BW&BF

sabato 7 dicembre 2013

È già buio, dolcezza - Jim Thompson (1955)

"<<Stavo andando a sud con questo amico mio, Jack Billingsley - scommetto che li conosce, i Billingsley, grande famiglia nel settore immobiliare - e il motore della macchina si è spento. Sono tornato a piedi a un'officina per chiedere aiuto. Sicchè torno con il carro attrezzi, e che io sia dannato se quel pazzo di Jack non se n'è andato. Dev'essere successo che...>>
<<...Jack ha fatto partire la macchina da solo>> concluse lei. <<Ecco cos'è successo. Ha cominciato a cercarla e in qualche modo vi siete superati a vicenda sulla statale. Ora lui non sa dov'è lei e lei non sa dove si trova lui...>>"
William Collins e Fay Anderson

TRAMA
William "Kid" Collins è un bel ragazzone biondo dal temperamento mite e gentile. Ma è anche appena evaso da un ospedale psichiatrico perchè in effetti in lui c'è qualcosa che non va. A volte viene colto da esplosioni di collera irrefrenabili ed in questi casi è meglio allontanarsi perchè può diventare davvero molto pericoloso. Come quella volta, quando era ancora un pugile dal brillante avvenire, in cui ammazzò a furia di cazzotti il proprio avversario sul ring.
Un giorno in un bar fa la conoscenza di Fay, una bella donna con dei trascorsi da dimenticare e finita nel tunnel dell'alcolismo. Fay decide di ospitarlo a casa sua, dove gli presenta un signore di mezza età dai modi solo in apparenza cortesi ed affabili, che si fa chiamare Zio Bud.
Insieme stanno progettando un rapimento ai danni di un bambino di sette anni, Charles Vanderventer III, giovanissimo rampollo di una famiglia di facoltosi industriali e decidono di coinvolgere nel piano anche il buon Kid.
Il rapimento, per quanto realizzato maldestramente, ha successo, ed ora l'improvvisata banda non deve far altro che mettersi in contatto con i genitori per il riscatto dietro pagamento di un bel gruzzolo, naturalmente lasciando fuori dalla faccenda la polizia altrimenti il ragazzo potrebbe patirne le conseguenze...
Fin dall'inizio però, i caratteri totalmente differenti dei tre entrano fortemente in conflitto, anche perchè nessuno si fida dell'altro: Fay è una graziosa signorina che quando inizia a bere diventa intrattabile e del tutto inaffidabile mentre Zio Bud è un truffatore da strapazzo privo di tempra, che però ama atteggiarsi da leader. 
E poi c'è il nostro Kid che è buono ed educato, ma anche estremamente imprevedibile. E con un terzetto del genere, è praticamente impossibile che le cose vadano per il verso giusto.

RECENSIONE
Niente da dire, il vecchio Jim non sbaglia un colpo. È gia buio, dolcezza infatti, è un altro centro clamoroso.
Un intreccio noir carico di angoscia e di paranoia, una storia che cattura, dei personaggi tra i più derelitti che si possano immaginare. Nessuno è in realtà ciò che può apparire ad una prima occhiata quindi attenzione a giudicare troppo in fretta le persone, questo è un tema piuttosto ricorrente nei romanzi di Thompson, e nemmeno È già buio, dolcezza fa eccezione.
Ma qui viene anche introdotto un elemento nuovo dato dalla grande e a tratti spiazzante sensibilità di Kid Collins che in certi frangenti emerge in maniera del tutto inaspettata.
E qui sta la notevole bravura di Thompson: riuscire ad inserire dei momenti di grande tenerezza in una vicenda che parla di persone miserabili, avide e disgraziate, senza per questo scadere nello zuccheroso o, peggio ancora, nel buonismo da quattro soldi.
Riguardo al finale poi, pur stando attento a non anticipare nulla, vi posso solo dire che è quasi commovente. E non è poco, per uno come Thompson che ha sempre avuto la fama di "duro".
Per Natale, se siete state buoni, fatevi un bel regalo: comprate questo libro. Vedrete che ne varrà la pena.

BF


Nella nostra libreria:
Jim Thompson
È già buio, dolcezza (After Dark, My Sweet)
ed. Fanucci Editore
196 pag.
traduzione di Anna Martini


venerdì 6 dicembre 2013

La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano (2008)

"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi."
Paolo Giordano

TRAMA
Alice e Mattia sono due ragazzi accomunati dall'aver vissuto entrambi un'esperienza traumatica durante la loro infanzia che li ha segnati a vita nell'anima e, nel caso di Alice, anche nel corpo, rendendoli due emarginati dalla società.
Si conoscono per caso, di sfuggita a scuola e poi ad una festa, e da subito capiscono di essere legati da un rapporto speciale, che non condivideranno mai con nessun altro.
Come direbbe Mattia, che dopo il suo trauma si è gettato a capofitto negli studi, soprattutto matematici, essi sono come due numeri primi gemelli: speciali ed unici, vicinissimi ma con sempre un terzo numero tra di loro a dividerli e ad impedire loro di toccarsi (per la precisione, Mattia è il numero 2.760.889.966.649 e Alice il 2.760.889.966.651).
La solitudine dei numeri primi narra la storia dei due ragazzi negli anni, dal lontano 1983 al 2007, del loro rapporto speciale, della loro inquietudine e della loro incapacità, nonostante i tentativi, di riuscire a far parte della società da cui si sentono esclusi.

RECENSIONE
Opera prima del fisico teorico Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi ha valso al giovane autore torinese il Premio Strega ed il Premio Campiello Opera Prima. Da tempo ero curiosa di leggerlo, ma devo ringraziare un caro amico se mi sono convinta a farlo.
Lo stile è molto pulito e lineare, da vero scienziato, tanto che a volte ci si aspetterebbe di trovare, al termine del capitolo, una piccola sigla in basso a sinistra: c.v.d., la conclusione di ogni teorema che manda in estasi il protagonista maschile del romanzo. Ma nonostante vi siano numerosi riferimenti alla matematica (che per me è un ulteriore punto a favore per il libro) credo proprio che chiunque possa leggere questo libro senza difficoltà e trovarlo molto bello, come lo giudico io.
Pur narrando di vicende tragiche ed esistenze disperate, nemmeno una volta si cade nel patetico, anzi, personalmente sono rimasta un po' scossa dalla normalità della solitudine e dell'inquietudine di Alice e Mattia. Credo che la parte più riuscita sia quella dall'infanzia all'adolescenza: perché molti durante quel periodo della vita si sentono individui unici (non necessariamente nel senso positivo del termine), senza una collocazione precisa nel mondo, e soprattutto si sentono soli, per cui forse è ancora più facile riconoscersi in alcune situazioni descritte da Giordano.
La solitudine dei numeri primi è senza dubbio un libro che consiglio di leggere, e che mi ha fatto venir voglia di leggere il secondo libro dell'autore, Il corpo umano. Chissà che non ve ne parli prossimamente...

BW

Nella nostra libreria:
Paolo Giordano
La solitudine dei numeri primi
ed. Oscar Mondadori
304 pag.

     

giovedì 5 dicembre 2013

Tolleranza Zero - Irvine Welsh (1995)

"Incomincio a star meglio. Più vado a fondo, più mi allontano da loro, e meglio sto. Questo vuol dire che loro non mi possono raggiungere, qui dove sono: negli anfratti del regno della mia coscienza. Ma ci provano continuamente: li sento anche da qui dentro."
Roy Strang

TRAMA
Gente davvero strana e poco raccomandabile gli Strang. Meglio non aver a che fare con loro, lo sanno tutti nel quartiere di casermoni popolari situato nella tetra periferia di Edimburgo dove vivono.
John il capofamiglia, è un sociopatico estremamente irascibile e violento, fissato con Winston Churchill e sempre pronto ad attaccarsi con i vicini per i motivi più futili, specialmente dopo aver bevuto. Sua moglie Verity detta Vet nutre un odio smisurato nei confronti dei giapponesi, responsabili di aver recluso suo padre in un campo di prigionia durante l'ultimo conflitto mondiale, dove sarebbe impazzito a causa dei maltrattamenti e delle torture subite. Poi ci sono i figli: Tony il maggiore, nato durante una relazione avuta da Vet con uomo italiano per il quale aveva momentaneamente lasciato John ed era andata a vivere con lui. In Italia venne concepito anche Bernard, gay con ambizioni artistiche e mal sopportato da John e dagli altri fratelli a causa del suo orientamento sessuale. Poi c'è Kim, l'unica femmina, svampita e ingenua oltre ogni immaginazione ed il piccolo Elgin, che soffre di una grave forma di autismo e pertanto è ricoverato presso una struttura specializzata.
Ah già, c'è anche Roy il figlio mezzano... il protagonista della storia!
Roy Strang si trova da un paio d'anni in coma all'ospedale di Edimburgo in seguito ad un tentativo di suicidio e dove riceve continuamente le visite dei genitori che sono convinti di poterlo risvegliare grazie alle colonne sonore dei film di James Bond che gli fanno ascoltare.
Roy sente ogni cosa, il suo corpo non si è ancora destato del tutto, ma la sua mente sì. Lui però preferisce continuare a rimanere in questo stato per fuggire dai suoi famigliari, verso i quali ha sempre provato un fortissimo imbarazzo, e per dare la caccia ad un malvagio marabù e riuscire ad ucciderlo in un'avventura che avviene solo nella propria testa. "Se uccido il marabù, ucciderò tutto il male che c'è in me" ripete spesso. In questa ricerca immaginaria è aiutato da Sandy, ex calciatore professionista ed abile cecchino.
Ma perchè Roy si sente in dovere di fare tutto ciò? Forse a causa di quello che accadde molto tempo prima in Sudafrica dove lo zio Gordon, ricco proprietario terriero, aveva ospitato per un certo periodo gli Strang in gravi ristrettezze economiche... O forse bisogna tornare a qualche anno dopo, quando rientrato in Scozia, si era unito ad un gruppo di hooligans che l'avevano coinvolto in un'azione ignobile e terribile.
Perchè Roy Strang insiste a non volersi svegliare? E soprattutto, dove hanno origine i suoi enormi sensi di colpa che l'hanno spinto a cercare di togliersi di vita? 


RECENSIONE
Se si ama Welsh, non si può non leggere questo romanzo, a mio parere uno dei suoi lavori più azzeccati. Ancora una volta veniamo trascinati nel suo circo fatto di violenza gratuita, personaggi folli e totalmente irragionevoli, situazioni esasperate e molto, molto altro.
Una storia che ruota attorno ad un protagonista immobilizzato in un letto, e così tutta la vicenda si svolge all'interno della propria testa in un personale tentativo di inseguire i propri demoni, per poterli poi distruggere.
Tutto questo è Tolleranza Zero, un libro appassionante ed avvincente che ci fa sprofondare pagina dopo pagina in un abisso di ricordi, più o meno dolorosi, e di antichi rimorsi.
Il modo di scrivere è estremamente creativo, il lessico è grezzo e sporco e come al solito Welsh non fa sconti a nessuno, ma bisogna sottolineare anche qui l'eccellente lavoro eseguito in fase di traduzione da Massimo Bocchiola, che riesce a rendere con grande naturalezza il gergo del sottoproletariato scozzese in maniera comprensibilissima, attendibile e convincente.
Leggete Tolleranza Zero perchè, anche se crudo e brutale, è senza dubbio un ottimo libro. Se invece cercate qualcosa di spensierato e da leggere a cuor leggero, statene assolutamente alla larga.

BF


Nella nostra libreria:
Irvine Welsh
Tolleranza Zero (Marabou Stork Nightmares)
ed. Guanda Editore
294 pag. 
traduzione di Massimo Bocchiola 








mercoledì 4 dicembre 2013

Il canto della rivolta - Suzanne Collins (2010)

ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Trilogia  degli Hunger Games. Se non avete letto il precedente, intitolato La ragazza di fuoco, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.



"Non essere sciocca, Katniss. Pensa con la tua testa. Ti hanno trasformata in un'arma che potrebbe contribuire in modo decisivo alla distruzione dell'umanità. Se hai una vera influenza, usala per mettere un freno a tutto questo. Usala per fermare la guerra prima che sia troppo tardi. Chieditelo: ti fidi davvero delle persone con cui collabori? Sai davvero cosa sta succedendo? e se non è così... scoprilo."
Peeta Mellark


TRAMA
Katniss è stata salvata dalla Terza Edizione della Memoria degli Hunger Games: un'organizzazione ribelle composta da abitanti di Capital City, dai vincitori delle passate edizioni dei Giochi e dal distretto 13 l'ha infatti letteralmente strappata dall'Arena, insieme alla maggior parte degli altri concorrenti sopravvissuti.
Ma purtroppo non tutti riescono a farsi issare sull'hovercraft di salvataggio. Tra di essi c'è anche Peeta, proprio colui che Katniss aveva giurato di proteggere e difendere a tutti i costi, sacrificando anche la sua stessa vita per riuscirvi. E ora lui è nelle mani del Presidente Snow, che sicuramente non si farebbe scrupolo di compiere atti atroci pur di colpirla.
Come se non bastasse, a bordo dell'hovercraft la ragazza viene informata da Gale che il distretto 12, da dove provengono, non esiste più. Dopo il bombardamento ordinato a seguito della fuga dei concorrenti, non restanto più ormai che le macerie fumanti di quella che era la casa di centinaia di persone. Alcune di esse sono riuscite a fuggire e salvarsi, ma molte sono rimaste sepolte sotto i detriti, oppure uccise nella fuga.
Ma arrivata al distretto 13 Katniss non può fare a meno di sentirsi usata, il che la rende furiosa e frustrata. Gli abitanti di questo posto infatti hanno vissuto per anni nascosti, senza rischiare la vita dei propri figli nelle Arene dei Giochi, anche se proprio da loro era partita la ribellione che aveva scatenato i Giorni Bui. Inoltre la Coin, il Presidente del distretto, vuole che Katniss interpreti la parte della Ghiandaia Imitatrice per fomentare i moti di ribellione, ma è palese che in lei veda solamente uno strumento per raggiungere il proprio scopo.
Insomma, c'è una guerra da combattere, ma non è così chiaro chi sia il vero nemico.

RECENSIONE
Lo ammetto subito: il terzo capitolo degli Hunger Games mi è piaciuto meno degli altri due. Ma non si può fargliene una colpa, in fondo gli altri erano talmente belli che difficilmente la Collins avrebbe potuto fare di meglio.
Ciononostante Il canto della rivolta è un bel libro, in un certo senso più maturo dei precedenti. Sicuramente fa riflettere di più, e potrebbe essere (vi prego di prendere con le pinze ciò che dico) addirittura raffrontato ad avvenimenti molto attuali. Lungi da me voler fare di un romanzo, peraltro uno considerato un libro per ragazzi, uno strumento politico. Sono la prima a non sopportare chi vede la politica in ogni cosa, dalle canzoni agli spot pubblicitari.
Ma è innegabile che questo libro in particolare abbia effettivamente una vena politica molto marcata, per quanto affatto fastidiosa.
Parlando della struttura vera e propria del romanzo, come i suoi predecessori è diviso in tre parti. Ma stavolta le fasi sono meno scandite e differenziate, e l'azione, per quanto sia più presente alla fine, non è così concentrata come negli altri libri, ma meglio distribuita per tutta la durata della storia.
I personaggi sono cresciuti; in fondo dal giorno della mietitura che diede inizio a tutto sono passati due anni, i bambini si sono fatti ragazzi e i ragazzi adulti. E così Primerose, Katniss, Peeta e Gale, pur mantenendo la caratteristiche che li contraddistinguono, sono molto maturati, forse anche troppo in fretta a causa dell'esperienza che li ha temprati. È una cosa che personalmente apprezzo molto, il fatto che i personaggi tengano il passo con lo scorrere del tempo.
In conclusione, se vi siete innamorati dei primi due libri della trilogia che ha reso famosa Suzanne Collins in Italia non potrete fare a meno di leggere la conclusione della storia. Vedrete che la scrittrice vi stupirà, compiendo scelte affatto scontate e prevedibili, e mantenendo sempre il suo caratteristico stile, molto avvincente ed appassionante.

BW

Nella nostra libreria:
Suzanne Collins
Il canto della rivolta (Mockinjay)
ed. Oscar Mondadori
422 pag.
traduzione di Simona Brogli

 

martedì 3 dicembre 2013

Il ragazzo rapito - Robert Louis Stevenson (1886)

"Non darei nulla ad un Campbell, all'infuori di una palla di piombo nel corpo."
Alan Breck

TRAMA
Ambientato nel 1751 durante il periodo delle guerre civili in Scozia, Il ragazzo rapito ci racconta la storia di David Balfour, un diciassettenne rimasto orfano che, con l'aiuto del pastore del suo villaggio, si reca verso la casa dello zio Ebenezer per reclamare l'eredità che gli spetta.
Lo zio, pur apparendo astioso ed avido, lo ospita per la notte in una casa cadente e semidiroccata, anche se in realtà poco dopo organizza di nascosto il rapimento del nipote ad opera del capitano di una nave schiavista diretta verso le Caroline.
La nave però, giunta sulle coste settentrionali della Scozia, naufraga a causa di una fitta nebbia e David riesce a raggiungere la terraferma. Qui, in preda alla febbre, trascorre alcuni giorni riposandosi e cercando di guarire. Una volta ristabilitosi, trova un messaggio di Alan Breck, un altro superstite al naufragio con il quale in precedenza aveva stretto amicizia e si incammina per raggiungerlo.
Nel viaggio il ragazzo viene coinvolto suo malgrado nell'assassinio della "Volpe Rossa", avvenimento storico realmente accaduto, ed una volta raggiunto Alan i due sono costretti a fuggire in quanto ufficialmente ricercati per omicidio.
Durante la fuga tra di loro nasce un grande affiatamento nonostante le diversità. Alan infatti, è più anziano ed è un Highlander cattolico, rivoluzionario e dalla parte degli Stuart mentre David è un cosiddetto Lowlander, nonchè conservatore e fedele alla Corona Inglese.
Braccati dai soldati di Re Giorgio, saranno costretti a nascondersi tra montagne e foreste nel meraviglioso scenario delle Highlands, fino alla conclusione della vicenda.

RECENSIONE
Altro grande romanzo di formazione, Il ragazzo rapito ci dà l'opportunità oltre al fatto di leggere un bel racconto ricco di avventure avvincenti, anche di imparare un po' di storia.
In questo caso si ha modo di conoscere alcuni retroscena delle insurrezioni giacobite che avvennero con grande spargimento di sangue nel XVIII secolo. 
Ma c'è anche una forte componente romanzesca composta da avventure marinare, naufragi, duelli, attentati ed inseguimenti. Ancora una volta Stevenson, come nel precedente L'isola del tesoro, riprende il tema del ragazzo che, attraverso una serie di peripezie e di fatti tragici, riesce alla fine a maturare fino a ritrovarsi uomo a tutti gli effetti.
Un racconto ricco di spunti che sicuramente non mancherà di appassionarvi, siate voi ragazzi o adulti, non a caso Stevenson l'ha sempre considerata la sua opera meglio riuscita.

BF


Nella nostra libreria:
Robert Louis Stevenson
Il ragazzo rapito (Kidnapped)
ed. Garzanti
267 pag.
traduzione di Alberto Mario Ciriello







lunedì 2 dicembre 2013

La regina della casa - Sophie Kinsella (2005)

"Non ho mai fallito un colloquio in vita mia.
Non comincerò certo adesso."
Samantha Sweeting

TRAMA
Samantha è l'enfant prodige di un famoso studio legale londinese, di cui sta per essere nominata socio anziano. La sua vita è scandita da periodi di sei minuti, e la maggior parte delle ore la trascorre al lavoro. Forse è per questo che di economia domestica non sa nulla, ma proprio nulla, nemmeno come si prepara un tè. In fondo, per tutte queste scocciature esistono le domestiche.
Ma quando tutto sembra andare per il meglio e la sua nomina sta per essere formalizzata, accade l'irreparabile: Samantha scopre che a causa del disordine che regna sulla sua scrivania ha dimenticato di registrare un prestito di cinquanta milioni di sterline presso l'Ufficio del registro delle imprese; una dimenticanza che potrebbe costare cara alla banca assistita dallo studio legale, e che sicuramente le costerà promozione e forse anche il posto.
In una specie di trance da shock, la ragazza prende il primo treno che passa, senza nemmeno sapere dove è diretto, e quando scende è talmente stordita da dover chiedere aiuto presso un'abitazione.
Viene subito accolta dalla padrona di casa e, una volta fatta accomodare, le permettono di dormire lì quella notte. Ma il mattino dopo, quando fa per ringraziare per l'ospitalità, si rende conto che si tratta di un grossissimo equivoco: i signori Geiger stavano infatti aspettando l'arrivo della nuova governante, che avrebbe dovuto occuparsi di tutte le faccende domestiche, dal bucato alla preparazione dei pasti.
Sola, senza più amici nè un lavoro, nonostante la sua totale inesperienza per ciò che riguarda i lavori di casa, decide di accettare il lavoro, bluffando clamorosamente a proposito del suo curriculum vitae. In fondo, tirare un aspirapolvere è molto più facile che vincere una causa giudiziaria, ci riesce chiunque.
Oppure no?

RECENSIONE
Samantha è in assoluto la protagonista creata dalla penna della Wickham/Kinsella che preferisco e in cui mi rispecchio di più. Pur essendo praticamente un genio (purtroppo non è questo l'aspetto che ci accomuna), per alcune cose di vita quotidiana è una vera frana, ma soprattutto è terribilmente disordinata.
Ma quando il mondo sembra crollarle addosso, anche grazie all'aiuto di persone care riesce a prendere in mano la sua vita e riscattarsi. Forse sarà perchè quando ho letto questo romanzo ero in un periodo difficile della mia vita, soprattutto dal punto di vista lavorativo, ma è stato letteralmente "amore a prima lettura".
Al di là comunque dei motivi personali che possono avermi spinta ad amare questo romanzo, esso è obbiettivamente un libro scritto molto bene, con il tipico stile dell'autrice britannica fatto di eroine a cui non si può fare a meno di affezionarsi perchè assolutamente umane. Una punta di romanticismo poi non guasta mai, e la Kinsella anche questa volta è riuscita sapientemente a dosarne le quantità, in modo da rendere più accattivante la storia senza renderla stucchevole.
Un romanzo cosigliato a tutte le principesse, col grembiule o col tailleur, e a tutti i loro principi azzurri, sia che facciano l'avvocato, sia che siano dei giardinieri.

BW

Nella nostra libreria:
Sophie Kinsella
La regina della casa (The Undomestic Goddess)
ed. Oscar Mondadori
350 pag.
traduzione di Annamaria Raffo

  

domenica 1 dicembre 2013

Il Silmarillion - J.R.R. Tolkien (1977)

"Esisteva Eru, l'Unico, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, Coloro che sono santi, progenie del proprio pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. Ed egli parlò loro, proponendo loro temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto."
Ainulindalë - La Musica degli Ainur


TRAMA
Il Silmarillion non è un romanzo ma, come lo definì lo stesso Tolkien, un legendarium, ossia una raccolta di leggende, avventure e racconti mitologici che narrano la storia di Arda, il mondo in cui si svolgono tutte le vicende dell'universo tolkeniano, dalla sua creazione fino all'inizio della cosiddetta Quarta Era.
L'opera si divide sostanzialmente in cinque sezioni:

- Ainulindalë
- Valaquenta
- Quenta Silmarillion
- Akallabêth
- Gli Anelli di Potere e la Terza Era

Nell'Ainulindalë viene descritta la genesi di Arda ed Eä ad opera della divinità Eru Ilùvatar con l'aiuto degli Ainur, maestose entità al suo servizio. Insieme iniziano ad intonare un armonioso canto allo scopo di creare Eä, l'Universo; ma Melkor, il più potente ed ambizioso tra gli Ainur, comincia ben presto a dare vita ad una melodia dissonante originando così tutti i mali del mondo. 
Siccome Arda è ancora immersa nell'oscurità, gli Ainur costruiscono due colossali lumi che vengono consacrati dal loro re, Manwë. Melkor però, diventato a tutti gli effetti una sorta di spirito ribelle e malvagio, li abbatte e riversa su Arda un mare di fuoco. Gli Ainur riescono a rimediare alla catastrofe, ma si indeboliscono moltissimo rischiando così di soccombere a Melkor. Decidono allora di ritirarsi altrove costruendo Valinor, un nuovo regno, e la città di Valimar. Lì gli Ainur più potenti diventano Valar (Potenze del Mondo), mentre i rimanenti prenderanno il nome di Maiar, ovvero il Popolo dei Valar.

Valaquenta, il secondo capitolo, parla dei Valar, dei Maiar e delle lotte combattute contro le forze del male. Viene anche introdotta una figura che diverrà in seguito fondamentale: Mairan "L'Ammirabile", uno dei Maiar più forti, che verrà presto irretito da Melkor (nel frattempo ribattezzatosi Morgoth) e prendendo così il nome di Sauron. Compongono l'esercito di Morgoth, tra gli altri, anche gli Orchi e i Balrog, altri Maiar fuorviati da Morgoth e trasformati in demoni del fuoco. 

Quenta Silmarillion è principalmente incentrato sulla forgiatura dei tre Silmaril, gioielli che racchiudono la luce dei potenti Due Alberi di Valinor, destinati al popolo degli Elfi. Morgoth però riesce a rubare le gemme e così seguiamo tutte le vicende e peripezie che avvengono nel tentativo di recuperare i preziosissimi Silmaril. Quenta Silmarillion narra poi numerosi altri racconti incentrati su vari personaggi, alcuni dei quali sono davvero meravigliosi. Uno su tutti quello che descrive le gesta di Turin, eroe valoroso ma perseguitato costantemente dalle sventure e dalla morte.

Akallabêth tratta invece dell'ascesa e della caduta di Nùmenor, una grandissima isola al centro del mare Occidentale, che venne donata dai Valar ad una popolazione di Arda chiamata Edain come ringraziamento per averli aiutati a combattere Morgoth. L'isola verrà poi distrutta dagli stessi Valar, infuriati con i Nùmenoreani colpevoli di essersi lasciati corrompere da Sauron che li convinse poi a tentare di invadere Valinor. In seguito viene raccontata la fondazione dei regni dei Nùmenoreani esiliati: Arnor e Gondor.

Infine nell'ultimo capitolo, intitolato Gli Anelli di Potere e la Terza Era, viene spiegata l'origine e la fine degli Anelli che Sauron diede ad Elfi, Nani ed Uomini per poterli soggiogare grazie alla potenza dell'Unico Anello, da lui forgiato in gran segreto tra le fiamme del Monte Fato. La maggior parte delle vicende qui narrate vengono sviluppate in modo più ampio nell'opera più famosa di Tolkien: Il Signore degli Anelli.

RECENSIONE
Iniziato da Tolkien nel 1917 e rifinita e pubblicata solo dopo la sua morte dal figlio Christopher circa sessant'anni dopo, Il Silmarillion rappresenta la base storico-mitologica di tutto l'universo tolkeniano, ed in particolare costituisce l'ossatura de Il Signore degli Anelli.
Concepito come un'opera che sta a metà tra il testo sacro (io personalmente ho notato diverse analogie con alcune vicende bibliche) e le grandi epopee nordiche, come ad esempio il poema finnico Kalevala, Il Silmarillion è considerato da molti come il vero, grandissimo capolavoro dello scrittore sudafricano e devo dire che io sono tra questi.
Incredilmente particolareggiato e ricchissimo di avventure, di battaglie e di personaggi epici; questo libro è senza nessunissima ombra di dubbio il massimo capostipite di tutto quanto concerne il genere fantasy. Quello che mi ha impressionato maggiormente è la ammirevole passione ed enorme dedizione che Tolkien rivolse, praticamente per tutta la vita, a questo immenso lavoro. Un attaccamento ed un'abnegazione tale che suscitano in me un sentimento quasi di commozione. 
Mi permetto infine di chiudere con un mio personalissimo consiglio a tutti coloro che non hanno ancora letto questo libro: non date ascolto a chi bolla, magari in maniera un po' semplicistica, Il Silmarillion come il classico "mattone". Provate a leggerlo e forse vi renderete presto conto che, sebbene non si tratti di un testo tra i più semplici ed immediati, contiene una così grande quantità di argomenti ed avvenimenti che è praticamente impossibile rimanere insensibili al fascino di questa autentica gemma della letteratura moderna. E ve lo dice uno che, salvo alcune eccezioni, non è mai stato un grandissimo fan del fantasy e di tutte le sue numerose derive ma che fa parte di tutti coloro profondamente convinti che, quando i libri sono belli, NON C'È GENERE CHE TENGA.


BF


Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Silmarillion (The Silmarillion)
ed. Bompiani
682 pag.
traduzione di Francesco Saba Sardi