durante gli anni sessanta, era letteralmente costretto a produrre il maggior numero di racconti possibile per cercare di sbarcare il lunario. Più che normale quindi che, tra i creditori alla porta e qualche editore particolarmente pressante, il povero Philip a volte fosse un po' costretto a "riscaldare la minestra".
In ogni caso da leggere, anche perchè un libro mediocre di Dick è pur sempre infinitamente migliore di tanta altra roba ben più celebrata. 

BF

Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
I giocatori di Titano (The Game-Players of Titan)
ed. Fanucci Editore
216 pag.
traduzione di Anna Martini



venerdì 1 agosto 2014

Sunset Limited - Cormac McCarthy (2006)

"NERO: Mi sa che tu non vuoi essere felice.
BIANCO: Felice?
NERO: Sì. Felice è una brutta parola?
BIANCO: Dio santo
NERO: Che c'è? Ho toccato un tasto dolente? Cos'hai contro la felicità?
BIANCO: È contraria alla condizione umana."
Cormac McCarthy

TRAMA
L'intera storia è ambientata in uno squallido monolocale di New York. Due uomini, dei quali non conosciamo i nomi ma che vengono chiamati "Bianco" e "Nero" per il colore della pelle, sono seduti ad un tavolo e parlano.
Dalla conversazione si intuisce che Nero, un operaio ex galeotto ed ex alcolista, ha appena salvato la vita a Bianco, che aveva intenzione di uccidersi buttandosi sotto ad un treno.
Nero, profondamente religioso, cerca di dissuadere Bianco, un uomo di grande cultura ma estremamente cinico ed infelice, a ritentare l'insano gesto. 
Ne scaturisce pertanto un lungo botta e risposta su temi quali l'infelicità, il diritto al suicidio e l'esistenza di Dio.

RECENSIONE
Nato originariamente come testo teatrale rappresentato per la prima volta a Chicago nel maggio 2006, quest'opera di McCarthy ebbe un buonissimo riscontro di pubblico e di critica e venne replicata svariate volte in molte città. Nel novembre 2010 andò in scena anche a Bologna, all'Arena del Sole, mentre è del 2011 la trasposizione cinematografica curata da Tommy Lee Jones, con lo stesso Tommy Lee Jones che interpreta la parte del "Bianco" e il grandissimo Samuel L. Jackson nel ruolo del "Nero".
La lettura non è delle più semplici, proprio perchè pone il lettore di fronte a domande scomode ed inquietanti, pertanto Sunset Limited è, come molti altri lavori di McCarthy, un qualcosa da affrontare solo quando si è nella giusta predisposizione d'animo.
C'è molta filosofia in Sunset Limited, ma è un tipo di filosofia "bassa", che viene dalla strada e che tutti riescono a comprendere anche senza essere costretti a consultare i volumi dei grandi pensatori. 
E poi c'è molta, moltissima religione. O forse sarebbe più corretto dire che si tratta di un continuo dibattito su Dio visto da due persone con una visione d'insieme totalmente opposta.
Bianco e nero quindi, ma non è solo riferito al colore della pelle dei due protagonisti, probabilmente McCarthy ha voluto utilizzare questa metafora per indicare le profonde differenze tra i due.
Il libro che, a mio giudizio, per essere apprezzato appieno necessita di qualche rilettura, è in ogni caso un vero giacimento di aforismi e battute che inchiodano l'immaginazione di chi legge e che gli fa pensare più di una volta: "Ma perchè non ci sono arrivato prima? Eppure è evidente!". 
Prendetevi il giusto tempo quindi, perchè nonostante sia un racconto piuttosto breve, Sunset Limited richiede una certa tenacia. 
Un testo molto introspettivo e che comunque credo sia destinato a suscitare tantissimi interrogativi e che, almeno a me, ha lasciato una strana sensazione di malinconia e tristezza.

BF

Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Sunset Limited (The Sunset Limited)
ed. Einaudi
119 pag.
traduzione di Martina Testa

 


martedì 29 luglio 2014

L'incanto del lotto 49 - Thomas Pynchon (1966)

"Forse alla fine sarebbe stato questo a ossessionarla di più: come tutto, logicamente, si combinava. Quasi che (lo aveva già indovinato in quel primo minuto a San Narciso) fosse in atto attorno a lei una rivelazione."
Thomas Ruggles Pynchon

TRAMA
La vita della casalinga californiana Oedipa Maas, sposata con il deejay radiofonico Wendell Maas, detto Mucho, viene stravolta il giorno in cui scopre di essere stata nominata esecutrice testamentaria da parte di Pierce Inverarity, ricchissimo imprenditore nonchè suo ex fidanzato.
Oedipa parte così per San Narciso, cittadina in cui si dovranno espletare tutte le relative pratiche e dove viene contattata dal co-esecutore, l'avvocato Metzger, bellissimo e con un passato da baby star di Hollywood. Per la giovane casalinga inizia così un'avventura a dir poco surreale dove, seguendo una lunga serie di indizi, verrà a conoscenza di una cospirazione vecchia addirittura di secoli.

RECENSIONE
Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata confrontarsi con un lavoro di Thomas Pynchon, da più parti considerato il padre della cosiddetta letteratura postmoderna, ero stato ampiamente avvertito in tal senso, però alla fine ho deciso di tentare ugualmente ed, ahimè, devo dire che ho perso la scommessa con me stesso. Qual'era la suddetta scommessa? Semplice: leggere e capire un libro dell'autore americano più schivo ed impenetrabile di sempre. Ho scelto così il romanzo che tutti gli esperti indicano come il più adatto per prender confidenza con lo stile schizoide di Pynchon, L'incanto del lotto 49, e mi vedo costretto ad ammettere che, purtroppo, non ci ho capito nulla. 
Leggo sulla rete elogi sperticati a questo autore e al valore di quest'opera (cose che non metto minimamente in discussione, sia chiaro) e mi sento davvero un povero stupido, possibile che sia l'unico ad averne ricavato nient'altro che un gran mal di testa? Intendiamoci, io non mi ritengo un critico o un esperto ma solo uno a cui piace leggere (anche cose coraggiose e fuori dagli schemi, come è senz'altro in questo caso), però dovendo dare un mio giudizio su L'incanto del lotto 49 non sarei onesto se dicessi che sono riuscito a cogliere ogni sfumatura e/o riferimento presenti in questo testo. 
Potrei mettermi a tessere le lodi della straordinaria inventiva dello scrittore di Glen Cove, del suo modo impareggiabile di trascinare il lettore all'interno di una lunga serie di scatole cinesi, potrei scopiazzare alla carlona la recensione di qualche critico illuminato tanto per darmi un tono di grande intenditore e di persona acutissima, ma il problema è che non farei altro che raccontare un sacco di balle. 
E allora preferisco passare da ignorante, ma onesto. Io non dico che questo libro sia bello o brutto, semplicemente perchè non sono riuscito a capirlo. Limite mio, ci mancherebbe... Evidentemente mi sono cimentato con qualcosa che attualmente va al di là delle mie possibilità. Cose che capitano. Sarei solo curioso di sapere tra tutti coloro che affermano che di questo romanzo si parlerà anche tra tre secoli e che paragonano Pynchon a qualcosa di simile ad un supergenio, in quanti abbiano davvero compreso il senso de L'incanto del lotto 49. Io non ne sono stato in grado e lo confesso sinceramente.

BF

Nella nostra libreria:
Thomas Pynchon
L'incanto del lotto 49 (The Crying of Lot 49)
ed. Einaudi Stile Libero
174 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola 

 


martedì 22 luglio 2014

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury (1953)

"<<Mildred, che cosa ne diresti, se... insomma, se, diciamo, io abbandonassi il mio lavoro per qualche tempo?>>
<<Vuoi rinunciare a ogni cosa? dopo tutti questi anni di lavoro, saresti disposto a rinunciare a ogni cosa, solo perché, una notte, una donna e i suoi libri...>>
<<Avresti dovuto vederla, Millie! [...] Tu non c'eri, stanotte, non l'hai veduta [...] Ci dev'essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!>>"
Guy e Mildred Montag

TRAMA
Guy Montag è un vigile del fuoco, come suo padre e suo nonno prima di lui, e adora il suo lavoro, considerato nella società uno dei più importanti. Nulla di strano, se non fosse, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, che i vigili del fuoco non si occupano di spegnere incendi, ma al contrario di appiccarli, tanto da essere indicati anche come incendiari. Come può essere che la società ammiri queste figure, che le ritenga indispensabili per la pubblica sicurezza? Semplice: i libri sono proibiti, poiché creerebbero degli intellettuali, che si reputerebbero superiori alle altre persone. E questo è contro la democrazia e l'uguaglianza, perciò, onde evitare che strane idee si insinuino nella testa della gente, i vigili del fuoco hanno il compito di bruciare tutti i volumi trovati, ed imprigionare i loro possessori (il numero sui loro caschi, "451", indica la temperatura in gradi Fahrenheit alla quale brucia la carta).
Da dieci anni ormai Montag svolge con orgoglio il suo compito, quando una sera, tornando a casa, incontra una nuova vicina, Clarisse, una ragazza un po' strana, che parlandogli intacca la sua scorza di sicurezza e gli fa sorgere qualche dubbio sulla bontà del suo operato. Un'altra notte poi gli capita un incendio come mai prima nella sua carriera: una donna, piuttosto che separarsi dalla sua biblioteca, decide di bruciare viva insieme ad essa.
Questo avvenimento lo turba non poco, e decide di compiere un atto pericolossissimo: vuole provare a leggere un libro per capire cos'è e, soprattutto, se davvero è questa cosa malvagia che tutti credono.

RECENSIONE
Se dovessi immaginarmi l'inferno, probabilmente il mondo descritto da Bradbury nel 1953 sarebbe il peggiore tra tutti gli scenari che potrebbero attendermi. Successivo di pochi anni rispetto all'opera di Orwell, Fahrenheit 451 spesso viene paragonato, a ragione, a 1984. Le analogie tra i due romanzi sono evidenti: entrambi propongono dei futuri in cui l'uomo viene illuso di essere libero, e che gli opprimenti metodi di repressione esistono solamente per proteggere la sua libertà ed il suo benessere.
Ma mentre nel primo i libri erano indispensabili al fine di diffondere la conoscenza, per quanto costantemente modificata per aggiornarla alle esigenze del governo, nel secondo il controllo che si ha sulla popolazione parte dalla fonte, impedendole di conoscere. Come dice Beatty, il capo di Montag, "Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fà sparire chiodi e legname."
Se si pensa alla realtà di molti paesi dei giorni nostri, è palese quanto Bradbury sia stato lungimirante nel prevedere il potere della censura: la differenza è che, come è ovvio, essa non si limita ai libri ed alla televisione, come nel romanzo, ma anche al web e a tutto il suo contenuto. Purtroppo però, come spesso accade, c'è chi è riuscito a speculare su quest'opera indiscutibilmente fondamentale della letteratura mondiale, così come è avvenuto per il libro di Orwell: se quest'ultimo senz'ombra di dubbio si dev'essere rivoltato nella tomba nel vedere un reality show in cui la gente smaniava per farsi riprendere 24 ore su 24, Bradbury, che al contrario era ancora in vita, più volte chiese al regista canadese Michael Moore le sue scuse per aver utilizzato un chiaro riferimento alla sua opera per il documentario Fahrenheit: 9/11 senza mai aver chiesto il permesso, nonché la modifica del titolo del film, senza successo. Tralasciando il contenuto del documentario, dal momento che ognuno è libero di esprimere la propria opinione con i mezzi di cui dispone, trovo però l'atteggiamento del regista alquanto poco professionale ed irrispettoso verso chi davvero grazie alle proprie fatiche intellettuali è stato in grado di creare un'opera che trovo dovrebbe essere presente in qualsiasi libreria (intesa come scaffale, non come negozio di libri).
Tornando al romanzo, oltre ad essere importante per il suo significato è anche, fortunatamente, scritto in maniera avvincente, come lo era 1984, e proietta il lettore in questo mondo del futuro post-1960 (so che detta così fa un po' ridere, ma va sempre contestualizzato) in cui apparentemente l'uomo può vivere magnificamente, grazie anche alle tecnologie che gli semplificano la vita, se non fosse che in realtà è privo della conoscenza, della consapevolezza e del libero arbitrio che esse potrebbero dargli.
Un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, soprattutto i cosiddetti "topi da biblioteca".


BW

Nella nostra libreria:
Ray Bradbury
Fahrenheit 451 (Fahrehneit 451)
ed. Oscar Mondadori
180 pag.
traduzione di Giorgio Monicelli

venerdì 18 luglio 2014

Le mie storie da una botta e via - Chelsea Handler (2005)

"Molti trovano vergognose le avventure da una botta e via, e provano imbarazzo ad ammetterle. Personalmente, non sono d'accordo. Le persone si possono conoscere in molti sensi e il mio preferito è quello biblico."
Chelsea Joy Handler

TRAMA
Che Chelsea Handler non sia una persona morigerata è abbastanza palese, se non altro dal titolo del suo primo libro: e così, dalla sua esplorazione del variegato mondo maschile, ha tratto quest'opera in cui racconta (alcune) delle sue esperienze più significative.
Genitori dalle bizzarre fantasie, checche isteriche e, soprattutto, insopportabilmente viziate, nani irritanti, imbarazzanti inconvenienti post-ristorante messicano... Non manca nulla, ma proprio nulla, per farvi ridere fino a farvela addosso (come d'altronde accade anche a Chelsea)!

RECENSIONE
Se già avete avuto l'occasione di leggere l'altro libro pubblicato ad oggi in Italia di Chelsea Handler sapete già cosa aspettarvi: pagine e pagine di buffi ed irriverenti aneddoti, nessuna delle quali minimamente politically-correct. Il dubbio che nessuna di queste storie sia vera viene, ma poi si pensa subito: "Chissene! Vere o no, mi piace pensare che siano accadute ESATTAMENTE come dice Chelsea".
Lo spunto da cui si sviluppa l'opera è ovviamente il sesso, ma d'altronde abbiamo capito che uomini e alcool sono una vera e propria passione per la comica del New Jersey, quasi quanto le auto vecchie (non d'epoca, proprio vecchie e rugginose) per suo padre Melvin. Ma non è solo di sesso e alcool che si parla; oddio, se cercate qualcosa di serio sicuramente non è il libro che fa per voi, però sotto la scorza ludica si riesce ad intuire che ci sia anche un non so che di più profondo, e che l'autrice è tutto fuorché quella sciocchina che ci vuole far credere.
Un libro intelligentemente comico e senza alcuna pretesa, consigliatissimo a chi non si prende troppo sul serio e a chi ha davvero voglia di trascorrere qualche momento di vero spasso.

BW

Nella nostra libreria:
Chelsea Handler
Le mie storie da una botta e via (My Horizontal Life: A Collection of One-Night Stands)
ed. Mondadori Strade Blu
214 pag.
traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani

 

giovedì 17 luglio 2014

La ragazza dagli occhi d'argento - Dashiell Hammett (1923)

"Quel tale che disse Divide et impera sapeva il fatto suo."
Samuel Dashiell Hammett

TRAMA
Un investigatore privato di San Francisco, mentre sta cercando un ragazzo scomparso, viene coinvolto suo malgrado in una vicenda ben più seria. Infatti, nel corso dell'indagine, si ritrova ad interrogare una coppia di pacifici anziani che lo invitano ad entrare in casa loro a prendere un tè. Qui viene aggredito ed immobilizzato da uno strano terzetto composto dal classico malvivente tutto muscoli e poco cervello, da un grasso ed elegante cinese con uno spiccato accento britannico e da una signorina dal grande fascino ma estrememente decisa ed astuta. Ma grazie ad un aiuto insperato il detective riesce a liberarsi ed ingaggia così una violenta colluttazione con gli uomini della banda, mentre la donna si dà alla fuga.
La ritroverà qualche mese dopo, nel bel mezzo di un'altra faccenda dai contorni assai poco chiari.

RECENSIONE
Pubblicato nel lontanissimo 1923, La ragazza dagli occhi d'argento è capace di condensare nel breve spazio di un centinaio di pagine l'esempio di come si debba scrivere un buon romanzo poliziesco, con tanto di sparatorie ed inseguimenti notturni in auto, e riuscire a farlo risultare attuale e piacevole dopo ben novant'anni.
Del resto non ci si deve stupire più di tanto, dal momento che l'autore di questo racconto noir dai toni vagamente onirici è nientepopodimenochè mr. Dashiell Hammett, cioè colui che viene riconosciuto universalmente come il padre dell'hard boiled. Lo stesso Raymond Chandler, uno che di narrativa gialla qualcosa ne sapeva, ebbe modo di affermare in più occasioni: "Hammett restituì l'assassinio alle persone che lo commettono per delle ragioni, non per fornire un cadavere, e con i mezzi a portata di mano di tutti, non con pistole intarsiate, curaro e veleni tropicali. E tutto questo avveniva sulla strada, non all'interno di lussuose magioni di campagna avvolte nella nebbia."
Insomma si può già intuire da queste parole l'importanza di uno scrittore simile, che all'estero (e specialmente nei paesi anglofoni) viene giustamente considerato alla stregua di un vero profeta, ma che in Italia purtroppo risulta ancora piuttosto sconosciuto. Io stesso ammetto di esser venuto in contatto con i lavori dell'autore di Baltimora solo in maniera abbastanza casuale e fortunosa, visto che mi sono imbattuto in un suo libro mentre stavo cercando tutt'altro. Detto questo, come faccio spesso, lessi l'incipit della storia che mi ero ritrovato fra le mani e, dovete credermi, venni letteralmente catapultato in una frazione di secondo sulle strade della San Francisco degli anni trenta, città in cui era ambientato il racconto in questione.
Questa è una sorta di magia potentissima che solamente gli scrittori di razza riescono a ricreare, e Dashiell Hammett fa senza alcun dubbio parte di questa cerchia.

BF

Nella nostra libreria:
Dashiell Hammett
La ragazza dagli occhi d'argento (The Girl With The Silver Eyes)
ed. Sellerio editore
100 pag.
traduzione di Simona Modica


mercoledì 16 luglio 2014

Altamente esplosivo - Joe R. Lansdale (2010)

"La testa di Leroy fu percorsa da una serie di idee, alcune delle quali implicavano un filo teso a mezza altezza e che si concludevano tutte con qualche tipo di trionfo per lui e con Draighton steso supino, intento a rialzarsi come uno scarafaggio rovesciato"
Joe R. Lansdale, da 'Re delle Ombre'

RECENSIONE
Uno scrittore prolifico come il buon vecchio Joe R. non può ovviamente limitarsi a scrivere romanzi, ma per forza di cose produce anche racconti brevi, dai quali magari successivamente sviluppa storie più lunghe e strutturate.
Tra l'enorme quantità di short novels dell'autore di Nacogdoches, Fanucci ha selezionato 10 racconti inediti e da essi ha pubblicato la raccolta che vi proponiamo oggi, intitolata Altamente esplosivo.
10 storie diverse tra loro, che permettono al lettore ghiotto di lansdaliate di gustarsi scenari alla 1984, western classici ma anche dalle spiccate tonalità dark, personaggi horror con uno spiccato senso dell'umorismo e così via, soddisfacendo tutti i gusti.
Lansdale non delude, e come sempre si dimostra uno scrittore estremamente eclettico con il talento naturale di spaziare da un genere all'altro senza alcuna fatica. Forse Altamente esplosivo non sarà il suo libro migliore o il più rappresentativo, ma sicuramente chi già conosce ed apprezza l'autore del Texas orientale rimarrà soddisfatto da queste dieci piccole chicche che, come afferma lo stesso Lansdale nella prefazione, sono state scelte da lui personalmente tra le sue preferite o tra quelle più amate dal pubblico americano.
Un'occasione da non farsi scappare per amare ancora di più questo narratore poliedrico ed avere una visione a 360 gradi del suo indiscutibile talento creativo.

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Altamente esplosivo. 10 racconti inediti (Drive-in Date; Surveillance; Dirt Devils; The Long Dead Day; The Gentleman's Hotel; Big Man: A Fable; King of Shadows; White Mule-Spotted Pig; It Washed Up; Hide and Horns)
ed. Fanucci Editore
234 pag.
traduzione di Luca Conti


   

martedì 15 luglio 2014

Road dogs - Elmore Leonard (2009)

"Siamo road dogsnoi, amico, ci guardiamo le spalle a vicenda e neanche ci serve sapere il perchè."
Cundo Rey

TRAMA
Cundo Rey, malvivente cubano di mezza età, ex spogliarellista, ex assassino ed ex spacciatore personale di alcune star di Hollywood, viene trasferito dal carcere di massima sicurezza soprannominato "Gun Club" al più "morbido" Glades Correctional, in Florida.
Qui fa immediatemente la conoscenza di Jack Foley, leggenda della malavita, recordman di banche rapinate (circa duecento) e criminale "gentiluomo".
I due stringono un'amicizia molto forte e sincera, tanto che Cundo si offre di pagare a proprie spese un abilissimo avvocato, la signorina Megan Norris, per far ottenere un notevole sconto di pena a Foley, cosa che puntualmente avviene.
Il cubano si fida talmente dell'amico da permettergli di andare ad abitare in una delle proprie ville a Venice Beach, con la promessa di entrare in affari insieme una volta che Cundo verrà liberato.
Nella villa di fianco però, vive la ragazza di Cundo, la bella e spregiudicata Dawn Navarro, la quale finge di possedere doti soprannaturali per metter in contatto con l'aldilà i ricchi e creduloni abitanti della zona, spremendogli così un sacco di quattrini.
I problemi iniziano quando Dawn seduce Jack, proponendogli anche di metter in piedi un piano per truffare Cundo che però viene rilasciato prima del previsto all'insaputa dei due amanti.
Inoltre Foley è seguito costantemente da Lou Adams, un federale che è ben deciso a rendergli la vita impossibile, e che lo fa sorvegliare da Tico, il membro di una gang di latinos che già conosce molto bene la stessa Dawn.
Ed ora i nodi iniziano veramente a venire al pettine...  

RECENSIONE
Pochi libri sanno essere "cinematografici" come quelli di Elmore Leonard, non a caso è uno degli autori che vanta più trasposizioni filmiche tratte dalla sua sterminata bibliografia.
Leonard putroppo ha lasciato questa valle di lacrime l'estate scorsa ma fino all'ultimo, e questo Road dogs (uscito nel 2009, quando lo scrittore di Detroit aveva abbondantamente superato l'ottantina) lo dimostra ampiamente, ha prodotto opere eccellenti, con una verve ed una freschezza assolutamente sconosciute a tanti colleghi dall'età ben più verde della sua.
Road dogs nel gergo carcerario, serve ad indicare due detenuti che sono sempre pronti ad aiutarsi l'uno con l'altro ed a coprirsi le spalle a vicenda, ed il romanzo parla proprio di questo, cioè di due fuorilegge e del profondo senso di rispetto che si crea tra di loro.
Leonard come sempre è abilissimo nel costruire una trama che si sviluppa e cresce d'intensità man mano che si procede nella lettura, fino a raggiungere vette narrative di grande qualità. Nello stesso tempo poi riesce anche a regalarci per l'ennesima volta una galleria di personaggi davvero memorabili, pur con caratteristiche a volte a dir poco improbabili.
Eppure tutto questo contribuisce a far funzionare al meglio tutti gli intrecci presenti in Road dogs, e a chi legge basterà chiudere gli occhi un istante per trovarsi subito di fronte i personaggi protagonisti del romanzo, con tutte le loro tipicità ed il loro modo di esprimersi, proprio come se si fosse al cinema.
Questo è un romanzo davvero esplosivo che consiglio indistintamente a tutti, appassionati di genere e non, perchè scritto da un grande maestro di crime novel con il quale è letteralmente impossibile annoiarsi. Se non avete ancora letto nulla di Leonard forse è giunto il momento di dargli una possibilità, e vedrete che difficilmente resterete delusi. E, ne sono certo, capirete anche perchè è da sempre lo scrittore preferito di gente come Quentin Tarantino ed i fratelli Coen.

BF

Nella nostra libreria:
Elmore Leonard
Road dogs (Road Dogs)
ed. Einaudi Stile Libero Noir 
307 pag.
traduzione di Luca Conti

 

 

domenica 13 luglio 2014

Una rosa per Emily - William Faulkner (1997)

"Quando morì Miss Emily Grierson tutta la nostra città andò al funerale: gli uomini con una specie di rispettoso affetto per un monumento caduto, le donne soprattutto per la curiosità di vedere l'interno della sua casa, che da almeno dieci anni nessuno, tranne un vecchio domestico con mansioni di giardiniere e di cuoco, aveva più visto."
William Faulkner, da Una rosa per Emily

TRAMA (MISS ZILPHIA GANT)
Quando Mrs. Gant scopre che il marito se ne è andato di casa con un'altra donna e non ha intenzione di fare ritorno da lei e dalla loro bambina Zilphia, affida la figlioletta ad una vicina e regala ai due amanti l'opportunità di stare insieme per sempre.
Tornata a casa, inizia una nuova vita insieme a Zilphia, che per proteggere cercherà di tenere segregata in casa, lontana dagli uomini che potrebbero spezzarle il cuore, in una sorta di gabbia dorata (ma non troppo) che forse non è ciò che la ragazza vorrebbe.

TRAMA (UNA ROSA PER EMILY)
Una donna, Miss Emily Grierson, da sempre sotto lo sgurdo vigile di tutto il paese, che silenziosamente la giudica e per lei prova pena, compassione e pietà. Ma a Miss Emily tutto ciò non interessa, forse non ne è nemmeno consapevole; nei suoi pensieri c'è solo l'amore per un uomo con il quale solo alla morte del padre spera di coronare il proprio sogno.

TRAMA (ADOLESCENZA)
Juliet è una giovane ragazza che va a vivere con la nonna. Con la donna ha un bel rapporto, ma quando conosce Lee, il suo primo amico, il suo primo amore, si scontra con la mentalità bigotta ed ipocrita della sua generazione, e si vede costretta a rinunciare al suo rapporto con il ragazzo.

RECENSIONE
Approcciarsi per la prima volta ad un gigante della letteratura come William Faulkner, Premio Nobel per la Letteratura 1949, Premio Pulitzer 1954 ed al quale è intitolato l'omonimo premio letterario, può intimorire anche il più scafato dei lettori. Per questo cominciare con la raccolta di racconti Una rosa per Emily può essere una soluzione: le tre storie sono brevi, e fanno sparire quel timore reverenziale che si può provare verso l'autore di New Albany, ma allo stesso tempo possono dare un'idea del suo stile letterario.
Composta da tre dei suoi racconti, dà una panoramica della società del Profondo Sud Americano e della ristrettezza della sua mentalità e del suo approccio verso le donne. Donne forti, ma allo stesso tempo incatenate al proprio ruolo, anche dalle loro stesse famiglie, che si vedono negata la possibilità di vivere la propria vita liberamente.
Il primo racconto (mi perdonino gli esperti) mi è sembrato un racconto di Verga ambientato nel West: il modo in cui descrive Zilphia e la madre mi ha ricordato molto il racconto La lupa che lessi tanti anni fa, non tanto per il contenuto quanto per l'approccio, la pietà che si prova verso queste figure femminili, l'immagine che dà l'autore dietro la quale però si vede perfettamente quella reale della donna.
Il secondo invece, più famoso e che dà il titolo alla raccolta stessa, mi è sembrato come se Steinbeck e Poe avessero scritto a quattro mani una sceneggiatura per Alfred Hitchcock. Non posso dirvi il perché, non volendo spoilerare, ma sarei curiosa di sapere se anche a qualcun'altro questa storia ha dato la stessa impressione.
L'ultimo, infine, tratta di un argomento antichissimo e modernissimo allo stesso tempo, quella del divario generazionale. La nonna di Jule, nonostante con lei sia affettuosa e amorevole più di quanto non lo sia mai stato il suo stesso padre o la matrigna, è intrappolata nei rigidi schemi della società dell'epoca, e quando scopre che la ragazzina ha un amico non si rallegra per lei e per la sua felicità, ma si preoccupa perché "ha distrutto ogni possibilità di trovarle un marito ricco e rispettabile". Ma nella protagonista vediamo ugualmente quella scintilla che porterà le donne a lottare per la propria emancipazione.
Una rosa per Emily è dunque un libro sulle donne, privo però di ogni elemento che possa infastidire o renderlo noioso o, ancora peggio, patetico, un'opera che dimostra la grandezza di un autore come Faulkner. Umilmente ammetto che sicuramente non ho colto tutti gli elementi di questa raccolta e di questo autore, nuovo per me. Ma sicuramente l'impressione che ho avuto è stata ampiamente positiva, e in futuro mi riprometto di leggere altri romanzi.

BW

Nella nostra libreria:
William Faulkner
Una rosa per Emily (A Rose for Emily)
ed. Adelphi
99 pag.
traduzione di David Mezzacapa e Luciana Pansini Verga

  

sabato 5 luglio 2014

L'uomo che corruppe Hadleyburg - Mark Twain (1899)

"Sotto la mia mano sta l'eloquente riconoscimento di ciò che siamo, il riconoscimento di uno straniero; per mezzo di esso il mondo intero saprà d'ora innanzi ciò che noi siamo. Noi non sappiamo chi egli sia, ma a vostro nome io gli esprimo pubblicamente la vostra gratitudine e vi chiedo di levare la voce ad approvarmi."
Il reverendo Burgess

TRAMA
Hadleyburg è una piccola cittadina definita "onesta, ristretta, ipocrita e avara" e nota in tutto lo stato per l'incorruttibilità dei propri abitanti. 
Una notte giunge in paese uno sconosciuto il quale consegna un sacco contenente ben quarantamila dollari in oro presso l'abitazione del vecchio contabile della banca locale, Edoardo Richards, e della moglie Maria, dopodichè sparisce nel nulla così com'è arrivato.
Il sacco contiene due buste; la prima, da aprire subito, spiega che l'oro è una ricompensa da parte di un donatore anonimo nei confronti di un cittadino di Hadleyburg che, qualche anno prima, si era mostrato generoso verso di lui donandogli venti dollari, grazie ai quali egli iniziò la propria scalata fino a diventare ricchissimo. Non conoscendo il nome del proprio benefattore, il ricco straniero ricorda però una frase particolare che egli gli disse dandogli i venti dollari, frase scritta all'interno della seconda busta, da aprirsi solo in presenza del reverendo Burgess dopo trenta giorni dalla consegna del pacco.
Confidando appunto sulla celebre rettitudine dei cittadini di Hadleyburg, lo sconosciuto è certo in questo modo che l'oro andrà alla sola persona che fu tanto caritatevole con lui in quella fatidica occasione. Sarà veramente così?

RECENSIONE
Romanzo breve che rappresenta una vero e proprio sberleffo alle presunte virtù nelle quali si identifica da sempre l'America, ossia l'onestà e l'alto senso di moralità, L'uomo che corruppe Hadleyburg è anche una decisa condanna ad alcune delle più diffuse pecche presenti nell'animo umano: l'ipocrisia ed il finto perbenismo.
Mark Twain si sbizzarisce così a creare una trama che si infittisce man mano che si prosegue con la lettura, e che culmina in uno stato di tensione che arriva però a toccare vette di ilarità davvero pregevoli. Lo scrittore del Missouri tesse una tela raffinatissima nella quale fa cadere di volta in volta tutti i notabili e i più distinti membri della comunità presa di mira dallo sconosciuto che, in realtà, più che rendere omaggio all'onestà degli abitanti di Hadleyburg, con il suo dono mira più che altro a smascherarne gli impostori ed i falsi, come scopriamo praticamente fin da subito.
E così si arriva alla scena madre ambientata all'interno del municipio dove, alla presenza del reverendo, di tutta la cittadinanza ed anche dei curiosi venuti da fuori e dei giornalisti, assistiamo all'apertura della famigerata busta contenente la frase risolutiva.
Manco a dirlo succederà di tutto, sotto lo sguardo divertito di una platea che inizia ben presto a farsi beffe della situazione e dei rispettabilissimi e stimatissimi notabili. 
Un racconto davvero godibile e ricco di allegorie che, almeno questa è l'impressione che ne ho ricavato, Mark Twain si sia divertito tantissimo a scrivere; almeno tanto quanto mi sono divertito io nel leggerlo.


BF

Nella nostra libreria:
Mark Twain
L'uomo che corruppe Hadleyburg (The Man That Corrupted Hadleyburg)
ed. Einaudi
101 pag.
traduzione di Bruno Fonzi


giovedì 26 giugno 2014

In fuga - Jim Thompson (1958)

"La fuga è tante cose. Qualcosa di pulito e rapido, come un uccello che lambisce il cielo. O qualcosa di sudicio e strisciante, una serie di movimenti da granchio in una melma simbolica e reale, un procedere furtivo, saltando di lato, correndo all'indietro."
James "Jim" Myers Thompson

TRAMA
Doc McCoy è un criminale dal grande carisma e dotato di un sangue freddo fuori dal comune. La moglie Carol, giovane ex bibliotecaria, è graziosa ma anche un po' insicura e sempre preoccupata di poter deludere il marito. Insieme, come novelli Bonnie & Clyde, rapinano banche. Ora Doc è da poco uscito di carcere in seguito ad una condanna che gli è stata ridotta non di poco grazie all'adorata Carol che "ha fatto un po' la carina" con l'incorruttibile giudice Beynon. 
Doc organizza così un colpo che dovrebbe essere quello definitivo, con il quale ci si possa sistemare per sempre e che sul momento riesce anche bene, se non fosse che il suo complice, Rudy "Testa di torta" Torrento, si rivela uno psicopatico violento ed inaffidabile tanto da costringere McCoy a levarlo di mezzo. Ma Rudy, pur ferito gravemente, non muore, ed anzi si mette sulle tracce dei due coniugi che a questo punto sono braccati non solo dalla polizia, ma anche da un ferocissimo assassino desideroso di vendicarsi al più presto.

RECENSIONE
Brutale. Sporco. Folle. Sono questi i primi aggettivi che mi vengono in mente per definire al meglio questo libro, uno tra i più noti, di Jim Thompson.
Probabilmente vi sarà capitato di vedere il film del grande Sam Peckinpah Getaway!, con Steve McQueen ed Ali McGraw o il suo più recente remake (manco a dirlo, pessimo) con Alec Baldwin e Kim Basinger, ma forse non sapete che sono la trasposizione cinematografica proprio di questo romanzo.
Ma, pur essendo il film di Peckinpah assolutamente degno di nota e la performance di Steve McQueen nei panni di Doc indubbiamente grandiosa, vi sono alcune piccole, ma importanti, differenze con il libro. 
Il McCoy di Peckinpah, tanto per cominciare, è il classico "ladro gentiluomo" con un profondo senso dell'onore e che fugge in quanto la vita in prigione gli risulta intollerabile. Il protagonista di In fuga invece è un individuo sì apparentemente cordiale e signorile, ma in realtà è una vera iena del tutto priva di scrupoli. Inoltre, la galera non lo spaventa affatto ma la vede semplicemente come un ostacolo, una seccatura. Soprattutto perchè lui ha ormai passato i quaranta ed un'altra condanna potrebbe significare per lui la fine della storia con la dolce Carol che è molto più giovane di lui e bella scalpitante.
Un libro molto più fisico e d'azione rispetto ai lavori dei primi anni cinquanta dello scrittore di Anadarko, più incentrati sull'aspetto psicologico dei personaggi. Qui abbiamo gente massacrata di botte, spari in faccia, donne prese a calci ed altre violenze assortite con le quali Thompson riesce magistralmente a distribuire una forte dose di ferocia all'interno di una trama molto più lineare del solito e, forse anche in virtù di questo, più facilmente assimilabile da un pubblico più vasto.
Ancora una volta devo tessere le lodi di questo autore dal talento sopraffino ed alquanto sottovalutato, e che vanta un sempre più crescente pubblico di estimatori composto tra l'altro anche da alcuni nomi eccellenti come Stephen King e Bruce Springsteen, da sempre fan accaniti di Mr. Thompson.
L'unico aspetto negativo riguarda il numero piuttosto esiguo di opere tradotte in italiano, in particolare se consideriamo la sua sterminata produzione, ma io attendo fiducioso.

BF

Nella nostra libreria: 
Jim Thompson
In fuga (The Getaway)
ed. Fanucci Editore
177 pag.
traduzione di Anna Martini


 


domenica 22 giugno 2014

Il Mago di Oz - L. Frank Baum (1900)

"Sii la benvenuta nel paese dei Munchkin, nobilissima Maga. Ti siamo veramente grati di aver ucciso la Perfida Strega dell'Est e di aver liberato la nostra gente dalla schiavitù."
La Strega Buona del Nord a Dorothy

TRAMA
La nostra avventura comincia quando un tornado all'improvviso sradica letteralmente la casa dove Dorothy, una bella bambina, vive con gli zii, e la trasporta dal Kansas fino alla terra di Munchkin, degli strani ometti alti quanto lei. Lì conosce la Buona Strega del Nord, che le spiega che si trovano nel Regno di Oz, e che la casa di Dorothy ha appena schiacciato la Perfida Strega dell'Est, uccidendola. In questo modo in tutto il Regno rimane solamente una strega cattiva (quella dell'Ovest), e due buone (lei e quella del Sud).
Ma a Dorothy poco importa di tutto ciò, vuole tornare a casa da zia Em e zio Henry: per riuscirci dovrà recarsi nientepopodimeno che dal Mago di Oz, nella Città di Smeraldo, seguendo la strada di mattoni dorati. E così, dopo aver indossato le scarpette d'argento che appartenevano alla Strega dell'Est, insieme al fido cagnolino Toto comincia il suo viaggio. Lungo il percorso si uniranno a lei tre strani compagni: uno Spaventapasseri, che vorrebbe chiedere al Mago di Oz un cervello; un Boscaiolo di Latta, che invece desidererebbe un cuore; ed infine un Leone Codardo, che al potente Mago vorrebbe domandare del coraggio.
Il quartetto parte così per una grande avventura, dove dovrà affrontare numerosi nemici e combattere molte battaglie, anche interiori, sperando che il grande Mago di Oz possa premiarli esaudendo i loro desideri.

RECENSIONE
Voglio appositamente tralasciare gli aspetti socio-politici nell'analisi di questo romanzo che, a distanza di più di un secolo dalla sua pubblicazione, ancora viene apprezzato da bambini ed adulti per la favole che è: non conosco abbastanza la storia americana per poterlo fare, e copiare semplicemente ciò che viene detto su Wikipedia sarebbe sciocco nonché inutile. Se volete approfondire questo aspetto, potete cliccare sul link qui sopra.
Parlando invece de Il Mago di Oz come libro per ragazzi, e dell'importanza che ha avuto per la cultura di tutto il mondo, basta pensare che citando le famose "scarpette rosse" (che nella nostra edizione sono diventate argentate) tutti immediatamente pensano alla bimba del Kansas, o alle numerose parodie della storia, o, infine, ai molti film, telefilm o cartoni che più o meno direttamente citano quest'opera di Baum.
Come già sapete a volte non disdegno di leggere libri per ragazzi, nonostante abbia abbondantemente superato quell'età, e giusto qualche anno fa ho ripreso in mano Il Mago di Oz per rispolverare la memoria; ebbene, per il tempo che mi ci è voluto per terminare la lettura è avvenuta davvero una magia (forse proprio per mano del Mago?): sono tornata bambina, e ho vissuto insieme a Dorothy, Toto e i loro tre compagni di viaggio tutte le loro avventure, ho riso con loro, sono stata triste con loro, e quasi quasi alla fine mi sembrava di poter tornare nel Kansas dagli zii.
Un romanzo che andrebbe letto a tutti i bambini, di qualsiasi età, magari con in sottofondo Over the rainbow cantata da Judy Garland. Buon viaggio nel passato!

BW

Nella nostra libreria:
L. Frank Baum
Il Mago di Oz (The Wizard of Oz)
ed. De Agostini
120 pag. 
traduzione di Francesca Pacchiano

venerdì 20 giugno 2014

Furore - John Steinbeck (1939)

"Le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi, e sulle strade circola l'umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizie e in liste nere.
Sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta."
John Steinbeck

TRAMA
La Grande Depressione fu una vera e propria piaga che in America colpì gran parte della popolazione. Coloro che prima avevano un pezzo di terra da coltivare e riuscivano a vivere dei frutti del loro lavoro all'improvviso si ritrovarono a dover ipotecare, perdendola, quell'unica ricchezza che garantiva loro la sussistenza. E così migliaia e migliaia di famiglie si trovarono costrette ad emigrare dagli stati del Mid-West in California.
I Joad, protagonisti di Furore, come tanti altri non vedono altra soluzione, dopo essere stati sfrattati da quella che era la loro casa, che tentare la fortuna promessa da un volantino di propaganda, e partono per una vera e propria Odissea moderna con la speranza che pesche, arance e uva in abbondanza siano in grado di garantire a tutti loro un posto come raccoglitori.
Il babbo e la mamma, gli anziani nonni, l'ex detenuto Tom, l'adolescente Al, lo strano Noé, la gestante Rosaté ed i bambini Ruth e Winfield; tanto numerosa è la famiglia Joad, a cui peraltro si aggiunge l'ex predicatore Casy. Ma la buona volontà, l'attaccamento ai propri cari, l'orgoglio ed i sani princìpi morali saranno sufficienti a contrastare le difficoltà che li attendono? E soprattutto, sarà davvero tutto oro ciò che luccica in California?

RECENSIONE
Furore, scritto quando ancora la Grande Depressione non era ancora conclusa, ma non era nemmeno più al suo massimo momento critico, è considerato il romanzo simbolo di quel periodo storico per antonomasia. Steinbeck, per chi già avesse letto altre sue opere, non è nuovo a queste tematiche: anche in altri suoi romanzi, come La perla o Uomini e topi, l'autore americano aveva raccontato le vicende dei cosiddetti "ultimi", coloro che per la società valgono meno di un cavallo, come si ripete spesso tra i Joad; ma la crudezza con cui narra le vicende in quest'opera provano il lettore, e lo fanno riflettere.
Il leggere questo libro in un periodo storico come il mostro, in cui la storia sembra ripetersi, anche se in maniera un po' meno violenta, lascia forse ancora più agghiacciati: come in un crudele dejà-vu, anche oggi pochi ricchi detengono potere e ricchezze e possono permettersi, come se fosse un barbaro passatempo contro la noia, di veder lottare i poveri affamati per un lavoro pagato una miseria, che a stento consente loro di sopravvivere e tirare avanti.
Purtroppo credo che quasi chiunque sia stato toccato, personalmente o tramite una qualche persona cara, da questa crisi che da anni ormai colpisce il mondo intero; certo non vi sono più, come nel romanzo di Steinbeck, i poliziotti che caricano gli scioperanti, ma ancora molte famiglie devono fare i conti quotidianamente con ogni singola spesa.
Furore subì diverse critiche fin da subito, proprio per via di ciò che denunciava, ed in un'Italia ancora fascista venne pubblicato l'anno successivo, solo in seguito a diversi tagli e censure. Questo naturalmente non stupisce, era la norma all'epoca. Ciò che mi ha lasciata interdetta però è il fatto che un capolavoro assoluto della letteratura mondiale come questo abbia dovuto attendere ben 73 anni per ricevere una revisione ed una nuova traduzione: solamente nel 2013 infatti la Bompiani ha pubblicato questa nuova edizione.
Quella nella nostra libreria è quindi ancora frutto della "manipolazione" originale; ma nonostante ciò ho trovato Furore talmente appassionante che sicuramente acquisterò anche questa nuova versione e, non appena avrò un attimo di tempo, lo rileggerò per apprezzarne le differenze.
Che altro dire? Steinbeck è un maestro assoluto dell'American Novel, tanto da aver meritato il Nobel nel 1962; d'altronde che sia uno dei miei autori preferiti si è già capito in diversi post precedenti. Ma non è un caso se Furore è comunque il suo romanzo più famoso: senza ombra di dubbio è, almeno tra quelli che ho letto finora, IL romanzo.

BW

Nella nostra libreria:
John Steinbeck
Furore (The Grapes of Wrath)
ed. La Biblioteca di Repubblica
415 pag.
traduzione di Carlo Coardi

  

lunedì 16 giugno 2014

Il pianeta dei superstiti - Damon Knight (1961)

"Laggiù [...] gli uomini vivono come animali. Chicago, dove io vivevo, non è altro che una giungla di pietra, con pochi scimmioni mezzo nudi che  ci girano intorno. Se la sporcizia e le malattie non vi distruggono prima, qualche brigante vi spaccherà la testa o andrete a sbattere contro un lupo o un orso. Se non vi succede nessuna di queste cose, potete aspettarvi di vivere fino all'eccezionale età di quarant'anni, e poi sarete lieto di morire."
Flynn

TRAMA
Il pianeta Terra, in preda a epidemie e carestie, è stato abbandonato da anni da gran parte della popolazione, che si è insediata in vari pianeti della Galassia dove vive in quartieri-ghetto, senza bene integrarsi con le varie razze aliene indigene dei pianeti stessi.
Ma, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è l'aspetto a costituire la differenza maggiore tra gli umani e gli extraterrestri: questi ultimi infatti sono privi di quel germe canceroso che è il male. Non concepiscono i disordini dei profughi, e nemmeno eventuali gesti più estremi.
Quando però Rack, piccolo criminale del Ghetto del pianeta Palu, decide che è giunto il momento che gli uomini tornino ad essere gli esseri supremi ed incontrastati, non tutti condividono le sue aspirazioni, né i suoi metodi. Non resta che scoprire chi avrà la meglio, in questa lotta interplanetaria tra il Bene e il Male.

RECENSIONE
Nel pieno della Guerra Fredda che tanto terrorizzava il mondo intero, moltissimi scrittori di fantascienza si sono sbizzarriti nel trasportare nello spazio i loro timori e le loro speranze terrene; ma ciò che forse contraddistingue il romanzo Il pianeta dei superstiti è il fatto che, al contrario di quanto accadeva normalmente, gli unici "cattivi" sono proprio gli uomini. Sono infatti gli esseri umani, e non gli alieni, a voler invadere e sterminare la Galassia, e verrebbe da pensare (almeno io, nel mio piccolo, l'ho interpretata così) che Knight volesse con questo invitare a riflettere sul concetto "America buona, Unione Sovietica cattiva" che era praticamente un dogma in quel periodo nel suo paese (e non solo). O forse aveva una visione ancora più pessimista del futuro: tutti gli uomini sono malvagi, quindi per il futuro della Terra non vi è alcuna speranza.
Uno dei personaggi principali del romanzo, Laszlo Cudyk, è uno scrittore (come Knight), e ad un certo punto racconta che, in passato, aveva cominciato a scrivere un romanzo che avrebbe dovuto terminare in questo modo: "La sola via d'uscita per l'umanità...". Cudyk si era interrotto, perché si era reso conto che per l'umanità non esisteva alcuna via d'uscita.
Un vero classico della fantascienza insomma, che si può trovare un filo noioso e lento all'inizio, ma che, una volta ingranato, si rivela piacevole alla lettura ed abbastanza intrigante. Il suo punto debole maggiore sono forse i personaggi, che almeno io non ho trovato molto ben caratterizzati. Non vi è un vero e proprio protagonista, ed alcuni nomi sono piuttosto complicati da ricordare. Va comunque ricordato che si tratta di un romanzo scritto nel 1961, quando lo stile di scrittura non era così frenetico e pieno di azione come quelli a cui siamo abituati oggi.

BW

Nella nostra libreria:
Damon Knight
Il pianeta dei superstiti (The Sun Saboteurs)
ed. Mondadori Urania
102 pag.
traduzione di Lella Cucchi