BW&BF

venerdì 18 aprile 2014

Profondo thrilling - Dario Argento (1994)

"<<Lori, guarda chi c'è dentro quella macchina, lì dentro... ma fai svelta, senza farti notare.>>
<<Sì, biscottino.>>
Arnò e Lori, da "Il gatto a nove code"

RECENSIONE
Italia, anni Settanta. L'Italia degli anni di piombo, ma anche dell'apice di un genere cinematografico peculiare del Belpaese, che a distanza di decenni anche un grande regista come Quentin Tarantino continua a guardare come fonte di ispirazione e ad omaggiare: il cosiddetto thrilling, o giallo all'italiana.
Sulla scia delle opere di Mario Bava, attivo già negli anni Sessanta, nel 1970 l'allora trentenne Dario Argento fa uscire nelle sale cinematografiche il suo film d'esordio come regista: L'uccello dalle piume di cristallo.
Profondo thilling, il libro che vi proponiamo oggi, racchiude i romanzi che di fatto sono i soggetti di questo ed altri quattro tra i film più famosi del regista romano: Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio, Profondo rosso (quindi la cosiddetta Trilogia degli animali, o tetralogia se si considera il nome originale che doveva avere Profondo rosso, ovvero La tigre dai denti a sciabola) e Tenebre (il quale viene considerato dagli appassionati ed esperti del genere come l'ultimo thrilling della storia del cinema).
Cinque romanzi brevi quindi che probabilmente per un cinefilo non costituiscono una sorpresa, ma che può ugualmente apprezzare non tanto per la trama, che per l'appunto già conosce, quanto per l'accuratezza con cui sono stati scritti. Le storie infatti riportano fedelmente le scene, con descrizioni precise seppur mai noiose sia dell'ambiente sia degli stati d'animo dei protagonisti.
Al contrario chi dovesse imbattersi in questi racconti senza mai aver visto prima i film avrà anche la fortuna di potersi gustare cinque storie piene di suspance, di terrore e di abile strategia giallistica.
Profondo thrilling è dunque una piccola chicca che volevo segnalare, per quanto tema che al di fuori del mercato dell'usato o delle biblioteche sia di difficile reperimento. Se però avrete la fortuna di imbattervi in una copia di questo libro vi consiglio di non farvi scappare questa occasione e di gustarvi la sua lettura.

BW

Nella nostra libreria:
Dario Argento
Profondo thrilling
ed. Grandi Tascabili Economici Newton
355 pag.

giovedì 17 aprile 2014

I ragazzi del massacro - Giorgio Scerbanenco (1968)

"I figli non raccontano mai niente al padre o alla madre, solo agli amici, al primo che incontrano al bar, ma al padre e alla madre, no."
Antonio dell'Angeletto, padre di Federico

TRAMA
La signorina Matilde Crescenzaghi, maestrina ventiduenne "insegnante di varie materie e anche buona educazione" presso la scuola serale Andrea e Maria Fustagni viene orribilmente seviziata, violentata e percossa a morte dalla propria stessa scolaresca, all'interno dell'aula A, in una cupa e nebbiosa serata dell'inverno milanese.
Gli autori del massacro sono undici giovani, dai tredici ai vent'anni, tutti provenienti da famiglie disastrate e loro stessi drogati, alcolizzati o con alle spalle numerosi soggiorni al riformatorio, per diversi reati.
Duca Lamberti, ormai sbirro a tutti gli effetti, indaga su di un caso che appare già chiuso. I ragazzi infatti, che sono già stati tutti arrestati e sottoposti ad interrogatori pressanti, si professano tutti innocenti barricandosi dietro ad una muraglia di: "Non lo so", "Non ricordo" e "Non ho visto" e preferiscono affrontare le inevitabili conseguenze piuttosto che fare la spia. Per il commissario Càrrua il caso è già risolto, sono stati tutti e undici, sotto l'effetto di un potente liquore la cui bottiglia vuota è stata ritrovata all'interno dell'aula A, a compiere quel barbaro ed agghiacciante delitto, ed in fondo va bene così... con tutto quello che deve fare la polizia, non c'è tempo di approfondire episodi così palesi...
Ma Duca non è del tutto persuaso che i fatti si siano svolti esattamente in questo modo, per lui è evidente che non tutti i ragazzi abbiano detto la verità, ma per quale motivo? Forse per proteggere qualcuno... già, ma chi?

RECENSIONE
Crudo, sgradevole e nero, nerissimo.
Tutto questo è I ragazzi del massacro, romanzo duro fino quasi ad essere disturbante, ma solo nelle tematiche trattate. Infatti com'è sua abitudine, Scerbanenco descrive solamente ciò che avviene, senza compiacersi con gratuiti dettagli volgari o di cattivo gusto. Le cose non vengono mai dette in modo esplicito, ma si percepiscono in ugual modo, e forse questo mette ancora più a disagio.
Una storia di gioventù bruciata nella Milano degli anni sessanta, la città simbolo del boom economico di quegli anni, ma che lo scrittore italo-ucraino come al solito ci mostra senza nessuna pietà nei suoi aspetti più bestiali e meno conosciuti.
Scerbanenco non è politicamente corretto, e non gli interessa neppure esserlo, sempre ammesso che questo abusato termine allora significasse qualcosa, pertanto è stato più volte accusato, nemmeno troppo velatamente, di omofobia e di fascismo.
Accuse che posso anche capire, dal momento che non tutti la pensiamo allo stesso modo, ma che assolutamente non condivido. Infatti ritengo che Scerbanenco si limitasse semplicemente a descrivere e raccontare ciò che era la realtà che lo circondava, e Milano e l'Italia intera in quegli anni, non erano certo i luoghi più sereni e distesi del mondo, basti pensare agli ormai imminenti "anni di piombo". Scerbanenco è stato solo in grado, molto prima degli altri, di cogliere queste vibrazioni negative e di trasporle su carta.
La stessa idea che sta alla base del romanzo in questione, ovvero la logica "del branco", troverà purtroppo ampio riscontro in molti avvenimenti di cronaca nera che sconvolgeranno il nostro Paese, negli anni a venire. Donne torturate, picchiate, stuprate, uccise... tutte cose che, si capisce da come ne parla, schifavano profondamente Scerbanenco, e lo si intuisce dal suo modo di narrare queste storie, con una rabbia trattenuta a stento dietro al suo stile forbito e signorile: un vero fuoco che brucia sotto la cenere.
Insomma potrà piacere oppure no, ma dopo aver letto I ragazzi del massacro sono più che mai convinto che Giorgio Scerbanenco prima ancora che un grande scrittore, fosse soprattutto un grande uomo. E a me basta e avanza.

BF

Nella nostra libreria:
Giorgio Scerbanenco
I ragazzi del massacro
ed. Garzanti
231 pag.


 










mercoledì 16 aprile 2014

I mastini della guerra - Frederick Forsyth (1974)

"Rapinare una banca o un furgone corazzato è semplicemente rozzo. Rapinare un'intera repubblica ha, direi, una certa eleganza."
Sir James Manson

TRAMA
Lo Zangaro è un piccolo ed arretrato staterello dell'Africa occidentale (che presenta numerose analogie con l'ex Repubblica del Biafra, vedremo in seguito perchè) retto dal dittatore fanatico Jean Kimba, visto come una semidivinità dal suo popolo in quanto egli afferma, tra le altre cose, di essere in grado di parlare con gli spiriti. 
Uno dei tanti stati africani poverissimi, governati tramite l'ignoranza, il terrore e la violenza e che, come purtroppo ancora oggi accade, non suscita nessun tipo di interesse nei confronti delle nazioni più ricche e potenti. 
Almeno fino a quando un anonimo ingegnere minerario non scopre che le Montagne di Cristallo, situate in una zona estremamente selvaggia nell'entroterra del paese, custodiscono in realtà enormi giacimenti di platino. La cosa arriva subito all'orecchio di James Manson, ricchissimo magnate senza scrupoli e proprietario della ManCon, multinazionale con sede nella City, al quale tutto quel platino fa ovviamente molta gola. 
L'avidità di Manson quindi fa sì che egli arrivi ad organizzare un colpo di stato per deporre Kimba, che rappresenta un interlocutore poco malleabile, ed insediare al suo posto un presidente-fantoccio che possa rilasciare alla ManCon la concessione dei diritti per l'estrazione del prezioso minerale. Per fare tutto questo Manson si rivolge ad un gruppo di esperti ed abilissimi mercenari guidati dall'irlandese "Cat" Shannon che, una volta messo a punto un dettagliatissimo piano di battaglia, dovrebbero recarsi nello Zangaro, impadronirsi del palazzo presidenziale ed eliminare Kimba. L'esercito zangarese per giunta è composto da pochi soldati, male armati e peggio addestrati e quindi, dopo aver sguinzagliato I mastini della guerra, Sir Manson inizia già a sentirsi il nuovo padrone della repubblica dello Zangaro, con tutte le sue ricchezze nascoste.

RECENSIONE
Libro ispirato all'esperienza diretta vissuta da Forsyth in Biafra, dove in qualità di reporter venne a stretto contatto con l'ambiente dei mercenari e con tutte le regole ad esso connesse, I mastini della guerra svela in modo approfondito e scrupoloso alcune verità ormai assodate, ma che è bene ribadire. Nello specifico il fatto che le guerre vengano combattute esclusivamente per determinare il profitto di qualcuno e che, come sempre, alla base di tutto stanno il denaro e la sete di potere. Il caso della piccola repubblica dello Zangaro (ma che potrebbe anche chiamarsi Kuwait, o Libia) descritto in questo romanzo ne è un esempio lampante. Staterello povero del terzo mondo ignorato da tutti, fino a che non si scopre quel che potrebbe veramente valere in termini di guadagno, ed improvvisamente ecco che tutti divengono ansiosi di rovesciare il crudele dittatore che da anni tiranneggia e brutalizza la popolazione. 
Grande opera dalla marcata impronta giornalistica, I mastini della guerra descrive fin nei minimi particolari tutto quello che sta dietro ad operazioni di questo tipo, specialmente nella preparazione maniacale del tutto. Preparazione che si svolge su due piani ben distinti: quello militare, con l'ingaggio dei mercenari, con l'acquisto delle armi e delle attrezzature necessarie, e quello economico e finanziario, dove sono non più i soldati ma i business men ed i direttori di banca ad essere protagonisti. In virtù di tutto questo, chi si aspetta un semplice e banale romanzo di guerra potrebbe anche restare deluso dal momento che i tre quarti abbondanti del libro sono riservati esclusivamente alla messa a punto del progetto, con "Cat" Shannon impegnato a viaggiare da una parte all'altra dell'Europa allo scopo di assicurarsi che i complessi preparativi vengano espletati alla perfezione, e, piccolo emulo di James Bond, trova pure il tempo di divertirsi con il gentil sesso. L'azione vera e propria è pertanto relegata nelle ultime sessanta pagine, ma vi assicuro che il modo in cui Forsyth descrive quella che, di fatto, è un'autentica blitzkrieg, non potrebbe essere più vera, convincente, e capace di mantenere il lettore in uno stato di suspence quasi insostenibile fino alla fine. 
Personaggi tratteggiati a dovere, trama complessa e ben curata ed una decisa dose di realismo sono a mio giudizio i punti forti del romanzo in questione, nonostante lo scenario socio-politico presentato, ricordiamo che si parla dei primi anni settanta, risulti piuttosto diverso da quello attuale (il blocco comunista, la Spagna franchista, ecc...) e rischia di far apparire il tutto un po' datato, specialmente per i lettori più giovani.
Ciò che invece è sempre più attuale è purtroppo il messaggio che sta alla base dell'opera, e cioè che non esistono guerre giuste o guerre sbagliate, ma solo guerre redditizie.

BF

Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
I mastini della guerra (The Dogs of War)
ed. Oscar Mondadori
428 pag.
traduzione di Bruno Oddera



martedì 15 aprile 2014

La vergine azzurra - Tracy Chevalier (1997)

"Saint Vierge, aide-moi."
Isabelle du Moulin

TRAMA
Ella Turner è una ragazza americana che per seguire il marito si trasferisce in Francia, nella Linguadoca, che casualmente scopre essere la regione d'origine della sua famiglia. Incuriosita comincia a fare ricerche sui suoi antenati, e contemporaneamente ha degli incubi ricorrenti in cui è sempre presente una bellissima ed allo stesso tempo inquietante tonalità di azzurro.
Parallelamente viene narrata la storia di Isabelle, una ragazza (ed in seguito donna) della Francia ugonotta del XVI secolo con la segreta e proibita devozione verso la Madonna, raffigurata con i capelli rossi proprio come lei. E con un manto azzurro.

RECENSIONE
Opera prima dell'autrice del famosissimo La ragazza con l'orecchino di perla, La vergine azzurra anticipa peculiarità riproposte anche successivamente, come ad esempio l'ambientazione (l'Europa protestante di alcuni secoli fa) e le protagoniste (ragazze di cui assistiamo al passaggio dalla fanciullezza all'età adulta).
La Chevalier però è stata brava a caratterizzare in maniera differente i tre personaggi femminili sui quali sono incentrate le vicende. Tralasciando Griet, di cui abbiamo già trattato nel relativo post, analizziamo brevemente Ella ed Isabelle. Per quanto si intuisca fin dal principio che le due sono in qualche modo collegate, è impensabile che un'americana ventottenne dei giorni nostri possa essere identica ad un'adolescente francese del '500; il contrario sarebbe apparso alquanto grottesco. L'autrice ha quindi centrato in pieno il realismo delle due donne, riuscendo ugualmente a rendere tramite i sogni, certi pensieri e due colori (il rosso ramato dei capelli e l'azzurro lapislazzuli della stoffa) il legame psichico oltre che genealogico tra esse.
Meno bene e sinceramente un po' forzata invece a mio parere la rappresentazione degli altri personaggi di entrambe le epoche, soprattutto quella moderna; insipidini e nel contempo esagerati, purtroppo anzichè rinforzare la struttura del romanzo talvolta rischiano di appesantirlo e rallentarne il ritmo.
La vergine azzurra comunque, considerando che si tratta pur sempre di un romanzo d'esordio, rimane un libro gradevole che piacerà sicuramente a chi già conosce la scrittrice di Washington; a chi però non ha mai letto una sua opera, personalmente sconsiglierei di partire proprio da questa, perchè rischierebbe di non far apprezzare al meglio un'autrice che invece merita.
La vergine azzurra è infine un ottimo spunto per fare un ripassino di storia nonchè un approfondimento di geografia.

 BW

Nella nostra libreria:
Tracy Chevalier
La vergine azzurra (The Virgin Blue)
ed. BEAT
303 pag.
traduzione di Massimo Ortelio



lunedì 14 aprile 2014

Storia della tortura - George Riley Scott (1940)

"Non è esagerato affermare dunque, che ogni uomo e ogni donna siano dei potenziali torturatori."
George Riley Scott


RECENSIONE
Prima di cominciare mi pare doveroso dire che, a causa dei temi trattati, sconsiglio la lettura del post ed, ovviamente, del volume in questione ai soggetti particolarmente impressionabili o con lo stomaco debole.
Storia della tortura, infatti, è un interessante ma crudissimo saggio scritto dallo storico e medievalista inglese George Riley Scott che, come suggerisce lo stesso titolo, si propone di analizzare varie forme di supplizio escogitate dall'uomo nel corso dei secoli, e soprattutto cercare di scoprirne le origini, le motivazioni ed esaminarne le varie tipologie.
Il libro è sostanzialmente diviso in quattro sezioni. La prima, che tratta il punto di vista psicologico della tortura, a partire dagli inevitabili aspetti sadici presenti nella psiche del torturatore, fino a cercare di capire come nasce la tortura, e quali sono le sue cause fondamentali.
Nella seconda sezione, e qui iniziano i momenti forti, vengono descritte con grande dovizia di particolari le varie forme e metodi di tortura nel corso della storia. Dai popoli primitivi, ai Greci, ai Romani fino quasi ai giorni nostri (il libro risale al 1940, non tiene pertanto conto delle atrocità compiute durante la seconda guerra mondiale nei campi di sterminio), assisteremo ad un'ampia gamma di efferatezze, sevizie e di crudeltà tali da scioccare anche i più imperturbabili.
La terza parte si spinge ancora più oltre, presentando le più variegate, fantasiose e terribili tecniche al fine di arrecare più dolore possibile alle vittime, continuando però a lasciarle in vita, ed a prolungarne fino all'estremo l'agonia. Queste sono senza dubbio le pagine più sconvolgenti ed impressionanti di tutto il libro e, la cosa che risulta essere ancora più pazzesca è pensare che non si tratta di fantasie malate del degenerato di turno, ma che sono purtroppo procedure che venivano ampiamente utilizzate in passato. Naturalmente un paragrafo speciale è dedicato all'Inquisizione ed alla tristemente nota "caccia alle streghe".
L'ultima sezione infine, segnala l'inadeguatezza della tortura come mezzo di lotta contro il crimine e conclude che, come misura punitiva, queste pratiche sono assolutamente inutili, oltrechè barbare.
Nelle conclusioni finali quindi, l'autore auspica che la tortura venga definivamente abolita, e propone in tal senso anche un'eventuale soluzione al problema. 
Testo sicuramente difficile e, come già preannunciato, adatto esclusivamente ad una nicchia ben precisa di lettori, trovo che Storia della tortura sia comunque un saggio che, pur risultando sicuramente una delle cose più feroci, spietate e terrificanti che abbia mai letto (ed il sottoscritto non è certo uno zuccherino), comunichi un grande messaggio che credo sia fondamentale: la tortura nel corso della storia non è mai servita a raggiungere gli scopi che di volta in volta si prefiggeva. Più che altro, si è sempre e soltanto trattata di una vera e propria valvola di sfogo per individui dai più bassi istinti sadici e sanguinari.

BF

Nella nostra libreria:
George Riley Scott
Storia della tortura (A History of Torture)
ed. Oscar Mondadori
350 pag.
traduzione di Silvia Bigliazzi


domenica 13 aprile 2014

Tre volte all'alba - Alessandro Baricco (2012)

"Guarda che meraviglia.
Cosa?
La luce, laggiù. Si chiama alba, quella.
Alba."
Detective Pearson e Malcolm, da Tre

TRAMA
Tre volte all'alba è la raccolta di tre racconti, intitolati appunto Uno, Due e Tre, tutti ambientati intorno all'alba e, almeno all'inizio, in un albergo.
In Uno un produttore e venditore di bilance, proprio mentre se ne sta andando dall'albergo dove ha trascorso la notte, incrocia una donna in abito da sera, visibilmente ubriaca, e mosso da generosità e compassione accetta di farla dormire nella camera che ha appena lasciato. Giunti in camera i due perfetti sconosciuti raccontano l'uno all'altra del proprio passato e di cosa li abbia resi ciò che sono diventati.
In Due il portiere di notte di un albergo riceve un tipo losco e la sua giovanissima ragazza, e quando lei, dopo uno scambio di chiacchiere, gli fa capire di essere in pericolo, l'uomo cerca di salvarla, mettendo a repentaglio il proprio lavoro e la sua stessa vita.
In Tre infine una detective della polizia, stanca e prossima alla pensione, assiste un ragazzino di tredici anni, Malcolm, che ha appena assistito al rogo della propria casa con all'interno i genitori. La donna decide di portare il ragazzo presso un suo conoscente per aiutarlo a superare il trauma, e durante il viaggio i due dialogano e scambiano confidenze e paure che li rendono in qualche modo uniti e simili.

RECENSIONE
Come tutti i libri di Baricco che ho letto sinora indubbiamente Tre volte all'alba presenta due caratteristiche peculiari: è bellissimo, scritto in maniera impeccabile, ed è di difficile interpretazione.
Che l'autore torinese sia un maestro dell'ars scribendi è incontestabile, trovo sempre meravigliosa la sua capacità di utilizzare parole comuni, del quotidiano, e con esse creare opere assolutamente uniche. Chiunque abbia letto uno qualsiasi dei suoi libri sa di cosa sto parlando, e se non vi siete mai approcciati a questo scrittore vi consiglio assolutamente di provare.
Per quanto riguarda invece l'interpretazione, come ho detto poc'anzi, nonostante i tre racconti siano chiari, limpidi, lineari, si intuisce che essi sono tra loro solo apparentemente slegati, o semplicemente accomunati dall'ora del giorno e dal tòpos.
Premesso che, come spiega lo stesso Baricco nella nota introduttiva, questo libro nasce inizialmente come romanzo fittizio citato nel suo precedente Mr. Gwyn, e che solo in un secondo momento egli ha deciso di renderlo reale, è comunque leggibile indipendentemente (io stessa ad oggi non ho letto Mr. Gwyn). E anche i suoi tre racconti sembrano essere indipendenti; ma, almeno per come ho interpretato io, essi sono in realtà tre episodi della vita di una stessa persona distinti e distanti (scusate il gioco di parole) alcune decine di anni l'uno dagli altri. Non voglio dirvi troppo per non spoilerarvi né influenzarvi con il mio pensiero, che potrebbe assolutamente essere sbagliato (tutt'altro che improbabile!); vi dico solo che, se invece non sbaglio nella mia teoria, l'ordine cronologico dovrebbe essere Tre, Uno e infine Due.
Elucubrazioni a parte, credo che Tre volte all'alba sia un romanzo affascinante, con un'aurea onirica, sicuramente molto interessante. Di buono ha poi che, essendo della collana economica della Feltrinelli, ha anche un ottimo prezzo, il che non guasta. In ogni caso è un libro che consiglio assolutamente, sia a chi già conosce ed apprezza Baricco, sia a chi ancora non ha avuto occasione di approcciarsi alle sue opere.

BW

Nella nostra libreria:
Alessandro Baricco
Tre volte all'alba
ed. Universale Economica Feltrinelli
94 pag.

  

sabato 12 aprile 2014

Le avventure di Sherlock Holmes - Arthur Conan Doyle (1892)

"La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza."
Sherlock Holmes (da 'La Lega dei Capelli Rossi')


RECENSIONE
Scritto in modo limpido, scorrevole e lineare, Le avventure di Sherlock Holmes è un volume che raccoglie dodici racconti del celeberrimo detective di Baker Street, alcune delle quali sono diventate nel tempo autentici classici della letteratura poliziesca.
La scrittura cristallina ma non priva di interessanti sfumature di Sir Conan Doyle, ancora una volta, ci guida in questi dodici casi "impossibili" che metteranno duramente alla prova l'ingegno e la grande capacità deduttiva di Holmes, accompagnato naturalmente dalla spalla per eccellenza, vale a dire il fido e prezioso dottor Watson.
Uomo dalla personalità estremamente complessa ed a tratti scostante, il detective nato dalla penna dello scrittore scozzese è anche un energico uomo d'azione, ed un vero maestro nei travestimenti. In questa antologia ne abbiamo più volte la riprova.
I racconti, che si leggono tutti piuttosto velocemente, espongono situazioni abbastanza variegate ed alcune anche piuttosto insolite, come ad esempio Uno scandalo in Boemia, dove i nostri verranno ingaggiati da un nobile per evitare che un'imbarazzante "incidente amoroso" divenga di pubblico dominio, oppure L'avventura del pollice dell'ingegnere, sul quale aleggia il fantasma di Edgar Allan Poe.
Bellissimi secondo me sono I cinque semi d'arancio, Il mistero di Boscombe Valley e L'avventura del carbonchio azzurro, mentre estremamente acuto e brillante è invece il colpo di genio che sta alla base della soluzione de L'avventura della banda maculata.
Forse l'episodio migliore è però quello conclusivo. L'avventura dei Faggi Rossi, infatti, riesce a sorprendere anche i più attenti lettori, con un finale a dir poco tragico. Quello che si dice "chiudere in bellezza".
Quasi superfluo, a questo punto, dire che l'antologia è consigliatissima sia per l'alta qualità dei contenuti presenti, sia perché con la sua struttura fatta di brevi e coinvolgenti vicende non rappresenta una lettura eccessivamente impegnativa.

BF

Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes"
Le avventure di Sherlock Holmes (The Adventures of Sherlock Holmes)
ed. Newton Compton Editori
89 di 1240 pag.
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto