BW&BF

sabato 1 febbraio 2014

Storie di ordinaria follia - Charles Bukowski (1972)

"Il mondo è pieno di stronzi letterari imbalsamati, che non fanno altro che parlare di quella volta che incontrarono Ezra Pound a Spoleto, Edmund Wilson a Boston, Dalì in mutande o Lowell in giardino. Avvolti in accappatoi, a sparar coglionerie. E ora tocca sorbirteli a te."
Henry Charles Bukowski, da 'Pazzia notturna per le strade'
 
RECENSIONE
Bisogna esser coraggiosi per leggere Bukowski, bisogna essere capaci di mettersi in discussione. 
Ci vuole una buona dose di disincanto, perchè Bukowski è capace in una sola pagina di minare tutte le piccole sicurezze che uno si è creato nel corso degli anni. Lui per primo, Bukowski, di certezze non ne ha più, sempre ammesso che le abbia avute, e lo dice senza problemi.
Occorre anche una certa ironia (ed autoironia), o altrimenti una persona che è abituata a prendere tutto troppo sul serio è altamente improbabile che riesca ad arrivare in fondo a questa incredibile, grottesca, geniale antologia di racconti. Si tratta infatti di una delle cose più disperate ed, al tempo stesso, divertenti che si possano leggere.
Quarantadue racconti semplicementi pazzeschi, quarantadue autentiche Storie di ordinaria follia; credo che anche pensandoci per dieci anni di fila non si sarebbe potuto trovare un titolo più azzeccato ed esplicativo di questo.
La vita in un casino del Texas, Sei pollici, La macchina da fottere, Nascita, vita e morte di un giornale underground, Fica a stufo, Un matrimonio di rito Zen, In galera col nemico pubblico N.1, Altra storia di cavalli, Una calibro 9 per pagare l'affitto, Il mio soggiorno al villino del poeta: sono solo alcuni degli episodi migliori di questa raccolta, ma vi garantisco che non sono certo gli unici.
Racconti che parlano di cavalli, alcool, sconfitte, miseria e sesso, tanto sesso. Le solite cose, insomma. Tutto quanto in modo estremamente semplice, diretto e senza alcun tipo di filtro.
Forse adorerete queste storie, o forse ne rimarrete profondamente disgustati, ma una cosa è certa: nessuno scrittore sa suscitare tanta ammirazione o repulsione come fa lui. É praticamente impossibile rimanere neutrali davanti a Bukowski. Sei di fatto obbligato a schierarti. Magari sarà anche un luogo comune trito e ritrito e ampiamente utilizzato per migliaia di autori, ma in questo caso, vi assicuro, è davvero così.
Recensione questa, sulla quale c'è poco da dire, e quel poco che ho detto rischia di essere superfluo... pertanto il migliore consiglio che io possa dare a chi non ha mai letto questo libro è di farlo al più presto: o vi si aprirà un mondo o vi terrete per sempre alla larga da letture di questo genere. Mal che vada, in qualunque modo la pensiate alla fine ne sarà valsa la pena.

BF


Nella nostra libreria:
Charles Bukowski
Storie di ordinaria follia. Erezioni Eiaculazioni Esibizioni (Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness)
ed. Universale Economica Feltrinelli
340 pag.
traduzione di Pier Francesco Paolini






 





venerdì 31 gennaio 2014

Requiem - Antonio Tabucchi (1991)

"Questo giorno ti aspetta e tu non puoi sfuggirgli, non puoi sfuggire al tuo destino, sarà un giorno di tribolazione ma anche di purificazione, forse poi sarai in pace con te stesso, figliolo, perlomeno è quel che ti auguro."
La Vecchia Zingara

TRAMA
Una domenica di luglio, in una Lisbona soffocata dalla canicola, un uomo si trova ad incontrare diversi personaggi, molti in sogno, altri forse reali. Le dodici ore in cui si svolge la storia durano in realtà una vita intera, o più, perchè essa è fatta di ricordi e di allucinazioni.
Un enorme, fortissimo omaggio al Portogallo e alla sua cultura scritto da un autore italiano proprio in portoghese, per enfatizzare il suo amore per questo Paese.

RECENSIONE
Se Sostiene Pereira mi era parso un libro "strano" (non in senso negativo!), Requiem (giustamente sottotitolato "Un'allucinazione") lo è in maniera ancora più estrema.
Già il fatto che si tratti di un romanzo scritto in una lingua che non è quella madre dell'autore, poichè "una storia come questa avrebbe potuto essere scritta solo in portoghese, e basta", fa capire quanto esso non si limiti a ciò che viene scritto, ma a molto di più. Anche ciò che viene sottinteso, e che magari nemmeno viene colto dal semplice lettore, è ricco di significato, perchè sono convinta che davvero si tratti dei ricordi di Tabucchi, o dei suoi sogni.
Requiem, insomma, è un libro da leggere, da vivere, non da spiegare.
Voglio solo lanciarvi una piccola sfida (e non barate, mi raccomando!): riuscite a capire chi è l'ultimo ddei personaggi incontrati dal narratore, colui che viene chiamato "Il mio Convitato"? Io lo ammetto: nella mia profonda ignoranza non ci ero arrivata.

BW

Nella nostra libreria:
Antonio Tabucchi
Requiem. Un'allucinazione (REQUIEM uma alucinação)
ed. Universale Economica Feltrinelli
139 pag.
traduzione di Sergio Vecchio

giovedì 30 gennaio 2014

Il segno dei quattro - Arthur Conan Doyle (1890)

"È estremamente importante non permettere che il nostro giudizio sia influenzato da sentimenti personali. [...] L'emotività è nemica del raziocinio. Le assicuro che la donna più affascinante che io abbia mai conosciuto fu impiccata per aver avvelenato tre bambini allo scopo di incassarne l'assicurazione..."
Sherlock Holmes


TRAMA 
Tutto inizia con miss Mary Morstan, giovane e graziosa fanciulla, che si presenta nello studio di Baker Street per sottoporre il proprio caso a Sherlock Holmes ed al fido dottor Watson.
Circa dieci anni prima il padre di Mary, ufficiale di lungo corso di stanza in India, riceve con sua grande gioia un congedo di un anno e può così tornare in madrepatria per riabbracciare nuovamente la figlia ma, una volta giunto a Londra, questi scompare misteriosamente senza lasciare traccia.
Quattro anni dopo, appare sul Times una strana inserzione nella quale si invita miss Morstan a farsi viva; la ragazza ubbidisce pubblicando sulla colonna degli annunci il proprio indirizzo e lo stesso giorno riceve per posta una scatolina contente una perla di grande valore. E così avviene per i successivi sei anni, il tutto in forma rigorosamente anonima.
Tutto questo fino a quella mattina, quando riceve un messaggio in cui il mittente le domanda di poterla incontrare la sera stessa, affermando che è stata vittima di una grave ingiustizia e si raccomanda di non avvertire la polizia.
La ragazza chiede quindi ai due di accompagnarla all'appuntamento. Arrivati dunque nel luogo prestabilito incontrano Thaddeus, uno dei due figli del defunto maggiore John Sholto, compagno d'armi del padre di Mary in India, che racconta loro la misteriosa storia di un favoloso tesoro che i due amici avrebbero trovato in India, ma del quale non fece in tempo a parlare. Thaddeus chiarisce anche il mistero sulla scomparsa di Morstan e riferisce che John appariva molto spaventato negli ultimi anni di vita a causa di una strana lettera che aveva ricevuto e che veniva colto da un'inspiegabile inquietudine ogni volta che incrociava qualcuno con una gamba di legno. Forse ci sarebbe anche altro da dire, ma il giorno seguente Taddeus Sholto viene rinvenuto cadavere nella sua stanza, completamente messa a soqquadro, e dove sul pavimento è presente un foglio con una scritta enigmatica: Il segno dei quattro.

RECENSIONE
Seconda avventura dell'investigatore per eccellenza, il romanzo si apre con uno shock che potrebbe anche turbare le anime più candide e tutti coloro che conoscono in modo superficiale la figura di Sherlock Holmes,  magari attraverso qualche sciocco stereotipo sulla falsariga di "Elementare, Watson!" (che in realtà è un clamoroso falso storico).
Dovete sapere (sempre ammesso che non lo sappiate già) che il signor Holmes, quell'elegante ed impeccabile gentleman, sì proprio lui, quel raffinato e colto signore dai modi distinti, si droga come un cavallo.
Quando egli è in preda alla noia dovuta alla mancanza di casi particolarmente stimolanti infatti, per far fronte alla depressione e per cercare di tenere la mente sempre sveglia, si inietta regolarmente dosi di cocaina e morfina, ed a nulla servono le proteste del dottor Watson che, in quanto medico, si preoccupa giustamente della salute dell'amico tanto da tenerlo sotto controllo costante.
Questo solo per dire che uno dei personaggi letterari più famosi di tutti i tempi se guardiamo bene è presente nell'immaginario della maggioranza delle persone esclusivamente per come è stato dipinto in tutti questi anni: ovvero un personaggio sì brillante, ma anche snob, antipatico e saccente, che si limita a fare deduzioni mentre con una lente d'ingrandimento è impegnato ad osservare un antico mobile, in una ricca casa di campagna inglese, alla ricerca di chissà cosa.
Forse non tutti sanno invece che mr. Holmes non è certo uno che se ne sta lì a fare unicamente un lavoro d'intelletto, anzi fondamentalmente egli è un uomo d'azione.
Non sono rari i casi in cui egli conduce le indagini in prima linea, ricorrendo a particolarissimi travestimenti grazie al quale si infiltra senza destare sospetti nei quartieri più degradati. Oppure che egli si avvale dei preziosi servigi di un gruppo di ragazzini dei bassifondi che, in cambio di qualche soldo, gli riferiscono tempestivamente cosa avviene e cosa si dice negli ambienti della malavita londinese.
Come se non bastasse poi, egli è anche un buon pugile, un abile schermidore e, uno dei pochi europei della sua epoca, anche un conoscitore di arti marziali. Quindi si può ben capire come la sua figura sia stata totalmente stravolta ed edulcorata nel corso degli anni.
Dopo questa lunga, ma necessaria premessa, veniamo al libro. Il segno dei quattro è considerato da molti come il racconto migliore di Conan Doyle che ha per protagonista il suo personaggio più noto, ed è una fama ampiamente meritata.
Questo è il racconto che più contribuì a dare celebrità all'autore e che scatenò all'epoca una vera e propria Holmes mania, soprattutto in Gran Bretagna e negli USA, dal momento che il precedente Uno studio in rosso era stato inspiegabilmente ignorato dai più.
Il segno dei quattro inoltre è un romanzo fondamentale, anche ma non solo per i motivi elencati prima, per chi vuole entrare davvero in contatto con l'universo del celebre investigatore e del suo fedele aiutante e che non si accontenta delle discutibili trasposizioni cinematografiche o di fiction del momento. Chiaramente ognuno è liberissimo di fare come meglio crede, ma io trovo che non sarebbe male conoscere prima le opere originarie e poi eventualmente le versioni "alternative" e fantasiose, così da poter addirittura arrivare ad apprezzare in modo perverso persino le cose più assurde, come ad esempio un dr. Watson dalle fattezze di Lucy Liu od una serie di Sherlock Holmes ambientata a New York. Dopotutto, per costruire una casa è consigliabile partire dalle fondamenta.

BF

Nella nostra libreria:
Arthur Conan Doyle
Dalla raccolta "Tutto Sherlock Holmes"
Il segno dei quattro (The Sign of the Four)
ed. Newton Compton Editori
77 di 1240 pag. 
traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto




 


mercoledì 29 gennaio 2014

Fisica quantistica della vita quotidiana - Piergiorgio Paterlini (2013)

"Scusami, sono di corsa"
(Romanzo nr. 2, "A chi lo dici")

RECENSIONE
Come se parlasse di un saggio, e non di un romanzo, questo post salta a pié pari la trama e parte subito dalla recensione. Ma Fisica quantistica della vita quotidiana non è un saggio, anzi!
Come suggerisce lo stesso sottotitolo, non è un romanzo, bensì "101 microromanzi" (fidatevi, sono proprio 101: li ho contati personalmente); ed è per questo motivo che è semplicemente impossibile scriverne la trama.
I quanti a cui fa riferimento il titolo sono, secondo la scienza che da loro prende il nome, "quantità discrete ed indivisibili di una certa grandezza"; in questo caso stanno ad indicare la microscopicità dei romanzi, a volte composti da una sola frase, a volte addirittura da ancora meno (ad esempio il romanzo intitolato "Non ti è ancora passata, eh?").
L'idea del libro è carina: numerose storie apparentemente scollegate tra loro (ma non sempre: spesso un sottilissimo filo conduttore ci porta da una all'altra), meticolosamente ordinate alfabeticamente a seconda del loro titolo. Forse però l'autore ha un po' esagerato: a mio modestissimo parere avrebbe dovuto ridurre il numero di romanzi, magari evitando che alcuni di essi fossero così ridotti meno che all'osso. Anche perché la caratteristica principale che li contraddistingue e che inizialmente rende il libro molto interessante alla lunga si rivela essere invece il suo più grande difetto, quasi tedioso: l'elemento sorpresa.
I capitoli infatti, lunghi (si fa per dire) o brevi che siano hanno tutti un colpo di scena che ribalta totalmente l'idea iniziale che ci eravamo fatti della situazione, e se all'inizio la trovata stuzzica il lettore dopo un po' si sa già che nulla è ciò che appare, e si intuisce in partenza come terminerà il romanzo di turno.
Fisica quantistica della vita quotidiana è comunque un libro che definirei "carino", senza infamia e senza lode, che si legge in un'oretta e che sicuramente non fa venire il mal di testa per la troppa concentrazione.
Se però posso muovere una critica, vista la brevità del libro (non solo come numero di pagine: dubito fortemente che per scriverlo Paterlini abbia dovuto spendere anni e anni di studio e di ricerca) anche il prezzo avrebbe dovuto essere un po' più quantistico: ai tempi della crisi, anche 13 euro possono risultare eccessivi.

BW

Nella nostra libreria:
Piergiorgio Paterlini
Fisica quantistica della vita quotidiana. 101 microromanzi
ed. Einaudi
123 pag.

 

martedì 28 gennaio 2014

Dossier Odessa - Frederick Forsyth (1972)

"Ancora non l'ha capito? Allora glielo dirò io. [...] Noi tedeschi siamo un popolo molto obbediente. É la nostra più grande forza e la nostra più grande debolezza. Ci rende capaci di costruire un miracolo economico mentre gli inglesi sono in sciopero, e ci rende capaci di seguire uno come Hitler fino allo sterminio di massa."
Hans Hoffmann

TRAMA
Questa storia comincia la sera del 22 novembre 1963. Mentre in tutto il mondo si sta apprendendo con sgomento la notizia dell'assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, ad Amburgo Peter Miller, un giovane ed intraprendente reporter, assiste casualmente al suicidio di un anziano signore nel quartiere malfamato di Altona.
Grazie ad un amico poliziotto viene quindi a sapere che il vecchio si chiamava Solomon Tauber, ebreo scampato all'Olocausto, e che aveva raccolto in un diario la sua drammatica esperienza nel lager di Riga-Kaiserwald. L'amico, vice-ispettore Brandt, consegna il diario a Peter pensando in questo modo di dargli un po' di materiale per un articolo.
Il giovane giornalista, una volta a casa, legge tutto il manoscritto e rimane sconvolto dalle brutalità perpetrate nel campo di concentramento da parte del capitano delle SS Eduard Roschmann, tristemente noto come "Il macellaio di Riga".
A questo punto Miller, a dispetto del parere di tutti che gli consigliano di lasciar perdere, è deciso a ritrovare e consegnare alla giustizia Roschmann, il quale una volta finita la guerra è riuscito a scampare alla cattura fuggendo in Argentina.
Peter si reca successivamente a Vienna, dove incontra il famoso "cacciatore di nazisti" Simon Wiesenthal che gli spiega come i più famigerati gerarchi delle SS riescano ancora a nascondersi al mondo intero grazie all'ODESSA, una potente organizzazione che si occupa di proteggere gli ex criminali nazisti, fornire loro passaporti falsi e favorirne la fuga in America Latina, dove i regimi dell'epoca simpatizzano più o meno apertamente con la loro causa e sono più che lieti di collaborare.
Peter viene però a conoscenza del fatto che Roschmann si trova di nuovo in Germania, sotto falso nome, e che dirige addirittura un'industria di elettronica specializzata nella produzione di apparecchi radiofonici.
Inizia così una caccia all'uomo in tutta la Germania dove Miller, a sua volta braccato dai sicari dell'ODESSA che nel mentre sono riusciti a scoprire le sue intenzioni, cercherà in tutti i modi di rintracciare l'ex gerarca e realizzare così un reportage davvero esplosivo. Questo è quello che dice, ma forse le sue reali intenzioni potrebbero essere altre...

RECENSIONE
Scrupolosa descrizione della Germania degli anni sessanta, combattuta tra l'orgoglio per la ritrovata prosperità economica dovuta alla rapida ricostruzione e la pesantissima eredità di un triste passato che vorrebbe solo dimenticare, Dossier Odessa è il secondo romanzo dell'inglese Frederyck Forsyth, ex pilota della RAF ed ex giornalista d'assalto, dopo il clamoroso successo del bestseller Il giorno dello sciacallo.
Forsyth, uno dei più grandi scrittori di spy-story di sempre, imbastisce una trama dove personaggi di fantasia ed altri realmente esistiti danno vita ad una serie di avvenimenti che non mancheranno di appassionare il lettore. 
Scritto con la collaborazione di chi visse quei drammatici eventi in prima persona, questo libro si presenta piuttosto diverso dal suo predecessore. Pur essendo un buon thriller infatti, devo dire che non è riuscito a coinvolgermi come aveva fatto Il giorno dello sciacallo. Il ritmo è decisamente più lento e in alcuni punti la storia perde a mio avviso un filo di credibilità, dal momento che il protagonista appare spesso come una specie di "Rambo" teutonico, anzichè un normalissimo giornalista.
Al di là di tutto ciò, credo comunque che Dossier Odessa resti in ogni caso un romanzo più che discreto, estremamente interessante sotto molti aspetti, dove l'autore dimostra indubbiamente di sapere il fatto suo e di avere anche una certa conoscenza degli argomenti trattati. Il finale a sorpresa poi contribuisce a dare un po' di verve alle ultime pagine anche in virtù della descrizione dell'ultimissima immagine, incredibilmente profetica. Chiudo facendo notare che il romanzo in questione venne pubblicato solo pochi mesi prima della tragica strage delle Olimpiadi di Monaco, ovvero il massacro degli atleti israeliani ad opera di un commando palestinese. Lungi da me voler cercare un collegamento, che apparirebbe quantomeno più che forzato, tra i due avvenimenti, ma credo si tratti piuttosto di un'ulteriore riprova di una certa lungimiranza e perspicacia da parte dello scrittore inglese, attentissimo osservatore della realtà ed assai capace, ieri come oggi, nel saper cogliere "l'aria che tira".

BF

Nella nostra libreria:
Frederick Forsyth
Dossier Odessa (The Odessa File)
ed. Oscar Mondadori
351 pag.
traduzione di Marco Tropea










lunedì 27 gennaio 2014

Vendetta al palazzo di giada - Dale Furutani (1999)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il secondo della Trilogia del Samurai. Se non avete letto il precedente, intitolato Agguato all'incrocio, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"Grazie per avermi permesso di usare la tua spada, Ishibashi-san [...] Mi dispiace di averla impiegata per uccidere qualcuno, ma non ho potuto farne a meno."
Matsuyama Kaze

TRAMA
Alla fine di Agguato all'incrocio, Matsuyama Kaze aveva ricevuto in regalo del cibo da un ragazzo a cui aveva ceduto il proprio letto, come segno di gratitudine; e solamente quando il giovane era già partito il samurai si era accorto che il cibo era avvolto in un pezzo di stoffa ricavato da un kimono con sopra lo stemma del suo signore, ovvero tre fiori di susino.
Kaze è ora, quindi, sulle tracce del trio composto dal ragazzo stesso, dalla sua autorevole Nonna e dal loro servitore. I tre, che fanno parte della famiglia Noguchi, debbono compiere una vendetta autorizzata, anche se il ronin non sa nè quale sia il motivo nè contro chi essa debba essere compiuta.
Si ritrova così sulla Tokaido, la lunga e importante strada che congiunge Kyoto con Edo, un po' grazie al lavoro d'indagine effettuato nei villaggi ed un po' seguendo il fato, sperando di raggiungere il terzetto per poter chiedere loro informazioni, nel tentativo di ottenere qualche elemento che lo porti a trovare la figlia del suo signore. Ma proprio perchè così importante e trafficata la Tokaido è anche una strada molto pericolosa.
Il samurai infatti si imbatte in un mercante circondato da numerosi banditi, che dopo aver ucciso le sue guardie del corpo stanno cercando di fare altrettanto con l'uomo; il bushido impone a Kaze di difendere il viandante in difficoltà, e vista la minaccia che i complici dei briganti lo attacchino nuovamente decide di aiutarlo a trasportare fino a una destinazione sicura il pesante forziere pieno d'oro che si trova sul suo carretto.
Stando a ciò che dice Hishigawa, il mercante, quest'oro è il secondo bene più prezioso che egli possiede: il primo è senza ombra di dubbio Yuchan, la sua bellissima moglie, che egli ama alla follia.
Qualcosa non torna, però, e Matsuyama capisce che Hishigawa nasconde qualcosa, e che in qualche modo è collegato al trio che lui sta cercando; così, per la seconda volta, tralascia momentaneamente la ricerca della bambina per imbattersi in una pericolosa avventura.

RECENSIONE
Vorrei paragonare la Trilogia del Samurai ad un pasto: in Agguato all'incrocio Furutani ci ha servito un ottimo primo piatto, che ha solleticato il nostro palato deliziandoci e facendoci desiderare di proseguire il banchetto luculliano.
Vendetta al palazzo di giada è invece la seconda portata, che per sua natura dev'essere più corposa, robusta e sostanziosa della prima. In questo libro infatti ritroviamo sì lo stesso stile del precedente, molto accattivante, pieno di azione ma anche di momenti di profonda riflessione e introspezione, ma con meno episodi umoristici. Il cuoco è sempre lo stesso, ma ha tralasciato le stuzzicherie che servivano a farci venire l'appetito per concentrarsi più sulla sostanza, saziando la nostra fame di avventura.
Attenzione però, ciò non significa affatto che Vendetta al palazzo di giada sia meno bello, si è solo adattato alla sua posizione nella storia globale di Matsuyama Kaze. Ed anche in questo sta l'abilità dell'autore: quasi sicuramente sin dall'inizio aveva ben in mente l'idea della trilogia, e con maestria ha saputo svilupparne i singoli episodi. L'unico appunto che si potrebbe fare a Furutani, se proprio si vuole cercare il pelo nell'uovo, sta nel finale, a mio avviso un filo forzato. Ma assolutamente nulla di irreparabile, semplicemente si tratta di un piccolo stratagemma per collegare questo al romanzo successivo.
Ora non ci resta che aspettare che arrivi il dessert, fiduciosi che sia ghiotto ed all'altezza dell'intera cena.

BW

Nella nostra libreria: 
Dale Furutani
Vendetta al palazzo di giada (Jade Palace Vendetta)
ed. Marcos y Marcos
283 pag.
traduzione di Valentina Riolo

  

domenica 26 gennaio 2014

Il Medioevo e il fantastico - J.R.R. Tolkien (1983)

"Il nano al posto giusto vede spesso cose che il gigante che viaggia ed erra per molti paesi perde di vista."
John Ronald Reuel Tolkien

RECENSIONE
Un libro può essere ricercato a lungo, bramato, desiderato ardentemente tanto da spingerci a rastrellare fiere e mercatini dell'usato, piuttosto che ad effettuare minuziose ricerce su internet alla ricerca di una copia del raro oggetto del nostro desiderio. Ma non sempre è così, anzi: moltissime volte mi è capitato di imbattermi in un libro, che avrei poi scoperto capace di colmarmi di piacere per la sua lettura, in maniera del tutto casuale, quasi per noia.
Così è stato anche per il libro di cui sto per parlare: mi trovavo in una delle librerie in cui mi reco abitualmente ogni settimana o due, dicendo tra me e me "Dò solo un'occhiata, ma non devo prendere nulla, in fondo ho già diverse letture in cantiere" (e puntualmente mento a me stessa, uscendo con almeno un nuovo elemento della nostra libreria). Amo in particolar modo questa libreria, nonostante le commesse non siano dei mostri di simpatia e gentilezza, per due motivi fondamentalmente: il primo è che, nonostante sia un esercizio piuttosto piccolo all'interno di un centro commerciale, ha un assortimento di titoli, autori e generi degni del più grande e rinomato negozio di libri della mia città; il secondo è che è organizzata piuttosto bene, o almeno è così che organizzerei io la mia libreria (intesa come negozio) se ne avessi una, ovvero per generi. E così mi diletto a "fluttuare" da un'isola all'altra, curiosando alla ricerca di un qualche piccolo tesoro da portare a casa, o perlomeno da desiderare fino all'arrivo dello stipendio.
Tornando al nostro libro di oggi, stavo per l'appunto "fluttuando" tra i gialli e "l'isola dei libri sporcaccioni" (come ho ribattezzato il punto dove hanno concentrato i romanzi erotici, da Cinquanta sfumature di grigio in poi), quando sono capitata davanti al "reparto nerd", con il quale concludo solitamente la mia gitarella; e lì, nascosto tra una prepotente versione rilegata de Il Trono di spade e millemila edizioni (possibilmente con la foto del film) de Lo Hobbit, ho visto LUI.
Sono convinta che ci sia una sorta di magia (anzi, l'autore mi correggerebbe e parlerebbe di incantesimo) emessa da un libro che mi spinge a sceglierlo un po' a scatola chiusa, e così è stato anche per Il Medioevo e il fantastico. Ovviamente prima di prenderlo ho letto sulla IV di copertina di cosa si trattava, ma in cuor mio già sapevo che doveva essere mio. Quando poi ho visto che, nonostante l'autore fosse J. R. R. Tolkien, autore di immense opere tra cui appunto Lo Hobbit, Il Signore degli anelli e Il Silmarillion, non si trattava di un romanzo bensì di un insieme di saggi sulla filologia e la linguistica, ne ho avuto la conferma.
Dopo un'interessantissima introduzione di Gianfranco De Turris e una dovuta prefazione di Christopher Tolkien, figlio dell'autore e curatore dell'opera, il libro si compone da sei brani più il discorso di commiato di Tolkien all'Università di Oxford, dove ebbe la cattedra di Anglosassone e quella di Lingua e Letteratura Inglese.
Non lasciatevi ingannare da quanto affermato nella prefazione però: non si tratta affatto di brani rivolti ad un pubblico non specializzato, o almeno io, pur essendo laureata proprio in Lingue e Letterature ed avendo seguito lezioni e sostenuto esami di filologia, compresa quella germanica, ho trovato piuttosto complessa la lettura. Può essere che ciò sia dovuto al fatto che comunque questi estratti siano stati scritti diversi decenni fa; ma qualunque sia la causa, trovo che chi fosse interessato a questo tipo di argomento, così come alla mitologia norrena ed anglosassone, troverà comunque la lettura assolutamente interessante, e riuscirà a superare lo scoglio della difficoltà.
I primi due saggi trattano del Beowulf, il poema epico anticoinglese risalente all'VIII secolo; il primo a proposito delle edizioni critiche e dei trattati incentrati su di esso, il secondo è in realtà la prefazione all'edizione del 1940 di una vecchia traduzione dell'opera e parla proprio delle difficoltà e delle necessità relative alla traduzione stessa.
Il terzo brano è sempre improntato sulla filologia, ma l'oggetto del suo interesse è stavolta il romanzo cavalleresco in medio inglese Galvano e il Cavaliere Verde, di cui confesso di non aver mai sentito parlare prima e che è stato per me un'interessante scoperta. Non solo: credo che questo sia forse il capitolo di più facile  comprensione anche per i non "addetti ai lavori"
Il quarto brano, "Sulle fiabe", analizza non tanto la struttura delle fairy tales, letteralmente i "racconti fatati", quanto le loro origini, il loro scopo e il perchè non dovrebbero mai essere edulcorate, neppure per renderle più adatte ai bambini.
Col quinto e il sesto capitolo Tolkien passa dall'argomento Letteratura a quello Lingua, prima in un'appassionata lezione su inglese e gallese, dove dichiara in particolare il proprio amore per quest'ultimo idioma, poi in una vera e propria confessione su quello che definisce il suo "vizio segreto", ovvero il suo hobby di inventare lingue, studiandone la struttura fin nei minimi dettagli e perfezionandole per cercare di renderle il più poetiche possibile (lingue che, tra l'altro, adoperò nel più famoso dei suoi romanzi).
Infine, nel suo discorso di commiato l'autore si è tolto più di un sassolino dalle proprie scarpe, criticando duramente la struttura accademica dell'Università oxoniense, ma tutto comunque con un impeccabile stile British.
Insomma, se siete appassionati dello scrittore che ha inventato il genere fantasy e siete curiosi di conoscerne altri aspetti o se la vostra sete di mitologia, filologia e linguistica ha bisogno di essere placata, Il Medioevo e il fantastico è assolutamente un libro che vi consiglio di leggere, armati di pazienza, concentrazione e magari di un buon dizionario.

BW

Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Medioevo e il fantastico (The Monsters and the Critics and Other Essays)
ed. Bompiani
340 pag.
traduzione di Carlo Donà
a cura di Christopher Tolkien