BW&BF

venerdì 7 marzo 2014

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - Robert Louis Stevenson (1886)

"Non è facile a descriversi. C'è qualcosa di non chiaro nel suo aspetto; qualcosa di sgradevole, anzi di veramente detestabile. Non avevo mai visto un uomo che mi ripugnasse tanto, e non so la ragione."
Il signor Enfield

TRAMA
Mentre sta rincasando, nelle prime ore di un mattino d'inverno, il signor Enfield si imbatte in un uomo dall'aspetto turpe, rozzo e volgare che, dopo aver fatto cadere una bambina per terra, anzichè scusarsi ed aiutarla, la calpesta e se ne va come se nulla fosse.
Egli insegue pertanto il losco figuro e, una volta raggiunto, riesce a trascinarlo per la collottola dinanzi ai famigliari della fanciulla i quali, in virtù del fatto che ella non sia ferita ma solo spaventata, decidono di non denunciarlo, limitandosi a chiedere un risarcimento di cento sterline.
Così, questo individuo dall'aria molto poco raccomandabile si infila in uno scantinato poco lontano e riemerge con un assegno corrispondente alla cifra esatta e firmato da un uomo molto conosciuto e stimato in tutta Londra.
Enfield fa notare che l'assegno potrebbe essere benissimo un falso in quanto è perlomeno bizzarro che un personaggio del genere possa entrare in una cantina alle quattro del mattino e risalirne con un assegno di quella cifra perdipiù firmato da un'altra persona ed invece, con grande sorpresa di tutti, l'assegno risulta buono. 
Tutto questo viene raccontato da Enfield al cugino, l'avvocato Utterson, nel corso di una passeggiata attraverso il quartiere di mercanti in cui, qualche tempo prima, si è svolta la vicenda. Utterson chiede quindi ad Enfield se sia a conoscenza del nome di quell'uomo tanto brutale quanto misterioso e il cugino risponde che egli disse di chiamarsi Hyde.
Questo fa preoccupare oltremodo l'avvocato a causa di un episodio avvenuto recentemente. Il dottor Henry Jekyll, uno dei suoi più noti e rispettati clienti, gli ha fatto pervenire un testamento olografo nel quale si afferma che, in caso di morte o di inspiegata assenza per di più di tre mesi da parte del dottor Jekyll, tutto il suo patrimonio debba passare all' "amico e benefattore Edward Hyde".
Incuriosito e turbato quindi l'avvocato si reca presso l'abitazione di una vecchia conoscenza di Jekyll, il dottor Lanyon, il quale gli rivela che negli ultimi tempi questi era solito comportarsi in modo strano ed insolito e di come ultimamente non l'abbia più visto in giro. Utterson decide perciò di mettersi sulle tracce del fantomatico signor Edward Hyde, mentre un dubbio atroce e terribile inizia a farsi largo nella sua mente.

RECENSIONE
Grande classico della letteratura fantastica, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde costituisce anche, a detta di molti, il massimo capolavoro del celeberrimo scrittore scozzese. Stevenson infatti, trattando il tema dello sdoppiamento della personalità, riesce a combinare sapientemente diversi elementi propri del giallo, del poliziesco e della narrativa gotica realizzando un racconto che presenta una trama avvincente e piena di suspense.
Opera che non ha certo bisogno di presentazioni, ebbe un impatto devastante sul pubblico dell'epoca, essendo un libro che tratta argomenti assai oscuri che turbarono non poco la buona società britannica di allora, immersa nei fasti dell'età vittoriana.
Pensate solo che, quando circa due anni dopo la sua pubblicazione, Londra fu sconvolta dai terribili omicidi attribuiti al famigerato "Jack lo Squartatore", furono in molti, funzionari di polizia compresi, ad ipotizzare che l'assassino potesse essere un medico che compiva i delitti sotto l'influsso della propria personalità malefica quando questa prendeva il sopravvento.
Numerosissime e disparate infine, le trasposizioni sotto forma di film, cartoni animati, opere teatrali o fumetti che il romanzo ha ispirato. Se proprio devo fare una menzione tra tutte, amo spesso citare la divertentissima parodia del 1963 con protagonista Jerry Lewis dal titolo Le folli notti del dottor Jerryll.
Concludo questa breve recensione riportando le parole dello scrittore di noir Alessandro Perissinotto che ritengo assolutamente azzeccate e con le quali non potrei essere più d'accordo:

"Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde dovrebbe essere il romanzo feticcio di tutti quelli che, come me, scrivono noir e polizieschi; dovrebbe esserlo non solo perchè Stevenson sa creare nel lettore una tensione spasmodica, ma soprattutto perchè ci mostra quale maledetta trappola sia l'idea di separare il bene dal male: una trappola nella quale noi giallisti cadiamo troppo spesso."

Sottoscrivendo in toto questa affermazione, direi che non c'è davvero bisogno di aggiungere nient'altro.


BF

Nella nostra libreria: 
Robert Louis Stevenson
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
ed. BUR Rizzoli
105 pag.
traduzione di Oreste Del Buono


 

giovedì 6 marzo 2014

Il gatto in noi - William S. Burroughs (1986)

"In questi anni sono diventato un devoto amante del gatto, e ora a questa creatura riconosco senz'altro l'essenza di spirito felino, di piccolo dio del focolare."
William S. Burroughs

RECENSIONE
Pur essendo considerato un racconto, quest'opera di Burroughs non ha trama, perché praticamente è una raccolta di riflessioni, considerazioni e aneddoti narrati dall'autore riguardo i gatti: non solo i suoi, ma in generale tutti i felini domestici del mondo.
Premetto che non solo non avevo mai letto nulla dell'autore americano prima d'ora, ma nemmeno sapevo chi fosse, e forse questo può aver influito molto sul mio giudizio riguardo questo libro. Non avevo infatti né pregiudizi né aspettative, se non quelle dettate dal titolo (che principalmente è stato il motivo dell'acquisto). Come già saprete infatti sono una gattofila, e un libro dedicato ai miei adorati animaletti non poteva che attirare la mia attenzione.
Non avendo appunto preconcetti riguardo questo libro, ho avuto il piacere di apprezzarlo per ciò che è, e non per ciò che mi aspettavo dall'autore. E non ho usato il termine "piacere" a caso: ovviamente non sarà così per tutti, ma solo per gli appassionati di gatti, ma quest'opera fa davvero sorridere, perché non vi è nessunissima differenza tra un gatto americano degli anni '80 e uno italiano di oggi; entrambi hanno gli stessi comportamenti, spesso buffi, e lo stesso accade per i loro padroni.
Quando infatti Burroughs racconta di aver sognato uno dei suoi gatti, scomparso da qualche giorno, beh, vi assicuro che una qualche lacrima è scesa. Proprio l'anno scorso una dei miei tre gatti, la più piccolina, era scomparsa. La notte sognai che era morta, e purtroppo il mattino dopo la trovai, investita da una macchina.
Il gatto in noi è quindi un libro che gioca molto sulle sensazioni e sulle emozioni, e per questo forse lo consiglerei solamente a chi ha una passione forte per i felini domestici; in caso contrario temo che risulterebbe noioso.

BW

Nella nostra libreria: 
William S. Burroughs
Il gatto in noi (The Cat Inside)
ed. Adelphi
107 pag.
traduzione di Giuseppe Bernardi

 

mercoledì 5 marzo 2014

Tempo fuor di sesto - Philip K. Dick (1959)

"<<Aspetta un momento. Mai sentito parlare di una certa Marilyn Monroe?>>
<<Che storia è questa?>> disse Black scandendo le parole
<<Sì o no?>>
<<Certo che sì!>> rispose Black
<<É un bugiardo>> disse Vic. <<Pensa che sia uno scherzo e non vuole abboccare.>>
<<Dacci una risposta sincera>> insistè Ragle. <<Non è uno scherzo.>>
<<Certo che ne ho sentito parlare>> dichiarò Black
<<E chi è?>>
Vic, Ragle e Black

TRAMA
Ragle Gumm vive in un'anonima e tranquilla cittadina di provincia americana degli anni Cinquanta, e da tempo abita in casa della sorella Margo e del cognato Vic, che gestisce un supermercato. Ragle non lavora ma contribuisce al bilancio famigliare in un modo piuttosto insolito: egli infatti da anni, ogni giorno, partecipa ad un gioco enigmistico pubblicato sul quotidiano Gazette dal titolo Dove sarà l'omino verde? ed incredibilmente, per mezzo di un complicato sistema di grafici che studia di continuo, riesce sempre a fornire la risposta esatta, vincendo così delle belle somme di denaro. Nel frattempo, trova anche modo di flirtare con Junie, la graziosa e svampita moglie del loro vicino di casa Bill Black.
Ragle però non si sente realizzato dal momento che non si è sposato e non ha un impiego vero e proprio, e tutto questo lo fa sentire terribilmente in colpa.
Poi accade che un giorno Sammy, il figlio di dieci anni di Vic e Margo, mentre come suo solito si sta divertendo con una piccola radio rudimentale costruita da lui, capti casualmente degli strani dialoghi e, convinto che si tratti degli extraterrestri, li fa ascoltare allo zio.
Ed è a questo punto che il mondo di Ragle Gumm inizia progressivamente a sfaldarsi sentendosi, giorno dopo giorno, sempre più fuori posto e con la crescente convinzione che qualcuno l'abbia ingannato.

RECENSIONE
Vi è mai capitato di aver avuto la sensazione che nella vostra vita ci siano dei particolari che non tornino o avete mai avuto la netta percezione, mentre state facendo una determinata cosa, di averla già fatta in passato in circostanze e contesti simili, anche se non riuscite proprio a ricordare quando?
Come molti senz'altro sapranno, si tratta di un fenomeno psichico noto come déjà vu, ed è un'esperienza che viene vissuta da moltissime persone. Oppure, in alternativa, potrebbe trattarsi di tutto quello che Dick ipotizza in questo romanzo...
Tempo fuor di sesto, già tradotto in passato con titoli come: Il tempo si è spezzato, L'uomo dei giochi a premio e Tempo fuori luogo, è un libro che parla innanzitutto di questo: ovvero della distruzione della realtà così come la conosciamo e così come viene accettata, e il conseguente senso di straniamento dovuto a questa manipolazione.
Il libro, neanche a dirlo , mi ha colpito profondamente soprattutto a causa di come è stato scritto. Va detto infatti, che Tempo fuor di sesto è stato pubblicato nel 1959, ma la sua stesura risale a qualche anno prima eppure già allora, Dick immaginava il suo tempo, gli anni Cinquanta, come l'epoca ideale nella quale vivere, e che l'uomo del futuro (come in effetti ha fatto, si pensi solo ad Happy Days o a tutta la successiva filmografia ambientata in quegli anni) avrebbe spesso guardato ad essa come ad una vera e propria "epoca d'oro", rimpiangendola regolarmente.
Eppure non è che nel 1959 la situazione in America fosse poi così spensierata, anzi. Basti pensare al fatto che si viveva costantemente sotto l'incubo di un attacco da parte dell'Unione Sovietica, il nemico per eccellenza, con la ferma consapevolezza che da tutto ciò sarebbe scaturito un conflitto nucleare, il quale avrebbe avuto con ogni probabilità effetti catastrofici.
Un altro elemento che contraddistingue questo bellissimo libro è la sua incredibile capacità di far immedesimare il lettore con il protagonista (almeno per me è stato così), il quale ad un certo punto non riesce veramente più a capire se, per dirla con Marzullo, la sua vita sia solo un sogno oppure no, così come non riesce a spiegare il suo sentirsi sempre più spesso "fuori fase". Dick era un genio, aggettivo che trovo venga usato novantanove volte su cento a sproposito, ma in questo caso non saprei davvero in che altro modo definire un autore capace di creare opere simili. 
"Il tempo è fuor di sesto!", dichiara preoccupato Amleto in una famosa scena dell'omonima tragedia Shakespeariana e, così come il tormentato principe di Danimarca, anche il povero Ragle Gumm si trova nella ben poco invidiabile condizione di chi si rende ben conto di dover rimettere a posto le cose, non sapendo però nemmeno da dove cominciare.
Se siete anche voi convinti che la realtà vada guardata sotto differenti punti di vista oppure, senza d'altro canto partire per la tangente complottista (che non sopporto), pensate che quello che ci viene detto rappresenti solo una piccolissima parte di tutto ciò accade realmente, penso proprio che dovreste leggere questo libro.
La nostalgia, l'amore per il passato e per un tempo che non tornerà più sono tutte cose belle, ma costituiscono una lama a doppio taglio perchè potrebbero anche renderti prigioniero dei ricordi, senza permetterti di apprezzare al meglio quello che di buono, poco a dir il vero, offre l'attualità.
Io l'ho capito perchè me l'ha detto Philip K. Dick, e me l'ha detto tramite un romanzo che è stato dato alle stampe lo stesso anno in cui moriva Buddy Holly. 
Poi c'è ancora chi dice che i libri non comunicano niente...


BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Tempo fuor di sesto (Time Out of Joint)
ed. Fanucci Editore
209 pag.
traduzione di Anna Martini




martedì 4 marzo 2014

Cipì - Mario Lodi e i suoi ragazzi (1961)

Domenica 2 marzo si è spento all'età di 92 anni Mario Lodi. Forse non tutti sanno chi sia, ma per me, come per tanti altri che sono stati bambini quando lo ero io vuol dire Cipì, vuol dire Bandiera, vuol dire quei libri che ci facevano leggere a scuola, o che ci leggevano direttamente le maestre se ancora non sapevamo leggere.
Oggi si terranno i funerali, e vista la grande importanza che hanno avuto i suoi libri nella mia infanzia non potevo non rendergli omaggio.
 
 "Ecco, lo chiameremo Cipì!"
Mamì

TRAMA
Cipì è la storia di un passerotto, chiamato appunto Cipì, e degli altri passerotti che vivono vicini a lui: la mamma Mamì, la compagna Passerì, Beccodolce, Piumaleggera, Chiccolaggiù, Cippicippi e tutti gli altri.
Gli uccellini affrontano diverse avventure e lotteranno per la propria sopravvivenza, perché, si sa, il mondo è pieno di insidie, e la vita di un piccolo passerotto è dura ed estremamente effimera.

RECENSIONE
Cipì non è un libro scritto da Mario Lodi: è una storia che nasce dall'osservazione della vita al di là del vetro della loro aula da parte degli alunni del pedagogista e scrittore cremonese. E così hanno preso vita non solo gli uccellini protagonisti della fiaba, ma anche il fiore Margherì, il sole, le nuvole, il vento e le stagioni.
La grandezza di Lodi sta anche in questo: non si è limitato a svolgere il suo mestiere di maestro elementare, insegnando "le cose" ai bambini, ma gliele ha mostrate lasciando che fossero loro stessi ad imparare "come funzionano" la Natura e la Vita.
Cipì è una bellissima storia per bambini, ma ciò non significa affatto che sia un libro semplice e zuccheroso: al contrario, alcuni dei suoi capitoli sono davvero crudeli, come crudele può essere la vita reale. Nel 1961 i bambini erano consapevoli che questa fosse la realtà, e avevano ritenuto del tutto naturale includere questo aspetto anche nella fiaba scritta da loro.
Da piccola avrò letto decine di volte questo libro, ma anche adesso che l'ho fatto nuovamente per rinfrescare la memoria non posso proprio non amare questo libro.
Se anche voi fate parte di quei fortunati che da bambini avevano letto Cipì vi consiglio di rifarlo; se invece non lo conoscete, è comunque una lettura estremamente piacevole. Se avete dei figli o dei nipoti, approfittatene per condividere con loro questa fiaba senza tempo. Di sicuro i bimbi vi ringrazieranno, a partire da quello che è in voi.

BW

Nella nostra libreria:
Mario Lodi e i suoi ragazzi
Cipì
ed. Einaudi scuola
110 pag.

  

lunedì 3 marzo 2014

Nero. - Tiziano Sclavi (1991)

"Nella notte... fredda e scura...
chi ha paura? chi ha paura?
Ha paura... l'assassino 
d'incontare il suo... destino"
Federico Zardo?


RECENSIONE
Tiziano Sclavi è universalmente conosciuto presso il grande pubblico principalmente per essere il padre di Dylan Dog, vale a dire uno dei fumetti italiani più venduti di tutti i tempi e che con le sue atmosfere tipicamente horror (ma non solo) continua a vantare tuttora un vastissimo seguito di appassionati.
All'epoca in cui da giovane lettore del fumetto in questione comprai questo libro non erano invece in molti a sapere che Sclavi era anche un talentuoso scrittore di romanzi.
Scritto inizialmente nel lontano 1984, "Nero." doveva essere nell'idea originaria dell'autore, una semplice sceneggiatura per un fumetto che però non vide mai la luce. E difatti, questo è essenzialmente: uno script che, con uno stile che unisce thriller e noir, descrive un macabro girotondo nel quale una male assortita coppia di amanti, insicuro e nevrotico lui, apparentemente svanita (in realtà cinica e decisa) lei, si danno da fare per cercare di seppellire una valigia contenente un cadavere che, incredibilmente, continua a sparire.
Nella storia, che si svolge in una Milano particolarmente tetra e dark, ad un certo punto entrano, tra gli altri, anche un sordido investigatore privato che ricatta l'uomo (che forse si chiama Zardo) e persino un boss della malavita.
Direi che la caratteristica peculiare del romanzo, oltrechè un tema da sempre caro a Sclavi, è il continuo ribaltamento di ruoli e personaggi che arriva volutamente a confondere il lettore e a fargli perdere ogni tipo di punto di riferimento riguardo a chi possa essere il vero protagonista del racconto.
Ricordo che acquistai il libro molto incuriosito dalla grande campagna promozionale che venne fatta all'epoca su Dylan Dog e su altri albi della Bonelli, ma che lo comprai praticamente a scatola chiusa, non sapendo bene cosa aspettarmi. Invece Nero. mi piacque, e molto, soprattutto perchè mi dava la possibilità di ritrovare lo Sclavi che amavo di più: quello più legato allo splatter, alla paura che si serve anche di elementi appartenenti al mondo dell'infanzia (non a caso l'autore lombardo ha realizzato nella sua lunga carriera, anche diversi racconti per bambini), al grottesco, ed il tutto condito dalla sua tipica vena ironico-surreale. Scritto con una tecnica a dir poco scarna ed essenziale, rappresenta perfettamente per me il sunto di tutto ciò che deve essere un buon giallo: ovvero tensione, coinvolgimento e la presenza costante di un forte senso di angoscia.
Forse l'unica cosa che non mi ha mai convinto e che mi ha sempre lasciato un po' deluso, sono le ultime pagine. Non tanto per il finale che, in effetti non è un vero finale, ma per alcune situazioni un po' avulse dal contesto che non aggiungono nulla alla trama, anzi la complicano ulteriormente.
E Nero. è già di suo abbastanza complesso e contorto.
In appendice poi, una piccola chicca. Un breve racconto intitolato Film, che il fumettista scrisse giovanissimo facendogli anche vincere il Premio Scanno, e che rappresenta un interessante tentativo, forse non completamente riuscito, di fondere l'horror con il surreale e strutturato secondo una rapida sequenza di immagini, proprio come una serie di istantanee. Già allora, però, era possibile notare la presenza di alcuni elementi, come la ripetività sistematica di certi eventi o il suo peculiare umorismo black, che in futuro contribuiranno a fare le fortune di Dylan Dog.
Sebbene non sia il più accessibile e facile dei racconti, io comunque direi a tutti di provare a fare un tentativo con questo breve romanzo soprattutto a tutti coloro (e credo siano rimasti veramente pochi) non abbiano mai avuto occasione di sfogliare gli albi del celebre "Indagatore dell'incubo", anche perchè sono piuttosto convinto del fatto che i suoi fan più sfegatati già lo custodiscano gelosamente nelle proprie librerie.

BF


Nella nostra libreria:
Tiziano Sclavi
Nero.
ed. Camunia
140 pag. (Nero.) + 78 pag. (Film)






 

domenica 2 marzo 2014

La perla - John Steinbeck (1947)

"La fortuna porta brutti amici, vedete?"
Anonimo, probabilmente un vicino di casa di Kino e Juana

TRAMA
La storia inizia una mattina come tante altre, all'alba, quando Kino Tomás, un povero ma felice pescatore indio, si sveglia come sempre insieme alla moglie (anzi, alla compagna) Juana. I due stanno svolgendo con calma e serenità le loro faccende quotidiane quando il loro bambino, Coyotito, viene improvvisamente punto da uno scorpione.
Disperati, i due prestano le prime rudimentali cure al piccolo, poi corrono, scortati da numerosi vicini che partecipano silenziosamente al loro dolore, dal dottore. Ma sono poveri, non hanno che alcune perline da potergli dare, e così il medico non li riceve neppure, fingendo di essere fuori casa.
La coppia allora si reca subito in mare, dove Kino cerca di pescare qualche perla per poter curare il bambino. Il pescatore si tuffa e sceglie con cura alcune ostriche, e tra esse ce n'è una che davvero contiene una perla. Anzi, LA perla, talmente grossa da essere subito chiamata La Perla del Mondo. Nello stesso momento, fortunatamente, Coyotito sembra migliorare decisamente, come se Juana fosse riuscita a succhiargli via in tempo tutto il veleno.
Kino comincia subito a fantasticare sulle meraviglie che potrebbe permettere loro la vendita della perla: potrebbe finalmente sposare Juana in chiesa, far battezzare il figlio e addirittura permettersi di mandarlo a scuola per imparare a leggere!
Ma un tesoro come quello suscita sentimenti malvagi negli uomini, e ben presto quella che sembrava una grossa fortuna rischia di tramutarsi in disgrazia.

RECENSIONE
Dodici anni dopo Pian della Tortilla, Steinbeck ci ripropone un romanzo che, almeno a me, all'inizio ricorda molto le sue atmosfere ed i suoi personaggi. Ma immediatamente accade l'imprevisto che scuote il lettore e gli fa capire che in realtà la povertà e l'etnia dei protagonisti sono le uniche cose che accomunano i due libri: se nel primo infatti si era spinti a ridere o almeno a sorridere grazie ad un susseguirsi di vicende esilaranti, al contrario La perla è un libro drammatico, nel vero senso della parola, dall'inizio alla fine, e diverse volte si rimane col fiato sospeso, come nel migliore dei thriller.
A mio avviso tutto ciò dimostra ancora di più quanto sia geniale Steinbeck: non è facile infatti creare due capolavori così diametralmente opposti tra loro partendo da una base comune.
Una perla è un oggetto apparentemente semplice e piccolo, ma è in realtà preziosissimo. Allo stesso modo, questo romanzo è semplice (semplici sono i suoi protagonisti, semplice e lineare è la sua trama) e piccolo (sia come durata temporale, appena tre-quattro giorni, sia come numero di pagine, tanto da poter essere letto in appena un'ora), ma si è rivelato un vero e proprio gioiello da custodire con cura. Come la perla è composta da tanti strati che avvolgono un'impurità che ferisce la carne dell'ostrica, anche le pagine del libro contengono una storia che ferisce l'animo del lettore, che non può che seguire impotente i fatti, partecipando al dolore ed alle paure di Kino.
Un romanzo assolutamente da non perdere, che non potrete fare a meno di leggere tutto in un fiato, come se foste in apnea a pescare perle.

BW

Nella nostra libreria:
John Steinbeck
La perla (The pearl)
ed. Tascabili Bompiani
100 pag.
traduzione di Bruno Maffi

   

sabato 1 marzo 2014

I delitti della Rue Morgue - Edgar Allan Poe (1841)

"La verità non è sempre in fondo ad un pozzo, anzi, per quanto riguarda le nozioni più importanti, credo che essa stia sempre alla superficie. Noi cerchiamo la verità nel profondo delle valli e non sulle cime delle montagne, dove essa si trova."
Auguste Dupin


TRAMA
Dopo un breve preambolo nel quale il narratore ci spiega la differenza tra analisi e calcolo, prendendo come esempio rispettivamente il gioco degli scacchi e quello della dama, egli inizia a raccontare del suo incontro con Auguste Dupin, uomo colto e dotato di un'intelligenza brillante, all'interno di una libreria di Rue Montmartre, a Parigi.
Siccome Dupin versa in una situazione economica piuttosto precaria, i due decidono quindi di dividere le spese dell'alloggio andando così ad abitare nello stesso appartamento. I due uomini vanno fin da subito molto d'accordo e scoprono di avere molte passioni in comune, prima fra tutte quella della lettura, ed inoltre iniziano a frequentare gli svariati ritrovi notturni che la capitale francese offre.
Un giorno, mentre stanno leggendo il giornale, accade che un articolo desta improvvisamente il loro interesse. 
Il trafiletto riporta di un misterioso omicidio avvenuto la sera precedente nel quale due donne, madre e figlia, sono state letteralmente massacrate nel loro appartamento, dentro una stanza chiusa a chiave dall'interno.
I vicini accorsi in aiuto in seguito alle terribili urla delle due poverette, riportano testimonianze abbastanza confuse e discordanti. Infatti, mentre cercavano di forzare la serratura per soccorrere le vittime, essi affermano di aver sentito provenire dall'interno della stanza due voci ben distinte: la prima era senza dubbio quella di un francese, mentre sulla seconda ognuno ha una teoria diversa; chi afferma convinto di aver sentito l'assassino parlare in spagnolo, chi in inglese, chi in italiano, chi in russo.
Preso atto che la polizia non riesce a venire a capo dell'enigma, Auguste Dupin (in virtù anche dell'amicizia che lo lega al prefetto) chiede ed ottiene il permesso di poter esaminare di persona la scena del duplice delitto.
Il narratore dunque si offre di accompagnare l'amico che, dopo un accurato sopralluogo e grazie alle sue straordinarie capacità di deduzione, riesce a svelare il primo di una lunga serie di colpi di scena.

RECENSIONE
Considerato all'unanimità il primo racconto poliziesco della storia, I delitti della Rue Morgue è anche il romanzo che segna il debutto del personaggio più influente di tutti in ambito di detective fiction: quell'Auguste Dupin che ispirò, tra gli altri, la creazione dei ben più famosi Sherlock Holmes e Hercule Poirot.
Capostipite di un genere assolutamente nuovo ed originale per l'epoca, questo racconto è il primo nel quale il mistero, sotto forma di un crimine efferato, viene risolto attraverso una serie di acute deduzioni e nel quale le eventuali soluzioni prese in esame, per quanto plausibili, vengono scartate ad una ad una, fino a che non rimane l'unica e la sola possibile: la più incredibile di tutte.
Vero progenitore di tutti gli innumerevoli "enigmi della camera chiusa" che seguiranno negli anni, I delitti della Rue Morgue rende quantomai evidente, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il formidabile genio creativo di Edgar Allan Poe, che qui anticipa i tempi e costruisce uno schema narrativo basato su una serie di avvenimenti a prima vista del tutto assurdi ma che, sistemati pazientemente nel corretto ordine, come le varie tessere di un mosaico, forniscono la sbalorditiva  soluzione.
Un'altra di quelle pietre miliari che, personalmente, reputo assolutamente necessarie ed imprescindibili in qualunque libreria. Fantastico e mirabolante, con il giusto pizzico di suspense, I delitti della Rue Morgue costituisce senza alcun tipo di dubbio, la madre di tutti i misteri. 
Ed anche di tutti i mystery, se è per quello.

BF


Nella nostra libreria:
Edgar Allan Poe
Dalla raccolta "Edgar Allan Poe - Tutti i racconti"
I delitti della Rue Morgue (The Murders in the Rue Morgue)
ed. Rusconi
24 di 631 pag.
traduzione di Carla Apollonio