BW&BF

venerdì 14 marzo 2014

N.P. - Banana Yoshimoto (1991)

"Traducendo un'opera di qualcuno che ha una forte influenza, si è coinvolti mille volte di più che leggendola soltanto."
La mamma di Kazami

TRAMA
Kanō Kazami è una ragazza che lavora presso il dipartimento di letteratura angloamericana dell'università. La conoscenza dell'inglese le è stata trasmessa dalla madre, traduttrice, ed in seguito dalla sua relazione, quand'era adolescente, con Shōji, un uomo molto più grande di lei. Shōji le aveva fatto conoscere, tra le altre cose, N.P., un romanzo scritto in inglese da Sarao Takase, un autore giapponese emigrato in America, morto suicida diversi anni prima. N.P. era in realtà una raccolta di racconti, 97 per la precisione, che mai era stata tradotta in giapponese; e proprio il ragazzo di Kazami si stava occupando di essa, ma non solo: oltre ai 97 racconti aveva iniziato a tradurre anche il numero 98, inedito.
Non era stato in realtà il primo a tentare quest'opera, ma le due persone prima di lui che si erano cimentate in questa impresa erano entrambe morte suicide. E lo stesso aveva fatto Shōji.
Kazami ha proseguito, nonostante il trauma, a vivere la sua vita, ma vuole comunque tentare di portare a termine l'opera del fidanzato. E, quasi improvvisamente, conosce Otohiko, il figlio di Takase, e Saki, sua sorella gemella, con cui stringe immediatamente una forte amicizia. In seguito incontra anche Sui, la ragazza di Otohiko, nonché protagonista di N.P., che le rivela di essere in possesso del racconto 99. Ne manca ormai solo uno per terminare il gioco dei Centoracconti: e sarà quello che vivranno i quattro ragazzi durante quell'estate in prima persona, sulla propria pelle; e che Banana Yoshimoto ha scritto per noi.

RECENSIONE
Mi dispiace, perché non si può proprio dire che Banana Yoshimoto scriva male, anzi, forse complice una traduzione ben eseguita, il suo stile è sempre pulito e lineare. Però, come avevo anticipato nella recensione di Tsugumi, sono un po' stufa della stessa minestra: sarà sicuramente un mio limite, ma dopo l'ennesimo libro basato sul binomio amore-morte condito con qualche altro elemento qua e là (in questo caso: goffi tentativi di approcci saffici e rapporti incestuosi) potrei quasi indovinare la trama degli altri scritti dall'autrice ma non ancora letti.
Anche le protagoniste, come Kazami, sembrano fatte con lo stampino, indistinguibili l'una dalle altre, e nulla ci viene dato di abbastanza stimolante da vedere in loro una persona vera, o comunque un personaggio al quale affezionarci, o al contrario da odiare... nulla, l'apatia più assoluta, al massimo un po' di fastidio per la loro assoluta inverosimiglianza.
Non voglio essere cattiva, perché comunque trovo che occorra rispettare il lavoro altrui. Sicuramente non tutti la pensano come me, anzi, Banana Yoshimoto è amata ed apprezzata da moltissime persone in tutto il mondo.
Di fatto però io sono rimasta delusa per i motivi che ho già spiegato, e ribadisco che trovo che sia un peccato, dal momento in cui avrebbe le potenzialità per scrivere bene trattando anche altre tematiche.
Con la scrittrice giapponese, almeno per il momento, io mi fermo qui. Naturalmente sarei ben felice di ricevere consigli e pareri da parte di quanti di voi avessero letto altri romanzi successivi a N.P.; e chissà che non mi facciate cambiare idea.

BW

Nella nostra libreria:
Banana Yoshimoto
N.P. (N ‧ P)
ed. Universale Economica Feltrinelli
165 pag.
traduzione di Giorgio Amitrano

giovedì 13 marzo 2014

Johnny Cash - Steve Turner (2004)

"Al terzo piano della grande casa di Hendersonville, in Tennessee, dove Johnny Cash trascorse la seconda metà della sua vita, c'era un piccolo studio con le pareti coperte dai più amati tra le migliaia di libri che possedeva. Qui si isolava per leggere, scrivere, ascoltare musica o soltanto per meditare. Appena fuori dalla stanza, nell'area usata come spogliatoio, si trovava una grande cassaforte nera in cui era riposto un fiocco di cotone raccolto in Arkansas dai campi di Dyess, la città della sua infanzia, per ricordargli da dove veniva e quanto era stato fortunato."
Steve Turner


RECENSIONE
Steve Turner, giornalista inglese e collaboratore di importanti riviste musicali quali Rolling Stone e Mojo, ed autore già di un'altra apprezzata biografia dedicata ai Beatles, è il curatore di quest'opera che ripercorre la vita di Johnny Cash, "Il più grande cantastorie d'America", come venne definito dal suo vecchio manager Saul Holoff.
Tutto inizia nel modo più drammatico e triste che si possa immaginare, ovvero dalla scomparsa di colei che fu per Cash moglie, musa e centro del mondo, vale a dirsi la dolce e materna June Carter.
Johnny (siamo nel maggio 2003) è un settantunenne già fortemente provato da una vita di eccessi e minato da una grave forma di diabete che lo ha reso cieco quasi del tutto, ed esce tremendamente devastato dalla perdita di June ma, nonostante le proprie condizioni critiche, decide di rituffarsi immediatamente nella musica, suonando e registrando il più possibile, nel tentativo di tenersi costantemente occupato altrimenti, dice, sarebbe impazzito. Dopo circa quattro mesi, il 12 settembre 2003, Johnny raggiunge la sua sposa.
E da qui Turner ci guida in un viaggio a ritroso nel tempo fino al freddo e nevoso 26 febbraio 1932 quando, in un villaggio rurale dell'Arkansas nasce J.R., quartogenito di Ray e Carrie che in seguito avranno, tra maschi e femmine, ben altri quattro figli.
La biografia, grazie ad una serie di interviste a figli, parenti, amici e colleghi, ripercorre i momenti più importanti della vita del celebre Man in Black a partire dal difficile rapporto con un padre severo ed alcolizzato, all'infanzia trascorsa a raccogliere cotone nel campo di famiglia, fino alla tragica fine del fratello maggiore Jack, vero e proprio idolo del giovane J.R. che, appena quattordicenne, morì sventrato da una sega circolare mentre lavorava come falegname cercando di portare a casa qualche soldo in più.
Già allora però la musica, insieme ad una fortissima fede cristiana che lo accompagnerà per tutta l'esistenza, era già entrata di prepotenza nella sua vita attraverso gli inni religiosi e gli spirituals che ascoltava in chiesa e, più tardi, grazie alla scoperta dei classici del country e del blues.
Così, una volta tornato in America dopo essere stato in Germania per quattro anni con l'esercito, dove si era arruolato al compimento del diciottesimo anno, decide di formare con due amici una band dal nome Johnny Cash and the Tennessee Two. Il successo sarà pressochè immediato e travolgente ma questo, se siete fan del "Fuorilegge in nero", lo dovreste sapere bene.
Ciò che forse non sapete riguarda tanti altri aspetti che emergono dalla lettura di questa interessante biografia, episodi sconosciuti ai più; alcuni molto toccanti, altri divertenti ed addirittura ai limiti del comico.
Ne esce la figura di un uomo che attraverso la propria musica, si è sempre eretto a difesa dei derelitti, degli sfruttati e dei dimenticati, senza tuttavia salire su nessun piedistallo da dove giudicare gli altri, oppure senza lasciarsi strumentalizzare a livello politico, come è accaduto a moltissimi suoi colleghi, mantenendo in questo modo una grande integrità e credibilità presso un pubblico molto affettuoso ed estremamente variegato.
Libro fortemente voluto dallo stesso Cash, questo lavoro di Turner evidenzia soprattutto il saldo legame del cantantautore dell'Arkansas con la religione ed, in secondo luogo, la commovente storia d'amore tra due persone apparentemente molto diverse: solare, raggiante ed angelica June, ombroso, introverso ed autodistruttivo Johnny. Ma alla fine, come dice nella suggestiva prefazione il collega ed amico Kris Kristofferson: "Il Wildwood Flower forse era riuscito a domare l'Holy Terror".
Un'opera assolutamente imperdibile se, come il sottoscritto, amate la musica struggente ed emozionante di questo personaggio dotato di un carisma a dir poco unico. In caso contrario, potrebbe rappresentare comunque una lettura stimolante e gradevole, oltre che un'occasione per conoscere meglio un uomo che ha influenzato intere generazioni di musicisti e che, ancora oggi, continua ad affascinare moltissime persone in tutto il mondo.

BF

Nella nostra libreria:
Steve Turner
Johnny Cash. La vita, l'amore e la fede di una leggenda americana (The Man Called Cash - The Life, Love and Faith of an American Legend)
ed. Universale Economica Feltrinelli
447 pag.
traduzione di Ilaria Katerinov



mercoledì 12 marzo 2014

Cronache nere - Dino Buzzati (1984)

"Un sottile impalpabile panico si è irradiato dal sinistro numero 40 di via San Gregorio. Noi siamo ben chiusi in casa con le porte sprangate, eppure lo sentiamo vagare intorno, nelle ore alte della notte, e strisciare lungo le trombe delle scale."
Dino Buzzati, da 'Il delitto di Rina Fort'

RECENSIONE
Cronache nere raccoglie alcuni pezzi pubblicati dallo scrittore e giornalista di Belluno sul Corriere della Sera, in quello che vuole essere "un ricordo e un omaggio al poeta assoluto del nero milanese", come spiega Oreste del Buono, curatore dell'opera, nella presentazione della stessa.
La prima parte comprende tutti i pezzi pubblicati sul quotidiano di via Solferino da Buzzati in occasione del famoso processo a Rina Fort, descrivendo con precisione chirurgica ed assoluta professionalità non solo i fatti, ma anche le emozioni, le sottilissime sfumature, gli atteggiamenti dell'imputata, del giudice, degli avvocati e persino del pubblico, tanto che al lettore parrebbe quasi di trovarsi egli stesso nell'aula di tribunale.
Il giornalista fa un lavoro magistrale, tanto da trasformare una  donna che "non ha neppure  la rudimentale astuzia così frequente nei contadini" in una sosia di Marlene Dietrich in Testimone d'accusa, sottolineando però che occorre prestare molta attenzione a non trasformarla in un'eroina. Azzeccatissima è stata la decisione di Gaetano Alfetra, collega di Buzzati, nell'insistere affinché fosse l'amico a seguire tutto il processo per il Corriere.
La seconda parte del libro è invece surreale, una specie di cronaca a puntate del viaggio dello scrittore addirittura all'inferno. Un inferno ben strano, in verità, senza fuoco né fiamme, e al quale si accede attraverso una porticina nascosta, scoperta per caso da un operaio durante gli scavi per la metropolitana.
Confesso di non aver capito molto questa seconda metà dell'opera, in parte perché avevo letto un po' superficialmente la presentazione di Oreste del Buono e avevo capito che tutti i pezzi fossero di cronaca, in parte perché quando ho letto questo libro ero particolarmente stanca (più volte ho interrotto per qualche minuto la lettura perché mi ero appisolata, e sicuramente questo non ha aiutato né la concentrazione né la comprensione).
In ogni caso Cronache nere è molto interessante per me, se non altro perché mi ha fatto conoscere un altro aspetto (in realtà quello principale) dell'autore che amo molto, quello giornalistico. Dopo averlo letto lo apprezzo ancora di più per il suo stile, e sicuramente se ne avrò l'occasione sarò ben felice di esplorare nuovamente il mondo della carta stampata di Buzzati.

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
Cronache nere
ed. Theoria
164 pag.

  

martedì 11 marzo 2014

Pericle il Nero - Giuseppe Ferrandino (1993)

"Non ho un gran pesce e non faccio mai molto male. D'altronde non devo fare male, io devo solo svergognare. Quando la persona è svergognata capisce e riga diritto."
Pericle Scalzone


TRAMA
Pericle Scalzone è un trentottenne napoletano cronicamente disoccupato che vive in casa dello zio. Ex attore porno di infimo livello, è grasso e rozzo, ma possiede una dote molto particolare: riesce ad avere un'erezione quando vuole e in qualsiasi momento, praticamente a comando.
Questo gli torna molto utile nell'attività che gli consente di sbarcare il lunario: Pericle infatti di mestiere "fa il culo alla gente", per conto di Don Luigino Pizza, boss di Forcella.
Don Luigino controlla il racket delle pizzerie, da qui il suo nomignolo, e capita che talvolta entri in contrasto con qualcuno, per questioni di affari o altro, ed allora chiama il nostro Pericle che va subito a trovare il malcapitato e, senza battere ciglio, prima lo stordisce, poi lo lega ed infine tira fuori "il pesce" e lo violenta.
Un giorno però, durante una spedizione punitiva nei confronti di un prete che durante la messa domenicale ha inveito pesantemente contro il boss, si ritrova in una circostanza che non aveva previsto, la situazione gli sfugge di mano e combina un grosso guaio, pestando così i piedi ad una famiglia rivale.
A questo punto, nonostante le rassicurazioni di Don Luigino, Pericle si vede costretto a fuggire perchè è sicuro di esser stato condannato a morte e a Napoli non si sente più sicuro. Inizia quindi una fuga per tutta l'Italia centro-meridionale cercando disperatamente di far perdere le proprie tracce. 
Ci riuscirà?

RECENSIONE
Giuseppe Ferrandino, classe 1958, nativo di Ischia ed ex sceneggiatore di celebri fumetti tra i quali Dylan Dog e Topolino, pubblica inizialmente Pericle il Nero, suo esordio assoluto nelle vesti di romanziere, sotto lo pseudonimo Nicola Calata nel lontano 1993. Il libro però passa pressochè inosservato fino a che non suscita l'interesse della casa editrice francese Gallimard, il quale ne acquista i diritti e due anni dopo lo ristampa oltralpe, ottenendo un successo clamoroso e creando un vero caso editoriale. Ancora una volta è un gran peccato dover constatare che gli scrittori di talento esistono anche da noi, ma spesso ce ne accorgiamo solo quando sono gli stranieri a farcelo notare, intravedendo potenzialità che sovente noi non riusciamo a cogliere.
Detto ciò, Pericle il Nero è un altro bell'esempio di noir italiano ben fatto e credibile, ambientato in una Napoli raffigurata in modo del tutto inusuale, vale a dire estremamente cinica, fredda e molto malinconica, lontana dai noiosi stereotipi "pizza-golfo-mandolino" e che a me ha ricordato  addirittura in certi frangenti la San Francisco degli anni Settanta immortalata nella celebre serie televisiva Le strade di San Francisco.
Ferrandino si dimostra un autore di tutto rispetto, confezionando una storia nella quale i personaggi sono caratterizzati benissimo, su tutti Don Luigino, che viene descritto in maniera così minuziosa ed accurata che, quando leggevo le sue battute, le sentivo pronunciare nella mia testa con uno spiccato accento partenopeo. 
Altra nota di merito, il particolare slang usato dall'autore per raccontare tutta la storia, che viene narrata in prima persona dallo stesso Pericle, e che consiste in un italiano fortemente impreziosito da termini dialettali che rendono il tutto realistico (dubito infatti che i camorristi tra di loro si esprimano  in linguaggio aulico), ma che tuttavia riesce a risultare chiaro e comprensibile a tutti.
Un romanzo abbastanza breve e coinvolgente, che parla di vicende quasi grottesche, e nel quale è sempre presente un'ironia di fondo dai toni piuttosto amari. Gran bel libro che si legge tutto in un fiato anche perchè una volta iniziato, diventa veramente difficile separarsene fino a che non si è arrivati alla sua conclusione.

BF


Nella nostra libreria:
Giuseppe Ferrandino
Pericle il Nero
ed. Adelphi
144 pag.


lunedì 10 marzo 2014

I love shopping per il baby - Sophie Kinsella (2007)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il quinto della Serie di I love shopping. Se non avete letto il precedente, intitolato I love shopping con mia sorella, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.

 
"Okay, niente panico. Andrà tutto bene. Naturalmente. Naturalmente."
Becky Brandon, nata Bloomwood

TRAMA
Nel precedente I love shopping con mia sorella avevamo lasciato la nostra amata Becky appena dopo la sua scoperta di essere incinta.
E dopo un rocambolesco matrimonio da favola e la rivelazione che la sorella che aveva sempre pensato di avere esiste davvero, un bambino sembra proprio essere la ciliegina che ci voleva per completare la meravigliosa torta che è la sua vita.
Anche perchè per il futuro pargolo è assolutamente indispensabile fare shopping: in fondo non si può fare a meno di avere una carrozzina per la città, una per le strade sterrate ed una gemellare (non si sa mai!), per non parlare poi di pagliaccetti, abitini e giocattoli vari.
Per quanto riguarda il parto in sè (che dev'essere assolutamente naturale, in fondo non può essere tanto doloroso, no?), ovviamente Becky vuole il meglio; e se il meglio significa una ex di Luke come ginecologa pazienza. Siamo tutte persone adulte, no? Vero?

RECENSIONE
Gli ormoni, si sa, possono giocare brutti scherzi alle donne in stato interessante. E se la donna in questione si chiama Becky Brandon, nata Bloomwood, si può stare certi che il livello di follia raggiungerà picchi altissimi. Ma sempre strappandoci sorrisi e grasse risate.
Per l'ennesima volta la Kinsella ha fatto centro con la sua eroina più famosa, riuscendo a sfruttare una formula ormai ampiamente collaudata senza però mai cadere nella monotonia e nella banalità.
Lo stile frizzante di questo quinto capitolo della serie ci accompagna durante la gravidanza di Becky, facendoci vivere le speranze, i sogni, le paure e le ingenuità che può provare una ragazza che per la prima volta si trova a vivere questa esperienza.
Non manca, come ovvio che sia, una degna antagonista che BISOGNA necessariamente detestare: perchè lei "É una stronza con i capelli rossi e io la odio!".
Un libro divertente dalla prima all'ultima pagina, che termina con la promessa di un seguito che si preannuncia altrettanto esplosivo.

BW

Nella nostra libreria:
Sophie Kinsella
I love shopping con il baby (Shopaholic & Baby)
ed. Oscar Mondadori
355 pag.
traduzione di Adriana Colombo e Paola Frezza Pavese

domenica 9 marzo 2014

Portland Souvenir - Chuck Palahniuk (2003)

"A Portland, chiunque vive come minimo tre vite."
Katherine Dunn

RECENSIONE
Mah.
Noto in libreria questa guida un po' particolare, che mi pare simpatica e decisamente originale, sulla città di Portland, Oregon, scritta da uno dei suoi più illustri abitanti; l'idea mi stuzzica e la compro ma mentre leggo non posso fare a meno di pensare: "Mah." Ed una volta che l'ho terminata rimango più che mai perplesso.
L'idea non è affatto malvagia: una guida turistica totalmente folle sulla città che ospita "i più scoppiati fra gli scoppiati, la crema dei disadattati" (definizione questa, che ho già sentito a proposito di almeno altre dieci città in America ed altrettante in Europa, ma vabè...), seguendo itinerari e visitando luoghi piuttosto anticonvenzionali, quelli che difficilmente verrebbero menzionati in una classica Lonely Planet, tanto per capirci. Tutto questo raccontato con ironia, neanche troppa a dir la verità, da Palahniuk, che vive lì dal 1980 e che ogni tanto inserisce alcune sue "cartoline", brevi aneddoti di vita vissuta nella città in questione.
Il celebre autore di Fight Club, bravo a non focalizzare troppo l'attenzione su di sè, si muove alla ricerca dei posti più caratteristici di Portland e dintorni, come la "casa autopulente", la Chiesa di Elvis o il museo dei giocattoli del Capitano Kidd, intervistando eccentriche star locali come il reverendo Chuck, possessore di una Chevrolet Bel Air abbastanza fuori dal comune, i "cacciatori di fantasmi" Bob e Renee Chamberlain, oppure Teresa Dulce, attivista per la causa delle lavoratrici del sesso, od anche solo suggerendo in quale ristorante si possano gustare le migliori focaccine al limone e lavanda.
Quello che non mi piace proprio è l'eccessivo, insopportabile autocompiacimento che si respira praticamente in ogni parola di tutte le persone interpellate, a partire dalla nota (non la conosco, ammetto l'ignoranza) autrice di Cuori sgozzati, Katherine Dunn, la quale si lascia andare a fesserie del tipo: "Qui a Portland siamo tutti profughi e fuggiaschi". Già, profughi e fuggiaschi col conto in banca abbastanza robusto se, come dice testualmente lo stesso Palahniuk, la città pullula di quelli che vengono chiamati in modo canzonatorio "Trustafarians", cioè i sedicenti hippies ed attivisti anarchici che si battono per un sacco di cause "fingendosi poveri nonostante le consistenti rendite che ricevono dai fondi fiduciari istituiti per loro dalle famiglie ricche". Perdonate la franchezza, ma se c'è una cosa che non tollero proprio è questa figura modaiola del reietto-chic. 
Corona il tutto una variegata serie delle immancabili leggende metropolitane che, come spesso capita in questi casi, ritengo siano in gran parte panzane create ad hoc, come del resto fanno pensare i parecchi "Si dice", "Si narra" e "Pare che" del narratore.
E poi, sinceramente, io sarò fatto in modo strano per carità, ma più uno si affanna cercando di shockarmi dimostrando di essere a tutti i costi "alternativo" o "estremo", più io mi annoio terribilmente. Insomma, a me questa guida non ha assolutamente fatto venir voglia di visitare Portland, che suppongo fosse il principale obiettivo per cui sia stata scritta.
Il risultato finale a mio parere è quantomai deludente e la colpa, secondo me, non è neppure da attribuirsi a Palahniuk il quale sono abbastanza convinto che si sia dedicato a quest'opera pieno di buone intenzioni, ma trovo semplicemente che l'idea non abbia funzionato.
Ma io ripeto, a volte tendo ad essere parecchio "fatto a modo mio" e non escludo che a qualcun altro invece questo lavoro possa risultare parecchio utile oltrechè gradevole. Un mio vecchio amico, tempo fa, mi disse: "I tuoi consigli sono sempre utilissimi, mi basta fare esattamente il contrario di ciò che dici!". Se sarà così anche per voi, tutto di guadagnato!

BF

Nella nostra libreria: 
Chuck Palahniuk
Portland Souvenir. Gente, luoghi e stranezze del Pacific Northwest (Fugitives & Refugees)
ed. Oscar Mondadori
180 pag.
traduzione di Matteo Colombo 








sabato 8 marzo 2014

A volte ritornano - Stephen King (1978)

"QUITTERS, INC.
Smettetela di andare in fumo!
237, 46ª Strada Est
Si riceve per appuntamento"
Biglietto da visita della Quitters, Inc.


RECENSIONE
Pubblicato per la prima volta nel 1978, A volte ritornano è la prima raccolta di racconti firmata da Stephen King. In essa sono riunite diverse storie, alcune uscite precedentemente su diverse riviste, altre totalmente inedite.
I temi toccati dai venti episodi sono molto diversi tra loro, e non per tutti il "Re del Brivido" ha fatto ricorso al soprannaturale, come ama spesso fare; perchè in realtà l'orrore e la paura possono celarsi dietro la vita di tutti i giorni, e basta una scelta sbagliata o addirittura una sfortunata casualità per ritrovarsi in un incubo.
Numerose sono state le versioni cinematografiche o televisive tratte proprio da alcuni di questi racconti, e già questo è indicativo dell'alta qualità di quest'opera; anche se a mio parere le migliori storie sono rimaste sulla carta, e trovo che sia un vero peccato, visto che per alcune sarebbe bastato un budget non esagerato.
Ad esempio Quitters, Inc., la mia preferita in assoluto, e totalmente basata sulla psicologia, e davvero con due lire ne avrebbero potuto fare un buon film. Ma lo stesso discorso varrebbe anche per Secondo turno di notte, Il cornicione, Primavera da fragole.
In generale comunque quasi tutti i capitoli sono di grande impatto e tengono il lettore col fiato sospeso, avvolgendolo di un senso d'angoscia sempre crescente come un sudario. L'unico che a mio avviso sembra un po' "rallentato" rispetto agli altri è proprio quello d'apertura, Jerusalem's Lot, anche se credo che sia stata una cosa voluta da parte di King che ha deciso di scriverlo in stile lovecraftiano.
In ogni caso, che apprezziate o meno lo stile del "Solitario di Providence", scommetto che amerete quello dello scrittore del Maine, e come è successo a me vi capiterà di rileggere più di una volta questa raccolta di alcune delle sue opere giovanili. In fondo, è difficile resistere all'invito che fa lo stesso King nella prefazione: "Parliamo, voi e io. Parliamo della paura".

BW

Nella nostra libreria:
Stephen King
A volte ritornano (Night Shift)
ed. Bompiani
381 pag.
traduzione di Hilia Brinis