BW&BF

domenica 16 febbraio 2014

Breve storia del mondo - Ernst H. Gombrich (1985)

"Tutte le storie incominciano con 'C'era una volta'. E la nostra storia vuole raccontare proprio questo: che cosa c'era una volta."
Ernst Hans Josef Gombrich

RECENSIONE
Tutti dovrebbero conoscere la storia, anche i bambini, perché solo attraverso il passato l'uomo può pensare di guardare al futuro. Purtroppo non sempre è così, e anche persone con tanto di laurea hanno lacune assolutamente ingiustificabili.
Molto apprezzabile è quindi tutta quella serie di saggi pensati per bambini (ma molto godibili anche dagli adulti) che tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta ebbe molto successo tra le case editrici, dove spesso il titolo cominciava con "Breve storia del".
La Salani fu una di queste case editrici che portò avanti questo progetto, pubblicando diversi titoli (ad esempio vi ho già parlato di Breve storia della scienza, di Eirik Newth).
Anche il libro di cui parliamo oggi in Italia è stato pubblicato dalla Salani. Si intitola Breve storia del mondo, ma avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi Breve storia della storia. E in un certo senso si può dire che esso sia stato uno dei capostipiti di questo tipo di saggistica, perché sebbene pubblicato per la prima volta solamente nel 1985, venne scritto dall'autore nel 1935.
Con un linguaggio semplice e chiaro, lo storico dell'arte Gombrich racconta al lettore la storia, dalla preistoria alla prima guerra mondiale. L'attenzione viene mantenuta alta grazie ai continui richiami e paragoni tra i vari personaggi ed eventi del passato, ma soprattutto grazie allo stile di narrazione che l'autore aveva messo a punto appena qualche anno prima, quando scrivendo ad una bambina figlia di suoi amici le aveva spiegato sotto forma di favola la sua tesi di laurea.
Come dicevo, anche un adulto può comunque trarre insegnamento da un'opera come questa, ed è triste e spaventoso pensare quante volte la storia si sia ripetuta e continui tutt'oggi a ripetersi.
Purtroppo io per mia natura tendo ad essere piuttosto pessimista, ma mi auguro comunque con tutto il cuore che le future generazioni, magari anche grazie a libri come questo, sappiano far tesoro del passato in modo da costruire un futuro migliore, evitando di ripetere sempre gli stessi errori. E chissà, magari un qualche bis-bis-bis nipote di Gombrich fra un secolo o due scriverà la versione aggiornata della Breve storia del mondo e la concluderà dicendo "e fu proprio grazie al mio avo che gli uomini impararono dalla storia e che costruirono il mondo meraviglioso che oggi conosciamo".

BW

Nella nostra libreria:
Ernst H. Gombrich
Breve storia del mondo (Eine kurze Weltgeschichte für junge Leser)
ed. Salani Editore
332 pag.
traduzione di Riccardo Cravero

sabato 15 febbraio 2014

Meridiano di sangue - Cormac McCarthy (1985)

"La guerra c'è sempre stata. Prima che nascesse l'uomo, la guerra lo aspettava. Il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza. Così era e così sarà. Così e non diversamente."
Il giudice Holden


TRAMA
Siamo nei luoghi di frontiera tra Stati Uniti e Messico, intorno al 1850. Un ragazzo adolescente, dopo esser fuggito dal nativo Tennessee ed aver girovagato tra Missouri, Louisiana e Texas, arriva infine ad arruolarsi nell'esercito agli ordini del capitano White. Ma dopo esser scampato ad un'aggressione da parte dei Comanche, che in un'imboscata massacrano la sua compagnia, finisce per essere arrestato a Chihuahua dalla polizia messicana. In carcere, viene ingaggiato insieme ad altri due galeotti in una squadra di mercenari comandata dal truce capitano Glanton, uomo totalmente privo di coscienza e rimorso che ha fatto un patto con Trias, il governatore cittadino. Il contratto è molto particolare: cento dollari per ogni scalpo indiano, e mille per la testa di Gomez, il messicano che si è messo a capo della banda di Apache che sta seminando terrore e morte nei villaggi vicini.
Altra personalità di spicco all'interno di questa variegata masnada di cacciatori di scalpi è poi il giudice Holden. Alto, corpulento e totalmente glabro, egli è una figura enigmatica che, oltre ad essere un uomo di grande cultura, ha anche una notevole dimestichezza con le armi. Personaggio assolutamente diabolico e fuori da ogni schema questo, capace di discorrere di filosofia fino all'alba e, dopo pochi istanti, di uccidere a mazzate un bambino innocente, il tutto senza batter ciglio.
La compagnia parte così in una vera e propria caccia all'uomo, ma fin dalle prime battute si intuisce che quei luoghi selvaggi e dimenticati da Dio assomigliano sempre più all'inferno in Terra. E sarà un lungo percorso tra violenza, distruzione ed orrore.

RECENSIONE
Avete presente i cowboy descritti nei grandi western degli anni quaranta/cinquanta, gli eroi duri e ruvidi ma con un profondo senso dell'onore e della giustizia?
Bene, dimenticateveli.
I cowboy di McCarthy infatti sono dei miserabili, degli straccioni, degli esseri assolutamente rivoltanti sotto tutti i punti di vista e privi del più minuscolo briciolo di morale.
Meridiano di sangue racconta il lato più sporco e sgradevole dell'epopea del West, quello che nessun regista si è mai sognato di mostrare, con l'eccezione forse del noto film di Ralph Nelson Soldato blu. Pellicola assai violenta e che venne molto criticata questa ma che, se confrontata con l'opera di McCarthy, sembra quasi una gita a Gardaland.
Leggendo il romanzo ci si imbatte di continuo in luoghi che sono stati teatri di carneficine impressionanti, degne di uno scenario post apocalittico e che vengono immortalate con immensa bravura dall'autore che, va detto, fa un uso eccezionale della proprie grandi capacità descrittive, ricorrendo spesso ad immagini assai suggestive.
Basterebbe solo citare come McCarthy racconta la prima apparizione degli indiani, un'orda barbarica vomitata dalle più nere profondità degli inferi, un elenco di creature terrificanti che passano e se ne vanno sotto lo sguardo terrorizzato dei protagonisti. Un passaggio davvero memorabile e che da solo motiva la lettura di tutto il libro.
Unico difetto di Meridiano di sangue è, a mio parere, l'eccessiva lentezza che si avverte in alcuni punti e che può portare a spezzare un po' il ritmo della lettura, ma nel complesso trovo che si tratti di un'opera notevole sotto moltissimi aspetti. 
Chiaro che se siete impressionabili o avete lo stomaco debole non è sicuramente la prima cosa che vi consiglierei, ma ormai sappiamo bene che una delle caratteristiche peculiari dello scrittore di El Paso è proprio questo suo modo di narrare intenso e splendidamente brutale. 
Non dimentichiamoci poi che egli, per contro, è anche in grado di regalare descrizioni di paesaggi che lasciano senza fiato tanto sono pregne di poesia e di lirismo, pertanto io considero McCarthy uno dei maggiori autori esistenti.
Insomma, sappiate che non sarà facile e che dovrete fare una buona scorta di coraggio, ma credo che Meridiano di sangue sia un libro che debba essere letto perchè, non facendolo, si rischia di perdere qualcosa di unico e di potentissimo. Una lettura violenta e malata, dove la ferocia la fa da assoluta padrona, ricca di pagine piene zeppe di situazioni inimmaginabili ed a volte persino disturbanti, ma che sono convinto che si avvicinino moltissimo a quello che è stato il vero spirito del selvaggio West. 
Roba da far venire gli incubi a John Wayne.

BF


Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Meridiano di sangue o Rosso di sera nel West (Blood Meridian Or the Evening Redness in the West)
ed. Einaudi
344 pag.
traduzione di Raul Montanari








venerdì 14 febbraio 2014

Lolita - Vladimir Nabokov (1955)

"Tra i limiti d'età di nove e quattordici anni non mancano le vergini che a certi ammaliati viaggiatori, i quali hanno due volte o parecchie volte il loro numero di anni, rivelano la propria reale natura: una natura non umana, ma di ninfa (vale a dire, demoniaca). Orbene, io propongo di chiamre 'ninfette' queste creature eccezionali."
Prof. Humbert Humbert

TRAMA
America, anni cinquanta. Il professor Humbert Humbert è in attesa di giudizio per omicidio; ma dalle memorie che scrive in carcere traspare un aspetto ancora più scabroso.
Humbert infatti, fin dall'adolescenza, nutre una passione morbosa per quelle che lui chiama "ninfette", ragazzine cioè molto spigliate e spavalde che lo eccitano molto. Questa passione però è sempre rimasta ben nascosta, tanto che l'uomo è riuscito a sposarsi e a diventare professore di letteratura francese.
Il suo rapporto coniugale però è gia finito da un pezzo, e così Humbert si ritrova solo e divorziato finchè non incontra Charlotte, un'insipida vedova con un enorme pregio: la figlia dodicenne (ed ovviamente ninfetta) Dolores, detta Lolita.
Il professore inizia così una relazione con la donna, arrivando persino a sposarla pur di restare vicino alla sua Lolita; finchè un giorno d'estate, mentre la bambina è in campeggio, la madre legge il diario del marito, ed in preda a rabbia, disgusto e vergogna promette di denunciarlo alle autorità. Ma quando, ancora sotto shock, esce di casa per farlo, viene investita da un auto e muore.
Tra l'adulto e la ninfetta non vi è ora più ostacolo, e nelle sue memorie l'uomo descrive la loro vita insieme.

RECENSIONE
Soprattutto in considerazione dell'anno in cui fu pubblicato, Lolita è un romanzo assolutamente sovversivo: innanzitutto parla di un "segreto di Pulcinella", un problema che purtroppo è sempre esistito ed esiste tuttora, ovvero la pedofilia. Non solo, ma il pedofilo non è sempre un mostro che viene da lontano, ma al contrario può essere tanto vicino alla sua vittima da far parte della sua famiglia.
Nonostante siano palesi fin dall'inizio le pulsioni e le perversioni di Humbert, mai o quasi mai il lettore è portato a pensare a lui come ad un maniaco o ad un criminale, poichè l'uomo è gentile, intelligente e beneducato, insomma il vicino che tutti vorremmo avere. Non è inoltre il mero impulso sessuale a far desiderare al professore la vicinanza della figliastra, ma un vero e proprio amore, per quanto malato.
Nabokov poi è stato ancora più grande riuscendo a scrivere un romanzo così spinoso utilizzando uno stile molto elegante e mai scabroso o volgare. E a dimostrazione della sua bravura sta proprio il fatto che il titolo del libro è diventato in tutto il mondo un termine per indicare quelle ragazzine un po' troppo spregiudicate e maliziose.
Un capolavoro sicuramente non per tutti, proprio alla luce dei temi trattati, ma comunque (purtroppo) attualissimo e che dovrebbe spingerci a riflettere profondamente sulla società odierna e su tutte le sfaccettature, comprese quelle morbose, della parola "amore".

BW

Nella nostra libreria:
Vladimir Nabokov 
Lolita (Lolita)
ed. La biblioteca di Repubblica
219 pag.
traduzione di Giulia Arborio Mella


giovedì 13 febbraio 2014

Don Chisciotte - Miguel de Cervantes (1606)


"...ed è costei che gli parve adatta per conferirle il titolo di signora dei suoi pensieri; quindi, volendo darle un nome che non disdicesse al confronto del suo e che avesse aria signorile e principesca, la chiamò Dulcinea del Toboso, perchè era appunto nativa del Toboso, nome che gli parve armonioso, peregrino e significativo, come tutti quelli che aveva imposto a sè e alle sue cose."
Miguel de Cervantes Saavedra


TRAMA
Spagna, XVII secolo. Alonso Quijano è un nobile hidalgo cinquantenne grandissimo appassionato di letteratura cavalleresca, in particolare dei celebri poemi El Cid e L'Orlando furioso, e che versa in uno stato di forti ristrettezze economiche.
Ed è anche per sfuggire a queste preoccupazioni che egli si rintana sempre più spesso nelle amate letture, immedesimandosi nei propri eroi favoriti a tal punto da perdere la ragione ed a convincersi di essere veramente un cavaliere errante, votato a combattere i soprusi dei malvagi sui più deboli.
Decide così, tramite un complesso ragionamento, di chiamare il proprio destriero (in realtà una povera bestia denutrita e piena di acciacchi) Ronzinante, e di nominarsi egli stesso Don Chisciotte. Ma non essendo pienamente soddisfatto e, ricordando come il proprio idolo Amadigi di Gaula aveva aggiunto al nome d'arte anche il suo luogo d'origine, pensa di fare altrettanto chiamandosi così Don Chisciotte della Mancia.
A questo punto, lucidate le armi e preparato il cavallo, non gli rimane altro che trovare una gentil donzella alla quale donare il proprio cuore in quanto: "un cavaliere errante senza amore è come un albero senza foglie e frutti" e la scelta cade su di una giovane del posto, suo vecchio pallino.
La ragazza però, di nome Aldonza Lorenzo, è una semplice contadina e non ha nulla delle raffinate dame che popolano i romanzi, pertanto Don Chisciotte le attribuisce nella propria fantasia nobili natali e la ribattezza Dulcinea del Toboso.
Dopo aver infine arruolato come scudiero (con la promessa di farlo governatore di un'isola) un uomo sprovveduto ma ricco di senso pratico di nome Sancio Panza, Don Chisciotte parte così per un lungo viaggio in tutto il Paese, alla ricerca di avventure che possano mettere alla prova il proprio valore.
Ma purtroppo per lui, la Spagna del tempo è molto differente da ciò che aveva immaginato e le imprese epiche alle quali aveva sognato di partecipare, decisamente scarse.
Ancora una volta quindi, Don Chisciotte farà ricorso alla propria fantasia visionaria per proiettarsi in un mondo immaginario popolato da giganti, demoni ed ogni sorta di crudeli nemici da combattere e sconfiggere, per riportare la pace e far sì che la giustizia possa trionfare.

RECENSIONE
Feroce satira del mondo medievale e cavalleresco in genere, Don Chisciotte rappresenta ancora oggi una grandissima metafora: quella dell'uomo di nobili sentimenti ma profondamente ingenuo, il quale vede i propri ideali scontrarsi con la dura realtà quotidiana, ben diversa da quella dei romanzi.
Grandissimo classico della letteratura, l'opera di Cervantes punta molto sulla figura del protagonista, eroe comico suo malgrado, ma che nasconde una grande umanità. Tutti possono identificarsi in lui in quanto penso che ad ognuno di noi purtroppo sia capitato di dover subire delle forti disillusioni, così ecco che il romanzo strappa sì qualche risata, soprattutto all'inizio, ma verso la fine si fa decisamente amaro. 
Si dice anche che Cervantes, ex soldato che combattè addirittura nella storica Battaglia di Lepanto, intendesse con quest'opera aprire gli occhi ad un Paese, la Spagna, che veniva dal periodo più glorioso della propria storia, il cosiddetto Siglo de oro, ma che già allora iniziava a mostrare i segni del lento declino che l'avrebbe portata successivamente a perdere lo status di superpotenza dell'epoca.
Francamente non so dire molto di più su tutte le varie analisi che sono state fatte su questo celeberrimo testo, ma quello che posso umilmente fare è consigliarne la lettura a tutti, perchè si tratta di un romanzo bello e scorrevole ed è davvero difficile non sentirsi toccati in maniera intensa da una storia che, sebbene sia stata scritta ormai cinque secoli fa, presenta temi e riflessioni che si può veramente dire che non conoscano epoca.

BF

Nella nostra libreria:
Miguel de Cervantes
Don Chisciotte (El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha)
ed. Einaudi Scuola
293 pag. 
traduzione di Donatella Ziliotto 


 





mercoledì 12 febbraio 2014

La ragazza con l'orecchino di perla - Tracy Chevalier (1999)

"Il guaio peggiore che abbiamo mai avuto con una fantesca"
Maria Thins

TRAMA
Olanda, 1664. Siamo nella piccola cittadina di Delft, e alla sedicenne Griet sembrerebbe un giorno come tanti altri, passato ad aiutare la mamma nei lavori domestici, quando all'improvviso la sua famiglia riceve una visita per lei del tutto inaspettata.
Si tratta di un signore e di sua moglie, visibilmente incinta, e dalle domande che le porgono Griet capisce che dal giorno successivo nulla sarà più come prima, poiché si trasferirà a casa della coppia come domestica.
Ma il signore non è un uomo qualunque, bensì il pittore Johannes "Jan" Vermeer, e uno dei compiti della ragazza, oltre alle normali faccende domestiche, sarà quello di pulire l'atelier dove egli dipinge senza però spostare o modificare nulla. Griet è abituata a questo compito, poiché al padre, divenuto cieco dopo un incidente sul lavoro, serve sempre sapere esattamente dove può trovare le sue cose. Ma il suo rimane comunque un ruolo estremamente delicato, non solo perché potrebbe compromettere la riuscita di un quadro, ma anche perché lei, oltre allo stesso Vermeer ed alla suocera, la padrona di casa Maria Thins, è l'unica ad avere il privilegio di poter accedere al sottotetto dove l'artista dipinge.
La giovane incomincia dunque un nuovo percorso della sua vita, cercando di sopravvivere a difficili situazioni famigliari, a gelosie ed ai normali turbamenti che una ragazza che sta diventando donna vive alla sua età.

RECENSIONE
Dicono che noi italiani siamo immuni alla sindrome di Stendhal, abituati come siamo ad essere circondati da innumerevoli opere d'arte e monumenti di ineguagliabile bellezza. Non so se l'autrice di questo libro, Tracy Chevalier, sia stata colpita in maniera così violenta dalla visione dell'opera del pittore olandese intitolata Ragazza col turbante; di sicuro però quest'opera di innegabile splendore l'ha colpita abbastanza da spingere la sua mente ad immaginare la storia che vi stava dietro, e di farne un romanzo.
Certo, va detto che la Chevalier non è stata la prima a trarre ispirazione proprio da quest'opera: tredici anni prima di lei la nostra connazionale Marta Morazzoni aveva scritto una raccolta di racconti intitolata proprio La ragazza col turbante. Ciononostante trovo che il libro di cui parliamo oggi sia assolutamente originale e molto ben scritto.
La sua struttura parrebbe la più classica delle fiabe: una giovane protagonista, che peraltro narra tutta la vicenda in prima persona, rendendo il tutto ancora più avvincente ed emozionante (personalmente trovo che le narrazioni in prima persona, per quanto difficili da sviluppare, o forse proprio per quello, abbiano una particolare capacità di farmi immergere a capofitto nella storia); una situazione famigliare molto disagiata, con tragedie che la rendono ancora più penosa; diversi villains, che con le loro cattiverie minacciano la serenità e l'integrità di Griet; le figure positive, come Maria Thins e Vermeer, che pur non parteggiando apertamente per la ragazza la sostengono (anche se probabilmente per puro interesse personale); ed infine il coetaneo, il principe azzurro (anzi, il figlio del macellaio).
Più volte tutto questo mi ha fatto pensare a Cenerentola, ma la bravura della Chevalier non consiste infatti nella struttura. Pur partendo infatti da questa solida e ben collaudata base, l'autrice è riuscita a ricreare il contesto storico ed una trama intrigante. Ecco, si potrebbe dire che la scrittrice americana si sia trovata davanti al quadro di Vermeer come un investigatore si trova davanti ad un delitto, e da lì abbia ricostruito con la sua immaginazione l'antefatto, il movente, l'arma del delitto, e così via. È stato il colonnello Mustard in cucina con la chiave inglese!
Griet raccontando la storia ci riporta nei Paesi Bassi della seconda metà del XVII secolo, con atmosfere un po' manzoniane ("Addio, Cecilia, riposa in pace") ed un po' dickensiane. Non cerca di indorare la pillola, più volte fa riferimento alla sporcizia ed all'odore che all'epoca erano la normalità lungo le vie e le strade di tutta l'Europa, così come ai doveri non detti che una serva aveva verso un signore, anche se non era il suo padrone. Forse qualche inesattezza storica è sfuggita, ma niente di eclatante, almeno ai miei occhi. Ma la vera magia di questo romanzo per me consiste nel parlare dei vari quadri del pittore, non solo di quello che dà origine al titolo: anche La lattaia fa capolino nella storia, dando peraltro modo al lettore di visalizzare perfettamente uno dei personaggio, la domestica Tanneke, così come Donna con collana di perle, Il bicchiere di vino (o forse Fanciulla con bicchiere di vino) e Concerto a tre. In questo modo non si può non avere la curiosità di andare a ricercare questi quadri, di scoprire i volti dei modelli e delle modelle che vengono descritti in posa davanti al pittore, e di pensare fra sé e sé: "Ma avrà davvero fatto bene a togliere/aggiungere questo elemento?". Salvo poi ricordarsi che è tutto frutto della fantsia dell'autrice.
Un romanzo che mi è piaciuto molto, e che consiglio vivamente a tutti. Non ho visto ad oggi il film, per cui non posso fare paragoni per coloro che al contrario avessero visto la trasposizione cinematografica senza leggere il libro; ma posso solo confermarvi che si tratta di una lettura appassionante.
Segnalo infine, per tutti coloro che invece fossero interessati all'aspetto artistico, che da poco il quadro Ragazza col turbante, così come altri dipinti di Vermeer ed altri pittori fiamminghi ed olandesi, è in mostra a Bologna, presso Palazzo Fava, e vi rimarrà fino a domenica 25 maggio 2014.

BW

Nella nostra libreria:
Tracy Chevalier
La ragazza con l'orecchino di perla (Girl With a Pearl Earring)
ed. Neri Pozza
236 pag.
traduzione di Luciana Pugliese

martedì 11 febbraio 2014

Il condominio - J.G. Ballard (1975)

"La popolazione di questo condominio non è assolutamente omogenea come sembra a prima vista. Presto ci rifiuteremo di parlare con chiunque sia al di fuori della nostra enclave."
Adrian Talbot


TRAMA
In una zona residenziale di Londra, si innalza per quaranta piani uno sfavillante grattacielo nuovo di zecca. Sfarzoso ed imponente, l'edificio, oltre a contare duemila appartamenti e numerosi ascensori, dispone anche di una banca, due piscine, un centro estetico, un supermercato, un ristorante ed altro ancora; insomma una vera città a tutti gli effetti.
La struttura dell'enorme condominio inoltre è divisa al suo interno in base alle disponibilità economiche degli abitanti: ai piani bassi infatti ci sono gli alloggi meno costosi e, man mano che si sale, il lusso e le dimensioni degli appartamenti aumentano in maniera direttamente proporzionale, fino ad arrivare al principesco attico all'ultimo piano di proprietà di Anthony Royal, il ricco architetto che ha progettato il palazzo.
Dopo un periodo iniziale relativamente tranquillo, però, una serie di piccoli blackout e banali disagi, del tutto trascurabili in una struttura del genere, portano gli inquilini dapprima in uno stato di insofferenza repressa a stento, e successivamente in una situazione di anarchia totale.
I comportamenti dei condomini degenerano sempre più, ogni giorno che passa, e l'avveniristica costruzione si trasforma a poco a poco in una specie di cittadella completamente isolata dal mondo esterno, all'interno della quale si sviluppa una società tribale, divisa in clan comandati dai rispettivi capi. Il condominio viene così gradualmente devastato da orde di barbari che fino a poco tempo prima erano persone rispettabilissime (dentisti, hostess, attori, medici, pubblicitari) ed ora lottano fra di loro rendendosi protagonisti di scontri violentissimi, saccheggi, stupri e vandalismi assortiti.
Oltre al già citato Royal, che insieme ai suoi compagni dei piani alti ha costruito delle barricate al fine di non dover dividere i propri agi con quelli dei piani inferiori, gli altri due protagonisti sono Richard Wilder, giornalista che tenta la scalata all'ultimo piano per uccidere l'architetto e prendere possesso così dell'intero grattacielo, e Robert Laing, medico fresco di divorzio che pare interessato unicamente alla propria sopravvivenza, cercando di non farsi coinvolgere nelle violenze.
In questo campo di battaglia che è diventato il condominio, con montagne di rifiuti maleodoranti sparsi ovunque ed un clima generale di sfacelo, osserviamo un folto nucleo di persone ridursi allo stadio primordiale, liberando così i propri istinti più bestiali.

RECENSIONE
Qualche mese fa avevo recensito piuttosto negativamente Cocaine nights, il primo libro di Ballard che mi fosse mai capitato di leggere. Ero rimasto molto deluso da quello che tuttora reputo un romanzo mediocre, ma mi ero ripromesso di fare un altro tentativo con lo scrittore londinese, anche alla luce della sua grande fama di autore innovativo ed estremamente capace.
Beh, ora posso dire di aver fatto bene. Se non avessi fatto questo piccolo sforzo, infatti, mi sarei perso il piacere di leggere un libro come Il condominio, che è qualcosa di davvero incredibile.
Con uno stile freddissimo, quasi da scienziato che visiona i risultati di un proprio esperimento, Ballard descrive la lenta parabola discendente di un nutrito gruppo di esseri umani che lentamente perdono i propri freni inibitori fino ad assomigliare più a creature primitive che a uomini.
Il romanzo è molto crudo, e sicuramente non idoneo ai più impressionabili, però se amate le ambientazioni post-apocalittiche ed un po' di ultra violenza non vi turba credo proprio che dovreste dargli un'occhiata.
Tra Il signore delle mosche e 1997: Fuga da New York, l'opera ballardiana sfugge a qualsiasi facile definizione o etichetta e, anche in virtù dell'anno di pubblicazione ormai distante quasi quarant'anni, si pone decisamente tra i precursori di un genere di racconto che è diventato molto popolare in seguito. Forse mi sbaglierò ma credo che, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, uno come Joe R. Lansdale per il suo La notte del drive in qualche piccolo spunto da questo libro l'abbia preso.
Impossibile non soffermarsi in conclusione sulla metafora molto potente che emerge dalla lettura; ovvero quello delle classi socialmente meno abbienti che cercano a tutti i costi di elevarsi ad uno status migliore, mentre i pochi che fanno parte dell'élite saranno sempre totalmente contrari alla divisione dei propri privilegi. In altre parole, si potrebbe dire che Il condominio tra i molti aspetti che presenta ci fornisce anche questa personale interpretazione della lotta di classe; ma, aldilà di queste analisi che magari lasciano il tempo che trovano, io consiglio vivamente di leggerlo soprattutto perchè si tratta di un gran bel libro. E per me è un motivo più che sufficiente.

BF

Nella nostra libreria:
J.G. Ballard
Il condominio (High-Rise)
ed. Universale Economica Feltrinelli
189 pag.
traduzione di Paolo Lagorio




lunedì 10 febbraio 2014

I love shopping con mia sorella - Sophie Kinsella (2004)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il quarto della Serie di I love shopping. Se non avete letto il precedente, intitolato I love shopping in bianco, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.

"Okay. Posso farcela. Nessun problema.
Devo soltanto lasciare che il mio io superiore prenda il controllo e raggiunga l'illuminazione, trasformandosi in un essere sfolgorante di luce bianca.
Facilissimo."
Becky Brandon, nata Bloomwood

TRAMA
Dopo il duro lavoro per organizzare il loro matrimonio da favola, Becky e Luke si sono concessi una luna di miele da sogno: per ben dieci mesi hanno girato il mondo, esplorando luoghi incantevoli; ma quando ricevono con la posta un biglietto d'invito da parte di Suze per il battesimo dei gemelli, lei capisce che è giunto il momento di tornare. Ma tornare dove, a Londra o a New York?
I due sposini dovranno pensarci su; nel frattempo però si recano a Milano, dove Luke, senza perdere tempo, ha fissato alcune riunioni di lavoro, e dove Rebecca Brandon, nata Bloomwood, ha sempre sognato di andare.
Arrivata nella capitale italiana della moda, Becky fa però una follia: consegna al marito la carta di credito, con la promessa di contenere le spese, ma quando si trova di fronte ad una meravigliosa Angel Bag, la borsa iconica che tutto il mondo  vorrebbe avere, cede alla tentazione ed accetta di farsela regalare da un misterioso uomo d'affari che conosce Luke. Avrà fatto bene ad accettare il regalo?
Quando poi la coppia rientra in Inghilterra, senza aver avvertito nessuno perché Becky vuole fare una sorpresa a tutti, scopre con amarezza che nei dieci mesi della loro lontananza la vita è andata comunque avanti. Ma se Suze si è limitata a stringere amicizia con un'altra donna, apparentemente la madre migliore e meglio organizzata del mondo, i coniugi Bloomwood hanno in serbo una sorpresa ben più grande per la figlia. Hanno scoperto infatti che Graham ha un'altra figlia, Jess, avuta da una relazione precedente al suo matrimonio, che di fatto è la sorella di Becky. La quale ovviamente comincia a fantasticare sulla sua nuova vita da sorella, fatta di pomeriggi di shopping a due, caffé da Starbucks e serate davanti ad un film romantico con Richard Gere. Ma Jess avrà davvero gli stessi gusti di Becky?

RECENSIONE
Questo quarto libro della Serie di I love shopping è forse il più serio, in quanto tocca argomenti delicati come il rapporto tra fratelli, talvolta conflittuale. Il personaggio di Jess può risultare noioso, ma è in realtà caratterizzato altrettanto bene che quello di Becky, ed è proprio il paragone tra le due a far funzionare tutto.
Questa contrapposizione di personaggi però da sola non basterebbe a sostenere la struttura dell'intero romanzo. E così, arguta come sempre, la Kinsella ha ideato una storia parallela di cui è protagonista sempre la sua protagonista, e che, intrecciandosi con i suoi tentativi di allacciare un rapporto con la sorella "che in fondo ha sempre saputo di avere", crea una trama piacevole, anche se forse un pelo meno divertente degli altri romanzi della Serie.
I love shopping con mia sorella è un libro che comunque consiglio di leggere, intanto perché in ogni caso lo stile dell'autrice britannica è sempre frizzante e gradevole, ma soprattutto perché ad esso seguono altri due libri, di cui vi parlerò nei prossimi mesi.

BW

Nella nostra libreria:
Sophie Kinsella
I love shopping con mia sorella (Shopaholic & Sister)
ed. Oscar Mondadori
346 pag.
traduzione di Annamaria Raffo