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giovedì 31 luglio 2014

Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo - Jerome K. Jerome (1895)

"Quando non giocava a tennis o si esercitava a giocare a tennis, o leggeva cose di tennis, parlava di tennis. A quel tempo, il personaggio più importante del mondo tennistico era Renshaw, e continuò a nominarmi Renshaw fino a che, in cuor mio, non crebbe un cupo desiderio di uccidere Renshaw, senza farmi né sentire né vedere, e quindi seppellirlo.
In un pomeriggio di pioggia intensa mi parlò di tennis per tre ore filate. Dopo il tè accostò la sedia alla finestra, accanto a me, e attaccò:
<<Avete mai notato il modo in cui Renshaw...>>
Io dissi:
<<Ammettiamo che uno prenda un fucile - parlo di uno con un'ottima mira - vada da Renshaw e gli spari, facendolo secco, voi tennisti riuscireste a scordarvelo e a parlare di qualcos'altro?>>
<<Oh, ma chi sparerebbe mai a Renshaw?>> disse indignato.
<<Non importa, ammettiamo che qualcuno lo faccia>>
<<Bè, allora ci sarebbe suo fratello>> rispose.
Me n'ero dimenticato."
Jerome Klapka Jerome (da 'Il cultore di hobby')

RECENSIONE
Amici generosi ma casinisti, persone altruiste fino a risultare moleste, signorine capricciose. E ancora: mogli dispotiche, bambini terribili, gatti diabolici...
È tutto racchiuso qui, in breve, il mondo di Jerome. Ed è sempre da qui che lo spassosissimo scrittore inglese prendeva spunto per i suoi divertenti racconti altamente vietati a chi è abituato a prendersi troppo sul serio. La sublime arte dello sberleffo, della presa in giro alle mode e alle manie che già allora imperversavano nel Regno Unito, il tutto raccontato con un sarcasmo spesso davvero graffiante ma mai offensivo. 
In questo volumetto di un centinaio di pagine troviamo una serie di brevi storie che Jerome scriveva abitualmente per alcune riviste con lo scopo di raggranellare qualche sterlina in più durante i periodi "di magra". Ma, sebbene non siamo certamente ai livelli altissimi di I pensieri oziosi di un ozioso o della sua opera più nota, quel Tre uomini in barca scritto quasi per scherzo, si commetterebbe un grave errore a considerare questa raccolta come un libro di "serie B" o, ancora peggio, un banale riempitivo per completare una sezione della libreria.
Già perchè, se è pur vero che in Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo sono presenti un paio di racconti un po' di maniera, va anche detto che diversi episodi sono, ancora una volta, tutti da ridere. Un esempio lampante in tal senso è senza dubbio L'uomo che "badava" oppure L'uomo distratto, stupendi resoconti delle nevrosi e delle ossessioni che già alla fine del XIX secolo colpivano l'uomo moderno, come avviene anche in L'uomo abitudinarioLo spirito di Whibley o ne Il cultore di hobby, dove viene analizzata e messa in ridicolo la frequente tendenza dell'adulto a divenire a tutti gli effetti una vittima dei propri riti, delle proprie credenze e delle proprie passioni.
Nella bellissima prefazione a questo volume a cura di Francesco Piccolo, c'è un passaggio assolutamente illuminante che credo valga la pena di riproporre:
"In tempi bui, ha più valore anche il mondo di Jerome. In tempi bui, stuzzicare buonumore, intelligenza e analogie impensabili, è una specie di beneficenza per l'umanità." 
E allora, se per caso vi sentite un po' giù pensando alle miserie dell'attuale comicità italica fatta principalmente di stantii luoghi comuni e battute squallide, lasciatevi andare, rilassatevi e fatevi condurre dalla sapiente mano di uno dei più grandi umoristi di sempre, senza deprimervi troppo perchè "non può piovere per sempre", oppure, per citare lo stesso Jerome, è risaputo che:
"Ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell'uomo a cui presentarono il conto per il funerale della suocera".
Ed ora pensate a Zelig, Colorado o ai benvenuti al sud/nord e altre amenità del genere che molti hanno pure il coraggio di spacciare per "comicità intelligente".
Ok, deprimetevi pure.

BF

Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo. Storie e bozzetti in verde, blu e lavanda (Sketches in Lavander, Blue and Green)
ed. Edizioni Spartaco
109 pag.
traduzione di Giovanni Giri




mercoledì 16 luglio 2014

Altamente esplosivo - Joe R. Lansdale (2010)

"La testa di Leroy fu percorsa da una serie di idee, alcune delle quali implicavano un filo teso a mezza altezza e che si concludevano tutte con qualche tipo di trionfo per lui e con Draighton steso supino, intento a rialzarsi come uno scarafaggio rovesciato"
Joe R. Lansdale, da 'Re delle Ombre'

RECENSIONE
Uno scrittore prolifico come il buon vecchio Joe R. non può ovviamente limitarsi a scrivere romanzi, ma per forza di cose produce anche racconti brevi, dai quali magari successivamente sviluppa storie più lunghe e strutturate.
Tra l'enorme quantità di short novels dell'autore di Nacogdoches, Fanucci ha selezionato 10 racconti inediti e da essi ha pubblicato la raccolta che vi proponiamo oggi, intitolata Altamente esplosivo.
10 storie diverse tra loro, che permettono al lettore ghiotto di lansdaliate di gustarsi scenari alla 1984, western classici ma anche dalle spiccate tonalità dark, personaggi horror con uno spiccato senso dell'umorismo e così via, soddisfacendo tutti i gusti.
Lansdale non delude, e come sempre si dimostra uno scrittore estremamente eclettico con il talento naturale di spaziare da un genere all'altro senza alcuna fatica. Forse Altamente esplosivo non sarà il suo libro migliore o il più rappresentativo, ma sicuramente chi già conosce ed apprezza l'autore del Texas orientale rimarrà soddisfatto da queste dieci piccole chicche che, come afferma lo stesso Lansdale nella prefazione, sono state scelte da lui personalmente tra le sue preferite o tra quelle più amate dal pubblico americano.
Un'occasione da non farsi scappare per amare ancora di più questo narratore poliedrico ed avere una visione a 360 gradi del suo indiscutibile talento creativo.

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Altamente esplosivo. 10 racconti inediti (Drive-in Date; Surveillance; Dirt Devils; The Long Dead Day; The Gentleman's Hotel; Big Man: A Fable; King of Shadows; White Mule-Spotted Pig; It Washed Up; Hide and Horns)
ed. Fanucci Editore
234 pag.
traduzione di Luca Conti


   

domenica 13 luglio 2014

Una rosa per Emily - William Faulkner (1997)

"Quando morì Miss Emily Grierson tutta la nostra città andò al funerale: gli uomini con una specie di rispettoso affetto per un monumento caduto, le donne soprattutto per la curiosità di vedere l'interno della sua casa, che da almeno dieci anni nessuno, tranne un vecchio domestico con mansioni di giardiniere e di cuoco, aveva più visto."
William Faulkner, da Una rosa per Emily

TRAMA (MISS ZILPHIA GANT)
Quando Mrs. Gant scopre che il marito se ne è andato di casa con un'altra donna e non ha intenzione di fare ritorno da lei e dalla loro bambina Zilphia, affida la figlioletta ad una vicina e regala ai due amanti l'opportunità di stare insieme per sempre.
Tornata a casa, inizia una nuova vita insieme a Zilphia, che per proteggere cercherà di tenere segregata in casa, lontana dagli uomini che potrebbero spezzarle il cuore, in una sorta di gabbia dorata (ma non troppo) che forse non è ciò che la ragazza vorrebbe.

TRAMA (UNA ROSA PER EMILY)
Una donna, Miss Emily Grierson, da sempre sotto lo sgurdo vigile di tutto il paese, che silenziosamente la giudica e per lei prova pena, compassione e pietà. Ma a Miss Emily tutto ciò non interessa, forse non ne è nemmeno consapevole; nei suoi pensieri c'è solo l'amore per un uomo con il quale solo alla morte del padre spera di coronare il proprio sogno.

TRAMA (ADOLESCENZA)
Juliet è una giovane ragazza che va a vivere con la nonna. Con la donna ha un bel rapporto, ma quando conosce Lee, il suo primo amico, il suo primo amore, si scontra con la mentalità bigotta ed ipocrita della sua generazione, e si vede costretta a rinunciare al suo rapporto con il ragazzo.

RECENSIONE
Approcciarsi per la prima volta ad un gigante della letteratura come William Faulkner, Premio Nobel per la Letteratura 1949, Premio Pulitzer 1954 ed al quale è intitolato l'omonimo premio letterario, può intimorire anche il più scafato dei lettori. Per questo cominciare con la raccolta di racconti Una rosa per Emily può essere una soluzione: le tre storie sono brevi, e fanno sparire quel timore reverenziale che si può provare verso l'autore di New Albany, ma allo stesso tempo possono dare un'idea del suo stile letterario.
Composta da tre dei suoi racconti, dà una panoramica della società del Profondo Sud Americano e della ristrettezza della sua mentalità e del suo approccio verso le donne. Donne forti, ma allo stesso tempo incatenate al proprio ruolo, anche dalle loro stesse famiglie, che si vedono negata la possibilità di vivere la propria vita liberamente.
Il primo racconto (mi perdonino gli esperti) mi è sembrato un racconto di Verga ambientato nel West: il modo in cui descrive Zilphia e la madre mi ha ricordato molto il racconto La lupa che lessi tanti anni fa, non tanto per il contenuto quanto per l'approccio, la pietà che si prova verso queste figure femminili, l'immagine che dà l'autore dietro la quale però si vede perfettamente quella reale della donna.
Il secondo invece, più famoso e che dà il titolo alla raccolta stessa, mi è sembrato come se Steinbeck e Poe avessero scritto a quattro mani una sceneggiatura per Alfred Hitchcock. Non posso dirvi il perché, non volendo spoilerare, ma sarei curiosa di sapere se anche a qualcun'altro questa storia ha dato la stessa impressione.
L'ultimo, infine, tratta di un argomento antichissimo e modernissimo allo stesso tempo, quella del divario generazionale. La nonna di Jule, nonostante con lei sia affettuosa e amorevole più di quanto non lo sia mai stato il suo stesso padre o la matrigna, è intrappolata nei rigidi schemi della società dell'epoca, e quando scopre che la ragazzina ha un amico non si rallegra per lei e per la sua felicità, ma si preoccupa perché "ha distrutto ogni possibilità di trovarle un marito ricco e rispettabile". Ma nella protagonista vediamo ugualmente quella scintilla che porterà le donne a lottare per la propria emancipazione.
Una rosa per Emily è dunque un libro sulle donne, privo però di ogni elemento che possa infastidire o renderlo noioso o, ancora peggio, patetico, un'opera che dimostra la grandezza di un autore come Faulkner. Umilmente ammetto che sicuramente non ho colto tutti gli elementi di questa raccolta e di questo autore, nuovo per me. Ma sicuramente l'impressione che ho avuto è stata ampiamente positiva, e in futuro mi riprometto di leggere altri romanzi.

BW

Nella nostra libreria:
William Faulkner
Una rosa per Emily (A Rose for Emily)
ed. Adelphi
99 pag.
traduzione di David Mezzacapa e Luciana Pansini Verga

  

venerdì 11 luglio 2014

Milano calibro 9 - Giorgio Scerbanenco (1969)

"Vi sono dei casi in cui la giustizia non basta, e occorre la vendetta."
Aureliano Arazzi (da 'Preludio per un massacro estivo')

RECENSIONE
Ventidue storie nere come il sangue raggrumato, una più feroce e crudele dell'altra, compongono Milano calibro 9, eccezionale antologia del padre del noir italiano, Giorgio Scerbanenco.
Sono gli anni sessanta, un periodo molto particolare durante i quali si stava vivendo un profondo cambiamento e l'Italia stava attraversando quella fase in cui sarebbe passata dall'essere un paese prevalentemente agricolo e contadino a diventare una potenza industriale. Le campagne così si spopolarono sempre più e moltissima gente si riversò nelle grandi metropoli del nord, attratte dal "miracolo italiano", con il miraggio di dare una svolta alla propria vita. 
Città-simbolo di questa trasformazione fu senza dubbio Milano, che accolse nelle sue fabbriche tantissimi lavoratori provenienti da tutto il paese, ma che inevitabilmente attirò anche l'interesse della criminalità organizzata, attratta dal grande giro di affari che gravitava intorno al capoluogo lombardo.
Ed è in questo modo che Scerbanenco, con la sua tipica scrittura dura come l'acciaio e terribilmente essenziale, diede vita a questi racconti che trasudano violenza, disperazione, miseria e morte: semplicemente osservando la realtà che vedeva intorno a sè ogni giorno.
Scerbanenco è spietato, le sue storie sono affreschi di una società allo sbando, individui irrecuperabili, persone irrimediabilmente corrotte... Eppure sa anche cogliere con una grazia inaspettata piccoli momenti (e forse qui emerge il suo passato di autore di romanzetti rosa) di tenerezza e di amore, dove si intravede quasi una fiammella di speranza. Fiammella che però viene spenta quasi subito dall'avidità e dalla cattiveria degli uomini. È difficilissimo infatti, nei libri di Scerbanenco, che qualcuno riesca a redimersi del tutto: chi nasce criminale spesso muore anche come tale. 
Ed abbiamo così gente torturata, percossa fino alla morte, persone bruciate vive, sepolte vive, fatte a pezzi; un autentico campionario di piccoli e grandi orrori descritti con un cinismo raggelante che magari ad un lettore dei giorni nostri avvezzo a certe letture non impressiona più di tanto, ma bisogna sempre tenere presente che questa è tutta roba che venne scritta e pubblicata all'epoca in cui Iva Zanicchi cantava "Prendi questa mano, zingara" e forse l'impatto sul pubblico di allora fu un tantino diverso.
A mio parere non c'è un episodio veramente brutto in questa straordinaria raccolta, si tratta infatti di ventidue gemme grezze noir tra le quali spiccano sicuramente In pineta si uccide meglio, Bravi ragazzi bang bang, Piccolo Hôtel per sadici, Vietato essere felici, Non si vive di solo poker, A Porta Venezia con paura, Milano Centrale ammazzare subito e La vendetta è il miglior perdono, ma anche gli altri non sono assolutamente da meno. Da segnalare inoltre che dai racconti di Milano calibro 9 sono state tratte diverse pellicole, tra le quali le più note sono sicuramente l'omonimo film (splendido) di Fernando Di Leo e Spara che ti passa (pessimo) di Carlos Saura, con Antonio Banderas e Francesca Neri.
Fate una prova: aprite questo libro in un punto a caso e mettetevi a leggere. Vedrete che verrete risucchiati senza quasi rendervene conto in queste storie brutte, sporche e cattive, come si diceva ai tempi di Scerbanenco.

BF

Nella nostra libreria:
Giorgio Scerbanenco
Milano calibro 9
ed. Garzanti
354 pag.

 

lunedì 7 luglio 2014

Le memorie di Sherlock Holmes - Arthur Conan Doyle (1894)

"<<Lei ha stuzzicato la mia curiosità. Perchè poco fa ha detto che c'erano motivi particolari per cui io dovessi occuparmi di questo caso?>>
<<Perchè è stato il primo su cui io abbia indagato.>>"
John Watson e Sherlock Holmes (da 'Il mistero della Gloria Scott')

RECENSIONE
Straordinaria raccolta di racconti pubblicati originariamente sulla rivista "Strand", Le memorie di Sherlock Holmes può essere tranquillamente considerata la punta dell'iceberg a livello di genialità e di estro di tutta quanta la produzione di Conan Doyle, almeno per quanto riguarda la figura del celeberrimo investigatore londinese.
Questa antologia infatti comprende non solo episodi strafamosi e che costituiscono delle vere e proprie eccellenze in tema di mystery, come ad esempio Silver Blaze, La faccia gialla o Il trattato navale, ma rappresenta anche una sorta di ideale compendio della vita investigativa del detective di Baker Street.
Abbiamo così la possibilità di leggere in questo modo, tramite i soliti, dettagliatissimi resoconti del dottor Watson, di due casi che hanno per protagonista un Holmes giovanissimo, addirittura poco più che adolescente: Il mistero della Gloria Scott e Il cerimoniale dei Musgrave. Si prosegue così lungo tutto la carriera del Nostro, fino al racconto finale, quel famigerato L'ultima avventura che nelle intenzioni dello scrittore scozzese avrebbe dovuto far calare definitivamente il sipario sul suo personaggio più amato decretandone la morte, ma che Conan Doyle si vedrà in seguito quasi costretto a "resuscitare" a causa delle numerosissime e decise proteste dei fan.
Come se tutto questo già non bastasse ad invogliarvi alla lettura di questo grandissimo classico della letteratura gialla, vi segnalo inoltre che, oltre ad introdurre una figura che diverrà importantissima negli sviluppi futuri del personaggio (sto parlando naturalmente del Professor Moriarty, che diverrà il principale antagonista di Holmes ed uno dei più noti villain di sempre) Le memorie di Sherlock Holmes ci permettono altresì di fare la conoscenza di Mycroft, fratello maggiore di Sherlock. Egli, che fa la sua prima apparizione nel racconto L'avventura dell'interprete greco, è a mio modesto parere un altro personaggio assolutamente geniale, che amo moltissimo e che meriterebbe da solo una lunga descrizione a parte, dato il suo enorme acume ed il carattere se possibile ancora più stravagante rispetto a quello del fratello minore. 
Come già si sarà capito io sono un grandissimo appassionato di Sherlock Holmes, ai limiti del fanatismo, e per quanto mi riguarda ogni piccola cosa che lo riguarda sarebbe assolutamente da leggere, fatto sta che, tra tutte le svariate opere che Conan Doyle gli ha dedicato, questa secondo me è qualcosa di davvero imperdibile ed irrinunciabile.

BF


Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes"
Le memorie di Sherlock Holmes (The Memoirs of Sherlock Holmes)
ed. Newton Compton
160 di 1240 pag.
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto




giovedì 12 giugno 2014

Il mio anno preferito - AA.VV. (2001)

"Un giornalista si disse pronto a mangiarsi una zolla d'erba del Carrow Road se il Norwich avesse vinto il campionato. Quando prendemmo una batosta in casa dell'Arsenal - analizzata nel dettaglio dai guru della tivù - si potè quasi sentire il sospiro di sollievo esalato da tutta la stampa specializzata. Grazie a Dio avrebbe vinto qualcuno di cui avevamo già sentito parlare e non quella banda di villani rifatti con le pezze al culo di... da dove hai detto che vengono? [...]
Il Norwich purtroppo non se li può permettere i salari da quattromila sterline a settimana, così i calciatori migliori se ne vanno a Londra o nel Nord-ovest, con contratti esorbitanti. E poi, chi ci vuole andare a stare nel Norfolk, dove a farti compagnia ci sono solo il cielo immenso e il rombo dei camion che trasportano le barbabietole da zucchero?"
D.J. Taylor (da 'Fattene una ragione, Hansen' - Norwich City 1992-93)

RECENSIONE
Iniziano oggi i Campionati del Mondo di calcio in Brasile e, da appassionato e tifoso di calcio quale sono, permettemi di parlarvi di un libro a tema calcistico. Mi pare già di vedervi sbuffare, tutti voi a cui del calcio non ve ne può fregare di meno, ma pazientate solo un attimo prima di spedirmi a quel paese perchè qui oggi parliamo di un lavoro che, pur essendo indubbiamente legato a questo sport, non si tratta affatto di un libro di basso livello come si potrebbe pensare. Eh no, niente affatto: basti dire infatti che questa è un'antologia curata da un certo Nick Hornby (che fornisce alla causa un racconto a dir poco splendido), il quale ha riunito dodici tifosi sfegatati tra giornalisti, scrittori ed addirittura un paio di insegnanti universitari, chiedendo loro di scrivere una storia su di un'annata della loro squadra del cuore che essi ricordano con particolare piacere. 
Così sfogliando le pagine di Il mio anno preferito si scopre che, oltre ad essere tutti racconti che si leggono piacevolmente, permeati da una sagace ironia e da un profondo fatalismo (due qualità queste che un tifoso di calcio dovrebbe assolutamente avere, anche per evitare tristi derive nell'idiozia alle quali purtroppo assistiamo sempre più spesso), alcuni di questi si rivelano essere dei piccoli, sorprendenti gioiellini. È il caso ad esempio del contributo di Roddy Doyle che apre il volume. Repubblica è una bellissima parola ci dà modo di seguire l'esaltante cammino della nazionale irlandese ai mondiali di Italia '90 durante i quali, da debuttante assoluta, la selezione dell'isola di smeraldo riuscì ad arrivare fino ai quarti di finale dove venne eliminata proprio dall'Italia padrona di casa. Doyle descrive magistralmente l'atmosfera che si respirava nei pub di Dublino all'interno dei quali egli assisteva alle partite, nel bel mezzo di una bolgia infernale a base di canti, urla e Guinness. Particolarmente toccante il resoconto dei festeggiamenti che seguirono la storica vittoria ai rigori dell'Irlanda su di una Romania sulla carta decisamente più forte.
Un'altra perla a mio avviso è Illusioni di grandeur di Olly Wicken, che ci narra della sua esperienza come raccattapalle ufficiale del Watford 1974-75 quando, da dodicenne innamorato del calcio e della musica pop, ebbe la possibilità di vedere da vicino e di conoscere i propri idoli.
Tra i migliori racconti non si può non annoverare Il vizio di Abbey di Nick Hornby. L'autore di uno dei più bei libri che siano mai stati scritti sul calcio (sto parlando ovviamente di Febbre a 90') accantona per un attimo la sua notissima passione per l'Arsenal in virtù della squadra che seguiva ai tempi in cui si era trasferito a Cambridge per motivi di studio. Non potendo fare la spola con Londra ogni fine settimana, aveva finito così col seguire la squadra locale, il Cambridge United, e ad affezionarsi anche ad essa. Ma, al contrario della maggior parte dei racconti presenti in questa antologia che narrano stagioni coronate da successi o da promozioni, Hornby dimostra ancora una volta di essere dotato, oltre che di un talento fuori dal comune, anche di un fantastico sense of humour parlando di quella che fu per il Cambridge United una stagione disastrosa e che costituisce ancora oggi il record negativo in tutte le categorie professionistiche britanniche in fatto di incontri consecutivi senza una vittoria: ben trentuno! Ironia della sorte: il match che pose fine alla maledizione, la vittoria per 1-0 sul Newcastle, costò carissimo ai magpies che persero partita e promozione sul campo di una squadra retrocessa già da tempo.
Chiudo infine segnalando il miglior episodio del lotto che è a mio giudizio Take my whole life too di Harry Ritchie. Lo scrittore scozzese ci guida attraverso la stagione 1992-93 che permise alla sua squadra, i Raith Rovers di Kirkcaldy, di ottenere la promozione in massima serie grazie ad una cavalcata esaltante. Ritchie era in quel periodo lontano dalla propria città natale, pertanto seguiva la partite tramite la radio o, sistema che rappresenta una delle peggiori torture per il tifoso di calcio, attraverso gli aggiornamenti (perennemente imprecisi ed in ritardo) del televideo. Commovente poi il padre che, ogni lunedì, si premurava di spedire al figlio la registrazione VHS dell'incontro giocato nel weekend. Ma come in ogni gran finale che si rispetti, arriva il colpo di scena: per la partita decisiva ai fini della promozione, Ritchie si prende un giorno di permesso e torna a casa appositamente per assistere al trionfo dei Raith Rovers direttamente sulle gradinate, insieme al papà. E confesso che mi sono venuti i brividi quando, a pochissimi minuti dalla fine, con la vittoria abbondantemente acquisita, tutto lo stadio intona i seguenti versi che penso conosciate tutti:

Take my hand
Take my whoole life too
For I can't help
Falling in love with you

Buon mondiale a tutti.

BF

Nella nostra libreria:
AA.VV. (a cura di Nick Hornby)
Il mio anno preferito. Storie di calcio (My Favourite Year: A Collection of Football Writing)
ed. Guanda Editore
245 pag.
traduzione di Massimo Bocchiola, Giovanni Garbellini e Giuliana Zeuli









lunedì 9 giugno 2014

I pensieri oziosi di un ozioso - Jerome K. Jerome (1886)

"È impossibile godere della pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. Non è affatto divertente non far nulla quando non si ha nulla da fare. Perdere tempo diventa allora una mera occupazione, e un'occupazione tra le più affaticanti. L'ozio, come i baci, per esser dolce deve essere rubato."
Jerome Klapka Jerome

RECENSIONE
Beh c'è poco da dire signori; giù il cappello perchè qui siamo di fronte ad un autentico fuoriclasse. Jerome Klapka Jerome, inglese di lontane origini ungheresi, vero esempio di dandy vittoriano e fantastico autore umoristico, con questo saggio sulla pigrizia (ma non solo) è ufficialmente entrato nella mia personalissima galleria dei miei eroi preferiti di tutti i tempi. 
Infatti, se già con il suo celebre racconto Tre uomini in barca ed il suo godibilissimo seguito Tre uomini a zonzo mi aveva affascinato e divertito, con questo I pensieri oziosi di un ozioso devo proprio dire che mi ha definitivamente conquistato. Mi sono totalmente innamorato della sua eleganza, del suo stile fintamente arzigogolato (in realtà comprensibilissimo, essendo una parodia del modo di scrivere barocco di alcuni suoi colleghi dell'epoca), della sua acutissima intelligenza e della sua sottile ed impareggiabile ironia, che a volte può risultare anche un po' greve e "bastarda", da sempre caratteristica peculiare, questa, dello humour britannico.
In questo lavoro dedicato alla sua amata e fidata compagna, che egli omaggia in apertura con una splendida poesia in grado di intenerire persino il più cinico dei lettori fino a che, e qui sta la prima di una lunghissima serie di perle, non ci si rende conto che Jerome si sta in verità rivolgendo alla propria adorata pipa, vengono analizzati, e spesso messi in ridicolo, vari aspetti della personalità e del carattere degli esseri umani.
Si toccano così gli argomenti più disparati come il denaro (e in particolare, la mancanza dello stesso), la malinconia, la timidezza, gli abiti e la moda, gli appartamenti ammobiliati. 
E, ovviamente, il filo conduttore di tutti questi pensieri a ruota liberissima, e cioè l'ozio.
Ma sarebbe un errore pensare a Jerome solamente come ad uno scrittore dedito esclusivamente alla satira sociale. Infatti, seppur va detto che le pagine più piacevoli siano indubbiamente quelle dove viene fuori prepotente la sua vena ironica ed autoironica, è altrettanto giusto far notare come lo scrittore inglese sia perfettamente capace anche di riflessioni più profonde, come avviene nel capitolo in cui tratta di temi come la povertà e l'onestà. Un altro esempio in tal senso è rappresentato da una giusta constatazione sul fatto che sovente i suoi animali da compagnia arrivino ad avere una sensibilità ed una serie di atteggiamenti molto più umani e compassionevoli di tante altre persone. Eppure, riflette sarcasticamente Jerome rivolgendosi al suo vecchio cane, "Lo sai che tu, dagli occhi chiari e profondi, dagli sguardi vivaci, che tutto capiscono, non sai che sei solo un animale privo di intelletto? Non sai che quel demente dagli occhi vitrei, gonfio di gin, quello appoggiato al palo, laggiù, è incommensurabilmente superiore a te dal punto di vista intellettuale?".
E se anche con questo non sono riuscito a convincervi almeno a dare un'occhiata ad una sola opera scritta da Jerome, allora non so davvero cos'altro potrei dire di più per farvi capire che razza di grande personaggio fosse costui, oltre ad essere un autore assolutamente eccezionale.

BF

Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
I pensieri oziosi di un ozioso. Un libro per una vacanza oziosa (Idle Thoughts of an Idle Fellow, a book for an idle holiday)
ed. PIANO B
141 pag.
traduzione a cura dello Studio editoriale 451




venerdì 6 giugno 2014

Danza delle ombre felici - Alice Munro (1968)

"Il Premio Nobel per la letteratura per il 2013 è stato assegnato all'autrice canadese Alice Munro <<maestra del racconto breve contemporaneo.>>"
Peter Englund, segretario permanente dell'Accademia Svedese

RECENSIONE
Alice Munro viene insignita nel 2013 del Premio Nobel per la letteratura grazie ai suoi racconti brevi. Eppure in Italia la sua prima opera, Danza delle ombre felici, venne pubblicata solamente nel 1994, a ventisei anni di distanza da quella originale.
Io stessa, se non avessi ricevuto per Natale questo libro da mia zia, sentendo parlare della Munro mi sarei limitata a commentare "ah, sì, quella che ha vinto il Nobel". Punto. Ma grazie al regalo posso invece parlarvi di questa raccolta con cognizione di causa.
Danza delle ombre felici contiene quindici racconti brevi, non collegati tra loro se non occasionalmente da casuali coincidenze, ma tutti mi hanno lasciato un senso di malinconia ed amarezza.
Nei primi ho provato un senso di fastidio, perché avevo la sensazione che in diversi passaggi l'autrice avesse appositamente scelto delle parole col semplice scopo di autocompiacersi e di apparire altisonante al lettore. A me personalmente queste scelte stilistiche non piacciono, nella mia carriera di lettrice ho conosciuto grandissimi autori che non hanno mai avuto la necessità di ricorrere a questi espedienti per essere tali, e trovo che questo bisogno voglia in realtà nascondere delle lacune dello scrittore che ne fa uso. Proseguendo però con i racconti l'autrice canadese rivela che in realtà non avrebbe affatto bisogno di utilizzare questo linguaggio aulico, ad esempio nel racconto intitolato "Lo studio" ci propone una storia piacevolmente scritta (dallo stile parrebbe quasi uscita dalla penna di Stephen King o di Joe Lansdale, e per me questo è un complimento) ma utilizzando un linguaggio chiaro, semplice e quotidiano.
Devo dire però che più volte mi è sorto il dubbio che questa scelta sia dovuta alla traduzione, anche perché in diversi casi vengono usati modi di dire diversi da come li conosco io; faccio un esempio stupido, ma è il primo che mi viene in mente: io ho sempre detto e sentito dire che un bambino fosse bravo (o andasse male, a seconda) in una materia scolastica, non di una materia scolastica. Ad esempio, "Mario è bravo in aritmetica", mentre nella traduzione viene riportato "Sei troppo brava di aritmetica". E non si tratta di un refuso, perché lo ripete più volte. Non riesco quindi a capire se la traduttrice si sia adattata all'originale o se abbia compiuto lei delle scelte stilistiche.
In ogni caso purtroppo sono rimasta un po' delusa. Pur considerando che, in fondo, Danza delle ombre felici è l'opera prima della Munro, mi aspettavo qualcosina di più. Pur rimanendo una raccolta gradevole, non mi ha lasciato niente, i racconti sono simili tra loro e (almeno questo è quanto è capitato a me) un attimo dopo averli letti li avevo già dimenticati. Inoltre non amo particolarmente le opere dal retrogusto di lacrime e nostalgia, e temo che, in futuro, non proverò il desiderio irrefrenabile di leggere tutta la bibliografia di Alice Munro, come invece mi capita con altri autori. Non escludo ovviamente di leggere altri suoi libri, ma, almeno per il momento, credo che rimarranno una seconda scelta, in mancanza di una lettura alternativa.

BW

Nella nostra libreria:
Alice Munro
Danza delle ombre felici (Dance of the Happy Shades)
ed. Einaudi
248 pag.
traduzione di Susanna Basso

 

sabato 31 maggio 2014

Notizie dalle tenebre - Joe R. Lansdale (2014)

"<<Mr Fine, è un piacere vederla>> [...]
<<Chiamami Stubble, o Stubbs. Non che tu mi sia particolarmente simpatico, ma Mr Fine mi fa sentire vecchio, e la cosa non mi garba. E poi, ogni tanto capita di vederci. Perciò possiamo dire di conoscerci.>>
<<Molto bene, Stubbs...>>
<<Un momento, [...] lasciamo perdere. Chiamami Mr Fine. Suona meglio, venendo dalla tua bocca.>>"
Lo sceriffo e nonno (da "Il vecchio sulla sedia a rotelle")

RECENSIONE
Notizie dalle tenebre, come a volte accade, è un libro che in America, paese natale di Lansdale, non esiste. Esso è infatti una raccolta di alcuni dei racconti che lo scrittore texano scrisse in età giovanile, prima di diventare l'autore acclamato che oggi conosciamo. Come spiega egli stesso nell'introduzione al libro le storie sono state scelte insieme all'editor italiano, e a malincuore, per motivi di spazio, ne ha dovute lasciar fuori molte altre; ma state tranquilli! Non si esclude che in futuro venga pubblicata anche una seconda raccolta.
I sedici episodi selezionati sono quasi tutti inediti in Italia, tranne uno, che forse qualcuno di voi (e mi piace pensare che sia anche, almeno in piccola parte, merito mio) può aver letto: si tratta di Bubba Ho-Tep, di cui vi ho parlato qualche mese fa.
Gli altri racconti toccano i temi ed i generi più svariati, in pieno stile Lansdale: si va dagli omaggi a due immensi scrittori americani, H.P. Lovecraft e Mark Twain, per passare a storie che parrebbero quasi uscite dalla penna di Stephen King. Ma anche strampalate vicende con protagonisti alquanto bizzarri, come l'orso dal carattere decisamente poco gustoso di Mr Orso, o il tanto acuto quanto scorbutico nonnino de Il vecchio sulla sedia a rotelle.
Vi piace l'horror? Oppure preferite le buone, vecchie storie di avventura (e scazzottate) in stile "Hap e Leonard"? O meglio ancora forse il western? Qualunque sia stata la vostra risposta, la scelta è sempre la stessa: Notizie dalle tenebre, fidati di me, vi piacerà!
Voglio però segnalare una svista, nel racconto La caccia: prima e dopo, in cui il protagonista, per andare a caccia con la moglie, affida i figli ai propri genitori; ma alcune pagine dopo spiega che i medesimi sono morti svariati anni prima! Questo lapsus, comunque, non va ad inficiare in alcun modo la bontà della storia.
Detto ciò, non vi resta che tuffarvi a capofitto nella lettura di questo meraviglioso libro, sperando che Lansdale mantenga la promessa e non ci faccia attendere troppo a lungo per la seconda puntata di questo graditissimo "Best of".

BW

Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Notizie dalle tenebre (tratti da "Bleeding Shadows", "The Best of Joe Lansdale", "High Cotton" e "Trapped in the Saturday Matinée")
ed. Einaudi Stile Libero Big
468 pag.
traduzione di Luca Briasco

    

martedì 20 maggio 2014

Sei problemi per don Isidro Parodi - Jorge Luis Borges & Adolfo Bioy Casares (1942)

"Non c'è niente di meglio di questo serraglio per sapere cosa succede nella Repubblica; dalle furfanterie del grande generale di divisione all'opera culturale realizzata dall'ultimo cretino della radio."
Don Isidro Parodi (da 'Le notti di Goliadkin')


RECENSIONE
All'interno del Penitenziario Nazionale di Buenos Aires c'è una cella molto particolare. Si tratta della 273 ed ospita un signore grasso, calvo e dagli occhi saggi. Si chiama Isidro Parodi ed è un ex barbiere condannato (ingiustamente) a ventuno anni di reclusione per la presunta uccisione di un macellaio. 
La cella di don Isidro è continuamente meta di veri e propri pellegrinaggi perchè egli è un abilissimo detective. Ma com'è possibile fare il detective essendo rinchiuso tra quattro mura? Qui sta il talento dell'ex barbiere; infatti egli, ascoltando semplicemente i racconti dei propri "clienti" riesce sempre, grazie ad una capacità deduttiva incredibile e ad una mente brillantissima, a districare intricate matasse e a risolvere gli enigmi più complicati. 
Creato dalla incontenibile fantasia di due grandissimi autori-amici, vale a dire Adolfo Bioy Casares e "Il Maestro" Jorge Luis Borges, don Isidro incarna una figura di investigatore decisamente anticonvenzionale ed anche piuttosto coraggiosa. Trattandosi di fatto di una persona che, non potendo muoversi, si vede impossibilitato ad utilizzare tutti quei procedimenti che caratterizzano le varie fasi di un'indagine (sopralluoghi, interrogatori, ecc...), e che si affida pertanto esclusivamente al proprio intuito ed ad una capacità di comprensione fuori dalla norma. È decisamente un antieroe don Isidro, in netto contrasto con i detective tutta azione dei noir americani o quelli che viaggiano da un capo all'altro dell'Europa come Poirot, dei quali forse il signor Parodi rappresenta una sorta di bonaria "presa in giro". Questa raccolta si distingue per il ritmo languido, ma non lento, come se fosse uno struggente tango. I dialoghi prendono così il posto dell'azione, che viene sempre e solo raccontata e la fusione dei due stili dei rispettivi autori dà vita ad un modo di illustrare le vicende del tutto nuovo e particolare. Credo che sia Borges sia Bioy Casares si siano divertiti un mondo nel dare vita a questi sei racconti, tanto che in più di una circostanza, si riesce a cogliere nelle parole del protagonista un certo piacere nel farsi beffe di alcuni personaggi un po' troppo tronfi e pieni di superbia che si presentano presso la cella numero 273. 
Don Isidro ascolta tutti i casi che gli vengono illustrati mentre nel frattempo prepara, lento e meticoloso, l'adorato mate, dopodichè informa i suoi interlocutori (perlopiù gente altolocata che non ha molta fiducia in un galeotto, per di più di estrazione popolare) di tornare a trovarlo dopo un certo lasso di tempo, periodo che don Isidro sfrutta per analizzare il caso e per, immancabilmente, risolverlo.
Un libro che, seppur non di semplice lettura, ha saputo davvero deliziarmi per mezzo di sei enigmi, Le notti di Goliadkin e Il dio dei tori i migliori del mazzo secondo me, che costituiscono un'opera degna di grande considerazione.
Curiosità finale: come spesso è nello stile di Borges, il volume uscì inizialmente a firma di tal Honorio Bustos Domecq, autore fittizio inventato dalla fervidissima mente dei due fuoriclasse argentini, i quali si presero la briga di scrivere anche una biografia completa di relative opere del fantomatico scrittore. 
Genialata nella genialata, se si pensa che il nome (Honorio) era quello di un vecchio sindaco di Buenos Aires, mentre Bustos era il cognome del nonno di Borges e Domecq di quello di Bioy Casares. Per la serie: "Quando la parodia diventa una forma d'arte".

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges & Adolfo Bioy Casares
Sei problemi per don Isidro Parodi (Seis problemas para don Isidro Parodi)
ed. Adelphi
191 pag. 
traduzione di Lucia Lorenzini







venerdì 2 maggio 2014

Incubo a seimila metri - Richard Matheson (2002)

"Era il bambolotto più brutto che avesse mai visto. Di legno lavorato, lungo una ventina di centimetri, aveva un corpo scheletrico e una testa spropositata. La sua espressione era cattiva in modo maniacale, i denti aguzzi erano completamente a nudo, gli occhi maligni sporgevano dalle orbite. Nella mano destra stringeva una spada più lunga di lui. Un'elegante catena d'oro gli cingeva il corpo dalle spalle alle ginocchia..."
Richard Matheson (da "La preda")

RECENSIONE
Avevo circa dodici anni quando mio fratello maggiore rientrò dalla videoteca con una cassetta VHS destinata a sconvolgermi profondamente.
Si trattava di un film ad episodi intitolato Ai confini della realtà ed era composto da quattro remake di alcuni dei più celebri capitoli della famosa serie tv americana, con quattro grandissimi registi (Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg e George Miller) impegnati a dirigerne uno a testa. Da ragazzino patito di fantascienza ed horror ero felicissimo della scelta fatta da mio fratello, e quella sera stessa guardammo il film in questione.
Bene. Ancora ricordo la terribile notte insonne che trascorsi, soprattutto a causa dell'ultimo episodio, quello denominato "Terrore ad alta quota", nel quale un passeggero di un volo di linea notturno, guardando fuori dal finestrino, si accorge che c'è una strana creatura antropomorfa appollaiata sull'ala dell'aereo che, incurante del temporale che sta infuriando, inizia a danneggiare uno dei motori.
Ok, io ancora non lo potevo sapere, ma quell'episodio era preso da un celebre racconto di Richard Matheson intitolato Incubo a seimila metri, dal quale in seguito poi lo stesso Matheson realizzò la sceneggiatura dell'episodio della serie tv originale, risalente al 1963.
Questo è solo il più famoso dei diciassette gioielli riuniti in questa antologia dello scrittore statunitense che uno come Stephen King ha sempre affermato essere il proprio maestro, ma vi assicuro che anche gli altri sedici non sono assolutamente da meno, anzi. Diciassette storie affilate come la lama di un rasoio, che si leggono tutte in un fiato e che il fiato spesso lo mozzano, con atmosfere opprimenti ed angoscianti e con storie da far davvero rabbrividire.
Fantasyhorror, thrillernoir: molti sono i generi che trovano spazio in queste cronache in cui spesso è la paranoia a farla da padrone, come in La casa impazzita o La legione dei cospiratori, oppure ci si perde in autentici labirinti di follia come invece accade in Il vestito di seta bianca, Figlio di sangue, Paglia umida e La danza dei morti.
E poi, se appartenete a quella categoria di persone che adorano sentire i brividi di paura correre impazziti lungo la colonna vertebrale, devo comunicarvi che facilmente qui troverete pane per i vostri denti. Infatti ho tenuto per ultimi i migliori racconti del lotto, che per me sono nell'ordine: Una chiamata da lontano, nel quale un'anziana invalida viene tormentata da misteriose telefonate nel cuore della notte. Poi c'è Eliminazione lenta, che assume i contorni e le atmosfere di un racconto "pirandelliano" ambientato ai giorni nostri, e soprattutto La preda, forse il più inquietante in assoluto, che consiglio vivamente a tutti coloro (come BookWorm ad esempio) subiscano il fascino dei pupazzi, ed in generale dei giocattoli, "diabolici".
Personalmente ritengo Matheson uno degli scrittori che più hanno saputo reinventare la narrativa fantastica e dell'orrore partendo da elementi classici propri di autori leggendari (Lovecraft, Poe), per poi riuscire a rielaborarli in un modo del tutto nuovo.
Narratore dotatissimo ed anche estremo, per certi versi, Richard Matheson appartiene in ogni caso alla mia esclusiva cerchia di "mostri sacri" e, nonostante nella sua vastissima produzione siano anche presenti cose che non mi facciano impazzire, è innegabile che quando lo sceneggiatore originario di Brooklyn è in forma sul serio, non ce n'è per nessuno.
E penso che Incubo a seimila metri sia lì a dimostrarlo.

BF

Nella nostra libreria:
Richard Matheson
Incubo a seimila metri (Nightmare at 20,000 feet)
ed. Fanucci Editore
270 pag.
traduzione di Maurizio Nati



sabato 19 aprile 2014

Dodici atti impuri - Stefano Disegni (1997)

"COMMESSO: Lei è disponibile solo al battesimo, o possiamo ipotizzare la circoncisione o altre eventuali cerimonie di iniziazione cruente? Sa, per orientarmi meglio...
MARITO: Senta, se è un buon Dio, se è una cosa che dura e non ci lascia in mezzo a una strada come quello che hanno appioppato a un mio collega che dopo tre settimane ha perso la fede e ha dovuto spendere uno sproposito per farsi rifare il prepuzio...
COMMESSO: Ma le pare! Neanche a dirlo! 
MARITO: Bè, allora non badiamo a sacrifici! Vero, cara?
MOGLIE: Ah, sicuro! Chi più spende, meno spende! Se ne vale la pena, sono anche disposta a farmi tagliare il clitoride! Tanto (guardando il marito) per quello che mi serve..."
Stefano Disegni (da 'L'ultimo modello di Dio')

RECENSIONE
Fate parte di una compagnia teatrale stanca di mettere sempre in scena i soliti copioni? Volete imbastire una piccola recita e siete a corto di idee? Oppure avete semplicemente voglia di svagarvi un po'? Stefano Disegni, noto disegnatore ed umorista, vi viene in soccorso con questi dodici brevi "atti impuri" (in verità undici dato che uno di essi, Il campanile dei poveri, dura appena lo spazio di una battuta) che, ne sono certo, vi regaleranno spunti originali e non poche risate. Infatti il vignettista romano, autore anche delle illustrazioni presenti all'interno del libro, vi propone queste storie tutte da ridere strutturate come un vero copione teatrale, con tanto di suggerimenti sui costumi o su come realizzare in modo super-economico alcuni "effetti speciali". Il risultato finale, come già detto, è veramente esilarante e credo che meriti davvero un'occhiata e, detto tra noi, alcune di queste trame sono molto migliori di alcune rappresentazioni teatrali alle quali ho assistito, magari più serie e pretenziose.
Ed ecco allora che, tanto per fare qualche esempio, Kafka chi? ci mostra la celebre Metamorfosi dello scrittore praghese vista peró, questa volta, attraverso gli occhi degli scarafaggi. In Dejeuner sur l'herbe invece assisteremo ad una disorganizzatissima ed improbabile invasione della Terra da parte di bizzarri e litigiosi alieni. Assolutamente geniali poi, a mio avviso, Perchè a volte non abboccano, ovvero la "vendetta" di un verme da esca nei confronti dell'ignaro pescatore, e Cinque per tutti, tutti per cinque! che riesce addirittura a dare una caratterizzazione eccezionale alle dita della mano che, avendo tutte una personalità diversa (e molto azzeccata), non riescono a mettersi mai d'accordo su chi dovrà fare "una certa cosa"... Spassosissimo anche il delirio finale di Tre personaggi in cerca dell'autore (per spaccargli i denti). 
Che dire ancora? Nulla se non che, se avete bisogno di una lettura veloce, brillante e poco impegnativa, che magari vi possa far tornare un po' di buonumore dopo la classica giornataccia, questo divertentissimo libriccino di quel "genio del male" che risponde al nome di Stefano Disegni vi farà senz'altro l'effetto di una bella sorsata d'acqua fresca in un'afosa giornata estiva. 

BF

Nella nostra libreria: 
Stefano Disegni
Dodici atti impuri. Per un teatro senza vergogna
ed. Oscar Mondadori
170 pag.
con le illustrazioni dell'autore




sabato 12 aprile 2014

Le avventure di Sherlock Holmes - Arthur Conan Doyle (1892)

"La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza."
Sherlock Holmes (da 'La Lega dei Capelli Rossi')


RECENSIONE
Scritto in modo limpido, scorrevole e lineare, Le avventure di Sherlock Holmes è un volume che raccoglie dodici racconti del celeberrimo detective di Baker Street, alcune delle quali sono diventate nel tempo autentici classici della letteratura poliziesca.
La scrittura cristallina ma non priva di interessanti sfumature di Sir Conan Doyle, ancora una volta, ci guida in questi dodici casi "impossibili" che metteranno duramente alla prova l'ingegno e la grande capacità deduttiva di Holmes, accompagnato naturalmente dalla spalla per eccellenza, vale a dire il fido e prezioso dottor Watson.
Uomo dalla personalità estremamente complessa ed a tratti scostante, il detective nato dalla penna dello scrittore scozzese è anche un energico uomo d'azione, ed un vero maestro nei travestimenti. In questa antologia ne abbiamo più volte la riprova.
I racconti, che si leggono tutti piuttosto velocemente, espongono situazioni abbastanza variegate ed alcune anche piuttosto insolite, come ad esempio Uno scandalo in Boemia, dove i nostri verranno ingaggiati da un nobile per evitare che un'imbarazzante "incidente amoroso" divenga di pubblico dominio, oppure L'avventura del pollice dell'ingegnere, sul quale aleggia il fantasma di Edgar Allan Poe.
Bellissimi secondo me sono I cinque semi d'arancio, Il mistero di Boscombe Valley e L'avventura del carbonchio azzurro, mentre estremamente acuto e brillante è invece il colpo di genio che sta alla base della soluzione de L'avventura della banda maculata.
Forse l'episodio migliore è però quello conclusivo. L'avventura dei Faggi Rossi, infatti, riesce a sorprendere anche i più attenti lettori, con un finale a dir poco tragico. Quello che si dice "chiudere in bellezza".
Quasi superfluo, a questo punto, dire che l'antologia è consigliatissima sia per l'alta qualità dei contenuti presenti, sia perché con la sua struttura fatta di brevi e coinvolgenti vicende non rappresenta una lettura eccessivamente impegnativa.

BF

Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes"
Le avventure di Sherlock Holmes (The Adventures of Sherlock Holmes)
ed. Newton Compton Editori
89 di 1240 pag.
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto 





martedì 25 marzo 2014

Musica per organi caldi - Charles Bukowski (1983)

"Le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno"
Henry Charles Bukowski 


RECENSIONE
Bukowski, ancora lui. Il pazzo, l'ubriacone, il piantagrane. Ma anche il profondo, il viscerale, il sensibile. Sempre lui, sempre quello stupefacente folle genialoide di Bukowski. 
Che dire ormai di lui che non sia già stato detto, anche meglio, da tanti altri?
Poco, se non che questo Musica per organi caldi, uscito nel lontano 1983, è un'ulteriore ed energica conferma che lo scrittore di San Pedro, in quanto a comprensione ed analisi dell'animo umano, non è proprio secondo a nessuno. 
Trentasei racconti che pongono al centro dell'attenzione quelli che normalmente non vengono mai considerati da nessuno, gli ultimi, i poveri di denaro ma anche di valori, tutti quelli che la vita ha spesso preso ha sberle, ma che in molti casi se le sono anche andate a cercare per bene, le sberle.
E il vecchio zio Buk ci fa un po' da Caronte in questi piccoli inferni quotidiani, a partire da Meno fragile della locusta, racconto che apre la raccolta, fino a Imbrogliare Marie, quello conclusivo. 
Nel mezzo tutto un campionario di storie irresistibilmente surreali e grottesche che, se da un lato divertono fino a far ridere sguaiatamente, dall'altro lasciano un senso di cupo disagio e di marcato ribrezzo nei confronti della razza umana tutta. 
Ma Bukowski, lo sappiamo ormai, è così: prendere o lasciare. Ed allora tuffiamoci in avventure paradossali, repellenti, tragicomiche, illogiche, e chi più ne ha più ne metta. 
Tra tutte a mio giudizio sicuramente meritano un plauso particolare: Declino e caduta, Una mattina del cazzo, L'uomo che amava gli ascensori, 400 chili, Una birra al bar dell'angolo, Come farsi pubblicare, Fatto finito chiuso. Standing ovation del tutto personale poi per Dolore di scarto, per il modo meraviglioso e tutto da ridere col quale viene fatto letteralmente a pezzi il prototipo del poeta pretenzioso ed intellettualoide il quale, avendo in realtà ben poco da dire, si nasconde dietro ai paroloni ed a metafore astratte del tutto incomprensibili.
Un viaggio che ci conduce in una sorta di mondo nascosto, all'interno del quale si muovono assassini, prostitute, alcolizzati, feticisti, psicopatici e maniaci di ogni tipo. Un mondo che potrà anche schifare o scandalizzare il lettore meno avvezzo a rapportarsi con certe tematiche, ma che Bukowski conosce assai bene e che, indubbiamente, sa raccontare in maniera magistrale.
Un libro che consiglio senza indugio a tutti coloro che già hanno apprezzato altre opere dello scrittore americano ma non solo, infatti mi permetto di suggerire la lettura di Musica per organi caldi anche a chi ritiene di essere una persona curiosa, che non si lascia impressionare tanto facilmente e che non ha paura di mettersi in gioco.
Sono convinto che anche Bukowski sarebbe felicissimo, di avere lettori così.

BF

Nella nostra libreria: 
Charles Bukowski
Musica per organi caldi (Hot Water Music)
ed. Universale Economica Feltrinelli
191 pag.
traduzione di Maria Giulia Castagnone





lunedì 24 marzo 2014

C'era una volta un re... Ma morì - AA. VV. (2006)

"La baciò dappertutto, dappertutto, dappertutto. Dappertutto, meno... meno che sulla bocca!
<<Per forza, se no quella si svegliava. Mica so' fesso!>>"
Un principe azzurro, da "C'era una volta un re... ma morì - La madre di tutte le fiabe"

RECENSIONE
Breve antologia di fiabe, C'era una volta un re... Ma morì è un carinissimo libro "per bambini piuttosto cresciuti" che solleticò la mia curiosità svariati Natali fa, tanto da spingermi a regalarlo a BarFly (palesissimo caso di regalo-boomerang!).
Per una che, come me, è cresciuta a pane e Broncoviz, una raccolta di favole surreali e spassose il cui titolo è tutto un programma era irresistibile. E, una volta letta, si è confermata degna delle mie aspettative.
Gli AA.VV. sono diversi comici tra i più famosi del panorama nazionale, e alcuni sono riusciti a sfornare delle brevi storie che sono delle vere e proprie chicche. Prima tra tutte proprio quella che dà il titolo alla raccolta, scritta da Gnappo (il pupazzo celebre per portare una sfiga clamorosa) e l'ex Broncoviz Ugo Dighero: grasse risate garantite!
Altri due esempi molto riusciti sono, a mio avviso, Otto il passerotto e la Fata Maldestra  di Lillo e Greg, e La principessa Camillona di Gioele Dix. Quest'ultima, in particolare, non fa tanto ridere per la fiaba in sè, bensì per la situazione: è infatti la descrizione del tentativo da parte del cabarettista ed attore milanese di fare addormentare la figlia cinquenne raccontandole, come tutte le sere, la fiaba inventata da lui. Sono sicura che molti genitori si rivedranno nei panni del povero Dix!
Non potendo parlare di tutti i capitoli, segnalo infine Super Zurba di Stefano Disegni, fantozziana storia di un supereroe che non si ricorda quale sia il suo superpotere, con risultati alquanto esilaranti.
Certamente non merita il Premio Pulitzer, ma se siete alla ricerca di una lettura leggera, rilassante e divertente senza dubbio C'era una volta un re... Ma morì è un libro da prendere in considerazione.

BW

Nella nostra libreria:
AA. VV.
C'era una volta un re... Ma morì. Fiabe che finiscono abbastanza bene
ed. Einaudi Stile Libero Extra
109 pag.