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lunedì 21 luglio 2014

Un oscuro bisogno di uccidere - Massimo Picozzi (2008)

"Molte azioni dell'uomo paiono così banalmente crudeli, da far pensare che alle spalle ci sia per forza l'ispirazione del demonio.
Ma, purtroppo, non è così."
Massimo Picozzi (da 'Una squallida setta mortale')

RECENSIONE
Il Male, quello con la "M" maiuscola, esiste eccome. 
Questo ci dice lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi, personaggio che molti conosceranno se non altro per le sue numerose ospitate televisive. Il Male esiste dal momento in cui esistono determinate persone estremamente malvagie, del tutto prive del minimo senso di empatia verso gli altri, e che procurano dolore e sofferenze al prossimo solo ed esclusivamente perchè è ciò che intendono fare.
Così Picozzi ci illustra dieci casi, alcuni celebri altri un po' più sconosciuti, di omicidi efferati sui quali egli ha lavorato nelle vesti di consulente, muovendosi con grande scrupolo sulla scena del crimine e cercando di capire che tipo di movente ci potesse essere alla base di simili azioni e comportamenti.
Un autentico viaggio allucinante all'interno della mente criminale, al solo scopo di cercare una risposta che non sia quella solita della follia, del disagio o che altro, per poi giungere alla triste e spaventevole conclusione che in alcune situazioni una risposta vera e propria non c'è. Certi individui uccidono perchè, come dice lo stesso autore, hanno varcato quella famigerata "linea d'ombra" che delimita il confine tra la pazzia e la scelta consapevole di fare del male. 
Ed ecco che allora ci inoltriamo negli oscuri pensieri di tre ragazzine della Val Chiavenna che, per rendere una sorta di goffo e stupido omaggio al loro idolo musicale, un giorno hanno deciso di massacrare a coltellate una suora. Oppure veniamo a conoscenza del caso di Sonya Caleffi, autoproclamatasi "Angelo della Morte", o dei particolari agghiaccianti riguardo la setta tristemente nota come "Le bestie di Satana", o della vicenda di Michele Profeta alias "Il serial killer delle carte da gioco". Tutti casi avvenuti in Italia negli ultimi quindici anni e che spesso hanno portato l'opinione pubblica a domandarsi che cosa stia succedendo alle persone, per quale ragione si è arrivati ad un tale livello di disprezzo verso la vita umana.
Massimo Picozzi prova a scandagliare le vite dei tragici protagonisti di queste storie a metà tra il macabro e l'assurdo, alla ricerca di eventuali traumi o ragioni che possano in qualche maniera arrivare, seppur lontanamente, a spiegare le motivazioni di certi gesti ma spesso, come già detto, risulta un esercizio del tutto inutile. Tanto che, parlando dei rituali in uso tra le "Bestie di Satana" raccontati da un ex membro, si arrivano a leggere cose che toccano punte di imbecillità sconcertante, quasi comica; se non fosse che, tali rituali pregni di idiozia, hanno portato a compiere diversi brutali omicidi. Ed allora non c'è proprio più niente da ridere.

BF

Nella nostra libreria:
Massimo Picozzi
Un oscuro bisogno di uccidere. Storie nere tra follia e malvagità
ed. Mondadori Strade Blu
190 pag.

venerdì 4 luglio 2014

Nuovi misteri d'Italia - Carlo Lucarelli (2003)

"Il nostro mistero inizia come iniziano i romanzi gialli. Con una scena che apparentemente non c'entra niente ma che invece riserva una sorpresa.
Inizia a quindici chilometri da Reggio Emilia, sulla strada che da Sant'Ilario porta a Montecchio.
È il 12 giugno 1975."
Carlo Lucarelli dal capitolo 'Alceste Campanile'

RECENSIONE
E bravo Lucarelli: non contento di aver ottenuto un buon consenso di pubblico grazie ai suoi saggi di cronaca nera Mistero in blu e Misteri d'Italia ed ai programmi televisivi Mistero in Blu e Blu Notte, nel 2003 decide di bissare questi successi con un nuovo libro intitolato Nuovi misteri d'Italia.
Come nel precedente torna a proporci storie che hanno segnato la storia del nostro Paese, in un modo o nell'altro, e che tutt'ora rimangono, per l'appunto, un mistero: anche laddove la magistratura è riuscita ad emettere delle sentenze di condanna, rimane comunque il forte dubbio che la vicenda sia ben lontana dal considerarsi chiusa.
Un bandito, il primo scandalo sessuale in Italia, due stragi che hanno mietuto 166 vittime nel giro di poco più di un mese, un giovane militante politico, il più clamoroso caso di omicidi seriali italiano, due poliziotti impegnati nella lotta alla Mafia, un artista geniale e controverso, un giornalista che cercava la verità a tutti i costi: questi sono i protagonisti di questa opera, e se magari, anche solo scorrendo questo elenco, siete riusciti ad intuire di chi stiamo parlando, a maggior riprova significa che, con la loro tragica fine hanno davvero inciso dei segni profondi ed indelebili nell'immaginario popolare.
Ad esempio, uno dei personaggi di questa danse macabre viveva nella nostra provincia, e a tutt'oggi capita non di rado di imbattersi in conversazioni o discussioni riguardo la sua vicenda, e nonostante sia uno di quei casi in cui c'è un reo confesso, rimangono ancora molti lati oscuri da chiarire riguardo a questo enigma.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura, certa che, se avete apprezzato le altre opere che già abbiamo proposto dello stesso autore, non mancherete di fare altrettanto con questo nuovo capitolo.

BW

Nella nostra libreria:
Carlo Lucarelli
Nuovi misteri d'Italia
ed. Einaudi Stile Libero Big
213 pag.

 

lunedì 9 giugno 2014

I pensieri oziosi di un ozioso - Jerome K. Jerome (1886)

"È impossibile godere della pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. Non è affatto divertente non far nulla quando non si ha nulla da fare. Perdere tempo diventa allora una mera occupazione, e un'occupazione tra le più affaticanti. L'ozio, come i baci, per esser dolce deve essere rubato."
Jerome Klapka Jerome

RECENSIONE
Beh c'è poco da dire signori; giù il cappello perchè qui siamo di fronte ad un autentico fuoriclasse. Jerome Klapka Jerome, inglese di lontane origini ungheresi, vero esempio di dandy vittoriano e fantastico autore umoristico, con questo saggio sulla pigrizia (ma non solo) è ufficialmente entrato nella mia personalissima galleria dei miei eroi preferiti di tutti i tempi. 
Infatti, se già con il suo celebre racconto Tre uomini in barca ed il suo godibilissimo seguito Tre uomini a zonzo mi aveva affascinato e divertito, con questo I pensieri oziosi di un ozioso devo proprio dire che mi ha definitivamente conquistato. Mi sono totalmente innamorato della sua eleganza, del suo stile fintamente arzigogolato (in realtà comprensibilissimo, essendo una parodia del modo di scrivere barocco di alcuni suoi colleghi dell'epoca), della sua acutissima intelligenza e della sua sottile ed impareggiabile ironia, che a volte può risultare anche un po' greve e "bastarda", da sempre caratteristica peculiare, questa, dello humour britannico.
In questo lavoro dedicato alla sua amata e fidata compagna, che egli omaggia in apertura con una splendida poesia in grado di intenerire persino il più cinico dei lettori fino a che, e qui sta la prima di una lunghissima serie di perle, non ci si rende conto che Jerome si sta in verità rivolgendo alla propria adorata pipa, vengono analizzati, e spesso messi in ridicolo, vari aspetti della personalità e del carattere degli esseri umani.
Si toccano così gli argomenti più disparati come il denaro (e in particolare, la mancanza dello stesso), la malinconia, la timidezza, gli abiti e la moda, gli appartamenti ammobiliati. 
E, ovviamente, il filo conduttore di tutti questi pensieri a ruota liberissima, e cioè l'ozio.
Ma sarebbe un errore pensare a Jerome solamente come ad uno scrittore dedito esclusivamente alla satira sociale. Infatti, seppur va detto che le pagine più piacevoli siano indubbiamente quelle dove viene fuori prepotente la sua vena ironica ed autoironica, è altrettanto giusto far notare come lo scrittore inglese sia perfettamente capace anche di riflessioni più profonde, come avviene nel capitolo in cui tratta di temi come la povertà e l'onestà. Un altro esempio in tal senso è rappresentato da una giusta constatazione sul fatto che sovente i suoi animali da compagnia arrivino ad avere una sensibilità ed una serie di atteggiamenti molto più umani e compassionevoli di tante altre persone. Eppure, riflette sarcasticamente Jerome rivolgendosi al suo vecchio cane, "Lo sai che tu, dagli occhi chiari e profondi, dagli sguardi vivaci, che tutto capiscono, non sai che sei solo un animale privo di intelletto? Non sai che quel demente dagli occhi vitrei, gonfio di gin, quello appoggiato al palo, laggiù, è incommensurabilmente superiore a te dal punto di vista intellettuale?".
E se anche con questo non sono riuscito a convincervi almeno a dare un'occhiata ad una sola opera scritta da Jerome, allora non so davvero cos'altro potrei dire di più per farvi capire che razza di grande personaggio fosse costui, oltre ad essere un autore assolutamente eccezionale.

BF

Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
I pensieri oziosi di un ozioso. Un libro per una vacanza oziosa (Idle Thoughts of an Idle Fellow, a book for an idle holiday)
ed. PIANO B
141 pag.
traduzione a cura dello Studio editoriale 451




venerdì 16 maggio 2014

Storia sociale dei gatti - Katharine M. Rogers (2006)

"L'amante dei gatti dà prova di superiorità rifiutando <<socievolezza e disponibilità gratuite, o devozione e obbedienza servili>>. Come il gatto, <<è uno spirito libero [...] la cui unica legge è il proprio patrimonio e senso estetico>>."
Katharine M. Rogers citando H.P. Lovecraft

RECENSIONE
Storia sociale dei gatti è un bellissimo saggio che non parla solo dei gatti: è infatti attraverso i gatti che fa un'analisi storico-sociologica, ma anche culturale e mitologica.
Anche coloro tra voi che leggendo il titolo del post di oggi avessero pensato "Oh, no, ancora gatti!" rimarrebbero probabilmente piacevolmente stupiti da questo piccolo gioiellino, che attraverso i suoi sei capitoli ci parla di come nella storia il felis silvestris catus abbia elevato il suo status da semplice acchiappatopi ad animale da compagnia, da essere demoniaco a status symbol.
I capitoli del saggio sono i seguenti:

1. Da gatto selvatico ad acchiappatopi domestico
2. La magia dei gatti: il bene e il male
3. Coccolati inquilini di case e salotti
4. I gatti e le donne
5. I gatti apprezzati come individui
6. Il fascino del paradosso

I primi tre capitoli trattano fondamentalmente l'aspetto storico, mentre gli ultimi tre approfondiscono quello sociologico. In particolar modo il quarto evidenzia come in passato il gatto venisse associato esclusivamente alla donna, così come il cane all'uomo, e al pari di essa venisse considerato un essere inferiore, maligno e meschino, infido e lussurioso; per fortuna, al giorno d'oggi non vi è più questa discriminazione nei confronti dei mici, anche se non si può dire lo stesso per le donne.
Numerosi in tutto il libro sono i riferimenti ad opere pittoriche e letterarie, nonché le bellissime illustrazioni e fotografie che lo completano e lo rendono un volume ancora più prezioso. Devo ammettere che mi ha dato spunto per cercare alcuni di questi volumi, e non escludo di scrivere qualche post su di essi in futuro.
D'altronde, il binomio gatti-scrittori non è certamente una novità: solo per citarne alcuni, Poe, Lovecraft e Twain, tre illustri rappresentanti dell'ars scribendi, amavano i gatti; celebre è la foto di Mark Twain insieme al suo gattino, celeberrimo è il racconto Il gatto nero di Poe, che peraltro viene magistralmente analizzato proprio in questo saggio.
Storia sociale dei gatti è insomma un saggio che consiglio vivamente non solo ai gattofili, ma anche a tutti coloro che siano interessati alla storia, alla sociologia, alla letteratura, all'arte, alla mitologia... scegliete voi quale può essere la vostra scusa per amare questo libro.


BW

Nella nostra libreria:
Katharine M. Rogers
Storia sociale dei gatti (Cat)
ed. Bollati Boringhieri
195 pag.
traduzione di Caterina D'Amico

 

mercoledì 14 maggio 2014

Inglesi - Beppe Severgnini (1990)

"Non si conosce ancora il caso di qualcuno che sia vissuto un po' a lungo in Inghilterra senza restarne inquinato"
Indro Montanelli

RECENSIONE
Così afferma il leggendario Indro Montanelli nella prefazione ad Inglesi, libro d'esordio dell'allora sconosciuto trentenne Beppe Severgnini. Fu proprio Montanelli infatti a credere per primo nelle capacità del ragazzo cremasco e, dopo averlo voluto personalmente a "Il Giornale", lo investì di un grandissimo attestato di stima e di fiducia, soprattutto perchè di parla di un giornalista che all'epoca era alle prime armi, inviandolo a Londra per fare il corrispondente al suo quotidiano. La storia ci dice che Beppe da Crema se la cavò egregiamente, ennesima scommessa vinta da Montanelli, così dopo aver trascorso quattro anni nella capitale dell'ex impero nacque questa sorta di manuale sui sudditi della regina.
Scritto in modo scorrevole e comprensibilissimo, Inglesi ci racconta vizi, virtù ed ossessioni di un popolo che da un lato ha sempre esercitato un fortissimo fascino su noi latini, mentre dall'altro per tanti versi ai nostri occhi rappresenta ancora un piccolo enigma.
Chiaro che, essendo stato dato alle stampe ormai venticinque anni fa, sotto molti aspetti tende a risultare un po' datato e a parlare di abitudini e situazioni che appartengono al passato e che anche gli stessi inglesi, nonostante siano uno dei popoli più conservatori e tradizionalisti dell'universo, siano un pochino cambiati. 
Il libro però resta a mio avviso un documento importante che spiega com'era il Regno Unito durante gli anni del governo Thatcher, uno dei periodi più duri e drammatici della storia britannica recente, con  la disoccupazione alle stelle e tantissimi problemi di natura sociale. Estremamente eloquente è il reportage che Severgnini fa sulla situazione a dir poco critica in cui versavano all'epoca le grandi città del Nord (da Manchester, a Liverpool, a Sheffield, a Glasgow), un tempo locomotive di quella che fu la Rivoluzione Industriale ed, a partire dalla metà degli anni settanta, sprofondate in una tremenda crisi economica.
Ma in questo saggio per fortuna c'è spazio anche per argomenti più leggeri e frivoli e così l'autore, con la sottile e garbata ironia che lo contraddistingue, ci narra dell'ossessione tutta british per il giardinaggio e per le tappezzerie, oppure prova a spiegare, non riuscendoci, il motivo per cui le ragazze in questo paese dal clima tutt'altro che dolce e salubre, continuino ad ostinarsi a non voler indossare le calze sotto la gonna, nemmeno in dicembre.
E poi la smodata passione per gli alcolici con relative, colossali sbronze, il mistero che spinge giovani figli di papà a fuggire dalla città per improvvisarsi gentlemen e ladies di campagna, meglio se in un cottage privo di luce elettrica e bagno, e poi lo spassosissimo (se non sei inglese) capitolo "Coraggio, mangiamo", un titolo che è già tutto un programma. 
Una lettura piacevolissima ed interessante e, nell'edizione in nostro possesso anche con un piccolo aggiornamento risalente al 2005, per tutti coloro che desiderano conoscere meglio una nazione ricca di contrasti e controsensi, eppure estremamente bella e pregna di un fascino che non passa mai di moda.

BF

Nella nostra libreria:
Beppe Severgnini
Inglesi
ed. BUR Rizzoli
295 pag.




lunedì 14 aprile 2014

Storia della tortura - George Riley Scott (1940)

"Non è esagerato affermare dunque, che ogni uomo e ogni donna siano dei potenziali torturatori."
George Riley Scott


RECENSIONE
Prima di cominciare mi pare doveroso dire che, a causa dei temi trattati, sconsiglio la lettura del post ed, ovviamente, del volume in questione ai soggetti particolarmente impressionabili o con lo stomaco debole.
Storia della tortura, infatti, è un interessante ma crudissimo saggio scritto dallo storico e medievalista inglese George Riley Scott che, come suggerisce lo stesso titolo, si propone di analizzare varie forme di supplizio escogitate dall'uomo nel corso dei secoli, e soprattutto cercare di scoprirne le origini, le motivazioni ed esaminarne le varie tipologie.
Il libro è sostanzialmente diviso in quattro sezioni. La prima, che tratta il punto di vista psicologico della tortura, a partire dagli inevitabili aspetti sadici presenti nella psiche del torturatore, fino a cercare di capire come nasce la tortura, e quali sono le sue cause fondamentali.
Nella seconda sezione, e qui iniziano i momenti forti, vengono descritte con grande dovizia di particolari le varie forme e metodi di tortura nel corso della storia. Dai popoli primitivi, ai Greci, ai Romani fino quasi ai giorni nostri (il libro risale al 1940, non tiene pertanto conto delle atrocità compiute durante la seconda guerra mondiale nei campi di sterminio), assisteremo ad un'ampia gamma di efferatezze, sevizie e di crudeltà tali da scioccare anche i più imperturbabili.
La terza parte si spinge ancora più oltre, presentando le più variegate, fantasiose e terribili tecniche al fine di arrecare più dolore possibile alle vittime, continuando però a lasciarle in vita, ed a prolungarne fino all'estremo l'agonia. Queste sono senza dubbio le pagine più sconvolgenti ed impressionanti di tutto il libro e, la cosa che risulta essere ancora più pazzesca è pensare che non si tratta di fantasie malate del degenerato di turno, ma che sono purtroppo procedure che venivano ampiamente utilizzate in passato. Naturalmente un paragrafo speciale è dedicato all'Inquisizione ed alla tristemente nota "caccia alle streghe".
L'ultima sezione infine, segnala l'inadeguatezza della tortura come mezzo di lotta contro il crimine e conclude che, come misura punitiva, queste pratiche sono assolutamente inutili, oltrechè barbare.
Nelle conclusioni finali quindi, l'autore auspica che la tortura venga definivamente abolita, e propone in tal senso anche un'eventuale soluzione al problema. 
Testo sicuramente difficile e, come già preannunciato, adatto esclusivamente ad una nicchia ben precisa di lettori, trovo che Storia della tortura sia comunque un saggio che, pur risultando sicuramente una delle cose più feroci, spietate e terrificanti che abbia mai letto (ed il sottoscritto non è certo uno zuccherino), comunichi un grande messaggio che credo sia fondamentale: la tortura nel corso della storia non è mai servita a raggiungere gli scopi che di volta in volta si prefiggeva. Più che altro, si è sempre e soltanto trattata di una vera e propria valvola di sfogo per individui dai più bassi istinti sadici e sanguinari.

BF

Nella nostra libreria:
George Riley Scott
Storia della tortura (A History of Torture)
ed. Oscar Mondadori
350 pag.
traduzione di Silvia Bigliazzi


giovedì 10 aprile 2014

Amore e sesso nell'antica Roma - Alberto Angela (2012)

"Esattamente come noi, i romani conoscevano diverse categorie di baci, a seconda delle circostanze... Esisteva per esempio il bacio di saluto tra i militari, quello di congedo, quello funebre, quello di riconciliazione, quello di felicitazione ecc.
E poi, ovviamente, esistevano i baci d'amore. E c'è una sorpresa. Se da noi tra un uomo e una donna esiste fondamentalmente un solo bacio d'amore, i romani usavano tre nomi diversi per distinguerne le diverse origini, caratteristiche e finalità..."
Alberto Angela


RECENSIONE
Continua la fortunata serie di libri di Alberto Angela dedicati alla società dell'antica Roma, e questa volta le tematiche affrontate si fanno ancora più interessanti e pure un pochino hot.
Se nel primo volume di questa collana infatti il bravo divulgatore scientifico ci conduceva in un viaggio per le strade dell'Urbe dall'alba fino a tarda notte, e nel secondo ci dava modo di scoprire tantissime curiosità sui luoghi più sperduti dell'impero seguendo il percorso di un sesterzio, questa volta ci svela tutti segreti più intimi degli antichi Romani in materia di amore e di abitudini sessuali.
Basate come al solito su scoperte fatte nei siti archeologici e sull'analisi di testi originali dell'epoca, oltre che ad uno scrupoloso lavoro svolto in laboratorio, le ricostruzioni fatte dall'autore e dal suo team ancora una volta sorprendono sia per l'incredibile cura dei dettagli e per la ricchezza dell'insieme, sia per il consueto ed ormai peculiare modo in cui viene trattato il tutto; vale a dire con estrema competenza e eleganza, usando comunque uno stile fluente ed un lessico estremamente accessibile.
Verremo così a conoscenza del fatto che, se per alcuni aspetti com'è inevitabile, i nostri antenati si comportavano in maniera per noi inconcepibile (il matrimonio, ad esempio, era RIGOSORAMENTE un legame al fine di procreare e nulla più, che non aveva nulla a che fare con i sentimenti), per altre cose invece lascia letteralmente sbalorditi verificare quanto fossero simili a noi.
Solitamente, gli antichi Romani nell'immaginario comune vengono spesso associati al sesso sfrenato, orge selvagge ed a perversioni di ogni tipo, beh inutile sottolineare che tutte queste cose, pur vere, non rappresentano comunque uno specchio fedele della realtà quotidiana dei cittadini dell'impero.
Sarebbe come a dire che se tra mille anni qualcuno ritrovasse alcuni dvd dei film di Rocco Siffredi, pensasse che nella nostra epoca tutti fossero in grado di compiere le acrobazie in camera da letto delle quali è capace il buon Rocco da Ortona. O almeno, diciamo che io non ne sono assolutamente in grado purtroppo... e se qualcuno di voi ci riesce, beh... tanto di cappello!
Per il resto Alberto Angela si dimostra per l'ennesima occasione un abilissimo e piacevole compagno d'avventura, molto bravo anche a mettere i suoi amici (cioè noi) perfettamente a loro agio, narrando i fatti con tono colloquiale ed, in alcuni momenti, anche scherzoso.
Chiudo così, oltre naturalmente a consigliare caldamente questo saggio un po' insolito ma molto gradevole, con alcune cose sparse che avreste voluto sapere sul sesso ai tempi dell'antica Roma, e che non avete mai osato chiedere.
Ad esempio, la classica posizione della donna che sta sopra all'uomo era chiamata mulier equitans e pare che fosse in assoluto una delle preferite, in particolare dal gentil sesso. Oppure sapevate che anche i romani facevano uso di oggetti che ricordano moltissimo i moderni sex toys? Oppure ancora che marito e moglie facevano l'amore solitamente vestiti di tutto punto, al buio ed in modo frettoloso, spesso in posizioni speciali che si riteneva avessero il potere di aumentare le probabilità di concepimento? E che comunque la regola generale era la seguente: moglie e marito si devono accoppiare solo per procreare eredi, mentre per l'amore e il sesso fatto con passione e trasporto si ricorre agli amanti.
Queste sono solo alcune delle numerosissime indiscrezioni presenti nel libro, ma tante altre vi aspettano e così vedrete che, pur comportandovi un po' da voyeur, alla fine ne saprete molto di più sulle modalità che regolavano la sfera amorosa e sessuale di quella che è stata una delle più progredite civiltà del passato. E magari chissà, se avete spirito avventuroso, nulla vi vieta di sperimentare con i vostri rispettivi partner alcune delle tecniche particolari che vi vengono descritte e trarne utili insegnamenti.
Mai dire mai!

BF

Nella nostra libreria:
Alberto Angela
Amore e sesso nell'antica Roma
ed. Mondadori / Rai Eri
316 pag.







domenica 9 febbraio 2014

Dracula. La vera storia di Vlad III l'Impalatore - Matei Cazacu (2004)

"Coloro che tornarono dalla battaglia insieme a lui, li esaminò personalmente. A chi era ferito sul davanti rese onore e lo fece cavaliere [viteaz]. Ma chi era stato ferito sulla schiena, chiaramente mentre fuggiva, diede ordine di impalarlo per il didietro dicendo: <<Tu non sei un uomo, sei una donna!>>"
Manoscritto di Teodoro Kuricyn, ambasciatore moscovita a Buda, 1482

RECENSIONE
Credo che tutti conoscano il Conte Dracula, se non altro tramite la miriade di film che nel corso degli anni hanno avuto per protagonista l'oscuro principe delle tenebre e che hanno fatto conoscere al mondo la figura del vampiro, inteso come vero e proprio "mostro" dell'immaginario horror. Dracula uguale vampiro quindi. Almeno così è sempre stato raccontato ai bambini della mia generazione.
Il personaggio del famosissimo romanzo di Bram Stoker, infatti, pare fosse ispirato ad un sovrano realmente esistito intorno al XV secolo in Valacchia e noto per la propria crudeltà: di lui si narra che amasse impalare i propri nemici per poi berne il sangue. 
Anni dopo, leggendo alcuni libri che riguardavano proprio Vlad Tepes scoprii invece che si trattava di una figura mitica per tutto il popolo rumeno, che ancora oggi lo considera un vero e proprio eroe nazionale. Qual'è dunque la verità? Dove finisce la realtà e dove inizia il mito e la fantasia?
Grazie a questo bellissimo e più che mai esauriente saggio di Matei Cazacu, importante storico rumeno e tra le altre cose anche docente di storia e civiltà bizantina e post-bizantina alla Sorbona, avremo modo di chiarirci le idee e renderci conto di chi fosse realmente Vlad III di Valacchia e del perchè siano sorte numerose leggende così macabre su quest'uomo.
Il volume, che è diviso in varie sezioni, inizia col tracciare una biografia assai dettagliata di Vlad, nella quale riveste un ruolo piuttosto rilevante la parte dedicata alla sua infanzia, tutt'altro che felice e spensierata. Poi, una volta cresciuto e diventato voivoda (principe) di Valacchia, assistiamo a tutte le campagne militari, in particolare contro l'Impero Ottomano, che egli guidò e nelle quali riportò brucianti sconfitte ma anche diverse vittorie contro un avversario nettamente superiore per numero e preparazione militare.
Cazacu poi, attraverso una incredibile documentazione storica comprendente stralci di cronache dell'epoca, lettere, pamphlet ed addirittura poesie e canti popolari, approfondisce la figura del Principe cercando il più possibile di delinearne il carattere e il modo di pensare, oltre a tentare di capire che cosa c'è di vero riguardo alle dicerie sulla sua indole sanguinaria, e da cosa esse furono originate. 
La terza ed ultima parte infine, dopo una breve retrospettiva inerente all'aspetto letterario e cinematografico di Dracula, si occupa di descrivere ed analizzare tutte le credenze popolari sui vampiri, in special modo quelle presenti nel folklore e nelle tradizioni delle zone più sperdute dei Balcani, dove continuano ad essere ben radicate anche ai giorni nostri. 
Un'opera che ho trovato estremamente interessante, scritta con grande chiarezza e competenza e che dà a tutti la possibilità di colmare le proprie eventuali lacune in materia.
Insomma, se siete appassionati di questa particolare figura storica, o se semplicemente avete il desiderio di saperne di più sull'argomento, io vi consiglio vivamente di leggere questo saggio auspicando che sia in grado di soddisfare tutta la vostra curiosità così come lo è stato per me.

BF

Nella nostra libreria:
Matei Cazacu
Dracula. La vera storia di Vlad III l'Impalatore (Dracula)
ed. Oscar Mondadori
356 pag.
traduzione di Marianna Basile







martedì 4 febbraio 2014

La faccia nascosta della luna - Carlo Lucarelli (2009)

"Che esista una faccia nascosta della luna lo sappiamo, ce l'hanno detto anche i Pink Floyd.
[...] Esiste una faccia nascosta delle stelle?
Di sicuro esiste una faccia nascosta delle star."
Carlo Lucarelli

RECENSIONE
La faccia nascosta della luna trae il suo titolo dall'omonimo album dei Pink Floyd, The Dark Side of the Moon. E in effetti, non poteva essere più azzeccato: questo libro infatti parla del lato oscuro delle celebrità, non importa se della musica o del cinema.
Il saggio si divide in quattro sezioni, a loro volta contenenti diversi capitoli, ciascuno di poche pagine. 
Nella sezione Morti misteriose l'autore parla di alcuni clamorosi casi di celebrità la cui causa di morte non convince, non quella ufficiale perlomeno, e racconta le varie teorie alternative.
In Simpathy for the Devil (altra celebre citazione musicale) affronta l'argomento scottante del Satanismo e del rapporto talvolta molto stretto che alcune celebrità hanno con questo culto.
Con Scena del crimine poi Lucarelli torna all'argomento della morte, talvolta delle celebrità e talvolta per mano loro, e anche in questo caso le morti sono misteriose, anche se il mistero non sta più nel tipo di morte (suicidio? omicidio? incidente?) quanto nel movente, piuttosto che nel colpevole.
Lo scrittore emiliano conclude poi il libro con L'isola dei famosi, dove spiega la teoria di alcuni secondo la quale diverse celebrità (Jim Morrison, John Lennon, Elvis, Marilyn Monroe e James Dean) non siano in realtà mai morte, ma abbiano simulato la propria fine per fuggire proprio alla loro vita da celebrità e ricostruirsi una nuova esistenza lontana dai riflettori.
La faccia nascosta della luna si discosta un po' quindi dal classico saggio di Lucarelli, pur mantenendone lo stile inconfondibile. É vero, sempre di misteri si parla; ma quando il protagonista di un mistero non è una persona qualunque ma una star, un VIP, forse questo diventa ancora più misterioso.
Un libro molto interessante, soprattutto se siete appassionati cinefili o amanti della musica. Perché in fondo dobbiamo ammetterlo: il lato oscuro della luna è sicuramente quello più intrigante.

BW 

Nella nostra libreria:
Carlo Lucarelli
La faccia nascosta della luna. Storie di delitti e misteri tra musica, cinema e dintorni
ed. Einaudi Stile Libero Big
218 pag.

   

domenica 26 gennaio 2014

Il Medioevo e il fantastico - J.R.R. Tolkien (1983)

"Il nano al posto giusto vede spesso cose che il gigante che viaggia ed erra per molti paesi perde di vista."
John Ronald Reuel Tolkien

RECENSIONE
Un libro può essere ricercato a lungo, bramato, desiderato ardentemente tanto da spingerci a rastrellare fiere e mercatini dell'usato, piuttosto che ad effettuare minuziose ricerce su internet alla ricerca di una copia del raro oggetto del nostro desiderio. Ma non sempre è così, anzi: moltissime volte mi è capitato di imbattermi in un libro, che avrei poi scoperto capace di colmarmi di piacere per la sua lettura, in maniera del tutto casuale, quasi per noia.
Così è stato anche per il libro di cui sto per parlare: mi trovavo in una delle librerie in cui mi reco abitualmente ogni settimana o due, dicendo tra me e me "Dò solo un'occhiata, ma non devo prendere nulla, in fondo ho già diverse letture in cantiere" (e puntualmente mento a me stessa, uscendo con almeno un nuovo elemento della nostra libreria). Amo in particolar modo questa libreria, nonostante le commesse non siano dei mostri di simpatia e gentilezza, per due motivi fondamentalmente: il primo è che, nonostante sia un esercizio piuttosto piccolo all'interno di un centro commerciale, ha un assortimento di titoli, autori e generi degni del più grande e rinomato negozio di libri della mia città; il secondo è che è organizzata piuttosto bene, o almeno è così che organizzerei io la mia libreria (intesa come negozio) se ne avessi una, ovvero per generi. E così mi diletto a "fluttuare" da un'isola all'altra, curiosando alla ricerca di un qualche piccolo tesoro da portare a casa, o perlomeno da desiderare fino all'arrivo dello stipendio.
Tornando al nostro libro di oggi, stavo per l'appunto "fluttuando" tra i gialli e "l'isola dei libri sporcaccioni" (come ho ribattezzato il punto dove hanno concentrato i romanzi erotici, da Cinquanta sfumature di grigio in poi), quando sono capitata davanti al "reparto nerd", con il quale concludo solitamente la mia gitarella; e lì, nascosto tra una prepotente versione rilegata de Il Trono di spade e millemila edizioni (possibilmente con la foto del film) de Lo Hobbit, ho visto LUI.
Sono convinta che ci sia una sorta di magia (anzi, l'autore mi correggerebbe e parlerebbe di incantesimo) emessa da un libro che mi spinge a sceglierlo un po' a scatola chiusa, e così è stato anche per Il Medioevo e il fantastico. Ovviamente prima di prenderlo ho letto sulla IV di copertina di cosa si trattava, ma in cuor mio già sapevo che doveva essere mio. Quando poi ho visto che, nonostante l'autore fosse J. R. R. Tolkien, autore di immense opere tra cui appunto Lo Hobbit, Il Signore degli anelli e Il Silmarillion, non si trattava di un romanzo bensì di un insieme di saggi sulla filologia e la linguistica, ne ho avuto la conferma.
Dopo un'interessantissima introduzione di Gianfranco De Turris e una dovuta prefazione di Christopher Tolkien, figlio dell'autore e curatore dell'opera, il libro si compone da sei brani più il discorso di commiato di Tolkien all'Università di Oxford, dove ebbe la cattedra di Anglosassone e quella di Lingua e Letteratura Inglese.
Non lasciatevi ingannare da quanto affermato nella prefazione però: non si tratta affatto di brani rivolti ad un pubblico non specializzato, o almeno io, pur essendo laureata proprio in Lingue e Letterature ed avendo seguito lezioni e sostenuto esami di filologia, compresa quella germanica, ho trovato piuttosto complessa la lettura. Può essere che ciò sia dovuto al fatto che comunque questi estratti siano stati scritti diversi decenni fa; ma qualunque sia la causa, trovo che chi fosse interessato a questo tipo di argomento, così come alla mitologia norrena ed anglosassone, troverà comunque la lettura assolutamente interessante, e riuscirà a superare lo scoglio della difficoltà.
I primi due saggi trattano del Beowulf, il poema epico anticoinglese risalente all'VIII secolo; il primo a proposito delle edizioni critiche e dei trattati incentrati su di esso, il secondo è in realtà la prefazione all'edizione del 1940 di una vecchia traduzione dell'opera e parla proprio delle difficoltà e delle necessità relative alla traduzione stessa.
Il terzo brano è sempre improntato sulla filologia, ma l'oggetto del suo interesse è stavolta il romanzo cavalleresco in medio inglese Galvano e il Cavaliere Verde, di cui confesso di non aver mai sentito parlare prima e che è stato per me un'interessante scoperta. Non solo: credo che questo sia forse il capitolo di più facile  comprensione anche per i non "addetti ai lavori"
Il quarto brano, "Sulle fiabe", analizza non tanto la struttura delle fairy tales, letteralmente i "racconti fatati", quanto le loro origini, il loro scopo e il perchè non dovrebbero mai essere edulcorate, neppure per renderle più adatte ai bambini.
Col quinto e il sesto capitolo Tolkien passa dall'argomento Letteratura a quello Lingua, prima in un'appassionata lezione su inglese e gallese, dove dichiara in particolare il proprio amore per quest'ultimo idioma, poi in una vera e propria confessione su quello che definisce il suo "vizio segreto", ovvero il suo hobby di inventare lingue, studiandone la struttura fin nei minimi dettagli e perfezionandole per cercare di renderle il più poetiche possibile (lingue che, tra l'altro, adoperò nel più famoso dei suoi romanzi).
Infine, nel suo discorso di commiato l'autore si è tolto più di un sassolino dalle proprie scarpe, criticando duramente la struttura accademica dell'Università oxoniense, ma tutto comunque con un impeccabile stile British.
Insomma, se siete appassionati dello scrittore che ha inventato il genere fantasy e siete curiosi di conoscerne altri aspetti o se la vostra sete di mitologia, filologia e linguistica ha bisogno di essere placata, Il Medioevo e il fantastico è assolutamente un libro che vi consiglio di leggere, armati di pazienza, concentrazione e magari di un buon dizionario.

BW

Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Medioevo e il fantastico (The Monsters and the Critics and Other Essays)
ed. Bompiani
340 pag.
traduzione di Carlo Donà
a cura di Christopher Tolkien

  

mercoledì 22 gennaio 2014

La nobile arte dell'insulto - Liang Shiqiu (1926)

"L'insulto può essere anche un modo per dare libero fiato ad un certo tipo di emozioni. Se dentro di sé montano emozioni di risentimento o di rabbia, a maggior ragione tale sfogo è ancora più indispensabile. Reprimendo costantemente il desiderio di insultare il prossimo, infatti, prima o poi la salute ne risente sviluppando malanni. Perciò che male ci sarà mai nel nutrire tale desiderio?"
Liang Shiqiu


RECENSIONE
Viviamo un periodo storico in cui ormai l'insulto è diventato parte del vivere quotidiano e tutti si offendono lasciandosi andare ad urla e schiamazzi a partire da squallidi salotti televisivi in cui l'insulto e la parolaccia vengono, neanche troppo velatamente, incoraggiati, fino ad arrivare alle aule del parlamento dove coloro che dovrebbero dare l'esempio ai cittadini danno il peggio di sè.
In questo crescente clima di caos e di maleducazione leggere un'opera che sprizza intelligenza e una sottile ed affililatissima ironia come La nobile arte dell'insulto risulta quasi terapeutico. 
Scritto di ritorno da un soggiorno ad Harvard da colui che tradusse in cinese gran parte dell'opera di William Shakespeare, questo volumetto (se togliamo la prefazione di Michele Serra ed una nota del curatore Gianluca Magi non si arriva alle cinquanta pagine) rappresenta prima di tutto, nonostante quello che si possa pensare leggendo il titolo, un grandissimo esempio di cultura.
Intanto perchè ci insegna che si può anche ingiuriare senza essere per forza maleducati o superare le soglie del buon gusto, concetto questo sempre più alieno a noi, ma anche perchè effettivamente uno dei principali precetti di questo testo si basa sul fatto che non tutti si meritano di essere insultati; al contrario, usare questa arte molto particolare nei confronti di una persona talmente rozza o dozzinale da non riuscire a cogliere le più piccole sfumature presenti in un determinato affronto sarebbe come dare in pasto ad un branco di porci del pregiatissimo caviale.
Volendo un po' banalizzare si può dire che c'è molta filosofia orientale in tutto ciò, però, pur non conoscendo io a fondo questo tipo di cultura, credo si possa affermare che effettivamente molti dei concetti espressi esposti nel libretto in questione siano talmente avulsi dalla nostra cultura di occidentali da risultare terribilmente affascinanti.
Lettura che consiglio vivamente a tutti sperando che possa farci riflettere su di un sempre maggiore involgarimento della società in cui viviamo (e il sottoscritto non rappresenta certo un'eccezione, anzi!) e magari ci insegni anche a contare fino a venti prima di coprire dei più turpi epiteti il nostro malcapitato interlocutore.
Per rendere più chiara l'idea dello stile usato e degli argomenti trattati, chiudo infine riportando quelli che sono i dieci capitoli (o comandamenti) di questo breve saggio che è stato anche ribattezzato, in maniera più che mai geniale ed appropriata, Le arti marziali della parola.

I    -  Conoscere se stessi, conoscere gli altri
II   -  Non insultare chi non è al nostro livello
III  -  Sapersi fermare al momento giusto
IV   -  Colpire di fianco, attaccare obliquamente
V    -  Contegno pacato
VI   -  Servirsi di espressioni e maniere eleganti
VII  -  Ritirarsi per avanzare
VIII -  Presupporre e stare in agguato
IX   -  Fare molto con pochi argomenti
X    -  Allearsi ai lontani per attaccare i vicini

BF

Nella nostra libreria:
Liang Shiqiu
La nobile arte dell'insulto (罵人的藝術 - Marendeyishu) 
ed. Einaudi
48 pag.
traduzione di Gianluca Magi



lunedì 6 gennaio 2014

Impero - Alberto Angela (2010)

"Il caldo è opprimente: se fuori non si respira, qui sembra di entrare in una fornace... dei pesanti colpi attraversano l'aria. Sono colpi poderosi, dal rimbombo metallico. Ci giriamo e davanti ai nostri occhi appare una scena dantesca: uomini sudati e seminudi sono riuniti in gruppi regolari; sopra le loro teste scorgiamo i pesanti martelli che si alzano per ricadere fragorosamente. Qui nascono i sesterzi che circolano nell'Impero."
Alberto Angela


RECENSIONE
Ideale seguito del riuscitissimo Una giornata nell'antica Roma, Impero riprende le cose esattamente da dove le avevamo lasciate. Se ricordate infatti, nel precedente libro Alberto Angela ci aveva accompagnato in uno splendido viaggio nel tempo per mostrarci come si vivesse quotidianamente nell'antica Roma. Avevamo così trascorso un'intera giornata, un martedì qualsiasi durante il regno di Traiano, e dalle prime luci dell'alba fino a notte inoltrata avevamo osservato come si svolgeva la vita nel 115 dopo Cristo e quali fossero le abitudini ed i piccoli gesti di tutti i giorni. 
Impero ricomincia questo meraviglioso itinerario nello spazio-tempo a partire esattamente dalla mattina successiva.
La formula è pressappoco la stessa, ma con una piccola variante; infatti, per capire meglio di cosa si tratta è necessario soffermarsi sul sottotitolo che porta la dicitura: "Viaggio nell'impero di Roma seguendo una moneta". Ed è così che veniamo catapultati all'interno della zecca nel preciso istante in cui viene coniato un sesterzio, una delle innumerevoli monete che escono ogni giorno da questo edificio, ma questa per noi sarà speciale perchè seguiremo tutto il suo percorso ed ogni volta che passerà di mano, noi ci sposteremo con essa compiendo in breve tempo un tragitto incredibile attraverso tutte le terre che allora erano sotto il dominio di Roma.
Avremo così la straordinaria opportunità di visitare gli insediamenti in Britannia, per poi recarci prima in una piccola cittadina chiamata Lutezia e che in seguito diverrà famosa col nome di Parigi, e successivamente nei pressi del Reno per assistere ai feroci combattimenti tra i legionari e le popolazioni barbariche che sconfinavano continuamente e poi ancora andremo in Spagna, ad Atene, nel Nordafrica fino ai confini orientali in Mesopotamia.
Come nel precedente volume, tutto questo è naturalmente un espediente per mostrarci le enormi differenze che sussistevano in un regno tanto vasto ed illustrarci anche alcune piccole storie di cittadini comuni facenti parte di quella che di fatto è stata, citando lo stesso Angela: "La prima, grande globalizzazione della storia".
I soliti bastian contrari (molto pochi in verità) che hanno attaccato l'opera accusano l'autore di scarsa originalità e spesso affermano che un libro di questo tipo non aggiunge nulla a quanto già non si sapesse prima. Ammesso che tutto questo sia vero io dico: E ALLORA? Francamente non vedo il problema. Forse non tutti hanno capito che questo, come altri lavori degli Angela, sono libri di un'importanza fondamentale in quanto hanno il potere di incuriosire anche chi mai si sognerebbe di affrontare materie del genere. Io trovo che la grande chiarezza e semplicità con la quale Alberto Angela illustra i temi presentati siano proprio il suo più grande merito: ovvero parlare di argomenti impegnativi e riuscire ad appassionare (facendosi capire) anche persone che magari non sono dotate di una cultura smisurata; il tutto senza stupidi snobismi. Eh sì perchè purtroppo, cari signori, a voi magari sembrerà strano ma non tutti hanno avuto la fortuna o le possibilità di studiare come e quanto avrebbero voluto. 
Pertanto io ribadisco che al di là di quello che può essere il giudizio su questo libro, bellissimo anche se io forse ho una leggera preferenza per il precedente, opere simili vadano solo che lodate perchè costituiscono un elemento preziosissimo contro il tremendo imbarbarimento culturale nel quale il nostro paese è sprofondato da diversi anni a questa parte.
E speriamo che gli Angela, padre e figlio, si conservino sempre in perfetta forma perchè abbiamo bisogno come il pane di personaggi così. Il resto sono chiacchiere, e basta.

BF


Nella nostra libreria:
Alberto Angela
Impero. Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta
ed. Rai Eri / Mondadori
506 pag.






giovedì 14 novembre 2013

Il tuo gatto per negati - Gina Spadafori & Paul D. Pion (2000)

"Esistono molti miti riguardo ai gatti, e a quanto pare molti altri se ne aggiungono ogni giorno.
Per evitare ogni sorpresa dovrete impegnarvi, e abbiamo scritto 'Il tuo gatto per negati' proprio per aiutarvi in questo compito."
 Gina spadafori & Paul D. Pion

RECENSIONE
Amate i gatti ma non ne avete mai avuto uno? O al contrario siete circondati da queste deliziose palle di pelo miagolanti? 
Se avete risposto affermativamente ad una di queste domande, vuol dire che siete dei gattofili come i Vostri Affezionatissimi, e questo manuale è proprio quello che fa per voi.
L'opera si sviluppa in cinque parti, a loro volta divise in più capitoli, ognuno dei quali è chiaro ed esauriente, anche grazie a delle icone, tipiche di questa fortunata serie di manuali For Dummies.
Le cinque parti sono:
1 - Pensare a un gatto
2 - Il gatto entra nella vostra vita
3 - Un gatto felice e sano
4 - Vivere felicemente con il vostro gatto
5 - Tutto in dieci punti 
Se per esempio appartenete alla prima categoria citata all'inizio di questo post (coloro che non hanno mai avuto un gatto), ma vi piacerebbe adottarne uno, la prima parte del libro vi aiuterà passo passo nella scelta consapevole del tipo di micio che più si adatta alle vostre esigenze e soprattutto al vostro stile di vita (ricordiamo sempre che un gatto, e in generale un animale, non è un pezzo d'arredamento da regalare o prendere a cuor leggero, ma un essere vivente che comporta modifiche alla vita quotidiana e anche qualche sacrificio).
Se invece, come noi, avete la fortuna di appartenere alla seconda categoria citata all'inizio di questo post (coloro che hanno già almeno un gatto), potete comunque trovare utilissimo avere questo libro almeno come opera di consultazione. Ad esempio, BarFly è diventato bravissimo nel dialogare con il nostro gatto maschio, con il quale scambia continuamente "bacini" ed interminabili "conversazioni".
Certamente questo manuale non può e non vuole sostituirsi al veterinario di fiducia, figura indispensabile nella vita di un gatto, ma può comunque aiutare voi e i vostri amici pelosi nella quotidianità, dalla scelta del cibo migliore, alle operazioni di toelettatura, fino a quelle più serie, come il riconoscere dei campanelli d'allarme che ci indicano quando c'è qualcosa che non va.
Un'opera che vi consiglio vivamente di prendere se amate i piccoli tigrotti, o come regalo originalissimo per qualcuno che ha questa passione.

BW

Nella nostra libreria:
Gina Spadafori & Paul D. Pion
Il tuo gatto per negati (Cats For Dummies)
ed. Oscar Mondadori
397 pag.
traduzione di Chiara Libero

  
 

sabato 9 novembre 2013

Confessioni di un oppiomane - Thomas de Quincey (1822)

“Io non nego affatto che qualche verità sia stata rivelata al mondo in materia di oppio: per esempio, cosa che io confermo e concedo, è stato asserito dai dotti che l'oppio ha un colore biondo scuro; oppure che la sostanza sia economicamente onerosa. Infine che, assunto in dosi eccessive, ha lo sgradevole effetto di risultare letale. Pur riconoscendo a queste affermazioni una certa pertinenza, non le credo esaurienti e rappresentative di quanto sperimentato di persona. Quindi, esimi dottori, fatevi da parte e lasciate che tenga io una lezione sull'argomento."
Thomas de Quincey


RECENSIONE
Scritto in modo arguto ed accattivante, Confessioni di un oppiomane fu l'opera che permise a Thomas de Quincey di farsi conoscere e, successivamente ispirare grandi personaggi come Edgar Allan Poe e Charles Baudelaire.
Questa è un'autobiografia più che mai sincera e scioccante di un uomo che tramite l'oppio ha cercato di raggiungere le più alte cime della creatività, un'importante testimonianza di chi vuole sfatare i luoghi comuni riguardo a questa particolare droga e riportandone tutti gli effetti che essa può provocare, senza mai tuttavia scadere nel moralismo.
Lo stile è piuttosto particolare; de Quincey scrive rivolgendosi al lettore in tono pacato e quasi confidenziale, come se si trattasse di una normale conversazione da pub e così riesce a rendere estremamente partecipe l'interlocutore alla sua narrazione.
Veniamo quindi a conoscenza della sua fuga da casa in giovane età, al suo continuo peregrinare per tutta la Gran Bretagna, all'amore per i classici greci e latini fino alla scoperta sconvolgente dell'oppio, con tutto quello che ne consegue, anticipando di decenni temi che diverranno materia di studio scientifico e sociologico.
Non crediate però di trovare un testo incentrato esclusivamente sui paradisi artificiali, in quanto in esso si parla soprattutto delle peripezie giovanili dell'autore: bellissimo ed anche molto toccante ad esempio il capitolo in cui de Quincey parla del suo arrivo a Londra dove, già schiavo della droga, visse diverso tempo come un barbone e con la sola compagnia di una prostituta.
Non scordiamoci nemmeno che si tratta pur sempre di un'opera pubblicata nella prima metà del XIX secolo, quindi cerchiamo solo di immaginare che razza di impatto potè avere un libro simile sulla società di allora. Se poi aggiungiamo le chiare e minuziose descrizioni delle sensazioni (piacevoli o meno) che de Quincey fa a proposito delle sue esperienze con l'oppio, il quadretto è completo.
Concludendo posso dire che io personalmente l'ho trovato un buon saggio, anche se forse non raggiunge il livello di L'assassinio come una delle belle arti, di cui vi ho già riferito, che reputo più maturo e migliore nel suo complesso.
L'argomento trattato è sicuramente spinoso, e magari potrà anche infastidire qualcuno, pertanto penso che sia giusto da parte mia consigliarne la lettura solamente a chi si sente incuriosito da questo tipo di tematiche, fermo restando però che come è stato affermato da personalità enormemente più autorevoli del sottoscritto, Confessioni di un oppiomane resta un caposaldo del cosiddetto romanticismo britannico.

BF


Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
Confessioni di un oppiomane (The Confessions of an English Opium Eater)
ed. Edizioni Clandestine
110 pag.
traduzione di Barbara Gambaccini








domenica 13 ottobre 2013

Ti amerò per sempre. La scienza dell'amore - Piero Angela (2005)

"Innamorarsi veramente significa entrare in una dimensione del tutto differente, cambiare pianeta. Significa spostare il baricentro della propria vita e orbitare intorno a un nuovo punto di riferimento.I riflettori della nostra mente illuminano un'unica immagine: quella di lei (o di lui)."
Piero Angela

RECENSIONE
Chi di voi fosse abbastanza "anziano" da ricordare i programmi di Piero Angela prima di Superquark, ad esempio La Macchina Meravigliosa, potrà ben immaginarsi come possa essere un libro monografico sull'amore scritto dal famosissimo giornalista e divulgatore scientifico torinese.
Ti amerò per sempre è infatti l'analisi approfondita dal punto di vista scientifico di tutto ciò che accade nel nostro corpo (sia per gli uomini che per le donne) quando ci si innamora, quando ci si bacia e quando si fa l'amore.
Solo Piero Angela forse poteva riuscire in un'impresa come questa: rendere scientificamente chiaro e razionale qualche cosa che razionale non è, come l'amore, senza comunque far perdere all'argomento quel fascino che attrae ognuno di noi e che ci porta, almeno una volta nella vita, ad innamorarci.
Questo saggio però non ci spiega solamente i meccanismi che fanno scattare "quel qualcosa" nel nostro cervello o nel nostro corpo, ma può essere anche un ottimo spunto per migliorarci, riconoscendo alcuni errori molto comuni e frequenti nel rapporto di coppia ed aiutandoci ad evitarli o superarli, in modo da vivere serenamente la nostra vita amorosa.
Un piccolo gioiello in dodici capitoli da regalare e leggere insieme a chi si ama, o da leggere da soli per puro piacere personale, ma sicuramente consigliato a chiunque, sia ai romanticoni come me, sia ai più cinici. Perché comunque siate, l'amore colpisce tutti, prima o poi.

BW

Nella nostra libreria:
Piero Angela
Ti amerò per sempre. La scienza dell'amore
ed. Oscar Mondadori
199 pag.