BW&BF

Visualizzazione post con etichetta Ballard. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ballard. Mostra tutti i post

martedì 17 giugno 2014

Un gioco da bambini - J.G. Ballard (1988)

"In una società totalmente sana, l'unica libertà è la follia."
Dr. Richard Greville

TRAMA
Nella mattinata del 25 giugno 1988 viene fatta una macabra e terribile scoperta: all'interno del "Pangbourne Village", un esclusivo complesso residenziale a pochi chilometri da Londra, è avvenuta una strage: tutti i suoi residenti, compresi i domestici, gli autisti ed i sorveglianti sono stati brutalmente assassinati ed i figli delle famiglie residenti, tredici ragazzi tra gli otto e i diciassette anni di età, misteriosamente scomparsi senza lasciare traccia. Abitato da ricche e stimate famiglie di professionisti, questo residence si caratterizza, oltre che per essere fornito di ogni comfort possibile ed immaginabile, anche per un continuo sistema di sorveglianza che ne fa una specie di Grande Fratello in pieno stile orwelliano. Infatti, in ogni stanza dei costosissimi alloggi, è presente una telecamera a circuito chiuso collegata con il gabbiotto della vigilanza, e lo stesso avviene per tutti i computer presenti all'interno dalla struttura. 
Inoltre, come se si trattasse di un mondo a sè stante, il complesso si caratterizza per come viene gestita la vita delle agiatissime famiglie che ne fanno parte. I genitori, che partecipano attivamente alle iniziative sportive o culturali insieme ai figli, discutono democraticamente ed organizzano con entusiasmo ogni tipo di attività ricreativa, mentre i ragazzi, vengono costantemente incoraggiati a dare il loro massimo, crescendo in un contesto idilliaco e pensato appositamente per soddisfare al meglio ogni loro aspirazione o desiderio.
Alla luce di questo, appare così ancora più stridente il contrasto con ciò che è avvenuto, e la polizia inizia da subito a battere le piste più disparate, che vanno dall'attentato ad opera di una cellula terroristica, alla setta di fanatici religiosi in stile "Manson Family". 
E l'intera opinione pubblica, dal momento che naturalmente la vicenda viene immediatamente data in pasto a tutti i mass media nazionali, è ora sconvolta e terrorizzata al pensiero della sorte dei ragazzi, finiti nelle mani degli autori di un così feroce massacro. 
Lo psichiatra Richard Greville, al quale la polizia si è rivolta per una consulenza, intuisce però che molte cose non tornano, e si fa strada in lui l'idea che i fatti non siano andati come sembrano, prospettando uno scenario terribilmente inquietante.

RECENSIONE
Il mio personale rapporto con Ballard non era iniziato sotto i migliori auspici, visto che il primo romanzo che avevo letto dello scrittore inglese era stato il mediocre e noioso Cocaine Nights. Dopodichè mi sono imbattuto in altri tre suoi lavori, letti tutti in ordine sparso, e devo dire che mi sono piaciuti moltissimo. 
L'ultimo della serie è questo romanzo breve intitolato Un gioco da bambini, che riprende alcuni temi già presenti anche nelle altre opere e che a questo punto penso siano peculiari dell'universo ballardiano. Uno di questi, ed è quello che salta subito all'occhio, è la predilezione dello scrittore nativo di Shangai per i microcosmi volutamente autoisolati e dove vigono leggi ed usanze completamente estranee al mondo esterno. Tutto questo risulta palese nello splendido e brutale Il condominio, oppure nell'ambiguo villaggio vacanze sulla costa spagnola nel quale si svolgono gli eventi di Cocaine Nights.
In Un gioco da bambini l'azione si sposta in un questo sfavillante residence, che rappresenta sì un luogo paradisiaco ma che, al tempo stesso, dà al lettore la forte sensazione di trovarsi all'interno di una prigione. Dorata finchè si vuole, ma pur sempre una prigione. 
Il libro è avvincente, molto scorrevole e si presta ad una lettura piuttosto rapida, i personaggi se vogliamo non sono stati approfonditi come probabilmente avrebbero meritato, ma nel complesso Un gioco da bambini ritengo che sia un buonissimo esempio di thriller che, nonostante la sua brevità forse un po' eccessiva, possiede una forza ed un magnetismo tali da far sì che lo si legga davvero tutto in un fiato. 
Tirata d'orecchie finale per chi ha curato l'edizione Feltrinelli che ho tra le mani: ma era proprio necessario il gigantesco spoiler in quarta di copertina? D'accordo che il vero responsabile di tutto viene più o meno scoperto a pagina 45, ma considerando che l'intero volume di pagine ne conta appena 92, spiattellare tutto lì in bella mostra (tra l'altro a caratteri piuttosto grossi) significa buttare malamente alle ortiche una buona metà della storia. Ripeto: era proprio indispensabile un colpo di genio del genere? 
A volte mi domando seriamente se i libri qualcuno li legga anche, prima di pubblicarli...

BF

Nella nostra libreria: 
J.G. Ballard
Un gioco da bambini (Running Wild)
ed. Universale Economica Feltrinelli
92 pag.
traduzione di Franca Castellenghi Piazza




martedì 29 aprile 2014

Crash - J.G. Ballard (1973)

"Cento metri indietro, sulla banchina, era ferma una macchina americana impolverata. Il guidatore mi osservava attraverso il parabrezza infangato, le ampie spalle inarcate sotto lo stipite della portiera. Mentre attraversavo la strada, sollevò una macchina fotografica munita di teleobiettivo e mi osservò attraverso l'oculare."
James Graham Ballard

TRAMA
Il narratore, il regista pubblicitario James Ballard, viene coinvolto una sera in un grave incidente automobilistico dal quale esce con le gambe spezzate, ma vivo. Nell'altra macchina coinvolta nello schianto, viaggia una coppia di coniugi: lei si salva, mentre lui muore sul colpo. Da questo istante la vita ed il modo di rapportarsi con essa da parte di Ballard sono destinati a mutare totalmente.
Per tutta la durata della riabilitazione infatti, ed anche dopo, la sua mente si riempie di fantasie pornografiche malate riguardanti la moglie Catherine, la sua segretaria Karen, oppure l'amica Renata, in un vortice di ossessioni sempre più estreme. Poi, una volta dimesso dall'ospedale, arriva al punto di conoscere Helen Remington, la vedova dell'uomo morto nell'incidente, ed iniziare con lei una relazione a scopo esclusivamente fisico. Ed è a questo punto che Ballard si accorge che c'è un uomo inquietante che lo segue, ed assiste con interesse ai suoi accoppiamenti, i quali avvengono sempre in auto. Quest'uomo si rivela essere Robert Vaughan, scienziato televisivo già reduce da uno spaventoso incidente in moto che gli ha lasciato diversi segni, e che era già stato notato anche sul luogo dello schianto che ha visto protagonista lo stesso Ballard. Il narratore entra così a far parte della cerchia di Vaughan, composta da un gruppo di persone che ricavano eccitazione sessuale dal mischiare morbose perversioni sessuali che riguardano vittime di incidenti e feticismo verso specifiche parti delle automobili.

RECENSIONE
Sicuramente non si tratta di un libro facile, poco ma sicuro, ma trovo tuttavia che Crash sia senza dubbio un libro molto interessante.
Pubblicato nel lontano 1973, agli albori quindi dell'era tecnologica, credo che rappresenti bene una certa idea di futuro prossimo che allora andava per la maggiore. Una società sempre più disumanizzata, sempre più attratta dalle macchine (intese non solo come automobili) e la deriva incombente, e definitiva, dei sentimenti. Tutto questo sullo scenario di una grande metropoli vista quasi esclusivamente come un groviglio infinito di autostrade, raccordi e parcheggi. 
Ballard descrive queste ambientazioni futuristiche molto bene, narrando in prima persona (pur non essendo un romanzo autobiografico) la storia di una congrega di soggetti sessualmente deviati che si spingono sempre più in là con le proprie fantasie perverse, fino a diventare totalmente dipendenti da esse. Assistiamo così ad un macabro e grottesco girotondo di sangue, lamiere accartocciate, corpi mutilati, sesso corrotto, pornografia e morte. 
Senz'altro leggere Crash oggi non ha assolutamente lo stesso impatto scioccante che ebbe all'epoca della sua prima uscita, peró ritengo che sia ancora dotato di un certo potere destabilizzante. Non a caso uno dei registi più controversi dei nostri tempi, sto parlando di David Cronenberg, ha deciso di trasporlo su pellicola alcuni anni fa. Film che ha suscitato, com'era previdibile, pareri piuttosto discordanti ma sul quale io non posso dare il mio personale giudizio, non avendo mai avuto occasione di vederlo. 
Fatto sta che Crash resta un'opera indubbiamente ostica, non solo per i temi e per le crude descrizioni, ma anche per una certa ripetività assolutamente voluta che rischia di mettere a dura prova i lettori meno abituati a libri così estremi. Una cosa peró è certa: d'ora in avanti quando mi capiterà di giungere sul luogo di un incidente, credo proprio che mi verrà spontaneo controllare che in mezzo alla folla non ci sia un losco individuo in jeans e giacca di pelle che cerca di scattare foto di nascosto.

BF

Nella nostra libreria:
J.G. Ballard
Crash (Crash)
ed. Universale Economica Feltrinelli
197 pag.
traduzione di Gianni Pilone Colombo



martedì 11 febbraio 2014

Il condominio - J.G. Ballard (1975)

"La popolazione di questo condominio non è assolutamente omogenea come sembra a prima vista. Presto ci rifiuteremo di parlare con chiunque sia al di fuori della nostra enclave."
Adrian Talbot


TRAMA
In una zona residenziale di Londra, si innalza per quaranta piani uno sfavillante grattacielo nuovo di zecca. Sfarzoso ed imponente, l'edificio, oltre a contare duemila appartamenti e numerosi ascensori, dispone anche di una banca, due piscine, un centro estetico, un supermercato, un ristorante ed altro ancora; insomma una vera città a tutti gli effetti.
La struttura dell'enorme condominio inoltre è divisa al suo interno in base alle disponibilità economiche degli abitanti: ai piani bassi infatti ci sono gli alloggi meno costosi e, man mano che si sale, il lusso e le dimensioni degli appartamenti aumentano in maniera direttamente proporzionale, fino ad arrivare al principesco attico all'ultimo piano di proprietà di Anthony Royal, il ricco architetto che ha progettato il palazzo.
Dopo un periodo iniziale relativamente tranquillo, però, una serie di piccoli blackout e banali disagi, del tutto trascurabili in una struttura del genere, portano gli inquilini dapprima in uno stato di insofferenza repressa a stento, e successivamente in una situazione di anarchia totale.
I comportamenti dei condomini degenerano sempre più, ogni giorno che passa, e l'avveniristica costruzione si trasforma a poco a poco in una specie di cittadella completamente isolata dal mondo esterno, all'interno della quale si sviluppa una società tribale, divisa in clan comandati dai rispettivi capi. Il condominio viene così gradualmente devastato da orde di barbari che fino a poco tempo prima erano persone rispettabilissime (dentisti, hostess, attori, medici, pubblicitari) ed ora lottano fra di loro rendendosi protagonisti di scontri violentissimi, saccheggi, stupri e vandalismi assortiti.
Oltre al già citato Royal, che insieme ai suoi compagni dei piani alti ha costruito delle barricate al fine di non dover dividere i propri agi con quelli dei piani inferiori, gli altri due protagonisti sono Richard Wilder, giornalista che tenta la scalata all'ultimo piano per uccidere l'architetto e prendere possesso così dell'intero grattacielo, e Robert Laing, medico fresco di divorzio che pare interessato unicamente alla propria sopravvivenza, cercando di non farsi coinvolgere nelle violenze.
In questo campo di battaglia che è diventato il condominio, con montagne di rifiuti maleodoranti sparsi ovunque ed un clima generale di sfacelo, osserviamo un folto nucleo di persone ridursi allo stadio primordiale, liberando così i propri istinti più bestiali.

RECENSIONE
Qualche mese fa avevo recensito piuttosto negativamente Cocaine nights, il primo libro di Ballard che mi fosse mai capitato di leggere. Ero rimasto molto deluso da quello che tuttora reputo un romanzo mediocre, ma mi ero ripromesso di fare un altro tentativo con lo scrittore londinese, anche alla luce della sua grande fama di autore innovativo ed estremamente capace.
Beh, ora posso dire di aver fatto bene. Se non avessi fatto questo piccolo sforzo, infatti, mi sarei perso il piacere di leggere un libro come Il condominio, che è qualcosa di davvero incredibile.
Con uno stile freddissimo, quasi da scienziato che visiona i risultati di un proprio esperimento, Ballard descrive la lenta parabola discendente di un nutrito gruppo di esseri umani che lentamente perdono i propri freni inibitori fino ad assomigliare più a creature primitive che a uomini.
Il romanzo è molto crudo, e sicuramente non idoneo ai più impressionabili, però se amate le ambientazioni post-apocalittiche ed un po' di ultra violenza non vi turba credo proprio che dovreste dargli un'occhiata.
Tra Il signore delle mosche e 1997: Fuga da New York, l'opera ballardiana sfugge a qualsiasi facile definizione o etichetta e, anche in virtù dell'anno di pubblicazione ormai distante quasi quarant'anni, si pone decisamente tra i precursori di un genere di racconto che è diventato molto popolare in seguito. Forse mi sbaglierò ma credo che, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, uno come Joe R. Lansdale per il suo La notte del drive in qualche piccolo spunto da questo libro l'abbia preso.
Impossibile non soffermarsi in conclusione sulla metafora molto potente che emerge dalla lettura; ovvero quello delle classi socialmente meno abbienti che cercano a tutti i costi di elevarsi ad uno status migliore, mentre i pochi che fanno parte dell'élite saranno sempre totalmente contrari alla divisione dei propri privilegi. In altre parole, si potrebbe dire che Il condominio tra i molti aspetti che presenta ci fornisce anche questa personale interpretazione della lotta di classe; ma, aldilà di queste analisi che magari lasciano il tempo che trovano, io consiglio vivamente di leggerlo soprattutto perchè si tratta di un gran bel libro. E per me è un motivo più che sufficiente.

BF

Nella nostra libreria:
J.G. Ballard
Il condominio (High-Rise)
ed. Universale Economica Feltrinelli
189 pag.
traduzione di Paolo Lagorio




giovedì 7 novembre 2013

Cocaine nights - J.G. Ballard (1996)

"Charles, non c'è nulla che lei possa fare. È un problema che Frank risolverà da solo. Lui giocherà anche la sua ultima partita, ma qui siamo solo all'inizio, e ci sono altre sessantatrè caselle sulla scacchiera..."
Bobby Crawford 

TRAMA
Charles Prentice è un rinomato scrittore di reportage che una sera riceve la notizia che il fratello minore Frank, direttore del Club Nautico, un complesso sportivo frequentato principalmente da ricchi inglesi di mezza età, situato sulla Costa del Sol tra Marbella e Gibilterra, si trova in prigione.
Charles prende quindi il primo aereo e vola in Spagna, dove viene informato che la posizione di Frank è gravissima: è accusato infatti di aver incendiato una villa nel cui rogo sono morte cinque persone. Il fratello di Charles è reo confesso, ma malgrado ciò nessuno sembra credere veramente alla sua colpevolezza, il che rende la sua confessione ancor più inspiegabile. Nonostante tutto, il brillante ed amatissimo direttore del Club Nautico continua a dichiararsi colpevole, lasciando incredulo e sbigottito il povero Charles.
I giorni passano e Charles, deciso a scagionare il fratello, inizia delle indagini per conto proprio che lo porteranno a conoscere tantissime persone vicine a Frank che fanno parte della molteplice ed ambigua fauna locale e che lo portano ben presto a capire che sotto questo paradiso dolce ed assolato si nasconde qualcosa di ben più marcio ed oscuro. Ma Charles non immagina neppure in che cosa sta per essere risucchiato...

RECENSIONE
Non avevo mai letto un libro di James G. Ballard, questo è stato il primo in assoluto, ma conoscevo la sua fama di narratore fuori dagli schemi e autore di opere che sono tutt'oggi considerate autentici capolavori. Così ho deciso che era giunto il momento di colmare questa mia lacuna, e con grande dispiacere devo dire che sono rimasto piuttosto deluso da Cocaine nights.
Ballard, è bene sottolinearlo subito, sa scrivere molto bene e possiede una buonissima tecnica ma quello che non va in questo libro è tutto il resto. Un giallo che però non ha i tempi del giallo, una storia che si trascina stancamente verso un finale che a me è sembrato, almeno da metà racconto in poi, incredibilmente prevedibile.
Una patina di noia generale che neanche le scene di sesso (peraltro ben descritte) riescono ad intaccare e devo ammettere che mentre leggevo Cocaine nights mi sono più volte ritrovato in preda ad una tremenda sonnolenza ed ho dovuto spegnere la luce anzitempo. 
Non vorrei apparire irrispettoso nei confronti di uno scrittore così influente ma purtroppo io devo riferire le sensazioni che ho provato leggendo questo romanzo e l'impressione che ne ho ricavato è stata quella di un autore sicuramente dotato, ma forse in un momento non particolarmente ispirato della propria carriera.
Ballard però ha scritto molte altre cose e non sarebbe nè giusto e nè onesto giudicarlo soltanto da quello che, almeno io, reputo un passo falso; per questo sicuramente appena ne avrò la possibilità non avrò alcun tipo di ritrosia a prendere in mano un altro suo romanzo in futuro, magari neanche troppo lontano.

BF


Nella nostra libreria:
J.G. Ballard
Cocaine nights (Cocaine Nights)
ed. Universale Economica Feltrinelli
292 pag.
traduzione di Antonio Caronia