BW&BF

venerdì 15 novembre 2013

Bad Chili - Joe R. Lansdale (1997)

"<<Ho sentito che hai avuto problemi con uno scoiattolo>>
<<Già>>
<<Sembra che ti abbia ridotto male...>>
<<Sì, ma dovresti vedere com'è ridotto lui>>
<<Stiamo controllando per vedere se aveva un complice. Sai, qualcuno che gli faceva da palo, nel bosco. Speriamo di poterlo arrestare prima del fine settimana. Se qualche altro scoiattolo, o un opossum, dovesse cantare, forse potremmo inchiodare il colpevole addirittura prima di sera.>>"
Charlie Blank e Hap Collins
 

TRAMA
Dopo l'apocalittica odissea vissuta in quel di Grovetown, nel precedente capitolo di questa serie, lo scenario è dunque il seguente: il tenente Marvin Hanson si trova sempre in stato vegetativo in seguito ad un tremendo incidente stradale, Leonard prosegue la sua relazione fatta di continui tira e molla con Raul mentre Hap, depresso per come sono andate le cose, cerca di dimenticare Florida andandosene a lavorare per alcuni mesi su di una piattaforma petrolifera. Una volta tornato sulla terraferma, per prima cosa va a trovare Leonard, il quale nel frattempo pare abbia rotto definitivamente con Raul che ora frequenta un biker graziosamente soprannominato Cazzo-di-Cavallo. I due se ne vanno così in campagna a sparare alle lattine ed a sfogarsi parlando dei propri insuccessi amorosi quando, all'improvviso, dal vicino boschetto spunta uno scoiattolo rabbioso che aggredisce e morde Hap ad un braccio. Leonard accompagna l'amico in ospedale dove, al fine di ottenere dalla propria assicurazione un risarcimento delle spese sanitarie che dovrà sostenere, è costretto a farsi ricoverare per qualche giorno. Qui Hap conosce Brett, un'infermiera dal passato turbolento e dalla lingua decisamente sciolta, che affascina subito il Nostro al punto di fargli dimenticare ogni cosa.
Poco dopo il detective Charlie Blank si presenta in ospedale a fargli visita e lo informa che Cazzo-di-Cavallo è stato ritrovato cadavere e Leonard, che in precedenza aveva avuto un diverbio a base di legnate col biker, è scomparso nel nulla da molte ore e formalmente sospettato dell'omicidio.
Hap a questo punto fa la cosa naturalmente più logica per un casinista del suo calibro: convinto dell'innocenza di Leonard, fugge dall'ospedale per andare a cercare l'amico ed avvertirlo che, non solo i poliziotti, ma anche i compari del teppista ucciso sono sulle sue tracce con intenzioni tutt'altro che amichevoli.
Come se non bastasse poi, entra nella vicenda anche King Arthur, il cosiddetto "re del chili", un industriale eccentrico che sembra essere coinvolto in un sacco di attività poco pulite.
Insomma, se pensate che tutto questo sia già più che sufficiente come riassunto della trama di Bad Chili, allora sicuramente non avete mai avuto il piacere di leggere delle gesta di Hap e Leonard. Questo infatti, è solamente l'inizio.

RECENSIONE
Giunti all'avventura numero quattro del duo di detective più sconclusionati ed irresistibili di sempre, appare chiaro fin dall'inizio che Lansdale ha ormai raggiunto un'indubbia padronanza del genere ed una notevole abilità nel costruire trame incredibilmente coinvolgenti. I personaggi di Hap e Leonard, oltre ai comprimari come ad esempio il fenomenale Jim Bob o lo spassosissimo Charlie, hanno preso definitivamente forma e sono stati plasmati molto bene dal genio dell'autore con tratti distintivi ben marcati, quasi come se fossero veramente persone in carne ed ossa.
In Bad Chili però, oltre al consueto ed azzeccatissimo mix di cruda violenza ed ironia trascinante, a mio avviso l'elemento decisivo è costituito proprio dall'intreccio pazzesco di situazioni ed avvenimenti che fanno quasi emergere il sospetto che Lansdale stavolta abbia esagerato e messo un po' troppa carne sul fuoco, salvo renderci conto in seguito che il tutto è stato frutto di una scelta ben precisa. A conferma di ciò infatti la storia riprende quota con grande velocità per poi lanciarsi a capofitto in un altro finale da vivere letteralmente col fiato sospeso.
Una serie di ingredienti di prima qualità dosati ad arte da uno chef brillante ed esperto che vanno a comporre la più piccante scodella di chili che abbiate mai avuto occasione di gustare. 
Buon appetito!

BF


Nella nostra libreria:
Joe R. Lansdale
Bad Chili (Bad Chili)
ed. Einaudi Stile Libero Noir
257 pag.
traduzione di Alfredo Colitto






giovedì 14 novembre 2013

Il tuo gatto per negati - Gina Spadafori & Paul D. Pion (2000)

"Esistono molti miti riguardo ai gatti, e a quanto pare molti altri se ne aggiungono ogni giorno.
Per evitare ogni sorpresa dovrete impegnarvi, e abbiamo scritto 'Il tuo gatto per negati' proprio per aiutarvi in questo compito."
 Gina spadafori & Paul D. Pion

RECENSIONE
Amate i gatti ma non ne avete mai avuto uno? O al contrario siete circondati da queste deliziose palle di pelo miagolanti? 
Se avete risposto affermativamente ad una di queste domande, vuol dire che siete dei gattofili come i Vostri Affezionatissimi, e questo manuale è proprio quello che fa per voi.
L'opera si sviluppa in cinque parti, a loro volta divise in più capitoli, ognuno dei quali è chiaro ed esauriente, anche grazie a delle icone, tipiche di questa fortunata serie di manuali For Dummies.
Le cinque parti sono:
1 - Pensare a un gatto
2 - Il gatto entra nella vostra vita
3 - Un gatto felice e sano
4 - Vivere felicemente con il vostro gatto
5 - Tutto in dieci punti 
Se per esempio appartenete alla prima categoria citata all'inizio di questo post (coloro che non hanno mai avuto un gatto), ma vi piacerebbe adottarne uno, la prima parte del libro vi aiuterà passo passo nella scelta consapevole del tipo di micio che più si adatta alle vostre esigenze e soprattutto al vostro stile di vita (ricordiamo sempre che un gatto, e in generale un animale, non è un pezzo d'arredamento da regalare o prendere a cuor leggero, ma un essere vivente che comporta modifiche alla vita quotidiana e anche qualche sacrificio).
Se invece, come noi, avete la fortuna di appartenere alla seconda categoria citata all'inizio di questo post (coloro che hanno già almeno un gatto), potete comunque trovare utilissimo avere questo libro almeno come opera di consultazione. Ad esempio, BarFly è diventato bravissimo nel dialogare con il nostro gatto maschio, con il quale scambia continuamente "bacini" ed interminabili "conversazioni".
Certamente questo manuale non può e non vuole sostituirsi al veterinario di fiducia, figura indispensabile nella vita di un gatto, ma può comunque aiutare voi e i vostri amici pelosi nella quotidianità, dalla scelta del cibo migliore, alle operazioni di toelettatura, fino a quelle più serie, come il riconoscere dei campanelli d'allarme che ci indicano quando c'è qualcosa che non va.
Un'opera che vi consiglio vivamente di prendere se amate i piccoli tigrotti, o come regalo originalissimo per qualcuno che ha questa passione.

BW

Nella nostra libreria:
Gina Spadafori & Paul D. Pion
Il tuo gatto per negati (Cats For Dummies)
ed. Oscar Mondadori
397 pag.
traduzione di Chiara Libero

  
 

mercoledì 13 novembre 2013

La donna della domenica - Fruttero & Lucentini (1972)

"...avrebbe anche potuto trovare il modo di far vedere la Dosio al Bauchiero. Bionda era bionda e alta era alta, anche se, a dire il vero, le concordanze finivano qui; ma con un trucco vistoso e infagottata in un affare di plastica, chissà..."
Commissario Santamaria 


TRAMA
L'architetto Garrone, squallido personaggio che vive di espedienti ed autentico parassita dell'alta società, viene rinvenuto cadavere nel proprio studio con il cranio fracassato. L'arma del delitto è alquanto insolita: un scultura di pietra raffigurante un fallo umano facente parte parte degli oggetti di dubbio gusto che il defunto, noto sessuomane, amava collezionare.
Le indagini, che vengono affidate al commissario Santamaria, devono essere condotte con grande riserbo e delicatezza in quanto il Garrone era molto conosciuto, anche se non amato, negli ambienti della Torino "bene", città in cui è ambientata la vicenda.
Santamaria così riesce a scoprire che diverse persone nutrivano un sincero odio nei confronti dell'architetto. Vi è poi l'importante testimonianza del signor Bauchiero, un pensionato che afferma di aver visto una donna alta, bionda e dall'aspetto assai equivoco, uscire dal portone dell'edificio di via Mazzini in cui si trova lo studio di Garrone, poco prima che ne venisse scoperto il corpo. 
Si tratta di una delle prostitute che l'architetto era solito frequentare oppure qualcuno che ha cercato di camuffarsi per sembrare tale? E come mai il Garrone, nelle ore precedenti alla sua morte, è in preda ad un'incontenibile eccitazione per un appuntamento previsto la sera stessa proprio in via Mazzini?
Una serie di inquietanti domande e dubbi continuano ad insinuarsi nella mente del commissario Santamaria che dovrà cercare di venire a capo dell'enigma e fare luce sui tanti, troppi segreti che si nascondono nei lussuosi salotti frequentati dall'élite cittadina.

RECENSIONE
Fortunatissimo debutto del duo Carlo Fruttero - Franco Lucentini, sodalizio artistico tra i più prestigiosi nel campo della letteratura italiana, La donna della domenica è un giallo che rappresenta molto bene, tra le altre cose, uno spaccato dell'Italia dei primi anni settanta.
Sullo sfondo di una Torino mai così misteriosa e che occupa un ruolo molto importante in questa storia, vengono sapientemente narrate le gesta degli esponenti di un'alta borghesia costantemente annoiata e che cercano di uscire dalla monotonia in tutti i modi, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Gli autori, grazie ad una scrittura nitidissima e ad un'invidiabile maestria nel creare dialoghi e situazioni del tutto efficaci e credibili, sanno indubbiamente come stuzzicare la curiosità del lettore e tenerne ben desto l'interesse fino all'ultimo.
Un giallo che è stato definito "raffinato" anche se, a ben vedere, io non ci trovo poi tutta questa raffinatezza. Sicuramente l'elemento che salta più all'occhio è quello delle ville abitate dai ricchi imprenditori, dagli antichi palazzi del centro e dai suggestivi viali alberati, ma sotto questo strato di benessere se si guarda bene viene anche descritta "l'altra Torino": quella dei quartieri popolari, degli immigrati dal meridione, delle lugubri zone fuori città che di notte si trasformano in ritrovi per le prostitute e per i loro clienti.
Un romanzo che, nonostante possa apparire un po' datato, non sa affatto di stantìo e che trovo possa appassionare moltissimi lettori, anche chi magari non va matto per questo genere. Cosa che del resto ha fatto e che continua a fare, da più di quarant'anni a questa parte.

BF


Nella nostra libreria:
Fruttero & Lucentini
La donna della domenica
ed. Oscar Mondadori
503 pag.

martedì 12 novembre 2013

1984 - George Orwell (1949)

"Chi controlla il passato, controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato."
Slogan del Partito

TRAMA
Siamo (forse) nel 1984, anno più anno meno, in Oceania, uno dei tre maxi-continenti in eterna guerra tra loro, insieme all'Eurasia ed all'Estasia. Nella fattispecie, l'Oceania non comprende solo quella che in passato era chiamata Australia e la sua vicina Nuova Zelanda; oltre ad esse, ne fanno parte anche l'intero Continente Americano, l'Africa centro-meridionale e la vecchia Gran Bretagna. Di tutto ciò però l'unica cosa rimasta invariata a memoria d'uomo è Londra, la capitale, che forse si chiamava così anche prima dell'inizio della guerra.
Questo è ciò che sa Winston Smith, protagonista del romanzo. I suoi dubbi, le sue insicurezze sono dovuti alla regola imposta dal Socing, il Partito che governa l'Oceania, di modificare il passato adattandolo al presente al fine di controllare il futuro. Proprio in questo consiste il lavoro dello stesso Winston: si occupa infatti di prendere dei vecchi articoli del Times e riscriverli in base ai nuovi avvenimenti, in modo da non smentire mai, per alcun motivo, quanto affermato dal Grande Fratello, leader indiscusso del governo.
La vita dei membri del Partito non è affatto semplice, in quanto vivono perennemente controllati e spiati, anche nell'intimità della propria abitazione, nel continuo terrore che qualcuno, persino il proprio coniuge o, più probabile, i propri figli, possa denunciarli alla Psicopolizia, con la conseguenza di essere vaporizzati.
Ma nonostante la sua posizione di impiegato all'interno del Miniver (come si chiama il Ministero della Verità in neolingua, l'idioma che da anni viene studiato e creato nel tentativo di ridurre ai minimi termini la lingua parlata e scritta), a Winston tutto questo controllo della vita e delle coscienze non va proprio giù. E così commette uno dei reati più gravi, lo psicoreato, acquistando un vecchio quaderno e tenendo un diario sul quale annota pensieri, la maggior parte dei quali contro il Grande Fratello ed il Partito.
Scopre però di non essere solo: a dispetto di tutti i divieti, si innamora di Julia, una ragazza che lavora con lui al Miniver, di cui diventa amante e con la quale condivide gli ideali di libertà e il sentimento di ribellione.
Ma riusciranno, soli o quasi, a sfuggire all'occhio perennemente vigile del Grande Fratello?

RECENSIONE
Nominato in un articolo del Corriere della Sera come "il libro più citato e mai letto" tra i classici della letteratura, 1984 è una di quelle opere che io considero capolavori, sia per come sono stati scritti, sia perchè hanno anticipato di molti anni avvenimenti che si sono realmente manifestati.
Se qualcuno ha mai avuto l'occasione di conoscere delle persone vissute nell'ex DDR durante il periodo della Guerra Fredda, o semplicemente è appassionato di storia contemporanea, probabilmente saprà che davvero la vita all'epoca era costantemente sotto sorveglianza strettissima, sovente per mano di amici o parenti stretti, come nel romanzo di Orwell. Io ho avuto la fortuna di vivere per un anno proprio a pochi chilometri dalla Berlino divisa in due, e di incontrare persone che hanno avuto invece la sfortuna di vivere nella Germania Est quando ancora il Muro non era stato abbattuto, e che mi hanno raccontato come era vivere con la certezza di essere sempre spiati e controllati.
Uno dei meriti che da linguista non posso fare a meno di riconoscere allo scrittore britannico è l'invenzione di una vera e propria lingua: la neolingua. O meglio, non si è limitato ad inventarla. La neolingua è in realtà la devoluzione, la distruzione del linguaggio stesso, che ha come scopo finale l'annichilimento totale della capacità di pensiero. Ad esempio, "se c'è una parola come buono, a che serve una parola come cattivo? La parola sbuono servirà altrettanto bene, se non meglio". Interi reparti del Miniver si occupano esclusivamente della stesura del dizionario della neolingua, oppure della riscrittura di opere classiche come quelle di Shakespeare in tale linguaggio.
Navigando in rete mi è capitato di leggere critiche negative nei confronti di questo libro. Ciò che mi ha infastidito non è stato il fatto che a qualcuno non piaccia quello che io reputo un romanzo magnifico, ma le motivazioni piuttosto futili e superficiali. Gli appunti più ricorrenti nei confronti nella storia erano quelli che "è triste e pessimistica", o ancora peggio (da parte di chi addirittura per sua stessa ammissione non ha mai letto il libro) che "non gli piaceva la cover". Mi viene da pensare che ci sia gente che compra il libro pensando che parli di qualche personaggio del Grande Fratello televisivo.
D'altronde 1984 è stato definito il romanzo distopico per eccellenza. E siccome distopia è il contrario di utopia non può che avere atmosfere cupe e un senso di sconforto e oppressione molto marcati che accompagna il lettore per tutta la durata della storia. E come d'altro canto Orwell aveva già anticipato nel suo romanzo precedente, non riponeva grandi speranze in un possibile futuro governato da un regime totalitario e forse proprio per questo ha scritto un libro in cui si ripete di continuo che "la pace è guerra", "la libertà è schiavitù" e "l'ignoranza è forza".

BW


Nella nostra libreria:
George Orwell
1984 (Nineteen Eighty-Four)
ed. Oscar Mondadori
326 pag.
traduzione di Gabriele Baldini

 

lunedì 11 novembre 2013

Uno studio in rosso - Arthur Conan Doyle (1887)

"<<Il dottor Watson, il signor Sherlock Holmes>>, ci presentò Stamford. <<Molto lieto>>, disse cordialmente, stringendomi la mano con una forza di cui non gli avrei dato credito. <<Vedo che è stato in Afghanistan.>>
<<Come diavolo fa a saperlo?>>, gli chiesi sbalordito.
<<Non importa>>, rispose ridacchiando tra sè e sè."
John Watson

TRAMA
Nell'anno del Signore 1881 John Watson, un ufficiale medico che è stato appena rimpatriato in seguito ad una brutta ferita rimediata in Afghanistan, è in cerca di un alloggio economico nel centro di Londra e chiedendo al proprio collega Stamford, questi lo informa che un suo conoscente di nome Sherlock Holmes sta cercando qualcuno con cui divedere l'affitto di un appartamento situato al 221B di Baker Street. Stamford avverte l'amico della personalità decisamente eccentrica e singolare di Mr. Holmes ma i due caratteri piuttosto differenti, tranquillo e pacato Watson brillante ed anticonvenzionale Holmes, sembrano essere del tutto complementari e pertanto i due diventano compagni di appartamento.
Una volta trasferitosi, Watson nota subito che il coinquilino riceve continuamente numerosi ospiti che egli afferma essere suoi clienti, svelando così la propria attività di consulente investigativo.
Accade così che, poco tempo dopo, i due si vedono già impegnati ad aiutare gli ispettori Lestrade e Gregson di Scotland Yard alle prese con un caso di omicidio che presenta parecchi aspetti indecifrabili.
La vittima, rinvenuta all'interno di una casa abbandonata è un cittadino americano di nome Enoch Drebber, è stato chiaramente assassinato ma il corpo non presenta segni di violenza, nonostante sul pavimento della stanza vi siano diverse tracce di sangue. Viene inoltre ritrovata una fede nuziale da donna e sulla parete qualcuno ha scritto la parola "Rache". I poliziottti sono convinti che la scritta indichi l'inizio del nome "Rachel", mentre Holmes fa notare che in tedesco questa parola significa semplicemente "Vendetta".
Usando il suo celebre metodo deduttivo il nosro detective riuscirà incredibilmente a venire a capo di un caso molto complesso, lasciando poi il merito agli uomini di Scotland Yard, cosa che per lui diverrà abituale. 
Il fido John Watson infine, rimarrà così impressionato dall'arguzia e dalle capacità dell'amico, che in seguito diverrà a tutti gli effetti il narratore ufficiale delle straordinarie gesta di Sherlock Holmes.

RECENSIONE
Io ho una teoria, magari errata ma alla quale credo ciecamente: esistono libri che vanno letti per forza, a prescindere dal genere, dalle mode o dai giudizi dei critici.
Questo perchè rappresentano le basi della narrativa moderna, perchè senza certi libri e certi scrittori probabilmente alcuni generi letterari oggi non esisterebbero neppure, o perlomeno sarebbero molto diversi.
Uno studio in rosso è uno di questi libri.
Esordio assoluto di quella che diverrà la più famosa coppia di detective di tutti i tempi, questo racconto è da sempre considerato una pietra miliare del giallo, e bisogna dire che la sua fama è pienamente meritata.
Conan Doyle riesce a concepire un personaggio talmente affascinante e con una personalità così definita che risulta impossibile non subirne lo charme. Sherlock Holmes ha un modo di approcciarsi alle indagini del tutto particolare, basato sul suo metodo deduttivo (che era stato già utilizzato anche da Edgar Allan Poe nelle avventure di Auguste Dupin) e sul genio di una mente scintillante.
Watson dal canto suo, rappresenta la spalla perfetta: colto, razionale e intelligente, ma di una intelligenza più "ordinaria" rispetto all'estroso Holmes, così da permettere all'amico di far risaltare ancora di più il proprio genio. Un gregario certo, ma un gregario di tutto rispetto.
Ultima cosa, da non sottovalutare: la notevole bravura di Conan Doyle nel dare vita a storie estremamente avvincenti, ambientate in una città che all'epoca rappresentava il centro del mondo e che ritengo debba una parte del suo indubbio fascino anche alle magiche atmosfere create dalla magistrale penna dello scrittore scozzese.


BF

Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes" 
Uno studio in rosso (A Study in Scarlet)
ed. Newton Compton Editori
77 di 1240 pag.
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto










domenica 10 novembre 2013

Il mugnaio urlante - Arto Paasilinna (1981)

"Non bestemmiare, Huttunen. In linea di massima, la tua mente non dovrebbe essere più squilibrata delle altre."
Gesù Cristo in croce

TRAMA
Il mugnaio Gunnar "Kunnari" Huttunen ha un bizzarro hobby: quando è molto felice o molto triste sale sul tetto del mulino e si mette ad ululare come un lupo. Ma agli abitanti del villaggio dove vive questa sua strana abitudine proprio non va giù; così decidono di rinchiuderlo in un manicomio, dal quale però Kunnari riesce ad evadere aiutato da Happola, un paziente che da quasi dieci anni si finge pazzo per non essere condannato per diserzione.
Questa evasione spaventa ancora di più gli abitanti del villaggio, che organizzano una vera e propria caccia all'"uomo-lupo", che durerà per tutta un'estate.

RECENSIONE
Rispetto al suo romanzo precedente, ne Il mugnaio urlante Paasilinna ci racconta una storia di quelle che lasciano l'amaro in bocca e fanno riflettere su certi valori della vita. La chiave di lettura è abbastanza chiara: se Huttunen rappresenta, insieme ai suoi amici, gli emarginati, tutti coloro che escono dagli schemi e si comportano diversamente, il villaggio rappresenta la crudeltà della società emarginante, che condanna senza riserve chi non le appartiene e non le obbedisce.
Kunnari è, come molti personaggi paasilinniani, un figlio della natura, che vive in simbiosi con essa. Non voglio svelarvi nulla, ma chi di voi conoscesse le tradizioni e la cultura ugro-finniche, non mancherà di trovare palesi riferimenti allo sciamanesimo ed alla mitologia.
Altro tema ricorrente a cui ho più volte accennato è quella della fuga, vero e proprio Leitmotiv dello scrittore di Kittilä; ma in questo romanzo l'autore ne introduce uno nuovo, sul quale incentrerà Il Figlio del Dio del Tuono, di cui vi parlerò più avanti: la religione. Huttunen, disperato per la sua condizione di "pazzo", come un novello Don Camillo si rivolge alla pala d'altare raffigurante Gesù in croce a cui chiede perchè è stato creato con questo handicap. E come avrete intuito dalla citazione, accade il miracolo e Gesù gli risponde.
O sarà forse l'ultima manifestazione della sua stessa pazzia?

BW

Nella nostra libreria:
Arto Paasilinna
Il mugnaio urlante (Ullvova mylläri)
ed. Iperborea
274 pag.
traduzione di Ernesto Boella


sabato 9 novembre 2013

Confessioni di un oppiomane - Thomas de Quincey (1822)

“Io non nego affatto che qualche verità sia stata rivelata al mondo in materia di oppio: per esempio, cosa che io confermo e concedo, è stato asserito dai dotti che l'oppio ha un colore biondo scuro; oppure che la sostanza sia economicamente onerosa. Infine che, assunto in dosi eccessive, ha lo sgradevole effetto di risultare letale. Pur riconoscendo a queste affermazioni una certa pertinenza, non le credo esaurienti e rappresentative di quanto sperimentato di persona. Quindi, esimi dottori, fatevi da parte e lasciate che tenga io una lezione sull'argomento."
Thomas de Quincey


RECENSIONE
Scritto in modo arguto ed accattivante, Confessioni di un oppiomane fu l'opera che permise a Thomas de Quincey di farsi conoscere e, successivamente ispirare grandi personaggi come Edgar Allan Poe e Charles Baudelaire.
Questa è un'autobiografia più che mai sincera e scioccante di un uomo che tramite l'oppio ha cercato di raggiungere le più alte cime della creatività, un'importante testimonianza di chi vuole sfatare i luoghi comuni riguardo a questa particolare droga e riportandone tutti gli effetti che essa può provocare, senza mai tuttavia scadere nel moralismo.
Lo stile è piuttosto particolare; de Quincey scrive rivolgendosi al lettore in tono pacato e quasi confidenziale, come se si trattasse di una normale conversazione da pub e così riesce a rendere estremamente partecipe l'interlocutore alla sua narrazione.
Veniamo quindi a conoscenza della sua fuga da casa in giovane età, al suo continuo peregrinare per tutta la Gran Bretagna, all'amore per i classici greci e latini fino alla scoperta sconvolgente dell'oppio, con tutto quello che ne consegue, anticipando di decenni temi che diverranno materia di studio scientifico e sociologico.
Non crediate però di trovare un testo incentrato esclusivamente sui paradisi artificiali, in quanto in esso si parla soprattutto delle peripezie giovanili dell'autore: bellissimo ed anche molto toccante ad esempio il capitolo in cui de Quincey parla del suo arrivo a Londra dove, già schiavo della droga, visse diverso tempo come un barbone e con la sola compagnia di una prostituta.
Non scordiamoci nemmeno che si tratta pur sempre di un'opera pubblicata nella prima metà del XIX secolo, quindi cerchiamo solo di immaginare che razza di impatto potè avere un libro simile sulla società di allora. Se poi aggiungiamo le chiare e minuziose descrizioni delle sensazioni (piacevoli o meno) che de Quincey fa a proposito delle sue esperienze con l'oppio, il quadretto è completo.
Concludendo posso dire che io personalmente l'ho trovato un buon saggio, anche se forse non raggiunge il livello di L'assassinio come una delle belle arti, di cui vi ho già riferito, che reputo più maturo e migliore nel suo complesso.
L'argomento trattato è sicuramente spinoso, e magari potrà anche infastidire qualcuno, pertanto penso che sia giusto da parte mia consigliarne la lettura solamente a chi si sente incuriosito da questo tipo di tematiche, fermo restando però che come è stato affermato da personalità enormemente più autorevoli del sottoscritto, Confessioni di un oppiomane resta un caposaldo del cosiddetto romanticismo britannico.

BF


Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
Confessioni di un oppiomane (The Confessions of an English Opium Eater)
ed. Edizioni Clandestine
110 pag.
traduzione di Barbara Gambaccini