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mercoledì 11 giugno 2014

Ramones. La biografia ufficiale - Jim Bessman (1993)

"Li ho fatti suonare e loro hanno eseguito un set della durata di diciassette minuti. Venti pezzi rumorosissimi e movimentati suonati uno dopo l'altro. Non lo aveva mai fatto nessuno prima di loro. Era come se colpissero la gente sulla testa, e prima che qualcuno dicesse: 'Non ce la faccio più!', avevano già finito."
Hilly Kristal, proprietario del CBGB's, sul primo concerto dei Ramones, 16 agosto 1974

RECENSIONE
Premessa: io adoro da sempre i Ramones, Johnny Ramone è uno dei miei idoli musicali e penso che i loro primi tre dischi (e metà del quarto) debbano essere considerati fondamentali per chi, come il sottoscritto, è appassionato da tempo immemore di tutta quella musica che viene generalmente definita, con un termine orripilante, "alternativa". Io cercherò di essere il più imparziale possibile, e mi scuso fin da adesso se non ci riuscirò, ma portate pazienza perchè, dopotutto, sarebbe come chiedere ad un tifoso della Roma cosa ne pensa di Totti. Ma veniamo al libro.
Il giornalista freelance Jim Bessman è l'autore di questa bella biografia uscita più di vent'anni fa e che è stata recentemente ristampata con l'aggiunta degli avvenimenti mancanti. Eh già, perchè nel frattempo sono successe diverse cose piuttosto importanti (e tristi), a partire dallo scioglimento della band, fino ad arrivare alla morte di tre dei suoi quattro membri storici.
Servendosi di numerosissime interviste al gruppo ma anche di eccezionali testimonianze di chi li vide muovere i primi passi, Bessman traccia in modo pulito e lineare la storia dei Ramones, e senza ricorrere ad eccessivi salamelecchi nei loro confronti (il rischio di cadere nella ruffianeria è molto alto in pubblicazioni di questo tipo) riesce a scrivere un libro che è innanzitutto interessante, anche per chi magari non è abituato a questo genere di letture, ed estremamente scorrevole e coinvolgente, proprio come un concerto del quartetto di Forest Hills.
La loro storia credo sia abbastanza nota ma facciamo ugualmente un breve riassunto. Quattro ragazzi poco più che adolescenti di un sobborgo piccolo-borghese di New York, annoiati dalla musica che va per la maggiore in quei primi anni settanta, decidono di mettere in piedi una band per suonare le loro canzoni preferite, ma le loro capacità tecniche sono talmente scarse da non riuscire nemmeno ad interpretare i classici bubblegum per teenagers, non parliamo poi di rifare i pezzi di gente come Beatles o Kinks. Così prendono l'unica strada percorribile a quel punto: scrivono canzoni di loro pugno, composte solitamente da tre accordi distorti e suonati in modo rozzo e velocissimo, della durata media di due minuti e con testi ironici che trattano temi come la seconda guerra mondiale, l'alienazione e la malattia mentale. Cambiano poi i loro cognomi in Ramone, fingendosi fratelli ed adottando un look che diverrà immediatamente un autentico marchio di fabbrica: giacche di pelle, bluejeans stracciati e sneakers. Facendo le cose in questo modo creano così un nuovo genere del tutto particolare e personalissimo che verrà in seguito chiamato punk e che rivoluzionerà l'intero panorama musicale continuando ad affascinare intere generazioni di ragazzi fino ai giorni nostri. È il trionfo della creatività e della volontà sul tecnicismo fine a sè stesso, la tanto sbandierata Rivincita dei nerds. Ora, io non so se il punk l'abbiano inventato davvero loro, in fin dei conti più o meno nello stesso periodo nella lontana Australia c'erano già un paio di ottime bands che suonavano musica similare, però di certo i Ramones ne hanno incarnato lo spirito e l'attitudine.
Molti anni fa mi capitò di vedere una videocassetta a loro dedicata dove un'impressionante marmaglia di musicisti (più o meno sconosciuti e con un buon gruppetto di "insospettabili"), diceva la sua sui quattro ragazzotti del Queens. Ebbene, dopo mezz'ora smisi di guardare il filmato letteralmente nauseato dall'insopportabile piaggeria che trasudava da ogni intervista, tutta una serie di: "La più grande band di tutti i tempi" e "Mi hanno salvato la vita", ecc... ecc... Senza contare tutti coloro (almeno una ventina) che sostenevano, senza la minima vergogna, di aver assistito al loro primo show, non sapendo probabilmente che a quel fatidico concerto il pubblico era composto, lo dice la storia, da non più di nove persone, più il proprietario del locale, Hilly Kristal, ed il suo pastore tedesco. 
Tutto questo solo per dire che in quest'opera, per fortuna, non troverete nulla di simile, ma anzi vengono raccontati tantissimi aneddoti divertentissimi che ebbero per protagonisti Joey, Johnny, Tommy (e dopo Marky) e Dee Dee e si tralasciano invece cose che non sono funzionali alla biografia. In parole povere Bessman, e questo è il suo principale merito, tende a badare al sodo. Da segnalare inoltre la presenza di diverse foto molto belle che impreziosiscono ulteriormente il volume.
Fatto sta che se siete loro fan questo libro rappresenta una sorta di Vangelo, e ritengo che non ci sia bisogno di aggiungere altro se non che, se i Ramones non fossero mai esistiti, non solo la musica a quest'ora sarebbe sicuramente diversa ma, con ogni probabilità, credo proprio che sarei una persona diversa anch'io.

BF

Nella nostra libreria:
Jim Bessman
Ramones. La biografia ufficiale (Ramones. An American Band) 
ed. Arcana
380 pag. 
traduzione di Andrea Salacone


 

sabato 25 gennaio 2014

Pet sematary - Stephen King (1983)

"Cara, è soltanto un cimitero di animali."
Louis Creed

TRAMA
In una bella giornata di fine estate la famiglia Creed, composta da Louis, sua moglie Rachel, i figli Ellie e Gage e dal gatto Church, si trasferisce da Chicago nella piccola cittadina di Ludlow nel Maine, in quanto Louis ha appena ottenuto il posto di responsabile del servizio medico presso la locale Università.
I Creed fanno da subito amicizia con una coppia di anziani vicini, Jud e Norma Crandall, i quali stravedono letteralmente per i due bambini mentre Louis, che è rimasto orfano di padre in tenerissima età, si affeziona tantissimo a Jud iniziando a vedere in lui una sorta di nuova figura paterna.
I problemi iniziano il giorno in cui Jud decide di portare la famiglia a fare una passeggiata nei boschi dietro casa. Il sentiero infatti conduce ad una radura nella quale sorge un piccolo cimitero dove i bambini del paese sono soliti seppellire da sempre i loro animaletti da compagnia e questa cosa non fa piacere a Rachel, che in seguito litiga aspramente per questo motivo col marito, dal momento che teme che la piccola Ellie possa essere rimasta in qualche modo impressionata. Va detto che Rachel non si è mai completamente ripresa dal trauma della morte della sorella Zelda, avvenuta diversi anni prima a causa di una meningite spinale.
Proprio quando tutto sembra essersi risolto, si verifica un altro evento sconvolgente del quale è vittima questa volta Louis. Victor Pascow, uno studente dell'Università, rimane coinvolto in un incidente stradale e poco prima di morire rivolge al giovane medico, pur non conoscendolo, le sue ultime parole. La notte seguente Louis ha un incubo vividissimo, nel quale lo stesso Victor gli mostra il noto "cimitero degli animali" e gli intima di non avvicinarsi ad esso per nessuna ragione.
Egli a questo punto si sveglia molto scosso, per poi calmarsi una volta resosi conto che si è trattato solo di un sogno, probabilmente causato dalla brutta esperienza vissuta il giorno prima.
Tutto a posto, se non fosse che poco dopo si accorge di avere i piedi sporchi di terriccio e di aghi di pino...

RECENSIONE
Prima di iniziare, permettetemi di dare un piccolo consiglio a chi non ha ancora letto quello che io considero uno dei migliori romanzi di Stephen King: occhio, perchè Pet sematary ci va giù davvero pesante. E fa realmente paura, come solo pochi altri libri sono in grado di fare.
Pet sematary infatti suscita forti sensazioni in grado di sconvolgere anche il lettore più scafato. Se pensate che io stia esagerando vi dico solo una cosa: premesso che penso di essere una persona emotivamente nella media (per intenderci non sono certo un "cuore di pietra" ma nemmeno uno facilmente impressionabile), l'unica volta che mi capitò di leggere questo libro, oltre a vivere momenti di grande paura ed inquietudine, mi ritrovai spesso con gli occhi pieni di lacrime in preda ad una tristezza intensa. Dopodichè lo riposi nello scaffale, e non lo toccai mai più. Anzi, qualche anno dopo lo regalai ad un mio amico dell'epoca. Successivamente lo ricomprai, ma solo per farlo leggere a BookWorm, io non ho ancora avuto il coraggio di riaffrontarlo un'altra volta.
Capisco che il tutto possa apparire un po' eccessivo, ma il grande potere destabilizzante di questo romanzo, oltre forse al fatto che lo lessi in un periodo particolarmente brutto della mia vita, ha contribuito a far sì che divenisse una specie di spauracchio.
Ciò non toglie che, a quanto pare, non sono proprio l'unico a pensarla così dal momento che quanti hanno avuto a che fare con Pet sematary affermano quasi tutti di aver avvertito le stesse violente emozioni.
Stephen King, solito grandissimo narratore, si cimenta qui in alcuni dei suoi temi prediletti come ad esempio la famiglia felice che poco a poco si ritrova con l'esistenza sconvolta, i traumi sepolti nel passato che tendono a riaffiorare, il suo strano rapporto di amore-odio con le macchine, gli incidenti stradali, il folklore e le leggende dei Nativi Americani.
Oscuro e devastante, Pet sematary è a tutti gli effetti un libro che, seppur rappresenti una delle migliori prove dello scrittore del Maine, risulta tra i suoi lavori più sottovalutati e, certamente, meno conosciuti. In Italia poi, credo che abbia riscosso addirittura più notorietà il film che ne è stato tratto (senza infamia e senza lode), intitolato Cimitero vivente, forse anche per merito della notevole colonna sonora realizzata dai Ramones, il gruppo preferito di King.
Una storia cupa e piena di spettri sulla quale aleggia costantemente la domanda: una volta perduta la felicità, cosa saresti disposto a fare pur di riottenerla?

BF

Nella nostra libreria:
Stephen King
Pet sematary (Pet Sematary)
ed. Sperling Paperback
417 pag.
traduzione di Hilia Brinis