BW&BF

martedì 17 dicembre 2013

I cani di Riga - Henning Mankell (1992)

"Qui in Svezia ho avuto modo di vedere un'abbondanza di beni materiali che sembra non avere limiti. Sì, fra i nostri due paesi esiste una diversità che però allo stesso tempo è anche una similitudine. Entrambi i paesi sono poveri. Da noi non c'è abbondanza. Da noi non c'è libertà di scelta. In Svezia ho avuto la sensazione di intuire quella povertà che ha le sue origini nella mancanza della necessità di lottare per la propria sopravvivenza... Non vorrei essere al vostro posto."
Maggiore Karlis Liepa


TRAMA
In una fredda mattina del febbraio 1991 viene ritrovato sulla spiaggia di Ystad, nella Svezia meridionale, un canotto di salvataggio con a bordo due cadaveri. I corpi sono quelli di due uomini uccisi a colpi di pistola con una dinamica che fa pensare subito ad una esecuzione.
La polizia di Ystad, coordinata dal commissario Kurt Wallander, inizia le indagini e si scopre immediatamente che le due vittime sono in realtà dei noti criminali lettoni, molto ricercati in patria.
Da Stoccolma giungono quindi due poliziotti di supporto ed una funzionaria del Ministero degli Esteri, incaricata di intrattenere i rapporti con il piccolo stato baltico.
Inoltre, proprio da Riga, viene inviato il maggiore Karlis Liepa con il compito di collaborare con la polizia locale.
In seguito ad una serie di drammatiche circostanze poi, sarà il commissario Wallander a doversi recare in Lettonia, dove verrà coinvolto in una catena di intrighi oscuri sullo sfondo di un paese vittima di grande instabilità politica in seguito alla disgregazione dell'Unione Sovietica e dove la corruzione regna sovrana.

RECENSIONE
Si potrebbe iniziare col dire che I cani di Riga, secondo capitolo che racconta delle inchieste del commissario Wallander, atipica figura di poliziotto creata dalla penna di Henning Mankell, non è propriamente un giallo. E neppure un poliziesco vero e proprio. Infatti, volendo etichettare a tutti i costi questo libro, a me verrebbe da definirlo più che altro una spy story impreziosita da alcuni elementi politici e di storia contemporanea.
Mankell costruisce una trama piuttosto intrigante e molto più che nel precedente Assassino senza volto riesce a dare vita ad alcuni personaggi molto ben plasmati e credibili. Su tutti il maggiore Liepa che viene descritto come un omino dall'aspetto innocuo e trascurato che pare manifestare una completa indifferenza a tutto e a tutti, arrivando addirittura a fumare una sigaretta dopo l'altra nell'ufficio adibito a sala riunioni, davanti agli esterrefatti e scandalizzati colleghi svedesi; salvo poi dimostrare di essere un investigatore di grandi capacità e dalle fulgide intuizioni.
Anche l'atmosfera di Riga, grigia e plumbea, viene resa in modo molto preciso e plausibile in quello che ha rappresentato un momento storico delicatissimo ed estremamente confuso.
L'unica pecca a mio giudizio sta in un'esposizione un po' troppo prolissa. La vicenda di per sè si snoda in modo molto naturale ed anche scorrevole, eccezion fatta che per il finale dove si ha l'impressione che Mankell abbia voluto "allungare il brodo", con il risultato di far perdere un po' di brillantezza alla storia.
Comunque considero in ogni caso I cani di Riga un ottimo romanzo affascinante ed avvincente che, se solo fosse durato una cinquantina di pagine in meno, sarebbe stato veramente perfetto.

BF


Nella nostra libreria:
Henning Mankell
I cani di Riga (Hundarna I Riga)
ed. Marsilio
310 pag.
traduzione di Giorgio Puleo


 





lunedì 16 dicembre 2013

I love shopping a New York - Sophie Kinsella (2001)

 ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Serie di I love shopping. Se non avete letto il precedente, intitolato I love shopping, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.

"Okay. Niente panico. Niente panico. È solo questione di mantenere la calma, organizzarsi e decidere esattamente cosa portare. E poi sistemare tutto per benino nella valigia. Insomma, non sarà poi così difficile, no?"
Becky Bloomwood

TRAMA
La vita di Becky Bloomwood non potrebbe essere più rosea: ha un lavoro bellissimo come consulente finanziaria in un programma televisivo del mattino, un fidanzato meraviglioso, un'amica del cuore che è anche la sua co-inquilina e, soprattutto, ha fatto pace con la banca. O forse sì? In  effetti, quando Luke le propone di andare insieme a New York, dove lui sta per aprire la nuova filiale della sua azienda di PR, l'esistenza di Becky passa da un tenue rosa antico ad un deciso rosa Schiaparelli. D'altronde per una shopaholic come lei la Grande Mela sembra essere il paese delle meraviglie, con i suoi millemila negozi di abiti griffati.
Ma la sfortuna, abbondantemente aiutata da un tabloid inglese, ci mette lo zampino: la vera natura da cicala di Becky emerge e smentisce la sua apparenza da formica, facendole perdere il lavoro, gran parte dell'autostima e minando il suo rapporto con Luke.
Riuscirà di nuovo la nostra eroina a superare i propri problemi economici e sistemare tutto?

RECENSIONE
Anche questa volta la Kinsella riesce a dimostrarci quanto la cosiddetta chick-lit possa in realtà essere intelligente, con trovate degne dei migliori giallisti, e spassosissima, senza mai cadere né nel volgare né nel banale. Becky era già entrata nei nostri cuori nel capitolo precedente della saga, per cui partiamo già affezionati al suo personaggio, e fin dall'inizio sappiamo che ci farà battere forte il cuore quando si ficcherà in qualche pasticcio, ma anche che non mancherà di farci ridere a crepapelle in più di un'occasione.
Una piacevole parentesi all'estero che darà modo anche a noi lettori non anglosassoni di comprendere quanto siano differenti britannici ed americani. Ma anche quanto una borsa di Ralph Laurent faccia impazzire in ugual modo le ragazze di entrambe le nazionalità.

BW

Nella nostra libreria:
Sophie Kinsella
I love shopping a New York (Shopaholic Abroad)
ed. Oscar Mondadori
307 pag.
traduzione di Annamaria Raffo

       

domenica 15 dicembre 2013

Il manoscritto di Brodie - Jorge Luis Borges (1970)

"Al lavoro, fratello. Poi ci aiuteranno gli avvoltoi. Oggi l'ho uccisa. Che resti qui con i suoi stracci. Ora non farà più danni."
Cristiàn Nelson


RECENSIONE
Il manoscritto di Brodie è una raccolta di racconti (undici) pubblicati originariamente nel 1970, poco dopo il settantesimo compleanno dell'autore. 
Libro che è stato spesso considerato una delle opere meno riuscite di Borges, considerazione, questa, che non mi trova affatto d'accordo. Penso invece che questa antologia sia spettacolare nella sua apparente semplicità. Le storie sono brevi, ridotte all'essenziale, e nonostante vengano trattati soggetti differenti, c'è un gioco di rimandi sublime tra un racconto e l'altro.
Il filo conduttore che unisce diversi episodi ad esempio è quello del duello e della sfida, tema che viene affrontato nei suoi più svariati aspetti.
Così ne L'intrusa abbiamo due fratelli che, pur essendo molto legati si rubano a vicenda una donna, fino ad una tragica conclusione. In L'incontro invece assistiamo ad una lite fra due giocatori di carte ubriachi, ma in realtà le vere protagoniste del duello sono le armi che sono state scelte dai contendenti. A volte possono essere anche due amiche pittrici a rivaleggiare come avviene ne Il duello, mentre ne L'altro duello si narra di due gauchos che, pur odiandosi a morte, si ritrovano costretti a combattere in guerra fianco a fianco.
Sono storie magnifiche ambientate nei quartieri di Buenos Aires frequentati da malavitosi e da giovani ragazzini che cercano di emularli, sono racconti di violenza come ad esempio Storia di Rosendo Juàrez, dove ascoltiamo la confessione di un anziano signore che da giovane uccise un amico e, per evitare il carcere, si trasformò in un picchiatore al soldo del partito.
Sono anche storie che ci raccontano una parte di noi che forse abbiamo dimenticato troppo in fretta: la realtà della vastissima comunità italiana d'Argentina all'inizio del secolo scorso, dove la miseria spingeva tantissimi nostri connazionali a cercare di ritagliarsi un posto, con condotte più o meno lecite, all'interno della società. Ed ecco allora che spesso i personaggi di queste vicende si chiamano Ferrari, Rossi, Trapani, Molinari, Campana, Podestà... nomi a noi famigliari, che potrebbero essere gli stessi di nostri parenti o amici.
É una scrittura, quella di Borges, che su di me ha un effetto incredibilmente positivo. Sono opere che mi danno un grande senso di integrità e, nonostante il più delle volte non parlino esattamente di cose allegre, mi fanno stare bene.
Chiudo dicendo che credo esistano molti pregiudizi del tutto infondati sullo scrittore argentino, tra tutti il più comune è quello che si tratti di un autore difficile e pesante ma, sebbene alcuni suoi lavori possano risultare un po' ostici, questa antologia dimostra ampiamente di essere un testo lineare e di chiara comprensione che può essere tranquillamente affrontato anche dal lettore meno navigato.

BF


Nella nostra libreria:
Jorge Luis Borges
Il manoscritto di Brodie (El informe de Brodie)
ed. La Biblioteca di Repubblica
94 pag.
traduzione di Lucia Lorenzini



sabato 14 dicembre 2013

L'Imperatore-Dio di Dune - Frank P. Herbert (1981)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il quarto del Ciclo di Dune. Se non avete letto il precedente, intitolato I figli di Dune, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.
 

"La storia ha un suo modo d'ingigantire certe caratteristiche mentre ne scarta altre."
Shai-Hulud

TRAMA
Alla fine de I figli di Dune Leto II Atreides aveva compiuto una scelta di vita estrema per perseguire ciò che suo padre non aveva osato fare, ovvero "il Sentiero Dorato": copertosi di numerosissime trote della sabbia aveva in questo modo iniziato una propria evoluzione che l'aveva reso sempre meno umano e sempre più simile a Shai-Hulud, il verme della sabbia.
Da allora sono passati migliaia di anni, e tutto intorno a lui è cambiato: la sorella gemella Ghanima è morta da tantissimo tempo, così come quasi tutte le persone a lui famigliari quando era ancora un bambino. Quasi, perchè grazie alla misteriosissima tecnica Tleilaxu è riuscito a clonare nei secoli innumerevoli esemplari del fedele Duncan Idaho.
Leto è indiscutibilmente il Signore nonchè Dio di Arrakis ed in generale della Galassia, dotato di un esercito di guardie del corpo eccezionale, anche perchè totalmente composto da donne, le Ittiointerpreti. Ma come ogni monarchia assoluta, il suo impero suscita non pochi malcontenti e tentativi di ribellione.
Ma può un Dio in grado di vedere il futuro fin da prima di nascere essere sconfitto?

RECENSIONE
A causa dell'enorme divario temporale rispetto ai capitoli precedenti, L'Imperatore-Dio di Dune cambia parzialmente le sue dinamiche ed i suoi protagonisti. La casa degli Atreides è ancora presente, grazie alla sapiente pianificazione genetica compiuta dal suo capostipite, il Dio Leto in persona. Ma essi sono totalmente nuovi al lettore, differenti dai loro avi, come differente è anche il pianeta una volta chiamato Dune.
I temi affrontati da Herbert sono comunque gli stessi già trattati in precedenza: politica, religione, ma anche filosofia e amore, in un potpourri dagli aromi speziati che vi inebrierà i sensi.

BW

Nella nostra libreria:
Frank P. Herbert
L'imperatore-Dio di Dune (God Emperor of Dune)
ed. Fanucci Editore
479 pag.
traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli

venerdì 13 dicembre 2013

Capitani oltraggiosi - Joe R. Lansdale (2001)

"<<Quel furbetto bugiardo, - disse Leonard - Gli ho fatto una domanda, tanto per essere cordiale, e lui ne ha approfittato per dirmi l'ora sbagliata. Se riesco a mettergli le mani addosso, voglio picchiarlo finchè comincerà ad avere dei flashback.>>
<<Di cosa?>>
<<Di me che lo picchio.>>
<<Posso picchiarlo un po' anch'io?>>
<<Se sarà rimasto qualcosa, non ho nulla in contrario. Sei il mio migliore amico.>>"
Leonard Pine e Hap Collins


TRAMA
Hap e Leonard questa volta hanno trovato lavoro nientepopodimenoche come guardiani in un allevamento industriale di polli.
Una notte Hap, smontando dal turno, sente dei gemiti soffocati provenire dal terreno adiacente allo stabilimento. Scavalcata la rete di recinzione, si trova davanti una ragazza che sta subendo un vero e proprio pestaggio da parte di un pazzo. Hap interviene e riesce, non senza fatica, a neutralizzare l'aggressore e a salvare la ragazza.
Il giorno seguente viene contattato dal padre della giovane che intende ringraziare Hap con una ricompensa di 100.000 dollari ed un mese di ferie extra per lui e l'amico Leonard. Egli è infatti il proprietario dell'azienda di pollame presso la quale i due sono impiegati.
Anche se comprensibilmente imbarazzati i Nostri accettano, trovandosi così con un mucchio di soldi da spendere ed un mese di assoluto relax davanti.
Hap però sta vivendo una fase difficile della storia con Brett, tant'è che il rapporto si è raffreddato notevolmente, mentre Leonard pare aver finalmente messo la testa a posto grazie al suo nuovo compagno John, col quale tutto sembra andare a meraviglia.
Ed è proprio da un'idea di quest'ultimo che prende il via tutto quanto. John infatti, suggerisce ad Hap e Leonard di andare a godersi un po' di tranquillità in una crociera ai Caraibi, e così i due alla fine si convincono ad imbarcarsi.
Una volta a bordo però, si rendono conto che la qualità del servizio è piuttosto bassa e così Leonard non trova niente di meglio da fare che litigare con un cameriere. Litigio questo che risulterà decisivo in quanto il permaloso inserviente il giorno successivo darà ai due un orario di reimbarco errato lasciandoli così a terra, a Playa del Carmen, e con pochissimo denaro.
E adesso inizia il bello, perchè due che riescono a mettersi nei casini persino in vacanza su una nave da crociera chissà cosa possono combinare in un paese straniero, senza soldi e perdipiù dopo essere stati inspiegabilmente aggrediti da una banda di malavitosi locali.
Fatto sta che tra belle ragazze in difficoltà, poliziotti corrotti, brutali energumeni, capimafia messicani con la passione del nudismo e altro ancora, verremo coinvolti nell'ennesimo valzer fatto di sangue, violenza e morti ammazzati, ma anche tante, tante risate com'è ormai consuetudine nelle avventure di Hap e Leonard.


RECENSIONE
Per chi, come il sottoscritto, ha letto tutti i capitoli della loro saga, Hap e Leonard sono praticamente degli amici, persone quasi realmente esistenti e questo credo che valga un po' per tutti quelli che si sono affezionati ai due personaggi scaturiti dalla fervidissima immaginazione di Lansdale.
Se devo essere sincero, Capitani oltraggiosi non è il mio preferito tra tutti gli episodi che vedono protagonisti i due simpaticissimi texani, ma è un romanzo che comunque si mantiene su livelli più che accettabili.
Forse si potrà obiettare che la trama in alcuni punti risulta magari un po' raffazzonata (ed io concordo con ciò), si potrà dire che alcuni personaggi tandono a rappresentare dei cliché (d'accordo anche su questo), però Lansdale è sempre Lansdale e narratori bravi come lui oggigiorno ce ne sono davvero pochi.
Tra echi di Hemingway (Il vecchio e il mare) ed il classico pulp estremamente caratteristico dell'autore, ci ritroviamo così a leggere di nuove (dis)avventure della coppia peggio assortita e strampalata che ci possa essere.
Ripeto, di certo non è questo il capolavoro di Lansdale, ma se avete già confidenza con Hap e Leonard non sarà certo una recensione un po' sottotono a farvi desistere dall'aquistare questo romanzo, ci mancherebbe! 
Senza contare che un libro di Lansdale, anche se magari non eccelso, merita sempre una possibilità perchè, mal che vada, di certo non vi annoierete a leggerlo. 
Lunga vita a Big Joe!

BF


Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Capitani oltraggiosi (Captains Outrageous)
ed. Einaudi Stile Libero Big
273 pag.
traduzione di Alfredo Colitto









giovedì 12 dicembre 2013

Il gioco di Gerald - Stephen King (1992)

"Gerald, smettila di fare lo stupido e respira, dannazione!"
Jessie Mahout

TRAMA
La vita matrimoniale tra Jessie Mahout e suo marito, il rinomato avvocato Gerald Burlingame, dopo quasi vent'anni si trova in una fase un po' stagnante, in particolar modo dal punto di vista sessuale.
E così, quando Gerald le propone di trascorrere un weekend fuori stagione nel loro cottage sulle rive del Lago Kashwakamak, nel Maine occidentale, seppur un po' riluttante, Jessie accetta. Il programma dell'intero fine settimana consiste nello sperimentare un gioco erotico proposto da Gerald, che prevede l'uso di due paia di manette (di quelle vere, da poliziotto, non quelle ridicole di plastica che si rompono subito) con le quali ammanettare la moglie alla testiera del massiccio letto matrimoniale.
Ma quando tutto sta per aver inizio, Jessie ha un ripensamento; non si sente a suo agio con questo tipo di eroticità, e cerca di far capire il proprio punto di vista al marito. Ma Gerald ci tiene davvero, si è persino preso un giorno di ferie dal lavoro per cercare di vivacizzare il rapporto di coppia, e non sembra affatto intenzionato a cedere, adesso che Jessie è lì, davanti a lui, nuda ed alla sua mercé.
Presa da rabbia e frustrazione, la donna fa l'unica cosa che le viene istintiva nella sua condizione: rifila una pedata ai testicoli del marito. Per quanto doloroso, non ci sarebbe nulla di male; se non fosse che questo causa a Gerald un malore che si rivela fatale.
E così Jessie si ritrova lontana da casa, nuda, ammanettata ad un letto, con le chiavi delle manette nei pantaloni del marito morto ed isolata da tutto e da tutti.
O no?

RECENSIONE
Consigliatomi e prestatomi anni fa da BarFly (all'epoca la "nostra libreria" non esisteva ancora), ho letto Il gioco di Gerald una notte d'estate in cui ero a casa da sola. Pessima idea. Non perchè non sia un romanzo ben scritto, au contraire!
Questo libro, infatti, si distingue dalla maggior parte delle opere di Stephen King perchè parte da una situazione assolutamente plausibile, e tutto sommato anche "normale". Non appena il marito di Jessie muore, non si può fare a meno di immedesimarsi in lei, arrivando persino a provare le sue stesse sensazioni, come i crampi, il bisogno di urinare, la fame, la sete e il terrore.
Anche in questo caso il Re del Brivido si dimostra capace di creare da una situazione "minima" un intero romanzo, perfettamente riuscito. Come un abile muratore, una volta gettate le fondamenta aggiunge pazientemente un mattone alla volta, ovvero un elemento narrativo (la consapevolezza che le chiavi sono lontane; il bicchiere d'acqua, ad appena pochi centimetri, ma comunque al di là della sua portata; la porta d'ingresso difettosa, che non si è chiusa bene e che adesso sbatte...), fino a costruire un'intero castello di puro terrore. 
Come in altre sue opere, l'autore del Maine affronta tra l'altro il tema dell'infanzia, e dei traumi ad essa legati che condizionano chi li prova per tutta la vita, arrivando anche a toccare argomenti molto spinosi.
Insomma, avete capito: Il gioco di Gerald è un libro che vi consiglio assolutamente di leggere. Fate solo attenzione a non ripetere il mio errore; e soprattutto assicuratevi di aver chiuso bene la porta.

BW

Nella nostra libreria:
Stephen King
Il gioco di Gerald (Gerald's Game)
ed. Sperling Paperback
368 pag.
traduzione di Tullio Dobner

mercoledì 11 dicembre 2013

Neuromante - William Gibson (1984)

"<<Troppo giovane per ricordare la guerra, vero, Case? Leningrado. Kiev. Siberia. Ti abbiamo inventato in Siberia, Case.>>
<<E questo cosa vorrebbe significare?>>
<<Pugno Urlante, Case. Conosci questo nome?>>
<<Una specie di intrusione, se non sbaglio avete cercato di bruciare quell'interconnessione russa con dei virus informatici. Sì, ne ho sentito parlare. E nessuno ne è uscito vivo.>>"
Armitage e Case


TRAMA
In un futuro imprecisato ma non lontanissimo, il mondo è dominato dalle potentissime Zaibatsu (multinazionali controllate da singole famiglie) e la Yakuza fa ovunque la parte del leone. Le città sono diventate immensi agglomerati urbani e gli esseri umani nella loro forma originaria sono considerati ormai sorpassati, obsoleti e inadeguati in questa nuova società. E così abbiamo innesti di ogni tipo, pezzi del corpo che possono essere sostituiti in qualsiasi momento come se si trattassero di accessori, oppure potenziati proprio come avviene per una macchina.
In questo scenario oscuro ed opprimente si muove Case, cowboy informatico, ovvero un hacker in grado di connettersi direttamente al cosiddetto cyberspazio, rubando e rivendendo dati e informazioni.
Un giorno però Case commette un grave errore: cerca di fregare l'organizzazione per la quale lavora, e, una volta scoperto, viene condannato ad una pena che per lui è ben peggiore della morte. Infatti il suo sistema nervoso viene danneggiato, impedendogli così di collegarsi alla Matrice e rendendolo un semplice pezzo di carne ormai inutile.
Case, che vive nello Sprawl chiamato B.A.M.A. (Asse Metropolitano Boston-Atlanta), decide così di volare a Chiba City, in Giappone, alla ricerca di un modo per poter ricostruire le sinapsi rovinate. Intanto, essendo lui a tutti gli effetti un tossico della Matrice, il restare scollegato per troppo tempo gli causa vere e proprie crisi d'astinenza e per lenire queste sofferenze diventa anche un tossico nel senso più comune, arrivando a consumare grandi quantità di droga.
Accade così che, quando sta iniziando ormai a perdere ogni speranza, Case viene reclutato da un misterioso individuo di nome Armitage, che gli affida un incarico piuttosto enigmatico e non molto chiaro. In cambio, prima di dare inizio al tutto, Armitage si offre di accollarsi tutte le ingenti spese che occorrono per riparare il suo danno neurale.
Una "samurai della strada" di nome Molly, affascinante ragazza dagli innesti ottici a forma di occhiali a specchio e dal fisico altamente potenziato, l'aiuterà nella missione.
Missione che sarà composta da molte tappe in luoghi diversi e che porterà Case a scontrarsi con forze ben al di sopra delle proprie possibilità, in un susseguirsi febbrile di avvenimenti pericolosissimi e di situazioni costantemente sul filo del rasoio.

RECENSIONE
Non è un libro facile questo. Non è un libro che dice le cose chiaramente o che spiega tutto nei minimi dettagli. É un libro dai contorni fumosi, come le strade delle megalopoli in cui è ambientato. Ed è anche un libro visionario, quasi onirico. Però è un libro bellissimo, non c'è alcun dubbio. Un libro capace di aggiudicarsi nel 1985 tutti i tre maggiori premi per quanto riguarda la letteratura fantascientifica ossia Premio Hugo, Premio Nebula e Philip K. Dick Award. Ed infine è un libro che ha contribuito a decodificare un intero genere, il cyberpunk, ed a gettarne le basi anche grazie alle pazzesche intuizioni narrative dell'autore e ad un immaginario molto forte.
Avevo già provato molti anni fa a cimentarmi con l'ardua scrittura di Gibson, e ne ero uscito clamorosamente sconfitto. Poi su sollecitazione di Davo, un vecchio amico "vate del cyberpunk" nonchè grande sostenitore fin dalla prima ora di questo blog, mi sono deciso a riprendere in mano questo romanzo. E sicuramenete grazie alla mia maggiore esperienza e conoscenza, sono riuscito ad apprezzare pienamente quest'opera. Non è un caso che il secondo tentativo sia stato quello buono, infatti io credo che Neuromante necessiti di più di una lettura per poterne comprendere al meglio certe dinamiche e determinati meccanismi che lo regolano, probabilmente con un'eventuale terza lettura si potranno cogliere altre ulteriori sfumature che in precedenza sono magari state ignorate.
Non è un romanzo per tutti quindi, anche perchè Gibson non fa nulla per aiutare il lettore, ed in questo è estremamente coerente. I suoi personaggi vivono ed agiscono in un ambiente ipertecnologico quindi che senso avrebbe spiegare cos'è un I.C.E. o un Costrutto ROM? Per i personaggi si tratta di banalità quindi il tutto risulterebbe un po' fasullo e forzato. Sarebbe come se, in una storia ambientata ai giorni nostri, l'autore iniziasse a far spiegare ad un proprio personaggio il funzionamento di un tostapane.
Tutto questo naturalmente complica un po' le cose, ma solo all'inizio. Infatti non ci vuole poi molto a prendere confidenza con lo stile, freddo ed incredibilmente cinico di Gibson, una volta capito come funziona il giochino. Magari si farà un po' fatica nelle prime pagine, ma ve l'ho detto, questo è un libro che richiede un po' di impegno e se non avete voglia, anche giustamente, di sottoporvi a tutto ciò in quanto "fusi" dalla dura giornata lavorativa e desiderate solo distrarvi un po', beh allora vi suggerisco di lasciar perdere Neuromante.
Tornando alla recensione però, non posso non far notare la grande lungimiranza di Gibson che immaginava scenari futuri molto simili a quelli attuali, a partire dallo strapotere delle multinazionali, alla grande diffusione di Internet, alla chirurgia estetica esasperata, ai pirati informatici, alla tecnologia portata quasi all'eccesso. E tutto questo nel 1984! Io, tanto per intederci, ricordo che nel 1984 era stato da poco lanciato sul mercato il leggendario Commodore 64, altro che Internet!     
Chi scrive non è un fanatico del computer o uno "smanettone", tutt'altro, ma non credo che servano particolari conoscenze specifiche per potersi avvicinare a questo romanzo. Servono invece una buona capacità di immaginazione e di flessibilità mentale e chi, ben consapevole di tutto questo, raccoglierà la sfida di Neuromante e riuscirà a portarla a termine verrà oltremodo ripagato da una storia meravigliosamente cupa ed angosciante e che a me, personalmente, ha veramente aperto un mondo.

BF


Nella nostra libreria:
William Gibson
Neuromante (Neuromancer)
ed. Oscar Mondadori
266 pag.
traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli