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martedì 15 luglio 2014

Road dogs - Elmore Leonard (2009)

"Siamo road dogsnoi, amico, ci guardiamo le spalle a vicenda e neanche ci serve sapere il perchè."
Cundo Rey

TRAMA
Cundo Rey, malvivente cubano di mezza età, ex spogliarellista, ex assassino ed ex spacciatore personale di alcune star di Hollywood, viene trasferito dal carcere di massima sicurezza soprannominato "Gun Club" al più "morbido" Glades Correctional, in Florida.
Qui fa immediatemente la conoscenza di Jack Foley, leggenda della malavita, recordman di banche rapinate (circa duecento) e criminale "gentiluomo".
I due stringono un'amicizia molto forte e sincera, tanto che Cundo si offre di pagare a proprie spese un abilissimo avvocato, la signorina Megan Norris, per far ottenere un notevole sconto di pena a Foley, cosa che puntualmente avviene.
Il cubano si fida talmente dell'amico da permettergli di andare ad abitare in una delle proprie ville a Venice Beach, con la promessa di entrare in affari insieme una volta che Cundo verrà liberato.
Nella villa di fianco però, vive la ragazza di Cundo, la bella e spregiudicata Dawn Navarro, la quale finge di possedere doti soprannaturali per metter in contatto con l'aldilà i ricchi e creduloni abitanti della zona, spremendogli così un sacco di quattrini.
I problemi iniziano quando Dawn seduce Jack, proponendogli anche di metter in piedi un piano per truffare Cundo che però viene rilasciato prima del previsto all'insaputa dei due amanti.
Inoltre Foley è seguito costantemente da Lou Adams, un federale che è ben deciso a rendergli la vita impossibile, e che lo fa sorvegliare da Tico, il membro di una gang di latinos che già conosce molto bene la stessa Dawn.
Ed ora i nodi iniziano veramente a venire al pettine...  

RECENSIONE
Pochi libri sanno essere "cinematografici" come quelli di Elmore Leonard, non a caso è uno degli autori che vanta più trasposizioni filmiche tratte dalla sua sterminata bibliografia.
Leonard putroppo ha lasciato questa valle di lacrime l'estate scorsa ma fino all'ultimo, e questo Road dogs (uscito nel 2009, quando lo scrittore di Detroit aveva abbondantamente superato l'ottantina) lo dimostra ampiamente, ha prodotto opere eccellenti, con una verve ed una freschezza assolutamente sconosciute a tanti colleghi dall'età ben più verde della sua.
Road dogs nel gergo carcerario, serve ad indicare due detenuti che sono sempre pronti ad aiutarsi l'uno con l'altro ed a coprirsi le spalle a vicenda, ed il romanzo parla proprio di questo, cioè di due fuorilegge e del profondo senso di rispetto che si crea tra di loro.
Leonard come sempre è abilissimo nel costruire una trama che si sviluppa e cresce d'intensità man mano che si procede nella lettura, fino a raggiungere vette narrative di grande qualità. Nello stesso tempo poi riesce anche a regalarci per l'ennesima volta una galleria di personaggi davvero memorabili, pur con caratteristiche a volte a dir poco improbabili.
Eppure tutto questo contribuisce a far funzionare al meglio tutti gli intrecci presenti in Road dogs, e a chi legge basterà chiudere gli occhi un istante per trovarsi subito di fronte i personaggi protagonisti del romanzo, con tutte le loro tipicità ed il loro modo di esprimersi, proprio come se si fosse al cinema.
Questo è un romanzo davvero esplosivo che consiglio indistintamente a tutti, appassionati di genere e non, perchè scritto da un grande maestro di crime novel con il quale è letteralmente impossibile annoiarsi. Se non avete ancora letto nulla di Leonard forse è giunto il momento di dargli una possibilità, e vedrete che difficilmente resterete delusi. E, ne sono certo, capirete anche perchè è da sempre lo scrittore preferito di gente come Quentin Tarantino ed i fratelli Coen.

BF

Nella nostra libreria:
Elmore Leonard
Road dogs (Road Dogs)
ed. Einaudi Stile Libero Noir 
307 pag.
traduzione di Luca Conti

 

 

venerdì 30 maggio 2014

Dal libro al film: Punch al rum - Elmore Leonard (1992)

"...(Max) guidava verso casa proiettandosi nella testa immagini di Jackie Burke. Soprattutto le immagini in cui lei aveva quella luce negli occhi verdi e quello sguardo che sembrava dirgli: 'Potremmo divertirci'.
A meno che non lo stesse soppesando, con quello sguardo, giudicandolo, e quello sguardo in realtà volesse dire: 'Potrei usarti'.
Forse.
In entrambi i casi era molto eccitante."
Elmore Leonard

IL LIBRO
Jackie Burke è una hostess che, non più giovanissima, lavora per una compagnia aerea a basso costo che fa la spola tra Palm Beach e le Bahamas. Tre matrimoni sbagliati alle spalle, due volte vedova ed una vecchia accusa di spaccio di droga dalla quale è stata poi scagionata, Jackie è ancora molto piacente ed è molto sveglia, ragion per cui rappresenta la persona ideale per portare a termine alcuni lavoretti per il gangster Ordell Robbie. Quest'ultimo è un trafficante d'armi che ha bisogno di far rientrare clandestinamente una bella somma di denaro (circa mezzo milione di dollari) da Freeport agli Stati Uniti e, per farlo, utilizza a più riprese la bella Jackie che, così facendo, ha modo di arrotondare uno stipendio abbastanza misero. 
Ma un giorno succede che, appena scesa dall'aereo, viene perquisita da due agenti dell'antifrode in borghese, Tyler e Nicolet, che le trovano nella borsa da viaggio, oltre ai soldi, anche una bustina contenente cocaina. La hostess viene così tratta in arresto, finchè non si presenta Max Cherry, un garante di cauzioni, che la fa uscire di prigione con i soldi passatagli da Robbie il quale, temendo che Jackie possa aver fatto il proprio nome ai poliziotti, si introduce in casa sua con l'intenzione di eliminarla. Ma Jackie è furbissima, e non solo rassicura il boss sul fatto che non farà mai la spia, ma riesce ad elaborare un piano tanto geniale quanto rischioso per impossessarsi dell'intero malloppo. Max Cherry, vittima di un vero e proprio "colpo di fulmine" nei confronti dell'affascinante hostess, accetta di aiutarla nell'impresa.

IL FILM
È il 1997 quando Quentin Tarantino, da sempre grande ammiratore di Leonard, decide di portare sugli schermi Punch al rum, modificando alcune cose a partire dalla protagonista: se la Jackie Burke del romanzo è bianca, bionda addirittura, nel film il regista di Torrance sceglie di far interpretare il ruolo della bella hostess alla regina del cinema di blaxploitation, la mitica Pam Grier. Quentin (lo dicono gli attori stessi che hanno lavorato con lui) è bravissimo nel far rendere tutti al massimo, ed anche Pam Grier non fa eccezione, recitando alla grandissima nelle vesti di un personaggio non semplice e dalla fortissima personalità. Sempre volendo omaggiare il film che contribuì a rendere famosa l'attrice di colore (ovvero Foxy Brown), Tarantino sceglie di cambiarle anche il cognome, mutando anche il titolo della pellicola che diventa così Jackie Brown.




Spostando il luogo dell'azione dalla Florida meridionale a Los Angeles, il geniaccio italoamericano riunisce un cast di primissimo ordine. Della Grier abbiamo già detto, dopodichè abbiamo Samuel Jackson nella parte di un fenomenale Ordell Robbie, e Bridget Fonda che interpreta molto bene la "ragazza del boss" Melanie e, cosa che non guasta, mostrando generosamente le proprie forme recitando quasi sempre in bikini e shorts. Nel ruolo di Louis Gara, ex rapinatore di banche un po' arrugginito abbiamo invece uno strepitoso Robert De Niro, Michael Keaton è pressochè perfetto nei panni dell'agente Ray Nicolet ed infine per la parte di Max Cherry viene scelto, un po' a sorpresa (inizialmente il favorito era Gene Hackman), il redivivo Robert Forster. Attore un po' dimenticato dal grande pubblico, ma non da Tarantino che si professa suo fan da tempo immemore, Forster lo ripagherà con una interpretazione memorabile che lo porterà a sfiorare l'Oscar come miglior attore non protagonista.
Jackie Brown, pur rispettando nel complesso il libro di Leonard si contraddistingue però, oltre ad una stupenda caratterizzazione dei personaggi (qualità che era già presente nell'opera originale) anche, e soprattutto, per un'insieme di elementi peculiari che costituiscono da soli il marchio di fabbrica del cinema tarantiniano. Le particolarissime inquadrature, i dialoghi serrati, una serie di figure femminili sexy ma allo stesso tempo scaltre e determinate, le continue citazioni di oscure pellicole di culto che, dopo esser state omaggiate da Tarantino, vengono puntualmente riscoperte e rivalutate anche dalla massa; tutto questo contribuisce, da sempre, al successo dei suoi film.
Eppure Jackie Brown, specialmente all'inizio, tende a dividere in maniera netta il pubblico e la critica: chi lo giudica un clamoroso fiasco, e chi grida al capolavoro. Io stesso ricordo che rimasi piuttosto deluso all'epoca: ero andato al cinema aspettandomi un classico film "alla Tarantino", brillante e dal ritmo sostenuto, mentre invece avevo assistito a qualcosa che mi parve troppo lento e quasi un po' noioso.
Invece devo dire che aveva proprio ragione il buon Quentin quando all'epoca dell'uscita di Jackie Brown rispondendo ai suoi detrattori affermò: "Se questo film l'avesse girato un regista di cinquant'anni avrebbero tutti parlato di grande prova di maturità o altre stronzate del genere, l'ho fatto io che di anni ne ho solo trentaquattro e dicono che è una noia. Questo è un film che bisogna vedere più volte per poterlo apprezzare appieno."
Ed a ulteriore dimostrazione dell'esattezza di questa tesi porto il mio piccolo contributo dicendo che, ad oggi, Jackie Brown è probabilmente il film di Tarantino che, di tanto in tanto, riguardo più volentieri.
In conclusione: 10 con lode sia al libro che al film.

BF

Nella nostra libreria:
Elmore Leonard
Punch al rum (Rum Punch)
ed. Einaudi Stile Libero Big
317 pag.
traduzione di Stefano Massaron


mercoledì 18 dicembre 2013

Il bosco delle volpi - Arto Paasilinna (1983)

"Sono cinque anni che non assaggio più il 'kalakukko', mi credi Oiva? A volte mi viene una maledetta voglia di polpettine di carne, tale da farmi bruciare lo stomaco. Tu li hai provati, no, i loro hamburger?"
Il direttore Jabala

TRAMA
Cosa hanno in comune un malvivente dedito alla bella vita, un maggiore dell'esercito alcolizzato e la skolt più vecchia del mondo? Apparentemente nulla, ma quando la sorte (o la penna di Paasilinna) ci mette lo zampino, tutto è possibile.
La storia inizia da un antefatto di cinque anni prima, quando il gangster di professione Oiva Juntunen ruba tre lingotti di oro purissimo alla Norvegia, insieme a due complici, di cui uno è un feroce assassino. Il loro piano prevede la cattura dei due compari e la custodia del bottino da parte di Juntunen sino alla scarcerazione. Ma la cupidigia, ahimè!, ha la meglio sulla parola data, e così il nostro Arsenio Lupin finnico fugge con l'intera refurtiva e diviene latitante prima in Florida, poi in Lapponia.
Lì incontra Sulo Remes, maggiore dell'esercito che, alcolizzato e stanco della fiacca vita di un ufficiale in tempo di pace, ha deciso di prendersi un anno di aspettativa non retribuita. Non sa nemmeno lui cosa vuole fare, all'inizio pensa di laurearsi, ma è attratto anche dalla ricerca dell'oro lappone.
Dopo un inizio piuttosto burrascoso, i due scendono a patti e decidono di collaborare, si stabiliscono in una capanna che rendono col tempo una reggia fornita di ogni comfort ed arrivano ad adottare un cucciolo di volpe, che chiamano Cinquecentino.
Una sera poi alla strana coppia si aggiunge la fuggiasca skolt novantenne Naska Moniskoff, che è scappata insieme al vecchio gatto Jermakki perchè non vuole essere ricoverata in maniera coatta in un ospizio per anziani, ed infine due ragazze squillo scandinave, Agneta e Cristine.
L'allegra brigata sembra trascorrere la più felice delle esistenze; ma non dimentichiamo che un feroce assassino ricorda sempre i torti subiti.

RECENSIONE
Il bosco delle volpi è indubbiamente il mio romanzo di Paasilinna preferito, un po' per la sua atmosfera romantica, e un po' per quel sapiente miscuglio di situazioni creato dall'autore finlandese che lo rende spassoso ed accattivante. Una chicca tra tutte: la cronaca della conquista del porto di Oslo da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.
I personaggi sono ottimamente caratterizzati; non solo gli esseri umani, ma anche gli animali e lo stesso ambiente. Esso è clemente con chi ci vive, ma spietato con chi non ne fa parte. Ad esempio le trappole per volpi piazzate dai due uomini funzionano tutte nel corso degli anni, ma non uccidono nemmeno un animale; in compenso un sacco di sprovveduti turisti tedeschi ci lasciano le penne a causa della loro ingordigia (le esche utilizzate sono delle succulente salsicce), ma in fondo, come dice Naska: "C'è un mucchio di gente da loro, in Germania. Se anche ne impiccate un po', non mi sembra così grave". Il popolo tedesco naturalmente ringrazia...
Scherzi a parte, se avete amato gli scenari incantati e le tematiche de L'anno della lepre, sicuramente apprezzerete questo piccolo capolavoro della letteratura nordica, e probabilmente vi verrà voglia di visitare queste meravigliose terre selvagge, dove ancora la mano dell'uomo non le ha contaminate eccessivamente ed è ancora la Natura a dettare legge. Ma mi raccomando, fate attenzione: se vedete una salsiccia sulla neve, farete meglio a lasciarla dov'è.


BW

Nella nostra libreria:
Arto Paasilinna
Il bosco delle volpi (Hirtettyjen kettujen metsä)
ed. Iperborea
267 pag.
traduzione di Ernesto Boella