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venerdì 1 agosto 2014

Sunset Limited - Cormac McCarthy (2006)

"NERO: Mi sa che tu non vuoi essere felice.
BIANCO: Felice?
NERO: Sì. Felice è una brutta parola?
BIANCO: Dio santo
NERO: Che c'è? Ho toccato un tasto dolente? Cos'hai contro la felicità?
BIANCO: È contraria alla condizione umana."
Cormac McCarthy

TRAMA
L'intera storia è ambientata in uno squallido monolocale di New York. Due uomini, dei quali non conosciamo i nomi ma che vengono chiamati "Bianco" e "Nero" per il colore della pelle, sono seduti ad un tavolo e parlano.
Dalla conversazione si intuisce che Nero, un operaio ex galeotto ed ex alcolista, ha appena salvato la vita a Bianco, che aveva intenzione di uccidersi buttandosi sotto ad un treno.
Nero, profondamente religioso, cerca di dissuadere Bianco, un uomo di grande cultura ma estremamente cinico ed infelice, a ritentare l'insano gesto. 
Ne scaturisce pertanto un lungo botta e risposta su temi quali l'infelicità, il diritto al suicidio e l'esistenza di Dio.

RECENSIONE
Nato originariamente come testo teatrale rappresentato per la prima volta a Chicago nel maggio 2006, quest'opera di McCarthy ebbe un buonissimo riscontro di pubblico e di critica e venne replicata svariate volte in molte città. Nel novembre 2010 andò in scena anche a Bologna, all'Arena del Sole, mentre è del 2011 la trasposizione cinematografica curata da Tommy Lee Jones, con lo stesso Tommy Lee Jones che interpreta la parte del "Bianco" e il grandissimo Samuel L. Jackson nel ruolo del "Nero".
La lettura non è delle più semplici, proprio perchè pone il lettore di fronte a domande scomode ed inquietanti, pertanto Sunset Limited è, come molti altri lavori di McCarthy, un qualcosa da affrontare solo quando si è nella giusta predisposizione d'animo.
C'è molta filosofia in Sunset Limited, ma è un tipo di filosofia "bassa", che viene dalla strada e che tutti riescono a comprendere anche senza essere costretti a consultare i volumi dei grandi pensatori. 
E poi c'è molta, moltissima religione. O forse sarebbe più corretto dire che si tratta di un continuo dibattito su Dio visto da due persone con una visione d'insieme totalmente opposta.
Bianco e nero quindi, ma non è solo riferito al colore della pelle dei due protagonisti, probabilmente McCarthy ha voluto utilizzare questa metafora per indicare le profonde differenze tra i due.
Il libro che, a mio giudizio, per essere apprezzato appieno necessita di qualche rilettura, è in ogni caso un vero giacimento di aforismi e battute che inchiodano l'immaginazione di chi legge e che gli fa pensare più di una volta: "Ma perchè non ci sono arrivato prima? Eppure è evidente!". 
Prendetevi il giusto tempo quindi, perchè nonostante sia un racconto piuttosto breve, Sunset Limited richiede una certa tenacia. 
Un testo molto introspettivo e che comunque credo sia destinato a suscitare tantissimi interrogativi e che, almeno a me, ha lasciato una strana sensazione di malinconia e tristezza.

BF

Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Sunset Limited (The Sunset Limited)
ed. Einaudi
119 pag.
traduzione di Martina Testa

 


lunedì 14 luglio 2014

47 ronin - George Soulié de Morant (2006)

"Sotto la gelida coltre di neve
Il forte pino per un certo tempo si china
La neve si scioglierà... Quando?
Sotto il sole di domani."
Terasaka Kichiemon

TRAMA
Nel marzo del 1701 il signore del clan di Enya, Asano Takumi-no-kami Naganori, di fronte a ripetute ed ingiustificate offese da parte di Kira, il ministro dei Riti dello Shogun, commise un reato molto grave, ovvero sparge del sangue all'interno dei confini cittadini. A causa delle menzongne del meschino Kira, Asano venne condannato a morte, con l'onore di poter commettere seppuku.
Alla morte del proprio padrone 48 dei samurai che gli avevano giurato fedeltà, oramai divenuti dei ronin, fanno un giuramento di sangue in cui si ripromisero di vendicarlo, riscattandone la memoria e l'onore. Ma la vendetta è un piatto che va consumato freddo: e così per più di un anno i 48 valorosi uomini, guidati da Oishi Guranousuke, tramite raffinate e complesse tecniche di spionaggio prepararono il piano perfetto per uccidere Kira ed estirpare il germe del disonore che li aveva resi orfani del proprio daimyo, anche a costo della loro stessa vita.

RECENSIONE
Rappresentazione perfetta del bushido, la vicenda dei 47 ronin è un misto tra evento storico e leggenda. Quella riportata postuma dal diplomatico francese George Soulié de Morant nel volume che oggi vi proponiamo viene presentata come la versione tramandata direttamente dall'unico sopravvissuto dei 48 samurai del clan di Enya, Terasaka Kichiemon.
Terasaka infatti, come si spiega fin da principio, fu graziato dallo Shogun e gli venne impedito di commettere seppuku, non perché meno coraggioso dei suoi 47 compagni ma in quanto più giovane. A lui venne affidato infatti il compito di rimanere in vita il più a lungo possibile al fine di tramandare le gesta compiute per vendicare Asano, ed è ciò che fece fino alla sua morte nel 1767, all'età di ottantuno anni.
Evento reale o mito che sia, 47 ronin è un affascinante documento, oltre che un romanzo, dal quale si possono apprendere moltissimi aspetti dell'epoca Edo, dall'amore per le poesie e il loro significato alle finissime strategie militari, dalla fermezza nel rispettare il codice del samurai (compresa l'inevitabile fine) all'amore che lo stesso uomo che non avrebbe esitato ad uccidere provava verso i propri cari.
Un'opera fondamentale per qualunque appassionato del Paese del Sol Levante, fortemente consigliata però anche a chi genericamente ama le spy-stories o i romanzi di guerra.

BW

Nella nostra libreria:
George Soulié de Morant
47 ronin (Les 47 Rônins. Le trésor des loyaux samouraïs)
ed. BUR Rizzoli Contemporanea
177 pag.
traduzione di studio pym / Milano

      

lunedì 30 giugno 2014

Il tornado di valle Scuropasso - Tiziano Sclavi (2006)

"E poi ho preso la terapia delle due e cinque.
Mi sono addormentato sul divano.
Ho sognato un disco volante.
Ruotava a un centinaio di metri dal suolo.
Roteava sempre più veloce.
Provocava un tornado.
Il tornado di valle Scuropasso."
Tiziano Sclavi


TRAMA
Un uomo con alle spalle un matrimonio fallito ed un triste passato (non del tutto superato) da alcolista, vive solo in una vecchia villa isolata ai margini di un bosco. Unica sua compagnia Silvestro, il suo gatto, ed una coppia di anziani che ogni tanto lo va a trovare per sbrigargli le faccende di casa.
In questo scenario già di per sè inquietante, l'uomo inizia a sentire strani rumori notturni provenire dal giardino, vede (o crede di vedere) dei fantasmi, è vittima di sinistre allucinazioni (ma sono allucinazioni?) a base di dischi volanti e piccoli umanoidi dai grandi occhi.
Difficile capire come stiano veramente le cose, anche perchè il protagonista sta seguendo una terapia (prescrittagli dal dottor Deicas; chi ha letto Mostri ha già capito) a base di psicofarmaci, che mischia spesso con la birra, fatto sta che l'orrore ed il senso di angoscia che egli prova sono, quelli sì, indiscutibilmente reali.
E nella sua mente profondamente sconvolta da tutto ciò si fa largo ad un tratto un vecchissimo ricordo lontano: quello cioè, del tornado di valle Scuropasso, al quale egli assistette da bambino, rammentando di come ne venne spaventato ed attratto allo stesso tempo.

RECENSIONE
Partendo da un fatto realmente avvenuto e che probabilmente Sclavi visse in prima persona, il famoso "Papà di Dylan Dog" ritorna a scrivere un racconto dopo svariato tempo ed una crisi personale che, si diceva allora, piuttosto acuta.
In effetti non è difficile riscontrare in molti passaggi de Il tornado di valle Scuropasso vari riferimenti riconducibili ad uno stato di profondo malessere da parte di chi narra. Non so se tutto questo sia veramente frutto di un periodo nero di Sclavi oppure no, fatto è che ormai, volente o nolente, lo scrittore pavese si è fatto ormai la fama di "misantropo depresso".
Personalmente, da vecchio fan di Dylan Dog (quello del primo periodo però, la successiva deriva buonista-ecologista-moralistica mi infastidì non poco), penso che Tiziano Sclavi sia innanzitutto un eccezionale cantastorie, uno che viene dalla scuola di un grandissimo come Dino Buzzati e che possiede una capacità di comprensione della paura davvero fuori dal comune. Non a caso egli ha da sempre affiancato all'attività di fumettista/scrittore horror quella di apprezzato autore di libri per bambini. Due mondi che sono strettamente collegati fra loro. Chi riesce a capire i bambini ed a recepire le loro paure, spesso è anche in grado di trasporle egregiamente nell'universo adulto, costruendo veri e propri labirinti di terrore. Un esempio fulgidissimo in questo senso ci viene da H.P. Lovecraft, il quale disse più volte che le spaventose visioni che hanno reso celebri le sue opere ebbero tutte origine nella sua infanzia.
Dopo questo "pippone" che spero non vi abbia troppo annoiato, veniamo a parlare del libro in questione che secondo me rappresenta una specie di esperimento. Sclavi, infatti, credo che metta molto di sè stesso in questo romanzo, più del solito e, pur ribadendo che non so dire quanto ci sia di autobiografico in queste pagine, la scrittura e il modo di descrivere certe atmosfere trasudano un dolore vero, quasi palpabile.
C'è un forte senso di tristezza e di cupa malinconia che mi ha avvolto fin dalle prime righe e che mi ha lasciato alcuni strascichi anche dopo aver terminato il racconto. Questo significa, a mio modo di vedere, che Tiziano Sclavi possiede una certa potenza espressiva, pur senza ricorrere a paroloni, citazioni dotte o altre astrusità pretenziose. 
Poi devo anche dire che la lettura non è sempre facilissima, spesso si fatica a capire cosa sia reale e cosa no e ci sono frequenti ripetizioni di situazioni ed atmosfere, come in una sorta di loop temporale, ma questi sono aspetti dello stile sclaviano che ormai abbiamo imparato da tempo a conoscere ed amare. 
In conclusione mi sento di affermare che Il tornado di valle Scuropasso sia essenzialmente una storia fatta di ossessioni e di spettri che, come un tornado per l'appunto, girano vorticosamente in circolo senza mai fermarsi.
Io lo consiglio senz'altro nonostante, se posso permettermi, 14 euro per un romanzo breve di poco più di 150 pagine mi sembra sia un prezzo un po' eccessivo, anche se l'edizione è indubbiamente ben curata ed esteticamente molto gradevole. 

BF

Nella nostra libreria:
Tiziano Sclavi
Il tornado di valle Scuropasso
ed. Mondadori Strade Blu
153 pag.

 


sabato 28 giugno 2014

3 è il numero perfetto - Sheila O'Flanagan (2006)

"Che cosa strana l'amore, [...] trasforma il tuo cervello in gelatina e ti impedisce di ragionare. E forse è da questo che si capisce di essere veramente innamorati. È quando l'altra persona diventa più importante di quanto si sarebbe mai creduto possibile."
Siobhán Farrell

TRAMA
Tre è il numero perfetto: così la pensa Iona Brannok, che sta tentando di avere un bambino con suo marito, ma che ha appena scoperto che, almeno per questo mese, non c'è riuscita.
Tre è il numero perfetto: così la pensa anche Sally Harper, che con suo marito ne ha già fatta una sedici anni fa di figlie, Jenna, e che credeva di aver finito con pannolini e pappette; e invece, a quarantuno anni, ha appena scoperto che di essere nuovamente ed inaspettatamente incinta, ed è molto spaventata.
Che tre sia il numero perfetto pare pensarlo anche Frank; il problema è uno solo: che Frank è il marito sia di Iona che di Sally, e nessuna delle due è a conoscenza, né sospetta minimamente, dell'altra. L'uomo per più di quattro anni è riuscito a condurre una doppia vita egregiamente, tenendosi al di sopra di ogni sospetto; ma un giorno per una sfortunata serie di coincidenze ha un terribile incidente e viene ricoverato, in coma, all'ospedale. Ed è lì che le due coniugi fanno la raccapricciante scoperta di avere un marito bigamo.
Per cercare di fare luce sulla vicenda e al contempo di aiutarle interviene Siobhán Farrell, giovane poliziotta che, a sua volta, sta avendo qualche problemuccio con il fidanzato Eddie.
Pian piano, superato lo shock e le barriere dovute all'età ed alla gelosia, le due donne cercano di aiutarsi a vicenda in attesa che Frank si svegli dal suo stato di incoscienza, e anche con Siobhán formeranno un legame molto simile ad un'amicizia.

RECENSIONE
Quando ho acquistato 3 è il numero perfetto ero convinta che si trattasse di chick lit, tanto che ero piuttosto restia a postarlo proprio dopo Bridget Jones; dovete infatti sapere che, quando con BarFly pianifichiamo un po' di calendario ogni tot settimane, cerchiamo sempre di alternare il più possibile e di non ripetere troppo frequentemente un autore, o di non proporre due giorni di seguito lo stesso genere.
Per fortuna mi sbagliavo: questo stupendo romanzo di Sheila O'Flanagan, autrice famosa nella sua Irlanda ma ancora piuttosto sconosciuta qui in Italia, è un libro che, pur avendo diversi momenti divertenti (se non altro per quanto sia surreale la situazione), probabilmente verrebbe catalogato come "drammatico". Pure, non sfiora nemmeno per un momento il patetismo, o il moralismo: anziché condannare Frank ci si concentra sui vari rapporti che si formano e si sviluppano tra le persone coscienti, come il difficile rapporto madre-figlia tra Sally e Jenny, o l'ancora più difficile tra le due mogli-rivali in amore. Ogni parola utilizzata dall'autrice nel suo libro è ben ponderata e perfettamente azzeccata, l'unico dubbio che può sorgere è se davvero, nel mondo reale, nella stessa situazione due donne che scoprono di avere il marito in comune possano effettivamente aiutarsi reciprocamente ed arrivare a stringere amicizia e a sentirsi parte di un'unica grande famiglia. Voglio essere ottimista e crederci, ma allo stesso tempo non riesco a fare a meno di pensare che in realtà si fermerebbero alla fase 1: vieni qui che ti strappo i capelli!
Realistico o no, come ho già detto è un romanzo che tocca davvero il cuore, mai in maniera sdolcinata però, e che credo fortemente che anche un pubblico maschile possa apprezzare. Da parte mia, sto già cercando gli altri due libri pubblicati in Italia dalla O'Flanagan, spero proprio di avere fortuna!

BW

Nella nostra libreria:
Sheila O'Flanagan
3 è il numero perfetto (Yours, Faithfully)
ed. Sperling Paperback
509 pag.
traduzione di Alessandra Padoan

 

venerdì 16 maggio 2014

Storia sociale dei gatti - Katharine M. Rogers (2006)

"L'amante dei gatti dà prova di superiorità rifiutando <<socievolezza e disponibilità gratuite, o devozione e obbedienza servili>>. Come il gatto, <<è uno spirito libero [...] la cui unica legge è il proprio patrimonio e senso estetico>>."
Katharine M. Rogers citando H.P. Lovecraft

RECENSIONE
Storia sociale dei gatti è un bellissimo saggio che non parla solo dei gatti: è infatti attraverso i gatti che fa un'analisi storico-sociologica, ma anche culturale e mitologica.
Anche coloro tra voi che leggendo il titolo del post di oggi avessero pensato "Oh, no, ancora gatti!" rimarrebbero probabilmente piacevolmente stupiti da questo piccolo gioiellino, che attraverso i suoi sei capitoli ci parla di come nella storia il felis silvestris catus abbia elevato il suo status da semplice acchiappatopi ad animale da compagnia, da essere demoniaco a status symbol.
I capitoli del saggio sono i seguenti:

1. Da gatto selvatico ad acchiappatopi domestico
2. La magia dei gatti: il bene e il male
3. Coccolati inquilini di case e salotti
4. I gatti e le donne
5. I gatti apprezzati come individui
6. Il fascino del paradosso

I primi tre capitoli trattano fondamentalmente l'aspetto storico, mentre gli ultimi tre approfondiscono quello sociologico. In particolar modo il quarto evidenzia come in passato il gatto venisse associato esclusivamente alla donna, così come il cane all'uomo, e al pari di essa venisse considerato un essere inferiore, maligno e meschino, infido e lussurioso; per fortuna, al giorno d'oggi non vi è più questa discriminazione nei confronti dei mici, anche se non si può dire lo stesso per le donne.
Numerosi in tutto il libro sono i riferimenti ad opere pittoriche e letterarie, nonché le bellissime illustrazioni e fotografie che lo completano e lo rendono un volume ancora più prezioso. Devo ammettere che mi ha dato spunto per cercare alcuni di questi volumi, e non escludo di scrivere qualche post su di essi in futuro.
D'altronde, il binomio gatti-scrittori non è certamente una novità: solo per citarne alcuni, Poe, Lovecraft e Twain, tre illustri rappresentanti dell'ars scribendi, amavano i gatti; celebre è la foto di Mark Twain insieme al suo gattino, celeberrimo è il racconto Il gatto nero di Poe, che peraltro viene magistralmente analizzato proprio in questo saggio.
Storia sociale dei gatti è insomma un saggio che consiglio vivamente non solo ai gattofili, ma anche a tutti coloro che siano interessati alla storia, alla sociologia, alla letteratura, all'arte, alla mitologia... scegliete voi quale può essere la vostra scusa per amare questo libro.


BW

Nella nostra libreria:
Katharine M. Rogers
Storia sociale dei gatti (Cat)
ed. Bollati Boringhieri
195 pag.
traduzione di Caterina D'Amico

 

sabato 26 aprile 2014

Come Dio comanda - Niccolò Ammaniti (2006)

"Non parlare di libertà. Tutti sono bravi a parlare di libertà. Libertà di qua, libertà di là. Ci si riempiono la bocca. Ma che diavolo te ne fai della libertà? Se non hai una lira, un lavoro, hai tutta la libertà del mondo ma non sai cosa fartene. Parti. E dove vai? E come ci vai? I barboni sono i più liberi del mondo e muoiono congelati sulle panchine dei parchi. La libertà è una parola che serve solo a fottere la gente. Sai quanti stronzi sono morti per la libertà e nemmeno sapevano che cos'era?"
Rino Zena


TRAMA
Ambientato a Varrano, immaginaria cittadina nel cuore del nord est più agiato ed industrializzato, Come Dio comanda racconta la storia di un padre vedovo, Rino Zena, disoccupato, alcolista, violento e dalle idee vagamente filo-naziste, ed il figlio tredicenne Cristiano, insicuro e alla ricerca dei primi, timidi approcci con l'altro sesso.
I loro unici amici sono altri due emarginati: Corrado Rumitz, detto "Quattro Formaggi" a causa della sua passione per quel tipo di pizza, è un docile ed innocuo ragazzone che soffre di disturbi psichici, mentre Danilo Aprea è un uomo divenuto schiavo dell'alcool in seguito ad una grave tragedia che lo ha colpito.
Insieme passano le loro giornate vagabondando qua e là alla ricerca di qualcosa da fare, per cercare di sfuggire alla noia che avvolge la vita di un piccolo centro di provincia. Ed è proprio per noia e per cercare di dare una svolta alle loro vite che, una sera, decidono di tentare una rapina ad uno sportello bancomat. Una cosa facile, sicura e senza far male a nessuno.
Almeno fino a che, con una serie di colpi di scena tragicamente beffardi, il destino (o chi per lui) non ci mette lo zampino.

RECENSIONE
Vincitore del Premio Strega 2007, Come Dio comanda ha ricevuto alterni giudizi dalla critica specializzata: chi lo ha esaltato e chi lo ha stroncato. A me, per quel che può valere, non è per nulla dispiaciuto.
Il libro narra innanzitutto del legame fortissimo tra un padre tutt'altro che esemplare, ed il figlio adolescente. Soprattutto parla della paura, fortissima, che qualcuno (o qualcosa) possa separarli. Tutto questo nonostante Rino sia un personaggio non proprio raccomandabile e che spesso tratti abbastanza duramente il ragazzo, costringendolo anche a compiere azioni stupide o pericolose, a suo modo di vedere per abituarlo alle asprezze della vita. E Cristiano, a dispetto di tutto questo, continua a voler bene a suo padre e a rispettarlo profondamente. 
Sullo sfondo, un piccolo comune dove regna il benessere, con le sue fabbriche, la sua tangenziale e l'immancabile centro commerciale, un posto come tanti altri nel Nord Italia, dove però la gente è sempre più lobotomizzata dalla televisione e dai suoi falsi miti e dove il rapporto umano ormai sta scomparendo quasi del tutto. Alla fine infatti, Ammaniti fa capire che probabilmente le uniche persone che abbiano qualche valore, seppur distorto, sono proprio gli sbandati del paese, coloro che da tutti vengono considerati i falliti.
I personaggi poi, a mio avviso, sono ben caratterizzati e presentano un alto livello di umanità, e specialmente quando lo scrittore romano racconta la sfortunata e penosa storia di Danilo, è difficile rimanere insensibili. Un altro personaggio minore ma tratteggiato molto bene è l'assistente sociale di Cristiano, Beppe Trecca, un individuo piuttosto squallido e perfettamente plausibile nella nostra società, una figura di adulto mai cresciuto completamente, pieno di complessi, sensi di colpa e insicurezze.
Su tutto ciò, aleggia inevitabilmente una forza superiore, una divinità quasi biblica nella sua spietatezza, e che in una notte di tempesta decide di cambiare per sempre l'esistenza di quasi tutti gli attori principali di questa storia, assegnando loro un copione del tutto inaspettato.
So che a molte persone Come Dio comanda non è piaciuto, e leggendo alcune critiche sono anche riuscito a immaginare come mai ciò sia potuto succedere. Questo è un libro che, pur non essendo un capolavoro assoluto, è destinato comunque a dividere nettamente in due i lettori. Probabilmente per i temi affrontati, per il modo in cui è scritto e forse, dico io, anche per qualche piccolo pregiudizio nei confronti dell'autore. Che magari non sarà Dickens, ma che in questo romanzo secondo me è riuscito a costruire una trama coinvolgente e molto credibile, che fila via liscia senza annoiare e che, cosa che non guasta mai, fa anche riflettere. 
Ognuno è giusto che abbia la propria opinione, e guai se non fosse così, però Come Dio comanda a me è piaciuto. Ed è più che sufficiente per parlarne bene.

BF

Nella nostra libreria:
Niccolò Ammaniti
Come Dio comanda
ed. Mondadori
425 pag.






lunedì 24 marzo 2014

C'era una volta un re... Ma morì - AA. VV. (2006)

"La baciò dappertutto, dappertutto, dappertutto. Dappertutto, meno... meno che sulla bocca!
<<Per forza, se no quella si svegliava. Mica so' fesso!>>"
Un principe azzurro, da "C'era una volta un re... ma morì - La madre di tutte le fiabe"

RECENSIONE
Breve antologia di fiabe, C'era una volta un re... Ma morì è un carinissimo libro "per bambini piuttosto cresciuti" che solleticò la mia curiosità svariati Natali fa, tanto da spingermi a regalarlo a BarFly (palesissimo caso di regalo-boomerang!).
Per una che, come me, è cresciuta a pane e Broncoviz, una raccolta di favole surreali e spassose il cui titolo è tutto un programma era irresistibile. E, una volta letta, si è confermata degna delle mie aspettative.
Gli AA.VV. sono diversi comici tra i più famosi del panorama nazionale, e alcuni sono riusciti a sfornare delle brevi storie che sono delle vere e proprie chicche. Prima tra tutte proprio quella che dà il titolo alla raccolta, scritta da Gnappo (il pupazzo celebre per portare una sfiga clamorosa) e l'ex Broncoviz Ugo Dighero: grasse risate garantite!
Altri due esempi molto riusciti sono, a mio avviso, Otto il passerotto e la Fata Maldestra  di Lillo e Greg, e La principessa Camillona di Gioele Dix. Quest'ultima, in particolare, non fa tanto ridere per la fiaba in sè, bensì per la situazione: è infatti la descrizione del tentativo da parte del cabarettista ed attore milanese di fare addormentare la figlia cinquenne raccontandole, come tutte le sere, la fiaba inventata da lui. Sono sicura che molti genitori si rivedranno nei panni del povero Dix!
Non potendo parlare di tutti i capitoli, segnalo infine Super Zurba di Stefano Disegni, fantozziana storia di un supereroe che non si ricorda quale sia il suo superpotere, con risultati alquanto esilaranti.
Certamente non merita il Premio Pulitzer, ma se siete alla ricerca di una lettura leggera, rilassante e divertente senza dubbio C'era una volta un re... Ma morì è un libro da prendere in considerazione.

BW

Nella nostra libreria:
AA. VV.
C'era una volta un re... Ma morì. Fiabe che finiscono abbastanza bene
ed. Einaudi Stile Libero Extra
109 pag.

  

venerdì 3 gennaio 2014

I segreti erotici dei grandi chef - Irvine Welsh (2006)

"È solo un cuoco del cazzo... quanti stronzi come lui alla fine si credono Napoleone."
Danny Skinner

TRAMA
Danny Skinner è un giovane di successo, è simpatico, bello, carismatico e ama ogni genere di divertimento. La sua vita potrebbe essere perfetta, se non fosse per due grossi nei: il primo, che lo segna da tutta la vita, è quello di non sapere chi sia suo padre; Beverly, la madre, ex "punk n° 1 di Edimburgo", da sempre si rifiuta di dirgli chi sia stato quasi ventiquattro anni prima a metterla incinta.
Il secondo motivo di fastidio invece è più recente, e legato alla sua professione. Danny infatti lavora come Ispettore di Igiene Ambientale del comune, ed ultimamente è entrato in contatto ed in conflitto con il timido e "sfigato" collega Brian Kibby, che sembra essere il suo esatto contrario.
Se normalmente Danny non può proprio soffrire Brian, quando il padre di quest'ultimo si ammala gravemente comincia a peggiorare amcora di più il suo modo di vedere il collega, come se questo episodio avesse scatenato in lui un attacco acuto di gelosia.
Agli occhi di Skinner tutto sembra però andare per il verso giusto quando anche Brian contrae una malattia misteriosa ed apparentemente incurabile. Ma la sorte, si sa, è capricciosa, e sempre pronta a tendere agguati dietro l'angolo. 

RECENSIONE
Ispirandosi ad un grande classico della letteratura mondiale, come uno dei grandi chef citati dal titolo Welsh ha saputo aggiungere qualche ingrediente qua e là ricreando una vera e propria prelibatezza dal retrogusto amaro.
Non posso e non voglio svelarvi quale sia la sua famosa fonte d'ispirazione, altrimenti che gusto c'è a scoprirla leggendo questo romanzo dello scrittore scozzese? Vedrete che comunque non avrete alcuna difficoltà nel riconoscerla.
Come sempre Welsh ci colpisce con il suo stile crudo e sferzante, impietoso ed ironico, che non manca di strappare al lettore grasse ghignate alle spalle del malcapitato di turno, a volte anche per situazioni piuttosto drammatiche.
Trovo che, un po' come Una testa mozzata, seppur in modo diverso, anche I segreti erotici dei grandi chef si distacchi da quello che è il classico plot alla Welsh. Forse rispetto ad altri suoi libri famosi è addirittura "edulcorato" (sia ben chiaro, non aspettatevi arcobaleni ed unicorni, e nemmeno un linguaggio all'acqua di rose).
E può essere che sia proprio questa sua particolarità che me lo fa preferire, tanto da averlo scelto per il post di quest'oggi.
Oppure è stato il mio lato discolo stuzzicato dalla geniale impostazione grafica a cura di Guido Scarabottolo: badate, non mi riferisco solo all'immagine della cover; per capire di cosa sto parlando dovrete buttare un occhio anche alla quarta di copertina.

BW

Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
I segreti erotici dei grandi chef (The Bedroom Secrets of the Master Chefs)
ed. Guanda Editore
432 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola

 

martedì 31 dicembre 2013

La strada - Cormac McCarthy (2006)

"Quando ce ne saremo andati tutti qui resterà solo la morte, e anche lei avrà i giorni contati. Vagherà per la strada senza niente da fare e nessuno a cui farlo."
Ely


TRAMA
Prossimo futuro. Il pianeta è ridotto ad un ammasso di cenere fumante, il cielo è continuamente coperto da uno spesso strato di fuliggine, l'aria è malsana, degli animali non v'è più traccia e le città non sono altro che cumuli di macerie. Freddo e pioggia ovunque, il sole quando c'è è talmente pallido e malato che non è più in grado di riscaldare nulla ed il mondo ormai non è che una landa desolata e priva di colore. Si sa che c'è stata una catastrofe, forse una guerra nucleare, ma non si riesce a capire di preciso cosa sia successo anche perchè tutto è stato spazzato via, persino i ricordi.
I pochi sopravvissuti si muovono in orde di disperati che non esitano a compiere le peggiori atrocità pur di sopravvivere oppure vagano solitari in attesa della fine meno dolorosa possibile.
In questo scenario di morte e devastazione, seguiamo il percorso di un padre col suo figlioletto, entrambi senza nome, che cercano di sopravvivere giorno per giorno mentre sono diretti verso sud, alla ricerca (forse) di un clima più clemente. Le poche cose che hanno (un binocolo, qualche coperta, le rimanenti scatolette di cibo) sono accatastate dentro un vecchio e sgangherato carrello da supermercato, mentre l'unica arma che possiedono è una pistola che contiene solo due pallottole: una per ciascuno, per quando giungerà il momento.

RECENSIONE
Leggere un libro di McCarthy non è un passatempo piacevole. Le storie che egli racconta non sono gradevoli. Da parte mia posso dire che adoro il suo stile estremamente minimalista, il suo modo di descrivere i paesaggi e certe atmosfere molto particolari; ma i suoi romanzi non sono adatti a chi ha lo stomaco debole o è molto impressionabile.
La strada, che tra le altre cose è valso a McCarthy il Premio Pulitzer, è la conferma di tutto ciò ed anche di qualcosa di più. In primo luogo ci fa capire pienamente, se mai avessimo avuto dei dubbi in proposito, che lo scrittore originario del Tennessee è un autore dotato di un talento straordinario e che, pur non essendo più giovanissimo, possiede ancora una mente molto sveglia ed una visione sul mondo chiara e lucidissima, molto più di tanta altra gente ben più giovane di lui.
In seconda analisi, sappiate che questo è un libro che fa soffrire. In pochissime pagine verrete catapultati in un mondo dove il passato è solo un vago ricordo, il futuro inesistente e dove il presente significa lottare quotidianamente per sopravvivere il più a lungo possibile, ben consci del fatto che probabilmente non ne vale neppure la pena. 
Un'altra caratteristica di McCarthy è quella già ravvisata anche in Figlio di Dio, e cioè quella di non descrivere dettagliatamente al lettore l'orrore che si trova davanti, ma di farglielo solo intuire lasciandolo così nell'angoscia e nell'inquietudine più totale.
Un romanzo che trasuda disperazione, ma che è anche capace di regalare momenti di grande potenza narrativa, e che potrebbe anche far scendere qualche lacrima in quanto il fortissimo sentimento di protezione reciproca che lega il padre al figlio rappresenta qualcosa di grandioso e dispensa emozioni talmente violente non facili da ritrovare in un'opera di narrativa.
La strada è un romanzo che forse a qualcuno potrà apparire eccessivamente lento e disturbante (non sono d'accordo ma posso capire), ma che in realtà è un capolavoro che bisognerebbe davvero trovare la forza di affrontare. Forse non subito, magari è meglio aspettare di essere nel mood giusto ma io vi consiglio di cuore di farlo. Un libro veramente da vivere, prima ancora che da leggere.

BF


Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
La strada (The Road)
ed. Einaudi
218 pag.
traduzione di Martina Testa








sabato 30 novembre 2013

Dolci colline di sangue - Douglas Preston & Mario Spezi (2006)

"Io son stato a fa' delle merende co' i' Pacciani"
Mario Vanni al processo per gli omicidi del Mostro di Firenze

RECENSIONE
Il caso del Mostro di Firenze è forse stato per l'Italia ciò che Jack lo Squartatore è stato per l'Inghilterra: una serie misteriosa di omicidi per mano di una o più altrettanto misteriose figure. Ma al contrario del serial killer che macchiò di sangue la Londra del 1888, per il quale non fu mai dato un volto al colpevole, alcune delle figure che ruotano intorno ai delitti della campagna toscana sono ben note: il pittoresco Pietro Pacciani ed i suoi "compagni di merende", Mario Vanni e Giancarlo Lotti.
Un giorno stavo spulciando nella nostra libreria nella sezione nera, ed ho trovato questo libro, Dolci colline di sangue, comperato e letto anni addietro da BarFly. Mossa dalla curiosità di saperne qualcosa di più su Cicci, il mostro di Scandicci (come era stato nominato all'epoca dei fatti l'assassino delle coppiette), decisi di leggerlo.
Il libro è scritto bene, i fatti sono raccontati in maniera precisa ed in chiave giornalistica. Ciò che però ho trovato assurdamente fastidioso ed irritante è stato il perenne ed invadente narcisismo che permea praticamente ogni pagina del libro a favore di uno dei due autori, Mario Spezi. Non solo, ma tutto ciò viene fatto in maniera stupidamente subdola e fintamente modesta: non è infatti lo stesso Spezi che "si loda e s'imbroda", ma lascia che a fare tutto ciò sia la voce narrante del libro, l'americano Douglas Preston, che lo esalta quasi a divinità onniscente, perseguitato dalla magistratura, povero, piccolo Mario!
Non entro assolutamente nel merito di come sono andati i fatti: prima di tutto io non c'ero (ho un alibi di ferro, sono nata solo pochi mesi prima dell'ultimo delitto); in secondo luogo, poliziotti e magistrati hanno compiuto le indagini del caso ed emesso le relative sentenze dopo il famoso processo che all'epoca fu trasmesso dal programma televisivo Un giorno in pretura, con elevatissimi tassi di ascolto. Sottolineo comunque che un'opinione mia, documentandomi con questo ed altri libri sull'argomento, me la sono fatta, e non corrisponde con quella degli autori.
Ma ciò che critico è proprio questo atteggiamento che reputo poco professionale dal punto di vista giornalistico di non riferire i fatti in maniera oggettiva. Altri autori, come ad esempio Michele Giuttari, sono riusciti a scrivere libri sullo stesso argomento in maniera molto più neutrale ed obiettiva.
Se volete leggere dei saggi su questa oscura vicenda che ha macchiato per sempre quei bellissimi luoghi della campagna toscana, rimane comunque un libro da tenere in considerazione, tenendo però presente di come è stato scritto. Di sicuro non è il primo che vi consiglierei. 

BW

Nella nostra libreria:
Douglas Preston & Mario Spezi
Dolci colline di sangue. Il mostro di Firenze
ed. G+J/Mondadori
345 pag.


martedì 5 novembre 2013

Autosole - Carlo Lucarelli (2006)

"Luci rosse e gialle che frenano, rallentano e piano piano si fermano. L'autostrada diventa un serpente dalle scaglie fitte, che attende immobile sotto al sole rovente, respirando piano."
Carlo Lucarelli

RECENSIONE
Nato inizialmente come una serie di racconti giornalieri apparsi nell'estate 1997 sul quotidiano "l'Unità", e successivamente pubblicati sotto forma di romanzo, Autosole rappresenta una sorta di "vacanza" dell'autore dal suo genere prediletto, il noir.
Una vacanza piacevolissima e molto divertente, diciamolo senza indugio.
Carlo Lucarelli racconta varie storie brevissime, tutte ambientate in autostrada durante una calda giornata d'agosto dove i capitoli hanno come titolo i modelli delle macchine (Bravo azzurra, Megane argentata, Punto bianca...) a bordo delle quali avvengono dialoghi, telefonate, colloqui interiori e molto altro.
Assistiamo così alla vicenda di un camionista soprannominato "Macho", che però scopriamo essere innamorato del trans Luana, oppure veniamo coinvolti emotivamente nella disperata fuga di un rapinatore che durante un colpo è stato ferito da una guardia giurata e si trova improvvisamente bloccato in mezzo ad una lunga colonna. Poi c'è l'autista di pullman che si occupa delle gite sociali per anziani, che lui detesta. Ed ancora un'orchestra di liscio in viaggio verso la prossima esibizione o una ragazza che si trova in autostrada solo perchè intende abbandonarvi il cane.
Sono tanti brevi flash che ci permettono di osservare una umanità sfaccettata, stravagante e disperata. Lucarelli possiede la capacità innata di riuscire ad attirare subito l'attenzione del lettore con quella sua scrittura lineare e fluida ma che presenta sempre un piccolo tocco di surreale, e che riesce spesso a sorprendere.
Di certo lo scrittore emiliano sa bene come sviluppare le situazioni e caratterizzare i personaggi, ne abbiamo un'ulteriore riprova in questo libretto (poco più di cento pagine) dove in pochissime righe riesce a rendere vivi e credibili coloro che si rendono protagonisti delle grottesche vicende che si snodano tra le pagine di Autosole.
Una lettura che, sebbene non sia imperdibile, mi sento di consigliare a tutti in quanto, oltre ad essere una parentesi  indubbiamente ben riuscita, costituisce anche l'ideale boccata d'aria fresca tra un mistero e l'altro.

BF


Nella nostra libreria:
Carlo Lucarelli
Autosole
ed. Rizzoli
115 pag.