BW&BF

giovedì 31 ottobre 2013

L'orrore di Dunwich - Howard Phillips Lovecraft (1929)

"I forestieri si recano a Dunwich il meno possibile, e da quando vi sono accaduti certi fatti raccapriccianti tutti i cartelli stradali sono stati tolti. Due secoli fa, quando non si ironizzava sul culto delle streghe, l'adorazione di Satana e le presenze misteriose nei boschi, era comprensibile che sussistessero buoni motivi per evitare il posto. Nella nostra smaliziata era - poichè l'orrore di Dunwich del 1928 fu messo a tacere da coloro che avevano a cuore il benessere del villaggio e del mondo - la gente lo sfugge senza sapere perchè."
 Howard Phillips Lovecraft

TRAMA
Cosa sta succedendo a Dunwich, solitario villaggio sperduto tra le montagne del Massachussetts? Perchè la regione è invasa dalle sterpaglie, i campi coltivati appaiono brulli e gli alberi crescono giganteschi? Perchè le fattorie sparse qua e là sembrano tutte decrepite ed abbandonate, mentre le persone che le abitano sono silenziose ed hanno un aspetto a tratti quasi deforme? Ed infine, per quale ragione la notte in cui Lavinia, la figlia albina del signor Whateley, ha partorito, si sono uditi dei rimbombi inquietanti e si sono viste strane luci nei pressi della vicina montagna?
Lavinia Whateley non è sposata e vive con il vecchio padre pazzo, che in passato era stato anche accusato di stregoneria, voci che ricominciano a circolare con insistenza dal momento che nessuno riesce a capire chi possa essere il padre del neonato.
Inoltre Wilbur, così è stato chiamato il bambino, ha sospette sembianze caprine ed a pochi anni di età ha già una corporatura da adolescente. 
Il bestiame intanto seguita a scomparire vittima di un misterioso predatore e i pochi abitanti di Dunwich sono in preda al terrore mentre continuano a circolare terrificanti dicerie, la più spaventosa delle quali parla di un antico ed oscuro libro chiamato Necronomicon, che i Whateley starebbero cercando insistentemente.

RECENSIONE
Chiedermi di parlare bene di Lovecraft per me è come sfondare una porta spalancata, quindi non intendo annoiarvi con le miriadi di aggettivi strabilianti che da sempre accompagnano lo scrittore di Providence. Quando dico "da sempre" intendo dire naturalmente da quando ha tirato le cuoia, dal momento che, come al solito, quando era vivo non se lo filava nessuno.
E pensare che pure io ci ho messo un bel po' a capirlo e ad apprezzarlo: infatti da teenager che andava matto per l'horror ed i suoi derivati, mi nutrivo di pane e Stephen King e quindi, quando su consiglio di alcuni amici, mi avvicinai a Lovecraft, per me fu uno shock.
Descrizioni minuziose che parevano infinite, questo continuare a raccontare senza mai (mi sembrava) arrivare al punto, alla paura vera ed io, abituato com'ero alle storie del brivido dal forte impatto come It o Pet Sematary, trovavo tutto ciò quasi insostenibile.
Ma la colpa era solo mia, avrei dovuto avere più pazienza... e così qualche anno dopo decisi di fare un altro tentativo che, sicuramente grazie alla mia maggior esperienza acquisita come lettore, andò clamorosamente a segno.
Questo per dire che i racconti di Lovecraft richiedono un certo impegno ma vi posso assicurare che, anche se il ritmo che viene impresso alla storia spesso non è travolgente, la paura prima o poi arriva. Ed è paura autentica signori, anzi io lo chiamerei TERRORE allo stato puro.
Le atmosfere malate che Lovecraft è capace di creare sono inconfondibili ed hanno fatto scuola e basterebbe solo citare le centinaia di migliaia tra scrittori, registi e musicisti che egli ha influenzato per rendersi conto di quanto sia stato fondamentale.
Insomma, poche cose a questo mondo possono essere considerate indiscutibili ed a mio personale parere una di queste è il fatto che, potrà piacere o no, ma senza H.P. Lovecraft il genere oggi conosciuto come horror sicuramente non sarebbe lo stesso.

BF


Nella nostra libreria:
Howard Phillips Lovecraft
Dalla raccolta "Tutti i racconti 1927-1930"
L'orrore di Dunwich (The Dunwich Horror)
ed. Oscar Mondadori
44 di 557 pag.
traduzione di Claudio De Nardi