BW&BF

Visualizzazione post con etichetta fantascienza post-apocalittica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fantascienza post-apocalittica. Mostra tutti i post

lunedì 4 agosto 2014

I giocatori di Titano - Philip K. Dick (1963)

"<<Cos'hai letto nel mio inconscio, Pat?>>
<<Una... sindrome di azione potenziale. Se fossi una pre-cog potrei dirti di più. Forse lo farai, forse no. Ma...>> Alzò gli occhi su di lui. <<È un atto violento, e ha a che fare con la morte.>>"
Pete Garden e Patricia McClain

TRAMA
In uno degli innumerevoli futuri imprecisati tanto cari sia a Dick, che a molti altri autori di science fiction, il numero degli abitanti della Terra si è enormemente ridotto a causa di una guerra globale che ha visto i cinesi utilizzare le temutissime Radiazioni Hinkel, rendendo in questo modo sterile la stragrande maggioranza della già esigua popolazione mondiale.
In seguito il nostro pianeta viene invaso dai Vug del pianeta Titano, una razza extraterrestre estremamente intelligente che nell'aspetto ricordano vagamente delle grosse amebe. Gli umani sopravvissuti alla catastrofe intanto si fanno asportare la ghiandola di Hynes per rallentare l'invecchiamento e giocano in modo maniacale a Bluff, una via di mezzo tra il poker ed il Monopoli, dove si possono vincere intere proprietà, città e regioni e ci si scambia anche le mogli. Tutto questo al fine di cercare di ripopolare il più possibile il pianeta attraverso le poche donne fertili rimaste, cosicchè ogni volta che una donna pesca la "fortuna", così si dice quando essa scopre di essere incinta, la notizia assume i contorni di un grande avvenimento che viene comunicato anche attraverso le radio ed i giornali.
Pete Garden è un giocatore che durante una mano particolarmente sfortunata ha appena perso sia la moglie sia l'amata proprietà di Berkeley, finita al Vincolato (padrone) di New York, un individuo disprezzato da molti per diversi motivi, di nome Jerome "Lucky" Luckman. Garden, già in preda ad una forma di depressione per non essere ancora riuscito ad avere la "fortuna" nonostante le diciotto partner che ha avuto, è disposto a tutto pur di riprendersi Berkeley. Arriva così a chiedere aiuto ad un ex campione di Bluff ridotto sul lastrico proprio da Luckman, il quale aspetta l'occasione per rifarsi con gli interessi sul rivale newyorkese.
Su tutto questo i Vug, che paiono esseri bislacchi e goffi ma pacifici, si limitano ad assicurarsi che tutto si svolga secondo le regole. Ma queste creature sono veramente pacifiche come sembrano? E se dovesse accadere qualcosa al tanto odiato Luckman ed i sospettati non fossero in grado di fornire un alibi perchè "non ricordano nulla", cosa succederebbe?

RECENSIONE 
Romanzo pubblicato nel 1963, l'anno dell'omicidio di Kennedy (evento che sconvolse profondamente Dick), I giocatori di Titano  risente a mio avviso ancora moltissimo dell'atmosfera tipica della fantascienza del decennio precedente. L'"Incubo Rosso", questa volta incarnato dalla Cina, è ancora ben presente ed il terrore di una catastrofe nucleare imminente è ancora vivo nell'immaginario della gente dell'epoca. Del resto è tutto ampiamente comprensibile, se pensiamo che la crisi della Baia dei Porci era andato in scena solo qualche mese prima.
Un romanzo di science fiction che per certi versi ricalca un po' altri lavori di Dick, soprattutto come ambientazione, ma che al contempo ci mostra un autore già proiettato nel futuro, per mezzo di alcuni elementi che qui iniziano ad essere introdotti in maniera consistente (il tema della religione, le droghe, la diversa percezione del reale), e che nelle opere seguenti dello scrittore americano verranno sviluppati massicciamente.
In più in questo libro Dick ci dà anche un piccolo saggio della propria verve ironica, solitamente poco conosciuta ma davvero notevole, creando alcuni piccoli siparietti comici tra gli umani e le macchine intelligenti, che ne I giocatori di Titano svolgono in tutto e per tutto il ruolo delle "colf" e che provvedono a tutte le incombenze domestiche.
Purtroppo però devo dire che tutto quanto di buono Dick è riuscito a creare in questo libro viene un po' scalfito ed a tratti vanificato da una trama sviluppata in maniera decisamente caotica e poco uniforme, nella quale a geniali intuizioni e colpi di scena ben congegnati si susseguono lunghe fasi di stanca durante le quali la noia la fa un po' da padrone. 
Peccato, perchè tutto sommato credo che questo, se curato adeguatamente, avrebbe potuto essere un piccolo grande capolavoro della fantascienza, e non il romanzo di transizione che in effetti è.
A scusante del grande Dick però va detto che il nostro spesso scriveva in condizioni di stress veramente insostenibili e, soprattutto durante gli anni sessanta, era letteralmente costretto a produrre il maggior numero di racconti possibile per cercare di sbarcare il lunario. Più che normale quindi che, tra i creditori alla porta e qualche editore particolarmente pressante, il povero Philip a volte fosse un po' costretto a "riscaldare la minestra".
In ogni caso da leggere, anche perchè un libro mediocre di Dick è pur sempre infinitamente migliore di tanta altra roba ben più celebrata. 

BF

Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
I giocatori di Titano (The Game-Players of Titan)
ed. Fanucci Editore
216 pag.
traduzione di Anna Martini



mercoledì 23 luglio 2014

Terre desolate - Stephen King (1991)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Serie della Torre Nera. Se non avete letto il precedente, intitolato La chiamata dei tre, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


"<<Non tutto è silenzio nella dimora dei defunti. Guarda, il dormiente cammina.>>
<<Il demone...>>
<<No. È un mostro. Qualcosa che c'è fra le due porte, fra i mondi. Qualcosa che sta aspettando. E sta aprendo gli occhi.>>"
Eddie Dean e Roland di Gilead 

TRAMA
Al termine degli eventi narrati ne La chiamata dei tre, Roland e quelli che ora sono a tutti gli effetti i coniugi Dean, Eddie e Susannah, si inoltrano nei boschi alle spalle del Mare Occidentale. Qui si imbattono in Shardik, un gigantesco orso che fa da guardia a uno dei dodici portali. Dopo averlo sconfitto, Roland spiega ai compagni che vi sono dodici portali interdimensionali ai quali sono stati assegnati dodici guardiani, enormi cyborg costruiti in un lontano passato da una civiltà tecnologicamente molto avanzata. I portali sono posti in cerchio ai confini del mondo e sono uniti da dei vettori. Al centro di questi vettori sta la Torre Nera. Purtroppo però questi vettori stanno andando fuori fase e questo contribuisce a distorcere le distanze, distruggendo così questo mondo.
Nello stesso tempo i nostri devono cercare anche di entrare in contatto con Jake, un bambino di undici anni che vive nella New York del 1977, dove venne ucciso da uno psicopatico travestito da prete e che Roland aveva già conosciuto in un'altro tempo nel primo capitolo.
Dopo averlo salvato, i tre devono cercare di portarlo definitivamente nel loro mondo, chiamato ora "Medio Mondo", in quanto Jake è in possesso di alcuni oggetti molto preziosi ai fini della buona riuscita della missione e per formare così il loro ka-tet, una forma di energia molto particolare che si sprigiona tramite un qualcosa di riconducibile vagamente ad uno "spirito di squadra", volto ad unire un gruppo di persone con un destino ed un obiettivo comuni.

RECENSIONE
Terzo capitolo della monumentale saga di Stephen King, Terre desolate devo dire che è, finora, il mio preferito.
Molto movimentato e coinvolgente, questo terzo episodio che si inserisce probabilmente come libro di transizione in attesa degli stupefacenti eventi che, come il finale lascia presupporre, caratterizzeranno il libro successivo, sa regalare istanti di grande pathos praticamente dal principio alla fine.
Probabilmente meno d'atmosfera, ma molto più carico d'energia e di ritmo, Terre desolate è anche il primo volume nel quale confesso di non essere stato costretto ogni tanto a sospendere la lettura per tornare a ricontrollare passaggi od avvenimenti che non ero sicuro di aver compreso bene. 
Scorrevole innanzitutto, e poi questo romanzo si segnala anche per essere ricco di particolari e di situazioni che "Il Re" comincia sapientemente ad incastrare tra di loro come solo lui sa fare.
Non voglio assolutamente dire di più per timore di farmi sfuggire qualcosa di troppo, ma il mio consiglio è quello di non scoraggiarvi se i primi due episodi vi sono apparsi un po' monotoni (soprattutto il primo), tenete duro perchè questa è un'opera immensa che va valutata nel suo insieme.
Niente paura quindi, e proseguite il viaggio, in quanto la mia impressione è che da adesso in poi ci sarà davvero da divertirsi.

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
Terre desolate (The Waste Lands)
ed. Sperling Paperback
438 pag.
traduzione di Tullio Dobner







domenica 6 luglio 2014

Il giorno dei trifidi - John Wyndham (1951)

"Il cielo è tutto pieno di stelle cadenti [...] tutte color verde vivo. Fanno sembrare le facce della gente spaventosamente pallide. Sono tutti fuori a guardarle, e in certi momenti è chiaro come in pieno giorno, ogni cosa ha però un colore curioso. Ogni tanto ce n'è una grande, così luminosa che a guardarla fa male agli occhi. È uno spettacolo meraviglioso. Dicono che non si sia mai visto niente di simile. È proprio un peccato che lei non possa vedere, no?"
L'infermiera a Bill Masen

TRAMA
La notte tra il 7 e l'8 maggio tutta la terra assiste ad un incredibile spettacolo: delle comete molto luminose tingono il cielo con il loro bagliore, e praticamente chiunque si affaccia per ammirare questo fenomeno astronomico più unico che raro.
Uno dei pochi che, suo malgrado, non può godersi la vista di queste stelle cadenti è il biologo Bill Masen, operato qualche giorno prima agli occhi, che solamente il giorno dopo potrà sbendarsi senza correre rischi. Bill è piuttosto seccato da tutto ciò, infastidito dal fatto che tutti i dipendenti ed i pazienti dell'ospedale stiano guardando ed ammirando a gran voce i corpi celesti che rischiarano la notte, ma il giorno dopo si ritrova invece ad esser grato al destino che gli ha impedito di fare altrettanto. Scopre infatti che nell'ospedale sembra non esserci quasi nessuno, e dopo essersi sbendato da solo incontra solamente un dottore, che gli rivela di essere cieco e che, dopo essersi fatto accompagnare al suo studio, inaspettatamente si getta dalla finestra, suicidandosi, e pochi altri pazienti, che sono altrettanto ciechi anche se inconsapevoli di ciò.
Terrorizzato ed angosciato, Masen si veste in fretta e furia e fugge da quel luogo. Ma Londra si rivela un luogo altrettanto apocalittico: orde di persone divenute improvvisamente cieche avanzano a tentoni alla ricerca di cibo, acqua e altri generi di prima necessità, e c'è chi non esita a rapire i pochi vedenti per costringerli a fargli da guida.
Altri vedenti tentano invece diversi approcci per cercare di sopravvivere: c'è chi sostiene che ogni persona ancora in grado di vedere dovrebbe fare da guida a un gruppo di decine di ciechi e chi, al contrario, è convinto che la strategia giusta sia quella di "salvare il salvabile", ovvero di formare una comunità composta solamente da uomini e donne vedenti e da donne cieche in grado di procreare figli "normali".
Per quanto riguarda Masen, le sue due uniche preoccupazioni sono di rimanere con Josella, una ragazza in grado di vedere che ha salvato da un linciaggio, e soprattutto di prendere misure preventive contro quella che reputa possa diventare un'ultieriore e pericolosissima minaccia: oltre alla fame, alla sete ed alle epidemie infatti l'uomo dovrà fare i conti con i trifidi, strane piante create nei laboratori sovietici in grado di camminare, uccidere e divorare anche gli esseri umani.

RECENSIONE
Dopo aver letto Il giorno dei trifidi vi renderete conto che si tratta indubbiamente di un capolavoro assoluto della letteratura fantascientifica. In esso si possono trovare diversi elementi tipici delle opere dell'epoca della Guerra Fredda, ovvero la paura delle possibili conseguenze del conflitto statunitense-sovietico, dell'incognita riguardante le missioni spaziali da parte di entrambe le potenze, e dei segreti che esse celavano; ma anche, e soprattutto, la descrizione di uno scenario post-apocalittico, la lotta tra moralità e razionalità e il disperato tentativo da parte dell'uomo di riuscire a sopravvivere anche quando sa di essere inesorabilmente destinato a regredire ad uno stato primordiale.
Se anche avete visto un solo film o telefilm di zombie o morti viventi, non potrete non notare quanto John Wyndham sia stato un precursore di questo genere nel descrivere la popolazione divenuta ormai cieca che brancola in un buio artificiale cercando di sopravvivere, e come i ben noti mostri dell'immaginario horror non appena colgono il segnale di una persona diversa da loro accorrono cercando di ghermirla.
Ma non contento di aver catapultato il lettore in questo scenario a dir poco raccapricciante, l'autore ha deciso di aumentare il suo terrore creando coloro che danno il titolo all'opera: i trifidi, queste bizzarre piante che, se in principio possono apparire buffe e far sorridere, soprattutto a chi si approccia ad esse pensando ai moderni mostri proposti dal cinema, ben presto si riscattano a dimostrano una crudeltà e un'intelligenza malefica in grado di mettere in scacco ed annientare l'intera umanità.
Per tutti questi motivi, nonostante abbia più di sessant'anni, Il giorno dei trifidi risulta un romanzo ancora molto attuale, e che forse dovrebbe far riflettere su certi argomenti quali la manipolazione genetica. Un libro insomma che qualunque appassionato di sci-fi non può esimersi dal leggere.

BW

Nella nostra libreria:
John Wyndham
Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids)
ed. Oscar Mondadori
249 pag.
traduzione di Marisa Bulgheroni

 

sabato 7 giugno 2014

Vulcano 3 - Philip K. Dick (1960)

"Un solo uomo è nella condizione di interagire con il computer, e pertanto quell'unico uomo può tagliarci fuori tutti, dal primo all'ultimo; quell'unico uomo può cancellare il mondo intero agli occhi di Vulcano 3. Come un alto prelato che si frapponga fra Dio e l'umanità."
William Barris

TRAMA
Alla fine del XX secolo il mondo intero è stato sconvolto da un apocalittico conflitto nucleare e che ha portato, nel 1993, alla stipulazione delle "Leggi di Lisbona" che prevedono che d'ora in avanti non esistano più singole nazioni, ma un'unico grande stato globale chiamato l'Unità. In questa nuova gigantesca confederazione, che ha il suo centro politico a Ginevra, non è più l'uomo, considerato inaffidabile ed erroneo a prendere le decisioni, bensì un mastodontico computer di nome Vulcano 3, assolutamente imparziale ed incontestabile. 
Un solo uomo, Jason Dill, il capo supremo del Palazzo dell'Unità, è autorizzato ad accedere ai pannelli del megaprocessore al fine di immettere dati e formulare quesiti di natura politica, sociale ed economica per i quali Vulcano 3 elabora soluzioni considerate impeccabili.
Ma c'è una setta sovversiva di ispirazione religiosa ed antitecnologica, i "Guaritori", al quale tutto ciò non va bene, che, capeggiata dal misterioso leader noto come Padre Fields, non perde occasione per organizzare azioni di ribellione e di protesta, anche violenta, con lo scopo di detronizzare il computer e ripristinare il governo del mondo in mano agli esseri umani.
Infine, a metà tra queste due fazioni, abbiamo il direttore del Nordamerica William Barris il quale, pur essendo un uomo dello stato, in seguito ad alcune morti di suoi fidati collaboratori avvenute in circostanze poco chiare, inizia a nutrire più di un dubbio sull'effettiva efficienza di questo sistema di governo.

RECENSIONE
Considerato spesso un lavoro "minore" di Dick, Vulcano 3 ha però il grandissimo merito di essere un'opera piuttosto coraggiosa ed atipica, indubbiamente avanti rispetto ai tempi in cui venne concepito. Infatti, mentre la storia uscì in versione completa solamente nel 1960, va detto che già quattro anni prima la rivista "Future" ne pubblicò una stesura più basilare e primitiva.
E se, come molti hanno fatto giustamente notare, il romanzo in questione presenta diversi punti deboli, soprattutto in alcune soluzioni stilistiche a volte un po' ingenue e in un finale decisamente troppo caotico e convulso, d'altro canto non si può non riconoscere che Vulcano 3 offre una marea di spunti che verranno ampiamente utilizzati, anche dallo stesso Dick, in opere successive che vengono ricordate ancora oggi come capolavori.
Oltre infatti alla sensazione costante di paranoia che attraversa tutta la storia, si possono qui ritrovare elementi "tipici" della filosofia dickiana come ad esempio uno stato totalitario che punisce chi cerca di pensare fuori dagli schemi, con la propria testa, e non si accontenta di fare solo ciò che gli viene imposto. Sono piuttosto evidenti anche alcune analogie con la ben più famosa e celebrata opera d'esordio di Dick, quel Lotteria dello spazio che, pur risultando un lavoro più riuscito, probabilmente è anche per certi versi più "classico".
E poi, come non citare il folgorante lampo di genio (e qui si vede il talento) in base al quale, mentre la società che fa da scenario agli eventi è fortemente disumanizzata, le macchine, questi super-computers, di contro assumono sempre più frequentemente atteggiamenti e caratteristiche tipicamente umane come l'avidità, l'aggressività e l'istinto di sopravvivenza. E così la mente corre subito al comportamento inspiegabile dell'infallibile e perfettissimo HAL 9000 di quella pietra miliare della fantascienza di tutti i tempi che risponde al nome di 2001: Odissea nello spazio.
Insomma, forse Vulcano 3 non sarà il libro migliore di Dick, e su questo convengo anch'io, però trovo che non sia nemmeno così insignificante e trascurabile come a volte lo si è fatto passare.
  
 BF

Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Vulcano 3 (Vulcan's Hammer)
ed. Fanucci Editore
196 pag.
traduzione di Tommaso Pincio

 

martedì 11 febbraio 2014

Il condominio - J.G. Ballard (1975)

"La popolazione di questo condominio non è assolutamente omogenea come sembra a prima vista. Presto ci rifiuteremo di parlare con chiunque sia al di fuori della nostra enclave."
Adrian Talbot


TRAMA
In una zona residenziale di Londra, si innalza per quaranta piani uno sfavillante grattacielo nuovo di zecca. Sfarzoso ed imponente, l'edificio, oltre a contare duemila appartamenti e numerosi ascensori, dispone anche di una banca, due piscine, un centro estetico, un supermercato, un ristorante ed altro ancora; insomma una vera città a tutti gli effetti.
La struttura dell'enorme condominio inoltre è divisa al suo interno in base alle disponibilità economiche degli abitanti: ai piani bassi infatti ci sono gli alloggi meno costosi e, man mano che si sale, il lusso e le dimensioni degli appartamenti aumentano in maniera direttamente proporzionale, fino ad arrivare al principesco attico all'ultimo piano di proprietà di Anthony Royal, il ricco architetto che ha progettato il palazzo.
Dopo un periodo iniziale relativamente tranquillo, però, una serie di piccoli blackout e banali disagi, del tutto trascurabili in una struttura del genere, portano gli inquilini dapprima in uno stato di insofferenza repressa a stento, e successivamente in una situazione di anarchia totale.
I comportamenti dei condomini degenerano sempre più, ogni giorno che passa, e l'avveniristica costruzione si trasforma a poco a poco in una specie di cittadella completamente isolata dal mondo esterno, all'interno della quale si sviluppa una società tribale, divisa in clan comandati dai rispettivi capi. Il condominio viene così gradualmente devastato da orde di barbari che fino a poco tempo prima erano persone rispettabilissime (dentisti, hostess, attori, medici, pubblicitari) ed ora lottano fra di loro rendendosi protagonisti di scontri violentissimi, saccheggi, stupri e vandalismi assortiti.
Oltre al già citato Royal, che insieme ai suoi compagni dei piani alti ha costruito delle barricate al fine di non dover dividere i propri agi con quelli dei piani inferiori, gli altri due protagonisti sono Richard Wilder, giornalista che tenta la scalata all'ultimo piano per uccidere l'architetto e prendere possesso così dell'intero grattacielo, e Robert Laing, medico fresco di divorzio che pare interessato unicamente alla propria sopravvivenza, cercando di non farsi coinvolgere nelle violenze.
In questo campo di battaglia che è diventato il condominio, con montagne di rifiuti maleodoranti sparsi ovunque ed un clima generale di sfacelo, osserviamo un folto nucleo di persone ridursi allo stadio primordiale, liberando così i propri istinti più bestiali.

RECENSIONE
Qualche mese fa avevo recensito piuttosto negativamente Cocaine nights, il primo libro di Ballard che mi fosse mai capitato di leggere. Ero rimasto molto deluso da quello che tuttora reputo un romanzo mediocre, ma mi ero ripromesso di fare un altro tentativo con lo scrittore londinese, anche alla luce della sua grande fama di autore innovativo ed estremamente capace.
Beh, ora posso dire di aver fatto bene. Se non avessi fatto questo piccolo sforzo, infatti, mi sarei perso il piacere di leggere un libro come Il condominio, che è qualcosa di davvero incredibile.
Con uno stile freddissimo, quasi da scienziato che visiona i risultati di un proprio esperimento, Ballard descrive la lenta parabola discendente di un nutrito gruppo di esseri umani che lentamente perdono i propri freni inibitori fino ad assomigliare più a creature primitive che a uomini.
Il romanzo è molto crudo, e sicuramente non idoneo ai più impressionabili, però se amate le ambientazioni post-apocalittiche ed un po' di ultra violenza non vi turba credo proprio che dovreste dargli un'occhiata.
Tra Il signore delle mosche e 1997: Fuga da New York, l'opera ballardiana sfugge a qualsiasi facile definizione o etichetta e, anche in virtù dell'anno di pubblicazione ormai distante quasi quarant'anni, si pone decisamente tra i precursori di un genere di racconto che è diventato molto popolare in seguito. Forse mi sbaglierò ma credo che, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, uno come Joe R. Lansdale per il suo La notte del drive in qualche piccolo spunto da questo libro l'abbia preso.
Impossibile non soffermarsi in conclusione sulla metafora molto potente che emerge dalla lettura; ovvero quello delle classi socialmente meno abbienti che cercano a tutti i costi di elevarsi ad uno status migliore, mentre i pochi che fanno parte dell'élite saranno sempre totalmente contrari alla divisione dei propri privilegi. In altre parole, si potrebbe dire che Il condominio tra i molti aspetti che presenta ci fornisce anche questa personale interpretazione della lotta di classe; ma, aldilà di queste analisi che magari lasciano il tempo che trovano, io consiglio vivamente di leggerlo soprattutto perchè si tratta di un gran bel libro. E per me è un motivo più che sufficiente.

BF

Nella nostra libreria:
J.G. Ballard
Il condominio (High-Rise)
ed. Universale Economica Feltrinelli
189 pag.
traduzione di Paolo Lagorio




martedì 31 dicembre 2013

La strada - Cormac McCarthy (2006)

"Quando ce ne saremo andati tutti qui resterà solo la morte, e anche lei avrà i giorni contati. Vagherà per la strada senza niente da fare e nessuno a cui farlo."
Ely


TRAMA
Prossimo futuro. Il pianeta è ridotto ad un ammasso di cenere fumante, il cielo è continuamente coperto da uno spesso strato di fuliggine, l'aria è malsana, degli animali non v'è più traccia e le città non sono altro che cumuli di macerie. Freddo e pioggia ovunque, il sole quando c'è è talmente pallido e malato che non è più in grado di riscaldare nulla ed il mondo ormai non è che una landa desolata e priva di colore. Si sa che c'è stata una catastrofe, forse una guerra nucleare, ma non si riesce a capire di preciso cosa sia successo anche perchè tutto è stato spazzato via, persino i ricordi.
I pochi sopravvissuti si muovono in orde di disperati che non esitano a compiere le peggiori atrocità pur di sopravvivere oppure vagano solitari in attesa della fine meno dolorosa possibile.
In questo scenario di morte e devastazione, seguiamo il percorso di un padre col suo figlioletto, entrambi senza nome, che cercano di sopravvivere giorno per giorno mentre sono diretti verso sud, alla ricerca (forse) di un clima più clemente. Le poche cose che hanno (un binocolo, qualche coperta, le rimanenti scatolette di cibo) sono accatastate dentro un vecchio e sgangherato carrello da supermercato, mentre l'unica arma che possiedono è una pistola che contiene solo due pallottole: una per ciascuno, per quando giungerà il momento.

RECENSIONE
Leggere un libro di McCarthy non è un passatempo piacevole. Le storie che egli racconta non sono gradevoli. Da parte mia posso dire che adoro il suo stile estremamente minimalista, il suo modo di descrivere i paesaggi e certe atmosfere molto particolari; ma i suoi romanzi non sono adatti a chi ha lo stomaco debole o è molto impressionabile.
La strada, che tra le altre cose è valso a McCarthy il Premio Pulitzer, è la conferma di tutto ciò ed anche di qualcosa di più. In primo luogo ci fa capire pienamente, se mai avessimo avuto dei dubbi in proposito, che lo scrittore originario del Tennessee è un autore dotato di un talento straordinario e che, pur non essendo più giovanissimo, possiede ancora una mente molto sveglia ed una visione sul mondo chiara e lucidissima, molto più di tanta altra gente ben più giovane di lui.
In seconda analisi, sappiate che questo è un libro che fa soffrire. In pochissime pagine verrete catapultati in un mondo dove il passato è solo un vago ricordo, il futuro inesistente e dove il presente significa lottare quotidianamente per sopravvivere il più a lungo possibile, ben consci del fatto che probabilmente non ne vale neppure la pena. 
Un'altra caratteristica di McCarthy è quella già ravvisata anche in Figlio di Dio, e cioè quella di non descrivere dettagliatamente al lettore l'orrore che si trova davanti, ma di farglielo solo intuire lasciandolo così nell'angoscia e nell'inquietudine più totale.
Un romanzo che trasuda disperazione, ma che è anche capace di regalare momenti di grande potenza narrativa, e che potrebbe anche far scendere qualche lacrima in quanto il fortissimo sentimento di protezione reciproca che lega il padre al figlio rappresenta qualcosa di grandioso e dispensa emozioni talmente violente non facili da ritrovare in un'opera di narrativa.
La strada è un romanzo che forse a qualcuno potrà apparire eccessivamente lento e disturbante (non sono d'accordo ma posso capire), ma che in realtà è un capolavoro che bisognerebbe davvero trovare la forza di affrontare. Forse non subito, magari è meglio aspettare di essere nel mood giusto ma io vi consiglio di cuore di farlo. Un libro veramente da vivere, prima ancora che da leggere.

BF


Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
La strada (The Road)
ed. Einaudi
218 pag.
traduzione di Martina Testa








mercoledì 4 dicembre 2013

Il canto della rivolta - Suzanne Collins (2010)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Trilogia  degli Hunger Games. Se non avete letto il precedente, intitolato La ragazza di fuoco, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"Non essere sciocca, Katniss. Pensa con la tua testa. Ti hanno trasformata in un'arma che potrebbe contribuire in modo decisivo alla distruzione dell'umanità. Se hai una vera influenza, usala per mettere un freno a tutto questo. Usala per fermare la guerra prima che sia troppo tardi. Chieditelo: ti fidi davvero delle persone con cui collabori? Sai davvero cosa sta succedendo? e se non è così... scoprilo."
Peeta Mellark


TRAMA
Katniss è stata salvata dalla Terza Edizione della Memoria degli Hunger Games: un'organizzazione ribelle composta da abitanti di Capital City, dai vincitori delle passate edizioni dei Giochi e dal distretto 13 l'ha infatti letteralmente strappata dall'Arena, insieme alla maggior parte degli altri concorrenti sopravvissuti.
Ma purtroppo non tutti riescono a farsi issare sull'hovercraft di salvataggio. Tra di essi c'è anche Peeta, proprio colui che Katniss aveva giurato di proteggere e difendere a tutti i costi, sacrificando anche la sua stessa vita per riuscirvi. E ora lui è nelle mani del Presidente Snow, che sicuramente non si farebbe scrupolo di compiere atti atroci pur di colpirla.
Come se non bastasse, a bordo dell'hovercraft la ragazza viene informata da Gale che il distretto 12, da dove provengono, non esiste più. Dopo il bombardamento ordinato a seguito della fuga dei concorrenti, non restanto più ormai che le macerie fumanti di quella che era la casa di centinaia di persone. Alcune di esse sono riuscite a fuggire e salvarsi, ma molte sono rimaste sepolte sotto i detriti, oppure uccise nella fuga.
Ma arrivata al distretto 13 Katniss non può fare a meno di sentirsi usata, il che la rende furiosa e frustrata. Gli abitanti di questo posto infatti hanno vissuto per anni nascosti, senza rischiare la vita dei propri figli nelle Arene dei Giochi, anche se proprio da loro era partita la ribellione che aveva scatenato i Giorni Bui. Inoltre la Coin, il Presidente del distretto, vuole che Katniss interpreti la parte della Ghiandaia Imitatrice per fomentare i moti di ribellione, ma è palese che in lei veda solamente uno strumento per raggiungere il proprio scopo.
Insomma, c'è una guerra da combattere, ma non è così chiaro chi sia il vero nemico.

RECENSIONE
Lo ammetto subito: il terzo capitolo degli Hunger Games mi è piaciuto meno degli altri due. Ma non si può fargliene una colpa, in fondo gli altri erano talmente belli che difficilmente la Collins avrebbe potuto fare di meglio.
Ciononostante Il canto della rivolta è un bel libro, in un certo senso più maturo dei precedenti. Sicuramente fa riflettere di più, e potrebbe essere (vi prego di prendere con le pinze ciò che dico) addirittura raffrontato ad avvenimenti molto attuali. Lungi da me voler fare di un romanzo, peraltro uno considerato un libro per ragazzi, uno strumento politico. Sono la prima a non sopportare chi vede la politica in ogni cosa, dalle canzoni agli spot pubblicitari.
Ma è innegabile che questo libro in particolare abbia effettivamente una vena politica molto marcata, per quanto affatto fastidiosa.
Parlando della struttura vera e propria del romanzo, come i suoi predecessori è diviso in tre parti. Ma stavolta le fasi sono meno scandite e differenziate, e l'azione, per quanto sia più presente alla fine, non è così concentrata come negli altri libri, ma meglio distribuita per tutta la durata della storia.
I personaggi sono cresciuti; in fondo dal giorno della mietitura che diede inizio a tutto sono passati due anni, i bambini si sono fatti ragazzi e i ragazzi adulti. E così Primerose, Katniss, Peeta e Gale, pur mantenendo la caratteristiche che li contraddistinguono, sono molto maturati, forse anche troppo in fretta a causa dell'esperienza che li ha temprati. È una cosa che personalmente apprezzo molto, il fatto che i personaggi tengano il passo con lo scorrere del tempo.
In conclusione, se vi siete innamorati dei primi due libri della trilogia che ha reso famosa Suzanne Collins in Italia non potrete fare a meno di leggere la conclusione della storia. Vedrete che la scrittrice vi stupirà, compiendo scelte affatto scontate e prevedibili, e mantenendo sempre il suo caratteristico stile, molto avvincente ed appassionante.

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
Il canto della rivolta (Mockinjay)
ed. Oscar Mondadori
422 pag.
traduzione di Simona Brogli

 

mercoledì 6 novembre 2013

La ragazza di fuoco - Suzanne Collins (2009)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Trilogia  degli Hunger Games. Se non avete letto il precedente, intitolato Hunger Games, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"I miei consiglieri erano preoccupati che potesse creare difficoltà, ma lei non ha intenzione di creare difficoltà, vero?"
Il presidente Snow

TRAMA
Sono passati quasi sei mesi dai settantaquattresimi Hunger Games, vinti per la prima volta da due Tributi provenienti dallo stesso distretto. A salvare Katniss Everdeen e Peeta Mellark è stato un gesto disperato compiuto alla fine dei Giochi: quando erano rimasti solo loro due nell'arena e sembrava che tutto fosse finito, un annuncio degli strateghi li aveva informati che, contrariamente a quanto avevano annunciato in precedenza, solo uno di loro avrebbe potuto vincere. Ma non potendo scegliere chi dei due avrebbe dovuto uccidere l'altro e sopravvivere, soprattutto in nome della storia d'amore simulata che fin dall'inizio dello show li aveva legati, avevano deciso di suicidarsi entrambi mangiando bacche velenose. Se questo fosse accaduto, gli Hunger Games non avrebbero avuto, per la prima volta nella storia, alcun vincitore, creando sicuramente tumulti in tutti e dodici i distretti che circondano Capitol City.
E così all'ultimo secondo erano stati graziati entrambi.
Katniss sa benissimo però che questa loro vittoria li ha messi in grave pericolo, insieme alle loro famiglie, e che la cosa migliore da fare sia continuare a fingere che quel gesto sconsiderato sia stato causato dal loro folle amore l'uno per l'altra, e non da un gesto di ribellione. Così, da allora, i due hanno sempre continuato a recitare la parte dei piccioncini, almeno per il pubblico.
Ma ora che le luci dei riflettori su di loro si sono un po' abbassate, nulla può comunque tornare come prima. Gale, il migliore amico di Katniss, suo compagno di caccia e ragazzo di cui è realmente innamorata, ha cominciato a lavorare nel Giacimento, e i due si vedono ormai solamente la domenica. I rapporti con Peeta, ovviamente quando non c'è nessuno che li può vedere, sono freddi e distaccati. E anche le lunghe battute di caccia di frodo di Katniss ormai non sono più dettate dalla necessità di mantenere la propria famiglia, grazie al cibo che spetta loro di diritto dopo la sua vittoria, ma a quella delle numerose altre famiglie del distretto 12, che non sono così fortunate.
Tutto sembra comunque svolgersi in tranquillità, quando un giorno, poco prima dell'inizio del Tour della Vittoria che si tiene ogni anno a metà tra un'edizione dei Giochi e la successiva, inaspettatamente il presidente Snow fa visita a Katniss. Egli è lo spietato presidente di Panem, e senza troppi giri di parole fa sapere alla ragazza di essere perfettamente a conoscienza del fatto che lei non sia affatto innamorata di Peeta, bensì di Gale.
Ma questa sua rivelazione non è la più grave che ha in serbo. Con il suo gesto Katniss, quando ha minacciato di uccidersi insieme a Peeta mangiando le bacche, ha messo in discussione l'autorità assoluta di Capitol City, scatenando in alcuni distretti malcontento e piccoli tumulti, che in breve tempo se non soffocati rischiano di trasformarsi in una vera e propria ribellione, una rivoluzione come quella avvenuta settantacinque anni prima, da cui la capitale ha ideato gli Hunger Games.
Katniss è disposta a tutto per sedare questi moti di rivolta che ha scatenato involontariamente, non certo per aiutare Capitol City, ma per salvare sua madre, la sorellina Prim e Gale; è disposta persino ad accettare di sposare Peeta, condannando entrambi ad proseguire per tutta la vita la pantomima dei fidanzatini. La capitale è in delirio per i preparativi di questo avvenimento, e i due ragazzi, ormai rassegnati, sembrano essere riusciti a sfuggire al grave pericolo che stavano correndo.
Ma i settantacinquesimi Hunger Games sono la terza Edizione della Memoria, una sorta di crudele Giubileo che avviene ogni venticinque anni. Nella prima Edizione della Memoria, "affinché i ribelli ricordassero che i loro figli morivano perché loro avevano dato inizio alle violenze, a ogni distretto fu imposto di svolgere un'elezione e votare per i tributi che l'avrebbero rappresentato". Nella seconda, "a ricordo del fatto che morirono due ribelli per ogni abitante di Capitol City, a ciascun distretto fu richiesto di mandare il doppio dei tributi".
Cosa serberà a Panem la terza Edizione della Memoria?

RECENSIONE
La recensione di Hunger Games cominciava così: "Bello, bello, bello." Ma se il primo libro della trilogia era bello, il secondo è stupendo. La trama è meno scontata e "scopiazzata", ci sono colpi di scena continuamente, e l'unico motivo per cui vorrete chiudere il libro e metterlo da parte sarà perché vi sarete immedesimati nei personaggi talmente tanto da soffrire con loro. Proverete un'empatia tale da mozzarvi il fiato, quasi sentirete dolore fisico. Non vi nascondo che a me sono venuti gli occhi lucidi più volte.
La Collins ha superato se stessa con questo seguito, e non vedo l'ora, alla fine di questo mese, che esca il film al cinema. Il primo, grazie alla sceneggiatura scritta dalla stessa autrice, è risultato molto fedele al romanzo, per cui sono proprio curiosa di vedere come avranno reso le ambientazioni e le scene, frutto di una fantasia pazzesca, degna del miglior Stephen King.
Credetemi, non vedrete l'ora, anche grazie al finale mozzafiato, di poter cominciare il terzo libro, Il canto della rivolta. Ma se prima volete leggere la mia recensione, dovrete aspettare l'appuntamento tra quattro settimane. Nel frattempo, buona lettura!

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
La ragazza di fuoco (Catching fire)
ed. Oscar Mondadori
377 pag.
traduzione di Simona Brogli e Fabio Paracchini



mercoledì 9 ottobre 2013

Hunger Games - Suzanne Collins (2008)

"Felici Hunger Games! E possa la buona sorte essere sempre a vostro favore!"
Effie Trinket

TRAMA
Sono passati ormai settantaquattro anni da quando Capitol City, la capitale di Panem, la nazione sorta dalle ceneri del Nord America, ha sedato la rivolta dei tredici distretti che compongono il paese. Da allora ogni anno i dodici distretti rimasti (il distretto 13 è stato completamente annientato) devono inviare ciascuno un ragazzo ed una ragazza tra i 12 ed i 18 anni a partecipare agli Hunger Games.
Ed è proprio il giorno della Mietitura per i settantaquattresimi Hunger Games, ovvero il sorteggio dei due nomi, che comincia la storia. A raccontarla è Katniss Everdeen, la protagonista, una ragazza di 16 anni che vive nella parte povera del distretto più povero di tutti, il 12.
Katniss è in pensiero all'idea di poter essere sorteggiata, così come potrebbero essere estratti anche Gale, il suo migliore amico nonché compagno di caccia, e la sorellina Primerose. E, nonostante ci fosse solo una minima possibilità che accadesse, è proprio il nome Prim il primo ad essere estratto. Senza pensarci, per salvare la sorella, Katniss si offre volontaria al suo posto. Sì, perché gli Hunger Games sono il crudele reality show ideato da Capitol City per ricordare ai distretti la sua supremazia e la sua vittoria su di loro. Dei ventiquattro Tributi che vengono mandati nell'arena, il campo di gioco, solamente uno infatti sopravviverà, dopo aver ucciso tutti gli altri.
Katniss parte quindi verso la capitale insieme a Peeta, il Tributo maschio sorteggiato insieme a lei per il distretto 12. Lì i due vengono addestrati, tra gli altri, dall'alcolizzato Haymitch, l'unico vincitore del distretto 12 ancora in vita, e vestiti dallo stilista/mentore Cinna. L'apparenza, infatti, negli Hunger Games è importante quasi quanto la preparazione atletica, poichè i Tributi più carismatici otterranno più aiuti dagli sponsor.
Ma se già il fatto di trovarsi ad un passo dalla morte non rende di certo facile la vita della ragazza, a complicare ulteriormente le cose ci si mette anche una confessione fatta da Peeta durante l'intervista ai Tributi la sera prima dell'inizio dei Giochi: da sempre infatti egli è innamorato di lei.
Katniss affronta quindi una partita con la morte, ma soprattutto con la propria coscienza.

RECENSIONE
Bello, bello, bello. Ho cominciato a leggere Hunger Games spinta da curiosità dopo aver visto l'omonimo film, che effettivamente avevo trovato carino, cosa che di solito non faccio mai. In genere infatti scelgo di leggere il libro prima di vedere il film tratto da esso, in modo da non farmi influenzare nell'immaginarmi i personaggi, le scene e le ambientazioni.
Avevo quindi paura che il romanzo potesse piacermi meno della sua versione cinematografica; ma per fortuna, al contrario il primo libro dell'omonima trilogia si è rivelato talmente appassionante da non poter staccare gli occhi dalle sue pagine.
Nella storia, è vero, si riconoscono molti elementi poco originali: i Tributi ricordano molto i fanciulli e le fanciulle che Atene doveva inviare a Creta affinchè fossero divorati dal Minotauro; gli stessi Tributi che combattono l'uno contro l'altro nell'arena richiamano alla mente i giochi gladiatori dell'Antica Roma; il reality show somiglia molto al suo predecessore letterario The Running Man di Richard Bachman.
Ma non posso fare a meno di pensare che esse siano citazioni e non volgari plagi. In ogni caso la bontà del romanzo non fa assolutamente pesare questi richiami, anche perchè i personaggi sono caratterizzati talmente bene da spingerci ad immedesimarci in essi.
Cosa aspettate, siete ancora qui? Su, correte a leggere Hunger Games! Vedrete che vorrete procurarvi il suo seguito, La ragazza di fuoco, prima ancora di averlo finito.

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
Hunger Games (The Hunger Games)
ed. Oscar Mondadori
371 pag.
traduzione di Fabio Paracchini e Simona Brogli