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giovedì 15 maggio 2014

I milanesi ammazzano al sabato - Giorgio Scerbanenco (1969)

"Sei capitato in brutte mani: le mie."
Duca Lamberti

TRAMA
Amanzio Berzaghi è un anziano ex camionista di lunghe tratte costretto a lavorare in un ufficio in seguito ad un grave incidente capitatogli qualche anno prima. Vedovo, la sua unica ragione di vita è rimasta ormai quella di prendersi cura della figlia Donatella, ventotto anni, alla quale è legatissimo. 
Donatella però è una ragazza che purtroppo necessita di continua assistenza: minorata mentale, il suo sviluppo è rimasto quello di una bambina (gioca con le bambole e ascolta canzoncine infantili), mentre nel fisico è cresciuta a dismisura, tanto da sfiorare i due metri di altezza ed il quintale di peso. Nonostante tutto la giovane donna risulta estremamente proporzionata e dotata di un aspetto assai gradevole, il che contribuisce ad attirare su di sè gli sguardi interessati degli uomini, fortemente attratti dalla giunonica bellezza di questa "gigantessa", come viene spesso chiamata. Tutto ciò costituisce un ulteriore problema per Amanzio, perchè la figlia soffre anche di ninfomania, una malattia che la spinge compulsivamente  a fare sesso con chiunque le capiti, ragion per cui il povero padre si vede costretto a chiuderla in casa mentre lui è al lavoro. Lavorando vicino a casa, Amanzio riesce in pochi minuti a raggiungere l'abitazione un paio di volte al giorno, solo per controllare che Donatella stia bene per poi correre di nuovo in ufficio. Un giorno però, durante la consueta visita, trova la casa perfettamente in ordine, ma vuota. L'adorata figlia è sparita senza lasciare traccia e così il padre, in preda all'angoscia, si rivolge alla polizia temendo che Donatella possa essere stata rapita a causa dell'aspetto fisico e dei suoi disturbi mentali, che ne possono fare una preda molto ambita da chi gestisce il giro della prostituzione. Duca Lamberti viene incaricato di occuparsi di questo caso che preannuncia di condurre a sviluppi davvero terribili ed inquietanti.

RECENSIONE
Ultimo capitolo del ciclo del medico-poliziotto Duca Lamberti, saga interrotta prematuramente dalla scomparsa dell'autore, I milanesi ammazzano al sabato è un noir duro, metropolitano, destinato ad ispirare buona parte del filone "poliziottesco" che imperverserà in tutte le sale cinematografiche italiane per tutti gli anni settanta, e che recentemente è stato ampiamente rivalutato da registi quali Quentin Tarantino e Robert Rodriguez.
Le tematiche care a Scerbanenco (il pacifico cittadino che si ribella ai soprusi della criminalità, la polizia spesso impotente) vengono qui portate all'estremo, tanto che per tutta la durata del libro si respira un'atmosfera carica di tensione, di disperazione e di rabbia trattenuta a stento e che rischia di esplodere da un momento all'altro. Assistiamo così al dramma di un padre che ci viene descritto in modo fantastico, un personaggio di un'umanità commovente e che, pur essendo stato colpito da una serie interminabile di disgrazie, rifiuta di piangersi addosso e di lasciarsi andare, impiegando invece tutte le proprie forze alla ricerca della sua "bambina". Il signor Berzaghi è il simbolo di una generazione che per non far mancare nulla ai propri cari si è spaccata la schiena di lavoro, senza tuttavia lamentarsi neppure per un secondo. 
Scerbanenco confeziona una storia da brividi, non risparmiando al lettore neppure i dettagli più sgradevoli e disturbanti e raccontando la vicenda col suo solito stile crudo, intransigente e molto diretto. Ed è così che, ad esempio, narra la triste storia di una prostituta di origine angolana coinvolta nelle indagini. Lo fa senza pietismi e falsi moralismi, chiamandola "negra" (suonerà male, ma nel 1969 in Italia era normale e non necessariamente offensivo definire così le persone di colore) e non lesinando particolari poco piacevoli, ma rivestendola di una dignità incredibile che ne fa uno dei personaggi più vivi di tutto il romanzo; ad ulteriore dimostrazione che il rispetto verso la gente si dimostra con gesti concreti, e non attraverso sciocchi termini politically correct che spesso servono solo a lavare la coscienza di chi li pronuncia.
Duca Lamberti infine, è una tipologia di poliziotto parecchio atipica. Persona dotata di grande sensibilità e quantomai altruista, caratteristiche acquisite grazie alla sua precedente professione, è altresì uno che non le manda a dire e che sa essere anche molto spietato con chi se lo merita. Poi peró casomai è anche capace di rivolgersi ad un malvivente per chiedergli di aiutarlo nelle indagini dicendogli: "Per favore, sono solo un poliziotto scemo... dammi una mano!", riuscendo a risvegliare il lato umano in individui marci fino al midollo.
I milanesi ammazzano al sabato, titolo magnifico e che trova la spiegazione nel tragico finale resta, a mio parere, uno dei romanzi migliori di Scerbanenco e che, rispetto ad altri suoi lavori, risulta anche più maturo e meglio strutturato.
Nel complesso, da grande appassionato del genere, mi sento di rivolgere un immenso ringraziamento a quest'uomo che, giunto in Italia da bambino dalla gelida Kiev, riuscì a creare una credibilissima alternativa tutta italiana ad un filone narrativo che, fino a quel momento, era considerato territorio privato degli scrittori anglosassoni.

BF

Nella nostra libreria:
Giorgio Scerbanenco
I milanesi ammazzano al sabato
ed. Garzanti
181 pag.





lunedì 30 settembre 2013

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino - Christiane F. (1978)

"Quando Kessi improvvisamente sparì mi feci dei problemi. Intuivo dove poteva essere e andai alla stazione della metropolitana. Lì lei stava su una panca e dormiva con davanti, per terra, un mucchio di patate fritte; prima che la potessi svegliare arrivò un treno e scese la madre di Kessi. [...] Ancora addormentata Kessi si beccò due schiaffi sulle guance. [...] Probabilmente gli schiaffi ricevuti alla stazione della metropolitana di Wutzkyallee hanno risparmiato a Kessi un sacco di cose."
Christiane

RECENSIONE
Famosissimo romanzo biografico, nato dalle registrazioni delle interviste dei giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck all'allora minorenne Christiane Vera Felscherinow, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino descrive la vita della ragazzina tedesca e quella dei suoi amici, tutti entrati giovanissimi nel mondo della droga e della prostituzione.
La narratrice è quasi sempre Christiane, con solo qualche intervento occasionale da parte della madre e di altri adulti venuti a contatto per lavoro con questi ragazzi, poco più che bambini, precipitati in una spirale di disperazione e dipendenza che, in alcuni casi, li porterà addirittura alla morte.
Il linguaggio utilizzato è crudo, come solo poteva essere quello di chi, abbandonando ogni dignità, arriva a rubare e a vendere il proprio corpo in cambio di un po' di morte in polvere.
Ma il disagio giovanile descritto nel libro non è solo legato alle droghe: anche la difficile esistenza di un giovane nella Berlino Ovest degli settanta, la separazione dei genitori, la totale mancanza di prospettiva vengono affrontati in questo "documento-verità".
Un libro non facile, non per lo stile crudo, che anzi lo rende appassionante in quanto realistico, ma proprio per il tema che tocca, ma comunque da leggere, perché oltre ad essere un'inchiesta giornalistica di importante rilevanza sociologica può essere visto, almeno in parte, come un trattato di storia contemporanea, anche se limitato alla Germania Ovest dal 1968 al 1978.
Da leggere tutto d'un fiato (vedrete che non riuscirete a smettere di leggere), con in sottofondo la meravigliosa colonna sonora dell'omonimo film, completamente composta da canzoni del grandissimo David Bowie, di cui Christiane era appassionata e al cui concerto si buca per la prima volta. 

BW

Nella nostra libreria:
Christiane F.
Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Wir Kinder vom Bahnhof Zoo)
ed. Superbur Saggi
pag. 346
traduzione di Roberta Tatafiore