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sabato 2 agosto 2014

Carmilla - Joseph Sheridan Le Fanu (1872)

"<<Prodigioso! [...] Dodici anni fa m'apparve in sogno il tuo volto e da allora mi ha sempre perseguitato.>>
<<Prodigioso davvero! [...] Anch'io ti ho vista dodici anni or sono, in una visione o nella realtà. Non ho dimenticato il tuo volto, da allora l'ho sempre avuto innanzi agli occhi.>>"
Carmilla e Laura

TRAMA
Laura è una ragazza di origini inglesi che vive, insieme al padre, nel loro schloss, un castello nella Stiria austriaca. Orfana di madre sin dalla più tenera età, soffre per la mancanza di coetanee con le quali trascorrere il suo tempo. È dunque con gioia che riceve la notizia che il generale Spieldorf, amico di suo padre, recherà loro visita insieme alla nipote; ma ahimè! l'improvvisa e inspiegabile morte della fanciulla le impedisce di ricevere l'amica. Poco tempo dopo però una carrozza, trainata da cavalli imbizzarriti, si schianta proprio davanti alla dimora del padre di Laura. I viaggiatori sembrano tutti illesi, ma una ragazzina di nome Carmilla, che già era convalescente da una malattia, risente dell'incidente. La madre, una misteriosa nobildonna, deve però proseguire il viaggio; Laura prega dunque il padre di ospitare Carmilla fin quando la madre non tornerà per permetterle di guarire e rimettersi.
Tra le due giovani nasce subito una profonda amicizia, che quasi sfiora un platonico amore saffico; ma Carmilla è strana, con delle bizzarre abitudini. E come se non bastasse, nel villaggio vicino uno strano morbo comincia a colpire, mietendo sempre più vittime che passano da uno stato di perfetta salute al decesso in poche notti piene di allucinazioni.
Cosa si nasconderà dietro ai segreti che cela Carmilla?

RECENSIONE
Per giudicare un libro, come credo di aver già detto, occorre innanzitutto contestualizzarlo; abituati sino alla noia come siamo oggi a libri e film incentrati su vampiri, lupi mannari e compagnia bella, un lettore che nulla sapesse di Carmilla potrebbe sorridere davanti a certe trovate dell'autore. Ma va ricordato che questo romanzo precede di un quarto di secolo il famoso Dracula di Bram Stoker che contribuì a rendere celeberrima la figura del vampiro in tutto il mondo. E allora la storia di un vampiro, anzi, una vampira come Carmilla diventa importante se non addirittura fondamentale per la storia della letteratura.
Le Fanu ha avuto poi la geniale quanto semplice intuizione di giocare con la natura del Doppelgänger anagrammando più volte il nome della protagonista per giustificarne le apparizioni nei secoli; non solo: la stessa Laura, narratrice della vicenda, è una sorta di alter-ego di Carmilla, il suo lato buono, innocente, che ancora non ha perso l'ingenuità della fanciullezza, tanto che entrambe le ragazze discendono dalla famiglia dei Karnstein. Si potrebbe dire che l'autore abbia riproposto il classico tema della dualità bene-male, elaborandolo però con questo nuovo (per allora) mostro contrapposto all'essere umano.
Un altro elemento assolutamente audace per l'epoca è inoltre il rapporto tra le due ragazze: ovviamente per motivi di censura mai si allude ad una sessualità lesbica, ma si allude piuttosto ad un amore tra sorelle, tuttavia intensissimo. Ciononostante, alla vampira sfugge una confessione che in tempi ben più moderni avrebbe fatto rizzare i peli sulla nuca a ben più di un benpensante: "Non sono stata innamorata di nessuno, né lo sarò mai [...] a meno che non si tratti di te."
Al di là comunque della sua importanza storico-letteraria, Carmilla è un romanzo godibilissimo e modernissimo nonostante il suo stile vittoriano, che credo che qualsiasi appassionato di letteratura gotica non dovrebbe farsi assolutamente sfuggire.

BW

Nella nostra libreria:
Joseph Sheridan Le Fanu
Carmilla (Carmilla)
ed. Sellerio Editore
144 pag.
traduzione di Attilio Brilli

 

martedì 3 giugno 2014

Il vendicatore - Thomas de Quincey (1838)

"La notte fonda del misterioso sgomento piombò sull'animo di ciascuno."
Thomas de Quincey

TRAMA
In una cittadina universitaria tedesca, nell'anno 1815, arriva improvvisamente un giovane di bellissimo aspetto e dai modi eleganti. Il narratore, professore presso la locale università, ha ricevuto in precedenza alcune lettere di raccomandazioni da parte di un nobiluomo vicino alla diplomazia russa, nelle quali gli viene chiesto di insegnare al ragazzo il greco.  
Il giovane è un militare di nome Maximilian Wyndham ed è di nobili natali e, pur avendo solo ventidue anni, si è già distinto su diversi campi di battaglia, tra i quali quello di Waterloo. Nonostante egli sia inglese, ha combattuto con onore anche sotto le insegne dell'Impero Russo, ragion per cui viene tenuto in grande considerazione addirittura dallo zar in persona.
Con un passato così avventuroso e grazie alla notevole bellezza che la natura gli ha donato, Maximilian suscita inevitabilmente l'interesse di tutte le ragazze di buona famiglia del luogo. Una di queste, Margaret Liebenheim si innamora, ricambiata, di lui in maniera profonda e sincera.
Ma tutto ciò fa soffrire terribilmente il povero Ferdinand von Harrelstein, da tempo invaghito follemente di Margaret e che, per fuggire al dolore, inizia a rifugiarsi sempre più spesso nella vicina foresta, trascorrendovi intere settimane.
A questo punto, però, fa la sua comparsa in città un misterioso e sanguinario assassino che massacra orribilmente due interi nuclei famigliari tra i più rispettati ed abbienti dell'intera comunità.
Le vittime vengono ritrovate uccise in casa propria ma, dal momento che il denaro ed i gioielli non vengono toccati, inizia a farsi largo nei poliziotti e nei magistrati l'idea che il movente dei delitti possa essere esclusivamente la vendetta.
Ma chi è il feroce macellaio che, avvolto in un pesante mantello, compie questi orrendi misfatti scomparendo nel nulla un istante dopo? 

RECENSIONE
Con una scrupolisità ed un rigore degne del più consumato cronista, Thomas de Quincey confeziona questo racconto che, seppur sia uno tra i meno noti della sua vasta produzione, impressiona per la maestria col la quale egli riesce a mescolare una storia cruenta e piena di fatti di sangue, quasi horror, con una tenera vicenda che ha per protagonisti due giovani innamorati.
Autore eccezionale ed eclettico, de Quincey si cimenta in questo caso in un genere, che troverà poi in Poe e nel suo Auguste Dupin uno dei principali esponenti, e che in seguito potrà contare su innumerevoli imitatori, non sempre all'altezza.
Il vendicatore è, come si evince dal titolo, una atroce storia di vendetta che lo scrittore inglese riesce a rendere interessante ed avvincente fino alla fine, dove il resoconto degli eventi lascia spazio ad un finale straziante e doloroso. Un racconto per il quale non è errato utilizzare l'abusato agettivo "gotico", se non altro per lo scenario da brividi: i delitti avvengono infatti a tarda notte e nel pieno di un rigidissimo inverno, all'interno di grandi case buie, circondate da una tetra foresta.
Sebbene de Quincey sia conosciuto principalmente per essere uno dei maggiori rappresentanti del decadentismo britannico, come dimostra una delle sue più celebri opere, l'illustre Confessioni di un oppiomane, mi sento tuttavia di suggerire questo volumetto che si legge in pochissimo tempo all'attenzione di tutti coloro che amano farsi trasportare dalle storie funeree e ricche di elementi angoscianti. 

BF

Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
Il vendicatore (The Avenger: A narrative)
ed. Passigli Editori
84 pag.
traduzione di Alessandro Ceni

 


 

domenica 18 maggio 2014

Frankenstein - Mary Shelley (1818)

"Lo avevo desiderato con un ardore di gran lunga superiore al normale; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno era svanita, e un orrore e un disgusto soffocanti mi opprimevano il cuore."
Victor Frankenstein

TRAMA
In una serie di lettere scritte alla sorella Margareth, l'esploratore Robert Walton narra i progressi della propria spedizione, che dovrà condurlo al Polo Nord, per poi circumnavigare il globo. 
Una volta giunta nel Circolo Polare Artico però, la nave si incaglia in mezzo ai ghiacci. Durante la sosta forzata i membri dell'equipaggio avvistano una creatura dalle fattezze mostruose aggirarsi sulla banchisa, per poi scomparire in lontananza.
Qualche giorno dopo un uomo su di una slitta si avvicina all'imbarcazione in stato di evidente shock. Costui, che si presenta come il dottor Victor Frankenstein di Ginevra, viene fatto salire a bordo ed inizia a raccontare la sua storia.
Una storia a dir poco pazzesca.

RECENSIONE
Credo che l'episodio che sta alla base della genesi di Frankenstein sia ormai famosissimo, ma in ogni caso, per chi non ne fosse al corrente faccio un breve riassunto.
Giugno 1816, Lord Byron invita l'amico medico John William Polidori, i futuri coniugi Percy e Mary Shelley e la sorellastra di quest'ultima Claire, all'epoca amante di Byron, a trascorrere una vacanza nella sua villa sul lago di Ginevra. Ma il tempo è inclemente in quello che verrà poi ricordato come L'anno senza estate e così, costretto a rimanere in casa, per sfuggire alla noia il gruppetto si diletta nella lettura di racconti di fantasmi, finchè una sera Lord Byron non propone agli amici di provare a comporre, ognuno di essi, una storia del brivido. Alla fine vennero scritti brevi racconti che rimasero nulla più di un passatempo, tranne in due casi: John William Polidori infatti, con il racconto Il vampiro, creò di fatto la figura "classica" di questo mostro facendone un nobile dalla personalità magnetica ed attratto dal sangue delle fanciulle, mentre la giovane Mary ideò una storia che poi, adeguatamente sviluppata, divenne nota come Frankenstein.
Pubblicato inizialmente in forma anonima, venne subito stroncato dalla critica che però, in seguito ad una positiva recensione di sir Walter Scott, aggiustò la mira. Successivamente poi, quando si scoprì che l'autore era una donna (per giunta di soli ventuno anni), gli stessi critici si lasciarono andare a pareri entusiastici, con perle del tipo: "Per un uomo era eccellente ma per una donna è straordinario!". E con questo stendiamo un velo pietoso sui critici di ogni genere ed epoca.
Frankenstein nel titolo originale viene definito un moderno Prometeo, cioè colui che venne condannato dagli Dei per aver donato il fuoco agli uomini. L'accostamento consiste nel fatto che il dottor Frankenstein, con i suoi esperimenti, cerca di sconfiggere la morte ricreando il fuoco vitale nelle salme che trafuga nei cimiteri.
Il racconto, a mio modesto parere, non è un capolavoro essendo eccessivamente lento e dispersivo, tuttavia è innegabile che rappresenti un classico imprescindibile per chiunque sia appassionato di letteratura fantastica o dell'orrore. Tantissime sono le tematiche affrontate in questo romanzo, alcune delle quali, sono ancora oggi attualissime e supersfruttate. Basti citare il concetto che costituisce forse il nocciolo del racconto ovvero la paura del "diverso", il pensiero cioè che porta a diffidare di chiunque non sia uguale a noi, in particolar modo nell'aspetto; ma anche l'idea (davvero rivoluzionaria per quei tempi) che "mostro" non significhi necessariamente "cattivo" e che anche una creatura veramente spaventosa come quella realizzata dal dottor Frankenstein possa in realtà provare e manifestare sentimenti, anche nobili.
Al giorno d'oggi tutte queste cose possono suonare forse banali, ma l'autrice britannica fu una delle prime in assoluto a porsi quelle domande, e probabilmente la prima a scrivere una delle più potenti e conosciute allegorie su questo tema.
Ripeto in conclusione: pur non avendomi entusiasmato, sono comunque felice di aver letto Frankenstein in quanto mi sento finalmente di aver colmato una grossa lacuna che chiunque si ritenga amante dell'horror non può assolutamente permettersi di avere. 

BF

Nella nostra libreria:
Mary Shelley
Frankenstein (Frankenstein, or The Modern Prometheus)
ed. Oscar Mondadori
272 pag.
traduzione di Simona Fefè






venerdì 7 marzo 2014

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - Robert Louis Stevenson (1886)

"Non è facile a descriversi. C'è qualcosa di non chiaro nel suo aspetto; qualcosa di sgradevole, anzi di veramente detestabile. Non avevo mai visto un uomo che mi ripugnasse tanto, e non so la ragione."
Il signor Enfield

TRAMA
Mentre sta rincasando, nelle prime ore di un mattino d'inverno, il signor Enfield si imbatte in un uomo dall'aspetto turpe, rozzo e volgare che, dopo aver fatto cadere una bambina per terra, anzichè scusarsi ed aiutarla, la calpesta e se ne va come se nulla fosse.
Egli insegue pertanto il losco figuro e, una volta raggiunto, riesce a trascinarlo per la collottola dinanzi ai famigliari della fanciulla i quali, in virtù del fatto che ella non sia ferita ma solo spaventata, decidono di non denunciarlo, limitandosi a chiedere un risarcimento di cento sterline.
Così, questo individuo dall'aria molto poco raccomandabile si infila in uno scantinato poco lontano e riemerge con un assegno corrispondente alla cifra esatta e firmato da un uomo molto conosciuto e stimato in tutta Londra.
Enfield fa notare che l'assegno potrebbe essere benissimo un falso in quanto è perlomeno bizzarro che un personaggio del genere possa entrare in una cantina alle quattro del mattino e risalirne con un assegno di quella cifra perdipiù firmato da un'altra persona ed invece, con grande sorpresa di tutti, l'assegno risulta buono. 
Tutto questo viene raccontato da Enfield al cugino, l'avvocato Utterson, nel corso di una passeggiata attraverso il quartiere di mercanti in cui, qualche tempo prima, si è svolta la vicenda. Utterson chiede quindi ad Enfield se sia a conoscenza del nome di quell'uomo tanto brutale quanto misterioso e il cugino risponde che egli disse di chiamarsi Hyde.
Questo fa preoccupare oltremodo l'avvocato a causa di un episodio avvenuto recentemente. Il dottor Henry Jekyll, uno dei suoi più noti e rispettati clienti, gli ha fatto pervenire un testamento olografo nel quale si afferma che, in caso di morte o di inspiegata assenza per di più di tre mesi da parte del dottor Jekyll, tutto il suo patrimonio debba passare all' "amico e benefattore Edward Hyde".
Incuriosito e turbato quindi l'avvocato si reca presso l'abitazione di una vecchia conoscenza di Jekyll, il dottor Lanyon, il quale gli rivela che negli ultimi tempi questi era solito comportarsi in modo strano ed insolito e di come ultimamente non l'abbia più visto in giro. Utterson decide perciò di mettersi sulle tracce del fantomatico signor Edward Hyde, mentre un dubbio atroce e terribile inizia a farsi largo nella sua mente.

RECENSIONE
Grande classico della letteratura fantastica, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde costituisce anche, a detta di molti, il massimo capolavoro del celeberrimo scrittore scozzese. Stevenson infatti, trattando il tema dello sdoppiamento della personalità, riesce a combinare sapientemente diversi elementi propri del giallo, del poliziesco e della narrativa gotica realizzando un racconto che presenta una trama avvincente e piena di suspense.
Opera che non ha certo bisogno di presentazioni, ebbe un impatto devastante sul pubblico dell'epoca, essendo un libro che tratta argomenti assai oscuri che turbarono non poco la buona società britannica di allora, immersa nei fasti dell'età vittoriana.
Pensate solo che, quando circa due anni dopo la sua pubblicazione, Londra fu sconvolta dai terribili omicidi attribuiti al famigerato "Jack lo Squartatore", furono in molti, funzionari di polizia compresi, ad ipotizzare che l'assassino potesse essere un medico che compiva i delitti sotto l'influsso della propria personalità malefica quando questa prendeva il sopravvento.
Numerosissime e disparate infine, le trasposizioni sotto forma di film, cartoni animati, opere teatrali o fumetti che il romanzo ha ispirato. Se proprio devo fare una menzione tra tutte, amo spesso citare la divertentissima parodia del 1963 con protagonista Jerry Lewis dal titolo Le folli notti del dottor Jerryll.
Concludo questa breve recensione riportando le parole dello scrittore di noir Alessandro Perissinotto che ritengo assolutamente azzeccate e con le quali non potrei essere più d'accordo:

"Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde dovrebbe essere il romanzo feticcio di tutti quelli che, come me, scrivono noir e polizieschi; dovrebbe esserlo non solo perchè Stevenson sa creare nel lettore una tensione spasmodica, ma soprattutto perchè ci mostra quale maledetta trappola sia l'idea di separare il bene dal male: una trappola nella quale noi giallisti cadiamo troppo spesso."

Sottoscrivendo in toto questa affermazione, direi che non c'è davvero bisogno di aggiungere nient'altro.


BF

Nella nostra libreria: 
Robert Louis Stevenson
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
ed. BUR Rizzoli
105 pag.
traduzione di Oreste Del Buono


 

martedì 14 gennaio 2014

Le avventure di Gordon Pym - Edgar Allan Poe (1838)

"Il brigantino avanzava lentamente ma adesso era più stabile, tuttavia non riesco a parlare di questo evento con calma... Improvvisamente, di colpo, l'oceano portò verso di noi un odore, un fetore tale che al mondo non esiste parola, nè concetto per esprimerlo, talmente era infernale, assolutamente soffocante, insopportabile, inconcepibile: proveniva dallo strano vascello. [...] una straorzata improvvisa fece così scartare l'imbarcazione di cinque o sei gradi rispetto alla rotta che seguiva e mentre passava vicino alla nostra poppa, a circa sei metri di distanza, potemmo vedere bene il ponte. Potrò mai dimenticare il triplice orrore di quello spettacolo?"
Arthur Gordon Pym


TRAMA
Arthur Gordon Pym, giovane originario dell'isola di Nantucket, è talmente affascinato dai racconti marinari che, all'insaputa della famiglia, con l'aiuto dell'amico Augustus si imbarca clandestinamente sul brigantino "Grampus". 
Costretto a rimanere nascosto nella stiva per i primi giorni di navigazione, Gordon riceve regolarmente visite dall'amico che gli porta acqua e cibo ma un giorno, improvvisamente, Augustus smette di farsi vivo. Gordon così resta bloccato nel suo nascondiglio per diverso tempo e si trova ormai in preda alla fame senza riuscire a capire cosa sia successo, fino a quando Augustus riesce a raggiungerlo per comunicargli che a bordo è avvenuto un ammutinamento.
I due ragazzi disperati, convincono un esperto e temuto marinaio di nome Dirk Peters a ribellarsi agli ammutinati, che nel mentre hanno sterminato ferocemente l'intero equipaggio, e l'impresa riesce approfittando anche della colossale sbronza collettiva alla quale si sono abbandonati i criminali.
Ma i problemi veri iniziano ora: la nave viene infatti danneggiata da una terribile tempesta e portata totalmente fuori rotta. Senza più viveri, nè acqua e completamente in balia del mare, i ragazzi ed il loro amico Dirk paiono così destinati ad una fine tremenda.

RECENSIONE
Scritto da Poe sotto forma di romanzo-cronaca basato sulle vicende del misterioso Arthur Gordon Pym, che afferma di avergli commissionato una stesura completa degli eventi narrati, Le avventure di Gordon Pym vennero originariamente pubblicate a puntate sulla rivista "Southern Literary Messenger" di Richmond, di cui lo stesso Poe era all'epoca editore.
Vero e proprio archetipo delle sea novels che verranno, questo romanzo fu grande fonte di ispirazione per moltissimi autori celebri, uno su tutti H.P. Lovecraft che scrisse il suo Le montagne della follia prendendo a modello proprio quest'opera immaginando che Poe l'avesse scritta dopo aver consultato una serie di "testi proibiti".
Costantemente pervaso da forti sensazioni di angoscia e terrore, e senza risparmiare al lettore stralci di autentico splatter, questo libro vive delle grandi atmosfere sapientemente create ad hoc dal grande Maestro della letteratura dell'orrore.
Inutile, e dannoso, rivelarvi di più in quanto tutte le opere di Poe meritano di essere lette e vissute rimanendo il più possibile all'oscuro di tutto, senza sapere in che direzione l'autore ci stia conducendo. Voglio pertanto chiudere con una frase secondo me azzeccatissima tratta dall'ottima prefazione in coda all'edizione in nostro possesso a cura del bravo traduttore Davide Sapienza: 
"Come sempre Poe afferma negando. Afferma qualcosa di inafferrabile, ribadisce che solo alla fine il lettore comprenderà (senza ben ricordare dove) di avere varcato la fatidica soglia".

BF 


Nella nostra libreria:
Edgar Allan Poe
Le avventure di Gordon Pym (The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket) 
ed. Universale Economica Feltrinelli 
229 pag.
traduzione di Davide Sapienza


 



mercoledì 25 dicembre 2013

Canto di Natale - Charles Dickens (1843)

"Lieto Natale! Basta, con il lieto Natale! [...] Se potessi fare come dico io [...] ogni idiota che va in giro con il 'lieto Natale!' sulle labbra, dovrebbe venire bollito nel suo stesso pudding, e sepolto con un rametto di agrifoglio sul cuore. Questo vorrei!"
Ebenezer Scrooge

TRAMA
È la vigilia di Natale, e tutti nella vecchia Londra vittoriana si preparano a festeggiare la ricorrenza insieme ai propri cari. Tutti, tranne l'avaro e burbero Ebenezer Scrooge, un vecchio uomo d'affari dal carattere scontroso, a causa del quale non ha amici, né ne vuole avere, considerandoli solamente una perdita di tempo e, soprattutto, di soldi. Nemmeno l'invito a cena da parte del giovane nipote Fred, figlio della defunta sorella, riesce a sciogliere un po' il duro ghiaccio che circonda il suo cuore. E così, quando la notte si corica (dopo aver avuto delle strane visioni, tra cui il fantasma dell'ex socio in affari Marley) il suo unico pensiero è rivolto alla perdita di denaro che avrebbe comportato il successivo giorno di festa.
Ma il fantasma di Marley gli aveva predetto che per tre notti di seguito avrebbe ricevuto la visita di altrettanti spiriti. E infatti a turno il fantasma dei Natali passati, il fantasma di questo Natale ed il fantasma dei Natali ancora da venire gli mostrano ricordi, avvenimenti e premonizioni legati a lui ed al suo modo di rapportarsi con la festività, ma soprattutto con le persone con cui ha a che fare. Sarà sufficiente questa esperienza paranormale a cambiare il modo di vivere del vecchio Scrooge? 

RECENSIONE
Nel lontano 1843 Charles Dickens scrisse il più classico dei racconti natalizi, fonte d'ispirazione per innumerevoli parodie (se non siete più degli adolescenti sicuramente ricorderete il famosissimo Canto di Natale di Topolino, per citarne una) e che comunque conserva i temi cari allo scrittore britannico, come la povertà, l'infanzia negata o comunque disagiata, ma anche la fiducia nella generosità della gente. In uno dei personaggi più famosi del racconto, il bambino storpio Tiny Tim, possiamo rivedere parte della traumatica esperienza infantile dello stesso Dickens, il quale a soli dodici anni divenne suo malgrado l'uomo di casa, dal pesante compito di mantenere l'intera famiglia. É vero che il fardello di Tim è diverso, un grave problema di salute dovuto anche alla malnutrizione data dalla povertà e molto comune all'epoca tra i bambini dei ceti sociali più bassi; è comunque innegabile che egli sia un simbolo, e non solo un personaggio fine a sè stesso.
Messaggi sociali a parte, un plauso va fatto all'autore per aver scritto 170 anni or sono un racconto decisamente originale. Negli anni in cui il romanzo gotico cominciava a prendere piede, Dickens ha sapientemente mischiato una storia di fantasmi e un percorso di redenzione con l'aggiunta di un pizzico di magia natalizia creando un'autentica pietra miliare della letteratura mondiale.
Ultimo, ma non per importanza, va riconosciuto un ulteriore merito allo scrittore inglese: quello di aver ispirato Carl Barks per la creazione di Paperon de' Paperoni (che non a caso in inglese si chiama proprio Scrooge McDuck), il beniamino di molti bambini e non solo che, come Scrooge, è burbero e spilorcio.
Cos'altro resta da dirvi? Ah, sì: BUON NATALE!

BW

Nella nostra libreria:
Charles Dickens
Canto di Natale (A Christmas Carol)
ed. BUR ragazzi
143 pag.
traduzione di Maria Luisa Fehr

    

mercoledì 25 settembre 2013

Racconti del terrore - Edgar Allan Poe (1845)

"Per il più folle ed insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto e nè sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato."
Edgar Allan Poe - Il gatto nero

RECENSIONE
Leggere un qualsiasi racconto di "Sua Maestà" Edgar Allan Poe, significa prepararsi ad entrare in un vortice nero che non si sa dove può portare, una discesa nei cupi abissi della follia, nei meandri più oscuri della psiche umana.
Questa antologia, uscita nel 1845 con il semplice titolo Tales (Racconti), non fa eccezione anzi, se possibile, spinge ancora di più il lettore in questi arcani labirinti.
In queste pagine è raccolto il fior fiore della produzione letteraria dello scrittore di Baltimora, con alcune vette di eccellenza assoluta come La caduta della Casa Usher, Il gatto nero, Il cuore rivelatore, Il pozzo e il pendolo.
L'incontenibile estro narrativo di Poe corre senza freno lungo i binari delle emozioni più tetre, e chiunque sia appassionato di cinema o letteratura thriller, horror o fantastica sa bene che tutto è partito da qui, dal genio di un autore che non venne adeguatamente compreso nell'epoca in cui è vissuto, forse anche per via della sua personalità estremamente complessa e stravagante.
È una scrittura che scatena sensazioni malate, eppure non si riesce a fare a meno di insistere e scendere ancora di più nelle tenebre, in quel vortice di delirio creato da resoconti agghiaccianti come avviene ad esempio ne La sepoltura prematura.
Difficile dire qualcosa che non sia già stato detto (e chi scrive è assolutamente di parte) su quello che è, indiscutibilmente ed a tutti gli effetti, il padre del gotico, o sulle sue opere, pertanto, se non avete mai letto nulla di Poe, il miglior consiglio che posso darvi è di non indugiare oltre e di porre rimedio a questa lacuna.
E ricordate che: 
"Varcata la soglia sarai vincitore,
uccisa la Bestia, lo scudo al migliore."

BF

Nella nostra libreria:
Edgar Allan Poe
Racconti del terrore (Tales)
ed. Tascabili Economici Newton 
95 pag.
traduzione di Daniela Palladini e Isabella Donfrancesco